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Post archiviati nella categoria 'Tempo (perso?)'

05/10/2006

Squillini di ritorno

di Antonio Sofi, alle 20:14

Alcune reazioni al piccolo case study sulla doppia vita di un articolo sugli squillini, in ordine (piĂą o meno) cronologico e giusto per tenerne traccia e senso (prossima settimana, giuro, passiamo ad altro).

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03/10/2006

Un articolo, due vite, cinque punti, otto squillini

di Antonio Sofi, alle 08:10

Foto di Vanz
Juggling al BzaarCamp, foto di VanzNon potendo ignorare una esplicita richiesta di Gaspar Torriero (temo le magnifiche arti dello Zhang Zhuang), pubblico qui l’intervento discusso (letteralmente) al BzaarCamp di ieri a Milano (bello, bello: un format assai fecondo, da ripetere al piĂą presto, magari una due giorni in un agriturismo – mi fido di Mafe che si è presa, di sua ammirevole sponte, l’incombenza di organizzare il tutto).

le mirabolanti avventure di un articolo nella rete, antonio sofi, bzaarcamp06
Il titolo dell’intervento è “Le mirabolanti avventure di un articolo immerso nella Rete (in otto squillini)” (pdf, 1.000 kb ca.).

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29/09/2006

Bzaar Camp e un trilione di squillini

di Antonio Sofi, alle 17:17

BzaarCamp MilanoDomani partirò alle prime albe per salire nella fredda terra lombarda, in quel di Milano, per il BzaarCamp, organizzato da quel sedicente geek globetrotter di Riccardo Cambiassi (sedicente è per globetrotter, millanta di aver fatto in un anno 742km al giorno, tzè).

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25/09/2006

“MĂ , chiama che non c’ho soldi!”

di Diletta Parlangeli, alle 21:01

[Intanto che metto a punto – con la mia proverbiale lentezza – ulteriori approfondimenti e sorprese sul tema dello squillino, ricevo e pubblico con piacere il punto di vista di Diletta Parlangeli, che forte dello scarto generazionale con molti di noi, ne dĂ , da vera user, una lettura un po’ piĂą articolata (e divertente) di quella proposta da me qualche giorno fa. as]

phoning di Lokomev http://www.flickr.com/photos/lomokev/Prendere su il telefono, sentire dall’altra parte solo un breve “tuuu” e poi riattaccare. Senza aspettare che l’altro risponda, e senza volergliene dare il tempo. Gli squillini, insomma.
Inutili? Tutt’altro.

Un solo squillo.
Ergo, dovrebbe esser semplice da interpretare.
Invece lo squillino è polisemantico, e nasconde decine di significati. Alcuni da interpretare con spontaneità e naturalezza. Altri invece da concordare a tempo debito.

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20/09/2006

Fenomenologia dello “squillino”

di Antonio Sofi, alle 09:21

absent, photo by Andrew Conroy http://www.flickr.com/photos/andrewconroy/I telefoni cellulari.
Gli italiani li amano incondizionatamente.
Scriveva qualche giorno fa Alberto Statera su La Repubblica che se sul tricolore della bandiera italiana venisse sovrapposto un Nokia o un Motorola di ultima generazione si coglierebbe appieno lo spirito nazionale.

Il nostro è un amore selvaggio e trasversale: lo teniamo acceso più di tutti (anche di notte, non si sa mai), siamo di solito contenti di ricevere telefonate, vi parliamo in media più a lungo delle medie degli altri paesi. Non solo. Molti ne hanno più d’uno, con diverse destinazioni d’uso: uno per la famiglia, uno per lavoro (al massimo si spegne il secondo). La stragrande maggioranza degli studenti lo porta a scuola: durante i compiti in classe, causa intenso uso di bluetooth e sms, i banchi vibrano come tarantolati e ci sono più onde magnetiche che in una centrale elettrica in piena attività.

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29/08/2006

Il turista fotofago, e lo snobismo del viaggiatore

di Antonio Sofi, alle 12:40

Come a (simbolica, leggermente posticipata) chiusura del viaggio di Paolo Rumiz sull’Appennino, il Diario di Repubblica di oggi (è anche on line, in pdf, lo sapevate?) dedica tre intere pagine all’arte del viaggiare, con articoli di Francesco Merlo, Guido Viale, e l’antropologo Marc Augè.
Merlo, con prosa brillante, spiega la mutazione genetica del viaggio moderno, e collegandosi alle recenti vicende di San Gimignano e il numero chiuso di ingressi e dello spopolamento di Venezia, argomenta con acutezza come sia probabilmente inevitabile la “pompeizzazione” delle cittĂ  meta di turismo:

Del resto, cosa ammalia un turista se non una bella rovina? Persino le agenzie di viaggio e gli autisti di pullman hanno ormai capito che quel che rende bello il panorama non è la conservazione della sua architettura ma la sua rovina. […] E’ questa la forza-disgrazia del turismo: rendere eterna la rovina, mummificandola. Il turismo è la rovina oltre la rovina. E’ la rovina della rovina.

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09/08/2006

CortĂ zar, il jazz e la fisica quantistica

di Enrico Bianda, alle 12:32

Julio CortazarIl giro del giorno in ottanta mondi è un libro almanacco di Julio Cortazar. E’ stato appena pubblicato in italiano: un’attesa molto lunga. Pubblicato nel 1967, in Italiano ha dovuto aspettare 39 anni. Merito dunque alla piccola casa editrice ALET, agguerrita produttrice di libri oggetto interessanti, con alcune chicche imperdibili. Tra queste almeno Dispacci di Michael Herr e i due libri di Augusten Borroughs. Ho raccontato per una settimana Il giro del giorno in ottanta mondi alla radio (RTSI, Rete2), nei miei orari di nicchia (o meglio: di cuccia) con tre ospiti: Enrico Rava, Bruno Arpaia e Eleonora Mogavero. Nell’ordine jazzista famoso, ispanista e scrittore il secondo e grande traduttrice lei.

[…] Sono passati quasi 40 anni dalla sua pubblicazione, e [Il giro del giorno in ottanta mondi, ndr] è uno dei tre libri almanacchi di Julio CortĂ zar, scrittore e molto altro. Di se stesso scriveva: “Sono nato a Bruxelles nell’agosto del 1943. Segno zodiacale, Vergine, quindi astenico, con tendenze intellettuali….E dal 46 al 51, vita portegna, solitaria e indipendente; convinto di essere uno scapolo irriducibile, amico di poche persone, melomane, lettore a tempo pieno, innamorato del cinema, borghesuccio cieco nei confronti di tutto quanto accadeva oltre la sfera dell’estetica”

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08/08/2006

CortĂ zar, scrittore per scrittori

di Enrico Bianda, alle 12:16

Julio CortazarIl giro del giorno in ottanta mondi è un libro almanacco di Julio Cortazar. E’ stato appena pubblicato in italiano: un’attesa molto lunga. Pubblicato nel 1967, in Italiano ha dovuto aspettare 39 anni. Merito dunque alla piccola casa editrice ALET, agguerrita produttrice di libri oggetto interessanti, con alcune chicche imperdibili. Tra queste almeno Dispacci di Michael Herr e i due libri di Augusten Borroughs. Ho raccontato per una settimana Il giro del giorno in ottanta mondi alla radio (RTSI, Rete2), nei miei orari di nicchia (o meglio: di cuccia) con tre ospiti: Enrico Rava, Bruno Arpaia e Eleonora Mogavero. Nell’ordine jazzista famoso, ispanista e scrittore il secondo e grande traduttrice lei.

Non si resta fermi con Cortazar, con il grande Cronopio, non ci si ferma, gli spunti e le possibilitĂ  di apertura e fuga in avanti, e arresto e sguardo indietro non accennano a placarsi. Guardoleggo e penso, lui, il cronopio ha riempito le mie mattinate e Thelonious Monk sgambetta con le ditĂ  lunghe e sghembe sul pianoforte: Misterioso, Epistrophy, Bemsha Swing e altre stelle cadenti, come le chiamava Cortazar.

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31/07/2006

Mamuthones. Sangue, sudore e campane.

di Enrico Bianda, alle 07:25

[foto di Enrico Bianda]
mamuthonesLa fatica risuona di campane percosse da un osso di pecora. Con salti mossi e ordinati, a coppie in un corteo spaventoso, fatto di maschere e occhi scuri, pelo di montone e gesti autoritari. I mamuthones si muovono all’unisono, saltano insieme, diretti con orgoglio da un issokadore che si muove attraverso le bestie-uomo con circospezione, come un domatore, attento a non distrarsi mostrandosi al contempo coraggioso.
Sono usciti verso le 3 del pomeriggio, dopo la vestizione, chiusi nelle stanze della vecchia casa padronale nel centro del paese. Dal cortile si leva il fumo del fuoco pubblico. Uno dei tanti che da ieri sera illumina le strade di Mamoiada.

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28/07/2006

Wonka test, la dissonanza pubblicitaria e i biscotti nell’armadio

di Antonio Sofi, alle 18:22

[foto di Kekule]
Gocciole
Il WonkaTest (che deve il suo nome al personaggio creato da Rohald Dahl, e trasposto in film da Tim Burton) è un test di dissonanza pubblicitaria inventato da Luca aka Kekule, di Pastaaltonno.

In fondo è solo un pretesto per una prosa acuta e divertita. Su piccole grandi illusioni che governano il modo con cui compriamo le cose. E il modo con cui le cose ci vengono vendute. La domanda cui risponde è banale: che differenza di immagine c’è tra prodotto reale ed immagine di advertising? Lasciando perdere la qualitĂ  del prodotto, in questo caso davvero chi se ne frega.

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26/07/2006

Non c’è tempo! Contrordine: ce n’è troppo.

di Antonio Sofi, alle 20:00

Non c’è tempo.
O meglio: non c’è mai abbastanza tempo per fare tutto.

Siamo ormai abituati a cercare in tutti i modi come guadagnarne un po’. Impegni (di lavoro, familiari) incastrati al limite del secondo come un complicato puzzle cronologico. Gite lampo di pochi giorni, lungo le corsie preferenziali del quadrilatero del turista moderno (Firenze, Roma, Napoli, Venezia) che tanto duole alle finanze degli albergatori (a loro dire).

Ciò che necessita tempo, dura troppo; ciò che richiede tempo, richiede troppo tempo. Non importa quanto brevi siano le nostre attivitĂ , non lo sono mai abbastanza. PerchĂ©, in qualche modo, durano. Le cose durano, a pensarci è geniale – lo intuiva Gunther Anders, giĂ  trent’anni fa.

E’ un mondo difficile, cronologicamente competitivo.

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19/07/2006

Polaroid d’estate. The Smiths is (not) dead

di Enrico Bianda, alle 19:05

Vedi il video di “What difference does it makes”, The Smiths, Live at Hacienda, Manchester, 07.06.1983

smiths_1983_hacienda(terzo click) Come rondini, volando veloci sibilando basse sul terrazzo di casa mia, tornano sempre a farci visita The Smiths. E’ uscito un live non ufficiale, su vinile, ma forse anche su cd immagino. Si tratta della prima registrazione del gruppo, e terza esibizione in assoluto della band di Manchester. Un concerto, 8 brani, uno dietro l’altro come sul palco, registrato il 7 febbraio 1983 all’Hacienda della città che ha visto nascere la band di Morrissey e Johnny Marr. Esecuzione acerba, anche se già efficace. Dentro si trova “What Difference Does It Make?”, “Handsome Devil”, “Hand In Glove” e “Miserable Lie”.

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17/07/2006

Polaroid d’estate. La sposa, i mondiali e il maxischermo.

di Enrico Bianda, alle 14:35

polaroiddestate.jpgIn una delle tante inutili note dei GR estivi, ieri nel pomeriggio è passata un’intervista al segretario del sindacato gestori stazioni balneari. Domanda fondamentale del giornalista, quali fossero le mode e le curiosità della stagione in corso.

Il segretario del sindacato di cui sopra non ha avuto dubbi: gli schermi giganti in spiaggia, che dope le notti mondiali resistono con il Moto GP che appassiona tanto i nostri bagnanti. Schermi giganti in spiaggia, volume gigante in spiaggia. Corpi sudati e lucidi su poltroncine a succhiare un ghiacciolo al limone con stecco alla liquirizia. Occhiali da sole visiera brillanti e sorrisi, muscoli e bikini davanti allo schermo gigante.

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16/07/2006

Polaroid d’estate. Pintor che dice “carino”.

di Enrico Bianda, alle 20:14

Manifesto Vauro (primo click) Di giovedì il quotidiano Il Manifesto costa 5 euro. Fanno una fatica boia. Con Antonio ci becchettiamo, teatralmente, certo. Ma lo sforzo lo facciamo.

E immagino che in molti si saranno accorti della mia assidua frequentazione di quelle pagine. Ad essere sincero ho imparato moltissimo, sfogliando le pagine del Manifesto, tra la cultura e con Alias, imparando ad amare, e riconoscere prima, la scrittura di alcuni, di cinema, e poi di letteratura. E di giovedì adesso, con 5 euro, si compra un giornale doubleface.

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15/07/2006

Il tempo (perso?)

di Enrico Bianda, alle 19:43

ciliegieInsomma ci siamo. Si viaggia e si sogna.
Il nuovo tema estivo è “Tempo (perso?). Viaggi, racconti, letture“.

Si perde il tempo, ritrovato per noi. Per chi può. Saranno, immagino una serie di appunti. Sparsi, che si rincorreranno, si isoleranno, racconteranno di un tempo ritrovato per noi, o per gli altri. O almeno con gli altri. Sì, viaggiare…
Le immagini e i suoni raccolti un po’ in giro per il mondo, per chi vorrĂ  donarceli e per noi che viaggeremo, nel nostro piccolo.

Su un taxi scassato lontano da questa Italia, o per qualche via cittadina nella nostra controra, con qualche negozio chiuso per ferie, con qualche cinema aperto e la scommessa di andarci il pomeriggio a passare un’ora e mezzo al buio e al fresco, con un film dell’orrore magari, giapponese che ho visto ce n’è qualcuno in arrivo.

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