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Post archiviati nella categoria 'TecnoFobie'

22/11/2008

Melius adimere. Il marketing minimale, dal Web all’edicola sovraffollata

di Antonio Sofi, alle 11:57

Marketing, comunicazione o pubblicità: quale busta scegli?

A scegliere la busta della domanda da un milione di euro, e sulla puntata di Quinta di Copertina di questa settimana (tormentata da una lenta propagazione dei DNS di Apogeonline, che ora dovrebbero essere più o meno risolti) è uno dei “grandi vecchi” del racconto del marketing sul e del Web, il cowboy delle nuove frontiere della comunicazione online, ovvero Gianluca Diegoli – markettaro di professione, e curatore di Minimarketing – un blog dal sottotitolo che è un biglietto da visita: il blog del marketing minimale (e non minimalista, aggiungo io). In cui, forse, il detto melius abundare si capovolge – togliendo le frolloccate e rimettendo al centro le persone.

La crescita vorticosa degli utenti del social Web in Italia (Facebook sopra tutti) e il conseguente aumento dell’attenzione ad esso dedicata, ha portato come conseguenza – non solo in Italia – che alcune aziende, sia pubbliche che private, hanno deciso di filtrarne l’accesso al lavoro. I social network sono considerati fattore di disturbo e di distrazione per i lavoratori. Il fenomeno si iscrive all’interno di una spesso schizofrenica propensione al Web delle aziende – e dei settori marketing, pubblicità e comunicazione. Ne parliamo – fino ad arrivare al problema delle metriche che non ci sono e delle nuove intraprese dell’editoria cartacea sulla tecnologia – con Gianluca Diegoli, esperto di marketing più o meno convenzionale e curatore di Minimarketing.it.

Uno degli argomento di cui mi è più divertito trattare con Gianluca parte da questo suo post sul marketing dell’edicola, ovviamente con riferimento all’atteso sbarco di Wired in Italia: alcune definizioni sono davvero molto divertenti.



[Peraltro condivido l’approccio: tutto nasce da un bisogno. Mi viene in mente anche un vecchissimo intervento sul blogging del 2003, quando ancora si usava dire
Weblog (per dir della vecchiezza della cosa). Intervento di cui mi ero completamente dimenticato ma che ho trovato sano e salvo ancora sul server in orribile ppt o in più comodo pdf. Roba ormai da modernariato digitale.]

ASCOLTA: L’azienda digitale tra marketing, pubblicità e comunicazione, su Apogeonline
SCARICA: l’mp3 (9,7 mega ca)
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24/10/2008

Facebook, la psicologia e il pregiudizio tecnologico

di Antonio Sofi, alle 08:00

Negli ultimi tempi Facebook è prepotentemente al centro dell’agenda tecnologica dei media. Articoli, inchieste sui settimanali, servizi più o meno di colore su magazine televisivi e telegiornali.

Il racconto di Facebook (preso ad esempio o sineddoche di tutto l’universo dei social network) è legittima reazione all’impennata di utenti che ha fatto registrare il servizio in Italia negli ultimi tempi (più che raddoppiati in due mesi: ora sfiorano il milione e mezzo), ma è spesso inquinato da una sorta di pregiudizio tecnologico, e da impressioni personali e discutibili ma spacciate per verità scientifiche (spesso relative alla classico refrain della dipendenza da Internet).

Una vignetta di Pietro Vanessi (unavignettadipv.it), via Psicocafè
Una vignetta di Pietro Vanessi (unavignettadipv.it), via Psicocafè

Grande dibattito ha scatenato (leggi blogbabel, o sintesi di Federico), due giorni fa, la pubblicazione di un articolo sul Corriere.it, dal titolo Facebookmania fra i 30-40enni, che semplifica il fenomeno riducendolo (quasi completamente) alla sola devianza.

Con la diffusione dell’uso di Facebook, inoltre, cambiano (in modo più o meno significativo) anche i concetti di “amicizia” e (soprattutto) di privacy – di pubblico e privato.

Nell’appuntamento settimanale di Quinta di Copertina ne parlo con Giulietta Capacchione, psicologa da tempo attenta alle dinamiche dei nuovi media, e curatrice del blog tematico Psicocafe, uno dei primi blog del genere in Italia.

Ho apprezzato molto la lucidità di Giulietta nell’affrontare i controversi temi dell’uso e abuso della Rete più o meno sociale dal punto di vista della psicologia – a dimostrazione che chi mal interpreta è spesso ignorante dei fenomeni sui quali si arroga la competenza di dire (e non è una scusante, semmai un aggravante).

Interessante – e mi riprometto di tornarvi essendo stato l’argomento oggetto di alcune mie riflessioni passate – la riflessione sui bias distorsivi presenti nel passaggio dell’informazione tra ricerca scientifica e divulgazione giornalistica – problema classico del giornalismo dell’innovazione. Il punto è forse, dice Giulietta, che mentre per le altre discipline è di fatto impossibile prevedere in che direzione andrà la cattiva interpretazione, quando si parla di nuove tecnologie e nuovi media, negli ultimi tempi, la cattiva interpretazione è di fatto quasi a senso unico, negativo o apocalittico.

14/10/2008

Facebook generation goes to Urbino

di Antonio Sofi, alle 13:53

Il titolo c’entra e vale poco. Se non a mettere in connessione Facebook appunto, il social network per il quale lItalia sembra essersi presa una scuffia violenta, sebbene un po’ ritardataria (raddoppiati gli user in meno di un mese nel mese di settembre, entrati nel top ten delle nazioni con più utenti, ecc.), e il weekend appena trascorso ad Urbino, in occasione della Girl Geek Dinner e del Festival dei blog – eventi a braccetto entrambi assai bene organizzati, in un mix gentile di leggerezza e contenuti che sta diventando l’ottimo marchio di fabbrica delle cose made in Urbino.

Quinta di Copertina e la morte presunta dei blog

Fabio Giglietto Di uno degli organizzatori del weekend urbinate, Fabio Giglietto, segnalo anche l’intervista uscita venerdì scorso per la nuova versione della mia Quinta di Copertina, con il titolo “Facebook, la privacy e la (quasi) morte dei blog“. In realtà anche in questo caso il titolo non è dei più precisi, ma ho trovato molto interessanti le considerazioni che Fabio fa a partire da una serie di dati comparativi (c’è anche Badoo, il precedente leader dei social network al tricolore), per arrivare a declinare una sorta di continuum esperienziale, che va dai blog ai social network e che ha in sé la risposta, più o meno soddisfacente, a diversi bisogni comunicativi e relazionali.

Daje in salsa social

Sempre collezionando link come perline di plastica in cromo-tematica coincidenza, segnalo anche una intervista che a conti fatti ed ex post acquista un significato dajarolo in salsa social-fangosa, essendo una intervista condotta da da Ilenia Picardi e Simona Regina per Radio SE. L’argomento è sempre Facebook, il pianeta a porta di click e oltre a me c’è un intervento di Diego Bianchi, che su FB la base ha, all’epoca, più o meno dovuto portarcelo di forza.

Alcuni dati da chiacchierata @ barcamp

Infine, ultima segnalazione: l’intervento di Vincenzo Cosenza all’AcaBarCamp. Ovviamente sull’onnipresente fb, con alcuni dati sulla galoppante (e un po’ preoccupante, come tutti i fenomeni di esondazione veloce) crescita in Italia del social network fondato da Mark Zuckerberg.

02/10/2008

La crisi, l’economia nelle persone e l’innovazione nelle relazioni

di Antonio Sofi, alle 17:00

L’ospite della puntata di oggi, la terza puntata del nuovo format di Quinta di Copertina, è Alberto Cottica.

Alberto Cottica a Vancouver

L’idea di una chiacchierata con Alberto, fondatore dei Modena City Ramblers (da cui è uscito) ed economista attento ai temi dallo sviluppo che nasce dalla creatività, mi è nata – oltre che ovviamente dalla crisi finanziaria di questi turbolenti giorni – dalla foto qui sopra, presa dal suo blog, in cui scrive dal bel mezzo di un tour nord americano – insieme al Coro delle Mondine di Novi e ai Fiamma Fumana.

Il titolo del post era “Un economista in tour al tempo della crisi”, ma poi – nonostante le attese in parte ormai eterodirette di concioni incomprensibili di alta ingegneria finanziaria – Alberto scriveva del comportamento della gente e delle chiacchiere con le mondine come possibile soluzione al panico indiscriminato.

Ecco che allora mi è venuto voglia di capirne di più, partire dal suo punto di vista sulla crisi in atto per arrivare anche ad Internet, alle culture di Rete o a progetti molto affascinanti e “net-based” di “messa in relazione” di competenze e idee per lo sviluppo come Kublai.

Merito suo ovviamente, ma il risultato mi sembra davvero worth listening :)

Su Apogeonline, come sempre, il post completo di indicazioni anche bibliografiche. Qui sotto il file mp3 (c’è anche un comodo feed e un canale itunes per sotoscrivere il podcast)

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26/09/2008

Se telefonando. Suzukimaruti ospite a Qdc

di Antonio Sofi, alle 13:18

Quinta di Copertina, dopo due anni e 245 puntate più o meno quotidiane, cambia formato e obiettivi: 20 minuti settimanali, e un ospite con cui conversare. Resta ferma l’ambizione iniziale: quella di raccontare e approfondire (forse un po’ scompaginare) l’agenda tecnologica.

L’ospite di questa settimana è Enrico Sola, alias Suzukimaruti.

Parliamo di cellulari, dall’iPhone e dall’Apple passata (un po’) al lato oscuro della forza al sistema operativo Android di Google. Fino all’inutile terrorismo sul bullismo digitale e alle cronache live di eventi.

Iphone vs Android, by The Joy of tech
Iphone vs Android, by The Joy of tech

LINK: La blogfest e i blogger (più o meno) amatoriali
MP3: mp3, 9,22 mega ca.
FEED: feed Qdc, e canale iTunes.

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03/09/2008

Google Chrome, datemi un browser e vi solleverò il mondo

di Antonio Sofi, alle 14:21

Ieri Google ha rilasciato una versione beta (ma frutto di anni di lavoro) di un nuovo browser: il nome è Chrome. E’ (a detta dei creatori e dei primi che l’hanno provato) leggero, veloce e sicuro ed è scaricabile da questo indirizzo (per ora solo per utenti Windows).

L’annuncio, una volta lasciato cadere nel Web, ha acquistato velocemente forza centrifuga e di rimbalzo in rimbalzo è arrivato velocemente sui siti di tutto il mondo, fin nelle periferie degli imperi digitali.

Quando Google si muove ̬ come un gigante che si stiracchia: provoca movimenti tellurici e maremoti con semplici sbadigli Рfiguriamoci con annunci di questo tipo. La Grande G inoltre ̬ in possesso anche delle chiavi giuste per entrare dalla porta principale sui media: telegiornali e quotidiani di tutto il mondo ne hanno dato ampia notizia (nella concitazione della cosa anche con qualche strafalcione ed esagerazione).

Qualche esempio dell’impatto dell’annuncio di Chrome sul Web italiano e internazionale.

  • Cerca Chrome su blogbabel (67 pagine) / wikio / memesphere / technorati (it, 912 post)
  • Cerca Chrome su Technorati internazionale (115,408 risultati): e forse sì, ci sarà qualche post che parla del cromo-cromo (il metallo duro, lucido, color grigio acciaio) ma son sicuro sono un piccola percentuale.
  • DNews, pagina dedicata a Chrome
    DNews, pagina dedicata a Chrome

    Ieri ho scritto, su Chrome, un pezzo divulgativo per DNews, scaricabile dal sito. Come chiosa laterale ho scelto di scrivere del fumetto di Scott Mc Cloud, che i tipi di Google hanno usato per raccontare al mondo le potenzialità del progetto Chrome – invece di affidarsi ad un freddo e tecnico comunicato stampa. Una scelta azzeccata. Il fumetto di Scott Mc Cloud consta di ben 38 pagine in cui, con estrema semplicità e chiarezza, vengono illustrate caratteristiche, funzioni e potenzialità del browser di Google. Il fumettista americano, molto conosciuto anche per il saggio “Capire il fumetto. L’arte invisibile“, ha scelto di mettere in scena, disegnati nel web comic, i protagonisti che stanno dietro il progetto – gli ingegneri e gli sviluppatori di Google. Segnalo anche le riflessioni di Federico Fasce, che scrive: «La semplicità del fumetto di Google, invece, riduce a icona ogni personaggio e ogni elemento grafico, in modo da farci concentrare sul vero obiettivo del discorso: il concept.».

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    02/08/2008

    L’homophilia ci rende stupidi. Ammesso non lo fossimo già.

    di Antonio Sofi, alle 15:30

    Ha iniziato le danze del dagli-a-internet Nicholas Carr qualche settimana fa su Atlantic.com (uno dei magazine più goduriosi del globo terracqueo). Il titolo era oggettivamente paraculo (“Is Google Making Us Stupid“), il contenuto no.

    Ehi, cosa diavolo mi sta succedendo?

    Al contrario di altri oziosi bastiancontrari digitali, di moda in questi ultimi tempi rinculanti, Carr veste i panni di super-utente della Rete e si domanda, del tutto legittimamente: «ehi, un attimo, cosa sta cambiando nel MIO modo di leggere il mondo? Di pensare, di informarmi, di relazionarmi con gli altri?».

    E ancora (traduco e semplifico io): «Sono più di dieci anni ormai che io passo un sacco di tempo online: navigo, uso i motori di ricerca, uso la Rete in maniera evoluta e intensiva. In che modo questo mi sta cambiando – o mi ha già cambiato?».

    Illustrazione di Guy Billot, da The Atlantic
    Illustrazione di Guy Billot. Fonte: http://www.theatlantic.com/doc/200807/google

    Le domande sono più che legittime. Le possibilità di fraintendimento altissime (vedi reazioni in ritardo, in pieno esprit d’escalier, dei media tradizionali via Mantellini – ma vedi anche le semplificazioni di molta blogosfera). Le risposte mai meno che sistemiche (giocoforza) e complicatissime.

    Repubblica.it commenta l'articolo di Carr
    Repubblica.it commenta l'articolo di Carr. Via http://www.mantellini.it

    La verità è che tendiamo a sovrastimare l’influenza dei media a breve termine e a sottostimarla a lungo termine. E questo vale anche per Internet, ammesso e non concesso sia un media comparabile agli altri finora dominanti.

    Prova a leggere un libro e contiamo dopo quanti secondi vuoi cliccare qualcosa

    Carr fa un esempio semplice semplice. Leggere un libro. Dall’inizio alla fine. Senza distrarsi. Per Carr (ma mi ci metto anche io) ormai una esperienza quasi frustrante: “Non riesco a concentrarmi per più di due o tre pagine. Se insisto inizio a stare sulle spine, perdo il filo e mi guardo intorno in cerca di qualcos’altro da fare” più o meno contemporamente o nel frattempo.

    I’m not thinking the way I used to think. I can feel it most strongly when I’m reading. Immersing myself in a book or a lengthy article used to be easy. My mind would get caught up in the narrative or the turns of the argument, and I’d spend hours strolling through long stretches of prose. That’s rarely the case anymore. Now my concentration often starts to drift after two or three pages. I get fidgety, lose the thread, begin looking for something else to do. I feel as if I’m always dragging my wayward brain back to the text. The deep reading that used to come naturally has become a struggle.

    Ma poi Carr va oltre. Infoscando ancora di più le tinte di un futuro in cui, in una sorta di passaggio di testimone tra media sempre più onnivori, arriveremo a delegare ad altri o ad altro la nostra capacità di capire e interpretare il mondo che ci circonda – rendendo di fatto la nostra limitata intelligenza una intelligenza potentissima ma artificiale.

    L’homophilia (no non è quello che pensate voi)

    Il punto di Carr popolarizza altre e più sostanziose discussioni (che in parte lo stesso Carr cita) sugli effetti cognitivi e sociali di 15 anni digitali – non tutte peraltro così pessimistiche. E ad un certo punto quindi incontra il fiumiciattolo della discussione sulla cosiddetta homophily, un concetto coniato più di 50 anni fa da una coppia storica, i Gianni e Pinotto della sociologia dei media, Lazarsfeld e Merton. Il concetto, inizialmente usato per spiegare alcune dinamiche dei processi amicali (la tendenza a diventare amici di persone che sono o la pensano come te), è stato esteso a tutti i possibili network sociali e a tutte le possibili relazioni – al grido di “Similarity breeds connection” (leggi il saggio “Birds of a Feather: Homophily in Social Networks“).

    Insomma il senso è chiaro: se ci pensi ti rendi conto che tutti quelli che conosci e frequenti la pensano più o meno come te? Ebbene sei anche tu un po’ “homophiliaco”.

    Da qui, il passaggio all’homophilia all’interno dei network digitali è una breccia di Porta Pia dopo il passaggio dei bersaglieri. Il concetto arriva tra le mani di uno che la testolina e i link sa come farli girare, quel Ethan Zuckerman fondatore di Global Voices, che a sua volta tira su dalle tenebre della Rete un bel pezzo (di due anni fa) di Nat Thorkington, Homophily in Social Software.

    L’homophily ci rende stupidi?

    E’ davvero bravo a sintetizzare tutto questo po’ po’ di roba Andrea Dambrosio oggi su D La Repubblica delle Donne, con un pezzo il cui titolo è una citazione di quello di Carr (“Se l’homophily ci rende stupidi”) e il cui sommario recita

    «Credevamo che Internet ci rendesse liberi di conoscere praticamente tutto. Salvo scoprire che ricadiamo sempre nello stesso tranello: scegliamo quello che ci piace perché ci somiglia».

    Se l'homophily ci rende stupidi, D La Repubblica delle Donne, 2 Agosto 2008
    Se l'homophily ci rende stupidi, D La Repubblica delle Donne, 2 Agosto 2008

    Chi si somiglia si piglia, anche online? La più straordinaria forza della Rete (che è esattamente quella di metterti a portata di mano e di mouse persone che hanno interessi e passioni a te affini, senza curarsi di tempi e spazi differenti, di distanze e fusi orari) può diventare anche la sua più ambigua debolezza?
    Non abbiamo nemmeno fatto un passo fuori dalla casa di Mamma Tv, che ci voleva audience indifferenziata e poltroniera, e già non va più bene – tutta questa libertà di sceglierci in piena autonomia i compagni di strada (fonti, contenuti, persone, strumenti)?

    Dambrosio intervista sull’argomento Giuseppe Granieri, Giovanni Boccia Artieri e il sottoscritto. Provo a sintetizzare (e prendo pezzetti di virgolettati). Se pure c’è una tendenza digitale all’homophilia (e abbiamo tutti molti dubbi), i network digitali mantengono comunque la possibilità dell’esposizione al nuovo, e all’alterità. A quella serendipity, che è di fatto il contrario dell’homophilia: la capacità di fare scoperte fortunate e non attese, grazie a orecchie aperte e mente preparata.

    Online peraltro partecipiamo a diverse comunità che non sono monolitiche, e mai completamente autosufficienti e chiuse a stimoli esterni. Il web sociale è pensato per lasciare porte aperte alle sorprese. Basta un link e pof!sei subito da un’altra parte, in un altro mondo.
    (Pof! non c’è nell’articolo)

    Per finire. Cesare Pavese già sapeva.

    Da Il mestiere di vivere di Cesare Pavese, citazione che oggi girava per i tumblr italiani (via revep)

    «Leggendo non cerchiamo idee nuove, ma pensieri già da noi pensati, che acquistano sulla pagina un suggello di conferma. Ci colpiscono degli altri le parole che risuonano in una zona già nostra – che già viviamo – e facendola vibrare ci permettono di cogliere nuovi spunti dentro di noi».

    18/06/2008

    Web Cocktail e Personal Democracy Forum

    di Antonio Sofi, alle 09:53

    Prossimi appuntamenti, tanto per tenerne traccia

    Oggi pomeriggio sarò, a partire dalle 16.30, al Web Cocktail – serie di appuntamenti organizzati e animati da Wafer.it in quel di Ravenna. Il tema del pomeriggio è “Reti di persone. Network sociali, relazioni, conversazioni” e compagni di chiacchierata sono Ethel Frasinetti di Legacoop Generazioni (toh, non avevo mai visto il dominio .coop) e Sara Maternini, geek girl di San Lorenzo e non solo.

    Personal Democracy Forum

    Nel weekend parto, in splendida compagnia (Sergio, Antonella) per New York, dove il 23 e 24 giugno si terrà l’attesissimo appuntamento del Personal Democracy Forum – quinta edizione del meeting annuale su politica, internet e nuove tecnologie organizzato dall’omonima organizzazione. Che, capitanata da due vecchie volpi come Andrew Rasiej e Micah Sifry (con l’appoggio di Joshua Levy conosciuto ad Udine per State of the Net) ha portato avanti in questi mesi e su questi temi l’affascinante esperienza editoriale (pluripremiata) di TechPresident – un magazine a più mani di “approfondimento pop” su come Internet e le nuove tecnologie stiano cambiando la politica.

    L’articolato programma della due giorni newyorkesi vede, nella prima giornata, l’attenzione ai processi e alle logiche di campagna online (già ampiamente utilizzate durante le combattutissime primarie democratiche, specialmente dal vincitore Obama), anche in vista delle elezioni di novembre; nella seconda giornata, invece, sui cambiamenti nelle pubbliche amministrazioni, nei governi locali, e nelle azioni “dal basso” (governance and civic engagement).

    Troveremo, spero, il modo di raccontare anche qualcosa in diretta – qui o su Spindoc.

    05/06/2008

    Podcast live, buono come digestivo.

    di Antonio Sofi, alle 11:42

    Visto che dolce è sperimentar in questo web, intorno alle 14.00 andiamo in onda con una puntata live di Quinta di Copertina, il podcast tecnologico che da un paio d’anni curo per Apogeonline (sull’onda lenta e lunga del live per le 400 puntate).
    Buono insomma come digestivo: il giovedì poi tra Nova del Sole 24 Ore e Chip & Salsa del Manifesto di ciccia ce n’è.

    Il canale di Mogulus è questo, con il live che dovrebbe girare in loop.
    La puntata che è uscita fuori è questa, sul sito di Apogeonline.

    Questa la scaletta delle segnalazioni

    * Wii Fit, grande successo con un po’ di critiche obese (Marina Rossi; Federico Fasce, Chip & Salsa, il Manifesto)
    * Cultura videoludica, che rimette al centro il corpo (Luca Chittaro, Nòva, Sole 24 ore)
    * Evasori.info e Qbr.it, per segnalare evasioni e per incontrare gente, soprattutto a Napoli (Elena Dusi, La Repubblica; Nicola Bruno, Chip & Salsa, il Manifesto)
    * La strategia di YouTube, e i suoi concorrenti (Luca Tremolada, Nòva, Sole 24 Ore)
    * Quanto è piccolo il nostro mondo: siamo tutti casa e lavoro (Elena Dusi, La Repubblica)

    Appuntamento a lunedì, con qualche (si spera) novità.

    07/04/2008

    Abitare gli inter/mezzi (e fare in modo che siano ricchi)

    di Antonio Sofi, alle 07:40

    Il convegno sull’editoria digitale? Pieno di ottimi spunti (vedi le riflessioni di Luca De Biase).

    A me sono rimasti due concetti da maneggiare.

    Uno: “arricchimento dell’esistente” (enriched reality?). I processi digitali come capaci da una parte di rendere più dense ed espressive le opportunità comunicative, dall’altra di far emergere molteplici domande di conoscenza nel vecchio destinatario del messaggio che destinatario non è più. E anche l’editoria deve muoversi nella direzione di una editoria enriched: dai libri digitali che ormai chiamare semplicemente ebook è quasi limitante, alle potenzialità crossmediali del giornalismo nell’interpretazione della realtà.

    Due: “inter/mezzi”. Intesi come media sempre più ibridi e ibridati; come metafora generazionale di noi popolo-di-mezzo, nè-carne-nè-pesce, bloccato a metà di una frattura epocale digitale/non digitale (questo continuo cambiamento); come la necessità che all’interno di questa inesplicabile frattura, si trovi il modo di rendere coabitabile lo spazio conteso tra due forze cangianti, come nelle dune di Piscinas – inter-mezzo ventoso in cui l’ecosistema spiaggia e l’ecosistema macchia mediterranea hanno trovato il modo di tendersi la mano.

    Le trasmissioni riprenderanno il prima possibile, di Tostoini
    Le trasmissioni riprenderanno il prima possibile, di Tostoini

    Nelle prossime due settimane, per vari e continui spostamenti, l’aggiornamento di Webgol sarà molto limitato – il poco tempo credo lo dedicherò a Spindoc alle prese con l’ultima settimana di campagna elettorale. La vignetta di cui sopra l’ho sottratta alla splendida Tostoini.

    Update.

    • [9 aprile 2008]. Essere Marco Ghezzi per un pomeriggio. Al suo posto a presentare il nuovo libro di Marco Massarotto, Internet PR: Vivaio Riva, via Arena 7, Milano, a partire dalle 18.30.
    • [11 aprile 2008] Roma. Da Marco Montemagno a Sky Tg24 “Reporter diffuso“.

    19/03/2008

    Il miglior discorso di Obama. Lo dice Internet.

    di Antonio Sofi, alle 09:54

    Update del 11 novembre 2008
    Per chi arriva cercando il (bellissimo) discorso pronunciato da Barack Obama a Chicago la notte della vittoria, rimando a questo post su Spindoc Рcon il video su YouTube integrale, il transcript in inglese e la traduzione in italiano, nonch̩ alcune tag cloud. Buona lettura: Il discorso di Obama. Dalle tag agli alberi.

    Ieri su Spindoc Emiliano Germani scriveva del rischio del fattore R (ovvero Religione) per Barack Obama: il riferimento era il rapporto con il discusso pastore nero Jeremiah Wright, autore di una serie di affermazioni (religiose e non solo) potenzialmente imbarazzanti per il senatore dell’Illinois.

    Il rischio pare essere stato scavalcato con un colpo da maestro da Obama, che ha prodotto uno speech davvero formidabile, sui temi del razzismo e non solo. Emozionante, e straordinariamente scritto (come e forse meglio di altri suoi discorsi).

    Per chi ancora avesse dubbi sul ruolo (e sull’impatto) della Rete su questa campagna USA, basti la messe di segnalazioni del discorso in queste ore: il “miglior discorso della campagna di Obama”, scrive Michael Weiss su Slate, analizzando la fortuna che lo speech sta avendo in Rete. Che peraltro non accenna a fermarsi.

    Tanto per capirci uno.
    Il giudizio di “miglior dibattito” lo ha dato e confermato la Rete nel suo complesso.
    Tanto per capirci due.
    Non stiamo parlando di trucchetti da guru, ma di contenuti di qualità sopraffina. Ché i furbetti del famo er viral se lo mettano in testa, e provino a produrre contenuti buoni, invece che sperare nel miracolo del passaparola (che miracolo non è quasi mai).

    Altri approfondimenti

    • Qui il testo completo dello speech (via Marc Ambinder e Paferrobyday che titola il suo commento, a scanso di equivoci, “Perché Obama sarebbe un magnifico presidente”)
    • Il testo completo con il video sta anche nel sito di Obama, come al solito accolto dopo viaggio in Rete – anzi direi dopo il beta-testing positivo della Rete: His Own Words
    • Qui l’mp3 da scaricare e conservare.
    • Qui la risposta della Hillary Clinton: “I havent heard it” (via NYT: difficile fare spin su una cosa così, ma insomma).
    • Altri link e riflessioni sull’ambito (da me, per Spindoc) “On The Trail” di oggi, sempre di Paolo Ferrandi. Di cui riporto questo passaggio: «Una volta di più l’innegabile maestria retorica di Obama è stata amplificata dalla distribuzione asincrona della rete. Senza l’aiuto di YouTube i discorsi di Obama sarebbero ridotti a “sound bites” e, visto che sono dannatamente complessi, perderebbero buona parte della loro potenza persuasiva». Che sottoscrivo. E direi anzi: potenza tout court.
    • Update

    • Obama’s Speech (in 50 words or less, or 37 minutes and more?) di Micah Sifry: le tag cloud del discorso di Obama e degli editoriali di risposta del New York Times, Washington Post, Los Angeles Times, Wall Street Journal.
      Obama’s Speech tag cloud (by techprez)
      Obama’s Speech Tag Cloud (by Techprez)
    • Update 2. 17:56 del 20 (potrei andare avanti all’infinito, credo, ad aggiornare questo post, ndr) :)

    • Scott Rosemberg: Obama’s gamble on complexity: «After two terms of an incoherent chief executive and a couple decades of soundbite-driven political culture, it felt anachronistic yet oddly invigorating to settle in and realize that I was in for nearly 40 minutes of a well-constructed speech with a long sweep».

    Audio clip: Adobe Flash Player (version 9 or above) is required to play this audio clip. Download the latest version here. You also need to have JavaScript enabled in your browser.

    10/03/2008

    Negroponte, l’OLPC e le viti in sovrannumero

    di Antonio Sofi, alle 19:35

    Venerdì mattina nella sala di Lorenzo del comune di Firenze abbiamo avuto modo di fare due chiacchiere con Nicholas Negroponte, tecnologo illustrissimo e precursore, fondatore del MIT Media Lab a Boston e ora imbarcatosi nella avventura (difficile complicata ambiziosa) dell’OLPC (One Laptop Per Child): un laptop “ludico” a basso costo completamente open source e wifizzato, con l’obiettivo di alfabetizzare al computer i paesi in via di sviluppo (e non solo: questo il sito, merita una visita non banale).

    L’occasione era l’annuncio dell’accordo raggiunto con il Comune di Firenze (con il tramite appassionato di un energico assessore dalle mille deleghe, Lucia De Siervo) per un centro di competenza chiamato OLPC-Italia, con il comune che si farà anche acquirente di un certo numero di laptop da smistare alle città gemellate – nella logica city-to-city che lo stesso Negroponte dice di preferire su tutte («con i governi è complicato parlare»). L’accordo raggiunto con il Comune è il primo del genere in Italia.

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    06/03/2008

    Matematica vs Momentum, chi vincerà? (magari lo chiedo a Negroponte)

    di Antonio Sofi, alle 12:35

    Lo spin matematico e le due americhe democratiche

    Hillary vince. Obama non perde. Si rischia di andare per le lunghe. A colpi di spin matematici e ennesime rimonte non impossibili. E alla fine, tra i due litiganti, il terzo potrebbe goderne. Senza merito. Su Spindoc.
    (E’ una analisi sui risultati di ieri nel secondo supertuesday delle primarie americane; alcuni interventi che leggo oggi – da parte delle due campagne e da parte degli analisti – mi confortano sulla sensatezza di alcune interpretazione e qui aggiungo: una strategia tutta basata sul math vs momentum forse farà più male che bene ad Obama, ancora è tutto troppo fluido)

    Magari lo chiedo a Negroponte. Sì, quel Negroponte, Nicholas. Che sarà a Firenze domani ospite del comune e dell’assessore all’informatica Lucia De Siervo. Si presenterà l’accordo tra amministrazione comunale e il 65enne tecnologo riguardo al piccolo OLPC (One Laptop Per Child) – ne avevamo scritto anche a novembre scorso. Per quello che ne so io Firenze è la prima città italiana che ha deciso di aderire all’iniziativa globale OLPC Give 1 Get 1 (G1G1): in pratica prendi un OLPC e un altro lo regali a chi può servire davvero «ciascun studente italiano che acquisterà un laptop, donerà un altro laptop ad un suo coetaneo di un’ altra città del Sud del mondo». Dovrei esserci anche io, alle 10.00 a Palazzo Vecchio – almeno a credere a quello che mi ha detto l’amico Bellacci. Non so a far che. Come minimo ringrazierò Negroponte per le volte che ho “rubato” senza dirlo le sue idee :)

    03/03/2008

    Nano-nano. Chi ha paura delle nanotecnologie?

    di Antonio Sofi, alle 01:20

    Nano-nano era il saluto dell’extraterrestre Robin Williams nel telefilm Mork & Mindy (se non vi sovviene, c’è un bel sito devoted to, pieno di qualsiasi cosa). Ma potrebbe anche essere un modo simpatico per riferirsi alle nanotecnologie (vedi la voce introduttiva di Wikipedia – ah, se sei Leonardo Domenici passa pure oltre). Una scienza applicata in formato micrometrico, adattivo e altamente malleabile che segnerà, secondo molti, le più significative introduzioni tecnologiche dei prossimi anni. Sì: l’ho presa alla lontana, ma chiudo velocissimamente lo zoom fino ad arrivare ad un video che illustra le possibili applicazioni future di questa tecnologia, opera del Nokia Research Center in collaborazione con Cambridge Nanoscience Center.


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    05/02/2008

    Il Super tuesday e le primarie “emozionali”. Che sembra dicano: commuoviti e vai a votare.

    di Antonio Sofi, alle 13:06

    C’è grande attesa negli Stati Uniti per il Super tuesday, il Super martedì che vede contemporaneamente 24 stati alle prese di primarie o caucus (con migliaia di delegati in ballo per i due partiti).

    Secondo le stime comparate (ma nell’Iowa sbagliarono quasi tutte, il momentum politico è sempre più sfuggente), la tight race democratica che vede Hillary Clinton contro Barack Obama rimarrà ancora in parte indecisa. Il risultato più probabile è che i due contendenti si divideranno quasi equamente nei vari stati i 1,688 delegati in ballo – senza che nessuno l’avrà vinta in maniera così evidente da costringere l’altro al ritiro. Sul quel quasi però ovviamente si concentrano le attenzioni di tutti. Perché chi domani avrà vinto e/o sarà avanti anche di una incollatura avrà più sprint e discesa dell’avversario per la volata finale.

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