28/08/2007
All’inseguimento di Annibale. L’ultima puntata del reportage di Rumiz
di Antonella Sassone, alle 14:37
[Domenica scorsa si è concluso il viaggio di Paolo Rumiz alla ricerca delle tracce di Annibale: Il ritorno di Annibale. Antonella Sassone, che su Webgol ha scritto un post inaugurale e che ha curato una tesi sul giornalismo che viaggia del Maestro triestino, chiude il cerchio sulle 27 puntate pubblicate da Repubblica. Il reportage estivo di Rumiz (rumizzeide la chiamiamo da un po' di anni) per molti è ormai un appuntamento fisso, una lenta interpunzione delle giornate di vacanza, e ogni anno si rinnova: il viaggio mediterraneo del 2007 ha assunto le forme di una vera e propria investigazione, un nasar le orme sul terreno, ché del mito del Barca c'è rimasto molto, un incantamento persistente - ma solo a saper guardare, grattando via la polvere del tempo e delle inezie. as]
Domenica, 26 agosto 2007. La città è ancora parecchio vuota.
Il caldo renderà ancora la giornata difficile.
Trovo un’edicola e mi procuro come sempre una copia del quotidiano. La scena si ripete. Ferma sul marciapiede antistante do uno sguardo rapido alla prima pagina e poi cerco quella familiare del reportage. Di solito mi riservo la lettura per un altro momento della giornata. Ma oggi, come per la prima puntata, non resisto e leggo avidamente ferma davanti all’edicola l’ultima puntata.
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Avevo deciso di prendermi tutto il mese di agosto lontano dall’amato blog, e così ho fatto. Lasciato in ottime mani, per fortuna. Enrico, con la sua
Le ore privilegiate sono quelle del mattino presto, e della sera che scende.
Mentre ci avviciniamo al traguardo, mentre la meta è vicina, Gerusalemme è poco oltre le frontiere, tanto da non permettere più deviazioni, una calamita emotiva, un faro necessario affinché la fatica di questi 7000 chilometri assuma un senso al di la del viaggiare puro, mentre sembrano moltiplicarsi gli incontri con i pellegrini, e tutto sembra convergere verso Gerusalemme, mi pare che si colga, tra le righe, un sottile, nascosto desiderio di fermarsi, o tornare indietro per ritrovare facce e umori. E se il viaggio non fosse un andare verso, ma un procedere attraverso, dove il senso, come spesso accade nei viaggi, non sia la meta, ma il percorso e l’incontro.




