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Post archiviati nella categoria 'Televisione'

03/05/2012

Un governo in form. Web test su strada (anzi in tv)

di Antonio Sofi, alle 11:53

[Come funziona la moviola /10] Il giorno dopo l’annuncio ripreso da tutti i giornali della possibilità di segnalare online gli sprechi e aiutare così governo e Bondi (neo-commissario straordinario) “giochiamo” in diretta con il sistema di segnalazione (in realtà è un normalissimo e per niente social form online di contatto) per testarne la funzionalità.

Salvatore, uno dei nostri cittadini collegati via webcam, ci segnala uno spreco: il carcere di Villalba, costruito e mai usato.

Compiliamo il form e inviamo: c’è una risposta di presa in consegna del messaggio (“Risponderemo al più presto”) e nessun’altra indicazione della fine che farà la segnalazione. Le poche regole d’ingaggio, gli scarsi feedback delle azioni che vengono fatte (peraltro non corroborate da meccanismi social) e la limitata trasparenza dei risultati finali rendono l’esperimento molto poco utile in termini delle logiche digitali – e dell’ancora lontanissimo egov.

[continua…]

29/04/2012

Toda tv cambia. Social network e nuovi format della politica in tv

di Antonio Sofi, alle 21:44

Al Festival del giornalismo di Perugia, la serata di sabato è stata dedicata al matrimonio che s’ha da fare tra tv e social media: Toda Tv cambia, è il titolo che abbiamo pensato – un cambiamento insieme necessario e inevitabile ma pieno di difficoltà (e di incertezze) sui modi…
La serata condotta da Andrea Vianello, ha visto tra gli ospiti (oltre al qui scrivente) Luisella Costamagna, Corrado Formigli, Gianluigi Paragone, Diego Bianchi, Francesco Soro.

Toda Tv cambia - Perugia international journalism festival
Toda Tv cambia - Perugia international journalism festival

Nuove tecnologie connettive come twitter e facebook “assediano” il media più tradizionale che c’è, e la televisione diventa sempre più social: twitta in diretta, lancia sondaggi, gioca con la Rete e dalla Rete è guardata e commentata ogni giorno in diretta. Come deve cambiare la tv che parla di politica sotto la spinta di cambiamento di queste tecnologie che permettono al telespettatore di interagire in tempo reale con il programma e con gli altri telespettatori?

La cosiddetta social tv è la fine della tv, o un nuovo inizio? Per entrare in sintonia con questi nuovi modi di fruizione della televisione serve una tv più tecnica (come il governo)? Più politica? Più aperta ai contributi che provengono dalla Rete? Più convergente? Meno parlata? Con più inchieste? Ne parliamo con chi sta sperimentando in vivo – usando nuove tecnologie, nuovi metodi, nuovi format – cosa significa provare a innovare in qualche modo la cara vecchia tv.

Toda Tv cambia. 'Guarda un po' 'sto tweet'
Toda Tv cambia. 'Guarda un po' 'sto tweet'

02/04/2012

Il raddoppio di Bersani: Casini, vieni via con me?

di Antonio Sofi, alle 15:32

[come funziona la moviola /9] Raddoppio di domanda.

Agorà, puntata corta lunedì 2 aprile, Casini ospite in studio. A domanda di Elisa Calessi sui destini futuribili dell’Udc, raddoppiamo di moviola con un Bersani vespizzato di qualche settimana prima, 15” molto netti in cui il segretario del Pd sembra rivolgersi direttamente al leader centrista – a mo’ di indiretta domanda appunto. Casini un po’ svicola poi, ed è comunque una risposta.

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21/03/2012

Doppio Fiat all’americana

di Antonio Sofi, alle 15:46

[Come funziona la moviola /8] Doppietta comparativa.

Agorà, 21 marzo 2012. Approfondimento su Fiat e Marchionne. Due clip affiancate sulla Fiat: Monti a Torino molto marchionniano (“Fiat non ha il dovere di ricordarsi dall’Italia”), Fornero da Fazio, meno marchionniana (“Non è che Fiat è libera di fare quello che vuole”). Che le sfumature siano poco sintoniche suona chiaro: e questo tira catarticamente fuori le posizioni nette degli ospiti. Claudio Sardo direttore dell’Unità, “appoggiandosi” ai video, ha agio di tirare le orecchie a Monti. Giuliano Cazzola, deputato Pdl, è costretto a una acrobatica difesa e sostiene che non le cose dette non sono dissonanti.

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01/02/2012

Alleggerimento. Littizzetto e la strategia delle liberalizzazioni

di Antonio Sofi, alle 15:57

[Come funziona la moviola /7] Lancio comico d’alleggerimento.

Agorà, 23 gennaio 2012. Si parla del pacchetto liberalizzazioni del governo Monti, capando gli ospiti ogni volta dal mazzo la carta tematica di discussione: dai tassisti alle farmacie, dagli notai ai distributori di benzina. A fornire un quadro strategico d’insieme, e insieme ad alleviare la tensione particolaristica, è un passaggio dell’analista “Luciana” il giorno prima a Che Tempo Che Fa sulla strategia delle liberalizzazioni contemporanee – clip perfettamente on topic che strappa un sorriso agli ospiti (tranne alla Volo) e al rientro in studio riattizza la discussione tra Bernocchi e Mingardi.

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10/01/2012

Ritorno alla realtà. Blob, Polillo e il totem-babau dell’art.18

di Antonio Sofi, alle 16:03

[come funziona la moviola /6] Blobbone ritorno-alla-realtà.

10 gennaio 2012, Agorà, Rai 3, in studio il sottosegretario Polillo. Si parla di art. 18: totem, tabù e babau giornalistico del neo governo – da più parti evocato, temuto, tirato per la giacchetta ideologica, sottaciuto. Polillo la prende larga: richiama gli anni ’70 e la scrittura della legge, cita Brodolini e Lama e lo statuto dei lavoratori, fa il “professore”. Ecco utile alla bisogna, sia per alleggerire che per riportare la discussione a un grado più accettabile di realtà, un “blob” delle apparizioni televisive del sottosegretario – il “frontman” di fatto del governo mediaticamente parco. E’ stato il primo a Ballarò, a confronto vis a vis con Di Pietro da Santoro, nell’arena di Formigli (e c’era Diego Bianchi). In quest’ultima apparizione, ulteriore elemento di ritorno-alla-realtà esplicitava, in maniera molto meno “fumosa” di quanto prima stava facendo, la sua posizione sull’art. 18 – tanto da costringerlo a difendersi al rientro in diretta “è una posizione da studioso”.

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20/12/2011

“Non ho niente da nascondere”: da Twitter alla diretta

di Antonio Sofi, alle 16:06

[come funziona la moviola /5] Twitter, domanda e risposta sul tema.

20 dicembre 2011, Agorà, Rai 3, approfondimento sulla manovra Monti e il fisco controllore. Riccardo Quintili, direttore de Il Salvagente, parla del fatto che chi non ha niente da nascondere non si preoccupa di essere controllato. Qualche minuto prima avevo chiesto a una telespettatrice, Mita Borgogno, che su twitter, usando l’hashtag #agorarai, aveva espresso una opinione molto simile (“A me che spiano il mio conto corrente non me ne frega niente”), poi argomentando. Come i social network entrano in diretta, scelti dal flusso autonomo di commento e “tagliati” editorialmente sul tema della discussione: la trasmissione si allarga ad una “quarta dimensione” che sta dall’altra parte della telecamera.

15/12/2011

Twitter d’emersione. “Sgamato” a scrivere in diretta

di Antonio Sofi, alle 16:11

[Come funziona la moviola /4. Twitter d’emersione] 14 dicembre 2011.

Il contrasto tra Boni (Lega Nord) e Crosetto (Pdl) stenta a emergere nella superficie del dibattito. Sotto la linea di navigazione della diretta, però, Boni, aiutato dall’essere in collegamento dallo studio di Milano, scrive su Facebook un commento, che riguarda Pancho Pardi e proprio Crosetto e che finisce con “soli, soli, soli”. Lo intercettiamo qualche minuto dopo su Twitter e lo leggiamo in diretta – facendo venire i contrasti allo scoperto della discussione pubblica. Dopo la discussione, chiudiamo il cerchio proponendo una clip con Lupi che apre e Bossi che chiude – che dà l’assist a una buona punchline finale di Boni.

[continua…]

01/12/2011

Replica in absentia per conto video: “Lo spread è sceso”

di Antonio Sofi, alle 16:14

[Come funziona la moviola /3: intervento in absentia, per conto video] 1 dicembre 2011, Agorà.

Si parla di spread – che scende, che sale. L’ex ministro Bernini – supportata in modo strabico dall’ex viceministro Castelli – contesta la legittimità di collegare l’andamento dell’indice economico al governo in carica, e non incontra troppe obiezioni dialettiche. Chi poteva obiettare essendoci era Enrico Letta, che da più giorni va ripetendo, con tanto di dati, la tesi del collegamento tra Monti e l’abbassamento dello spread. Ed ecco che il video preparato in copione torna utile a gettar un po’ di scompiglio e far emergere le divergenze tra i sostenitori del governo Monti: Letta l’aveva appunto detto la sera prima a Porta a Porta…

[continua…]

28/11/2011

Il moviolone di Agorà e il cortocircuito con il passato

di Antonio Sofi, alle 16:22

[Come funziona la moviola di Agorà: cortocircuito con il passato] 28 novembre 2012.

Visto che, da superministro, non parla, ecco quando non lo era, superministro, ma lo stesso parlava, da superministro. Durante il talk del 28 novembre si parla di spread che sale e Corrado Passera dal 18 settembre 2011 – la domenica del debutto stagionale di In Onda – spiega cos’è lo spread e aggiunge: “400? E’ già un’enormità”.

[continua…]

28/11/2011

L’agguato (video)maieutico del moviolone

di Antonio Sofi, alle 16:17

[Come funziona il moviolone /2: l’agguato maieutico] 28 novembre. Landini “sconfessa” Cremaschi: “Il governo ha mediato su Fiat”.

Cremaschi non concede l’onore delle armi al nuovo governo sull’accordo con la Fiat: “Non l’abbiamo mica riconosciuto”. “Ah, no?”, brillano gli occhi di Andrea. E tosto s’attiva una clip in sonno del moviolone: Landini la sera prima (anche lui in chiusura di programma) invece qualcosina riconosceva, al governo Monti. E Cremaschi, che non aveva evidentemente visto la trasmissione, è costretto ad ammettere: “Anche in Fiom non sempre si può pensare allo stesso modo”.

[continua…]

26/09/2011

Inizia Agora’

di Antonio Sofi, alle 22:27

Nuova stagione, nuova Agorà.
Inizia domani, tutte le mattine, fino a giugno.

Agorà

Anticipiamo di un’ora rispetto allo scorso anno: dalle 8.00 alle 10.00, sempre su Rai Tre.

PER MAGGIORI INFORMAZIONI e seguire tutt’e cose: sito (con streaming), pagina facebook, twitter

10/07/2011

Agorà e dintorni. Tv vecchia o nuova, arricchita o alla moviola, digital-popolare

di Antonio Sofi, alle 10:45

In occasione del convegno organizzato dal Corecom Lazio lo scorso 6 luglio, voluto dal bravo Francesco Soro e intitolato Vecchia Tv vs. Nuova Tv, ho buttato giù alcuni appunti/promemoria che ripropongo qui in forma di bozzolone (più bozzolo che bozza) – per provare a contrastare una specie di maledizione alla memoria corta tipica di una società ipermediatizzata (la migliore scusa che ho trovato per non dire che mi dimentico le cose) e perchè più seriamente qualcosa durante le quasi 190 puntate di Agorà (da settembre a giugno, ogni mattina) abbiamo provato a sperimentare. Nella pagina degli atti (doverosamente multimediali) del convegno ci sono interviste ai presenti e interventi più interessanti e strutturati (segnalo tra tutti quello di Alberto Marinelli).

Nuova tv vs. vecchia tv? Sempre più tv “enriched”

Nuova tv vs. vecchia tv è una contrapposizione che, se intesa come tubo catodico & palinsesto unidirezionale vs. tecnologie digitali orizzontali e on demand, perde sempre più di valore effettivo: si assottigliano le differenze, non sono ormai più da tempo due sport diversi e probabilmente nemmeno più due diversi campi da gioco.

Per esempio la rete si nutre fortemente della tv cosiddetta tradizionale o generalista, quest’ultima è spesso il luogo centrale (la piazza, l’agorà appunto) dei cittadini digitali – dove si incontrano e fanno cose. Ecco alcuni tipici momenti di incontro/scontro:

    Il commento in diretta su Twitter, Facebook o Friendfeed – che trasforma di fatto la visione solitaria della tv in una lunghissima poltrona digitale o se vogliamo in un gigantesco gruppo d’ascolto (che una volta si riunivano giusto in occasione di eventi importanti come il Festival di Sanremo e ora invece lo fanno spesso se non ogni sera, da eventi speciali come Vieni via con me o Tutti in piedi alle puntate settimanali di Annozero, Ballarò, Exit ecc.);
    La condivisione del giorno dei pezzi più emblematici sui social network. La maggior parte dei video condivisi sono (emblematico anche questo, direi) video politici, provenienti da talk politici, contenenti dichiarazioni improvvide, gaffe, litigi, uscite di scena ecc. che alimentano discussioni donanda ulteriore tempo di vita ai programmi televisivi;
    La parodia a là politics busting, in cui si stravolgono o remixano format, linguaggi, momenti e/o la creazione di prodotti video che trovano canali di diffusione dentro i social network (e spesso trovano la via d’ingresso per la tv: dai trailer “fasulli” per il processo Ruby e Pisapia ai video della Sora Cesira alle web-series anche nostrane)
    La tv come archivio informativo e repertorio probatorio per alimentare le conversazioni, e “ancorare” la memoria personale a momenti storici e condivisi, costruendo così giudizi su fatti e persone
    e così via…

Per certi versi insomma mi sembra di notare, negli ultimi tempi, una rinnovata centralità politico-sociale della televisione generalista – fenomeno in parte attribuibile all’attenzione, presenza e rilancio delle persone dentro i media digitali. Persone che, seppur non rinnegando la libertà di decidere autonomamente gli arzigogolati e crossmediali percorsi dei propri consumi informativi (e indietro non si torna su questo punto), si ritrovano spesso ad ambire luoghi comuni e condivisi a una audience più ampia di se stessi. Ovviamente non vale di default per tutta la televisione generalista, ma (credo) ci siamo capiti.

Lo studio di Agorà con Andrea Vianello. Sul widescreen una webopinionista espone da casa il cartello 'ora parliamo noi'
Lo studio di Agorà con Andrea Vianello e gli ospiti. Sul widescreen una webopinionista espone da casa il cartello 'ora parliamo noi'

D’altra parte, la tv tradizionale sempre più si apre (o dovrebbe farlo) a questi sommovimenti, includendo nei suoi format linguaggi, idee, trovate creative, contenuti e, perchè no, personaggi. Non più in una logica di contrapposizione ma di arricchimento: non più nuova tv contro vecchia tv ma una tv “enriched”, arricchita, dalle dinamiche social – che sta nei palinsesti dei canali televisivi ma, per esempio e oltre al già detto, sta anche sui social network dopo la messa in onda per chi la vuole rivedere con calma o a pezzetti…

La moviola di Agorà, digital-popolare

Proprio a questo proposito, nella convinzione che la tv oggi sia un flusso che entra e esce dalla tv e si alimenta all’interno dei media circostanti e connessi, una delle cose che abbiamo provato a sperimentare quest’anno ad Agorà è lo spazio del “Moviolone” – che curo e che è nato con l’idea di attualizzare (anche con logiche digitali) un classico della televisione nazional-popolare.

Il moviolone infatti prova a fare in tv quello che noi in quanto utenti dei social network facciamo ogni giorno online: segnalare e commentare i video più interessanti del giorno prima. Nel corso dei mesi il campo da gioco si è allargato e abbiamo finito per non fare distinzioni rispetto alla fonte del video: non solo tv ma anche web. L’importante era il significato politico, giornalistico e comunicativo del video: quanto riuscisse a “raccontare la politica al cittadino” (come da mission del programma) attraverso la sottolineatura comunicativa di momenti significativi e quanto fosse funzionale al dibattito in studio (che spesso si rinfocolava al lancio di video più o meno imbarazzanti per gli ospiti seduti, i quali dovevano giocoforza confrontarsi con prese in giro o dichiarazioni non smentibili perché televisivamente riprodotte).

Attraverso il momento del moviolone, il web è entrato dentro il talk politico di Agorà sotto forma di:

    1. Riproposizione dei video televisivi più interessanti condivisi sui social network;
    2. Attenzione ai fenomeni video “nativi” di Internet (video virali, parodie, remix, ecc.)
    3. Logica della citazione ipertestuale tipica di Internet (abbiamo segnalato senza alcuno scrupolo di concorrenza qualsiasi programma, canale e rete: Rai ovviamente, Mediaset, La7 e fonti online, dai quotidiani alle agenzie stampa multimediali fino ai singoli utenti)
    4. Ironia e alleggerimento (dall’apertura con stralci di film e commedie più o meno famosi a monologhi comici storici o recenti, ecc.)

Un mix di contenuti, modalità e fonti che appunto non ha fatto troppa differenza tra vecchia e nuova tv. Una differenza assolutamente non apprezzabile nell’uso quotidiano. Un video buono poteva venire da qualsiasi parte, in una logica di monitoraggio a 360° che comprendeva: dichiarazioni politicamente emblematiche o significative di politici; stralci o montaggi dei talk show di prima serata (con un occhio di riguardo verso la “notizia di apertura dei social network” il giorno dopo, quella che tutti avrebbero commentato ma cercando di scovare anche la “chicca” passata più inosservata); sintesi ragionata di inchieste o servizi politici, da programmi o tg; vecchie dichiarazioni d’archivio del politico di turno che attualizzate risultano imbarazzanti per il politico stesso che intanto ha cambiato idea (o è invecchiato); collezione di dichiarazioni di più politici su un singolo tema (la guerra in Libia, i ministeri al Nord, ecc.); note di colore su tic verbali e non, vestiario, comportamenti; videocronache amatoriali di citizen journalism; semi-grezzi di eventi politici pubblicati dai quotidiani online; video virali, parodie e montaggi creativi di videomaker online; ecc.

Un estratto video dal moviolone speciale dell’ultima puntata, con i tre momenti dell’anno di Agorà più votati tra redazione, facebook, blog, mail: da Sgarbi a Scilipoti a Santanchè che va via con in più il premio della critica per la migliore apparizione misteriosa, il “pulitore di vetri” – in realtà un tecnico addetto alle luci – comparso all’improvviso in collegamento da Milano)

Ancora ovviamente molto c’è da fare: ci proveremo anche nella prossima stagione. L’obiettivo è sempre quello di arricchire il programma televisivo, nei limiti di una sostanziale “irriproducibilità” televisiva delle dinamiche fluide della Rete (la domanda delle domande, cui ancora non sono riuscito a dare adeguata risposta è “Come fare a far vedere un contenuto web in tv – se questo contenuto non è un video?”) e di uno spazio tv che ha comunque le sue regole, non solo con il meglio della televisione stessa ma sempre più con il meglio della Rete.

Per approfondire
Sito web ufficiale di Agorà, profilo Facebook, Twitter (profilo + hashtag)

01/06/2011

Il tenero Zedda

di Antonio Sofi, alle 12:12

Uno. La linea del Pd (“Abbiamo vinto”) viene seguita da Letta con una solerzia cui non siamo abituati: bene. Linea che incredibilmente conferma l’ottimo comportamento in tal senso del Partito Democratico durante le ultime amministrative: tutti zitti e in fila composta senza sbuffi e diserzioni dietro candidati anche non propri – legittimando oltre che il candidato anche se stessi attraverso la scelta delle primarie, strumento che serve come il pane alla comunicazione (e alla) politica e che spesso vede vincere i candidati del Pd.

Due. Formigoni s’agita non sapendo interpretare l’ultima dichiarazione di Berlusconi sulla Carfagna (“Avrebbe vinto a Napoli ma non la volevamo consegnare alla camorra”) e se la prende con il pubblico pregiudiziale e contrario (ultimo appiglio prima delle cavallette).

Massimo Zedda
Massimo Zedda

(E soprattutto) Tre. Ieri a Ballarò ha debuttato uno spettacolare Massimo Zedda, neo inaspettatissimo (a vederlo dall’esterno) sindaco di Cagliari, faccia e idee pulite, verso cui tutti tosto diventano chioccia (drizzare le orecchie alla fine della domanda di Floris, c’è Di Pietro che si preoccupa: “è troppo difficile!”)

(Per la moviola di Agorà)

10/05/2011

Hai vinto tu. Ora basta però. La strana storia del videomessaggio meno visto della storia di B.

di Antonio Sofi, alle 13:03

E’ il videomessaggio presidenziale meno visto della storia di Berlusconi.

302 visitatori in 4 giorni sono pochi anche per il filmato amatoriale del pupo che piange o che sbatte il grugno, se passa un paio di volte dalle bacheche di Facebook degli amici. Pochi anche per il Cavaliere, che con il web non è mai andato d’accordo – come all’epoca dimostrò la pronuncia di Gogol, ops, Google. Secondo i counter pubblici il video, che dura 7 minuti e scarsi, è stato caricato online il 5 maggio scorso sul canale YouTube ufficiale del Governo Berlusconi. Quattro giorni esposto ai venti del web, e davvero esigui i visitatori autonomamente attratti dall’appello presidenziale – pugnace sul voto amministrativo, sulla fronda ex-interna di Fini e dei centristi, sul rilancio delle riforme a fronte della crisi economica.

Screenshot del canale di governoberlusconi, con la data dell'upload e il numero di accessi
Screenshot del canale di governoberlusconi, con la data dell'upload e il numero di accessi

Ma le stranezze non finiscono qui. Perché quello che è di fatto un video fantasma, non visto da nessuno online, non è stato ripreso da nessun media tradizionale – che di solito fanno a gara a spolparsi i manufatti comunicativi del premier. Niente sui giornali cartacei, niente sui quotidiani online, niente sui tg o sui programmi televisivi.

Tutti hanno “bucato” il videomessaggio.
Non è stato lanciato dall’ufficio stampa del Governo (che pure l’aveva messo online)? O nessuno ha ripreso il comunicato stampa (strano)? Come è possibile che un videomessaggio del presidente del Consiglio è stato quattro giorni online in semiclandestinità e nessuno se ne è accorto? Nemmeno un militante berluschino, un battagliero avversario, un semplice cittadino che oggi armato di social network tutto scruta e sfruguglia?

La Repubblica.it, 10/05/2011. Apertura sul video elettorale di Berlusconi.
La Repubblica.it, 10/05/2011. Apertura sul video elettorale di Berlusconi.

Il video – sfondo classico abbellito dal logo pidiellino in elettoral sovraimpressione – è ritornato su solo oggi, come una peperonata mediatica. Lo “lancia” questa mattina l’agenzia di stampa ItalPress (senza specificare che il video era di 4 giorni fa – lo abbiamo fatto notare noi in tempo reale ad Agorà su Rai Tre) e quindi finalmente il povero video finsice nel circuito classico della visibilità mediale. Al momento in cui scrivo è l’apertura di Repubblica, de L’Unità e in homepage de Il Corriere.

Magari c’è una spiegazione razionale e sensatissima, ma tra le varie ipotesi che si possono fare sul videomessaggio fantasma ce n’è una che accarezzo, contropelo, come una speranza bizzosa: che sia perché è tutto così tanto già visto milioni di volte, sentito in miliardi di varianti, vecchio vecchio decrepito – un miscuglio letale tra un ritornello andato in loop e un deja-vu che niente cambia o aggiunge. Che questa disattenzione collettiva sia il segno di una resa invicibile e insieme di una riscossa silenziosa.
Hai vinto tu. Ora basta però.