26/08/2008
Se è vero non c’è gusto. Il falso d’autore di Zoro.
di Antonio Sofi, alle 18:26
E alla fine arriva il post che toglie il sipario all’esperimento agostano di Diego Bianchi, di cui mi son fatto sponda consapevole e divertita in queste settimane olimpiche (uno e due).
In sintesi: Zoro non è mai stato a Pechino, inviato infiltrato in Casa Italia – e i suoi resoconti dalla Cina sono stati scritti dall’Italia: un misto mirabile di cronaca indiretta, racconto, cesello e goliardia.
Ecco come li spiega lui:
Leggendo, vedendo, tifando, smanettando in rete, inventando e ricomponendo sono usciti fuori i pezzi che forse avete letto, pezzi che ho scritto cercando di seguire un solo criterio guida: l’inviato vede cose che davanti alla tv non si vedono. E’ per questo che l’hanno inviato all’inviato, e queste sono le cose che dovrebbe raccontare. Pare banale, ma pochi, al dunque, sono stati i racconti di queste Olimpiadi che mi rimarranno veramente impressi e il motivo, banalmente, è che tanti di quei servizi li avrebbe potuti realizzare chiunque, seduto davanti alla tv, ne avesse avuto la voglia. E così ci ho provato.
Vittorio Zambardino, in un bel pezzo che racconta dell’esperimento ai lettori di Repubblica.it, tira fuori paragoni importanti, con i ragazzi della beffa Modigliani. Io, giusto per differenziarmi, dico che hanno un sapore antico, racconti così – una lenzuolata di parole senza uno straccio di immagini più o meno in movimento. Un sapore salgariano, che sa di esotico e sconosciuto: un lontano che ancora tale è, nonostante il mondo piccolo e le mille luccicanti medialità .
Con in più la capacità di stare attaccato all’attualità , di giocare con gli stilemi del giornalismo de noantri e ravanare, grazie al Web, nelle pieghe disadorne del non raccontato, del possibile, del verosimile. Un feuilleton in salsa blog – e quasi in presa diretta. Scrive Vittorio: «Fattuale come un giornalista, informale come un blogger, è riuscito a mescolare gli stili e a creare un’aura di realtà . Poi alla fine del gioco ha detto ai suoi lettori che erano polpette di maiale. E alla fine gli ha detto che era un brodetto: ha scritto tutto da Cupra Marittima, al mare. Tien an men per lui è uno stabilimento sull’Adriatico».
E alla fine ha ragione Diego quando scrive: «So perfettamente che la prima volta che qualcuno m’invierà veramente a qualche evento sportivo, il primo commento sarà : “era meglio quando t’inventavi tutto”». Se è vero non c’è gusto. Applausi.
Leggi: Mia Cara Olimpia, tutti i resoconti dalla Cina Cuprense di Zoro


In una delle tante inutili note dei GR estivi, ieri nel pomeriggio è passata un’intervista al segretario del sindacato gestori stazioni balneari. Domanda fondamentale del giornalista, quali fossero le mode e le curiosità della stagione in corso.

Stimolato dal
Apprendere che il corpo di Maria Sharapova, la dea del tennis, nell’ultimo anno si è allungato di 12 centimetri mi ha fatto lo stesso effetto – di sorpresa, sollievo, fiducia nella vita – di quando (molto) sporadicamente trovo nella cassetta delle lettere l’assegno circolare con cui l’Agenzia delle Entrate mi rifonde dei miei eccessivi contributi di lavoratore dipendente. 

