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Post archiviati nella categoria 'Televisione'

10/09/2010

Ieri, Pomigliano, domani

di Antonio Sofi, alle 02:44

E’ passato qualche tempo, dal referendum di Pomigliano. Più di due mesi.
Un’eternità  per i meccanismi tritatutto dell’informazione (e della memoria di noi poracci). Che dimenticano in fretta – archiviano le cose, i fatti, le persone come i messaggi di posta elettronica, spesso senza averli nemmeno letti.

Prima parte

Diego era andato a Pomigliano, a giugno. E andare a Pomigliano era un po’ come andare a L’Aquila: “Finchè non vedi e non parli almeno cinque minuti con chi le macerie se le porta sulle spalle tutti i giorni, anche e soprattutto quando nessuna telecamera li riprende, l’idea che quel dramma sia così tanto dramma oggettivamente non ti sfiora“. A Pomigliano non c’era il Pd, per esempio: imbarazzato dalla difficoltà di prendere una posizione univoca e chiara – spazi politici però lasciati agli altri, forse a nessuno.

Dopo un congruo numero di settimane, comunque e finalmente, Diego ha messo le mani sul girato, e ha pubblicato su YouTube due video per la seconda puntata dell’edizione estiva di Tolleranza Zoro. Quella che io avrei chiamato summer edition ma Diego c’ha una idiosincrasia patologica per le parole inglesi. Quella “senza commenti nè copione, senza musiche o effetti speciali” – l’altro doppio esperimento era sulla manifestazione degli aquilani (quelli con gi scontri) a Roma, tra fallimenti e conseguenze di una politica che non c’è.

Seconda parte

Questi nuovi video sono appunto sul giorno del referendum: prima parte e seconda parte. E dicono “di Pomigliano e referendum, di Fiat e Fiom, di sì e no, di poveri in guerra e in cassa integrazione, di fabbrica, catena e fatica, sulle facce di chi entra, sulle facce di chi esce, sulle facce di chi lotta“.

Sono video importanti, secondo me. Che per uno strano effetto di rifrangenza di una attenzione mediale che troppo rapidamente si distrae e dimentica, sembrano girati ieri. Che ricordano di fatti così tanto mal digeriti, che infatti si ripropongono – e sembrano girati domani.

06/09/2010

Mentana, la mononotizia e la fine del Tg

di Antonio Sofi, alle 22:56

Terremoto tg: l’ingresso in campo di un nuovo concorrente altamente competitivo, come il TgLa7 di Enrico Mentana, cambia gli equilibri nell’informazione tv“, così scrive Aldo Grasso oggi sul Corriere, facendo una media degli ascolti della prima settimana.

Nella sua prima settimana, la testata giornalistica Telecom ha raggiunto almeno cinque risultati. Il primo consiste nel dato puramente numerico di spettatori: un dato che è andato aumentando nel corso della settimana, con un picco (giovedì) di quasi 1.700.000 spettatori (8,38% di share), e una media di 1.500.000 spettatori (7,61% di share). Se si considera che nel settembre dell’anno scorso la media era ferma al 2,33%, si comprende la soddisfazione della rete.

Soddisfazione aumentata certamente oggi, a guardare i dati auditel del telegiornale di ieri: con il traino della diretta integrale del discorso di Gianfranco Fini da Mirabello, ha superato – “per la prima volta” ha detto lo stesso conduttore ringraziando all’inizio dell’edizione del giorno dopo – la doppia cifra (10%).

mentanala7

Il dato è significativo anche per un altro motivo. Mentana sta facendo un ottimo tg. Il Tg di ieri, invece, quello del record, era un non-Tg. Mentana infatti ha di fatto parlato solo di Fini e Mirabello – senza dare nessun’altra notizia. Tutto verticale sul discorso di Fini. Non avevo mai visto una cosa così. Ma i dati Auditel lo hanno premiato.

Mentana ha fatto una cosa da fuoriclasse. Ha sentito odor di ascolti come uno squalo sente il sangue, si è messo in scia dell’attenzione confluita intorno al discorso di Fini e ha deciso di giocarsi la credibilità ottenuta dal suo telegiornale nella prima settimana tra pubblico e addetti ai lavori per “piegare” il format classico del telegiornale in un vero e proprio talk show – allestito a pochi secondi dalla fine dell’evento.

Mentana ha diretto un tg mononotizia. Non c’erano titoli o altre news. C’era invece – oltre il prolugamento del dibattito con i finiani a Mirabello, Travaglio e Feltri – un collegamento in diretta con Casini quasi in ciabatte sotto casa, dichiarazioni di Bersani e Di Pietro girate durante il discorso e un paio di servizi di sintesi montati al volo.

mentana_la7

La stranezza del telegiornale post-Mirabello di Mentana è la rottura del rito (spesso vuoto, per carità) del telegiornale. Un Tg in cui c’è un solo argomento non è più un Tg: è approfondimento, è talk show appunto, è altro. Il punto semmai è: quanto si può stravolgere un Tg prima che non sia più un Tg?

Un telegiornale è tradizionalmente una selezione di fatti notiziabili e significativi per una comunità.
Se il bisogno informativo legato al telegiornale è quello di dare una priorità delle notizie, permettendo alle persone di sincronizzare l’agenda privata con quella pubblica, un Tg come quello diretto da Mentana dopo il discorso di Fini, questo bisogno lo soddisfa solo in parte – perché non racconta niente del resto del mondo. Non mette in ordine il mondo, ma si focalizza su un solo aspetto.

Certo: potrebbe anche essere che non ce ne sia più bisogno – di questo bisogno. Le notizie sono nell’aria (sul web?) e le persone sono sempre più autonome nel organizzare la propria agenda di priorità.
E’ l’inizio della fine dei Tg?

27/07/2010

L’onda video di Italia Wave

di Antonio Sofi, alle 14:28

Stiamo completando di mettere online su youtube gli ultimi video girati e montati a Italia Wave (insieme ai bravissimi componenti della squadretta eclettica e multimediale che abbiamo messo su: Cristiana, Matteo, Antonio). In tutto saranno una ventina, tutti disponibili sul canale youtube di Italia Wave.

Ho già segnalato il racconto, emozionante, del migrante Sayed raccontato da Laura Boldrini durante un incontro in Fortezza Vecchia, sede di Cult Wave – sezione musical/culturale del festival di Livorno.

Mi fa piacere segnalare anche, per esempio, il video dell’incontro del 22 luglio 2010 con Giancarlo Caselli per la presentazione del libro “Di sana e robusta costituzione” – in cui il procuratore capo della Procura di Torino legge alcuni passaggi del libro (e discorsi di Calamandrei) con in sottofondo l’accompagnamento al pianoforte di Boosta (e accanto, dal punto di vista sonoro: i tuuuu insistente delle macchine motori delle navi del porto di Livorno, e i gabbiani che passano in alto).

Ma abbiamo anche raccontato la musica, per esempio il concerto notturno di Brunori, iniziato alle una di notte in una Fortezza che via via si riempie degli spettatori del Main Stage appena concluso in cerca di altra musica, fresco e qualcosa da bere. Brunori parla della sua “azienda” musicale, tra target eterogenei, marketing d’impresa e management all’italica (che trova sempre il modo di fregare i poveri risparmiatori) (e riproducendo la stanchezza post concerto e la luce e il cuore che c’era, senza filtri)

Oppure un video corale di una bella iniziativa trasversale agli eventi, Facedraw – con un bell’esercito di disegnatori e illustratori (Diavù, AlePOP, Massimo Giacon, Alberto Corradi, Ale Giorgini, Alberto Ponticelli tra gli altri, introdotti da Luca Valtorta, direttore di Repubblica XL) a disegnare live un racconto su Elvis…

Tra gli altri video, tutti disponibili su YouTube: il concerto di Mannarino e quello dei My Awesome Mixtape al Psycho Stage; l’intervista a Boosta e Michele Dalai sulla nuova casa editrice e quella a Toldo, Flutti e Prasic sul progetto Intercampus; l’intervista “solo” a Giancarlo Caselli e quella a Roberto Calabrò, autore di un bel libro sugli anni ’80 alla ricerca di vent’anni prima.

Lunga vita insomma al festival di Italia Wave. A parte la musica e il personale divertimento (per esempio nella mitologica ormai redazione web), c’è cuore, persone, contenuti, qualità, allegria – che abbiamo voluto raccontare e portare dentro i nostri video in modo visibile grazie a escamotage creativi che hanno coinvolto anche i partecipanti agli eventi (la ormai famosa lavagnetta più gessetti colorati). E Livorno poi: una città spettacolare, incredibile, libeccia e motorinata, accogliente e indifferente allo stesso tempo: salata e libera, non so dirla meglio…

22/07/2010

«La prima cosa bella in nove anni di vita». Laura Boldrini a Cult Wave.

di Antonio Sofi, alle 23:38

Ci stiamo anche divertendo, insieme a una eterogenea squadretta videocamera-munita (Cristiana, Matteo e Antonio), e per conto di Webgol Network, a raccontare il pezzo di incontri e discussioni (Cult Wave) che si svolge dentro a una splendida Fortezza Vecchia che affaccia sul porto levatoio, all’interno del festival Italia Wave (per i quali avevamo già prodotto una serie di video della festa milanese di inaugurazione). Il festival si svolge a Livorno fino a domenica 25.

Divertendo e commuovendo, come nel caso di Laura Boldrini, da oltre vent’anni nelle agenzie ONU e dal 1998 portavoce UNHCR: una che non si capisce come non sia ancora presidente del mondo e che ha un talento a raccontar le cose. Per la presentazione del suo ultimo libro “Tutti indietro” ha raccontato la storia del piccolo Sayed, costretto a fuggire dall’Afghanistan, che arriva dopo anni a Benevento, e alla “prima cosa bella in nove anni di vita”.

12/07/2010

L’Aquila a Roma. Fallimenti e conseguenze di una politica che non c’è.

di Antonio Sofi, alle 17:10

Una delegazione di migliaia di cittadini aquilani ha manifestato il 7 luglio a Roma chiedendo di avviare la ricostruzione del centro storico, e di mantenere la promessa di sospensione e/o rateizzazione del pagamento delle tasse come forma di aiuto, già applicato in altri casi simili, per un territorio che (ovviamente ed è un eufemismo) fatica a riprendere la sua vita normale: dal punto di vista sociale, culturale e anche economico.

Una manifestazione che aveva anche – come molte altre: segno cupo di tempi in cui la spirale del silenzio diventa un buco nero che annichilisce molta informazione possibile – il comprensibile obiettivo di farsi vedere. Di far vedere la rabbia e la disillusione di chi è stato, in questi mesi, raccontato in un certo modo (“tutto va bene”, “tutto è a posto”) e non riconoscendosi in questo racconto eterodiretto prova a raccontarsi da solo.

Retornemo. Prima parte.

A raccontarsi da solo, o a farsi raccontare, certo.
In molti in questi mesi hanno raccontato l’Aquila – un flusso di contenuti che ha quasi completamente bypassato (è un dato di fatto) gli ostacoli dei media di massa: la televisione in primo luogo.

Molto ha trovato la strada del web, grazie a videomaker aquilani e video di catartica ironia (come quelli di Francesco Paolucci e Luca Cococcetta); ci sono stati libri e ebook (anche noi, nel nostro piccolo); qualcosa è diventato musica e qualcosa cinema (Draquila di Guzzanti, ma anche Comando e Controllo di Puliafito, che ancora non ho visto ma di cui mi hanno detto un gran bene).

In tv a dire il vero qualcosa è andato, seppure in versione ridotta: un video lungo di Diego Bianchi che sul web è in versione lunga e integrale (prima parte e seconda parte: in questo post raccontavo l’emozione di vederlo proiettato all’interno di un tendone stracolmo in piazza Duomo a L’Aquila).

Anche lo scorso 7 luglio erano in molti a documentare con telecamere e macchine fotografiche un pomeriggio che è diventato notizia per scontri e feriti. C’è anche un Tolleranza Zoro unplugged e estivo: senza muro giallo o commento, senza musica o montaggio aggressivo, con un filo cronologico quasi intoccato. Un racconto che è anche di suoni e voci, di clangore e sirene, di tric-trac e chitarre – con la base ritmica dei passi dei manifestanti e dei clic a mitraglia degli otturatori.

Retornemo. Seconda parte.

Guardandoli uno dopo l’altro ho pensato che sono quasi due “film” distinti, che uno è causa e effetto dell’altro. Che il secondo inizia laddove fallisce il primo e che visti così sono una chiave di lettura che racconta del fallimento della politica – e dell’ineluttabilità del processo degenerativo di questo fallimento quando la politica non riesce a farsi mediazione.

Nel primo video infatti c’è la politica. Evocata, più che altro. C’è il tentativo dei manifestanti di incontrare, in qualche modo, le autorità. C’è una gestione dell’evento da parte delle autorità stesse quantomeno discutibile. C’è la ricerca di un luogo dove manifestare tra strettoie e impalcature che i gonfaloni devono simbolicamente chinarsi. C’è una politica miraggia e fantasmatica, che è sempre nella piazza accanto o in quella negata e prescritta – che quando si presenta lo fa in assetto da guerriglia urbana. C’è una rabbia che monta per chi decide rimanendo lontano – i cui spruzzi arrivano anche all’opposizione, specie quando parla alle telecamere invece che a chi sta lì, per esempio al microfono del camioncino (come alla fine fa, buon per lui, Bersani). C’è insomma e comunque un fallimento della politica.

Ciò che accade nel secondo video è appunto la diretta e inevitabile (non importa se non strettamente cronologica) conseguenza di questo fallimento – che nasce ovviamente molto prima del 7 luglio. Gli scontri, i tafferugli, la contrapposizione sono il segno di un sistema politico che non sa più stare in mezzo al conflitto, e anzi rinnegandolo lo alimenta – diventando muro contro muro, scudo contro braccia, testa contro manganello. Che non sa leggere nemmeno le esigenze pratiche e organizzative di una manifestazione pacifica, che voleva solo un luogo e un interlocutore da cui e con cui parlare.

Un fallimento che è conseguenza di una assenza della politica, più che di una sua malevola e violenta presenza (che pure c’è ovviamente). Una politica che non c’è e non si trova, che si chiama ad alta voce e spesso non risponde, che non si sa più dove sta di casa: in quale piazza, in quale palazzo, dietro quale porta chiusa. Dovrebbe essere musica per le orecchie di chi vuole ascoltare.

29/05/2010

Sesso, bugie e videomucchi. Intervista a Catalano (e Makkox e HM e altri).

di Antonio Sofi, alle 11:41

Per il sito del Canemucco (ne ho scritto paterno su Webgol qualche settimana fa – però se vuoi sapere cosa è, clicca qui) ci stiamo divertendo a produrre dei videini di interviste agli autori.

L’ultima in ordine di tempo – ma anche come pretesto per segnalar le altre: c’è quella a Makkox in persona che spiega le storie e gli spiegoni, quella doppia a Roberto Recchioni e Laura Scarpa e quella suppelletta a Hotel Messico e Manlio3 – è un’intervista a Guido Catalano, amatissimo poeta e anch’esso autore canemucco. Risciacquando il tramonto sull’Arno ci son poesie interrotte e proprio perché tali d’amòr, e il senso dell’invasiòn dei personaggi indigesti, una partita a scopone con Dio e il Cocciantone (di cui è tutta la colpa di tutto).

L’albetto mensile (che ha una storia lunga di Makkox, e poi eterogenei penne e pennelli a completare lo show, e che forse, il primo numero, ancora per qualche giorno trovate in edicola) è anche acquistabile direttamente dal sito e senza spese di spedizioni – come abbonamento o singolo numero.

19/02/2010

Paese? Reale? Cronachette minime da Sanremo.

di Antonio Sofi, alle 18:50

[Non so nemmeno io come sono finito a Sanremo. Ho colto al volo l’invito di Diego, che si stava muovendo rivierasco a raccontar con la telecamera l’evento nazionalpopolare per eccellenza, e ho scelto di staccare un paio di giorni da una cosa politica cui sto lavorando da un po’ di tempo – e ogni volta mi dico di scriverne e ogni volta mi falla di farlo (lo farò presto). Ieri ho scritto e scattato un po’ di foto: un po’ accorgendomi che sempre più o meno di politica si tratta – e a prescindere dal dopofestival pd. as]

Prima fermata. L’imbarazzo.

Ore 18.24. Dopo il concerto del Piotta
Ore 18.24. Dopo il concerto del Piotta
C’è il concerto del Piotta sul tetto scoperto di un autobus promozionale, davanti a 30 spettatori attirati da lattine gratis. Finito il concerto, sopra una macchina d’epoca salgono così, a freddo, alle 18.24 di un pomeriggio tiepido, in una piazza di sanremo antistante all’Ariston, due cubiste spaesate e le note di una musica disco (foto a lato, clicca per ingrandire). Le vecchine sedute a prescindere sui muretti si trovano in un attimo e senza preavviso una doppia coppia di cosce che si dimenano a un metro di distanza. Una bimba bellissima passa col padre, le guarda per 20 secondi con gli occhioni sgranati e poi dice, a voce alta ma come parlando tra sè “che brutto!”.

Seconda fermata. L’Ariston.

Ore 19.04. Davanti al Teatro Ariston
Ore 19.04. Davanti al teatro Ariston
Se la foto accanto fosse un video, in sottofondo si sentirebbe vario continuo urlettio giovane (foto a lato, clicca per ingrandire). Proprio davanti ai poliziotti e ai carabinieri impettiti e in par condicio a guardia feroce dell’ingresso del teatro, oggetto dell’interesse urlante è Massimo Ranieri intervistato da La Vita in Diretta – la vera tritatutto del festival (“Hanno sette inviati”, sibilava un giornalista Rai, “sette”).

Terza fermata. Pizzini

Ore 19.13. Davanti al pullman di Radio Norba, esce Malika
Ore 19.13. Davanti al pullman di Radio Norba, esce Malika
Malika è ospite di Radio Norba e del pullman marchiato Sapori di Puglia. Appena esce un gruppetto di bimbine armate di pizzini l’attornia e lei s’inginiocchia gentile – nel mentre un suo accompagnatore le copre il collo con un leggero foulard (della stessa trama delle scarpe).

Quarta fermata. Nel frattempo…

Ore 19.32. Nella sede del Pd. Accanto, per equo bilancio, c'è la foto di Moro
Ore 19.32. Nella sede del Pd. Accanto, per equo bilancio, c'è la foto di Moro
Nella sede del Pd c’è il poster di una nuova promessa in concorso.

Quinta fermata. Entree.

Ore 20.25. La passerella impellicciata
Ore 20.25. La passerella impellicciata
Il pubblico pagante deve obbligatoriamente fare la passerella per entrare, tra un centinaio di popolo che cerca il vippe scrutando le pellicce di provincia e gode quando qualcuno, sbalancato dagli sguardi laterali che son vento, inciampa sulle canaline tv. Straniante.

Sesta fermata. Alla ricerca dell’alternativa.

Ore 21.30. Il principe! Il principe!
Ore 21.30. Il principe! Il principe!
Gente che s’incontra durante la ricerca di un ristorante con tv e partita della Roma (invece del festival di Sanremo: ricercaimpossibile e fantozziana – come trovare un cineforum russo durante la finale dei mondiali). È il retro dell’Ariston, dove passano gli artisti. Gran strombazzo monarchico di macchine, il principe! Il principe! Ello s’appopola e s’agita, con fascia marchiana sul braccio, quindi s’infila in macchina (foto a lato, clicca per ingrandire). Si ferma dopo 5 metri, un trio di ragazza lo ferma e lo sfida a scendere dalla macchina per una foto. Il traffico si ferma e intanto dal posto di dietro uno dei suoi detta ad una del trio, telefonino in mano, il codice per salvarlo con il televoto.

Settima fermata. Cortocircuito

Ore 23.10. Cortocircuito
Ore 23.10. Cortocircuito
Diego che pianta telecamera addosso a Blob che pianta telecamera addosso a Giletti, in uno stallo mediale (foto a lato, clicca per ingrandire).

Ottava fermata. Dolce vita.

Ore 24.10. Corona e Belen
Ore 24.10. Corona e Belen
L’uscita dal ristorante di Corona e Belen, con conseguente inferno paparazzo e salita sulla porsche attorniato dar popolo che lo istiga: “Investili tutti!” (foto a lato, clicca per ingrandire).

31/01/2010

Antipodio

di Antonio Sofi, alle 15:15

11 minuti e rotti senza interruzione. E’ un video antipodale, questo video di Tolleranza Zoro andato in onda giovedì in seconda serata su Rai Tre.

Antipodale perché è un termine pretenzioso da prefattore di antologiche, e a me piacciono questi termini quando ci azzeccano. Questo è un video che va in continuazione al punto opposto rispetto a qualsiasi punto dato – e precedentemente filmato. E’ una specie di oscillazione pendolare – che sballotta solca e segna pensiero polvere e tempi con telecamera di Foucault: prova provata che la terra in fondo gira sempre e solo intorno a ciò che è racconto.

46esima puntata. Prima parte

Questo video è un racconto delle primarie pugliesi del Partito Democratico. Un racconto che ha il punto di caduta nella zona di margine tra giorno e notte, tra commozione e risata, tra togliere e levare, tra vuoto e pieno (e non solo di piazze), tra Boccia e Vendola – tra il suono profondo e costante del ti-tee pasquale (immaginato, aereo: piccolissimo s’infilava nel vento e nei microfoni) della processione di Nichi che andava a votare e il roco no-luogo del Califfo in trasferta.

Questo video è un video antipodale anche perché è il video opposto rispetto a qualsiasi video di Tolleranza Zoro finora dato. Ed è insieme anche una specie di ritorno al punto di partenza.

46esima puntata. Seconda parte

E’ intanto un video in trasferta – che esplora i territori e le logiche del reportage televisivo più tradizionale. E’ poi un ritorno alle origini, alle videocronache del Grande Fratello – quando dieci minuti (il limite che YouTube ancora oggi ha per i video) sembravano pochissimi. Poi Diego è stato “costretto” dai tempi televisivi a ridurre i suoi video a 5-6 minuti circa, facendo un’opera faticosa di sintesi forzata: ma utile, purificante. In fondo è sempre così: sono le costrizioni che generano – come dentifricio nel tubetto, ovvero per strizzatura – la creatività. E ora, lontano per una volta dal muro giallo, sono i tempi televisivi a piegarsi come giunco, soccombendo alla forza, un po’ anche inaspettata, di racconti più laschi e armoniosi.

L’immagine che ho avuto con questo video è il mantice della fisarmonica quando si riapre e prende aria nuova per suonare. Le braccia ora sono forti, e le dita hanno la tecnica giusta. Al netto dell’affetto sodale e dell’amicizia che nutro per Diego, ne vedremo delle belle.

28/11/2009

I posti dalla parte del torto? Occupati, pure quelli.

di Antonio Sofi, alle 16:42

Mi trattengo a stento dal segnalarli tutti, i video di Tolleranza Zoro. Dal 42esimo, andato in onda ieri a Parla con Me e su YouTube in una long version, non posso esimermi.

Innanzitutto perché, per chi segue la saga dei molteplici cloni zoriani (autopupazzi utili a far racconto e dialogo), i tre rappresentanti delle mozioni congressuali del PD, ormai immemori feticci, decidono di fondersi di nuovo e simbolicamente in un solo corpo – una amalgama di dalemian-bersaniana memoria, ma anche l’unitarietà poco equipotente dell’insiemistica di Anita. Peraltro l’escamotage dello sdoppiamento (triplicamento, moltiplicazione) ormai funziona molto bene, come segno distintivo e risorsa narrativa, e ovviamente rimane.

E poi perché è un bel punto fermo sull’ultima settimana di politica più o meno intorno al PD – essendo questa ormai la mattonella da cui Diego, forse anche un po’ nolente, continua a tirare a canestro. E sulle difficoltà del Partito Democratico – molto più che settimanali – di agire e reagire e interagire con chi è più stronzo, anche a dir così degli altri (il riferimento è alla dichierazione di Fini sui comportamenti razzisti).

Come il gioco della sedia che si faceva da bambini – più che il Risiko che evoca Diego, e con una nuance brechtiana – a cercar continuamente nuovi posti da cui aver estemporanea ragione si finisce a trovarli tutti occupati (pure quelli dalla parte del torto).

16/10/2009

Un killeraggio vero, anzi “Verissimo”

di Antonio Sofi, alle 11:41

[Era una nota su Facebook, poi ho pensato di metterla anche qua, più o meno uguale]

“Alle sue stravaganze siamo ormai abituati”.
“E’ impaziente, non riesce a stare fermo, avanti e indietro”.
“Ci regala un’altra stranezza”.

Il testo che accompagna il servizio sul giudice Raimondo Mesiano, il giudice che ha condannato Mediaset ad un risarcimento milionario alla Cir di De Benedetti – servizio andato in onda su Mattino Cinque, programma di approfondimento di Canale 5 – andrebbe trascritto completamente, parola per parola: per quanto è incredibile.

[Ne scrive anche Luca («Non è più un paese civile. Ok?»), Gilioli («Si chiama, semplicemente, linciaggio»), Guia («È la lucignolizzazione collettiva: nessuno si senta escluso») e immagino altri via via seguiranno)

La tecnica è quella classica di tutta la comunicazione di stampo berlusconiano, dal nome “Forza Italia” al materiale propagandistico “Una Storia Italiana”, così simile ad un femminile da edicola. Si chiama criptomnesia. E’ quando, per far scivolare meglio un messaggio, lo ungi di qualcosa di familiare, riconoscibile e riconosciuto, rassicurante.

“Passeggia l’uomo Raimondo Mesiano per le strade milanesi”
“Due sole volte si sofferma, una al semaforo, l’altra a pochi metri dal passaggio pedonale, per accendere l’ennesima sigaretta del mattino”

Il servizio andato in onda e firmato Annalisa Spinoso, è un killeraggio vero – anzi “Verissimo”. Lo stile è infatti esattamente quello lì, del rotocalco televisivo: la voce melliflua che fa telecronaca delle immagini, la musica alta di sottofondo, il testo che insinua e strizza l’occhio di continuo, le inquadrature “paparazzate” (dietro la grata, dal barbiere – come se lui si nascondesse). Il sottotesto è chiaro, sarebbe chiaro anche al di là del testo (disgustoso): è uomo da gossip, nasconde qualcosa. E’ degno di un servizio così.

“Guardatelo, seduto su una panchina: camicia, pantalone blu, mocassino bianco e calzino turchese – di quelli che in tribunale non è proprio il caso di sfoggiare”

[Update del 18/10/2009, ore 15.00. Da Massimo, un aggiornamento sulle modalità attraverso cui si è risposto (ci si è opposti) a questo video, con campagne folkloristiche (di chi parla anche Achille), dalla logica trita e inerziale, che hanno lo stesso retropensiero televisivo: semplificante e alla ricerca dell’audience. La mia opinione, che Massimo riporta anche di là è che quando si ha ragione marcia, come in questo caso, bisogna essere seri e inappuntabili e batter cassa.]

01/10/2009

Anti-italiani? Prrr!

di Antonio Sofi, alle 08:50

Riparte Parla con Me, riparte Tolleranza Zoro – serie di videini di e con Diego Bianchi ospitati dalla trasmissione di Dandini & company. Questa qui sotto è la puntata numero 35, online di circa un minuto e mezzo più lunga rispetto lla versione andata in onda – per chi non l’avesse vista e per chi non c’era.

15/09/2009

Sistema Italia (ovvero: oddìo dobbiamo andare in onda, dove diavolo s’è cacciata la scenografia?)

di Antonio Sofi, alle 16:28

Come nella settimana enigmistica, trova la differenza tra i due cartelli del cantiere di Onna – quello delle casette di legno. Ne stanno scrivendo, in modo molto documentato Lorenzo C (che lo ha segnalato per primo, se non sbaglio), Biccio, Gilioli. E riprende la notizia persino Rai News, con un titolo che recita: “Berlusconi consegna le case realizzate coi fondi della Croce Rossa”.

Il cantiere di Onna. Lo stesso cartello prima e dopo l'estate
Il cantiere di Onna. Lo stesso cartello prima e dopo l'estate

Per i pigri che non amano seguire i link, ecco l’ottima sintesi di Biccio (sul post con tutti i link del caso):

Le due immagini che vedete qui sopra sono state realizzate all’ingresso del cantiere di Onna in due momenti distinti. La prima a Luglio, durante i lavori, e la seconda a Settembre di quest’anno, quando (e si può notare), la Presidenza del Consiglio dei Ministri ha ben pensato di mettere un cappellino sopra ad un opera finanziata dalla Croce Rossa per 5,2 milioni di Euro e progettata e realizzata dalla Provincia Autonoma di Trento, nonostante le documentate resistenze della Protezione Civile che aveva escluso Onna dal piano di costruzione delle case di legno (vedi comunicato sul sito della Protezione Civile).

E’ certamente una “vittoria del Sistema Italia“, come dichiara Bertolaso amareggiato dai distinguo e dal fatto che un po’ i trentini se la son presa (poi il presidente della provincia Dellai ha smorzato le polemiche). Io, che non voglio amareggiare nessuno, non dubito che stasera Vespa e Berlusconi (nella puntata di Porta a Porta che ha provocato lo slittamento della prima puntata di Ballarò, e non avrà nemmeno la concorrenza di Matrix appiedato da un inconveniente tecnico dell’ultimissima ora: il nuovo studio non era allestito, né la scenografia realizzata) spiegheranno per filo e per segno la storia del “Sistema Italia” e delle case che stanno per essere consegnate. Ci mancherebbe.

11/09/2009

Dopolavoro (non ferroviario ma genovese e democratico)

di Antonio Sofi, alle 19:59

E’ bellissima Genova – una città che un po’ si nasconde, camuffa la sua bellezza, s’infratta tra le cose e le case, come la sua architettura carruggia. Da quel poco (ahimè) che ho avuto modo di vedere in quasi due settimane che ho messo lì le tende – a dare una mano a Diego Bianchi per il Dopolavoro Democratico, una specie di dopocena festaliero con dibattito, video e chiacchiera che ha avuto un certo apprezzamento anche come trasmissione tv (ma non doveva esserlo, all’inizio), e che si è svolto appunto a margine della Festa Democratica nazionale – c’è una parte antica di Genova che è una specie di pentola a pressione di persone ed etnie, di odori in combutta e sguardi d’intesa. Un micromondo dal cuore deandreiano (facile ma sorprende sia proprio così: speziato, struggente) che potrebbe esplodere in ogni secondo, e proprio per questo in perfetto equilibrio.

Uno dei momenti più attesi: l'ingresso in scena con lettura di Noi
Uno dei momenti più attesi: l'ingresso in scena con lettura di Noi

Sul sito della Fondazione Daje, per chi avesse curiosità, c’è una pagina apposita dedicata al Dopolavoro Democratico – con (più o meno) tutto dentro: tutte le 16 puntate in video (con ospiti da Sergio Cofferati a Michele Romano della friggitoria dei frisceu di Sampierdarena, da Debora Serracchiani a Francesca opinionista con il cappello bianco, da Enrico Mentana e Walter Veltroni a Valentina camallo che contestava sbattendo il cappello da operaia sul palco), le foto delle serate, i dovuti e sentiti ringraziamenti, oltre che il link ad un fogliaccio dajista che abbiamo ivi diffuso e si chiama Pattuja: Dopolavoro Democratico

03/06/2009

Roba de sinistra

di Antonio Sofi, alle 11:02

Dopo quasi un anno e 25 video di Tolleranza Zoro andati in onda per Parla con me (la serie era nata sul web) Diego trova un finale-cometa, dal retrogusto persistente come da etichetta vinicola, che ancora regge gli ultimi giorni di una campagna elettorale col doppio fondo – che tira fuori un coniglio al giorno. La domanda delle domande, che troverà  risposta nelle urne, gira intorno a Gino Flaminio, l’ex di Noemi, eroe per orgoglio, convinto che ci sono mondi cui non arriverà mai con le sole sue forze, cui la sinistra non sa più cosa dire.

update del 6 giugno: intervista a Diego su Quinta di Copertina, dal titolo “I video di Zoro, dal web alla tv e ritorno

20/04/2009

E’ una questione di equilibrio

di Antonio Sofi, alle 16:07

Alla Daje Night di sabato sera al Simposio (ci sono alcune foto sul gruppo flickr della Fondaje), il video più partecipato in assoluto è stato quello che abbiamo visto per primo, l’ultimo di Tolleranza Zoro, su terremoto e sul coverage peloso e squilibrato che i media hanno allestito nei giorni subito dopo il sisma in Abruzzo – che, come racconta lo stesso Diego, non ha trovato spazio nella trasmissione Parla con Me per questioni di scaletta, sia nella puntata di giovedì sia in quella sorcina di venerdì.