Sidecar, isole, e centri di riciclaggio: tre forme di giornalismo blog

di Antonio Sofi (14/05/04)

Riflettendo senza particolari pretese su alcuni degli interventi pubblicati su Blogosphere su blog e campo giornalistico, mi è balenata in testa una immagine, supportata da una impressione.
L’impressione è di essere di fronte ad una dinamica del tipo "nuovo vs vecchio" antica come il cucco, più volte sperimentata in passato in casi analoghi. L’immagine è, invece, quella di un campo complesso e denso, con più giocatori, delimitato da alcune porte d’ingresso.

Il punto è che, ciclicamente, all’insorgere di un qualsivoglia fenomeno “mediale” di una certa (anche discutibile) novità, si presenta il problema della sua “integrazione” all’interno del sistema preesistente (che manifesta, solitamente, una certa “ritrosia” ad accogliere i tentativi di accreditamento degli appena-arrivati). Prima che il “nuovo” fenomeno riesca ad integrarsi, attivando forme più o meno stabili di collaborazione e condivisione, deve passare un po’ di tempo. Un lasso di tempo che è spesso segnato da tensioni divergenti: il “vecchio” tende a tener chiuse le porte, il “nuovo” cerca di mettere il piedino e entrare dentro.

Ad un certo punto accade che la diffidenza iniziale scema, o che si verificano passaggi spesso informali tra l’interno e l’esterno: chi sta dentro va fuori a vedere che aria tira, e chi sta fuori riesce ad intrufolarsi, in qualche modo, dentro. Ad un certo punto accade che gli scambi e le relazioni che, più o meno formalmente, si sono attivati rendono di fatto impossibile (nonostante possano persistere posizioni di chiusura aprioristica) prescindere da un confronto pubblico su cosa stia accadendo, su quali siano le conseguenze di questo fatto nuovo, di questa (più o meno parziale) inclusione. Un confronto: una riflessività (altri direbbero: autoreferenzialità) collaborativa. Prendere atto che è in corso di svolgimento una ridefinizione del campo preesistente e iniziare ad interrogarsi su quali siano le particolarità di questa ridefinizione, i nodi irrisolti e le inevitabili ambiguità.

Nel momento in cui ci si inizia a confrontare, la prima cosa che appare chiara è che le “rimediazioni” che si sviluppano nell’incontro-scontro tra i due mondi sono molto più complesse di come apparivano quando si stava separati, chi fuori e chi dentro. Fuor di metafora, e parlando di giornalismo e blog, ci si accorge che i vari “matrimoni” tra i due mondi (in realtà mai stati davvero separati – ma insomma per amor di semplicità) assumono, in pratica, combinazioni variegate, e spesso impreviste.
A vari giornalismi (professionalità, formati, tempi, luoghi, target, linguaggi) si contrappongono vari blog (idem come sopra). Dato come presupposto, è mia ferma opinione, che lo strumento blog si inserisca, con piena legittimità, all’interno del processo di “allargamento del campo giornalistico” in atto ormai da alcuni anni (cui lo sviluppo di internet ha dato inediti sviluppi), è opportuno interrogarsi sulle modalità attraverso le quali questo allargamento si concretizza.

Oggetti privilegiati di questa interrogazione possono essere, almeno inizialmente, quei soggetti “ibridi” che stanno in mezzo ai due mondi, e che hanno il vantaggio di essere passibili di valutazioni comparative. Per dirla come fosse un romanzo di trita sf: quegli esemplari della nuova “specie” nata dall’incontro tra il “nuovo” e il “vecchio”. Nel nostro caso: i giornalisti blogger. Cioè coloro i quali svolgono attività giornalistica, più o meno integrati all’interno di redazioni, e hanno un blog, più o meno anch’esso integrato all’interno di strutture editoriali (cioè, per capirsi, sia che abbiano uno spazio blog su repubblica.it che su splinder). Una doppia natura, alla Dottor Jeckill e Mister Hyde direi, se non fosse inopportuno dirlo (quantomeno perché bisognerebbe capire chi è l’uno e chi l’altro).

Riprendendo brevemente anche alcune delle cose dette da alcuni dei giornalisti blogger al convegno allo Iulm di alcune settimane fa, mi è sembrato di poter enucleare tre tra le tante possibili combinazioni. Ovviamente (per me è scontato, ma è forse opportuno specificarlo) sono riflessioni e deduzioni che si caratterizzano, anche in chi scrive, come tutt'altro che esenti da imperfezioni e forzature, ma forse utili per iniziare a riflettere.
Le ho chiamate (e mi perdonerete i titoletti a carattere giocoso): “sidecar”, “isola sperduta”, “centro di riciclaggio”.

1) Sidecar
Quando si usa il blog come spazio aggiuntivo e non sostitutivo della normale produzione giornalistica. In fondo sacrificabile, come un sidecar, estensione di un mezzo di locomozione che ha altrove il suo motore e la sua centralità. Spesso, in questi casi, i temi scelti per postare sui blog sono proprio quelli di cui si scrive nei giornali (o altro), ovviamente utilizzando altri formati, stili, linguaggi. Il post sui blog, che molto spesso precede temporalmente la pubblicazione su altri luoghi più classici, permette quindi di avere feedback più o meno sensati, in breve tempo, e senza essere troppo legati a vincoli redazionali. Il blog è usato anche, insomma, come momento/possibilità di modifica, di taratura, di “test” del contenuto, come editing pubblico e diffuso.

2) Isola sperduta
Quando si usa il blog come luogo “altro”, in cui sperimentare nuove forme espressive, e occupare nuovi spazi tematici, che sono lontani dai territori e dalle tematiche di competenza quotidiana: da ciò di cui il giornalista si occupa tutti i giorni. Il blog si configura, quindi, in questo caso, come uno spazio di libertà e come luogo in cui sperimentare nuove competenze, spesso non coincidenti con la normale produzione giornalistica.

3) Centro di riciclaggio
Quando si concepisce il blog come luogo in cui dare rilevanza a notizie, fatti, eventi che non trovano rilevanza e visibilità all’interno della normale produzione giornalistica. Un lavoro di recupero di informazione, tirata fuori di forza dai filtri spesso un po’ troppo stretti e rigidi dei criteri di notiziabilità attuali. Una predisposizione a dare visibilità ad aspetti del raccontabile poco considerati, a notizie/eventi/fatti che non trovano opportuna rilevanza nei palinsesti informativi dei cosiddetti big media: spesso si sceglie un post, o l’argomento di un post, perché si suppone, per contrasto, che non sia d’interesse, o coperto da altri media.

(pubblicato su Blogosphere)