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Post archiviati nella categoria 'TecnoFobie'

26/09/2008

Se telefonando. Suzukimaruti ospite a Qdc

di Antonio Sofi, alle 13:18

Quinta di Copertina, dopo due anni e 245 puntate più o meno quotidiane, cambia formato e obiettivi: 20 minuti settimanali, e un ospite con cui conversare. Resta ferma l’ambizione iniziale: quella di raccontare e approfondire (forse un po’ scompaginare) l’agenda tecnologica.

L’ospite di questa settimana è Enrico Sola, alias Suzukimaruti.

Parliamo di cellulari, dall’iPhone e dall’Apple passata (un po’) al lato oscuro della forza al sistema operativo Android di Google. Fino all’inutile terrorismo sul bullismo digitale e alle cronache live di eventi.

Iphone vs Android, by The Joy of tech
Iphone vs Android, by The Joy of tech

LINK: La blogfest e i blogger (più o meno) amatoriali
MP3: mp3, 9,22 mega ca.
FEED: feed Qdc, e canale iTunes.

Audio clip: Adobe Flash Player (version 9 or above) is required to play this audio clip. Download the latest version here. You also need to have JavaScript enabled in your browser.

03/09/2008

Google Chrome, datemi un browser e vi solleverò il mondo

di Antonio Sofi, alle 14:21

Ieri Google ha rilasciato una versione beta (ma frutto di anni di lavoro) di un nuovo browser: il nome è Chrome. E’ (a detta dei creatori e dei primi che l’hanno provato) leggero, veloce e sicuro ed è scaricabile da questo indirizzo (per ora solo per utenti Windows).

L’annuncio, una volta lasciato cadere nel Web, ha acquistato velocemente forza centrifuga e di rimbalzo in rimbalzo è arrivato velocemente sui siti di tutto il mondo, fin nelle periferie degli imperi digitali.

Quando Google si muove è come un gigante che si stiracchia: provoca movimenti tellurici e maremoti con semplici sbadigli – figuriamoci con annunci di questo tipo. La Grande G inoltre è in possesso anche delle chiavi giuste per entrare dalla porta principale sui media: telegiornali e quotidiani di tutto il mondo ne hanno dato ampia notizia (nella concitazione della cosa anche con qualche strafalcione ed esagerazione).

Qualche esempio dell’impatto dell’annuncio di Chrome sul Web italiano e internazionale.

  • Cerca Chrome su blogbabel (67 pagine) / wikio / memesphere / technorati (it, 912 post)
  • Cerca Chrome su Technorati internazionale (115,408 risultati): e forse sì, ci sarà qualche post che parla del cromo-cromo (il metallo duro, lucido, color grigio acciaio) ma son sicuro sono un piccola percentuale.
  • DNews, pagina dedicata a Chrome
    DNews, pagina dedicata a Chrome

    Ieri ho scritto, su Chrome, un pezzo divulgativo per DNews, scaricabile dal sito. Come chiosa laterale ho scelto di scrivere del fumetto di Scott Mc Cloud, che i tipi di Google hanno usato per raccontare al mondo le potenzialità del progetto Chrome – invece di affidarsi ad un freddo e tecnico comunicato stampa. Una scelta azzeccata. Il fumetto di Scott Mc Cloud consta di ben 38 pagine in cui, con estrema semplicità e chiarezza, vengono illustrate caratteristiche, funzioni e potenzialità del browser di Google. Il fumettista americano, molto conosciuto anche per il saggio “Capire il fumetto. L’arte invisibile“, ha scelto di mettere in scena, disegnati nel web comic, i protagonisti che stanno dietro il progetto – gli ingegneri e gli sviluppatori di Google. Segnalo anche le riflessioni di Federico Fasce, che scrive: «La semplicità del fumetto di Google, invece, riduce a icona ogni personaggio e ogni elemento grafico, in modo da farci concentrare sul vero obiettivo del discorso: il concept.».

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    02/08/2008

    L’homophilia ci rende stupidi. Ammesso non lo fossimo già.

    di Antonio Sofi, alle 15:30

    Ha iniziato le danze del dagli-a-internet Nicholas Carr qualche settimana fa su Atlantic.com (uno dei magazine più goduriosi del globo terracqueo). Il titolo era oggettivamente paraculo (“Is Google Making Us Stupid“), il contenuto no.

    Ehi, cosa diavolo mi sta succedendo?

    Al contrario di altri oziosi bastiancontrari digitali, di moda in questi ultimi tempi rinculanti, Carr veste i panni di super-utente della Rete e si domanda, del tutto legittimamente: «ehi, un attimo, cosa sta cambiando nel MIO modo di leggere il mondo? Di pensare, di informarmi, di relazionarmi con gli altri?».

    E ancora (traduco e semplifico io): «Sono più di dieci anni ormai che io passo un sacco di tempo online: navigo, uso i motori di ricerca, uso la Rete in maniera evoluta e intensiva. In che modo questo mi sta cambiando – o mi ha già cambiato?».

    Illustrazione di Guy Billot, da The Atlantic
    Illustrazione di Guy Billot. Fonte: http://www.theatlantic.com/doc/200807/google

    Le domande sono più che legittime. Le possibilità di fraintendimento altissime (vedi reazioni in ritardo, in pieno esprit d’escalier, dei media tradizionali via Mantellini – ma vedi anche le semplificazioni di molta blogosfera). Le risposte mai meno che sistemiche (giocoforza) e complicatissime.

    Repubblica.it commenta l'articolo di Carr
    Repubblica.it commenta l'articolo di Carr. Via http://www.mantellini.it

    La verità è che tendiamo a sovrastimare l’influenza dei media a breve termine e a sottostimarla a lungo termine. E questo vale anche per Internet, ammesso e non concesso sia un media comparabile agli altri finora dominanti.

    Prova a leggere un libro e contiamo dopo quanti secondi vuoi cliccare qualcosa

    Carr fa un esempio semplice semplice. Leggere un libro. Dall’inizio alla fine. Senza distrarsi. Per Carr (ma mi ci metto anche io) ormai una esperienza quasi frustrante: “Non riesco a concentrarmi per più di due o tre pagine. Se insisto inizio a stare sulle spine, perdo il filo e mi guardo intorno in cerca di qualcos’altro da fare” più o meno contemporamente o nel frattempo.

    I’m not thinking the way I used to think. I can feel it most strongly when I’m reading. Immersing myself in a book or a lengthy article used to be easy. My mind would get caught up in the narrative or the turns of the argument, and I’d spend hours strolling through long stretches of prose. That’s rarely the case anymore. Now my concentration often starts to drift after two or three pages. I get fidgety, lose the thread, begin looking for something else to do. I feel as if I’m always dragging my wayward brain back to the text. The deep reading that used to come naturally has become a struggle.

    Ma poi Carr va oltre. Infoscando ancora di più le tinte di un futuro in cui, in una sorta di passaggio di testimone tra media sempre più onnivori, arriveremo a delegare ad altri o ad altro la nostra capacità di capire e interpretare il mondo che ci circonda – rendendo di fatto la nostra limitata intelligenza una intelligenza potentissima ma artificiale.

    L’homophilia (no non è quello che pensate voi)

    Il punto di Carr popolarizza altre e più sostanziose discussioni (che in parte lo stesso Carr cita) sugli effetti cognitivi e sociali di 15 anni digitali – non tutte peraltro così pessimistiche. E ad un certo punto quindi incontra il fiumiciattolo della discussione sulla cosiddetta homophily, un concetto coniato più di 50 anni fa da una coppia storica, i Gianni e Pinotto della sociologia dei media, Lazarsfeld e Merton. Il concetto, inizialmente usato per spiegare alcune dinamiche dei processi amicali (la tendenza a diventare amici di persone che sono o la pensano come te), è stato esteso a tutti i possibili network sociali e a tutte le possibili relazioni – al grido di “Similarity breeds connection” (leggi il saggio “Birds of a Feather: Homophily in Social Networks“).

    Insomma il senso è chiaro: se ci pensi ti rendi conto che tutti quelli che conosci e frequenti la pensano più o meno come te? Ebbene sei anche tu un po’ “homophiliaco”.

    Da qui, il passaggio all’homophilia all’interno dei network digitali è una breccia di Porta Pia dopo il passaggio dei bersaglieri. Il concetto arriva tra le mani di uno che la testolina e i link sa come farli girare, quel Ethan Zuckerman fondatore di Global Voices, che a sua volta tira su dalle tenebre della Rete un bel pezzo (di due anni fa) di Nat Thorkington, Homophily in Social Software.

    L’homophily ci rende stupidi?

    E’ davvero bravo a sintetizzare tutto questo po’ po’ di roba Andrea Dambrosio oggi su D La Repubblica delle Donne, con un pezzo il cui titolo è una citazione di quello di Carr (“Se l’homophily ci rende stupidi”) e il cui sommario recita

    «Credevamo che Internet ci rendesse liberi di conoscere praticamente tutto. Salvo scoprire che ricadiamo sempre nello stesso tranello: scegliamo quello che ci piace perché ci somiglia».

    Se l'homophily ci rende stupidi, D La Repubblica delle Donne, 2 Agosto 2008
    Se l'homophily ci rende stupidi, D La Repubblica delle Donne, 2 Agosto 2008

    Chi si somiglia si piglia, anche online? La più straordinaria forza della Rete (che è esattamente quella di metterti a portata di mano e di mouse persone che hanno interessi e passioni a te affini, senza curarsi di tempi e spazi differenti, di distanze e fusi orari) può diventare anche la sua più ambigua debolezza?
    Non abbiamo nemmeno fatto un passo fuori dalla casa di Mamma Tv, che ci voleva audience indifferenziata e poltroniera, e già non va più bene – tutta questa libertà di sceglierci in piena autonomia i compagni di strada (fonti, contenuti, persone, strumenti)?

    Dambrosio intervista sull’argomento Giuseppe Granieri, Giovanni Boccia Artieri e il sottoscritto. Provo a sintetizzare (e prendo pezzetti di virgolettati). Se pure c’è una tendenza digitale all’homophilia (e abbiamo tutti molti dubbi), i network digitali mantengono comunque la possibilità dell’esposizione al nuovo, e all’alterità. A quella serendipity, che è di fatto il contrario dell’homophilia: la capacità di fare scoperte fortunate e non attese, grazie a orecchie aperte e mente preparata.

    Online peraltro partecipiamo a diverse comunità che non sono monolitiche, e mai completamente autosufficienti e chiuse a stimoli esterni. Il web sociale è pensato per lasciare porte aperte alle sorprese. Basta un link e pof!sei subito da un’altra parte, in un altro mondo.
    (Pof! non c’è nell’articolo)

    Per finire. Cesare Pavese già sapeva.

    Da Il mestiere di vivere di Cesare Pavese, citazione che oggi girava per i tumblr italiani (via revep)

    «Leggendo non cerchiamo idee nuove, ma pensieri già da noi pensati, che acquistano sulla pagina un suggello di conferma. Ci colpiscono degli altri le parole che risuonano in una zona già nostra – che già viviamo – e facendola vibrare ci permettono di cogliere nuovi spunti dentro di noi».

    18/06/2008

    Web Cocktail e Personal Democracy Forum

    di Antonio Sofi, alle 09:53

    Prossimi appuntamenti, tanto per tenerne traccia

    Oggi pomeriggio sarò, a partire dalle 16.30, al Web Cocktail – serie di appuntamenti organizzati e animati da Wafer.it in quel di Ravenna. Il tema del pomeriggio è “Reti di persone. Network sociali, relazioni, conversazioni” e compagni di chiacchierata sono Ethel Frasinetti di Legacoop Generazioni (toh, non avevo mai visto il dominio .coop) e Sara Maternini, geek girl di San Lorenzo e non solo.

    Personal Democracy Forum

    Nel weekend parto, in splendida compagnia (Sergio, Antonella) per New York, dove il 23 e 24 giugno si terrà l’attesissimo appuntamento del Personal Democracy Forum – quinta edizione del meeting annuale su politica, internet e nuove tecnologie organizzato dall’omonima organizzazione. Che, capitanata da due vecchie volpi come Andrew Rasiej e Micah Sifry (con l’appoggio di Joshua Levy conosciuto ad Udine per State of the Net) ha portato avanti in questi mesi e su questi temi l’affascinante esperienza editoriale (pluripremiata) di TechPresident – un magazine a più mani di “approfondimento pop” su come Internet e le nuove tecnologie stiano cambiando la politica.

    L’articolato programma della due giorni newyorkesi vede, nella prima giornata, l’attenzione ai processi e alle logiche di campagna online (già ampiamente utilizzate durante le combattutissime primarie democratiche, specialmente dal vincitore Obama), anche in vista delle elezioni di novembre; nella seconda giornata, invece, sui cambiamenti nelle pubbliche amministrazioni, nei governi locali, e nelle azioni “dal basso” (governance and civic engagement).

    Troveremo, spero, il modo di raccontare anche qualcosa in diretta – qui o su Spindoc.

    05/06/2008

    Podcast live, buono come digestivo.

    di Antonio Sofi, alle 11:42

    Visto che dolce è sperimentar in questo web, intorno alle 14.00 andiamo in onda con una puntata live di Quinta di Copertina, il podcast tecnologico che da un paio d’anni curo per Apogeonline (sull’onda lenta e lunga del live per le 400 puntate).
    Buono insomma come digestivo: il giovedì poi tra Nova del Sole 24 Ore e Chip & Salsa del Manifesto di ciccia ce n’è.

    Il canale di Mogulus è questo, con il live che dovrebbe girare in loop.
    La puntata che è uscita fuori è questa, sul sito di Apogeonline.

    Questa la scaletta delle segnalazioni

    * Wii Fit, grande successo con un po’ di critiche obese (Marina Rossi; Federico Fasce, Chip & Salsa, il Manifesto)
    * Cultura videoludica, che rimette al centro il corpo (Luca Chittaro, Nòva, Sole 24 ore)
    * Evasori.info e Qbr.it, per segnalare evasioni e per incontrare gente, soprattutto a Napoli (Elena Dusi, La Repubblica; Nicola Bruno, Chip & Salsa, il Manifesto)
    * La strategia di YouTube, e i suoi concorrenti (Luca Tremolada, Nòva, Sole 24 Ore)
    * Quanto è piccolo il nostro mondo: siamo tutti casa e lavoro (Elena Dusi, La Repubblica)

    Appuntamento a lunedì, con qualche (si spera) novità.

    07/04/2008

    Abitare gli inter/mezzi (e fare in modo che siano ricchi)

    di Antonio Sofi, alle 07:40

    Il convegno sull’editoria digitale? Pieno di ottimi spunti (vedi le riflessioni di Luca De Biase).

    A me sono rimasti due concetti da maneggiare.

    Uno: “arricchimento dell’esistente” (enriched reality?). I processi digitali come capaci da una parte di rendere più dense ed espressive le opportunità comunicative, dall’altra di far emergere molteplici domande di conoscenza nel vecchio destinatario del messaggio che destinatario non è più. E anche l’editoria deve muoversi nella direzione di una editoria enriched: dai libri digitali che ormai chiamare semplicemente ebook è quasi limitante, alle potenzialità crossmediali del giornalismo nell’interpretazione della realtà.

    Due: “inter/mezzi”. Intesi come media sempre più ibridi e ibridati; come metafora generazionale di noi popolo-di-mezzo, nè-carne-nè-pesce, bloccato a metà di una frattura epocale digitale/non digitale (questo continuo cambiamento); come la necessità che all’interno di questa inesplicabile frattura, si trovi il modo di rendere coabitabile lo spazio conteso tra due forze cangianti, come nelle dune di Piscinas – inter-mezzo ventoso in cui l’ecosistema spiaggia e l’ecosistema macchia mediterranea hanno trovato il modo di tendersi la mano.

    Le trasmissioni riprenderanno il prima possibile, di Tostoini
    Le trasmissioni riprenderanno il prima possibile, di Tostoini

    Nelle prossime due settimane, per vari e continui spostamenti, l’aggiornamento di Webgol sarà molto limitato – il poco tempo credo lo dedicherò a Spindoc alle prese con l’ultima settimana di campagna elettorale. La vignetta di cui sopra l’ho sottratta alla splendida Tostoini.

    Update.

    • [9 aprile 2008]. Essere Marco Ghezzi per un pomeriggio. Al suo posto a presentare il nuovo libro di Marco Massarotto, Internet PR: Vivaio Riva, via Arena 7, Milano, a partire dalle 18.30.
    • [11 aprile 2008] Roma. Da Marco Montemagno a Sky Tg24 “Reporter diffuso“.

    19/03/2008

    Il miglior discorso di Obama. Lo dice Internet.

    di Antonio Sofi, alle 09:54

    Update del 11 novembre 2008
    Per chi arriva cercando il (bellissimo) discorso pronunciato da Barack Obama a Chicago la notte della vittoria, rimando a questo post su Spindoc – con il video su YouTube integrale, il transcript in inglese e la traduzione in italiano, nonché alcune tag cloud. Buona lettura: Il discorso di Obama. Dalle tag agli alberi.

    Ieri su Spindoc Emiliano Germani scriveva del rischio del fattore R (ovvero Religione) per Barack Obama: il riferimento era il rapporto con il discusso pastore nero Jeremiah Wright, autore di una serie di affermazioni (religiose e non solo) potenzialmente imbarazzanti per il senatore dell’Illinois.

    Il rischio pare essere stato scavalcato con un colpo da maestro da Obama, che ha prodotto uno speech davvero formidabile, sui temi del razzismo e non solo. Emozionante, e straordinariamente scritto (come e forse meglio di altri suoi discorsi).

    Per chi ancora avesse dubbi sul ruolo (e sull’impatto) della Rete su questa campagna USA, basti la messe di segnalazioni del discorso in queste ore: il “miglior discorso della campagna di Obama”, scrive Michael Weiss su Slate, analizzando la fortuna che lo speech sta avendo in Rete. Che peraltro non accenna a fermarsi.

    Tanto per capirci uno.
    Il giudizio di “miglior dibattito” lo ha dato e confermato la Rete nel suo complesso.
    Tanto per capirci due.
    Non stiamo parlando di trucchetti da guru, ma di contenuti di qualità sopraffina. Ché i furbetti del famo er viral se lo mettano in testa, e provino a produrre contenuti buoni, invece che sperare nel miracolo del passaparola (che miracolo non è quasi mai).

    Altri approfondimenti

    • Qui il testo completo dello speech (via Marc Ambinder e Paferrobyday che titola il suo commento, a scanso di equivoci, “Perché Obama sarebbe un magnifico presidente”)
    • Il testo completo con il video sta anche nel sito di Obama, come al solito accolto dopo viaggio in Rete – anzi direi dopo il beta-testing positivo della Rete: His Own Words
    • Qui l’mp3 da scaricare e conservare.
    • Qui la risposta della Hillary Clinton: “I havent heard it” (via NYT: difficile fare spin su una cosa così, ma insomma).
    • Altri link e riflessioni sull’ambito (da me, per Spindoc) “On The Trail” di oggi, sempre di Paolo Ferrandi. Di cui riporto questo passaggio: «Una volta di più l’innegabile maestria retorica di Obama è stata amplificata dalla distribuzione asincrona della rete. Senza l’aiuto di YouTube i discorsi di Obama sarebbero ridotti a “sound bites” e, visto che sono dannatamente complessi, perderebbero buona parte della loro potenza persuasiva». Che sottoscrivo. E direi anzi: potenza tout court.
    • Update

    • Obama’s Speech (in 50 words or less, or 37 minutes and more?) di Micah Sifry: le tag cloud del discorso di Obama e degli editoriali di risposta del New York Times, Washington Post, Los Angeles Times, Wall Street Journal.
      Obama’s Speech tag cloud (by techprez)
      Obama’s Speech Tag Cloud (by Techprez)
    • Update 2. 17:56 del 20 (potrei andare avanti all’infinito, credo, ad aggiornare questo post, ndr) :)

    • Scott Rosemberg: Obama’s gamble on complexity: «After two terms of an incoherent chief executive and a couple decades of soundbite-driven political culture, it felt anachronistic yet oddly invigorating to settle in and realize that I was in for nearly 40 minutes of a well-constructed speech with a long sweep».

    Audio clip: Adobe Flash Player (version 9 or above) is required to play this audio clip. Download the latest version here. You also need to have JavaScript enabled in your browser.

    10/03/2008

    Negroponte, l’OLPC e le viti in sovrannumero

    di Antonio Sofi, alle 19:35

    Venerdì mattina nella sala di Lorenzo del comune di Firenze abbiamo avuto modo di fare due chiacchiere con Nicholas Negroponte, tecnologo illustrissimo e precursore, fondatore del MIT Media Lab a Boston e ora imbarcatosi nella avventura (difficile complicata ambiziosa) dell’OLPC (One Laptop Per Child): un laptop “ludico” a basso costo completamente open source e wifizzato, con l’obiettivo di alfabetizzare al computer i paesi in via di sviluppo (e non solo: questo il sito, merita una visita non banale).

    L’occasione era l’annuncio dell’accordo raggiunto con il Comune di Firenze (con il tramite appassionato di un energico assessore dalle mille deleghe, Lucia De Siervo) per un centro di competenza chiamato OLPC-Italia, con il comune che si farà anche acquirente di un certo numero di laptop da smistare alle città gemellate – nella logica city-to-city che lo stesso Negroponte dice di preferire su tutte («con i governi è complicato parlare»). L’accordo raggiunto con il Comune è il primo del genere in Italia.

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    06/03/2008

    Matematica vs Momentum, chi vincerà? (magari lo chiedo a Negroponte)

    di Antonio Sofi, alle 12:35

    Lo spin matematico e le due americhe democratiche

    Hillary vince. Obama non perde. Si rischia di andare per le lunghe. A colpi di spin matematici e ennesime rimonte non impossibili. E alla fine, tra i due litiganti, il terzo potrebbe goderne. Senza merito. Su Spindoc.
    (E’ una analisi sui risultati di ieri nel secondo supertuesday delle primarie americane; alcuni interventi che leggo oggi – da parte delle due campagne e da parte degli analisti – mi confortano sulla sensatezza di alcune interpretazione e qui aggiungo: una strategia tutta basata sul math vs momentum forse farà più male che bene ad Obama, ancora è tutto troppo fluido)

    Magari lo chiedo a Negroponte. Sì, quel Negroponte, Nicholas. Che sarà a Firenze domani ospite del comune e dell’assessore all’informatica Lucia De Siervo. Si presenterà l’accordo tra amministrazione comunale e il 65enne tecnologo riguardo al piccolo OLPC (One Laptop Per Child) – ne avevamo scritto anche a novembre scorso. Per quello che ne so io Firenze è la prima città italiana che ha deciso di aderire all’iniziativa globale OLPC Give 1 Get 1 (G1G1): in pratica prendi un OLPC e un altro lo regali a chi può servire davvero «ciascun studente italiano che acquisterà un laptop, donerà un altro laptop ad un suo coetaneo di un’ altra città del Sud del mondo». Dovrei esserci anche io, alle 10.00 a Palazzo Vecchio – almeno a credere a quello che mi ha detto l’amico Bellacci. Non so a far che. Come minimo ringrazierò Negroponte per le volte che ho “rubato” senza dirlo le sue idee :)

    03/03/2008

    Nano-nano. Chi ha paura delle nanotecnologie?

    di Antonio Sofi, alle 01:20

    Nano-nano era il saluto dell’extraterrestre Robin Williams nel telefilm Mork & Mindy (se non vi sovviene, c’è un bel sito devoted to, pieno di qualsiasi cosa). Ma potrebbe anche essere un modo simpatico per riferirsi alle nanotecnologie (vedi la voce introduttiva di Wikipedia – ah, se sei Leonardo Domenici passa pure oltre). Una scienza applicata in formato micrometrico, adattivo e altamente malleabile che segnerà, secondo molti, le più significative introduzioni tecnologiche dei prossimi anni. Sì: l’ho presa alla lontana, ma chiudo velocissimamente lo zoom fino ad arrivare ad un video che illustra le possibili applicazioni future di questa tecnologia, opera del Nokia Research Center in collaborazione con Cambridge Nanoscience Center.


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    05/02/2008

    Il Super tuesday e le primarie “emozionali”. Che sembra dicano: commuoviti e vai a votare.

    di Antonio Sofi, alle 13:06

    C’è grande attesa negli Stati Uniti per il Super tuesday, il Super martedì che vede contemporaneamente 24 stati alle prese di primarie o caucus (con migliaia di delegati in ballo per i due partiti).

    Secondo le stime comparate (ma nell’Iowa sbagliarono quasi tutte, il momentum politico è sempre più sfuggente), la tight race democratica che vede Hillary Clinton contro Barack Obama rimarrà ancora in parte indecisa. Il risultato più probabile è che i due contendenti si divideranno quasi equamente nei vari stati i 1,688 delegati in ballo – senza che nessuno l’avrà vinta in maniera così evidente da costringere l’altro al ritiro. Sul quel quasi però ovviamente si concentrano le attenzioni di tutti. Perché chi domani avrà vinto e/o sarà avanti anche di una incollatura avrà più sprint e discesa dell’avversario per la volata finale.

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    01/02/2008

    Google si distrae un po’ e perde in Borsa e, tacchete!, spunta Yahoosoft

    di Antonio Sofi, alle 16:13

    Mi son sbizzarrito con il titolo, ma il senso è forse anche questo. Intendo della notizia del tentativo di Microsoft di acquisire Yahoo! con una offerta di 44 miliardi di dollari (dal mucchio dei link estraiamo: New York Times, Repubblica, comunicato + lettera di Ballmer al board di Yahoo, via Pandemia).

    La stessa progressione degli eventi delle ultime settimane disegna uno scenario abbastanza limpido (ma poi, alla fine, non lo è mai).

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    24/01/2008

    La diretta dal Senato. Via Web e via Twitter.

    di Antonio Sofi, alle 19:01

    Prodi chiede la fiducia al Senato (c’è bisogno di link?).
    Mentre seguivo la diretta Tv (via web) direttamente dal Senato, ho scritto un post di sintesi, giusto per tener traccia di un pomeriggio che racconta quello che (forse) sarà. Non so se la politica, ma sicuro la fruizione televisiva di domani.

    In cui aumenta l’offerta di fruizione video via Web e l’audience classica (letteramente: che ascolta e basta) non c’è più – o c’è, ma ha ormai, ta-dah!, sempre più strumenti (Twitter, per esempio) per chiacchierare con il vicino di Web come fosse il suo vicino di poltrona – in diretta, mentre gli eventi accadono, e senza il problema di preparare gli stuzzichini.

    L’ho messo su SpinDoc: In diretta dal Senato. Tra Web Tv e coverage in 140 battute.

    [Il player di Corriere.it, una delle tanti fonti di dirette in streaming dei lavori del Senato]
    Il player di Corriere.it, una delle tanti fonti di dirette in streaming dei lavori del Senato

    Update, 20.40: questa è stupenda. E anche questa “cresciuta” all’interno della discussione su Twitter di questo pomeriggio. La millantata poesia di Neruda con la quale Mastella ha iniziato la sua dichiarazione di voto pare non essere di Neruda – ma un apocrifo che gira in Rete. Lo ha scoperto Lia di Haramlik.

    23/01/2008

    Leggere nella mente e la crisi double-face di Yahoo.

    di Antonio Sofi, alle 17:13

    Riporto anche qui sotto la puntata odierna di Quinta di Copertina, perché

    a) male non m’è venuta;
    b) mi permette di fare un paio di segnalazioni ipertestuali che mi son rimaste in punta di mouse.

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    18/01/2008

    Come spiegare l’arte agli smanettoni. Una serie di satira geek.

    di Antonio Sofi, alle 08:58

    Understanding art for geeks” è il titolo originale della serie di (come chiamarla?) satira geek del misterioso Paul The Wine Guy. Serie che sta allietando da settimane buona parte della tumblosfera e non solo.

    Il meccanismo è (apparentemente) semplice:

    1) Si prende un quadro (più o meno) famoso;
    2) Si cerca un servizio/prodotto/linguaggio/abitudine più o meno ossessiva del cd Web (più o meno) 2.0;
    3) Li si mescola insieme in una sorta di mashup con l’obiettivo di far risuonare simpaticamente e reciprocamente il senso dell’uno nel senso dell’altro: in un gioco di rimandi incrociati tra antico e moderno, analogico e digitale, mondi diversi – che però, paiono dire le mille consonanze, in fondo in fondo tanto diversi non sono.

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