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Post archiviati nella categoria 'Rumizzeide'

03/08/2005

Corte sconta, archimandrita

di Enrico Bianda, alle 10:34

Altan per La Gerusalemme Perduta, di Paolo Rumiz su La RepubblicaNon ci stiamo dietro. Corre troppo in fretta. E scopre cose che vorremmo custodire. Mi domando che cosa lo spinga a svelare la presenza di certi luoghi e certi personaggi in un’Italia un po’ banale. Me li terrei stretti. Troppo doloroso lasciar scappare quelle immagini via le pagine di un giornale. Ma questo forse è raccontare. Un po’ soffrire per una continua privazione.

Come in un racconto dell’800, sembra Dumas, tra passaggi segreti, qualche strettoria dietro una libreria, un arcano cunicolo dietro una parete affrescata, un accesso al Palazzo diomenticato. Romanzi d’ppendice nelle pagine di questi primi passi del viaggio tra i cristiani d’Oriente. La seconda tappa è a Milano, in una Milano inedita e appassionante. La terza tappa, quella di oggi è a Venezia, sull’isola di San Giorgio, in un Monastero dei Benedettini.

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01/08/2005

Rumizzeide e cocktail

di Enrico Bianda, alle 14:25

Altan per La Gerusalemme Perduta, di Paolo Rumiz su La RepubblicaMonoteismi, sincretismi, confronti e paradossi, percorsi a ritroso e ricordi, snocciolare un rosario, camminare e viaggiare, alla ricerca di un rifugio, di una conferma e trovare una sorpresa.

Si apre una settimana impegnativa, che prelude ad un mese intenso: il bacino del Mediterraneo, colto attraverso la lente del confronto tra monoteismi, dove questi convivono e non esplodono in attacchi e violente risposte pacificanti.
Seguiremo, a modo nostro, il viaggio del Maestro Paolo Rumiz, su Repubblica (…è cominciato ieri, dalla prima de La Domenica)

Lo abbiamo fatto anche la scorsa estate, mentre navigava (lui) verso Lepanto, epico, e galleggiavamo (noi) a bordo di un Vaurien, baietta-baietta, spiaggia spiaggia, occhi stretti e pensiero corsaro.
Si riparte dunque, da lunedì al venerdì anche sulla Rete2, alle sei e un quarto (18:15), ogni giorno per dieci minuti in diretta con Rumiz, per un ritorno in TerraSanta.

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14/09/2004

Rumiz, la sana meraviglia, il prossimo viaggio

di Antonio Sofi, alle 18:12

I giornalisti sono ignoranti, anzi devono esserlo, per non farsi sommergere
dagli eventi e per conservare un po’ di sana meraviglia verso la vita.
In compenso, imparano in fretta ciò che non sanno.

Paolo Rumiz in un commento su webgol

tre uomini in bici, vignetta di AltanAllora, facciamo un po’ il punto, chè è passato un po’ di tempo. Il fatto è che abbiamo dovuto riprenderci dall’emozione. Dunque.

Assunto numero uno: Paolo Rumiz, inviato di Repubblica, è (per noi) Il Maestro. Non si discute.
Assunto numero due: l’estate non è vera estate senza uno dei suoi viaggi narranti. Ne abbiamo scritto, quasi un mese fa, e proprio nel bel mezzo del suo ultimo reportage estivo, in barca a vela da Venezia a Lepanto sulle tracce della famosa battaglia.
Assunto numero tre: dopo la diagonale balcanica in bici da Trieste a Instanbul (primo anno), il viaggio in seconda classe nel profondo dell’Italia profonda, come fosse la Transiberiana (secondo anno), la fuga sulle Alpi, spesso lento pede (terzo anno), e, infine, il viaggio in barca a vela di quest’anno, la domanda, direbbe qualcuno, sorge spontanea: e il prossimo anno?
* [digressione – che però metto nei commenti]

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30/08/2004

Alla fine del viaggio

di Enrico Bianda, alle 21:30

bloghdad.jpgCome per tutti anche il Maestro ha finito il suo viaggio. Abbiamo letto e riletto alcune pagine dal mare, gli avvistamenti, gli incontri e gli scontri (una nave di lumbard), le tempeste e le bonacce, le passioni senili e gli occhi dei bambini, e i libri e le carte nautiche, i portolani d’epoca e le lingue che si incrociano e si ibridano come aria che scende veloce da una scogliera per incontrare il mare nero dei fondali subito profondi.
Ma in questi giorni, proprio venerdì, è finito anche il viaggio di un giornalista che soprattutto Antonio seguiva con attenzione. E come spesso accade la storia ci supera, ci prende alla sprovvista: Antonio aveva tra le sue carte una nota che raccontava come un giornalista italiano scrivesse e raccontasse come pochi l’Iraq di questa guerra che non finisce.

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22/08/2004

Rumiz naviga sulle onde medie

di Webgol, alle 21:57

«Dai che ce la fate anche voi ad arrivare a Lepanto con il Vaurien».

Rotta per Lepanto, sulla Rtsi, a cura di Gianni Delli Ponti, in diretta con Paolo RumizE’ Gianni Delli Ponti al telefono, un giornalista svizzero, che mi prende sottilmente per il culo. Ha scoperto da poco che ci siamo perdutamente innamorati del viaggio del Maestro. Anche Gianni è un velista, mi racconta che alle 08:15 Paolo Rumiz è al telefono sulla Rete2 della RTSI per raccontare la traversata Venezia – Lepanto, pubblicata a puntate su La Repubblica, di cui abbiamo giĂ  piĂą volte scritto, ammirati. La trasmissione si chiama “Rotta per Lepanto”, e andrĂ  in onda tutti i giorni dal lunedì al venerdì, la prossima settimana – il tutto, per i non ticinesi, è ascoltabile in streaming, su “ascolta live” della Rete 2.

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18/08/2004

Per antichi antichi cimiteri

di Enrico Bianda, alle 12:20

Il ponte di MostarErano belli, una volta, i luoghi della morte. Paolo Rumiz è arrivato davanti alla foce della Neretva, il fiume che passa da Mostar. Quella è la terra d’elezione del maestro. L’ha raccontata in molti articoli, primo tra pochi aveva intuito che cosa stava accadendo (Maschere per un massacro), e poi in anni di reportage da quelle parti è tornato spesso. E noi, io e Antonio, come già detto, abbiamo in minima parte ripercorso quei luoghi.

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14/08/2004

Il viaggio, la montagna, i moleskine

di Enrico Bianda, alle 11:24

moleskine.gifMi ossessiona da due giorni un’immagine: un uomo che spinge un masso su per una montagna. Una di quelle montagne da illustrazione, ripida e ritta, a punta e nera. Spinge faticando, imprecando, gemendo. Per scoprire poi che in cima la punta farĂ  rotolare dall’altra parte il masso, rendendo inutile la fatica immane. Mi ricorda un cartone animato di molti anni fa, forse cecoslovacco o ungherese (all’epoca, parlo di una ventina d’anni – fa i cartoni dell’est erano una chicca se confrontati con i giapponesi che imperversavano in Italia e in Svizzera), l’uomo stilizzato che si muoveva nel bianco dell’immagine lasciando una scia sporca di china elettronica.
Ecco, quest’immagine alla fine mi sembra davvero l’idea del viaggio: fatica e passione, spesso delusione, ma un passo, una trasformazione decisiva -comunque si decida di viaggiare, con chiunque si decida di farlo.

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12/08/2004

Rumiz, monopattini e cappuccini

di Antonio Sofi, alle 11:39

tre uomini in bici, vignetta di AltanUna settimana fa chiamo Enrico.
«Allora, com’è che quest’anno il Maestro non parte?»
Parte, parte, fa lui.
Il Maestro, per noi, è Paolo Rumiz, inviato di Repubblica, scrittore, viaggiatore, nume tutelare delle acque dolci e dell’Europa dell’Est.
Il giorno dopo, su Repubblica, quasi l’avessimo evocato, inizia il suo diario di viaggio. In barca a vela, da Venezia a Lepanto, tra storia e cronaca, sulle rotte della Serenissima.

Per Rumiz, io ed Enrico nutriamo una sorta di laica venerazione. Evito per pietosa gentilezza di raccontare un aneddoto che vede Enrico come protagonista, e che spiegherebbe, piĂą di mille parole, il sacro rispetto per il narratore mittleuropeo. Quando andammo in Croazia, a Vukovar, la cittĂ  che guarda il fiume, e poi in Bosnia, viaggiavamo con i suoi libri in saccoccia. Cercando, ogni tanto, a naso, i posti che aveva raccontato (uno lo abbiamo trovato – l’Hotel Danubio – e d’altronde se vai a Vukovar ci sono poche altre possibilitĂ ), e, nella ricerca, trovandone talora di migliori.

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20/04/2004

Una rondine per ogni bossolo

di Antonio Sofi, alle 12:04

Chiatta sul Danubio, Vukovar, Croazia, foto di Antonio Sofi, Aprile 2003 - clicca per andare alla galleria fotograficaArriviamo a Vukovar di notte. L’aria è fresca, nonostante la primavera inoltrata, poche la macchine in giro, le luci dei lampioni rompono a fatica lo scuro denso delle ombre. Fiutiamo l’aria friccicorina in cerca dell’hotel Danubio, l’unico degno di tal nome in tutta Vukovar. Rumiz e Altan ne avevano scritto e disegnato nel loro splendido Tre uomini in bicicletta, e ci pare di poterlo trovare, in quel buio, odorandone le tracce narrative. Dopo un po’ di giri nel vuoto di una segnaletica inesistente, ci risolviamo a chiedere. L’Hotel Danubio è uno dei pochi palazzi che danno sul fiume che è rimasto in piedi per tutta la guerra che ha squassato questi luoghi, in fondo pochi anni fa. Entriamo dentro, l’ansia della ricerca si trasforma in fame. Ci sediamo al ristorante dell’albergo e ordiniamo da un anziano cameriere con giacca rossa, lisa, dello stesso colore del velluto antico degli interni, una cofanata di cevapcici, salsiccine di carne cipollata. La radio trasmette canzoni croate, intorno a noi un gruppo di ragazzi bevono birra, in un’allegria poco spensierata, diffidente, che non rompe mai in contentezza, come un cavallo abituato solo a trottare.
Il Danubio, lĂ  fuori, a due passi, gorgoglia lento, silenzioso, pacifico.
Una liquida ninna nanna.

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