06/05/2005
Corpo inadatto (ma ci lavora bene)
di Jest, alle 19:35
A volte, durante le telecronache, a Sandro Piccinini scappano frasi tipo: “….lavora bene con il corpo”. Lui sta parlando di Gattuso o magari di Nedved, ma a noi viene subito in mente (con rimpianto) Moana Pozzi. Eppure ha ragione Piccinini, malgrado appaia banale: nel calcio e nello sport il lavoro con il corpo è la cosa da guardare, è la cosa di cui stupirsi.
Soprattutto quando il corpo è inadatto, quando combatte la forza di gravità e lascia le sue impronte, indelebili come quelle di Armstrong sui Pirenei (o era sulla Luna?). Sarà perché nel football non importa essere grassi magri alti o bassi, se sei buono sei buono, il piede comanda e il resto è al servizio. Capita che uno ti dica: ho smesso presto, non avevo il fisico. Balle. Zico non aveva il fisico, gliel’hanno costruito, senza flebo, a furia di impastarlo. E alla fine non è mica venuto granchè. Ma a Zico per devastare la partita serviva giusto la forza dei 90 minuti. Continua a leggere »

Chissà se potrà capitare di assistere a una discussione seria sulla coppia di attaccanti nerazzurri.
Si sa, come al solito, ogni scarrafone è bello a mamma sua. (E a proposito di mamme e di sport segnalo questo
Quando dicono che il calcio è morto, io penso a uno che si chiamava Garrincha, con le gambe storte e zoppe. Ma soprattutto penso a loro, le Cholitas. Le madri del Cholo, l’argentino Diego Pablo Simeone, e di tutti i meticci del mondo con le facce da ladro e la volontà di ferro.
Quando lo sport – inteso come spettacolo – era bambino, le trasmissioni sportive erano un focolare in bianco e nero.
Altro che l’importante è partecipare. Oggi partecipare rimane importante, ma conta anche il resto, contano i risultati, contano gli sponsor, conta il pubblico televisivo, che come al solito sarà conteggiato in unità di miliardo. La contabilità televisiva degli eventi mondiali lascia il tempo che trova, penso sia molto più utile analizzare lo spettatore olimpico medio.
Ero una bambina piuttosto timida e poco portata per lo sport.
Non c’è mica niente di male a voler vincere.
È di pochi giorni fa un articolo di Michael Mandelbaum sull’Observer dal titolo “
Stranisce non sia ancora disciplina olimpica. Di biglie ne esistono di diversi tipi. Quelle di vetro o di acciaio. O quelle da spiaggia, più leggere, di plastica, con dentro una sezione raffigurante ciclisti o macchine da Formula Uno.
Il torneo cominciava sempre nel pomeriggio, subito dopo il doposcuola delle suore perché i compiti nessuno di noi aveva mai voglia di farli. 



