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31/12/2010

Uomo politico dell’anno? L’onnipotente peone digitale che si impegna verso sud.

di Antonio Sofi, alle 03:35

Come al solito e come è giusto (in fondo qualcosa s’ha da conservare esogeno in barba alla memoria fiacca che abbiamo, nell’illusione che attraverso la sintesi listante sia davvero possibile qualcosa salvare da un presente assassino e tritapassato) finisce l’anno e si sprecano classifiche, repertori, liste, best of. (Che poi, cos’è una lista? E’ una collezione di elementi diversi la cui relazione è definita dallo scopo della lista stessa. E’ insomma una scelta arbitraria tenuta insieme con lo sputo di un obiettivo colloso e preciso). Insomma, ne faccio una anche io e la faccio utilizzando una puntata di Agorà, una delle ultime dell’anno in cui abbiamo giocato a nominare l’uomo (la donna, il gruppo) dell’anno della politica italiana.

Questi qui sotto sono i video di presentazione delle nomination – che ho prodotto (il settimo è un servizio di Federico Ruffo) giocando con gli archivi, dentro il limite del minuto e cercando di profilare al meglio il nominato. E’ anche un modo per riveder che razza di anno (politico) è stato – e sperar di meglio.

Nomination numero 1. Berlusconi: l’onnipotente

Un anno in cui gli son capitate cose che avrebbero spazzato via chiunque, ma non lui – che è specchio riflesso, degli italiani. Parlano di lui, di Berlusconi – ma soprattutto lui, sempre più, parla molto di se stesso: discorsi che come boomerang tornano sempre addosso a chi li pronuncia, li lancia in aria. Il nostro è il miglior governo nella storia della Repubblica, sono un ospite straordinario, sono l’uomo che tutti vorrebbero sentire (detto da Nadia Macrì, in rappresentanza di tutta la sfilata di donne che hanno fatto la passarella intorno al premier, per tutto l’anno). Il politico che ha successo – dice lui – perchè è se stesso, nel bene e nel male. Appunto. Egolalico.

Nomination numero 2. Vendola: verso Sud.

Nichi Vendola, l’anno della conferma in Puglia – della conferma che è un politico ju-jitsu: più gli danno contro più si rafforza, raccogliendo consensi e attenzioni che spillano dalle misure colme degli avversari, degli alleati, dei cittadini annoiati dalla solita solfa. Vendola ha una doppia natura: speculare politicamente e geograficamente al mondo di Berlusconia, e insieme da molti accomunato per le due abilità comunicative (che lo stesso Berlusconi ammira). Un politico che ha il coraggio di recitare gli appellativi gay davanti a milioni di telespettatori, che va verso Sud, che grazie ad una narrazione che non vuole essere filosofica e poi lo è trapassa facile il burro del linguaggio banalizzato (anche se spesso poco capito) – senza le barzellette, che sono finite e mettono tristezza. Carismatico.

Nomination numero tre. Camusso: il lavoro è donna

Una donna che lavora, e che difende i lavoratori, da poco a capo del più grande sindacato italiano – contraltare di un’altra donna a capo degli imprenditori italiani (Emma Marcegaglia). Susanna Camusso è ancora poco conosciuta, ma già si è fatta notare per navigare controcorrente: per forma (controfasica a quelle dominanti, geisha o in carriera) e per sostanza, come dimostra la risposta alla richiesta degli studenti contro la legge Gelmini di uno sciopero generale. Una donna vera, che non sembra subire il fascino del compromesso – e in quanto donna anche poco facilmente paternalistica, appunto. Roccia.

Nomination numero quattro. Marchionne, il metalmeccanico

Un uomo, un modello (non di maglione, ma di auto). La sua dichiarazione sulla competitività della Fiat, e le polemiche intorno all’accordo di Pomigliano lo hanno messo al centro del dibattito politico – anche se lui si ritiene un “metalmeccanico” (l’interpretazione più generosa nei suoi confronti è che intendesse la frase all’inglese: nel campo della metalmeccanica…) e a entrare in politica non ci pensa. Ma la politica la fa. Metallurgico.

Nomination numero cinque. Renzi: il Leopoldo

Dalla Stazione Leopolda ad Arcore (anzi un caffè a Monza), un politico under 40 che, da sindaco di Firenze, prova a influenzare la politica nazionale e non le manda a dire ai leader del suo partito – raccogliendo anche estimatrici inaspettate (Barbara Berlusconi). Rottamatore.

Nomination numero sei. Saviano: l’impegno

Dalla scrittura alla televisione senza perdere consenso e pubblico, il programma di Saviano e Fazio ha sbancato la tv italiana: monologhi, balletto, liste e benignate, l’impegno per l’Italia unita e per l’Aquila – va via o resta? Impegnato.

Nomination numero sette. Gli studenti: il futuro

In un servizio di Federico Ruffo, la manifestazione del 22 dicembre 2010 a Roma, con gli studenti pacificamente a occupare le strade e i cavalcavia di Roma – lasciando la zona rossa alla politica rinchiusa nel palazzo e raccogliendo inaspettatamente gli applausi delle auto in coda. L’immagine del cavalcavia della tangenziale e del sottopassaggio per l’autostrada (pezzi di strada qualsiasi, rappresentanti in forma di asfalto di una modernità incarognita dalle file e dalla fretta, solitaria e ingolfata) immobilizzati dagli studenti, resi per un attimo vivi e pulsanti e altro da sé è una immagine che rimarrà, e sorridente. Battaglieri.

Nomination numero otto. Fini: lo sconfitto.

Se l’anno fosse finito al 13 dicembre, prima del voto contrario del Parlamento alla sfiducia di cui si era fatto portabandiera e principale sponsor, forse avrebbe avuto qualche chance. In fondo ha dominato per un anno il dibattito politico, trasversalmente alle speranze politiche di chi non ne poteva più di Berlusconi e alle posizioni in emiciclo: da destra a sinistra passando per il centro. Un politico dalla doppia veste, istituzionale in quanto presidente della Camera e ribelle in quanto leader di Futuro e Libertà. Un gioco degli equivoci che per ora non ha pagato. Mister Hyde.

Nomination numero nove. Assange: il digitale

L’uomo misterioso e freddissimo venuto da lontano, l’unico straniero della lista, il fondatore di Wikileaks ha dimostrato che la politica mondiale può essere messa in ginocchio da un giornalismo grezzo e un po’ spione, che innova le pratiche tradizionali ed è alimentato da una rete di collaboratori in tutto il mondo. Assange è anche uno che alla domanda “Pensi di star cambiando il mondo” risponde, senza troppi imbarazzi, di sì. Alla faccia.

Nomination numero dieci. Scilipoti, il peone

Un personaggio – diciamo – difficile da definire, un antiberlusconiano che vota per Berlusconi (ed è decisivo per garantirgli sopravvivenza), un politico forse, un comico anche: un po’ De Vito un po’ commedia all’italiana con Alberto Sordi. L’emblema, in fondo vincente, di tutti i peones del parlamento – del peone che c’è in noi, della formica marchesiana che si incazza (e a maggior ragione se ha poche ragioni). Decisivo.

Sono curioso, ora: il tuo voto a chi andrebbe?

(Intanto e comunque ne approfitto, e auguro a chi passa di qua un felice anno nuovo!)

17/12/2010

Fascista anch’io? No, Scilipoti, tu no.

di Antonio Sofi, alle 20:48

In un certo senso oggi era facile apparecchiare la “moviola” per Agorà – con gli sbrocchi di Russa e Di Pietro ad Annozero (e ovviamente prima abbiamo mandato in onda 2 minuti di sintesi di La Russa e dello studente balconato e con ammirevole self control Luca Cafagna) e Scilipoti a Un giorno da pecora: troppa grazia. Ma forse qualcuno apprezzerà ugualmente qualche chicca (la chiosa di Casini, l’inizio scilipotiano con Pasquale l’amico immaginario, il dibattito a Annozero sulla mamma di).

Guarda il video su Facebook

Prima clip. Passa qualche minuto dalla minaccia di La Russa di andarsene dallo studio e lo scontro del ministro con lo studente, e Di Pietro reagisce: “Se volete sapere cosa è il fascismo, il fascismo è La Russa”. Sul finale replica La Russa e quindi la chiosa (anche se temporalmente precedente) di Casini (“Avete capito perchè facciamo il terzo polo?”).
Seconda clip. Scilipoti a “Un giorno da pecora”, trasmissione radiofonica condotta da Claudio Sabelli Fioretti e Giorgio Lauro. Video già culto, inizia con un amico immaginario evocato dal deputato ex-Idv (e il riferimento alla Coca Cola era in riferimento a un precedente contributo di Berlusconi mandato in onda) e finisce con un crescendo identitario alla terza persona: “E’ un comico Scilipoti, in Parlamento faceva il comico. Questo è il clown Scilipoti”. Poi il riferimento a quelli di Annozero “che puntano la telecamera in faccia ad una signora di 90 anni”.
Terza clip. Ad Annozero la clip incriminata: annunciata dall’ironia di Santoro e con dibattito in uscita.
(per la moviola di Agorà)

Bonus comic (via Makkox @Il Post)

Figlio zero

15/12/2010

Video manent. Sicuramente mi dia del lei.

di Antonio Sofi, alle 14:48

Dice che scripta manent. Mutatis mutandis – per rimanere nel latino – tra plurime smentite cartacee oggi come oggi è il video che resta. Che smentisce, apre le ante degli armadi con dentro video-scheletri, più di una dichiarazione alle agenzie stampa, segna il punto difficilmente ricusabile di una dichiarazione che è prima faccia che pensiero – ché la prima è più difficile da cambiare.

Oggi mi è capitato, nel fermento del dopo voto di sfiducia e per Agorà, di trovare due impietosi esempi.

Il primo riguarda i finiani. Ovvero come, nei giorni precedenti al voto, tre dirigenti di Fli dicevano avrebbero votato alla camera. Una clip un po’ impietosa sulle dichiarazioni pre-voto sulla sfiducia. E quindi c’è Urso che “noi voteremo compatti, siamo uomini liberi”, Bocchino con una felpa di “Generazione Italia” che “apprezzo il gesto delle colombe ma domani voteremo come la linea del partito perché siamo gente per bene” e Fini che azzarda un “Il gruppo di Futuro e Libertà certamente non si divide, e sottolineo certamente”.

Il secondo è una discussione ciclica che ieri si è ripetuta a Ballarò: quasi un cavallo di battaglia di una compagnia di giro. Protagonisti il ministro Sandro Bondi e Italo Bocchino – dopo un paio di scambi la questione diventa il “lei” che l’uno dà all’altro. La stessa identica discussione l’avevano fatta, gli stessi avversari nello stesso studio, qualche settimana fa…

13/12/2010

Io, per voi

di Antonio Sofi, alle 12:51

Toh, come passa il tempo. Scrivo di nuovo, alla vigilia di un giorno campale (o tombale) per Berlusconi, che domani chiederà la fiducia al suo governo ai due rami del Parlamento. C’è poco da dire sul discorso di questa mattina al Senato. Un discorso interlocutorio, rialzato e sonnolento, buono solo per far passare il tempo e lanciare qualche amo agli indecisi (per esempio Paolo Guzzanti, unico esponente del Partito Liberale, autore del libro Mignottocrazia e grande nemico di Berlusconi – almeno fino alle aperture di questi giorni): il resto è gioco sotto la linea di galleggiamento.

Io, per voi di Makkox per Il Post

Ne approfitto intanto per segnalare questa vigna di Makkox, che non c’è altro da dire – e segnalare allo stesso tempo l’imperdibile blog del nostro su Il Post, che robe così (e non lo dico solo per vecchia amicizia; e dico questa qualità e questa quantità), di commento politico disegnato, non si vedevano da secoli in Italia.

11/11/2010

Ona Italia. Giornalismo digitale (iper)locale.

di Antonio Sofi, alle 18:53

Ona ItaliaE’ stato un piacere vero aver contribuito (ben poco: di sicuro meno di quanto avrei voluto – tutti i meriti sono da attribuirsi agli altri promotori, ovvero Pier Vittorio Buffa, Carlo Felice Dalla Pasqua, Sergio Maistrello, Vittorio Pasteris e soprattutto Mario Tedeschini Lalli) all’organizzazione di un incontro che si svolgerà il 13 novembre a partire dalle 10.00 a Roma, presso la Vetreria Sciarra, dove ha sede il Digilab dell’Università La Sapienza (via dei Volsci 122).

E‘ un incontro informale di giornalisti digitali italiani, sotto gli auspici della Online News Association, che si occuperà di giornalismo locale e iperlocale con la partecipazione di giornalisti professionisti, free lance, part time, studenti e appassionati del mezzo. C’è un programma di massima e una pagina wiki dedicata cui iscriversi. Tutti sono benvenuti: tesserati e non tesserati, professionisti e non, studenti e studiosi.

L’argomento – come dimostrano gli archivi ormai troppo lunghi di questo blog e due saggi che ho scritto negli ultimi anni: Attraverso la Rete e L’informazione nell’era dei blog – mi interessa da sempre; i tempi poi sono brulicanti di novità, prove ed errori, un aggiornamento (e un’occasione di riannodare reti e conoscenze e esperienza) è sempre utile.
Poi, se la cosa funziona, stiamo già pensando ad altre iniziative – dal festival di Perugia in poi.

05/11/2010

Chi influenza chi. Annozero, la generosità (e i turbamenti) di B.

di Antonio Sofi, alle 13:59

Annozero, ieri. Orfano delle interviste a Ruby e Nadia Macrì (saltate per diversi motivi: e tutto il contorno sembrava un assist a vuoto), Santoro si conforta con una intervista a Emilio Fede che, pungolato da Corrado Formigli, ricorda prima e non ricorda poi date e persone. Altra clip, in studio. Niccolò Ghedini, pur se influenzato, partecipa alla trasmissione apparentemente per “contagiare” Di Pietro – che si dice immune o immunizzato. Quindi si scopre un argomento simile (e un po’ scarsuccio) tra i due pidiellini sull’affaire Berlusconi (Nunzia De Girolamo e lo stesso Ghedini): B. è generoso e il suo unico difetto vero è che non dice mai di no.
Infine ecco cosa succede se Annozero non fa Annozero – ovvero non fa i collegamenti dall’esterno: lo fanno gli altri. Da In Mezzora di Lucia Annunziata della scorsa settimana, la annozerizzazione della tv. Colpisce specie considerando che la trasmissione di Annunziata era una trasmissione basata su un faccia a faccia…

Infine un giochino cinefilo, per chiudere la settimana della moviola di Agorà. Ieri Berlusconi e Fini si sono parlati per la prima volta dopo mesi, davanti all’Altare della Patria (con Berlusconi che parlava, stuzzicando un Fini immobile). In molti hanno cercato di leggere il labiale (non ci sono video chiari, riportano i cronisti le parole “maggiorenne” e “incensurata”), a me è venuto un mente una scena di un meraviglioso film del 1983. “Tu mi turbi”, di Roberto Benigni.

03/11/2010

Fermati, non mi fermo.

di Antonio Sofi, alle 19:36

La puntata di ieri di Ballarò è stata una specie di melodramma politico-televisivo – un triangolo d’amore e odio incrociato e sotterraneo tra tre protagonisti politici rappresentanti di forze insieme tra le più fluide e politicamente ambigue del momento.

C’è Italo Bocchino scamiciato e all’attacco, che sprizzava adrenalina e contentezza da tutti i finiani pori traditòr (di quella contentezza sovraeccitata e un po’ sborona che si ha quando si ha la sensazione di aver fatto una scelta un po’ controcorrente ma che a un certo punto sembra all’orizzonte prossimo ripagare con gli interessi); c’è Maurizio Lupi affannato e in difesa, con l’improbo ruolo di difendere il difficilmente difendibile; c’è Rosy Bindi sorniona, che giocava di fioretto in contrattacco.

Per Agorà ho selezionato tre clip: nella prima Maurizio Lupi s’avventura fin dentro il territorio minato della negazione dei festini di Berlusconi – scatenando brusio in studio. Nella seconda il solito diverbio sulle interruzioni del turno di parola: in questo caso con un pizzico di aggressività mascherato da rassicurazione (la mano sulla spalla, e sul braccio) da parte di Italo Bocchino nei confronti di Franco Bechis, vicedirettore di Libero – che accetta però tutto quasi senza batter ciglio (ed è un segnale forse anche questo). Nella terza, si sfiora lo psicodramma: Lupi osa una politica che soddisfi i bisogni altrui, anche qui scatenando il brusio del pubblico – e prima Rosy Bindi e poi Italo Bocchino gli consigliano inutilmente di fermarsi.

A riguardarlo mi è rimasto impresso quel triangolo trasversal-cattolico della terza clip, con Lupi impastoiato in impossibili spiegazioni e Bindi prima e Bocchino poi a consigliargli inutilmente di smettere.

Mi ha colpito molto quel “Stai già rendendo alla tua causa un grande servizio“, che vuol dire molte cose, a leggerle in controluce; e quella tripletta incrociata di “fermati-non mi fermo” che mi sembra dire molto di questa Italia.

29/10/2010

La mosceria del Bunga Bunga

di Antonio Sofi, alle 13:56

Sintesi sintesi ad adesso per come la vedo io?
(Dico del Bunga Bunga di cui oggi abbiamo parlato quasi nolenti ad Agorà – ovviamente e prescindendo del tutto dal giudizio politico-etico-morale assolutamente negativo).

Repubblica & co, memori degli errori di forma gossippara prima del caso Noemi e poi di quello D’Addario, sono partiti con il freno tirato e con mille mani avanti: non intendiamo dire i nomi (ma che se sia chiaro il sacrificio visto che sono nomi che pesano) e non ci interessano i dettagli pecorecci. Il punto – emerge anche dalle ultime dichiarazioni – è l’abuso di ufficio e la ricattabilità del premier. Parliamo di questo, valutiamo il premier soprattutto su questo.

La risposta dall’altro campo sembra andare a segno. Con due palle nemmeno troppo effettate.

La prima è: ho aiutato una persona che aveva bisogno come farebbero tutte le persone di cuore. Che faresti tu, italiano medio, se ti dicessero che una tua conoscente è finita in prigione ed è sola e disperata e potessi tirarla fuori? – è l’argomentazione speciosa che s’evoca e che parla alla nostra panza familistica. Una palla alzata ieri en passant ad Acerra dal premier seduto accanto a Bertolaso a parlar di rifiuti, e chiusa oggi a Bruxelles: “Ci aveva raccontato una storia drammatica, era in difficoltà e ho fatto una telefonata per aiutarla”.
La seconda arriva per altri canali. Un esempio è il questore dell’epoca Vincenzo Indolfi, oggi intervistato su La Stampa, che conferma la telefonata ma smonta l’ipotesi dell’abuso: alla minore nessun privilegio, da Palazzo Chigi si raccomandavano solo che venisse trattata bene.

Rimarrebbe solo la questione di Mubarak, che oggi ha aperto i giornali e si è trovato in dote una nipote in più – ma è roba buona per le barzellette di Pierino.

E ora? A voler insistere (e come si fa onestamente a non?) ci sono due possibilità. O si insiste sull’abuso di potere (che rischia di essere oggettivamente debole), o si ritorna sul pecoreccio del rituale africano (che rischia di riproporre lo stucchevole gioco delle parti moralisti vs bon vivant già visto nei casi precedenti). Due colpi mosci, se son solo questi.

21/10/2010

Question time. La politica che domanda, risponde, chiude le porta

di Antonio Sofi, alle 17:09

Certe volte, la politica, è costretta a rispondere. Tre momenti in video.

    1. Question time all’italiana.
    Tutti i mercoledì Rai Parlamento trasmette il Question time in diretta dalla Camera. Si tratta di domande dei parlamentari rivolte agli esponenti del governo su problematiche concrete: interventi strutturati e classici in cui raramente ci sono imprevisti e risposte a caldo. C’è sempre l’intermediazione del presidente della camera o secondi in grado.
    2. Question time all’inglese. Milliband e Cameron.
    Qui siamo nella camera dei Comuni a Londra dove si svolge il primo question time tra il Primo Ministro David Cameron e il neo leader dei laburisti inglesi, Ed Milliband. Lo spazio di azione è un “ring” con i due schieramenti disposti frontalmente e i due esponenti che si confrontano. C’è più improvvisazione e sfida retorica, con partecipazione quasi da tifoseria calcistica dei parlamentari inglesi.
    3. Quando la politica non risponde (e non apre nemmeno le porte).
    Exit di Ilaria D’Amico su La7 manda un lungo servizio sulla ricostruzione aquilana. Vengono mandate in onda dei filmati girati dai partecipanti in cui il consiglio regionale abruzzese non apre le porte. Ed ecco quello che accade.

[per la moviola di Agorà]

20/10/2010

Cose che non succedono. Confessioni, storie, case.

di Antonio Sofi, alle 12:30

Certe volte in Tv non succedono cose: da Di Pietro che non si alza dalla sedia trattenuto da una mano preoccupata (e Sallusti che non confessa robe di Tangentopoli, che, guarda un po’, sono tornati d’attualità) a Berlusconi che – dice Maria Luisa Todini a Ballarò – avrebbe detto a Palazzo Grazioli, riferendosi alla famosa casa di Antigua evocata da Report: “Ho questa casa ad Antigua e non ci sono mai stato!”.

Tre momenti dalla tv di ieri.

  • 1. Ballarò, i fatti non confessati. Di Pietro e Sallusti si scontrano sul documento dell’avviso di garanzia (ops, sul mandato di comparizione) rivolto a Berlusconi nel 1994 e uscito non si sa come dal palazzo di giustizia;
  • 2. Saviano e le storie non raccontate. Roberto Saviano prima in collegamento al Tg di Enrico Mentana e poi in telefonica da Giovanni Floris a Ballarò parla dei problemi del programma “Vieni via con me”, che dovrebbe comunque andare in onda l’otto novembre
  • 3. Berlusconi, Antigua e le case non abitate. Il 4% degli italiani dice che il caso di Antigua gli ha fatto vedere i bei posti in cui Berlusconi vive; Maria Luisa Todini dice di ricordare Berlusconi dire a Palazzo Grazioli che “nella casa di Antigua non ci sono mai stato”.

[Per la moviola di oggi su Agorà]

16/10/2010

Anno Zero. Quattro libertà alla moviola.

di Antonio Sofi, alle 11:20

Per lo spazio “moviola” di Agorà, trasmissione mattutina condotta da Andrea Vianello dal lunedì al venerdì su Rai Tre (spazio che cerca di raccontare la tv del giorno – o dei giorni – prima: e attraverso di essa un po’ della politica che ci capita intorno) quattro momenti dalla puntata di giovedì della trasmissione di Michele Santoro – molto attesa e molto vista.

    1) Libertà di scrivere. L’appello al voto, anzi alla lettera (ma senza precise indicazioni di come fare – il che ha generato varie spontanee iniziative dal basso, anche su Facebook);
    2) Libertà di leadership. Bersani paga l’essere l’unico big del parterre ospiti (Formigoni ha deciso di vestire un profilo modesto da amministratore, evitando di vestire i panni del leader nazionale). In collegamento da Faenza con le cassintegrate dell’Omsa viene “messo in mezzo” come interlocutore “istituzionale” e di governo…
    3) Libertà di domanda. Le sovrastrutture di Porro e Zurlo, che fanno diventare pazzo Santoro, e lo spazio in cui non chiedere che non c’è (e sempre Bersani messo in mezzo…)
    4) Libertà di canzone. Il finale canterino con Gaber. C’è un piedino di Bersani che cede al ritmo e Formigoni che completa la sua serata da “uomo di sinistra” cantando senza remore “Libertà è partecipazione”.

06/10/2010

Tra i due litiganti, il terzo incomodo gode

di Antonio Sofi, alle 15:05

Quattro clip che raccontano di come il litigio in tv paga – ma spesso per chi si introfula, silenzia gli altri, bussa alla porta del vicino di casa.

    1. Urso e Bondi a Otto e Mezzo: iniziano con toni pacati ma subito aumentano i volumi dello scontro. Concita De Gregorio evidenzia come questi litigi siano il segnale del tramonto del governo. La serata finisce con Urso che dice di preferire Cacciari a Bondi, e Bondi che dice di non volere più andare in trasmissioni con Urso.
    2. Il modello del litigio si travasa anche tra i cittadini. In un servizio di Ballarò si litiga sulla cetrioletta e la magistratura.
    3. Flavia Perina e Michela Brambilla sul governo. Matteo Renzi chiama in causa il ministro e Floris lo redarguisce.
    4. Porta a Porta ha una esclusiva. Il terzo incomodo in questo caso è il vicino di casa di Tulliani a Montecarlo. Le telecamere entrano “immobiliaristicamente” dentro la casa di Torta, che fa vedere il suo appartamento…

Dalla tv di ieri (Otto e mezzo, Ballarò, Porta a Porta) per la moviola di Agorà.

05/10/2010

Il riso abbonda nella bocca dei politici

di Antonio Sofi, alle 11:12

Il percorso della moviola di oggi è intorno a tre (tipi di) politiche risate – in mezzo a crisi, alluvioni e frane, di vario tipo e genere.

    1. Risata trotesca. Daria Bignardi inaugura la nuova stagione delle Invasioni Barbariche intervistando Renzo Bossi, 22 anni e 10.000 al mese, consigliere regionale lombardo. Uno dei più presi in giro degli ultimi mesi, il Trota sembra essere pienamente a suo agio nel vestito “parodistico” costruito intorno a lui – e trova narcisistico piacere nell’essere, per esempio, bersaglio di scherzo telefonico da Rds (per dire delle ambizioni);
    2. Risata satirica. Oggi nasce il partito non-partito di Futuro e Libertà, Fini insieme a Berlusconi è l’argomento dell’ormai classico monologo di Luciana Littizzetto a Che Tempo Che Fa;
    3. Risata pagliaccesca. “Non so cosa fa un deputato. Votatemi e poi ve lo dico” – queste le parole di un candidato dello stato di San Paolo in Brasile. Si chiama Tiririca, è un pagliaccio – un pagliaccio vero – ed è stato eletto con un milione e 100 mila voti.
    (Dalla moviola della politica, 5 ottobre 2010)

03/10/2010

Ma quale fiducia? La politica alla moviola

di Antonio Sofi, alle 11:57

Da qualche giorno, ad Agorà, nuova trasmissione della mattina di Rai Tre, stiamo giocando con la politica in tv (o con la tv della politica). La scorsa settimana il combinato disposto della richiesta della fiducia in aula da parte del governo Berlusconi e le varie dirette televisive hanno dato ciccia – come per esempio nel video qui sotto – per pillole comunicative…

    1. Lo strano triangolo controllati/controllori tra Berlusconi, Fini, Di Pietro.
    2. Il primo applauso, alle missioni all’estero, dopo ben 8 minuti di silenzio (dopo saranno innumerevoli).
    3. La risata incontrollabile. All’affermazione sul completamento della autostrada Salerno-Reggio Calabria, la Camera esplode in una risata spontanea e inaspettata (specie in un momento formale come questo – che avrebbe potuto più facilmente “chiamare” i fischi). Berlusconi accusa il colpo (anche Calderoli, lì dietro, a stento trattiene le risate) e si rifugia dietro la classica accusa ai governi della sinistra.
    4. L’amore/odio tra Casini e Berlusconi…

01/10/2010

Non è successo niente

di Antonio Sofi, alle 09:18

Se avete dormito tutta l’estate, basta questo per capire che non è successo niente. Cambiato niente.