Non c’è tempo.
O meglio: non c’è mai abbastanza tempo per fare tutto.
Siamo ormai abituati a cercare in tutti i modi come guadagnarne un po’. Impegni (di lavoro, familiari) incastrati al limite del secondo come un complicato puzzle cronologico. Gite lampo di pochi giorni, lungo le corsie preferenziali del quadrilatero del turista moderno (Firenze, Roma, Napoli, Venezia) che tanto duole alle finanze degli albergatori (a loro dire).
Ciò che necessita tempo, dura troppo; ciò che richiede tempo, richiede troppo tempo. Non importa quanto brevi siano le nostre attività, non lo sono mai abbastanza. Perché, in qualche modo, durano. Le cose durano, a pensarci è geniale – lo intuiva Gunther Anders, già trent’anni fa.
E’ un mondo difficile, cronologicamente competitivo.
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