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Post archiviati nella categoria 'Sport'

06/05/2005

Corpo inadatto (ma ci lavora bene)

di Jest, alle 19:35

A volte, durante le telecronache, a Sandro Piccinini scappano frasi tipo: “….lavora bene con il corpo”. Lui sta parlando di Gattuso o magari di Nedved, ma a noi viene subito in mente (con rimpianto) Moana Pozzi. Eppure ha ragione Piccinini, malgrado appaia banale: nel calcio e nello sport il lavoro con il corpo è la cosa da guardare, è la cosa di cui stupirsi.

Soprattutto quando il corpo è inadatto, quando combatte la forza di gravità e lascia le sue impronte, indelebili come quelle di Armstrong sui Pirenei (o era sulla Luna?). Sarà perché nel football non importa essere grassi magri alti o bassi, se sei buono sei buono, il piede comanda e il resto è al servizio. Capita che uno ti dica: ho smesso presto, non avevo il fisico. Balle. Zico non aveva il fisico, gliel’hanno costruito, senza flebo, a furia di impastarlo. E alla fine non è mica venuto granchè. Ma a Zico per devastare la partita serviva giusto la forza dei 90 minuti.

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19/09/2004

Mancinismi

di Jest, alle 17:13

«Adriano e Vieri hanno caratteristiche molto simili:
se tutti e due tirano di sinistro qualche problema può esserci.»
Mancini, allenatore dell’Inter, al Corriere dello Sport, 6 Settembre 2004

«Si continua a dire che Adriano non può giocare con Vieri […]»
Mancini, alla Repubblica, 18 Settembre 2004

Gigi Riva e Roberto BonisegnaChissà se potrà capitare di assistere a una discussione seria sulla coppia di attaccanti nerazzurri.
La questione, da un punto di vista tecnico, mi pare abbastanza interessante, ma in tv e sui giornali è visitata in chiave politica, come se le mosse di Mancini fossero frutto di estenuanti trattative simili a quelle dei vertici dell’Ulivo.
Non essendomi laureato a Coverciano mi sottraggo dall’ardua sentenza sulla possibile coesistenza di “due grandi campioni, meglio averli entrambi perché i giocatori forti non creano mai problemi, sono un patrimonio del nostro calcio” (dichiarazione collage di sei o sette opinionisti del fine settimana).

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08/09/2004

Fermate quello show

di Pippo Russo, alle 18:52

CampioniLunedì, su “Italia 1”, è stato inaugurato “Campioni – Il sogno”, primo reality show a tema sportivo. Condotto da Ilaria D’Amico, esso ha come protagonisti i giocatori del Cervia, squadra che milita nel campionato di Eccellenza, guidata da Ciccio Graziani. Ogni settimana il pubblico da casa potrà scegliere, attraverso il televoto, 3 giocatori sugli 11 che comporranno la formazione iniziale per le gare di campionato. I tre giocatori che a fine stagione risulteranno più votati parteciperanno al ritiro precampionato della prossima stagione con Inter, Juventus e Milan.

Da tre settimane a questa parte, durante ogni partita di calcio trasmessa sui canali Mediaset, i telecronisti lanciano un annuncio promozionale, di quelli che nessun garante sulla concorrenza o sulle telecomunicazioni interverrà a sanzionare. Esso si rivolge all’unico, vero “paese reale” italiano: quello composto dai 50 milioni di commissari tecnici, che finalmente potranno dar sfogo alle loro velleità. Costoro, infatti, vengono informati dell’inizio di “Campioni – Il sogno”, il reality show condotto da Ilaria D’amico. Alla quale ormai manca solo di presentare il meteo su “La Sette” per coronare le ambizioni di ubiquità televisiva. Di un’altra cosa i telespettatori vengono messi al corrente: del fatto che potranno partecipare alle decisioni sulla formazione del Cervia, schierata ogni domenica da Ciccio Graziani. Al campione del mondo di “Spagna ‘82” toccherà dirigere un gruppo di calciatori selezionato fra le decine di migliaia di richiedenti, e tener conto delle scelte fatte dai telespettatori votanti.

Tutto normale? Assolutamente no, e per diversi motivi.

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30/08/2004

Fischio finale

di Antonio Sofi, alle 10:37

fischietto.jpgSi sa, come al solito, ogni scarrafone è bello a mamma sua. (E a proposito di mamme e di sport segnalo questo splendido post di Contaminazioni).
Con la fine delle olimpiadi chiudiamo il tema “sport“, che a me è piaciuto molto. Lo considero uno dei meglio riusciti di webgol. Tanti sono stati le amiche e gli amici che hanno voluto contribuire a declinare l’arduo tema, e li ringrazio tutti: Carnefresca, Jest, emmegi, Mauro Gasparini (Polenta), Settore, Gianni Cossu, Contaminazioni, Angelocesare, Claudia Maggini, Antonio Montanaro, Kerry Crawford, Lorenzo Ireni, Proserpina, Hotel Messico, Monica Catalano, Maus, Franco Bellacci, tt, Daniela Amenta).
E’ possibile ci sarà qualche ritorno di fiamma sportivo, nei prossimi giorni – ma stiamo già pensando al prossimo tema, subito dopo il necessario tempo di compensazione.

26/08/2004

Cholitas, Bolivia, il calcio con le gonne rosse

di Daniela Amenta, alle 16:50

In questi giorni di olimpiadi, di eroi e di eroine dell’agonismo, di riflettori puntati sul business e sul sudore, è l’omaggio mio, piccolino, ai cerchi che non s’intravedono. A lei, all’africa, e alle Cholitas della Bolivia. Alle periferie dello sport, e al gioco.

CholitasQuando dicono che il calcio è morto, io penso a uno che si chiamava Garrincha, con le gambe storte e zoppe. Ma soprattutto penso a loro, le Cholitas. Le madri del Cholo, l’argentino Diego Pablo Simeone, e di tutti i meticci del mondo con le facce da ladro e la volontà di ferro.
Solo chi è Cholo – mezzo sangue – può sapere cos’è l’orgoglio. Ce l’ha impresso nel codice genetico, lo porta appeso nei tratti, nel profilo. Visi da mulo, zigomi schiacciati, nasi incollati alle guance. In America li chiamano “buckwheat“, cioè “grano saraceno”, spighe brune che servono a fare le pagnotte.

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20/08/2004

Il giorno che lo sport perse l’innocenza

di tt, alle 15:59

Mark SpitzQuando lo sport – inteso come spettacolo – era bambino, le trasmissioni sportive erano un focolare in bianco e nero.
Gli avvenimenti più importanti, le gare più appassionanti – si pensi al Giro d’Italia – convogliavano tifosi davanti al piccolo schermo non solo nelle case, dove gli apparecchi televisivi erano poco diffusi, ma nei bar e nei locali pubblici, che diventavano centri di aggregazione.
Lo sport si prestava alla televisione che ne amplificava le gesta, ne mitizzava gli atleti, ne epicizzava gli eventi.
Non è un caso che le Olimpiadi potessero essere uno degli appuntamenti più coinvolgenti, un evento altamente simbolico, che nel 1972 avrebbe segnato un punto di svolta nelle trasmissioni sportive televisive.
Le XX Olimpiadi di Monaco di Baviera, trasmesse per la prima volta a colori dal ventisei agosto all’undici di settembre, sono state le prime olimpiadi veramente televisive. 7121 atleti di 121 nazioni differenti, che si sarebbero confrontati in 21 discipline. Cinque milioni di spettatori nelle due settimane di gare, oltre un miliardo davanti al video.

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19/08/2004

Lo Spettatore Olimpico Medio

di Franco Bellacci, alle 15:23

Olimpic ringsAltro che l’importante è partecipare. Oggi partecipare rimane importante, ma conta anche il resto, contano i risultati, contano gli sponsor, conta il pubblico televisivo, che come al solito sarà conteggiato in unità di miliardo. La contabilità televisiva degli eventi mondiali lascia il tempo che trova, penso sia molto più utile analizzare lo spettatore olimpico medio.

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17/08/2004

Le olimpiadi secondo Maus

di Maus, alle 18:54

olimpia di Maus

Un grazie alla splendida matita di Maus

16/08/2004

Diventare una ginnasta

di Monica Catalano, alle 16:07

Nadia ComaneciEro una bambina piuttosto timida e poco portata per lo sport.
I vari tentativi di mia madre di portarmi a nuoto, a danza o in qualche palestra si risolvevano in pianti dirotti e promesse di non metterci mai più piede. Per un motivo o per l’altro quei distacchi avevano per me il significato dell’abbandono in un mondo freddo e severo in cui proprio non volevo stare.

Questo fino all’estate del 1976. Ci furono i giochi olimpici di Montreal e io li guardai seduta sul tappeto del salotto.
Per la prima volta vidi una cosa che si chiamava “ginnastica artistica” e ne fui folgorata. Nadia Comaneci divenne il mio mito, comincia a ritagliare dai giornali tutte le sue immagini e me le appesi sopra il letto. Ogni tanto provavo qualche posizione, statica per lo più. Mi piaceva quella dimostrazione di grazia e forza insieme, quei muscoli tesi fino ad arcuare le gambe e quel faccino grazioso e impassibile.

Decisi che in qualche modo l’avrei fatto anche io.

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10/08/2004

La mia vittoria per un record

di Antonio Sofi, alle 20:51

Riassunto della puntata precedente. Lo spirito di Olimpia è stato fottuto. De Coubertin pure. L’importante non è vincere ma partecipare è diventata una intoccabile coglioneria che spesso nasconde perfide nefandezze. Uno spettro doppiamente traditore s’aggira per le rovine delle Olimpiadi moderne: l’ossessione per il record.

partenzaNon c’è mica niente di male a voler vincere.
Se si gioca o si fa sport è del tutto naturale. Una sana competizione non può prescindere dalla volontà di prevalere sull’avversario, dentro il rispetto delle regole e dentro le regole del rispetto.
In questo senso competere è, a tutti gli effetti, attivare una relazione con l’altro. Significa riconoscerlo come, più o meno degno, avversario, e provare a fare meglio di lui.
E invece, sempre più spesso, invece che per vincere, si gareggia per battere i record.

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09/08/2004

L’importante è partecipare?

di Antonio Sofi, alle 19:07

olympicringsSabato 7 Agosto, su Repubblica, un gran bel pezzo di Gabriele Romagnoli (non on line) sulle olimpiadi, intitolato “Olimpia. Cosa resta dello spirito antico”. Lo metto in cortocircuito con il bel saggio di Pippo Russo, Sport e società, di cui ho già scritto e faccio giusto alcune considerazioni.

Romagnoli parte dalla considerazione che le olimpiadi moderne abbiano tradito l’originale spirito olimpico. Cito, e spero mi perdonerà l’autore per la lunga citazione, ma merita tutta.

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05/08/2004

Cambiamo le regole del calcio?

di Antonio Sofi, alle 21:58

calcio e basketÈ di pochi giorni fa un articolo di Michael Mandelbaum sull’Observer dal titolo “Why America hates football”, perché l’America odia il calcio.
Noi ne avevamo già scritto ampiamente (uno, due, tre, quattro – anche in inglese), e forse non del tutto a sproposito, suggerendo alcune linee interpretative – sia storiche, che sociali, che ontologico-sportive, per così dire.
Nel’articolo, Mandelbaum (che pochi mesi fa ha dato alle stampe un testo dal titolo “The Meaning of Sports: Why Americans Watch Baseball, Football, and Basketball and What They See When They Do”) cerca le ragioni del continuo fallimento dei tentativi di far entrare il calcio nei cuori degli americani. Niente di veramente brillante, va detto, almeno a mio giudizio.
Con, in più, alcuni passaggi che mi paiono quantomeno discutibili.

Vediamo un po’.

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03/08/2004

Il gioco delle biglie

di Antonio Sofi, alle 12:02

biglie.jpgStranisce non sia ancora disciplina olimpica. Di biglie ne esistono di diversi tipi. Quelle di vetro o di acciaio. O quelle da spiaggia, più leggere, di plastica, con dentro una sezione raffigurante ciclisti o macchine da Formula Uno.

Ricordavo di aver letto qualcosa (più d’una) in giro. Poi ricordo.

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28/07/2004

Finale intercondominale di sputo, anno ’83

di Hotel Messico, alle 12:22

sputacchiera.gifIl torneo cominciava sempre nel pomeriggio, subito dopo il doposcuola delle suore perché i compiti nessuno di noi aveva mai voglia di farli.

Io non sono mai stato sicuro che la gara di sputo sia una disciplina olimpionica e che esista un vero regolamento e una federazione con tanto di arbitri, guardalinee e moviola, ma dalle mie parti era una cosa seria. A pensarci bene la muscolatura coinvolta in questo esercizio è pari a quella del nuoto e paragonabile solo alla scherma, perché ci vuole la potenza, ma pure la precisione e quella percezione del verso del vento che aveva sempre la sua importanza.

Lo sapete voi quale è la capacità polmonare necessaria per spingere uno sputo oltre i tre metri? Quale è lo slancio necessario perché l’impasto umidiccio si sollevi e tracci la parabola sufficiente a farvi restare nella storia del vostro condominio? A voi che credete che il calcio sia l’unico passatempo che la plebe abbia sempre praticato, eccovi la diretta della finale intercondominiale anno ’83 di gara di sputo tra Mario Capasso, otto anni, trentadue chili, abitante del terzo piano, e Luca Monconi, nove anni, trentaquattro chili, quarto piano.

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27/07/2004

Guardia sinistra. Gancio. Montante. Diretto, K.o.

di Proserpina, alle 08:01

Foto di Proserpina - precisazione: sono fasce di allenamento non guantoni - clicca per ingrandireGuardia sinistra.
Il sacco rosso all’inizio sta fermo. Non si muove, è lì, a volte dondola leggermente, ma è fermo ad aspettare. Ad aspettarmi.
Ho le mani inguainate. Di solito preferisco il rosso, ma c’è anche il blu, il nero, il giallo. Preferisco il rosso perché si confondono con il sacco e non le vedo più. Le mani. Quelle che almeno una volta ti si spaccano e lasciano colare rivoli di sangue, anch’esso rosso. Rosso come la rabbia, come la passione.
La boxe è un colore, il rosso.

Gancio.
Ho provati tutti gli sport. Il mio primo amore è stato il tennis, fino a quando non sono caduta in ginocchio, con un legamento danneggiato, sul campo ocra. Ho cercato consolazione nella danza, nella pallavolo, nel calcio, nella mountain bike, nel nuoto, nel funky, nulla. Fino a quando non ho scoperto il fascino della fatica, del dolore, della forza e quell’estasi del contatto con il sacco.

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