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	<title>Webgol, a cura di Antonio Sofi &#187; Rumizzeide</title>
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	<description>Web, politica, giornalismo</description>
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		<title>Le case (multimediali) degli spiriti. Rumiz alla ricerca del paese perduto</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Aug 2011 10:43:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Sofi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Giornalismi]]></category>
		<category><![CDATA[Rumizzeide]]></category>

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		<description><![CDATA[E&#8217; quasi un rito estivo &#8211; non solo ovviamente il viaggio di Paolo Rumiz su Repubblica ma anche un post che qui lo annunci e ci ricami un po&#8217; sù, legittimati dagli anni di fanship rumizzeide, e dei tanti post che abbiamo dedicato negli anni ai lavori del triestino adunco qui su Webgol (e addirittura [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://inchieste.repubblica.it/it/repubblica/rep-it/2011/06/29/news/le_case_degli_spiriti-19648032/"><img src="http://www.webgol.it/wp-content/uploads/rumiz-295.png" alt="" title="" width="295" height="161" class="alignleft size-full wp-image-4879" /></a>E&#8217; quasi un rito estivo &#8211; non solo ovviamente il viaggio di Paolo Rumiz su Repubblica ma anche un post che qui lo annunci e ci ricami un po&#8217; sù, legittimati dagli anni di fanship <a href="http://www.webgol.it/category/rumizzeide">rumizzeide</a>, e dei tanti post che abbiamo dedicato negli anni ai lavori del triestino adunco qui su Webgol (e addirittura di un ebook tratto da un testo accademico e firmato da Enrico Bianda sulle pratiche giornalistiche del giornalista errante: <a href="http://www.webgol.it/2011/03/27/me-dolce-questo-narrar-paolo-rumiz-e-il-nuovo-feulleiton-giornalistico/">M&#8217;è dolce questo narrar</a>). </p>
<p>Il viaggio di Rumiz di quest&#8217;estate si chiama <a href="http://inchieste.repubblica.it/it/repubblica/rep-it/2011/06/29/news/le_case_degli_spiriti-19648032/">Le case degli spiriti</a> ed è un viaggio alla ricerca del paese perduto, tra ruderi, paesaggi dimenticati, luoghi abbandonati: prede del vento e della natura che se ne riappropria. 26 puntate fino a fine agosto &#8211; come appunto da tradizione. Il logo (in alto a sinistra) è come sempre disegnato da Altan, mentre i disegni all&#8217;interno son firmati da Carlo Stanga.</p>
<div class="img alignleft size-full wp-image-4884" style="width:450px;">
	<a href="http://www.carlostanga.com"><img src="http://www.webgol.it/wp-content/uploads/carlo_stanga_rumiz-piccolo.jpg" alt="" width="450" height="198" /></a>
	<div>Illustrazione di Carlo Stanga per la prima puntata di Le Case degli Spiriti, Tratto da www.carlostanga.com</div>
</div>
<p>Il reportage promette assai bene.<br />
In più, finalmente, dopo tanti anni che lo <a href="http://www.webgol.it/2008/08/07/laltra-europa-su-repubblica-e-le-mappe-di-rumiz/">evocavamo</a> (&#8220;Il reportage è colpevolmente nascosto sul sito di Repubblica, difficilissimo da trovare – per solutori web più che abili. Un prodotto come quello dell’inviato triestino dovrebbe essere più valorizzato – oltre ad una migliore visibilità da home page, basterebbe la metà della ottima grafica e composizione della pagina del cartaceo&#8221;) Repubblica allestisce <a href="http://inchieste.repubblica.it/it/repubblica/rep-it/2011/06/29/news/le_case_degli_spiriti-19648032/">una sezione multimediale</a> a supporto del reportage cartaceo.</p>
<p>C&#8217;è un trailer <a href="http://inchieste.repubblica.it/it/repubblica/rep-it/2011/07/31/video/la_mappa_dei_luoghi_perduti-19830937/1/?inchiesta=%2Fit%2Frepubblica%2Frep-it%2F2011%2F06%2F29%2Fnews%2Fle_case_degli_spiriti-19648032%2F">video</a> e un altro video a supporto della seconda <a href="http://inchieste.repubblica.it/it/repubblica/rep-it/2011/08/01/news/prima_riga_seconda_riga-19764360/?inchiesta=%2Fit%2Frepubblica%2Frep-it%2F2011%2F06%2F29%2Fnews%2Fle_case_degli_spiriti-19648032%2F">bastianica</a> puntata (e spero che i prossimi abbiano un po&#8217; più di contenuti, ché tanti ce ne sarebbero e oltre la buona fattura).<br />
C&#8217;è la <a href="http://inchieste.repubblica.it/it/repubblica/rep-it/2011/07/31/news/il_viaggio_di_rumiz-19779761/?inchiesta=%2Fit%2Frepubblica%2Frep-it%2F2011%2F06%2F29%2Fnews%2Fle_case_degli_spiriti-19648032%2F">mappa di Google</a> con l&#8217;indicazione dei 26 luoghi del reportage, e c&#8217;è soprattutto la foto della mappa, bellissima: la <a href="http://inchieste.repubblica.it/it/repubblica/rep-it/2011/07/27/foto/la_mappa_di_rumiz-19693332/1/?inchiesta=%2Fit%2Frepubblica%2Frep%2Dit%2F2011%2F06%2F29%2Fnews%2Fle_case_degli_spiriti%2D19648032%2F">MLP, la mappa dei luoghi perduti</a> e da sola vale il prezzo della candela.</p>
<div class="img alignleft size-full wp-image-4887" style="width:450px;">
	<a href="http://inchieste.repubblica.it/it/repubblica/rep-it/2011/07/27/foto/la_mappa_di_rumiz-19693332/1/?inchiesta=%2Fit%2Frepubblica%2Frep%2Dit%2F2011%2F06%2F29%2Fnews%2Fle_case_degli_spiriti%2D19648032%2F"><img src="http://www.webgol.it/wp-content/uploads/mappa-rumiz-2011.jpg" alt="" width="450"  /></a>
	<div>La mappa dei luoghi perduti, di Rumiz per Le case degli spiriti. Tratto da Repubblica.it</div>
</div>
<p>Sulla propensione cartografica di Rumiz abbiamo spesso scritto.<br />
Le mappe per Rumiz non sono una soluzione facile ai problemi contingenti di orientamento, nè oggetti impolverati da tirar fuori quando proprio non si sa più che strada prendere. Sono strumenti di lavoro, feticcio transazionale per andare stando, ancòre multidimensionali per contrastare i marosi dello spaesamento temporale e spaziale che lo spostamento dalle rette vie spesso provoca. Sono <a href="http://www.webgol.it/2008/08/13/rumiz-la-mappa-distensiva-e-i-boschi-che-passano/">atti distensivi</a>: mostrarla equivale ad un patto.</p>
<p><img src="http://www.webgol.it/wp-content/uploads/rumiz-mappa-foto.jpg" alt="" title="" width="100" height="100" class="alignleft size-full wp-image-4892" />Le mappe sono compagne di viaggio. Che accompagnano. Spesso vengono segnate dal viaggio e spesso diventano veri e propri co-protagonisti del racconto. C&#8217;è il viaggio lungo inedite direttrici verticali in <a href="http://www.repubblica.it/indici/speciale/altri/2008rumiz/index.htm">L&#8217;Altra Europa</a> e la mappa si trasformavano a seconda di lato e latitudine: quelle del nord perdono la forma quadrata e diventano trapezi isosceli – seguendo «i fusi orari che si restringono come gli spicchi di un’arancia». C&#8217;è il viaggio per mare sulla eterea scia della battaglia di Lepanto e una enorme mappa piena di appunti a margine faceva spesso capolino, incastrando come un puzzle temporale passato e presente. C&#8217;è la mappa sotterranea e invisibile del <a href="http://www.repubblica.it/indici/speciale/altri/2009rumiz/index.htm">viaggio sottosopra</a> che svela ciò che in superficie non si vede. </p>
<p>Perfetto esempio di ciò che la mappa è sempre: radar che mostra ciò che ad occhio nudo non si vede.</p>
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		<title>M&#8217;è dolce questo narrar. Paolo Rumiz e il nuovo feuilleton giornalistico</title>
		<link>http://www.webgol.it/2011/03/27/me-dolce-questo-narrar-paolo-rumiz-e-il-nuovo-feulleiton-giornalistico/</link>
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		<pubDate>Sun, 27 Mar 2011 17:49:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Sofi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Giornalismi]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Rumizzeide]]></category>
		<category><![CDATA[Webgol Edizioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Per Paolo &#8220;Rummo&#8221; Rumiz, io ed Enrico Bianda, abbiamo una passioncella atavica, che abbiamo nutrito in tutti questi anni di Webgol.it con costanza saltuaria, scombinata e sorridente &#8211; seguendo i suoi reportage estivi, evocandolo come maestro quando abbiamo provato a immaginare giornalismi diversi, che s&#8217;arrotolavano intorno a idee nuove e spirose di approfondimento narrativo e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Per Paolo &#8220;<em>Rummo</em>&#8221; Rumiz, io ed Enrico Bianda, abbiamo una <a href="http://www.webgol.it/category/rumizzeide/">passioncella atavica</a>, che abbiamo nutrito in tutti questi anni di Webgol.it con costanza saltuaria, scombinata e sorridente &#8211; seguendo i suoi reportage estivi, evocandolo come maestro quando abbiamo provato a immaginare <a href="http://www.webgol.it/category/giornalismi/">giornalismi</a> diversi, che s&#8217;arrotolavano intorno a idee nuove e spirose di approfondimento narrativo e digitale.<br />
<strong><br />
SCARICA IL PDF</strong> (612 KB): <a href="http://www.webgolnetwork.com/download-dolcenarrar.html">M&#8217;è dolce questo narrar. Paolo Rumiz e il nuovo feuilleton giornalistico</a>, di Enrico Bianda, Webgol Network Edizioni, 2011</p>
<p>In questo ebook dal titolo &#8220;<a href="http://www.webgolnetwork.com/download-dolcenarrar.html">M&#8217;è dolce questo narrar. Paolo Rumiz e il nuovo feuilleton giornalistico</a>&#8220;, estratto e editato da un saggio più articolato e in occasione dell&#8217;insegnamento di Teorie e pratica del giornalismo a Scienze Politiche all&#8217;Università di Firenze, Enrico Bianda mette in fila alcune riflessioni sul giornalismo di Paolo Rumiz: un nuovo feuilleton giornalistico, un nè-nè (reportage o inchiesta) di zigrino dalla pelle cotognesca.</p>
<div class="img size-full wp-image-4624" style="width:450px;">
	<a href="http://www.webgolnetwork.com/download-dolcenarrar.html"><img src="http://www.webgol.it/wp-content/uploads/Copertina_dolcenarrar500.jpg" alt="M'è dolce questo narrar. Paolo Rumiz e il nuovo feuilleton giornalistico, di Enrico Bianda. Clicca per scaricare" width="450"  /></a>
	<div>M'è dolce questo narrar. Paolo Rumiz e il nuovo feuilleton giornalistico, di Enrico Bianda. Clicca per scaricare</div>
</div>
<h3>Indice</h3>
<blockquote><p>Sommario<br />
Prefazione<br />
La Cotogna Picaresca<br />
Né Reportage Né Inchiesta<br />
Il Processo Produttivo<br />
La Dimensione Narrativa<br />
Testimonianza e Fabulazione<br />
Il Valore Epico del Viaggio<br />
Identità Culturali<br />
In Forma di Conclusione e di Confessione<br />
Note al Testo </p></blockquote>
<h3>Sfoglialo online</h3>
<p>Di seguito, il flash per sfogliarlo online, anche a tutta pagina e l&#8217;introduzione appunto</p>
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<div style="width:450px;text-align:left;"><a href="http://issuu.com/webgolnetwork/docs/005_wn_enricobianda_dolcenarrar?mode=embed&amp;layout=http%3A%2F%2Fskin.issuu.com%2Fv%2Flight%2Flayout.xml&amp;showFlipBtn=true" target="_blank">Open publication</a> &#8211; Free <a href="http://issuu.com" target="_blank">publishing</a> &#8211; <a href="http://issuu.com/search?q=enrico%20bianda" target="_blank">More enrico bianda</a></div>
</div>
<h3>Introduzione di Enrico Bianda</h3>
<p>Una parte dell&#8217;introduzione di Enrico Bianda&#8230;</p>
<blockquote><p>Raccontare dunque, in modo molto sbrigativo, può essere assimilato a una funzione primordiale, fisiologica: a un bisogno fondamentale per la sopravvivenza. Anche soli al mondo, tradurremmo la realtà in un pensiero narrativo interiore: ricostruiremmo il mondo che ci circonda, ipotizzando un interlocutore.<br />
Nel 1831 Balzac scrive un racconto, quasi una novella morale, interpretata da alcuni anche come un dispositivo narrativo. La trama è semplice. Un giovane ambizioso è spinto al suicidio dalla miseria, dal gioco d&#8217;azzardo e da una passione infelice. Dopo aver speso i suoi ultimi denari alla roulette si ritrova in una bottega d&#8217;antiquario. Il negoziante gli offre in dono un antico talismano, una pelle di zigrino, che ha la capacità di esaudire ogni suo desiderio. La pelle però ha un potere: si restringe ogni volta che viene esaudito un desiderio, accorciando l&#8217;esistenza del giovane. Dopo un primo momento di esaltazione, Raphael, il protagonista, si rende conto del potere distruttivo del talismano e delle sue nefaste conseguenze.<br />
La novella mette in scena l&#8217;alternativa che gli uomini hanno sempre e comunque di fronte: una vita lunga ma tetra o una vita intensa ma breve.<br />
Questo racconto di Balzac è una metafora del meccanismo compulsivo e fisiologico del narrare. Ossia che, malgrado tutto, saremo sempre portati a stabilire, con altri da noi, una relazione a carattere narrativo, un legame basato su di una narrazione. Costi quel che costi, ci dice Balzac.<br />
Tra le tante interpretazioni della novella non manca quella freudiana. Se l’amuleto di Raphael – la pelle di zigrino – si restringe ad ogni desiderio soddisfatto, Freud lo assimila al pene post-coitale, che si restringe dopo il necessario inturgidimento. Soddisfatto il bisogno riproduttivo, concluso l’atto sessuale, il membro maschile si ritira. Il bisogno è stato calmato, il sesso è una necessità fisiologica, così come il narrare, sembra suggerirci Freud. Narrare e riprodursi: due bisogni primari dell’uomo. Con conseguenze che turbano l’equilibrio dell’individuo.<br />
L’ho presa da lontano. Che c’entrano Rumiz e Freud? Balzac e il reportage? </p></blockquote>
<p><strong><br />
SCARICA IL PDF</strong> (612 KB): <a href="http://www.webgolnetwork.com/download-dolcenarrar.html">M&#8217;è dolce questo narrar. Paolo Rumiz e il nuovo feuilleton giornalistico</a>, di Enrico Bianda, Webgol Network Edizioni, 2011</p>
<p><em>Grazie di cuore a Dario Agosta per il progetto grafico e l&#8217;impaginazione.<br />
</em></p>
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		<title>Camicie Rosse contro i baciamani. Rumiz sulle orme di Garibaldi.</title>
		<link>http://www.webgol.it/2010/08/06/camicie-rosse-contro-i-baciamani-rumiz-sulle-orme-di-garibaldi/</link>
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		<pubDate>Fri, 06 Aug 2010 21:17:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonella Sassone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Rumizzeide]]></category>

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		<description><![CDATA[[I tanti anni che seguiamo Rumiz d'estate - come dimostra una categoria apposita del blog: Rumizzeide - non impediscono, ogni volta, un piccolo moto di sorpresa all'inizio del viaggio estivo del narratore triestino. Perché lui gigioneggia, fino all'ultimo sembra scartare di lato, ogni estate sembra essere l'ultima in compagnia dei suoi viaggi in profondità - [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.repubblica.it/rubriche/camicie-rosse/"><img src="http://www.webgol.it/wp-content/uploads/camicierosse_logo.jpg" alt="" title="" width="200" height="102" class="alignleft size-full wp-image-4302" /></a><font size="-2">[I tanti anni che seguiamo Rumiz d'estate - come dimostra una categoria apposita del blog: <a href="http://www.webgol.it/category/rumizzeide/">Rumizzeide</a> - non impediscono, ogni volta, un piccolo moto di sorpresa all'inizio del viaggio estivo del narratore triestino. Perché lui gigioneggia, fino all'ultimo sembra scartare di lato, ogni estate sembra essere l'ultima in compagnia dei suoi <em>viaggi in profondità</em> - del suo "andare stando", come da sua famosa citazione (del figlio a cavacecio). Quest'anno le orme che Rumiz segue naso a terra sono quelle lasciate da Garibaldi, per raccontare come al solito il presente dell'Italia attraverso il suo passato. Ce ne inizia a dire Antonella Sassone, che altre volte negli scorsi anni abbiamo ospitato, e che ha dedicato a Rumiz una bella tesi di specialistica, qualche anno fa. (E altre novità rumizziane sono in cantiere). Buona lettura. as]</font></p>
<p>E ci siamo anche quest’anno. E’ cominciato domenica 1 agosto il nuovo viaggio di Paolo Rumiz sulle pagine di Repubblica, “<a href="http://www.repubblica.it/rubriche/camicie-rosse/">Camicie rosse</a>”. Un viaggio garibaldino.</p>
<p><img src="http://www.webgol.it/wp-content/uploads/mannelli_01.jpg" alt="Disegno di Mannelli per il reportage di Rumiz" title="" width="230" height="186" class="alignleft size-full wp-image-4304" />Già il 3 maggio scorso – sempre sulle pagine di Repubblica – il nostro <a href="http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2010/05/03/quarto-150-anni-dopo-sulla-strada.html">si era messo sulle tracce dell’impresa dei Mille</a>. Il 5 maggio ricorrevano i centocinquant’anni dell’inizio della spedizione dei volontari al seguito dell’Eroe dei due Mondi. Salpate da Quarto le “Camicie rosse” scrissero, segnarono e sognarono da quello scoglio la storia dell’Italia. Paolo Rumiz un secolo e mezzo dopo ripercorre strade garibaldine, nello zaino un pacco di racconti scritti dai protagonisti e scelti da Eva Cecchinato, storica specialista del mito garibaldino.</p>
<p>E’ un ritorno ai luoghi di Garibaldi per ripartire da essi in un’Italia che ora è una “<em>nazione che va a pezzi così, in silenzio</em>”. Un viaggio parallelo come Rumiz ama fare. E una provocazione. “<em>Provocare è l’essenza del garibaldinismo</em>” dice uno dei protagonisti della <a href="http://www.repubblica.it/rubriche/camicie-rosse/2010/08/06/news/l_eroe_dei_due_mondi_politici-6103660/">puntata del 6 agosto</a>. In un paese dove nessuno guarda in alto (“<em>gli italiani non guardano il cielo, vivono rasoterra</em>&#8220;), dove si è una nazione solo nei difetti, Lui – Garibaldi &#8211; torna. Richiamato alle armi in un&#8217;Italia lacerata. </p>
<p><img src="http://www.webgol.it/wp-content/uploads/mannelli_03.jpg" alt="" title="" width="230" height="95" class="alignleft size-full wp-image-4313" />Non sono le celebrazioni che a Rumiz interessano, non la retorica delle ricorrenze. Di Garibaldi, uomo antiretorico, cerca la fierezza che c’è ancora nell’aria. Prova “<em>crampi di nostalgia per l’energia vitale di un mondo perduto</em>”; scorge via via “<em>l’amarezza per gli ideali traditi</em>”. C’è una guerra in Italia oggi che non è tra Nord e Sud e nemmeno tra Destra e Sinistra. E’ uno scontro tra gli evasori e gli onesti &#8211; come gli dice qualcuno in uno degli <a href="http://www.repubblica.it/rubriche/camicie-rosse/2010/08/01/news/sulle_strade_delle_camicie_rosse_con_l_allegra_banda_garibaldina-5995656">incontri nella prima puntata</a>: “<em>I furbi per vincere sono disposti a tutto. Anche a spaccare il Paese</em>”. </p>
<p>Ma allora ecco che ha un senso questo viaggio. Bisogna cercare ciò che unisce il Paese &#8211; se qualcosa lo unisce. Farsi trasportare dalla musica di una banda garibaldina a Mugnano.  Cercare l’Italia che era giovane e bella, che ha fatto il Risorgimento con giovani sotto i trent’anni. Indossare una camicia rossa cucita su misura. Incontrare i nuovi garibaldini grazie a un gioco di rimandi, casi e coincidenze. Scoprire che ce ne sono e che sono “<em>felici di esistere per qualcuno</em>” e chiedersi, <a href="http://www.repubblica.it/rubriche/camicie-rosse/2010/08/02/news/posto_anita-6007265/">nella seconda puntata</a>: “<em>Non capisco se sono io a reclutare loro o loro a reclutare me</em>”. Il viaggio si è impossessato del suo viaggiatore. </p>
<p><img src="http://www.webgol.it/wp-content/uploads/mannelli_02.jpg" alt="" title="" width="230" height="378" class="alignleft size-full wp-image-4310" />Dunque si parte. Camicia rossa (“<em>rosso esplicito, che non mente, che grida vendetta</em>”) e bandierone (“<em>bello grande, di tre metri per due. Per il gusto del controcorrente</em>”, fatta su misura nella <a href="http://www.repubblica.it/rubriche/camicie-rosse/2010/08/03/news/quella_casacca_alla_bud_spencer-6031102/">terza puntata</a>) alla ricerca di Garibaldi lontano dalle piazze e dai monumenti: dentro una “<em>topografia corsara, disseminata nella provincia</em>”. Chi gli ha cucito la camicia racconta di sua nonna che cucì la camicia ad uno dei Mille: “<em>Con Garibaldi è così. Pezzi di storia dappertutto</em>”.</p>
<p>Il racconto di questo viaggio antiretorico si insinua nelle pieghe della storia di ieri e di oggi. Di scritti di Garibaldi se ne trovano pochi. Sbuca qualche manoscritto e qualche lettera. Perche? Perché Garibaldi era durissimo &#8211; scrive Rumiz. Perché Garibaldi odiava <a href="http://www.repubblica.it/rubriche/camicie-rosse/2010/08/04/news/baciamani-6052963/">i baciamani, i voltagabbana, i conformisti</a>. Secondo Garibaldi a furia di genuflessioni si diventa gobbi, e invece “<em>l’uomo libero deve guardare al cielo</em>”. E&#8217; un paese per camicie rosse, il nostro, ora? </p>
<p><font size="-2">[I disegni sono di Riccardo Mannelli, che debutta quest'anno nell'illustrazione del viaggio di Rumiz. Il logo è come da tradizione di Altan]</font></p>
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		<title>L&#8217;Italia sottosopra. L&#8217;emergenza della normalità (e viceversa).</title>
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		<pubDate>Tue, 18 Aug 2009 09:01:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sir Squonk</dc:creator>
				<category><![CDATA[Rumizzeide]]></category>

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		<description><![CDATA[[Per la rumizzeide, categoria che da 5 anni accompagna con piccole chiose a margine i viaggi estivi di Paolo Rumiz, il secondo appunto di Sir Squonk sul racconto di quest'anno dell'inviato di Repubblica, in cerca dell'Italia profonda o sprofondata, che ribolle e si muove: L'italia sottosopra. Buona lettura. as] La memoria è il fondamento della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.repubblica.it/indici/speciale/altri/2009rumiz/index.htm"><img src="http://www.webgol.it/wp-content/uploads/paolorumiz_sottosopra_3.jpg" alt="" title="" width="150" height="148" class="alignleft size-full wp-image-3038" /></a><em><font size="-2">[Per la <a href="http://www.webgol.it/category/rumizzeide/">rumizzeide</a>, categoria che da 5 anni accompagna con piccole chiose a margine i viaggi estivi di Paolo Rumiz, il secondo appunto di <a href="http://www.blogsquonk.it/">Sir Squonk</a> sul racconto di quest'anno dell'inviato di Repubblica, in cerca dell'Italia profonda o sprofondata, che ribolle e si muove: <a href="http://www.repubblica.it/indici/speciale/altri/2009rumiz/index.htm">L'italia sottosopra</a>. Buona lettura. as] </font></em></p>
<p>La memoria è il fondamento della prevenzione, <a href="http://www.repubblica.it/2009/07/speciale/altri/2009rumiz/valdagri/valdagri.html">dice</a> Rumiz. E immagino che abbia ragione, non previeni ciò che non conosci. </p>
<p>Ma con questa piccola e breve frase Rumiz, non so quanto volontariamente, dice la pochezza del suo viaggio: quel che in prima battuta sembra grande, affascinante ed epico si rivela per quel che è davvero &#8211; il vano muoversi da un vallo ad una rovina, da una frattura ad una fiumara pronunciando parole che nessuno ha voglia di sentire. </p>
<p>In fondo è tutto coerente, tutto torna: se uno si costruisce una baracca abusiva sull&#8217;Etna, e lí va ad abitare, e si abitua ad una qualità della vita (le strade, le fognature, i rifiuti) mille miglia lontana da quella &#8211; per dire &#8211; dei giapponesi che saltano al ritmo della Richter una volta alla settimana senza che questo turbi i loro sonni, se uno vive ed accetta di vivere così, il Big One o un suo fratello minore non è che un&#8217;altra pagina di normalità. </p>
<p>Business as usual, da una tragedia ad un&#8217;emergenza, ché la vita è questa e non altra.</p>
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		<title>Cosa c&#8217;è sotto l&#8217;Italia? Intervista a Paolo Rumiz.</title>
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		<pubDate>Tue, 11 Aug 2009 11:35:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enrico Bianda</dc:creator>
				<category><![CDATA[Radio]]></category>
		<category><![CDATA[Rumizzeide]]></category>

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		<description><![CDATA[Dagli abissi emerge a tratti, in sintonia con la sua anima triestina, carsicamente, e si espone al dialogo. Paolo Rumiz è stato al gioco imbastito da Gianni Delli Ponti, già in passato sodale complice di incursioni rumiziane (resta intatto il ricordo di una cena di braciole e vino con il sommo maestro in quel di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.repubblica.it/indici/speciale/altri/2009rumiz/index.htm"><img src="http://www.webgol.it/wp-content/uploads/paolorumiz_sottosopra_3.jpg" alt="" title="" width="150" height="148" class="alignleft size-full wp-image-3038" /></a>Dagli abissi emerge a tratti, in sintonia con la sua anima triestina, carsicamente, e si espone al dialogo. </p>
<p>Paolo Rumiz è stato al gioco imbastito da Gianni Delli Ponti, già in passato sodale complice di incursioni rumiziane (resta intatto il ricordo di una cena di braciole e vino con il sommo maestro in quel di Arogno, sulle colline che guardano il Lago di Lugano). </p>
<blockquote><p>La sismica è forse il pilastro fondamentale, il pilastro tellurico della conoscenza dei territori. Tutta la storia italiana è intrisa di eventi che segnano il prima e il dopo di una comunità &#8211; un po&#8217; come l&#8217;11 settembre. Eppure oggi accade che chi ricorda eventi come questi, magari ricordando la necessità della prevenzione, è automaticamente un catastrofista, invece che lungimiranza: è un ribaltamento dei valori che si mangia un pezzo di società.</p></blockquote>
<p>Il tutto andato in onda un paio di settimane fa, dopo la pubblicazione del prologo su Repubblica, sulle onde della <a href="www.rete2.rsi.ch">Rete Due</a> della Radio Televisione Svizzera.</p>
<blockquote><p>Al di là delle condanne morali siamo figli di una terra che balla e io voglio sapere cosa c&#8217;è sotto: cosa c&#8217;è sotto l&#8217;Italia &#8211; un posto dove il bello e il terribile si intersecano in modo non scomponibile. Questo è un viaggio che ho fatto in parte già, su carta. Un viaggio che è impossibile da fare improvvisandolo sul terreno, giorno per giorno. E&#8217; un viaggio che ha delle scadenze micidiali, spostamenti quotidiani e appuntamenti con persone che mi devono spiegare come il paesaggio parla, che cosa c&#8217;è dietro il paesaggio &#8211; quella valle, quella frana, quel vulcano. E&#8217; un viaggio difficile anche perché, al di là dei presagi, il terremoto si svela solo dopo, quando è già catastrofe. </p></blockquote>
<p>La riproponiamo, occasione ghiotta per comprendere, o scoprire, le ragioni di una scelta, di un viaggio, di un&#8217;indignazione.</p>
<ul>
<li>Paolo Rumiz intervistato da Gianni Delli Ponti per la Rsi, 16&#8242; 32&#8221; </li>
<p><font size="-2"><em>(clicca sulla freccia per ascoltare)</em></font></p>
<li>L&#8217;indice de <a href="http://www.repubblica.it/indici/speciale/altri/2009rumiz/index.htm">L&#8217;Italia Sottosopra</a> su Repubblica</li>
<li>La categoria <a href="http://www.webgol.it/category/rumizzeide/">Rumizzeide</a>, con altri interventi su Webgol</li>
</ul>
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		<title>L&#8217;Italia sottosopra (e senza astri). Il sismografo delle nostre rimozioni.</title>
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		<pubDate>Fri, 07 Aug 2009 12:28:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonella Sassone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Rumizzeide]]></category>

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		<description><![CDATA[[Per la rumizzeide, categoria che da 5 anni accompagna con piccole chiose a margine i viaggi estivi di Paolo Rumiz, una sintesi virgolettata di Antonella Sassone, che da tempo segue e studia i viaggi (e l'idea di viaggio narrativo) dell'inviato di Repubblica, quest'anno in cerca dell'Italia profonda o sprofondata, che ribolle e si muove: L'italia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.repubblica.it/indici/speciale/altri/2009rumiz/index.htm"><img src="http://www.webgol.it/wp-content/uploads/paolorumiz_sottosopra_3.jpg" alt="" title="" width="150" height="148" class="alignleft size-full wp-image-3038" /></a><em><font size="-2">[Per la <a href="http://www.webgol.it/category/rumizzeide/">rumizzeide</a>, categoria che da 5 anni accompagna con piccole chiose a margine i viaggi estivi di Paolo Rumiz, una sintesi virgolettata di Antonella Sassone, che da tempo segue e studia i viaggi (e l'idea di viaggio narrativo) dell'inviato di Repubblica, quest'anno in cerca dell'Italia profonda o sprofondata, che ribolle e si muove: <a href="http://www.repubblica.it/indici/speciale/altri/2009rumiz/index.htm">L'italia sottosopra</a>. Altro arriverà (forse, si spera). Buona lettura. as] </font></em></p>
<p>Paolo Rumiz quest’anno ci racconta dell’Italia. Nell&#8217;Italia: «<em>Nell’Italia degli abissi, dei vulcani e degli antri dove nascono i terremoti</em>». Un racconto di terra, acqua e fuoco, di «<em>un pezzo di mondo dove Dio ha voluto che Bello e Terribile s’intrecciassero più a fondo che altrove</em>». </p>
<p>La preparazione del viaggio ha visto coinvolti vari «<em>Dottori del profondo</em>»: geologi, vulcanologi, storici dei terremoti, sismologi, geofisici. Rumiz si muove con mezzi vari anche quest’anno, a cominciare dal traghetto. Ha una «<em>carta della meraviglie</em>» con sé, una carta geologica per l’esattezza, e per la prima volta un computer, per leggere la topografia dei luoghi per mezzo delle immagini satellitari. Ma nel suo sacco, ci sono anche come al solito libri e appunti. Non ci sono, quest&#8217;anno, invece, le splendide foto di Monika Bulaj (su Webgol <a href="http://www.webgol.it/2005/08/29/nellora-delle-ombre-schiacciate-intervista-a-monika-bulaj/">una intervista di qualche anno fa</a>). </p>
<div class="img alignleft size-full wp-image-3054" style="width:230px;">
	<img src="http://www.webgol.it/wp-content/uploads/belice.jpg" alt="Belice, foto d'archivio. Quest'anno non ci sono le foto di Monika Bulaj, presente negli ultimi viaggi." width="230" height="167" />
	<div>Belice, foto d'archivio. Quest'anno non ci sono le foto di Monika Bulaj, presente negli ultimi viaggi.</div>
</div>
<p>Un viaggio nell’Italia sottosopra, e non importa se «<em>gli italiani non sanno e quel che è peggio preferiscono non sapere</em>», come gli dicono in tanti. Parlare di calamità naturali come i terremoti «<em>imbarazza i politici</em>», «<em>rovina il gioco ai palazzinari</em>», «<em>inorridisce gli operatori turistici</em>». Nella puntata del sei agosto l’organista nella chiesa di S. Giorgio a Ragusa lo ammonisce di stare attento al suo viaggio perché potrebbe fare la fine di Tina Merlin, che fece la previsione della frane del Vajont e la denunciarono per procurato allarme! «<em>Ma sì, è tutto così chiaro.</em>» dice Rumiz. «<em>Niente come il mancato antisismico svela la scomparsa del futuro dalla mente degli italiani</em>». </p>
<p>Insomma, la parola “pericolo” infastidisce. Una passeggera sul traghetto Napoli-Palermo gli chiede se sa cosa vuol dire la parola «<em>disastro</em>». E’ la «<em>mancanza di stelle che spaventa in naviganti. Vuol dire andare senza gli astri che indicano la strada</em>» gli spiega. E il termine «<em>rischio</em>»? Anch’esso ha un significato importante. Ha origine dal persiano ed indica un forte vento, il Ruzgar, tanto pericoloso da causare naufragi. «<em>Prender il Ruzgar</em>», per gli italiani divenne «<em>prendere il rischio</em>». </p>
<p>E la nostra penisola di rischi ne corre. E’ una terra che ribolle, che erutta, che frana. Come il sismografo indica i movimenti tellurici, così il viaggio di Rumiz promette di essere un po’ come un «<em>sismografo delle nostre paure e delle nostre rimozioni</em>». Figlio di terra trema, quella friulana, vuole vedere dentro la terra che trema.</p>
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		<title>L&#8217;Italia sottosopra. Ciò che era, fino all&#8217;ora (dell&#8217;aperitivo).</title>
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		<pubDate>Thu, 06 Aug 2009 17:05:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sir Squonk</dc:creator>
				<category><![CDATA[Rumizzeide]]></category>

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		<description><![CDATA[[Per la rumizzeide, categoria che da 5 anni accompagna con piccole chiose a margine i viaggi estivi di Paolo Rumiz, un magistrale appunto del Sir che apre la serie - in lenta lavorazione o collezione estiva - di altri interventi sul racconto di quest'anno dell'inviato di Repubblica, in cerca dell'Italia profonda o sprofondata, che ribolle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.repubblica.it/indici/speciale/altri/2009rumiz/index.htm"><img src="http://www.webgol.it/wp-content/uploads/paolorumiz_sottosopra_3.jpg" alt="" title="" width="150" height="148" class="alignleft size-full wp-image-3038" /></a><em><font size="-2">[Per la <a href="http://www.webgol.it/category/rumizzeide/">rumizzeide</a>, categoria che da 5 anni accompagna con piccole chiose a margine i viaggi estivi di Paolo Rumiz, un magistrale appunto del <a href="http://www.blogsquonk.it/">Sir</a> che apre la serie - in lenta lavorazione o collezione estiva - di altri interventi sul racconto di quest'anno dell'inviato di Repubblica, in cerca dell'Italia profonda o sprofondata, che ribolle e si muove: <a href="http://www.repubblica.it/indici/speciale/altri/2009rumiz/index.htm">L'italia sottosopra</a>. Buona lettura. as] </font></em></p>
<p>Sottosopra. Quando la usiamo noi questa espressione, vogliamo dire che il bianco diventa nero, che le nostre coordinate si ribaltano e perdono significato &#8211; un ex fascista che difende i diritti civili e un ex comunista che sfratta i <em>dropouts</em>, cose così. Sottosopra sono due parole giustapposte che ci evocano lo sguardo un po&#8217; smarrito e un po&#8217; costernato delle nostre nonne vestite di nero che guardano la televisione e non si capacitano di ciò che il mondo pare essere diventato.</p>
<p>E invece, sottosopra può voler dire anche l&#8217;esatto contrario: può essere il ristabilimento non dell&#8217;ordine, ma di ciò che era e che dovrebbe essere. L&#8217;Italia sottosopra che Rumiz racconta è quella delle verità prima nascoste e poi dimenticate, delle cupole instabili che potrebbero cadere alla prima scossa, delle ricostruzioni delinquenziali, <a href="http://www.repubblica.it/2009/07/speciale/altri/2009rumiz/accento/accento.html">degli accenti rapinati e mai più restituiti</a> fino al definitivo cambio del nome di una valle, dei documenti scomparsi o ignorati, dell&#8217;oblìo. </p>
<p>Per un giorno, il tempo durante il quale la copia del giornale nasce vive e muore, il sotto torna sopra, e il sopra torna sotto, <a href="http://www.repubblica.it/2009/07/speciale/altri/2009rumiz/apocalisse/apocalisse.html">l&#8217;11 gennaio riacquista senso</a>, la <a href="http://www.repubblica.it/2009/07/speciale/altri/2009rumiz/paese-sottosopra/paese-sottosopra.html">Quinta di Beethoven dei sismografi</a> è una sinfonia e non un&#8217;accozzaglia di rumori e si vede l&#8217;erba salire verso il cielo perchè la si può finalmente guardare dalla parte delle radici. </p>
<p>Non c&#8217;è però, purtroppo, pericolo che, <a href="http://www.repubblica.it/2009/07/speciale/altri/2009rumiz/rombo-premonitore/rombo-premonitore.html">come un suo interlocutore paventa</a>, Rumiz diventi una nuova Tina Merlin: la memoria e la consapevolezza e l&#8217;indignazione durano le ore di apertura dell&#8217;edicola; poi questa chiude, ed è l&#8217;ora dell&#8217;aperitivo.</p>
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		<title>L&#8217;Italia sottosopra. Il nuovo viaggio estivo di Rumiz.</title>
		<link>http://www.webgol.it/2009/08/03/litalia-sottosopra-il-nuovo-viaggio-estivo-di-rumiz/</link>
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		<pubDate>Mon, 03 Aug 2009 16:42:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enrico Bianda</dc:creator>
				<category><![CDATA[Rumizzeide]]></category>

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		<description><![CDATA[Questa volta non ero preparato. Apro Repubblica, così, facendo colazione ieri mattina, di taglio basso, vedo il naso aguzzo, tagliente in un cielo burrascoso, apocalittico, vulcanico disegnato dal solito Altan. E&#8217; ufficialmente estate. Rumiz è partito. Dotato della solita mappa &#8211; questa volta geologica e «dai colori magnifici: violetto per i graniti, rosso per i [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Questa volta non ero preparato. Apro Repubblica, così, facendo colazione ieri mattina, di taglio basso, vedo il naso aguzzo, tagliente in un cielo burrascoso, apocalittico, vulcanico disegnato dal solito Altan. </p>
<p>E&#8217; ufficialmente estate. Rumiz è partito. Dotato della solita mappa &#8211; questa volta geologica e «<em>dai colori magnifici: violetto per i graniti, rosso per i vulcani, grigio per i tavolieri calcarei. Mostra spinte, scavalcamenti, fratture, derive e impressionanti collisioni</em>». </p>
<p>Passerà, moderno Verne, attraverso il centro della terra.</p>
<blockquote><p>È chiaro: non ho davanti a me un viaggio nello spazio, ma nel tempo. Un nodo gigantesco. Il Grande Sommerso della coscienza nazionale, il sismografo delle nostre paure e delle nostre rimozioni, ab insidiis diaboli, ab omni malo libera nos Domine. Ma sono figlio di una terra che trema, le appartengo, e voglio vederci dentro. Entrarci, con la mia lampada di Aladino. La corriera va silenziosa in un mare di vigne, tra pale eoliche inspiegabilmente ferme nel vento e altri branchi di cani perduti.
</p></blockquote>
<p><a href="http://www.repubblica.it/indici/speciale/altri/2009rumiz/index.htm"><br />
<img src="http://www.webgol.it/wp-content/uploads/italia_sottosopra2009.jpg" width="450" height="100" class="alignnone size-full wp-image-3025" /></a></p>
<p>Intanto che, da buoni groupie, ci acclimatiamo alla saga di quest&#8217;anno, alcune risorse online per seguire il Maestro</p>
<ul>
<li>Il prologo del 2 agosto: <a href="http://www.repubblica.it/2009/07/speciale/altri/2009rumiz/paese-sottosopra/paese-sottosopra.html">Viaggio negli abissi del Bel Paese tra storie di terra, acqua e fuoco</a> </li>
<li>L&#8217;indice di tutte le <a href="http://www.repubblica.it/indici/speciale/altri/2009rumiz/index.htm">puntate su Repubblica</a>
</li>
<li>La categoria &#8220;<a href="http://www.webgol.it/category/rumizzeide/">Rumizzeide</a>&#8221; su questo blog &#8211; che negli anni ha scritto e raccolto minima esegesi dei viaggi estivi</li>
</ul>
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		<title>Viaggio nel Polo che si scioglie</title>
		<link>http://www.webgol.it/2008/09/10/viaggio-nel-polo-che-si-scioglie/</link>
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		<pubDate>Wed, 10 Sep 2008 17:17:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonella Sassone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Giornalismi]]></category>
		<category><![CDATA[Luoghi]]></category>
		<category><![CDATA[Rumizzeide]]></category>

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		<description><![CDATA[Si è concluso da pochi giorni il reportage di viaggio “L’altra Europa” su “La Repubblica” ed ecco che Paolo Rumiz si rimette subito in viaggio. Ieri è uscita oggi, sempre sul quotidiano “La Repubblica”, la prima puntata di un “Viaggio nel Polo che si scioglie”. Oggi la seconda puntata. Rumiz a Cape Barrow (Alaska). Da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Si è concluso da pochi giorni il reportage di viaggio “L’altra Europa” su “La Repubblica” ed ecco che Paolo Rumiz si rimette subito in viaggio.</p>
<p>Ieri è uscita oggi, sempre sul quotidiano “La Repubblica”, la prima puntata di un “<a href="http://www.repubblica.it/2008/09/sezioni/ambiente/polo-scioglie/polo-scioglie/polo-scioglie.html">Viaggio nel Polo che si scioglie</a>”. Oggi la <a href="http://www.repubblica.it/2008/09/sezioni/ambiente/polo-scioglie/orsi-bianchi/orsi-bianchi.html">seconda puntata</a>.</p>
<div class="img alignnone size-full wp-image-1603" style="width:450px;">
	<a href="http://www.repubblica.it/2006/12/gallerie/ambiente/rumiz-polo/1.html"><img src="http://www.webgol.it/wp-content/uploads/rumizpolo.jpg" alt="Rumiz a Cape Barrow (Alaska). Da Repubblica.it" width="450" height="336" /></a>
	<div>Rumiz a Cape Barrow (Alaska). Da Repubblica.it</div>
</div>
<p>Dopo quello in verticale sulla frontiera orientale dell’Europa, quello di adesso è un nuovo percorso alla ricerca di un’altra frontiera. Quella dei ghiacci che arretrano sotto l’effetto della “grande febbre della Terra”. </p>
<ul>
«<em>Il gelo era sempre lì, pronto a richiudersi. Se il tempo peggiorava, capitava che la prima metà di settembre le baleniere ritardatarie naufragassero a poca distanza dalla riva in un’apocalittica collisione di ghiacci. Ora è tutto finito. Il mare si ricompatta sempre più tardi, in modo sempre meno prevedibile, e agli uomini della stazione scientifica polare che svernano in questo villaggio sperduto non resta che monitorare, più che una silenziosa ritirata, una fuga precipitosa. Duecento, trecento, quasi trecentocinquanta chilometri in pochi anni</em>».</ul>
<p>La storia, scrive Rumiz, comincia sullo Stretto di Bering, agli antipodi del nostro mondo. E’ il «Finis-terrae da cui parte il nostro viaggio ai margini del Polo che si scioglie fino al mitico Passaggio a Nordovest». Nello Stretto di Bering tutto cambia. Cambia l’ora dell’orologio, la notte diventa giorno e la data un’altra. La Russia è ad Occidente e l’America ad Oriente, mentre l’Europa si capovolge. </p>
<ul>
«<em>Tutto si inverte e tutto finisce: gli oceani; il nuovo e il vecchio mondo che qui sembrano navigare come incrociatori in rotta di collisione; il passaggio a Nordest e quello a Nordovest che confluiscono, simultaneamente liberi dalla banchisa</em>».
</ul>
<p>I ghiacci si sciolgono, il Polo Nord è circumnavigabile. Tra il Canada e la Groenlandia “s’è rotto l’ultimo diaframma”. E’ qui che Rumiz si dirige. Da qualche tempo i ghiacci sono al minimo storico. Le rotte polari potrebbero far risparmiare tempo e petrolio al trasporto marittimo mondiale. I conflitti di interesse sono grandissimi.</p>
<p>Tim, la guida che conosce quasi a memoria i libri di London, di Konrad, di Melville, parla a Rumiz di mutamenti biblici tra gli uomini e la natura, di un clima che porterà chissà dove la Terra Madre.<br />
Siamo in terre estreme, non ci sono strade, i collegamenti sono solo aerei, “persino la mappa si desertifica, perde la densità di nomi”.</p>
<p>Siamo alla fine dell’estate che alle nostre latitudini genera “dolci malinconie”, ma qui essa “squarcia l’anima d’angoscia”. Tutti scappano. Pescatori, cacciatori, turisti e tutti i migratori.</p>
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		<title>Cercavo una frontiera vera. L&#8217;ultima (Altra) Europa.</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Sep 2008 13:03:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Sofi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Rumizzeide]]></category>

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		<description><![CDATA[Ieri si è concluso ad Istambul il viaggio estivo di Rumiz. Ne abbiamo scritto per tutto il mese, accompagnando da lontano e da lettori le tappe del giornalista triestino: dal prologo alle mappe, dalla supercazzola slava ai boschi che passano fino al rabdomante e l&#8217;esorcista di una coppia narrativa vera e propria, ormai &#8211; composta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.webgol.it/wp-content/uploads/rumizlogo.jpg" alt="L'Altra Europa di Paolo Rumiz su Repubblica" hspace="5" vspace="5" align="left"/> Ieri si è <a href="http://www.repubblica.it/2008/08/speciale/altri/2008rumiz/rumiz-27/rumiz-27.html">concluso ad Istambul</a> il viaggio estivo di Rumiz. Ne <a href="http://www.webgol.it/category/rumizzeide/">abbiamo scritto</a> per tutto il mese, accompagnando da lontano e da lettori le tappe del giornalista triestino: dal <a href="http://www.webgol.it/2008/08/04/laltra-europa-il-nuovo-viaggio-estivo-di-paolo-rumiz-su-repubblica/">prologo</a> alle <a href="http://www.webgol.it/2008/08/07/laltra-europa-su-repubblica-e-le-mappe-di-rumiz/">mappe</a>, dalla <a href="http://www.webgol.it/2008/08/12/la-supercazzola-slava-e-i-frati-di-viaggio/">supercazzola slava</a> ai <a href="http://www.webgol.it/2008/08/13/rumiz-la-mappa-distensiva-e-i-boschi-che-passano/">boschi che passano</a> fino al <a href="http://www.webgol.it/2008/09/01/un-rabdomante-e-unesorcista-nellaltra-europa/">rabdomante e l&#8217;esorcista</a> di una coppia narrativa vera e propria, ormai &#8211; composta dallo stesso <strong>Paolo Rumiz</strong> e dalla fotografa <strong>Monika Bulaj</strong>.</p>
<p>Ecco un passaggio/consuntivo del viaggio di Rumiz, un viaggio in verticale lungo un nuovo confine: </p>
<blockquote><p>Faccio l&#8217;inventario delle mie cose e scopro che il contenuto del mio zaino è cambiato. C&#8217;è un equilibrio nuovo di cose date e avute. Non ho più il mio coltello, dei quadernini da disegno, la zanzariera, penne colorate, un libro sul Mar Bianco preso a Murmansk. Ho invece il rosario di legno di Aleksander, l&#8217;ex carcerato. Ho il libro sulle saghe nordiche ricevuto in dono dall&#8217;uomo di nome Lupo sulle rive dell&#8217;Onega. Una collana di Shungut. Lo stemma degli scout russi attaccatomi all&#8217;occhiello da un soldato. Una scatola di vecchie monetine di un autostoppista lituano che faceva il carpentiere. </p></blockquote>
<p><em>qui ci starebbe un disegno viaggesco che Rumiz ha mandato appositamente per Webgol, grazie al tramite dell&#8217;amico Bianda, e che avevo conservato proprio per l&#8217;ultimo post &#8211; ma finché non lo trovo nel casino che c&#8217;è rimarrà questa disonorevole ammissione di colpa :) </em></p>
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		<title>Un rabdomante e un&#8217;esorcista nell&#8217;Altra Europa</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Sep 2008 17:20:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enrico Bianda</dc:creator>
				<category><![CDATA[Giornalismi]]></category>
		<category><![CDATA[Luoghi]]></category>
		<category><![CDATA[Rumizzeide]]></category>

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		<description><![CDATA[Continua L&#8217;Altra Europa, esonda settembrino e va a finire il 4 settembre prossimo &#8211; chiudendo il cerchio narrativo aperto con il prologo del 4 agosto scorso. Sabato passato, una fotografia a centro pagina di Monika Bulaj, più grande rispetto al solito, ci guardava: si è fatta largo in quelle ore, parlandone tra di noi, un’idea. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.repubblica.it/indici/speciale/altri/2008rumiz/index.htm"><img src="http://www.webgol.it/wp-content/uploads/rumizlogo.jpg" alt="L'Altra Europa, reportage di Paolo Rumiz" hspace="5" vspace="5" align="left" /></a>Continua <a href="http://www.repubblica.it/indici/speciale/altri/2008rumiz/index.htm">L&#8217;Altra Europa</a>, esonda settembrino e va a finire il 4 settembre prossimo &#8211; chiudendo il cerchio narrativo aperto con il <a href="http://www.webgol.it/2008/08/04/laltra-europa-il-nuovo-viaggio-estivo-di-paolo-rumiz-su-repubblica/">prologo del 4 agosto scorso</a>. Sabato passato, una fotografia a centro pagina di <strong>Monika Bulaj</strong>, più grande rispetto al solito, ci guardava: si è fatta largo in quelle ore, parlandone tra di noi, un’idea. Rumiz e Bulaj (sempre più direttamente coinvolta nel racconto) come due stregoni in un’avventura picaresca – diremmo donchichottesca se non fosse per la figura allargata di Sancho Panza che proprio non corrisponde a nessuno dei due.</p>
<div class="img alignright size-full wp-image-1508" style="width:230px;">
	<img src="http://www.webgol.it/wp-content/uploads/bulaj02.jpg" alt="Viaggio in treno lungo la catena dei Carpazi, di Monica Bulaj" width="230" height="153" />
	<div>Viaggio in treno lungo la catena dei Carpazi, di Monica Bulaj</div>
</div>
<p>Due stregoni lungo una frontiera immaginata e solidissima, lacerante, tra Europa e resto del continente, guardando ad Est. Due stregoni di un tempo lontano, un rabdomante e un’esorcista.</p>
<p>Uno (Rumiz) cerca il fluire sotterraneo dell’acqua, cerca le sorgenti di vita che sono sorgenti di incontro e dialogo, di sorpresa e vitalità (saranno le origini carsiche, l’amore per l’acqua e per i fiumi): tant’è che cerca e trova magicamente il flusso della cittadinanza, dell’incontro amichevole.<span id="more-1495"></span></p>
<p>L’altra (Bulaj) non cerca il flusso, non cerca il divenire, ma fissa l’istante, cerca quell’istante: ed è spesso una fotografia bicefala, il nero e il bianco, lo scuro e la luce, luce che da vita al volto nell’oscurità. E’ quell’istante e non altri che andava fermato. Lo ha estratto, fissato per sempre sulla diapositiva con la Leica M6. Rabdomante e esorcista: mestieri antichi per una vitalità antica, perduta da questa parte della frontiera. </p>
<div class="img alignleft size-full" style="width:230px;">
	<a href="http://www.repubblica.it/2008/08/speciale/altri/2008rumiz/rumiz-18/rumiz-18.html"><img src="http://www.webgol.it/wp-content/uploads/bulaj01.jpg" alt="Stazione di Malbork, Polonia, di Monika Bulaj" width="230" height="155" /></a>
	<div>Stazione di Malbork, Polonia, di Monika Bulaj</div>
</div>
<p>Il viaggio si allunga attraverso praterie e piccole città: dopo Varsavia la Bielorussia, giovane per forza. Con il susseguirsi delle tappe ci si rende conto che quella di Rumiz e di Bulaj è una caccia al tesoro per tastare il polso alla diversità, al cosmopolitismo perduto dell’Europa. </p>
<p>Si guarda all’Unione come ad un gigante sterilizzatore, che annienta le differenze. Un processo di normalizzazione che si coglie appena nello sforzo di fermare per sempre, per rimandare a memoria quando sarà tardi ormai, con tutte le forze, delle fotografie della Bulaj: il suo sguardo si intrufola discreto nelle maglie di un’esistenza popolare in movimento. (Della stessa Bulaj, tra un mese uscirà &#8220;Genti di Dio&#8221; per i tipi di Frassinelli: vent&#8217;anni di esplorazioni negli angoli più inverosimili del sacro dell&#8217;Altra Europa )</p>
<p>L’esorcismo forse consiste proprio in questo: combattere l’annullamento delle diversità correndo lungo la frontiera dell’altra Europa per documentare quel mondo cosmopolita così caro a Beck, e che Rumiz già rimpiangeva attraversando la vecchia Vukovar.</p>
<p><fontsize ="-2">Leggi anche: <a href=" http://www.webgol.it/2005/08/29/nellora-delle-ombre-schiacciate-intervista-a-monika-bulaj/">Nell’ora delle ombre schiacciate. Intervista a Monika Bulaj</a><br />
</fontsize></p>
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		<title>Rumiz, la mappa distensiva e i boschi che passano</title>
		<link>http://www.webgol.it/2008/08/13/rumiz-la-mappa-distensiva-e-i-boschi-che-passano/</link>
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		<pubDate>Wed, 13 Aug 2008 10:17:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonella Sassone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Luoghi]]></category>
		<category><![CDATA[Rumizzeide]]></category>

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		<description><![CDATA[[Si parla soprattutto a se stessi: ci si scava dentro sperando – o fingendo – di non trovare l’abisso. E così Rumiz incontra un giovane ex galeotto con il naso schiacciato. Si tormenta le nocche della mani. Sono rosse per il freddo o per la tensione e la paura. C’è uno scambio di regali detonatore [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><font size="-2">[Si parla soprattutto a se stessi: ci si scava dentro sperando – o fingendo – di non trovare l’abisso. E così Rumiz incontra un giovane ex galeotto con il naso schiacciato. Si tormenta le nocche della mani. Sono rosse per il freddo o per la tensione e la paura. C’è uno scambio di regali detonatore di empatia e tristezza, e profonda amarezza. Un saluto tra i binari prima di passare oltre, con il ricordo presente dentro e un coltellino svizzero in meno. Una umanità passa attraverso le palline nere di un rosario, catena di trazione empatica tra sconfitte e speranze. eb]</font></p>
<p><a href="http://www.repubblica.it/indici/speciale/altri/2008rumiz/index.htm"><img src="http://www.webgol.it/wp-content/uploads/rumizlogo.jpg" alt="L'Altra Europa, logo di Altan" width="196" height="120" hspace="5" vspace="5" align="left" /></a>Nel viaggio di quest’anno Rumiz torna ad usare molto il treno per i suoi spostamenti. Il treno concede al viaggiatore la visione del territorio che attraversa grazie al finestrino, e regala al suo interno l’unicità degli incontri. E&#8217; un perfetto &#8220;<a href="http://books.google.it/books?id=qStzmCD6vS0C&#038;pg=PA12&#038;lpg=PA12&#038;dq=andare+stando+rumiz&#038;source=web&#038;ots=b77GBefE8a&#038;sig=ehrdftdpGQtazFTPkVYnTKgsgDQ&#038;hl=it&#038;sa=X&#038;oi=book_result&#038;resnum=2&#038;ct=result">andare stando</a>&#8221; &#8211; come da straordinaria definizione del viaggio in spalla del babbo, a firma di Rumiz junior, da &#8220;<a href="http://www.feltrinellieditore.it/SchedaLibro?id_volume=1742047">E&#8217; oriente</a>&#8220;.</p>
<p>Nella <a href="http://www.repubblica.it/2008/08/speciale/altri/2008rumiz/rumiz-8/rumiz-8.html">puntata del 11 agosto 2008</a>, il treno di Murmansk-Novorossisk procede verso Sud «felpato e soporifero», si ferma spesso e «tutto diventa sincopato, anche gli appunti sul notes».<br />
Da quegli appunti però nasce oggi un racconto carico di quegli elementi di cui è ricca la scrittura rumizziana, i suoi reportage, la letteratura di viaggio in genere.<span id="more-1402"></span></p>
<p>Dunque. Il treno con la sua visione dell’esterno e dell’interno.<br />
I treni russi su cui procede il nostro passeggero sono un «mangia-dormi infinito» &#8211; possono non fermarsi per tre giorni di fila. Ciò che vede Rumiz dal finestrino è in gran parte innevato: «Laghi incrostati di ghiaccio e fiumi gonfi di disgelo». E poi ancora montagne bianche e case di legno. Isolotti sabbiosi, betulle nude all’orizzonte, «boschi che passano». </p>
<div class="img " style="width:230px;">
	<a href="http://www.repubblica.it/2008/08/speciale/altri/2008rumiz/rumiz-8/rumiz-8.html"><img src="http://www.repubblica.it/2008/08/speciale/altri/2008rumiz/rumiz-8/dire_13562576_11520.jpg" alt="Una mamma sul vagone che porta da Olengorsk a Kem. Foto di Monika Bulaj. Clicca per leggere il reportage" width="230" height="155" /></a>
	<div>Una mamma sul vagone che porta da Olengorsk a Kem. Foto di Monika Bulaj. Clicca per leggere il reportage</div>
</div>
<p>Nel cercare una località sulla guida che si è portato dietro si accorge di avere davanti «pagine piene di nulla». E aggiunge, «le guide banalizzano, sono complici dell’oblio dei territori. Ne propiziano la distruzione con il loro silenzio». Allora, ci racconta, strappa quelle pagine, perché si viaggia molto meglio chiedendo direttamente alla gente.</p>
<blockquote><p>Scriveva Ryszard Kapuscinski, il giornalista polacco morto nel 2007: «Ogni volta che l’uomo si è incontrato con l’altro, ha sempre avuto davanti a sé tre possibilità di scelta: fargli la guerra, isolarsi dietro a un muro o stabilire un dialogo».
</p></blockquote>
<p>La gente, gli uomini sono l’interesse del viaggiatore che cerca l’altro. Chi è veramente l’altro da noi? L’altro comincia dove inizia la volontà di incontrare, cioè di capire. E per farlo bisogna essere curiosi di superare i confini. Quelli dell&#8217;Europa con un Est che è anche e paradossalmente il suo centro.</p>
<p>Lo scompartimento di un treno è un mondo.<br />
Aleksander è un ragazzo vestito di nero, tatuato, con il naso e le mani da pugile e «negli occhi qualcosa di duro e tenero insieme». Dei suoi anni dieci anni di orfanotrofio,  due di carcere. Sta per tornare a casa, ma «è chiaro, ha paura di qualcosa o di qualcuno». </p>
<p>Per non inquietarlo gli appunti si interrompono. Entra in scena la compagna di viaggio fedele, che veramente «accompagna»: la <a href="http://www.webgol.it/2008/08/07/laltra-europa-su-repubblica-e-le-mappe-di-rumiz/">mappa</a> con l’itinerario del viaggio in Europa. <strong>Mostrarla equivale ad un atto distensivo: ad un patto. </strong></p>
<p>Tra i due c’è subito intesa. Alex gli regala il suo rosario, creato dalle sue mani in carcere. E Rumiz: «Gli dico che è un regalo bellissimo, che lo terrò sempre con me». Ricambia con l’unico oggetto che ha, un coltellino svizzero a fronte di una monetina simbolica.</p>
<p><font size="-2">LEGGI: <a href="http://www.repubblica.it/2008/08/speciale/altri/2008rumiz/rumiz-8/rumiz-8.html">Un vagone di storie sincopate</a>, otava puntata del viaggio estivo di Paolo Rumiz su Repubblica</font></p>
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		<title>La supercazzola slava e i frati di viaggio</title>
		<link>http://www.webgol.it/2008/08/12/la-supercazzola-slava-e-i-frati-di-viaggio/</link>
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		<pubDate>Tue, 12 Aug 2008 08:31:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enrico Bianda</dc:creator>
				<category><![CDATA[Luoghi]]></category>
		<category><![CDATA[Rumizzeide]]></category>

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		<description><![CDATA[E’ probabilmente nella natura stessa della scrittura di viaggio parlare di se stessi. Ed in controluce inevitabilmente parlare degli altri, di tutti. Paolo Rumiz viaggia nell&#8217;Altra Europa e racconta in un andirivieni continuo tra quello che vede da una parte della frontiera e quello che lascia dall’altra. Incontra l’altro come ha sempre fatto in questi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.repubblica.it/indici/speciale/altri/2008rumiz/index.htm"><img src="http://www.webgol.it/wp-content/uploads/rumizlogo.jpg" hspace="5" vspace="5" align="left" alt="L'Altra Europa, logo di Altan" /></a>E’ probabilmente nella natura stessa della scrittura di viaggio parlare di se stessi. Ed in controluce inevitabilmente parlare degli altri, di tutti. <strong><a href="http://www.webgol.it/category/rumizzeide/">Paolo Rumiz</a></strong> viaggia nell&#8217;<a href="http://www.repubblica.it/indici/speciale/altri/2008rumiz/index.htm">Altra Europa</a> e racconta in un andirivieni continuo tra quello che vede da una parte della frontiera e quello che lascia dall’altra. Incontra l’altro come ha sempre fatto in questi anni di viaggi. </p>
<p>Lo guarda e se ne innamora: come <a href="http://www.repubblica.it/2008/08/speciale/altri/2008rumiz/rumiz-7/rumiz-7.html">sabato</a> che a casa di un Pope incontra militari delle forze speciali e mangia gorgonzola e beve Vodka: «Preti e militari, abbinamento fascista. Qui no, i tre sembrano silenziose guide alpine». Gli incontri si fanno sempre più fitti, intimi: come a dire che Rumiz ha preso le misure al viaggio, il passo è quello giusto.</p>
<div class="img " style="width:200px;">
	<img src="http://www.webgol.it/images/collinadellecroci01.jpg" alt="La collina delle croci, Diaumantai, Lituania. Foto di as" width="200" height="267" />
	<div>La collina delle croci, Diaumantai, Lituania. Foto di as</div>
</div>
<p>Volevo parlarne fra qualche giorno, ma non mi va di aspettare: proprio perché quando si scrive di viaggi alla fine si deve parlare di quello che cambia in noi nei confronti del mondo e delle persone che vediamo e che abbiamo visto: di preti ne ho incontrati anche io in viaggio. E mi hanno offerto <a href="http://www.webgol.it/2004/05/02/daumantai-la-terra-attorno-alle-croci/">birretta e frittelle di mele a colazione</a>, con la marmellata di cotogne. E pane nero e formaggio a fette la sera, anzi la notte, raccolto ad una fermata della corriera nelle campagne di Daumantai, in Lituania &#8211; la terra intorno alle croci. <span id="more-1386"></span></p>
<p>Io dovevo raccontare quella nazione insieme alle altre del Baltico. Mi ero messo in viaggio e solo di notte ero arrivato dai frati francescani. Un frate enorme, aveva giocato a rugby, guidava un furgone scassato. Mi aspettavano alla fermata e non riuscivo a vedere le facce nascoste nel saio col cappuccio. Solo una volta arrivati, in silenzio, mi avevano mostrato la cella dove avrei dormito quella notte, poi le cucine ed infine il refettorio. Pane birretta e salame violaceo.</p>
<p>E poi la mattina alle cinque e mezzo, per loro la preghiera e per me l’attesa della colazione: appunto, frittelle di mele calde e questa strana birretta leggera, ottenuta non so da cosa ne come, ma scendeva e dava una strana sensazione di leggera esaltazione. Forse il viaggio o forse l’idea di essere così lontano da tutto in un piccolo monastero di frati francescani davanti alla <a href="http://www.webgol.it/2004/05/02/daumantai-la-terra-attorno-alle-croci/">collina delle croci</a>. La notte successiva, sempre nel buio, aspettavo nella campagna sulla strada l’arrivo di Antonio, che arrivava in <a href="http://www.webgol.it/2004/02/12/voulez-vous-danser/">pullman danzerino</a> da Vilnius.</p>
<div class="img " style="width:230px;">
	<a href="http://www.repubblica.it/2008/08/speciale/altri/2008rumiz/rumiz-7/rumiz-7.html"><img src="http://www.repubblica.it/2008/08/speciale/altri/2008rumiz/rumiz-7/dire_13556613_55200.jpg" alt="Foto di Monika Bulaj" width="230" height="195" /></a>
	<div>Foto di Monika Bulaj. Clicca per leggere la puntata del reportage</div>
</div>
<p>Intanto Rumiz si <a href="http://www.repubblica.it/2008/08/speciale/altri/2008rumiz/rumiz-7/rumiz-7.html">cimenta in un brindisi elaborato</a>: e nasce così dal nulla, improvvisato, un lungo e poetico brindisi, forse recitato in russo, forse in una lingua bastarda che mischia il dialetto triestino, le lingue slave della frontiera con i balcani, e qualche parola di russo. Ma piace, agli amici russi piace e sollevano i bicchieri.</p>
<blockquote><p><em>&#8220;Amici cari la vostra lingua mi è famigliare, alle porte della mia città comincia il mondo slavo e su questo tavolo ci sono cose che hanno un nome che conosco. Hleb, pane. Voda, acqua. Maslo, burro. Sapete come si chiamano le donne da noi? Babe&#8221;. Risata generale, in russo vuol dire la stessa cosa. &#8220;E quando si vuol dire che una donna è una gran bella donna, sapete come diciamo? Babòn&#8221;. Risata ancora più forte, la parola suona comicissima rispetto alla lingua russa, delicata e piena di vezzeggiativi. </em></p></blockquote>
<p>Quanto a noi, ai caselli e alle frontiere tra Croazia e Bosnia partiva sempre una cacofonia inventata un po’ provocatoria, una supercazzola slava che lasciava in silenzio i casellanti e le guardie di confine.<br />
Che faceva più o meno così: <strong>Dubrrvk</strong>. </p>
<p>Una parola passepartout. Che poi doveva essere l’arrivederci, ma anche il ciao e il grazie &#8211; dipende dalla bisogna.<br />
Ci si provava sempre, funzionava poco.<br />
Forse perché Antonio rideva a crepapelle.</p>
<p><font size="-2"><br />
<blockquote>LEGGI sulla collina delle croci: <a href="http://www.webgol.it/2004/05/02/daumantai-la-terra-attorno-alle-croci/">Daumantai, la terra attorno alle croci</a>, l&#8217;<a href="http://www.webgol.it/2003/11/25/lodore-dei-frati/">odore dei frati</a> e  <a href="http://www.webgol.it/2004/02/12/voulez-vous-danser/">Voulez vous dancer?</a> (as) &#8211; purtroppo a causa del cambio di piattaforma di qualche anno fa sono indisponibili i materiali fotografici linkati (ma rimetteremo tutto a posto in questi giorni)</p></blockquote>
<p></font></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>L&#8217;Altra Europa su Repubblica e le mappe di Rumiz</title>
		<link>http://www.webgol.it/2008/08/07/laltra-europa-su-repubblica-e-le-mappe-di-rumiz/</link>
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		<pubDate>Thu, 07 Aug 2008 17:34:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Sofi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Città]]></category>
		<category><![CDATA[Giornalismi]]></category>
		<category><![CDATA[Luoghi]]></category>
		<category><![CDATA[Rumizzeide]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.webgol.it/?p=1360</guid>
		<description><![CDATA[Prima la cosa più importante, per gli appassionati che seguono ogni giorno sulle pagine di Repubblica il viaggio estivo (è il sesto? o il settimo? ho perso il conto) di Paolo Rumiz, L&#8217;Altra Europa &#8211; viaggio verticale a cavallo del confine dell&#8217;UE. E&#8217; il link alle puntate pubblicate, su Repubblica: L&#8217;Altra Europa su Repubblica.it. Colpevolmente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Prima la cosa più importante, per gli appassionati che seguono ogni giorno sulle pagine di Repubblica il viaggio estivo (è il sesto? o il settimo? ho perso il conto) di <strong>Paolo Rumiz</strong>, <a href="http://www.webgol.it/2008/08/04/laltra-europa-il-nuovo-viaggio-estivo-di-paolo-rumiz-su-repubblica/">L&#8217;Altra Europa</a> &#8211; viaggio verticale a cavallo del confine dell&#8217;UE.</p>
<p>E&#8217; il link alle puntate pubblicate, su Repubblica: <a href="http://www.repubblica.it/indici/speciale/altri/2008rumiz/index.htm">L&#8217;Altra Europa su Repubblica.it</a>. Colpevolmente nascosto, difficilissimo da trovare &#8211; per solutori web più che abili (anche la <a href="http://ricerca.repubblica.it/repubblica?query=rumiz&#038;view=archivio">ricerca &#8220;rumiz&#8221;</a> dà come primo risultato un articolo del 2006, perché, a mio parere sbagliando, predilige come primo ordine quello della rilevanza). Un prodotto come quello dell&#8217;inviato triestino dovrebbe essere più valorizzato &#8211; oltre ad una migliore visibilità da home page, basterebbe la metà della ottima grafica e composizione della pagina del cartaceo.</p>
<div class="img " style="width:450px;">
	<a href="http://www.repubblica.it/indici/speciale/altri/2008rumiz/index.htm"><img src="http://www.webgol.it/wp-content/uploads/i_altra_europa.jpg" alt="L'Altra Europa, viaggio estivo di Rumiz. Logo di Altan" width="450" height="100" /></a>
	<div>L'Altra Europa, viaggio estivo di Rumiz. Logo di Altan</div>
</div>
<p>Della ossessione di Rumiz per le mappe e la cartografia in genere sa bene chi lo segue da tempo. Nella puntata di oggi c&#8217;è un passaggio che mi ha continuato a risuonare in testa tutto il giorno. </p>
<p>Rumiz è a Murmansk, la più grande città sopra il Circolo Polare, accovacciata ai bordi di un fiordo che non ghiaccia mai, dai negozi psichedelici e dai mille strategici mari. Si reca in stazione a prenotare il biglietto per scendere giù, a rotta di collo gravitazionale verso il sud. E si rende conto delle distanze e dei tempi di percorrenza, enormi, niente è lontano meno di 30-40 ore: «<em>Comincio a capire perché nessuno faccia questo viaggio &#8220;verticale&#8221;. Guardo la mappa e realizzo che se rovescio la Scandinavia verso il Mediterraneo facendo perno sulla Danimarca, arrivo fino oltre Tunisi</em>»</p>
<p>Le mappe per Rumiz non sono una soluzione facile ai problemi contingenti di orientamento. Oggetti impolverati da tirar fuori dal cruscotto quando non si sa più che strada prendere. Le mappe sono compagni di viaggio. Che <em>accompagnano</em>. E spesso vengono <em>segnate</em> dal viaggio. <em>(La leggenda narra di una enorme mappa cartografica usata da Rumiz per il viaggio in mare sulla eterea scia della battaglia di Lepanto, con tanto di appunti)</em></p>
<p>Sulle mappe un&#8217;altra curiosità. Quelle del nord perdono la forma quadrata e diventano trapezi isosceli &#8211; seguendo «i fusi orari che si restringono come gli spicchi di un&#8217;arancia». </p>
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		<title>L&#8217;Altra Europa, il nuovo viaggio estivo di Paolo Rumiz su Repubblica</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Aug 2008 10:26:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonella Sassone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Giornalismi]]></category>
		<category><![CDATA[Luoghi]]></category>
		<category><![CDATA[Rumizzeide]]></category>

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		<description><![CDATA[[Noi rumizziani della prima ora, quasi groupie del narratore triestino (cosa più di avere una categoria del blog a lui dedicata? e da 4 anni: rumizzeide) quasi disperavamo. Ma, come da tradizione, la prima domenica utile nei dintorni agostani, parte il viaggio estivo di Paolo Rumiz: un viaggio "verticale" di 6000 km lungo la frontiera [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><font size="-2">[Noi rumizziani della prima ora, quasi <em>groupie </em>del narratore triestino (cosa più di avere una categoria del blog a lui dedicata? e da 4 anni: <a href="http://www.webgol.it/category/rumizzeide/">rumizzeide</a>) quasi disperavamo. Ma, come da tradizione, la prima domenica utile nei dintorni agostani, parte il viaggio estivo di Paolo Rumiz: un viaggio "verticale" di 6000 km lungo la frontiera orientale dell'Ue (il lato sbagliato, reietto, levantino) per raccontare l'Altra Europa (ne scrive più diffusamente oltre Antonella Sassone, di fatto una esperta dei viaggi di Rumiz, oggetto anche di una sua tesi/saggio). Paolo è come sempre un po' sopra le righe nel prologo, e forse ogni anno di più - ma è un'enfasi pulita, complice e forse addirittura necessaria - nei tempi nostri silenziati e piatti come il filo delle longitudini non viaggiate. Buona lettura. as]</font></p>
<p>Comincia oggi il reportage del viaggio estivo 2008 di <strong>Paolo Rumiz</strong> su Repubblica dal titolo <strong>L&#8217;Altra Europa</strong> (ancora non online). Pagine e pagine di appunti, disegni (dello stesso Rumiz) e foto (di<strong> Monika Bulaj</strong> &#8211; leggi l&#8217;<a href="http://www.webgol.it/2005/08/29/nellora-delle-ombre-schiacciate-intervista-a-monika-bulaj/">intervista</a> su Webgol di Enrico Bianda) per un percorso di 7000 chilometri, da Nord a Sud, lungo la frontiera orientale dell&#8217;Unione Europea. Dall&#8217;Artico al Mediterraneo in un viaggio &#8220;verticale&#8221; in una Europa diversa, «<em>con la gente e fra la gente in una strada che si è fatta da sè, di incontro in incontro</em>».</p>
<p>«<em>Un ventaglio inimmaginabile di scenari. Laghi gelati e campi di grano, freddi albori tra le foreste e notti sensuali del Sud</em>». Un viaggio verticale che ha trascinato Rumiz «<em>verso il basso del mappamondo quasi per forza di gravità</em>». Lungo il quale si sono susseguiti gli incontri. «<em>Per strada facce slave, caucasiche, turche, centroasiatiche; bionde bellezze lentigginose e femmine mediterranee dagli occhi di sfida</em>»; e gli ebrei di cui Rumiz trova «<em>segni impressionanti della loro presenza-assenza</em>».</p>
<div class="img " style="width:336px;">
	<img src="http://www.webgol.it/wp-content/uploads/dscn9455.jpg" alt="L'Altra Europa, illustrazione di Altan" width="336" height="366" />
	<div>L'Altra Europa, illustrazione di Altan</div>
</div>
<p>Dal logo &#8211; ancora una volta un disegno di <strong>Altan </strong> &#8211; si vede un Rumiz a dorso di un orso, equipaggiato con bastone e zaino (6 kg di bagaglio, tutto ciò che ha). Il viaggio si dipana a bordo di treni, in bus, in traghetto, in autostop, a piedi sulla frontiera più a Est dell&#8217;Unione Europea. Ma che Est non è. «<em>Questo dove mi trovo è il centro. La pancia, l&#8217;anima del Continente. E quest&#8217;anima sta tutta fuori da quell&#8217;impalcatura burocratica che si chiama Unione Europea</em>». Insomma, per Rumiz il cuore dell&#8217;Europa è la &#8220;Terra Incognita&#8221; fatta di periferie dimenticate.</p>
<p>Col termine &#8220;Frontiera&#8221; si indica di solito il limite al di qua del quale c&#8217;è la civiltà, e dall&#8217;altro lato la barbarie. La Frontiera rappresenta il potenziale di espansione e di risorse che determinano anche la formazione di un&#8217;identità. Cos&#8217;è la frontiera per Rumiz? Un limite, certo. Ma la barbarie e la civiltà occupano gli stessi lati nel caso della frontiera che si accinge a raccontarci.</p>
<div class="img " style="width:338px;">
	<img src="http://www.webgol.it/wp-content/uploads/dscn9457.jpg" alt="Particolare del prologo di L'Altra Europa di Rumiz, con i suoi disegni" width="338" height="283" />
	<div>Particolare del prologo di L'Altra Europa di Rumiz, con i suoi disegni</div>
</div>
<p>«<em>Sulla frontiera la gente mi spiazzava sempre, non confermava mai i clichè ed era sempre distante dai centri politici e amministrativi del suo paese</em>». Ovunque «<em>relitti delle frontiere mobili degli imperi &#8211; russo, tedesco, turco, austroungarico</em>». Sulla sua &#8220;carta fai-da-te&#8221; Rumiz non ha annotato stati-nazione, ma «<em>antiche regioni frontaline inghiottite dalla geopolitica</em>». Botnia, Carelia, Livonia, Curlandia, Rutenia, Podolia. «<em>Provate a fare questi nomi in un&#8217;agenzia di viaggio. Vi prenderanno per matti</em>», dice Rumiz. L&#8217;invito è a rieducare l&#8217;industria del turismo, a intraprendere viaggi d&#8217;avventura, di scoperta. Scegliere le periferie, far ridivenire il viaggio leggero.</p>
<p>Nella puntata introduttiva di domenica su R2 di Repubblica, Rumiz ci anticipa che alla fine del viaggio non aveva nessuna voglia di tornare a casa. Perché rientrare nell&#8217;Unione Europea dà spaesamento: &#8220;a Ovest l&#8217;avventura finiva&#8221;, &#8220;a Est era meglio&#8221;. Quello di Rumiz è un viaggio longitudinale dove la lingua franca è il russo e «<em>la gente semplice non ha mai vissuto con derisione il mio sacco sulle spalle, e la mia barba bianca è stata spesso oggetto di commosso rispetto. Non sono stato io a fare il viaggio, ma le persone che ho incontrato</em>».</p>
<p>Spasiba, quindi.</p>
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		<title>All&#8217;inseguimento di Annibale. L&#8217;ultima puntata del reportage di Rumiz</title>
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		<pubDate>Tue, 28 Aug 2007 12:37:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonella Sassone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Rumizzeide]]></category>

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		<description><![CDATA[[Domenica scorsa si è concluso il viaggio di Paolo Rumiz alla ricerca delle tracce di Annibale: Il ritorno di Annibale. Antonella Sassone, che su Webgol ha scritto un post inaugurale e che ha curato una tesi sul giornalismo che viaggia del Maestro triestino, chiude il cerchio sulle 27 puntate pubblicate da Repubblica. Il reportage estivo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><font size="-2"><a href="http://www.webgol.it/category/rumizzeide/"><img id="image950" src="http://www.webgol.it/wp-content/uploads/annibale_rumiz_piccolo2.jpg" alt="Il ritorno di Annibale, di Paolo Rumiz da Repubblica. Disegno di Altan" hspace="5" vspace="5" align="left"/></a>[Domenica scorsa si è concluso il viaggio di <strong>Paolo Rumiz</strong> alla ricerca delle tracce di Annibale: <a href="http://www.repubblica.it/indici/speciale/altri/2007annibale/index.htm">Il ritorno di Annibale</a>. Antonella Sassone, che su Webgol ha scritto un <a href="http://www.webgol.it/2007/07/29/rumiz-sulle-tracce-della-leggenda-di-annibale-la-grande-ombra/">post inaugurale</a> e che ha curato una tesi sul giornalismo che viaggia del Maestro triestino, chiude il cerchio sulle 27 puntate pubblicate da Repubblica. Il reportage estivo di Rumiz (<em><a href="http://www.webgol.it/category/rumizzeide/">rumizzeide</a></em> la chiamiamo da un po' di anni) per molti è ormai un appuntamento fisso, una lenta interpunzione delle giornate di vacanza, e ogni anno si rinnova: il viaggio mediterraneo del 2007 ha assunto le forme di una vera e propria investigazione, un nasar le orme sul terreno, ché del mito del Barca c'è rimasto molto, un incantamento persistente - ma solo a saper guardare, grattando via la polvere del tempo e delle inezie. as]</font></p>
<p>Domenica, 26 agosto 2007. La città è ancora parecchio vuota.<br />
Il caldo renderà ancora la giornata difficile.</p>
<p>Trovo un’edicola e mi procuro come sempre una copia del quotidiano. La scena si <a href="http://www.webgol.it/2007/07/29/rumiz-sulle-tracce-della-leggenda-di-annibale-la-grande-ombra/">ripete</a>. Ferma sul marciapiede antistante do uno sguardo rapido alla prima pagina e poi cerco quella familiare del reportage. Di solito mi riservo la lettura per un altro momento della giornata. Ma oggi, come per la prima puntata, non resisto e leggo avidamente ferma davanti all’edicola l’ultima puntata. <span id="more-973"></span></p>
<p>E’ passato quasi un mese. Ed ogni giorno leggendo ho viaggiato insieme a Rumiz sulle orme di Annibale.<br />
La lettura come un’oasi, una sosta, uno stacco che si fa spazio tra le notizie spesso assai tristi di quest’estate italiana.<br />
Tra incendi, delitti, borse a picco, accapigliamenti tra politici, clima impazzito, ventilati scioperi fiscali e bagagli dispersi, si inserisce il racconto di un viaggio alla ricerca di tempi perduti.<br />
E’ sogno, immaginazione, fantasia, interpretazione di luoghi. </p>
<p>“<em>E non sarà che in un mondo dove tutto è diventato vicino con Internet e TV, stare lontano dagli eventi è diventato l’unico modo per capire le cose?</em>” si chiede Rumiz <a href="http://www.repubblica.it/2007/07/sezioni/cronaca/ritorno-annibale/ritorno-annibale4/ritorno-annibale4.html">durante il viaggio</a>. </p>
<p><font size="-2">[Annibale e la Alpi. Fonte: <a href="http://www.repubblica.it/2007/08/speciale/altri/2007annibale/annibale-4/annibale-4.html">Repubblica.it</a>]</font><br />
<img id="image974" src="http://www.webgol.it/wp-content/uploads/annibale_rumiz_01.jpg" alt="Annibale dal reportage di Rumiz. Fonte Repubblica.it" /></p>
<p>Già, capire le cose.<br />
Quelle presenti, quelle passate e magari anche quelle future. Quanti di noi rumizziani, dal posto di vacanza, di lavoro, da casa, o da qualunque altro luogo durante questo mese trascorso si sono chiesti se sarebbero stati in grado di farlo un viaggio come quello di Rumiz. Avremmo capito le stesse cose? Cosa avremmo capito?</p>
<p>Ma in fondo non importa. E’ piuttosto il modo di viaggiare che conta. “<em>Costruitevi da soli i vostri sentieri invisibili. Ritrovate la dimensione fantastica del viaggio</em>”, scrive Rumiz nella <a href="http://www.repubblica.it/2007/08/speciale/altri/2007annibale/annibale-26/annibale-26.html">puntata numero ventisei</a>.<br />
Ognuno leggendo avrà trattenuto qualcosa. E non conta se veramente Annibale ha calpestato tutti i luoghi indicati dalla storia. Annibale, il mito, la leggenda, ha lasciato tracce di sé anche laddove non è stato affatto. Annibale, che secondo Rumiz forse segue <a href="http://www.repubblica.it/2007/08/speciale/altri/2007annibale/annibale-24/annibale-24.html">Ercole</a>, “<em>un altro mito, un altro uccisore di mostri, un altro costruttore di città</em>”.</p>
<p>Il mito è dimensione fantastica, è smarrimento. E “la morte del mito è la cosa più oscena dell’oggi. E’ la fine dell’incantamento, dell’immaginazione, del desiderio.” Così <a href="http://www.repubblica.it/2007/08/speciale/altri/2007annibale/annibale-12/annibale-12.html">risponde</a> uno dei compagni di viaggio all’affermazione di Rumiz secondo la quale “<em>Il mito non c’è più. Nessuno lo cerca</em>”.</p>
<p>Ma Rumiz il mito lo cerca. Lo insegue. Ed eccolo attraversare i luoghi sulle sue tracce.<br />
Parte dalla Sardegna, arriva in Tunisia, poi è la volta della Spagna, della Francia, dell’Italia il tutta la sua lunghezza.<br />
Di nuovo è in  Tunisia, a Creta, in Turchia, in Armenia, ancora in Turchia e poi di nuovo in Italia. </p>
<p><font size="-2">[Annibale e la Alpi. Fonte: <a href="http://www.repubblica.it/2007/08/speciale/altri/2007annibale/annibale-21/annibale-21.html">Repubblica.it</a>]</font><br />
<img id="image975" src="http://www.webgol.it/wp-content/uploads/annibale_rumiz_02.jpg" alt="Annibale dal reportage di Rumiz. Fonte Repubblica.it" /></p>
<p>Il suo viaggio lo fa con ogni mezzo, compreso l’aereo che fino ad ora non era comparso nei suoi racconti.<br />
E’ da solo o in compagnia di archeologi, storici e studiosi vari, nonché di sconosciute figure di donne e di uomini che incontra sul cammino. Immancabili compagne di viaggio, si è affidato alle mappe &#8211; che pure qualche volta hanno messo a dura prova la sua passione maniacale di cartografo &#8211; per cercare l’ombra di Annibale rifugiatasi “<em>nelle periferie bastonate della storia</em>”. </p>
<p>Cercare Annibale è forse un trucco per vivere in un altro tempo. Anche nei sogni notturni il nostro viaggiatore si imbatte in uomini e luoghi di altri tempi. Vive il viaggio come un’allucinazione. E la descrizioni di profumi, di atmosfere, di colori, di immagini di donne e di sogni appunto sono in simbiosi con i secoli. </p>
<p>Più volte Rumiz si è chiesto che senso avesse fare il viaggio, che interpretazione dare degli accadimenti, delle coincidenze. Se non fosse il caso di mollare, rifugiandosi in un viaggio solo virtuale attraverso i libri. Per affrontare il viaggio ha dovuto fare il bagaglio più complicato della sua vita. Ci dice nella <a href="http://www.repubblica.it/2007/08/speciale/altri/2007annibale/annibale-2/annibale-2.html">seconda puntata</a>: “<em>Giacca a vento e scarpe grosse per le Alpi, la mappa di Istanbul e del Mar di Marmara, magliette per il Medio Oriente e infradito per la Grecia, dizionarietto armeno per il monte Ararat, carte dettagliate del Sud Italia, orari dei traghetti per Creta e dei treni da Madrid a Cartagena. Per i libri, niente spazio: tanto, in quest’impresa non avrò tempo di leggere. Nemmeno le guide servono, visto che viaggio nel terzo secolo avanti Cristo. Ho con me solo te testi sacri di Polibio e Tito Livio, avvolti in carta grezza e disseminati di appunti</em>”.</p>
<p>Rumiz cercava il mito e lo ha trovato. Ha trovato la leggenda di Annibale ed ha trovato anche l’uomo Annibale. Annibale lo stratega della manovra avvolgente; Annibale l’uomo che non segue le strade degli altri. Quelle non gli interessano. Vuole aprirne di nuove e così fu “<em>in guerra come in pace, un insuperabile interprete di luoghi</em>”. </p>
<p>Annibale <a href="http://www.repubblica.it/2007/08/speciale/altri/2007annibale/annibale-26/annibale-26.html">che</a> “<em>non si prostrava davanti a nessun dio, credeva solo nella memoria delle cose fatte</em>”, Annibale in continua lotta contro Roma, contro Scipione. Annibale e Scipione due vite quasi parallele. Il primo un mito, il secondo dimenticato tra i versi di un inno. Scipione metafora del “<em>nulla che ci inghiotte</em>”. </p>
<p>Il viaggio finisce. “<em>Annibale, addio</em>”, <a href="http://www.repubblica.it/2007/08/speciale/altri/2007annibale/annibale-27/annibale-27.html">scrive</a> Rumiz.<br />
Sarà dura fare a meno del sogno. </p>
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		<title>Rumiz e Annibale a Gossolengo. Dove hanno marciato i soldati (e gli elefanti)</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Aug 2007 15:31:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisa Longeri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Luoghi]]></category>
		<category><![CDATA[Memoria]]></category>
		<category><![CDATA[Rumizzeide]]></category>

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		<description><![CDATA[[Dopo l'annuncio dell'inizio del viaggio estivo di Rumiz, quest'anno sulle orme del leggendario Annibale, ecco un post della brava Elisa, che vive dove Annibale s'accampò, in un comune che ha l'elefante nello stemma. Tracce, tracce. Rumiz ci arriverà probabilmente nei prossimi giorni. A proposito, per gli inguaribili rumizziani, per leggere le puntate finora uscite la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><font size="-2"><a href="http://www.webgol.it/category/rumizzeide/"><img id="image950" src="http://www.webgol.it/wp-content/uploads/annibale_rumiz_piccolo2.jpg" alt="Il ritorno di Annibale, di Paolo Rumiz da Repubblica. Disegno di Altan" hspace="5" vspace="5" align="left"/></a>[Dopo l'<a href="http://www.webgol.it/2007/07/29/rumiz-sulle-tracce-della-leggenda-di-annibale-la-grande-ombra/">annuncio dell'inizio</a> del viaggio estivo di Rumiz, quest'anno sulle orme del leggendario Annibale, ecco un post della brava <a href="http://sweetmisery.splinder.com/">Elisa</a>, che vive dove Annibale s'accampò, in un comune che ha l'elefante nello stemma. Tracce, tracce. Rumiz ci arriverà probabilmente nei prossimi giorni. A proposito, per gli inguaribili rumizziani, per leggere le puntate finora uscite la ricerca <a href="http://localsearch.kataweb.it/searchbin/repSearch.pl?orderby=1&#038;filter=1&#038;cut=1000&#038;q=&#038;string=&#038;pub=times&#038;lr=&#038;=&#038;query1=annibale+rumiz">annibale + rumiz</a> su repubblica.it - in attesa di un indice come si deve. as]</font></em></p>
<p>Nel mio paese non è che succeda granché.<br />
Sessant&#8217;anni fa <a href="http://maps.google.it/maps?oi=eu_map&#038;q=Gossolengo&#038;hl=it">Gossolengo</a> era posto da contadini, trent&#8217;anni fa c&#8217;erano ancora solo le loro vecchie case. Poi, circa quando mi ci sono trasferita io, intorno al 2000, è diventato un posto carino, vicino alla città che si allargava sempre più, ma con ancora la possibilità di avere un pezzetto di giardino. Non un paese dormitorio, per fortuna, ma un paese comodo, a un quarto d&#8217;ora da Piacenza, dove le famigliole si sono trasferite a frotte.</p>
<p>Eppure.<br />
Eppure se vai a scavare nel profondo, in quei campi che la città mangia a uno a uno, trovi le memorie di un passato eroico.<span id="more-958"></span></p>
<p><font size="-2">Stemma del comune di Gossolengo</font><br />
<a href="http://www.gossolengo.org/stemma_gossolengo_2.jpg"><img id="image961" src="http://www.webgol.it/wp-content/uploads/stemma_gossolengo.jpg" alt="Stemma del comune di Gossolengo" /></a></p>
<p>Gossolengo ha, come <a href="http://www.gossolengo.org/stemma_gossolengo_2.jpg">simbolo del suo stemma</a>, un elefante, perché a quanto pare, dove ora sorge e si allarga il paese, c&#8217;era l&#8217;accampamento di Annibale.<br />
La battaglia del Trebbia, <em>Dies Natalis Solis Invicti 218 a.C.</em>, è qui a due passi.</p>
<p>I vecchi ancora se ne ricordano, e ne parlano durante le lunghe notti invernali, fumando l&#8217;eterno sigaro. <em>(No vabbè, adesso sto esagerando.)</em></p>
<p>Però fa un po&#8217; specie leggere <strong>Polibio</strong> che parla di un fiume impetuoso e gelato per poi uscire e vedere un rivolo anche un po&#8217; a rischio leptospirosi fulminante, dove la gente si accalca la domenica a prendere il sole, in quello che tradizionalmente (e molto poco politically correct) è ancora chiamato “il mare dei poveri”.</p>
<p>Eppure qui hanno marciato i soldati, e gli elefanti.</p>
<p>E se c&#8217;è uno che poteva accorgersene, ancora oggi, è <strong>Paolo Rumiz</strong>.</p>
<p><font size="-2">[La Nerina di Rumiz, fotografata al Festivaletteratura a Mantova, 2006]</font><br />
<img id="image960" src="http://www.webgol.it/wp-content/uploads/nerina_rumiz_3.jpg" alt="La Nerina del viaggio di Rumiz sugli Appennini, Mantova 2006, foto di sweetmisery" /></p>
<p>L&#8217;anno scorso Rumiz ha deciso di percorrere tutto l&#8217;<a href="http://www.repubblica.it/indici/speciale/altri/2006appennino/index.htm">Appennino a bordo di Nerina</a>, una gloriosa Topolino, e nella seconda tappa del suo viaggio <a href="http://www.repubblica.it/2006/08/speciale/altri/2006appennino/tappa-due/tappa-due.html">ha scritto così</a>:</p>
<blockquote><p>Nell&#8217;aria strane presenze. Un&#8217;auto arrogante di oggi non le sentirebbe. La nostra invece fiuta qualcosa, si inchioda come un fox terrier davanti a un cartello che indica il paese di &#8220;Zerba&#8221;, e poi davanti a una targa, oltre il fiume, col nome di &#8220;Tàrtago&#8221;. I nomi hanno sempre un segreto, e Albano, l&#8217;impareggiabile navigatore che conosce ogni angolo del Paese, li svela. &#8220;Pare che dietro ci siano Djerba e Cartagine. Per via dei cartaginesi che si sarebbero nascosti qui, dopo la seconda guerra punica&#8221;</p></blockquote>
<p>E ancora, il <a href="http://www.repubblica.it/2006/08/speciale/altri/2006appennino/tappa-tre/tappa-tre.html">giorno dopo</a>:</p>
<blockquote><p>E poi, più a valle, il ritorno dei pachidermi annibalici nello stemma del comune di Gossolengo, sulle praterie dell&#8217;ecatombe.</p></blockquote>
<p>Ho avuto l&#8217;occasione di parlare un po&#8217; con il Maestro l&#8217;anno scorso, a Mantova, durante il <a href="http://www.festivaletteratura.it/">Festivaletteratura</a>. Dopo i primi minuti di timidezza atavica sono riuscita a dirgli che io calpesto tutti i giorni proprio quella terra lì, e che mi aveva fatto un enorme piacere vedere che lui, a differenza di tanti altri, aveva colto questi ricordi, queste eco lontane, passando per le colline e per la pianura che di solito piacciono sì, ma perché <em>si mangia bene, c&#8217;è il vino buono, fa fresco, in un&#8217;ora torni a Milano</em>, e che se c&#8217;era qualcuno che poteva cogliere questo fascino antico era proprio lui.</p>
<p>Porto con me, come ricordo di quella chiacchierata, un autografo che dice <em>Cara Elisa, signora degli elefanti</em>, di cui vado clamorosamente fiera.</p>
<p>E quest&#8217;anno Rumiz ha deciso di ripercorrere proprio il <a href="http://www.webgol.it/2007/07/29/rumiz-sulle-tracce-della-leggenda-di-annibale-la-grande-ombra/">cammino di Annibale</a>. Io lo aspetto.</p>
<p><font size="-2">[update: la puntata della battaglia del Trebbia, condita di complicate interpretazioni orogeografiche e di fiumi semoventi, è la ottava, uscita il 6 luglio, ed è leggibile a questo indirizzo: <a href="http://www.repubblica.it/2007/07/sezioni/cronaca/ritorno-annibale/ritorno-annibale8/ritorno-annibale8.html">Alla ricerca del fiume Trebbia che nei secoli si è spostato</a>. as]</font></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Rumiz sulle tracce della leggenda di Annibale, la Grande Ombra.</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Jul 2007 17:19:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonella Sassone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Giornalismi]]></category>
		<category><![CDATA[Rumizzeide]]></category>

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		<description><![CDATA[[Come ogni anno ci mettiamo sulle tracce di un grande cercatore di tracce. Il Maestro (come con scherzosa stima lo chiamiamo ormai da anni) Paolo Rumiz, cui Webgol ha da tempo una categoria a lui solo dedicata: rumizzeide. In occasione della puntata introduttiva dell'appuntamento di quest'anno, dedicate Annibale Barca, leggendario inquieto modernissimo condottiero di 2200 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><font size="-2"><img id="image950" src="http://www.webgol.it/wp-content/uploads/annibale_rumiz_piccolo2.jpg" alt="Il ritorno di Annibale, di Paolo Rumiz da Repubblica. Disegno di Altan" hspace="5" vspace="5" align="left"/>[Come ogni anno ci mettiamo sulle tracce di un grande cercatore di tracce. Il Maestro (come con scherzosa stima lo chiamiamo ormai da anni) <strong>Paolo Rumiz</strong>, cui Webgol ha da tempo una categoria a lui solo dedicata: <a href="http://www.webgol.it/category/rumizzeide/">rumizzeide</a>. In occasione della puntata introduttiva dell'appuntamento di quest'anno, dedicate Annibale Barca, leggendario inquieto modernissimo condottiero di 2200 anni fa, ne scrive Antonella Sassone, che sui reportage del Maestro ha scritto una ottima tesi di laurea, discussa qualche mese fa con il sottoscritto come relatore. as]</font></em></p>
<p>29 luglio, domenica mattina, presto. Esco in strada, l’aria è fresca. Cerco l’unica edicola aperta nei paraggi. La città è spopolata e tra qualche ora l’afa farà scappare chiunque.</p>
<p>Prima pagina. L’articolo di fondo, le notizie sulla politica, la cronaca e il resto. In basso a destra il sommario dell’inserto La Domenica di Repubblica e un titolo: <em>Sulle tracce di Annibale. Viaggio alla ricerca del grande condottiero</em>. Di <strong>Paolo Rumiz</strong>. </p>
<p><font size="-2">[Copertina del viaggio estivo di Paolo Rumiz, "Il ritorno di Annibale", per quasi tutto agosto su Repubblica. Disegno, come al solito, del grande Altan (part.)]</font><br />
<img id="image949" src="http://www.webgol.it/wp-content/uploads/annibale_rumiz_orizzontale.jpg" alt="Il ritorno di Annibale, di Paolo Rumiz da Repubblica. Disegno di Altan (part.)" /></p>
<p>Comincia oggi, dunque, l’ormai tradizionale viaggio estivo dell’inviato di Repubblica. </p>
<p><em>[Reportage precedenti. 2006: <a href="http://www.repubblica.it/indici/speciale/altri/2006appennino/index.htm">appennini</a>; 2005: <a href="http://www.repubblica.it/2005/h/sezioni/spettacoli_e_cultura/rumizgerus/rumizegerus0/rumizegerus0.html">gerusalemme</a>; 2004: <a href="http://www.repubblica.it/2004/h/sezioni/cronaca/rumizviaggio/rumizviaggio/rumizviaggio.html">Lepanto</a>; 2003: in fuga sulle alpi (non on line); 2002: <a href="http://www.repubblica.it/online/seconda_classe/seconda_classe.htm">seconda classe</a>: 2001: <a href="http://www.repubblica.it/online/tre_uomini_in_bici/tre_uomini_in_bici.htm">tre uomini in bici</a>]</em></p>
<p>La curiosità è troppa. Ferma in strada, fuori dall’edicola, apro il giornale direttamente alla ricerca della pagina del reportage. Per le notizie c’è tempo.<span id="more-948"></span></p>
<p>Il reportage quest’anno segue le tracce del famoso personaggio storico attraverso il Mediterraneo. Annibale, dunque: &#8220;<em>il crudele, il guercio, l&#8217;avido, lo sleale, l&#8217;uomo nero, impenetrabile cuore di tenebra</em>&#8220;. Annibale, dunque. Un condottiero geniale, <strong>una leggenda che resuscita paure antiche e attualissime</strong>. Da Cartagine a Instanbul, passando per le Alpi, ovviamente. Il logo di Altan, fedele nell’accompagnare il viaggio con il suo tocco, mostra il profilo di un Rumiz annibalescamente a fianco di un elefante, elemento immaginifico superbo, e sullo sfondo delle montagne con un tracciato per risalirle. Poi una linea che congiunge il punto di partenza con il punto di arrivo. </p>
<p>Nella puntata introduttiva di oggi, Rumiz è sulle amate Alpi, tra mille città che vantano senza averne le prove di essere state il valico dove il cartaginese passò per prendere l&#8217;esercito romano alle spalle. E&#8217; un aneddoto che ingombra, quello degli elefanti di Annibale, e che Rumiz vuole smontare, come un giocattolo che non soddisfa. Partendo dall&#8217;inizio.</p>
<blockquote><p>Hannibal. Chissà se ti saprò trovare sul campo della morte di Canne o sotto le nevi dell&#8217;Arat dove fondasti la prima città degli Armeni. Ti incontrerò sulle sponde del Mar di Marmara, dove ti suicidasti sul veleno? Ti vedrò passeggiare sui moli atlantici di Cadice dove ti affacciasti sulle &#8220;Porte della sera&#8221; del gran tempio di Ercole? Dovrò penare per trovarti. Passare fiumi e valicare montagne, perdermi in false piste. Per scoprire, poi, solo ciò che gli storici detestano. Aure, atmosfere, voci, leggende, sogni. Ma cosa se non il sogno spinge a viaggiare?</p></blockquote>
<p><strong><em>Update</em></strong>: Leggi <a href="http://download.repubblica.it/pdf/domenica/2007/29072007.pdf">la puntata introduttiva &#8220;Il ritorno di Annibale&#8221;</a> nel numero della <a href="http://www.repubblica.it/domenica/index.html">Domenica di Repubblica</a>, in pdf<br />
Update2: Per leggere le puntate finora uscite vai alla ricerca <a href="http://localsearch.kataweb.it/searchbin/repSearch.pl?orderby=1&#038;filter=1&#038;cut=1000&#038;q=&#038;string=&#038;pub=times&#038;lr=&#038;=&#038;query1=annibale+rumiz">annibale + rumiz</a> su repubblica.it &#8211; in attesa di un indice completo</p>
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		<title>Rumizzeide. Al capolinea (grazie del passaggio).</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Aug 2006 08:40:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonella Sassone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Giornalismi]]></category>
		<category><![CDATA[Rumizzeide]]></category>

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		<description><![CDATA[[Il tempo - ah! - ancora si fa pregare. Poco male. Ne approfitto per pubblicare, con grande piacere, un'altra riflessione di Antonella Sassone, che, proprio sul giornalismo di Rumiz (e sui suoi viaggi estivi, quello sugli appennini s'è appena concluso) sta completando un lavoro critico. Buona lettura. as] Eccomi. Sono arrivata anch’io al capolinea con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>[Il tempo - ah! - ancora si fa pregare. Poco male. Ne approfitto per pubblicare, con grande piacere, un'altra riflessione di Antonella Sassone, che, proprio sul giornalismo di Rumiz (e sui suoi <a target="_blank" href="http://www.webgol.it/category/rumizzeide/">viaggi estivi</a>, quello sugli <a target="_blank" href="http://www.repubblica.it/indici/speciale/altri/2006appennino/index.htm">appennini</a> s'è appena concluso) sta completando un lavoro critico. Buona lettura. as]<br />
</em><br />
<a target="_blank" href="http://www.repubblica.it/indici/speciale/altri/2006appennino/index.htm"><img width="233" vspace="5" hspace="5" height="77" border="0" align="left" alt="Rumiz, appennini" id="image694" src="http://www.webgol.it/wp-content/uploads/rumiz.JPG" /></a>Eccomi. Sono arrivata anch’io al <a target="_blank" href="http://www.repubblica.it/indici/speciale/altri/2006appennino/index.htm">capolinea</a> con Rumiz. Sono anch’io a <a target="_blank" href="http://www.repubblica.it/2006/08/speciale/altri/2006appennino/tappa-24/tappa-24.html">Capo Sud</a>.<br />
Sulla cara Topolino sono partita, ho transitato e adesso sono arrivata! Dice il “maestro”:</p>
<blockquote><p>“Sarà dura fare a meno di lei (la Nerina!). Ha trasformato le strade di casa in un’avventura, ha visto la neve e temperature irachene. Ha scoperto l’Italia pulita e senza voce.”</p></blockquote>
<p>Nerina è stata una vera compagna di viaggio per Rumiz. <span id="more-696"></span>E un po’ lo è stata anche per me. Il viaggio muta il rapporto del viaggiatore con il luogo e questo mutamento operato dal viaggio influenza la mentalità, la personalità del viaggiatore stesso. Nel mio caso sono stata una viaggiatrice-lettrice. Qualcosa è cambiata in me viaggiatrice con Rumiz e lettrice di Rumiz.La partenza, come in tutti i viaggi, ha preteso che mi predisponessi ad accogliere l’ignoto, l’ignoto dell’Appennino. Che mi staccassi da un luogo per creare un legame con un altro luogo, quello dell’Appennino appunto.</p>
<p>Il transito è un’esperienza qualitativamente diversa sia dalla partenza che dall’arrivo. <em>E’ un’esperienza di “movimento”.</em> Quando il transito lo si racconta, ovviamente, il movimento vero e proprio nello spazio manca. Il racconto di Rumiz però fissa dei punti di riferimento. Tappe per dare l’idea del movimento. E la narrazione stessa è ritmo, andatura, quindi movimento. Il racconto è viaggio e il viaggio è racconto.</p>
<p>Il movimento è uno spostamento attraverso confini, ma i confini sono stabiliti da coloro che li attraversano e solo i popoli che non hanno contatti sono popoli che di confini non hanno bisogno.<strong> L’Appennino è come un confine.</strong> Quello di Rumiz è una sorta di invito ad attraversarlo il confine che la spina dorsale d’Italia rappresenta. Uno spartiacque, non solo geografico, tra mondi diversi, quello dell’Adriatico e dello Jonio ad Est e quello del Tirreno ad Ovest.</p>
<p>Il viaggio, e l’attraversamento dei confini, non provocano un mutamento uguale per tutti. Ognuno ha atteggiamenti, immagini e predisposizioni già esistenti. Ma lo spirito di Rumiz, e quindi il suo “giornalismo viaggiante”, si imprimono sul viaggiatore-lettore. E’ il suo modo di far arrivare le idee, le impressioni, le percezioni raccolte durante il viaggio che mi hanno tenuta a bordo del “trabiccolo” insieme a lui. Il Rumiz viaggiatore si è “appropriato” dell’Appennino conoscendolo; ha colto la profondità dalla superficie delle cose: i significati.</p>
<p>Il transitare è una sorta di viaggio nel tempo, se non addirittura la sua negazione.<br />
Così Rumiz, viaggiando nel tempo, ha percorso “strade perdute” ed è andato alla ricerca di radici e di inizi.<br />
Lo spazio percorso è <strong>a marcia indietro nel tempo</strong>, un tempo a ritroso (i suoi viaggi sono un po’ tutti un percorso all’indietro). Il tragitto tortuoso (vietati i rettilinei perché alla fine nascondono un “imbroglio”) lo hanno portato alle origini delle storie di genti diverse.</p>
<p>Capo Sud, ovvero l’arrivo, è, come al solito, un pretesto di viaggio. Raggiungere il traguardo non è mai il vero scopo. Il viaggio è anche e soprattutto tutto ciò che ha comportato nelle due fasi precedenti all’arrivo, quindi durante la partenza e il transito. Tutti gli incontri, i compagni di viaggio, gli imprevisti, i sapori, i profumi, i colori, le sensazioni, le riflessioni, le conferme e le scoperte…</p>
<p>Ecco perché spostarsi, viaggiare ha un senso. E’ il gusto della differenza che porta a viaggiare, che permette e giustifica contatti che consentono di superare le differenze. Il viaggiatore torna a casa cambiato dal viaggio. Il ritorno a casa è accompagnato da un atteggiamento diverso nei confronti del luogo che abitiamo.<strong> Noi siamo il luogo da cui proveniamo, il luogo dove ci troviamo, il luogo dove siamo diretti</strong>. Siamo ciò che mangiamo, ciò che utilizziamo, ciò che indossiamo e ciò che guidiamo!</p>
<p>Il “Maestro” ci ha fatto posto sul suo trabiccolo. Grazie del passaggio.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Rumizzeide. Alla ricerca di strade perdute.</title>
		<link>http://www.webgol.it/2006/08/16/rumizzeide-alla-ricerca-di-strade-perdute/</link>
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		<pubDate>Wed, 16 Aug 2006 16:21:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonella Sassone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Giornalismi]]></category>
		<category><![CDATA[Rumizzeide]]></category>

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		<description><![CDATA[[Riceviamo e con piacere pubblichiamo un intervento di Antonella Sassone, che sta completando uno studio sul giornalismo viaggiante di Paolo Rumiz. Buona lettura. as] Prima, come di solito, una sfogliata all’intero giornale. Se ci riesco. Se riesco cioè a tenere a bada per un po’ la mia curiosità. E se non ci riesco, allora, apro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>[Riceviamo e con piacere pubblichiamo un intervento di Antonella Sassone, che sta completando uno studio sul giornalismo viaggiante di Paolo Rumiz. Buona lettura. as]<br />
</em><br />
<a target="_blank" href="http://www.repubblica.it/indici/speciale/altri/2006appennino/index.htm"><img width="233" vspace="5" hspace="5" height="77" border="0" align="left" id="image694" alt="Rumiz, appennini" src="http://www.webgol.it/wp-content/uploads/rumiz.JPG" /></a>Prima, come di solito, una sfogliata all’intero giornale. Se ci riesco. Se riesco cioè a tenere a bada per un po’ la mia curiosità. E se non ci riesco, allora, apro direttamente alla ricerca di quella pagina ormai familiare racchiusa tra quella dei giochi e la sezione dell’economia. Quella pagina che contiene un’altra puntata del <a target="_blank" href="http://www.repubblica.it/indici/speciale/altri/2006appennino/index.htm">viaggio di Rumiz sull’Appennino</a>.</p>
<p>Leggo il titolo, il sommario, scorro i luoghi della tappa nel tondo che ne mostra la collocazione. Do un’occhiata alle foto. Poi basta. La lettura è un piacere che mi riservo per dopo. Dopo quando? Dopo aver letto qua e là qualche articolo del giornale, dopo aver consumato la mattinata, quindi magari anche nel pomeriggio.<span id="more-695"></span></p>
<p>La pagina di Rumiz non la leggo come le altre. Ho bisogno di calma, di lentezza. Una lentezza parallela a quella che il “maestro” usa nel suo viaggio. In fondo anche il mio è un viaggio, un viaggio nel viaggio di Rumiz. Ho bisogno magari di un tavolo, di una matita per sottolineare, per appuntare. Quasi a voler essere partecipe della scrittura e del racconto anche attraverso i segni del lapis. Non mi basta leggere per condividerli scrittura e racconto.</p>
<p>Il viaggio di Rumiz non vuole essere “rettilineo”, ma pieno di curve, salite, discese, di imprevisti e incidenti che sono la “benedizione del viaggiatore”. E allora niente città, niente pianure, niente autostrade e niente rettilinei. Un viaggio “fuori rotta” su una Topolino del ’53 sulla quale salgo anch’io per scorazzare sull’Appennino. Un Appennino di strade minori, di cellulari senza segnale. Un Appennino vivo, che ha un’anima, quella di chi lo abita, uomini, animali o paesaggi che siano. Un Appennino fatto di silenzi, di rumori, di memoria, di profumi, di racconti.</p>
<p>Seguendo la “carta delle meraviglie” di Rumiz scopro luoghi e uomini i cui nomi hanno sempre un significato segreto. Conosco storie ascoltando le voci dialettali più diverse.</p>
<p>La puntata  del 14 agosto, &#8220;<a target="_blank" href="http://www.repubblica.it/2006/08/speciale/altri/2006appennino/tappa-15/tappa-15.html">L&#8217;autostrada degli armenti</a>&#8220;, mi ha commossa.</p>
<p>Tappa in Molise. Luoghi di mandriani che percorrono ancora i “tratturi”, le “autostrade degli armenti”. Commovente. Ho letto di uomini che “sgobbano anche di domenica”, che hanno le “mani grandi”, “l’orgoglio di un lavoro fatto bene”. Ho letto di vacche che non “tiene nessuno” quando arriva il momento del trasferimento per la transumanza. Di un’auto “che prende istintivamente la direzione degli armenti” come fosse anch’essa un essere vivente dotato di volontà e istinto. Ho letto di pastori che nel salutare lo fanno come se conoscessero da una vita chi sta andando via e lo accompagnano “c’o pensiero”. Ho letto una descrizione della “grande anima del Sud”.</p>
<p>Ed io starò ad aspettare la prossima tappa, per continuare il mio viaggio nel viaggio. Aspetto che Rumiz arrivi al capolinea, in Calabria. Il Capolinea di un’Italia che si allunga in un viaggio alla “ricerca di strade perdute” e perché no, del tempo perduto&#8230;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Rumizzeide. Plurale di terra, singolare di viaggio</title>
		<link>http://www.webgol.it/2006/08/11/rumiz-plurale-di-terra-singolare-di-viaggio/</link>
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		<pubDate>Fri, 11 Aug 2006 10:19:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enrico Bianda</dc:creator>
				<category><![CDATA[Giornalismi]]></category>
		<category><![CDATA[Rumizzeide]]></category>

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		<description><![CDATA[Non potevamo non seguire il viaggio estivo del maestro, su per l&#8217;Appenino, cuore segreto d&#8217;Italia. Parliamo di Paolo Rumiz, ovviamente. E&#8217; da due anni che lo facciamo, c&#8217;è anche una categoria apposita, rumizzeide. Il viaggio di questo agosto lo avevamo annunciato a suo tempo: ed in verità a oggi quel messaggio pareva più un segnale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a target="_blank" href="http://www.repubblica.it/indici/speciale/altri/2006appennino/index.htm"><img width="233" vspace="5" hspace="5" height="77" border="0" align="left" alt="Rumiz, appennini" id="image694" src="http://www.webgol.it/wp-content/uploads/rumiz.JPG" /></a>Non potevamo non seguire il viaggio estivo del maestro, su per <a href="http://www.repubblica.it/indici/speciale/altri/2006appennino/index.htm">l&#8217;Appenino</a>, cuore segreto d&#8217;Italia. Parliamo di <strong>Paolo Rumiz</strong>, ovviamente. E&#8217; da due anni che lo facciamo, c&#8217;è anche una categoria apposita, <a href="http://www.webgol.it/category/rumizzeide/">rumizzeide</a>.<br />
Il viaggio di questo agosto lo <a href="http://www.webgol.it/2006/05/11/il-cantico-di-rumiz/">avevamo annunciato</a> a suo tempo: ed in verità a oggi quel messaggio pareva più un segnale per sviare l’attenzione che altro. In parte ci avevamo preso, scrivemmo infatti</p>
<blockquote><p>Il profilo affilato del Maestro ben si sposa, a dir il vero, con la durezza del paesaggio degli Appennini d’Italia, lungo crinali esistenziali che fanno la diversità e la vivacità del nostro paese […].</p></blockquote>
<p>Difficile questa volta commentare, e anche seguire.<br />
Eravamo abituati all’esotico, all’incontro con l’altro da noi, alle difficoltà del viaggio dovute all’avventura, alla lingua diversa e allo sguardo da condividere. Dall’epica quasi <em>grandguignolesca </em>del viaggio in bicicletta all’epica spirituale dell’incontro del viaggio verso Gerusalemme, di cui tanto scrivemmo lo scorso anno.<span id="more-693"></span></p>
<p>Adesso il Maestro ci spiazza, ci carica su una Topolino del &#8217;56, e ci porta attraverso strade a <em>rottadicollo </em>tra boschi e dirupi, tra eremi e vallate calme, vecchie case di pietra e incontri con spavaldi viaggiatori. Ne ha già incontrati parecchi di amici di strada. Tra questi anche uno stralunato <strong>Vinicio Capossela</strong> fisarmonicista silvestre dagli umori notturni.</p>
<p>Spiazza si diceva, spiazza perché Rumiz viaggia e scrive tra le nostre case, guarda dietro le nostre mura, sopra i nostri tetti e attraverso le nostre finestre. E se fosse inverno insomma si scalderebbe del nostro fuoco. Non viaggia in un altro da noi, con un occhio vigile e stupefatto, ma viaggia dentro di noi scoprendo il selvaggio, il ribelle, l’incanto di una terra da retroguardia, dimenticata, silenziosa, animata da lupi e uomini che camminano lenti nell’erba alta.</p>
<p>Si fa scarrozzare da un mulo di ferro, si fa strombazzare da veloci turisti che per caso passano mentre lui si riposa, e lascia sbollire la Topolino. La <em>nerina </em>la chiamano. Contiene tutto, la storia d’Italia, le salite in bicicletta, i sogni infranti e gli incubi lasciati in pianura. Se li porta dietro e li ritroverà in fondo al viaggio. In questa estate di rimpianti, di un’Italia invecchiata e triste, viene voglia di correre in su, appena dietro lo svincolo, l’Appennino sta sempre accanto alla A1, volendo. E il maestro si porta dietro tutti noi, mi sa.</p>
<p>[tags]Paolo Rumiz, Appennini, Viaggi[/tags]</p>
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		<title>Il cantico di Rumiz</title>
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		<pubDate>Thu, 11 May 2006 19:50:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enrico Bianda</dc:creator>
				<category><![CDATA[Rumizzeide]]></category>

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		<description><![CDATA[“Spargi la voce sul tuo blog che faccio a piedi il viaggio di San Francesco” Non una voce dall’alto dei cieli, e nemmeno un cespuglio che prende fuoco all’improvviso. Ma un sms, a colmare quella sensazione di attesa per un nuovo viaggio estivo del maestro di narrazioni Paolo Rumiz. Fedeli come sempre, animati da una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>“Spargi la voce sul tuo blog che faccio a piedi il viaggio di San Francesco”</p></blockquote>
<p>Non una voce dall’alto dei cieli, e nemmeno un cespuglio che prende fuoco all’improvviso.<br />
Ma un sms, a colmare quella sensazione di attesa per un nuovo viaggio estivo del maestro di narrazioni <strong>Paolo Rumiz</strong>. Fedeli come sempre, animati da una sana e quasi infantile ammirazione mista ad invidia, arriva all’improvviso (dopo qualche indiscrezione serbata gelosamente) la comunicazione amichevole dell’imminente partenza, e della destinazione metafisica: ripercorrere a piedi, lentamente e faticando, le vie del frate icona, dell’uomo della fratellanza e della sostenibilità primigenia. Francesco.</p>
<p>Il profilo affilato del Maestro ben si sposa, a dir il vero, con la durezza del paesaggio degli Appennini d’Italia, lungo crinali esistenziali che fanno la diversità e la vivacità del nostro paese. Vedremo, leggeremo e, non ce ne voglia il Maestro, commenteremo.</p>
<p>[tags]Paolo Rumiz, San Francesco[/tags]</p>
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		<title>Direi di nicchia, se mi piacesse la parola</title>
		<link>http://www.webgol.it/2005/09/01/direi-di-nicchia-se-mi-piacesse-la-parola/</link>
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		<pubDate>Thu, 01 Sep 2005 12:24:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Sofi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[Giornalismi]]></category>
		<category><![CDATA[Rumizzeide]]></category>

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		<description><![CDATA[Avevo deciso di prendermi tutto il mese di agosto lontano dall&#8217;amato blog, e così ho fatto. Lasciato in ottime mani, per fortuna. Enrico, con la sua rumizzeide, ha fatto un lavoro eccezionale, mettendo a frutto al meglio un agosto lavorativo, ricamando, passo passo, intorno allo splendido viaggio/reportage di Paolo Rumiz alla volta di Gerusalemme &#8211; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img alt="Altan per La Gerusalemme Perduta, di Paolo Rumiz su La Repubblica" src="http://www.webgol.it/images/altanpiccolo.jpg" width="150" height="111" border="0" hspace="5" vspace="5" align="left">Avevo deciso di prendermi tutto il mese di agosto lontano dall&#8217;amato blog, e così ho fatto. Lasciato in ottime mani, per fortuna. Enrico, con la sua <a href="http://www.webgol.it/archives/cat_rumizzeide.html">rumizzeide</a>, ha fatto un lavoro eccezionale, mettendo a frutto al meglio un agosto lavorativo, ricamando, passo passo, intorno allo splendido viaggio/reportage di <b>Paolo Rumiz</b> alla volta di Gerusalemme &#8211; pubblicato a puntate su Repubblica (per chi se lo fosse perso, consultabile on line a <a href="http://www.repubblica.it/2005/h/sezioni/spettacoli_e_cultura/rumizgerus/rumizegerus0/rumizegerus0.html">questo indirizzo</a>).<br />
<span id="more-477"></span><br />
Un&#8217;operazione che, mi permetto per una volta di imbrodarci, è non solo del tutto inedita nel panorama blog italiano, ma si propone come esempio concreto di quella (sotto)specie di prodotto giornalistico che andiamo chiamando da un po&#8217; di tempo <i>approfondimento collaborativo</i>. Che si caratterizza, in parole povere, dalla capacità (data dall&#8217;opportunità di lavorare all&#8217;interno di uno spazio-tempo giornalistico <i>lasco</i>, allentanto, senza particolari frenesie di notiziabilità e/o vendibilità) di produrre un <i>approfondimento di tipo verticale</i> (per un mese solo Rumiz, il suo viaggio, e le sue suggestioni), e di tipo orizzontale (utilizzando link, segnalando risorse complementari su altri media &#8211; per esempio <a href="http://www.rtsi.ch/prog/RTSI/welcome.cfm?mpg=6849">la trasmissione radio su rtsi</a> &#8211; ma anche suggestioni migliorative provenienti dai commenti o dalle mail dei lettori &#8211; per inciso mai ricevute così tante).</p>
<p>Credo sia questa la strada giusta per un utilizzo compiuto delle potenzialità di approfondimento &#8220;giornalistico&#8221; dei blog. Un percorso complicato dal non avere esempi pregressi cui appoggiarsi. Di certo perfettibile e migliorabile &#8211; nel metodo e nell&#8217;inclusione di più voci e sensibilità.<br />
Pian piano, pian piano.</p>
<p>Oltre all&#8217;apprezzamento di molte persone, che ringrazio anche a nome di Enrico, sono &#8211; siamo &#8211; particolarmente contenti della ciliegina sulla torta (e forse ce ne sarà un&#8217;altra): <a href="http://www.webgol.it/archives/000806.html">l&#8217;intervista in esclusiva a <b>Monika Bulaj</b></a>, che, oltre a presentare il lavoro &#8211; eccezionale &#8211;  di una grande fotografa, ci ha svelato parte del retroscena riguardante il viaggio di Rumiz. </p>
<p>Ecco un esempio fenomenale di cosa si può fare con i blog, sempre che si riesca a focalizzare un tema in modo preciso, e ad approfondirlo insieme ad un pubblico interessato. </p>
<p>Si potrebbe affermare che l&#8217;intervista a Bulaj, in quanto fotografa del reportage di Rumiz, ha un valore-notizia basso. Questo è vero: ma solo se valutato prendendo come riferimento  un contesto giornalistico classico, con un pubblico ampio e differenziato (un quotidiano, un mensile, un settimanale, ecc.). Al contrario <i>la stessa intervista</i> ha un valore-notizia, una appetibilità assai elevata se consideriamo coloro i quali (immagino tanti) seguivano giornalmente le tappe di Rumiz alla scoperta delle radici della cristianità.</p>
<p>Per loro (per noi), l&#8217;intervista a Bulaj (e gli altri pezzi della rumizzeide) <i>sono</i>, inequivocabilmente e a tutti gli effetti, <i>una notizia</i> &#8211; che, probabilmente, non avrebbe trovato accoglienza in nessun altro luogo, inevitabilmente più <i>generalista</i> di un blog che lavora con una logica d&#8217;approfondimento focalizzato. </p>
<p>Ritorna l&#8217;idea di un giornalismo (potenziale) che si struttura su nuove logiche, che lavora sugli spazi interstiziali lasciati inabitati dai media tradizionali (direi di nicchia se mi piacesse la parola).<br />
Il quale, più che contrapporsi, si nutre da e nutre l&#8217;informazione professionale.</p>
<p>Ma ci ritornerò, anche in vista di una uscita editoriale (in cui ho provato a sistematizzare un po&#8217; meglio questi concetti), annunciata per il prossimo autunno.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Nell’ora delle ombre schiacciate. Intervista a Monika Bulaj.</title>
		<link>http://www.webgol.it/2005/08/29/nellora-delle-ombre-schiacciate-intervista-a-monika-bulaj/</link>
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		<pubDate>Mon, 29 Aug 2005 15:50:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enrico Bianda</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[Rumizzeide]]></category>

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		<description><![CDATA[[Chiudiamo il mese di webgol dedicato al reportage di Paolo Rumiz "La Gerusalemme perduta" con una intervista di Enrico - in esclusiva - a Monika Bulaj, che ha firmato il bellissimo reportage fotografico del viaggio. as] Foto © Monika Bulaj Le ore privilegiate sono quelle del mattino presto, e della sera che scende. Si fotografa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><font size="-2">[Chiudiamo il <a href="http://www.webgol.it/archives/cat_rumizzeide.html">mese di webgol dedicato</a> al reportage di Paolo Rumiz "<a href="http://www.repubblica.it/2005/h/sezioni/spettacoli_e_cultura/rumizgerus/rumizegerus0/rumizegerus0.html">La Gerusalemme perduta</a>" con una intervista di Enrico - in esclusiva -  a <b>Monika Bulaj</b>, che ha firmato il bellissimo reportage fotografico del viaggio. as]</font></p>
<p><font size="-2">Foto © Monika Bulaj</font><br />
<img alt="Foto e copyright di Monika Bulaj" src="http://www.webgol.it/images/bulaj_antiochia_2.jpg" border="1" hspace="5" vspace="5" align="left" />Le ore privilegiate sono quelle del mattino presto, e della sera che scende.<br />
Si fotografa con le ombre lunghe, con la luce espressiva, che anima le pieghe della vita. Vuol dire svegliarsi presto ed essere a fotografare nelle prime ore del giorno.<br />
Scrivere lo si può fare quasi sempre. Basta essere pazienti e saper aspettare, ma soprattutto – e questo <b>Paolo Rumiz</b> lo sa fare meglio di chiunque altro, me lo dice <b>Monika Bulaj</b>, che ho raggiunto al telefono appena rientrata dall’Albania, dove era andata a fotografare una comunità islamica – bisogna saper cogliere il meglio dalle persone. Tutti possono raccontare qualcosa di interessante.<br />
Bisogna saperlo ascoltare.</p>
<p><b>Monika Bulaj</b> ha viaggiato con Rumiz.<br />
Anche lei si è fatta i suoi 7000 chilometri verso Gerusalemme, attraverso l’universo perduto dei cristiani d’Oriente.<br />
E’ una fotografa polacca che da anni lavora nel corpo delle fedi. Si sono conosciuti qualche anno fa, su invito del direttore dell’Istituto polacco di Roma. Lei una fotografa e l’intuizione che tra i due vi fossero dei punti di contatto. A Rumiz chiesero di intervistare Monika.<br />
<span id="more-476"></span><br />
Questo attraverso i riti e i luoghi del cristianesimo è stato il loro primo viaggio insieme, la complicità doveva nascere, gli sguardi si dovevano unire, il racconto doveva passare ancora attraverso la loro capacità di sintesi. Ma soprattutto i ritmi, loro, i primi a doversi avvicinare. E le diverse esigenze.</p>
<p align="right"><img src="http://www.blogblog.com/tictac/quotes.gif"><i>Io vengo da un lavoro solitario. Luce, luoghi, eventi. <b>E’ un lavoro che si costruisce viaggiando da soli</b>. Così ho sempre fatto. Quello fotografico è un lavoro poco pianificabile. Mentre per un giornalista, un viaggio così complesso come quello che ci ha portato a Gerusalemme non poteva non essere perfettamente pianificato. Ci devono essere delle persone che ti aspettano. Anche l’approccio alla realtà è diverso. Io posso permettermi di selezionare con calma. Anche una volta rientrata. Mentre per Rumiz la selezione avviene sul posto. E’ come un cacciatore, ha la velocità di un cacciatore, che riesce a cogliere le cose che gli interessano al volo.</i></p>
<p>Aveva un po’ di paura, prima di partire: abituata alle avventure solitarie, l’incognita di due personalità che dovevano coesistere, e soprattutto bilanciare le loro priorità, le mettevano un po’ di ansia.<br />
Ma è bastato poco, fin dalle prime tappe, una volta arrivati al centro della Turchia, si sono accorti di avere un passo simile. </p>
<p align="right"><img src="http://www.blogblog.com/tictac/quotes.gif"><i>In Turchia si è creata una situazione di <b>grandissima simbiosi</b>. Le esigenze di Paolo non erano più un ostacolo per me. Piuttosto un’opportunità ulteriore di approfondimento e di ricerca. L’alba e il tramonto per noi fotografi sono i momenti sacri. Le ore calde del giorno, quelle che schiacciano le ombre delle persone, sono diventate un modo per raccontare qualcosa di diverso, un approccio forse meno estetico, e più orientato alla vita. Gli incontri con Paolo avvenivano in interno. In ore per me difficili. Eppure scattavo. Così come per Paolo: i miei momenti sacri divenivano appuntamenti importanti anche per lui.</i></p>
<p>Ascoltare porta ad annullarsi nell’altro. Monika racconta che vedere Rumiz lavorare è una gioia. L’incontro con <i>l’altro da noi</i> è al centro del suo lavoro. </p>
<p align="right"><img src="http://www.blogblog.com/tictac/quotes.gif"><i>Paolo ha un’enorme sensibilità fotografica e giornalistica. Mentre la mia è più un sensibilità estetica. Sono due sguardi diversi che in questo viaggio hanno trovato una sintesi, un equilibrio cristallino. <b>Lui mi ha spinto a cercare i simboli dei luoghi</b>, e gli elementi dello spostamento, frammenti che raccontassero il nostro viaggio, che dessero la dimensione del viaggio. Ai temi della bellezza e del sacro, ho cominciato ad accostare anche i temi dello spostamento e del divenire. In questo modo il lavoro, pur essendo davvero molto complesso, diviene sicuramente più completo, permette di vedere le cose con un senso profondo, che lasci trasparire la dimensione del dialogo.</i></p>
<p><img alt="Foto e copyright Monika Bulaj" src="http://www.webgol.it/images/bulaj_turchia.jpg" width="170" height="116" border="1" hspace="5" vspace="5" align="left" /><b>Monika Bulaj</b> con questo lavoro, difficile e faticoso, ha aggiunto un capitolo al suo personale viaggio dedicato al sacro, soprattutto nelle zone periferiche del mondo.<br />
Un lavoro che dura da 18 anni, trascorsi alla ricerca dei piccoli microcosmi della fede, dove si rivelano le contaminazioni, dove le religioni si incontrano dando vita ai <b>segni vivi della fede</b>.<br />
Quello che cerca è quel momento in cui le religioni si uniscono inconsapevolmente.<br />
Quasi senza accorgersene. </p>
<p align="right"><img src="http://www.blogblog.com/tictac/quotes.gif"><i>Ho sempre viaggiato nei luoghi della periferia per eccellenza, attraverso gli arcipelaghi immensi delle sette ortodosse, come nel Caucaso, in luoghi dove le fedi hanno i loro sopravvissuti. Di riflesso il mio è anche un lavoro sui monoteismi, in Oriente, in Turchia, in luoghi dove l’esperienza corporea è fortissima, e dove sia possibile individuare le similitudini <b>nei corpi delle fedi</b>. Mi accorgo che in fondo il mio, pur non essendo un lavoro di devozione, è un lavoro contro la laicizzazione forzata. Io cerco i luoghi dove si trovano le radici, le sorgenti pure dei monoteismi, luoghi ed esperienze che non sono amate dall’ortodossia, come ad esempio il sufismo.</i></p>
<p>L’immagine che ha chiuso il viaggio verso Gerusalemme credo abbia la forza dell’intero viaggio, e della stessa esperienza umana che questo ha rappresentato, e che in fondo la dimensione della devozione arcaica e trascendentale richiede all’uomo.<br />
Un novizio che non riesce ad entrare in un monastero in Siria. Una storia di sofferenza e devozione incredibile che si racconta in una sforzo di passione e sofferenza che sta tutto in quello stringersi ai piedi di una croce, di fronte ad un muro segnato dal tempo. </p>
<p><font size="-2">[Monika Bulaj fotografa con due Leica M6 che montano due ottiche rispettivamente da 21 e 35 mm]</font></p>
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		<title>Il cardo viaggiatore</title>
		<link>http://www.webgol.it/2005/08/25/il-cardo-viaggiatore/</link>
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		<pubDate>Wed, 24 Aug 2005 23:29:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enrico Bianda</dc:creator>
				<category><![CDATA[Rumizzeide]]></category>

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		<description><![CDATA[[Riferimento: XXiV puntata, Alla roccaforte di Mar Saba nel monastero per soli uomini] Verso le tre mi accorgo che nella stanza nevica. Fiocchi lenti e gonfi che vanno, obliqui, alla stessa velocità. Li tocco mi sfuggono. Hanno già formato una soffice montagnola in un angolo. Sembrano polline, ma fuori non è primavera. Poi capisco è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><font size="-2">[Riferimento: XXiV puntata, <a href="http://www.repubblica.it/2005/h/sezioni/spettacoli_e_cultura/rumizgerus/soliuomini/soliuomini.html">Alla roccaforte di Mar Saba nel monastero per soli uomini</a>] </font></p>
<p><img alt="Altan per La Gerusalemme Perduta, di Paolo Rumiz su La Repubblica" src="http://www.webgol.it/images/altanpiccolo.jpg" width="150" height="111" border="0" hspace="5" vspace="5" align="left"><br />
<blockquote>Verso le tre mi accorgo che nella stanza nevica. Fiocchi lenti e gonfi che vanno, obliqui, alla stessa velocità. Li tocco mi sfuggono. Hanno già formato una soffice montagnola in un angolo. Sembrano polline, ma fuori non è primavera. Poi capisco è il cardo viola del Kosovo, il cardo benedetto raccolto nella terra dell’odio e conservato fin qui, appeso a testa in giù come aveva suggerito padre Sava al monastero di Decani. I fiocchi candidi portano semi viola filiformi, ruotano come le gonne dei Dervisci. E’ un mese che lo curo, il mio cardo dei Balcani, lo difendo dagli urti, dal vento, dai metal detector. Sembrava secco. E invece s’è svegliato, stanotte, nell’aria dolce della Palestina.</p></blockquote>
<p>Damasco, il Monte Nebo ed infine Israele. L’ultima tappa, a singhiozzo, indeciso quasi su dove andare, con quella voglia appena accennata di fermarsi, tornare indietro.<br />
<span id="more-474"></span><br />
<i>Ma questo treno che fermate fa? – Poche, Bologna e Firenze, poi Roma e Napoli. – E in mezzo, nulla? – No, diretto, niente fermate. – Ma come fanno quelli che stanno tra le città? Manca tutto. – Ma, non so, che le devo dire, ci saranno i regionali, scende a Bologna e raggiunge Ferrara, scende a Roma e va a Chiusi. – Si ma da Milano io voglio andare a Orvieto e come faccio, devo tornare indietro da Roma…. E’ da pazzi. – Non so che dirle, forse questi treni servono a quelli che si muovono solo tra le grandi città.</i></p>
<p>Un po’ ci penso, poi devo fare finta di nulla. E’ vero – mi dico – mancano molte cose in mezzo. Napoli-Milano – mi dice ancora – con il notturno ci mette dodici ore, e visita tutto quello che si affaccia sulla tratta. Al ritorno è seduto accanto a me. Milano-Napoli tutto d’un fiato. </p>
<p>Un cardo seccato tra le pagine di un libro che ha attraversato mezzo Oriente, si è arrampicato in mezzo al deserto su per sentieri, ha attraversato valli e montagne e viaggiato su taxi traballanti. Sembrava morto ma si è aperto quasi alla fine, a pochi chilometri dalla meta, come risvegliato da un torpore segreto e silenzioso, e si lascia andare ad un’epifania morbida e svolazzante. Lo vedo nella scrittura e si svela anche il segreto del viaggio. Risvegliare un senso perduto di rispetto per una sorta di diaspora quasi mitica per i luoghi raggiunti, quella dei cristiani d’Oriente, che potrebbe essere – anzi è – la stessa di altre religioni, di altre civiltà. </p>
<p>In un bellissimo <b>Taccuino d’appunti</b> il reporter Ryszard Kapu&#347;ci&#324;ki annota qualcosa che ha attirato la mia attenzione. Si intitola <b>La strada</b></p>
<blockquote><p>La strada / quando la percorri / ti scompare dietro / cessa di esistere / / La geografia è un concetto soggettivo / una specie di convenzione.</p></blockquote>
<p>C’è un’immagine, per certi versi discordante con l’idea di divenire che ha preso corpo in queste settimane con il viaggio di Rumiz, che però mi pare possa fare al caso nostro. E’ un’immagine legata ad una concezione antica di geografia e di descrizione di un territorio. Ne parlava Calvino nella sua <i>Collezione di sabbia</i>, e descrive il modo in cui durante l’Impero Romano veniva descritto il territorio. Si riduceva ad un rullo, che riportava l’idea di spazio in divenire, come se questo fosse in realtà un percorso. Lo spazio da chiudere nella sua rappresentazione stava attorno ad un cammino e si snodava lungo una linea. Dispiegare un rotolo per leggere quello che contiene, vederlo riarrotolarsi non appena lo si libera. Il cammino scompare, si cancella, <i>ti scompare dietro</i>. Chiuso in un cardo secco, che si libera all’improvviso, rilasciando nell’aria le tappe-semi, i segni di una diaspora. Ci vorrà del tempo per capire il significato di questo viaggio. Ancora un&#8217;ultima tappa. Gerusalemme sognata.</p>
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		<title>Cittadinanza liberale</title>
		<link>http://www.webgol.it/2005/08/23/cittadinanza-liberale/</link>
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		<pubDate>Tue, 23 Aug 2005 13:24:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enrico Bianda</dc:creator>
				<category><![CDATA[Rumizzeide]]></category>

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		<description><![CDATA[Mentre ci avviciniamo al traguardo, mentre la meta è vicina, Gerusalemme è poco oltre le frontiere, tanto da non permettere più deviazioni, una calamita emotiva, un faro necessario affinché la fatica di questi 7000 chilometri assuma un senso al di la del viaggiare puro, mentre sembrano moltiplicarsi gli incontri con i pellegrini, e tutto sembra [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img alt="Andare Lontano" src="http://www.webgol.it/images/mappa2.jpg" width="150" height="122" border="0" hspace="5" vspace="5" align="left">Mentre ci avviciniamo al traguardo, mentre la meta è vicina, Gerusalemme è poco oltre le frontiere, tanto da non permettere più deviazioni, una calamita emotiva, un faro necessario affinché la fatica di questi 7000 chilometri assuma un senso al di la del viaggiare puro, mentre sembrano moltiplicarsi gli incontri con i pellegrini, e tutto sembra convergere verso Gerusalemme, mi pare che si colga, tra le righe, un sottile, nascosto desiderio di fermarsi, o tornare indietro per ritrovare facce e umori. E se il viaggio non fosse un andare verso, ma un <i>procedere attraverso</i>, dove il senso, come spesso accade nei viaggi, non sia la meta, ma il percorso e l’incontro.<br />
E’ banale, lo ammetto, ma lo è meno se letto alla luce del discorso del Presidente del Senato Marcello Pera, l’altro ieri, domenica, al Meeting di CL. Contro il multiculturalismo, contro il meticciato progressivo, contro il relativismo culturale.<br />
<span id="more-473"></span><br />
Noi qui su Webgol raramente abbiamo fatto politica. O meglio le scelte che abbiamo fatto sono politica, perché provano a definire dei rapporti di forza, ma raramente abbiamo fatto riferimento alla situazione politica del nostro paese, per quanto non sarà sfuggito il nostro orientamento. Ma lo slancio conservatore, del più bieco conservatorismo militante di matrice religiosa, bagnato in un radicalismo cristiano che dimentica la grandezza e le differenze della cristianità stessa, proprio come Rumiz ci racconta, non può passare sotto silenzio. Ovunque vi sia indignazione per quel sorriso compiaciuto dopo parole tanto grossolane e offensive, questa si deve levare, forte, con gli strumenti che abbiamo a disposizione.<br />
E così, riprendendo il discorso iniziato ieri, e sull’onda della mia personale indignazione, proprio di multiculturalismo e di meticciato vorrei parlare oggi, restando ancorato al nostro percorso dedicato al viaggio in Terrasanta.</p>
<p><b>Andare lontano</b><br />
<img alt="Altan per La Gerusalemme Perduta, di Paolo Rumiz su La Repubblica" src="http://www.webgol.it/images/altanpiccolo.jpg" width="150" height="111" border="0" hspace="5" vspace="5" align="right">E’ il titolo suggestivo di <a href="http://www.carocci.it/carocci/servlet/LoadPageNet?page=32&amp;init=sec&amp;act=scheda&amp;cod=1152">un vecchio libro</a> di un’antropologa italiana, <b>Sandra Puccini</b>, che dedica il suo lavoro, edito da Carocci, all’idea bellissima che i viaggi delle missioni scientifiche dell’Ottocento, abbiano contribuito direttamente alla costruzione dell’identità – parola insidiosa questa! – italiana proprio nei decenni in cui l’Italia, come si dice, si faceva.<br />
In altri termini le missioni naturalistiche, viaggiatori e antropologi, le missioni etnografiche e archeologiche, nel loro viaggiare, <i>andando lontano</i> incontravano l’altro e lo raccontavano al loro ritorno, in due modi: spesso scrivendo memoriali di viaggio, spesso pubblicati in edizioni per pochi intimi, altre volte trovando editori e diffusione popolare, oppure raccogliendo gli oggetti e i segni del viaggio in collezioni etnografiche che oggi stanno per lo più nascoste nei sotterranei di qualche museo universitario.<br />
In entrambi i casi si tratta di un percorso virtuoso, ancorché ingenuo se vogliamo, ma che contribuiva a dare forma, con i limiti dell’epoca certo, etnocentrismo diffuso ma forse inconsapevole, a ciò che non eravamo, a quello che era l’<b>altro</b> e l’<b>altrove</b>.<br />
Secondo Sandra Puccini però gli effetti di quei viaggi e di quelle narrazioni popolari non si fermavano li: il grosso veniva dopo, aveva effetti a lungo termine, occorrevano anni, ma piano piano quelle parole, quelle immagini e quei viaggi, nei resoconti e nelle illustrazioni, come negli oggetti esposti nei musei, contribuivano a definire anche l’identità stessa dei viaggiatori e del paese da cui provenivano, per riflesso diciamo, definendo se stessi in funzione dell’altro da loro.</p>
<p><b>Viaggio in Terrasanta</b><br />
Alla narrazione in forma di feuilleton si accosta, credo, la capacità di <i>andare lontano</i> e proporre un racconto di scoperta, a cavallo tra i saperi, tra l’osservazione antropologica, scientifica e partecipata, tra <i>coinvolgimento e distacco</i> per riprendere Norbert Elias, e il trattato di geografia umana lungo i crinali della religione, dell’Ortodossia.<br />
Il racconto di queste settimane si snoda allora attraverso un modello di giornalismo inedito, su cui mi piacerebbe tornare, che unisce una scrittura “popolare” e seriale, ad una ricerca quasi diaristica che sembra rimandare alla tradizione del memoriale scientifico di fine Ottocento.<br />
Ne riparliamo. Intanto però segnalo un altro viaggio appena iniziato. <b>Marco D’Eramo</b>, che ammiriamo da tempo, è partito lungo il Rio Delle Amazzoni, da Pucallpa in Perù fino a Manaus. Viaggia in barca, credo una canoa, visto che parte dal limite estremo dove possono arrivare le navi passeggeri che risalgono il Grande Fiume. Lo pubblica il Manifesto. Da leggere. </p>
<p><font size="-2"><br />
<u>Carta Stampata</u>:<br />
- <a href="http://www.repubblica.it/2005/h/sezioni/spettacoli_e_cultura/rumizgerus/rumizegerus0/rumizegerus0.html">La Gerusalemme perduta</a> di Paolo Rumiz, su Repubblica<br />
<u>Radio</u>:<br />
- Rete 2, 18:15, diretta con Paolo Rumiz (<a href="http://www.rtsi.ch/live/radioplayer_real2.cfm">ascolta live</a>)</font></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Feuilleton e multiculturalismo</title>
		<link>http://www.webgol.it/2005/08/22/feuilleton-e-multiculturalismo/</link>
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		<pubDate>Mon, 22 Aug 2005 14:27:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enrico Bianda</dc:creator>
				<category><![CDATA[Rumizzeide]]></category>

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		<description><![CDATA[La mente usò il suo senso di percezione per studiare gli strani luoghi sconosciuti in cui era capitata. Non aveva né gli organi della vista né quelli dell’udito, ma il suo senso di percezione era altamente perfezionato. Poteva vedere distintamente quello che la circondava entro un raggio di venti metri, e aveva una visione , [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img alt="Feuilleton" src="http://www.webgol.it/images/feuilleton.jpg" border="0" hspace="5" vspace="5" align="left"><br />
<blockquote>La mente usò il suo senso di percezione per studiare gli strani luoghi sconosciuti in cui era capitata. Non aveva né gli organi della vista né quelli dell’udito, ma il suo senso di percezione era altamente perfezionato. Poteva <i>vedere</i> distintamente quello che la circondava entro un raggio di venti metri, e aveva una visione , per quanto offuscata, di tutto quello che si trovava entro una distanza di quaranta. Ma la sua <i>vista</i> non si fermava contro gli oggetti che formavano ostacolo. Poteva vedere la corteccia attaccata alla parte posteriore del tronco di un albero con la stessa chiarezza con cui vedeva quella della parte frontale.<br />
[<b>Fredric Brown</b>, <I>Gli strani suicidi di Bartlesville</i>, Mondadori Urania 1962]</p></blockquote>
<p><b>Scetticismi</b><br />
Se dovessi cominciare ad interrogarmi sull’efficacia giornalistica del lavoro di Paolo Rumiz, se insomma volessi dedicare uno studio al suo lavoro, provando a verificare il formato giornalistico ed il suo inserimento in un contesto di <b>giornalismo d’approfondimento</b>, perché quello di Rumiz è giornalismo d’approfondimento, in una delle sue particolari e più riuscite articolazioni, proverei innanzitutto a ripercorrere alcune vecchie indicazioni di un professore di sociologia politica, in realtà applicabili all’analisi sociologica, ma che ho sempre provato ad estendere all’analisi giornalistica, anzi, all’analisi della pratica giornalistica.<br />
<span id="more-472"></span><br />
<img alt="Altan per La Gerusalemme Perduta, di Paolo Rumiz su La Repubblica" src="http://www.webgol.it/images/altanpiccolo.jpg" width="150" height="111" border="0" hspace="5" vspace="5" align="right">Ma prima, una piccola premessa, necessaria. Spesso i grandi giornalisti rifuggono la possibilità che il loro lavoro possa essere ricondotto ad una griglia interpretativa, che quanto loro producono possa in qualche modo essere chiuso, se non intrappolato in uno schema analitico freddo, asciutto, improduttivo. E facendo questo mestiere anche io, mi capita frequentemente di vivere con una certa insofferenza i tentativi di costringere quello che è un mestiere colmo di interrogativi ed intuizioni in un complesso di indicazioni di carattere scientifico o presunte tali.<br />
Ciò nonostante ritengo che occorra comprendere i meccanismi che fanno di un pezzo giornalistico un buon pezzo giornalistico. E quando parlo di un <i>buon</i> pezzo giornalistico intendo un articolo che assolva ad alcune, basilari, esigenze di carattere sociale. Sempre ammesso che si creda ad un ipotetico slancio, ad una tensione etica e civile del giornalismo.<br />
Ho sempre pensato che l’approfondimento giornalistico dovesse rispondere ad una serie di esigenze sociali ben riconoscibili, e addirittura crescenti all’interno delle nostre società: società che abbiamo spesso definito <b>complesse</b> e dense, stratificate; società all’interno delle quali non fosse facile individuare il proprio percorso e ancor meno facile fosse definire la propria posizione in relazione agli altri. Il giornalismo – in quanto processo di ricostruzione della realtà – anche a questo mira, vale a dire contribuire a definire il nostro essere in relazione agli altri. Ed in particolare oggi l’<i>altro</i> è tante cose. L’altro da noi è tutto ciò che ci circonda, rendendo instabile, fragile il nostro senso di comunità, un senso necessario, fisiologico.</p>
<p><b>Memorie</b><br />
Qualche settimana fa ho scritto che le prime tappe del viaggio verso Gerusalemme rimandavano a due generi, se vogliamo <i>letterari</i> della nostra storia. Da una parte tornavano in mente i <i>feuilletons</i>, i romanzi a puntate, con venature tra il romantico e l’avventura, tra l’epica quotidiana venata di romanticismo e l’innamoramento epistolare. Pubblicazioni periodiche ospitate da giornali popolari. E popolare era il loro successo, e la loro capacità di incidere sull’immaginazione delle persone, della gente che leggeva avidamente quelle avventure.<br />
Periodicità e capacità di creare una vera e propria dipendenza dal racconto, che si trasforma in un bisogno sociale, che finisce per innervare la quotidianità, parlando dei temi in agenda giorno per giorno.<br />
Nel viaggio verso Gerusalemme c’è tutto quello che alimentava i <i>feuilletons</i>: l’avventura, le lingue antiche, i maestri e gli intrighi di corte, i palazzi inaccessibili e le foreste incantate, gli assedi e i viaggi su mezzi di fortuna, il diario e gli incontri con le donne, le bevute e le notti sotto le stelle.</p>
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		<title>Gerusalemme è vicina?</title>
		<link>http://www.webgol.it/2005/08/16/gerusalemme-e-vicina/</link>
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		<pubDate>Tue, 16 Aug 2005 13:15:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enrico Bianda</dc:creator>
				<category><![CDATA[Rumizzeide]]></category>

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		<description><![CDATA[Manca poco al tramonto, cammino lungo un molo del porto. Anche l’Arci ha uno yacht club. Sorrido. Affacciati sul mare grigio, uno accanto all’altro siedono sulla banchina i pescatori: rumeni, bulgari, russi, calabresi e kosovari. Non necessariamente in quest’ordine. Pescano con lunghe canne. E poi in mezzo ci sono i livornesi, giovani con le canottiera [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.flickr.com/photos/webgol/3576944/"><img alt="Fall in water, Livorno, foto di A. Sofi" src="http://photos3.flickr.com/3576944_91734a02b0_m.jpg" border="0" width="200" height="149" hspace="5" vspace="5" align="left" /></a>Manca poco al tramonto, cammino lungo un molo del porto. Anche l’Arci ha uno yacht club. Sorrido. Affacciati sul mare grigio, uno accanto all’altro siedono sulla banchina i pescatori: rumeni, bulgari, russi, calabresi e kosovari. Non necessariamente in quest’ordine. Pescano con lunghe canne. E poi in mezzo ci sono i livornesi, giovani con le canottiera dell’esercito e i capelli corti dietro il collo, e anziani brontoloni con la moglie in pantofole e una Uno bianca modello roulotte in  miniatura appena parcheggiata dietro la banchina, a portata di secchiello con i vermi.<br />
<span id="more-471"></span><br />
Penso che non li accomuna niente, se non l’odio per il traghetto della Moby che passa quattro volte al giorno, verso e in arrivo da Olbia.<br />
Eppure convivono pescando la sera prima che faccia buio. E parlano scambiandosi gli idiomi, mentre enormi bi-alberi in legno lucidano gli ottoni e la coperta prima della partenza.</p>
<p>Siedo ad un tavolino che si affaccia sul porto mediceo. Tavoli verde scuro in plastica con tovagliette di carta. Davanti ai rimorchiatori e al sole che scende dietro l’orizzonte. Di fronte a me una coppia azzardata che borbotta in livornese allegro. Un po’ gonfi di non so quale sostanza. O semplicemente ancora addormentati. Un doppio Negroni in bicchieri bassi, un piattino con aperitivi di pesce. Azzardato. </p>
<p>Poco più in la quello che sembra il re dei Rom di questo pezzo d’Italia, grosso e muscoloso, una criniera nera lucida tutta riccioli fin sotto le scapole. La pelle scura e la barba che si affaccia già a fine giornata. Lui il re e lo smilzo accanto che annuisce in una lingua balcanica.<br />
Deve essere il clima levantino che permette questa convivenza. O forse il fatto di essere in una città di mare abituata agli arrivi e alle partenze. E’ il porto più importante d’Italia quello di Livorno.<br />
Tra i più grandi del Mediterraneo.<br />
E stasera il Livorno gioca alla televisione, si dice.</p>
<p>***</p>
<p><img alt="Altan per La Gerusalemme Perduta, di Paolo Rumiz su La Repubblica" src="http://www.webgol.it/images/altanpiccolo.jpg" width="150" height="111" border="0" hspace="5" vspace="5" align="right">Il maestro si è lasciato alle spalle il nostro mondo. Ha superato le colonne d’Ercole della sicurezza e della riconoscibilità. Ce lo dice attraverso le pagine di questi giorni. Si parla aramaico ormai. E i bambini studiano su antichi libri che sembrano a scuola da un rabbino. </p>
<p>Le fotografie di <b><a href="http://www.nital.it/sguardi/23/bulaj.php">Monika Bulaj</a></b> accompagnano discrete il viaggio di Rumiz e ci mostrano quello che c’è nelle crepe del viaggio, sono lampi di vita, istantanee lucide che aggiungono il necessario, un sorriso, un gesto, una sottile linea d’orizzonte. </p>
<p>E’ brava, penso, la mattina quanto apro il giornale, titolo e fotografie. E percorso. Si avvicina e si allontana. Si allontana da quella dimensione che ce lo faceva piacere all’inizio, che scopriva pieghe del nostro presente che ci sono sempre sfuggite. Un nuovo passo ci ha chiesto di adattarci all’allontanamento. Che coincide con l’avvicinamento. Dopo un periodo di stallo ho recuperato il tracciato, e come tutti immagino mi sono di nuovo lasciato prendere dall’avventura di questo straordinario <i>feuilleton</i> di scoperta che è il viaggio verso la Gerusalemme perduta.</p>
<p>Arrivati a questo punto, mi domando che cosa ci resta da scoprire. Il percorso non sembra doversi spingere molto in la. Gerusalemme è vicina. Ma manca ancora mezzo mese. Mi domando cosa resta. </p>
<blockquote><p>Succede che, come ovunque nello spazio islamico, anche qui il muezzin gridi le sue preghiere in arabo, la lingua di Allah. I turchi, però, parlano solo turco, e non capiscono il muezzin. Subiscono cinque volte al giorno, dai minareti, u bombardamento acustico incomprensibile. Succede sì che i cristiani siano gli unici a capire le parole del Profeta. Un paradosso…</p></blockquote>
<p><i>Non si capisce quello in cui si dovrebbe credere.</i> Si capisce quello in cui non si crede. So cosa non sono. Non capisco quello che vorrei essere. So dove sto andando, non so più da dove sono venuto. </p>
<blockquote><p>E’ l’uomo che fa il posto, e non viceversa</p></blockquote>
<p>E il nostro percorso che cosa vale? Quello che ci siamo lasciati alle spalle, la nostra storia, che cosa conta? In una vita di spostamento come funziona? Si è sempre qualcosa nel luogo dove ci troviamo. Ma non siamo più nulla per quello che abbiamo lasciato? Forse è questo il nostro problema: stiamo maledettamente fermi. E guardiamo indietro. O meglio sul posto. </p>
<p>E per capire quello che siamo ci tocca mandare avanti una guida, uno <i>scout</i>. Manco fossimo in un western.</p>
<p>Forse è per questo che invece quella specie di re dei rom che se ne stava seduto al ristorante del porto di Livorno, agitando le parole e le braccia pesanti, sembrava proprio fosse a casa sua.<br />
Sapeva di essere in un posto che si era fatto su sua misura, perché lui semplicemente lo abitava.</p>
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		<title>Crepuscolo orientale</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Aug 2005 09:36:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enrico Bianda</dc:creator>
				<category><![CDATA[Radio]]></category>
		<category><![CDATA[Rumizzeide]]></category>

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		<description><![CDATA[Se fosse un western potrebbe essere uno di quei film crepuscolari, dedicati al tramonto di un’epopea, la frontiera perduta, violata dall’uomo bianco. In questo caso l’uomo bianco è la superbia cattolica. Qual misto di colonialismo irrinunciabile condito con un filo di devozione da proselitismo. Anche ieri, attraverso Montenegro e Kosovo, tra monasteri bruciati dalla furia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img alt="Altan per La Gerusalemme Perduta, di Paolo Rumiz su La Repubblica" src="http://www.webgol.it/images/altanpiccolo.jpg" width="150" height="111" border="0" hspace="5" vspace="5" align="left">Se fosse un western potrebbe essere uno di quei film crepuscolari, dedicati al tramonto di un’epopea, la frontiera perduta, violata dall’uomo bianco.<br />
In questo caso l’uomo bianco è la superbia cattolica. Qual misto di colonialismo irrinunciabile condito con un filo di devozione da proselitismo.<br />
Anche ieri, attraverso Montenegro e Kosovo, tra monasteri bruciati dalla furia albanese e resistenza pacifica, silenziosa, al massimo sussurrata, in un ultimo incanto ortodosso: il Monastero di Decani.<br />
La foresta, appena fuori le mura, rintocca del Symandron. E tornano accidenti le atmosfere gotiche, di un <b>gotico spirituale</b>. Le parole si impastano di grappa e di marmellata al mattino. E si sentono i passi furtivi, un po’ impauriti, nella foresta. Un po’ come in un assedio da Ultimo dei Mohicani, mi accorgo per la prima volta della somiglianza profetica tra Rumiz e <b>Lee Van Cleef</b>. Silenzioso viaggiatore, ironico e riflessivo.<br />
<span id="more-470"></span><br />
<img alt="Lee Van Cleef" src="http://www.williamsmith.org/imagePDM.JPG" border="0" hspace="5" vspace="5" align="left"><b>Epilogo epigrafico</b><br />
Non l’aveva ancora detto, ma con la partenza del maestro, alla volta di Gerusalemme, mi era venuta in mente questa inedita figura retorica. Che si regge bene con le parole di un monaco incontrato in questi primi passi del viaggio: <i>sapete dove arriverete, ma non saprete più da dove siete partiti</i>.<br />
E’ un thriller al contrario, o forse un noir alla <b>James Sallis</b>. Prologo che in realtà è un bilancio, una dedica, un epilogo, in forma di epigrafe: scorrono veloci le immagini del viaggio, le figure incontrate e le parole ascoltate e trascritte su un block notes.</p>
<p><font size="-2"><br />
<u>Radio</u>:<br />
- Rete 2, 18:15, diretta con Paolo Rumiz (<a href="http://www.rtsi.ch/live/radioplayer_real2.cfm">ascolta live</a>)</font></p>
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		<title>John Donne e la luce dei colonnati</title>
		<link>http://www.webgol.it/2005/08/04/john-donne-e-la-luce-dei-colonnati/</link>
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		<pubDate>Thu, 04 Aug 2005 21:25:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enrico Bianda</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Rumizzeide]]></category>

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		<description><![CDATA[No, è che in questi ultimi giorni la frase “ogni uomo è un’isola” sembra tornare, replicandosi in molte pieghe della giornata. Questa frase in realtà la conosciamo soprattutto grazie a Hemingway che la mette in epigrafe al suo romanzo “Per chi suona la campana”. Nell’incredibile intrico di strade e sottopassaggi, di strati culturali e di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img alt="Altan per La Gerusalemme Perduta, di Paolo Rumiz su La Repubblica" src="http://www.webgol.it/images/altanpiccolo.jpg" width="150" height="111" border="0" hspace="5" vspace="5" align="left">No, è che in questi ultimi giorni la frase “ogni uomo è un’isola” sembra tornare, replicandosi in molte pieghe della giornata. Questa frase in realtà la conosciamo soprattutto grazie a Hemingway che la mette in epigrafe al suo romanzo “Per chi suona la campana”.<br />
Nell’incredibile intrico di strade e sottopassaggi, di strati culturali e di personaggi che sembrano usciti da un romanzo gotico, Paolo Rumiz è arrivato a Roma, e sembra definirsi, a tratti, l’idea di un viaggio-ponte, un viaggio che vuole fare i conti con i propri limiti e le proprie paure. E, di sicuro, con il proprio coraggio.<br />
A Roma i toni sono quelli di un romanzo spirituale, di un thriller alla <i>Russicum</i>, l’istituto dei gesuiti di Russia, un vecchio film malriuscito, ma che ci mostrava una Roma di sospetti e macchinazioni. In realtà il mistero, nel viaggio verso la Gerusalemme perduta, sta proprio in noi, in quello che siamo e che si delinea in una complessità culturale straordinaria, difficile, se non impossibile, da ricostruire.<br />
<span id="more-469"></span><br />
“Ogni uomo è un’isola” Se accettiamo che un isola è un ponte, tra i mari e tra le terre. Per forza. A questo punto del viaggio, arrivato a Roma, per caso, in Vaticano, alla ricerca dei cristiani d’Oriente, si sente dire che Roma, forse non è la città giusta per trovarli. Qualche informazione si trova, quella si, ma le tracce portano lontano.</p>
<blockquote><p>Ma che ci sta a fare a Roma cialtrona. Questo è un luogo di burocrati, di corridoi vuoti. Vada via, il cristianesimo non sta al Centro, sta in periferia, dove non c’è potere. Vada lontano, tra la gente, Roma non ha il senso del mondo, è una vecchia che si specchia in se stessa. Era così già secoli fa…</p></blockquote>
<p>A Gerusalemme Rumiz una volta c’è andato con Khaled Fouad Allam. Lui, islamico, con coraggio, ha deciso all’inizio dell’anno di andarci. Un viaggio verso le proprie paure. Un ponte. Un’isola.</p>
<p><font size="-2"><br />
<u>Radio</u>:<br />
- Rete 2, 18:15, diretta con Paolo Rumiz (<a href="http://www.rtsi.ch/live/radioplayer_real2.cfm">ascolta live</a>)</font></p>
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		<title>Corte sconta, archimandrita</title>
		<link>http://www.webgol.it/2005/08/03/corte-sconta-archimandrita/</link>
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		<pubDate>Wed, 03 Aug 2005 09:34:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enrico Bianda</dc:creator>
				<category><![CDATA[Radio]]></category>
		<category><![CDATA[Rumizzeide]]></category>

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		<description><![CDATA[Non ci stiamo dietro. Corre troppo in fretta. E scopre cose che vorremmo custodire. Mi domando che cosa lo spinga a svelare la presenza di certi luoghi e certi personaggi in un’Italia un po’ banale. Me li terrei stretti. Troppo doloroso lasciar scappare quelle immagini via le pagine di un giornale. Ma questo forse è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img alt="Altan per La Gerusalemme Perduta, di Paolo Rumiz su La Repubblica" src="http://www.webgol.it/images/altanpiccolo.jpg" width="150" height="111" border="0" hspace="5" vspace="5" align="left">Non ci stiamo dietro. Corre troppo in fretta. E scopre cose che vorremmo custodire. Mi domando che cosa lo spinga a svelare la presenza di certi luoghi e certi personaggi in un’Italia un po’ banale. Me li terrei stretti. Troppo doloroso lasciar scappare quelle immagini via le pagine di un giornale. Ma questo forse è raccontare. Un po’ soffrire per una continua privazione.</p>
<p>Come in un racconto dell’800, sembra Dumas, tra passaggi segreti, qualche strettoria dietro una libreria, un arcano cunicolo dietro una parete affrescata, un accesso al Palazzo diomenticato. Romanzi d&#8217;ppendice nelle pagine di questi primi passi del viaggio tra i cristiani d’Oriente. La seconda tappa è a Milano, in una Milano inedita e appassionante. La terza tappa, quella di oggi è a Venezia, sull’isola di San Giorgio, in un Monastero dei Benedettini.<br />
<span id="more-468"></span><br />
Incontra un giovane monaco francese che dice una cosa fulminante.</p>
<blockquote><p>E’ successo che le invasioni barbariche, il Rinascimento e l’Illuminismo hanno generato un pensiero che, rifiutando l’Oriente come qualcosa di evoluto, ci ha isolato dalle nostre radici.</p></blockquote>
<p><img alt="Il Cimitero ebraico del Lido, foto di G. Arici" hspace="5" vspace="5" align="left">Intanto le Sinagoghe volano, e da Conegliano arrivano in Terra Santa. Dove un vecchio rabbino, ex militare asburgico, vi torna a parlare, fino a che non morirà.<br />
Milano, Venezia e Roma, domani. Tre città di cui ci viene presentata la parte arcaica e segreta. Si intreccia alla narrazione la figura di Corto Maltese. E mi ricordo un viaggio fatto qualche anno fa per raccontare del cimitero ebraico antico del Lido. C’era quello monumentale, fermato dalle poesie romantiche di Byron o Goethe, raccolto  e chiuso da un muro di cinta. E quello moderno, che parte grosso modo dalla fine del 1700 ad oggi, e che ha le sue parti più antiche completamente invase dalla vegetazione, erbe e alberi, e qualche lapide piegata dal tempo. Il guardiano del cimitero, un vecchio capitano, mi porterà a pranzo in un’osteria del Lido. Ai margini del Lido, in realtà. In una sala un grande disegno di Hugo Pratt, che, mi dicono, amasse molto pranzare in quell’osteria, mangiando baccalà mantecato. </p>
<p><font size="-2"><br />
<u>Radio</u>:<br />
- Rete 2, 18:15, diretta con Paolo Rumiz (<a href="http://www.rtsi.ch/live/radioplayer_real2.cfm">ascolta live</a>)</font></p>
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		<title>Rumizzeide e cocktail</title>
		<link>http://www.webgol.it/2005/08/01/rumizzeide-e-cocktail/</link>
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		<pubDate>Mon, 01 Aug 2005 13:25:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enrico Bianda</dc:creator>
				<category><![CDATA[Radio]]></category>
		<category><![CDATA[Rumizzeide]]></category>

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		<description><![CDATA[Monoteismi, sincretismi, confronti e paradossi, percorsi a ritroso e ricordi, snocciolare un rosario, camminare e viaggiare, alla ricerca di un rifugio, di una conferma e trovare una sorpresa. Si apre una settimana impegnativa, che prelude ad un mese intenso: il bacino del Mediterraneo, colto attraverso la lente del confronto tra monoteismi, dove questi convivono e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img alt="Altan per La Gerusalemme Perduta, di Paolo Rumiz su La Repubblica" src="http://www.webgol.it/images/altanpiccolo.jpg" width="150" height="111" border="0" hspace="5" vspace="5" align="left">Monoteismi, sincretismi, confronti e paradossi, percorsi a ritroso e ricordi, snocciolare un rosario, camminare e viaggiare, alla ricerca di un rifugio, di una conferma e trovare una sorpresa.</p>
<p>Si apre una settimana impegnativa, che prelude ad un mese intenso: il bacino del Mediterraneo, colto attraverso la lente del confronto tra monoteismi, dove questi convivono e non esplodono in attacchi e violente risposte pacificanti.<br />
Seguiremo, a modo nostro, il viaggio del Maestro <b>Paolo Rumiz</b>, su <b>Repubblica</b> (&#8230;è cominciato ieri, dalla prima de <i>La Domenica</i>) </p>
<p>Lo <a href="http://www.webgol.it/archives/000526.html">abbiamo fatto</a> anche la scorsa estate, mentre navigava (lui) verso Lepanto, epico, e galleggiavamo (noi) a bordo di un Vaurien, baietta-baietta, spiaggia spiaggia, occhi stretti e pensiero corsaro.<br />
Si riparte dunque, da lunedì al venerdì anche sulla Rete2, alle sei e un quarto  (18:15), ogni giorno per <a href="http://www.rtsi.ch/live/radioplayer_real2.cfm">dieci minuti in diretta</a> con Rumiz, per un ritorno in TerraSanta.<br />
<span id="more-467"></span><br />
Volendo strafare, ci si può anche svegliare alle sei, e ascoltare una settimana dedicata alle isole, con <b><a href="http://www.massimocarlotto.it">Massimo Carlotto</a></b> e <b><a href="http://www.rtsi.ch/prog/Rete2/welcome.cfm?scheda=3031224">Khaled Fuad Allam</a></b>.<br />
Volendo strafare veramente tanto, Carlotto è maestro nella <a href="http://www.massimocarlotto.it/calvados1.html">preparazione dei coktails</a>. La mattina presto dalle 6 alle 7 è perfetto sopratutto per coloro che hanno esagerato la sera prima: anzi consiglio testato attraverso prescrizione medica. Subito dopo (ma subito dopo) la sbronza occorre <i>paracetamolo</i>: al risveglio Multicentrum Vitamine e riequilibrio degli zuccheri con nuovo alcolo, quindi un cocktail va benissimo.</p>
<p><font size="-2"><br />
<u>Radio</u>:<br />
- Rete 2, 18:15, diretta con Paolo Rumiz (<a href="http://www.rtsi.ch/live/radioplayer_real2.cfm">ascolta live</a>)</font></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
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		<title>Rumiz, la sana meraviglia, il prossimo viaggio</title>
		<link>http://www.webgol.it/2004/09/14/rumiz-la-sana-meraviglia-il-prossimo-viaggio/</link>
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		<pubDate>Tue, 14 Sep 2004 17:12:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Sofi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Giornalismi]]></category>
		<category><![CDATA[Rumizzeide]]></category>

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		<description><![CDATA[I giornalisti sono ignoranti, anzi devono esserlo, per non farsi sommergere dagli eventi e per conservare un po&#8217; di sana meraviglia verso la vita. In compenso, imparano in fretta ciò che non sanno. Paolo Rumiz in un commento su webgol Allora, facciamo un po&#8217; il punto, chè è passato un po&#8217; di tempo. Il fatto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="right"><font size="-2"><i>I giornalisti sono ignoranti, anzi devono esserlo, per non farsi sommergere<br />
dagli eventi e per conservare un po&#8217; di sana meraviglia verso la vita.<br />
In compenso, imparano in fretta ciò che non sanno.</i><br />
<b>Paolo Rumiz </b>in un <a href="http://www.webgol.it/2004/08/12/rumiz-monopattini-e-cappuccini/">commento </a>su webgol</font></p>
<p><img alt="tre uomini in bici, vignetta di Altan" src="http://www.webgol.it/images/tre_uomini_in_bici_altan.jpg" border="0" hspace="5" vspace="5" align="left"/>Allora, facciamo un po&#8217; il punto, chè è passato un po&#8217; di tempo. Il fatto è che abbiamo dovuto riprenderci dall&#8217;emozione. Dunque.</p>
<p><i>Assunto numero uno</i>: <b>Paolo Rumiz</b>, inviato di Repubblica, è (per noi) <b>Il Maestro</b>. Non si discute.<br />
<i>Assunto numero due</i>: l&#8217;estate non è vera estate senza uno dei suoi viaggi narranti. <a href="http://www.webgol.it/archives/000526.html">Ne abbiamo scritto</a>, quasi un mese fa, e proprio nel bel mezzo del suo ultimo reportage estivo, <b>in barca a vela da Venezia a Lepanto</b> sulle tracce della famosa battaglia.<br />
<i>Assunto numero tre</i>: dopo la diagonale balcanica in bici da Trieste a Instanbul (primo anno), il viaggio in seconda classe nel profondo dell&#8217;Italia profonda, come fosse la Transiberiana (secondo anno), la fuga sulle Alpi, spesso <i>lento pede</i> (terzo anno), e, infine, il viaggio in barca a vela di quest&#8217;anno, la domanda, direbbe qualcuno, sorge spontanea: e <b>il prossimo anno</b>?<br />
<font size="-2">* [digressione - che però metto nei commenti]</font><br />
<span id="more-305"></span><br />
Ci dovevamo riprendere dall&#8217;emozione, appunto. Perchè <b>Paolo Rumiz in persona</b>, grazie all&#8217;intercessione di <b><a href="http://www.webgol.it/archives/000533.html">Gianni Delli Ponti</a></b>, giornalista della Radio Svizzera che lo ha intervistato per tutto il mese d&#8217;agosto, <a href="http://www.webgol.it/archives/000526.html">legge il post a lui dedicato e commenta</a>. Eravamo insieme, Enrico ed io, quando l&#8217;abbiamo letto, e la nostra reazione è stata algida e contenuta &#8211; del tutto simile alla danza di vittoria di un gruppo di Maori ubriachi. Per fortuna nessuno ci ha visto.<br />
Riporto il commento qui sotto.</p>
<blockquote><p><font size="-2">Cari esilaranti compagni inventori del sito, meno mitologie, trovatemi invece un&#8217;altra idea leggendaria, che sto grattando il fondo del barile. Cosa sono i tre ro di cui parlate? Fuori i segreti. Tenete sempre conto di una cosa. I giornalisti sono ignoranti, anzi devono esserlo, per non farsi sommergere dagli eventi e per conservare un po&#8217; di sana meraviglia verso la vita. In compenso, imparano in fretta ciò che non sanno. Esempio: mai navigato in vita mia. Avete capito benissimo: l&#8217;inizio era. Mi avete capito al volo. Ero ingolfato io, la scrittura rivelava il groppo delle budella. (rumiz) </font></p></blockquote>
<p>Una settimana più tardi, che ancora saltellavamo, sempre complice Gianni, <b>Enrico e il Maestro si sentono al telefono </b>- fatto, questo, che aggiunge inediti significati alla mia personale idea di &#8220;invidia&#8221;. Insomma, l&#8217;ha chiesto lui, nessuna lesa maestà &#8211; <b>c&#8217;è da tirar fuori un&#8217;idea, un progetto di viaggio</b>.</p>
<p>La prima è del lettore <b>Gianni</b>, che ha scritto nei commenti direttamente a Rumiz. La riporto qui sotto, perchè merita &#8211; e risponde appunto alla domanda su cosa sia il <b>3ro</b>, di cui lui stesso aveva scritto in un precedente commento (e che io, al contrario di Rumiz, non avevo notato &#8211; quello che si dice il fiuto del cronista). </p>
<blockquote><p><font size="-2">Il 3ro (andrebbe scritto con l&#8217;alfabeto greco che però manca nella tastiera) è un vecchio camion di casa Lancia che (fra le due guerre) ha fatto la storia del trasporto merci. [...] Molti miei conterranei un po&#8217; più anziani di me (ho passato la cinquantina) per sbarcare il lunario facevano i camionisti sulle strade del &#8220;far south&#8221; fra &#8220;l&#8217;Italia&#8221; e &#8220;le Calabrie&#8221;, un po&#8217; come i marinai delle Sue storie. Per andare da Milano all&#8217;estremo sud peninsulare impiegavano due settimane guidando (con poche soste) senza servosterzo sulle strade statali dell&#8217;epoca (ogni tanto qualcuno tornava con una moglie catanzarese). Li si riconosceva perchè avevano il braccio destro sempre più abbronzato del sinistro, infatti il volante era a destra (per tenere bene d&#8217;occhio il ciglio della strada e non volare in qualche dirupo) anzichè a sinistra come sui mezzi di oggi che con oltre 500 HP sono sempre in corsia di &#8220;sorpazzo&#8221;. Su queste rotte desuete sopravvivono (talora con pochi cambiamenti) antiche trattorie, edicole di Santi e di Madonne, assonanze di accenti o di linguaggi (da Bobbio 70 anni fa si andava a piedi alla fiera a Pontremoli per acquistare i maialini da latte da allevare), segni parlanti del passato. Non sono i caravanserragli della via della seta e delle spezie [...] ma dicono qualcosa di significativo nel nostro recente passato.</font></p></blockquote>
<p><b>Dicono qualcosa di significativo del nostro recente passato</b>, appunto.<br />
Traduco io in progetto rumizziano.<br />
Un viaggio in camion, con camionisti, attraverso l&#8217;Italia. Magari proprio quella delle statali &#8220;dimenticate&#8221;. Ogni giorno un compagno di viaggio diverso: di camion in camion, di percorso in percorso, di storia in storia.</p>
<p>Intanto avvertiamo Rumiz del post, che venga a dare un&#8217;occhiata.<br />
<b>Ma servono altre idee, altri progetti.</b><br />
Siamo un blog, possiamo lavorarci insieme.<br />
Li aspettiamo nei commenti o via <a href="mailto:antonio.sofi(at)webgol.it">e-mail</a>. </p>
<p><b>C&#8217;è un premio? C&#8217;è un premio. </b><br />
Non lo abbiamo concordato con lui, ma direi che una citazione in apertura di reportage, in caso di idea sbalorditiva, ci possa stare.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Alla fine del viaggio</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Aug 2004 20:30:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enrico Bianda</dc:creator>
				<category><![CDATA[Giornalismi]]></category>
		<category><![CDATA[Rumizzeide]]></category>

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		<description><![CDATA[Come per tutti anche il Maestro ha finito il suo viaggio. Abbiamo letto e riletto alcune pagine dal mare, gli avvistamenti, gli incontri e gli scontri (una nave di lumbard), le tempeste e le bonacce, le passioni senili e gli occhi dei bambini, e i libri e le carte nautiche, i portolani d’epoca e le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img alt="bloghdad.jpg" src="http://www.webgol.it/images/bloghdad.jpg" border="0" hspace="5" vspace="5" align="left">Come per tutti anche il <a href="http://www.webgol.it/archives/000526.html">Maestro </a>ha finito il suo viaggio. Abbiamo letto e riletto alcune pagine dal mare, gli avvistamenti, gli incontri e gli scontri (una nave di lumbard), le tempeste e le bonacce, le passioni senili e gli occhi dei bambini, e i libri e le carte nautiche, i portolani d’epoca e le lingue che si incrociano e si ibridano come aria che scende veloce da una scogliera per incontrare il mare nero dei fondali subito profondi.<br />
Ma in questi giorni, proprio venerdì, è finito anche il viaggio di un <a href="http://bloghdad.splinder.com">giornalista </a>che soprattutto Antonio seguiva con attenzione. E come spesso accade la storia ci supera, ci prende alla sprovvista: Antonio aveva tra le sue carte una nota che raccontava come un giornalista italiano scrivesse e raccontasse come pochi l’Iraq di questa guerra che non finisce.<br />
<span id="more-298"></span><br />
Poi è stato prima rapito e poi ucciso: “Baldoni è morto” mi dice al telefono. “Hai già scritto qualcosa?” gli domando. “No”. Forse lo faccio io, ma non so come. Ci sono questi due viaggi finiti a fine agosto, due giornalisti che si sarebbero di certo piaciuti. Due modi di raccontare il mondo in modi diversi: documentato e sedimentato il primo (<b>Rumiz</b>), che si lasciava sorprendere con piglio quasi situazionista il secondo, <b>Baldoni</b>. Per entrambi però l’urgenza del racconto e della comprensione, prima per loro stessi, poi per tutti coloro che sceglievano, e sottolineo sceglievano, di leggerli.<br />
Mi restano nelle orecchie le parole di <b>Puccio Corona </b>che per primo sul TG1 ha dato la notizia della morte di Baldoni. Pronunciava la parola <i>free lance </i>quasi a voler rimarcare la distanza da quel giornalista che era partito come faceva ogni anno per un posto del mondo che non capiva. <i>Giornalista</i>. Ha risposto a lui e a tutti quelli che ne hanno parlato sbeffeggiandolo <b>Igor Man</b>, dismesse per un giorno le vesti dell’inviato corteggiato e premiato. Ha detto una cosa semplice e vera, che ci riguarda tutti, in quest’Italia di un certo giornalismo embedded (ne parleremo presto, promesso): Baldoni cercava con leggerezza la verità.<br />
Faceva quello che dovrebbero fare tutti.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Rumiz naviga sulle onde medie</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Aug 2004 20:57:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Webgol</dc:creator>
				<category><![CDATA[Giornalismi]]></category>
		<category><![CDATA[Radio]]></category>
		<category><![CDATA[Rumizzeide]]></category>

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		<description><![CDATA[«Dai che ce la fate anche voi ad arrivare a Lepanto con il Vaurien». E’ Gianni Delli Ponti al telefono, un giornalista svizzero, che mi prende sottilmente per il culo. Ha scoperto da poco che ci siamo perdutamente innamorati del viaggio del Maestro. Anche Gianni è un velista, mi racconta che alle 08:15 Paolo Rumiz [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>«Dai che ce la fate anche voi ad arrivare a Lepanto con il <i>Vaurien</i>».</p>
<p><a href="http://www.rtsi.ch/prog/Rete2/welcome.cfm"><img alt="Rotta per Lepanto, sulla Rtsi, a cura di Gianni Delli Ponti, in diretta con Paolo Rumiz" src="http://www.webgol.it/images/Lepanto.jpg" border="0" hspace="5" vspace="5" align="left"></a>E’ <b>Gianni Delli Ponti</b> al telefono, un giornalista svizzero, che mi prende sottilmente per il culo. Ha scoperto da poco che ci siamo perdutamente innamorati del viaggio del Maestro. Anche Gianni è un velista, mi racconta che alle 08:15 <b>Paolo Rumiz</b> è al telefono sulla <a href="http://www.rtsi.ch/prog/Rete2/welcome.cfm">Rete2 della RTSI</a> per raccontare la traversata Venezia – Lepanto, pubblicata a puntate su La Repubblica, di cui abbiamo già <a href="http://www.webgol.it/archives/000526.html">più</a> <a href="http://www.webgol.it/archives/000532.html">volte</a> scritto, ammirati. La trasmissione si chiama &#8220;Rotta per Lepanto&#8221;, e andrà in onda tutti i giorni dal lunedì al venerdì, la prossima settimana &#8211; il tutto, per i non ticinesi, è ascoltabile in streaming, su “ascolta live” della <a href="http://www.rtsi.ch/prog/Rete2/welcome.cfm">Rete 2</a>.<br />
<span id="more-295"></span><br />
Noi intanto ci abbiamo provato. Giuro. La traversata è stata per certi versi epica: 350 metri di vento e onde lunghe. Vecchio <i>Vaurien </i>in legno, sfornato da un cantiere adriatico nel 1981. Abbiamo imbarcato mezzo Tirreno, ad ogni virata sembravamo una bottiglia semivuota che rotola: accelerazione, rallentamento, rollio e beccheggio. Due bordi di bolina, due virate dondolanti, e si rientra con un gran lasco con Antonio che sciaborda svuotando lo scafo dall’acqua imbarcata.<br />
La nostra Lepanto si chiama <i>Fuile e mare</i>.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Per antichi antichi cimiteri</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Aug 2004 11:20:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enrico Bianda</dc:creator>
				<category><![CDATA[Giornalismi]]></category>
		<category><![CDATA[Luoghi]]></category>
		<category><![CDATA[Rumizzeide]]></category>

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		<description><![CDATA[Erano belli, una volta, i luoghi della morte. Paolo Rumiz è arrivato davanti alla foce della Neretva, il fiume che passa da Mostar. Quella è la terra d’elezione del maestro. L’ha raccontata in molti articoli, primo tra pochi aveva intuito che cosa stava accadendo (Maschere per un massacro), e poi in anni di reportage da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img alt="Il ponte di Mostar" src="http://www.webgol.it/images/pontemostar.jpg" border="0" hspace="5" vspace="5" align="left"><i>Erano belli, una volta, i luoghi della morte.</i> <b>Paolo Rumiz</b> è arrivato davanti alla foce della <i>Neretva</i>, il fiume che passa da <i>Mostar</i>. Quella è la terra d’elezione del maestro. L’ha raccontata in molti articoli, primo tra pochi aveva intuito che cosa stava accadendo (<i><a href="http://www.unilibro.it/find_buy/product.asp?sku=498882">Maschere per un massacro</a></i>), e poi in anni di reportage da quelle parti è tornato spesso. E noi, io e Antonio, come già detto, abbiamo in minima parte ripercorso quei luoghi.<br />
<span id="more-292"></span><br />
Ieri (il 17) Rumiz ha evocato la cabala, individuando nel crollo del vecchio ponte di Mostar il <b>Ground Zero dell’Occidente</b>, che trova – si inventa – un nemico nel mondo islamico, il quale a sua volta risponde un po’ come può (oggi, a Mostar, con il ponte appena ricostruito ci sono più minareti che mai, e già qualche anno fa, con il ponte che ancora giaceva sul fondo del fiume potente e verde scuro, constatavo la curiosa se non tragica guerra simbolica dei campanili e dei minareti: a chi lo costruiva più alto e visibile).<br />
9/11: le Torri gemelle. Oppure &#8211; e forse meglio – 11/9, il bombardamento del ponte sulla Neretva a Mostar, uno dei primi sanguinosi capitoli dell’ecatombe balcanica. Poi sarebbero arrivati i massacri di Vukovar, di Srebreniza, l’assedio di Sarajevo, le pulizie etniche che abbiamo già dimenticato (anche se ancora oggi, nella fascia a cuscinetto a nord della Bosnia, una zona quasi franca che parte da Brko, capita di arrivare ad un certo punto, spingendosi verso Nordovest, lungo il confine con la Croazia, e sentirsi suggerire “Da qui è meglio non proseguire… Torniamo indietro”).</p>
<p>Ma Rumiz questa volta, tenendo fede – più o meno – al suo intento, è rimasto sul mare, lontano dalla terra ferma (e le penisole, vale la pena percorrerle) ed è arrivato a <i>Sabbioncello</i>, appunto davanti alla foce della Neretva, in un tripudio di simboli e ricordi: una linea piena di incontri e scontri tra i mondi, Oriente e Occidente. </p>
<p>Prima però, guardando dall’altra parte del mare, verso occidente, si trovava in un cimitero. <i>Erano belli, una volta, i luoghi della morte</i>. Ha trovato &#8211; <i>Lastre di pietra grigia del sei-settecento, lisciate dalle intemperie, scendono verso lo stretto e le vele vi si imbottigliano. Cipressi, vista immensa verso Sudest, vigne, olivastri, aloe.</i><br />
I cimiteri – passione diffusa ho scoperto negli anni – piacciono anche a me, e li cerco spesso nelle città dove vado: e per mia fortuna li ho raccontati frequentemente, Lido di Venezia, Ferrara, cimiteri ebraici, importanti a modo loro, raccontati sempre da grandi scrittori e poeti, un po’ folgorati da passione romantica, un po’ sinceramente mossi da un senso di appartenenza. </p>
<p><b>Gianfranco Rossi</b>, vecchio poeta ferrarese mi raccontò l’<i>Antico orto degli ebrei</i> passeggiando tra le tombe che portavano nomi importanti (Fink, Bassani, Cohen) ricordando i suoi gatti che lo aspettavano al suo ritorno dal campo di concentramento, sulle macerie di casa sua. Gianfranco Rossi riposa tra quelle tombe, sono andato a trovarlo, qualche anno dopo, e oggi, rileggendo il Maestro, mi è tornata in mente quella sera.</p>
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		<title>Il viaggio, la montagna, i moleskine</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Aug 2004 10:24:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enrico Bianda</dc:creator>
				<category><![CDATA[Giornalismi]]></category>
		<category><![CDATA[Luoghi]]></category>
		<category><![CDATA[Rumizzeide]]></category>

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		<description><![CDATA[Mi ossessiona da due giorni un’immagine: un uomo che spinge un masso su per una montagna. Una di quelle montagne da illustrazione, ripida e ritta, a punta e nera. Spinge faticando, imprecando, gemendo. Per scoprire poi che in cima la punta farà rotolare dall’altra parte il masso, rendendo inutile la fatica immane. Mi ricorda un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img alt="moleskine.gif" src="http://www.webgol.it/images/moleskine.gif" width="140" height="195" border="0" hspace="5" vspace="5" align="left">Mi ossessiona da due giorni un’immagine: <b>un uomo che spinge un masso su per una montagna</b>. Una di quelle montagne da illustrazione, ripida e ritta, a punta e nera. Spinge faticando, imprecando, gemendo. Per scoprire poi che in cima la punta farà rotolare dall’altra parte il masso, rendendo inutile la fatica immane. Mi ricorda un cartone animato di molti anni fa, forse cecoslovacco o ungherese (all’epoca, parlo di una ventina d’anni &#8211; fa i cartoni dell’est erano una chicca se confrontati con i giapponesi che imperversavano in Italia e in Svizzera), l’uomo stilizzato che si muoveva nel bianco dell’immagine lasciando una scia sporca di china elettronica.<br />
Ecco, quest’immagine alla fine mi sembra davvero l’idea del viaggio: fatica e passione, spesso delusione, ma un passo, una trasformazione decisiva -comunque si decida di viaggiare, con chiunque si decida di farlo.<br />
<span id="more-289"></span><br />
<b>Paolo Rumiz</b> nel suo ultimo libro – che stava, è vero, nelle nostre borse da viaggio – ad un certo punto confessa che nella piccola valigia che si sarebbe portato lungo la navigazione sul Danubio (la chiatta mancava all’appello) trovava un posticino d’obbligo una copia di Danubio di <b>Claudio Magris</b>. Altri maestri, più metafisici i suoi, più ironici i nostri.<br />
Scrivendo i <a href="http://www.rtsi.ch/prog/Rete2/welcome.cfm?mpg=5190">reportage dai fiumi</a>, di cui qualche volta abbiamo parlato anche su queste pagine, mi sarebbe piaciuto qualche volta scriverne una versione segreta, usando le parole e i toni di altri, di nascosto, tra una risata e un’altra, qualche citazione ci scappava, e immaginavo &#8211; nel leggerlo ad Antonio mentre il lavoro prendeva forma &#8211; la reazione del Maestro nel ritrovare le sue impressioni in un lavoro d’altri. </p>
<p>Il gioco poi ci ha preso la mano durante un delirante viaggio in autobus lungo la costa maltese qualche mese fa. Questa volta il modello era l’indefinibile <i>Lucignolo</i>, modello losco di giornalismo paraculo.<br />
La cittadina maltese sulla costa che NON guardava l’Africa era improvvisamente invasa da sapori maghrebini, i volti che non erano nordafricani portavano i segni della natura levantina, gli accenti erano – <i>ça va sans dire</i> – mediorientali. E poi naturalmente gli sguardi erano famelici, i capelli ricci e neri, le mani nodose e le giovani donne bianche e impaurite. Insomma, <b>basta poco per trasformare un diario di viaggio in ridicola messa in scena</b>, tra voci inquiete e ombre minacciose &#8211; anche noi due eravamo giovani reporter a caccia di scoop <i>sesso-droga-violenza-sangue</i>.</p>
<p>Quanto a me, con il tempo ho ammorbidito gli accenti critici nei confronti del viaggio turistico. Una mazzata me l’ha data <b>la moltiplicazione delle funzioni del <i>Moleskine</i></b>: da viaggio, rubrica, da disegno, per i vini, per i ristoranti, con gli <i>haiku </i>giapponesi, con le tasche porta documenti, grande formato, l’agenda, i quadretti a quadretti, tutti bianchi o a strisce, senza pagine, senza copertina, con il pelo, lucido, con l’elastico e l’occhiello, senza nulla, con i ricordi di un altro, con le frasi per imbroccare al Nord, al Sud, etero o gay. </p>
<p>Il Moleskine – ne possiedo diversi, di diverse dimensioni, più o meno pieni, che mi servono a tratti, che ne potrei fare a meno ma poi sono comodi – è stato per me, e per milioni di giovani come me, l’oggetto di culto che andava messo in valigia, anzi nello zaino a mano, dove mettere la data nella prima pagina e cominciare a scrivere di getto anche senza nulla da dire. <b>Ricordi prefabbricati, messi li per riempire le pagine e non farci sentire viaggiatori senza emozioni</b>.<br />
La moltiplicazione delle funzioni moleskine alla fine ci racconta quanto anche i nostri sforzi per essere viaggiatori diversi da tutti gli altri, storcendo il naso di fronte alla fila che al Prado entra seguendo la bandierina della guida, siano inutili, che comunque anche noi siamo uguali a tutti, mossi dal desiderio di <b>incontrare l’altro nelle forme che desideriamo dargli, inevitabilmente</b>. </p>
<p>Noi restiamo noi, ovunque.<br />
Con o senza moleskine, in fila indiana o in ordine sparso.<br />
Ha ragione il Maestro, o Antonio, vale quello che sta in mezzo, non la meta, nè la partenza.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Rumiz, monopattini e cappuccini</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Aug 2004 10:39:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Sofi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Giornalismi]]></category>
		<category><![CDATA[Luoghi]]></category>
		<category><![CDATA[Rumizzeide]]></category>

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		<description><![CDATA[Una settimana fa chiamo Enrico. «Allora, com&#8217;è che quest&#8217;anno il Maestro non parte?» Parte, parte, fa lui. Il Maestro, per noi, è Paolo Rumiz, inviato di Repubblica, scrittore, viaggiatore, nume tutelare delle acque dolci e dell&#8217;Europa dell&#8217;Est. Il giorno dopo, su Repubblica, quasi l&#8217;avessimo evocato, inizia il suo diario di viaggio. In barca a vela, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img alt="tre uomini in bici, vignetta di Altan" src="http://www.webgol.it/images/tre_uomini_in_bici_altan.jpg" border="0" hspace="5" vspace="5" align="left">Una settimana fa chiamo Enrico.<br />
«Allora, com&#8217;è che quest&#8217;anno il Maestro non parte?»<br />
Parte, parte, fa lui.<br />
Il Maestro, per noi, è <b>Paolo Rumiz</b>, inviato di Repubblica, scrittore, viaggiatore, nume tutelare delle acque dolci e dell&#8217;Europa dell&#8217;Est.<br />
Il giorno dopo, su Repubblica, quasi l&#8217;avessimo evocato, inizia il suo diario di viaggio. <b>In barca a vela, da Venezia a Lepanto</b>, tra storia e cronaca, sulle rotte della Serenissima.</p>
<p>Per Rumiz, io ed Enrico nutriamo una sorta di laica venerazione. Evito per pietosa gentilezza di raccontare un aneddoto che vede Enrico come protagonista, e che spiegherebbe, più di mille parole, il sacro rispetto per il narratore mittleuropeo. Quando andammo in Croazia, a <a href="http://www.webgol.it/archives/000324.html">Vukovar</a>, la <a href="http://www.webgol.it/archives/000339.html">città che guarda il fiume</a>, e poi in Bosnia, viaggiavamo con i suoi libri in saccoccia. Cercando, ogni tanto, a naso, i posti che aveva raccontato (uno lo abbiamo trovato &#8211; <a href="http://www.webgol.it/archives/000324.html">l&#8217;Hotel Danubio </a>- e d&#8217;altronde se vai a Vukovar ci sono poche altre possibilità), e, nella ricerca, trovandone talora di migliori.<br />
<span id="more-288"></span><br />
Spesso per scherzare ci inventavamo improbabili viaggi rumizziani.<br />
In monopattino da Rignano a Vilnius.<br />
In sidecar da Lugano a Sofia.<br />
In deltaplano sui monti berberi.<br />
A dorso di mulo dall&#8217;Aspromonte al Cervino.<br />
Saltellando su una gamba da Campobasso a Lione.</p>
<p>Perchè per Rumiz il racconto non sta nei luoghi che visita, ma nel viaggio.<br />
<b>Il viaggio è il punto di vista</b>, la focale che mette in fila narrativa dove si è con dove si è stati prima e dove si pensa si sarà domani. Un passo dopo l&#8217;altro come un filo d&#8217;Arianna che <b>collega il passato, i ricordi con il futuro, i desideri</b>.<br />
E allora non è tanto il luogo in sè ma il modo con il quale si arriva, le strade che si percorrono, i panorami che si vedono intorno, il tempo che si trova, i compagni di viaggio, gli incontri casuali, ciò che si mangia, o quanto s&#8217;è dormito il giorno prima. Il viaggio, il viaggio: ormai quasi espunto dall&#8217;esperienza comune del turista moderno, proiettato come una pallottola aerea da un punto all&#8217;altro del globo nel tempo che ci vuole, di solito, per andare e tornare da lavoro in una metropoli trafficata (ma Enrico potrebbe dire assai di più sull&#8217;argomento).<br />
<b>Il viaggio, in sè, è il protagonista</b>: il percorso un canovaccio spesso da improvvisare con serendipità, e <b>l&#8217;arrivo un pretesto, mai un traguardo.</b></p>
<p>Tre estati fa Rumiz pedalava per la trasversale balcanica che da Trieste porta a Instanbul, duemila chilometri in compagnia di <b>Francesco Tullio Altan</b>, immenso fumettista, ed <b>Emilio Rigatti</b>. <a href="http://www.repubblica.it/online/tre_uomini_in_bici/tre_uomini_in_bici.htm">Tre uomini in bici</a>, si intitolava il resoconto del viaggio, pubblicato a puntate su La Repubblica.<br />
Due estati fa era in giro per treni, in <a href="http://www.repubblica.it/online/seconda_classe/seconda_classe.htm">seconda classe</a>, con un misterioso compagno di viaggio, accompagnato nel cartaceo dalle meravigliose vignette di Altan. Scrive Rumiz: «<i>In tasca, un&#8217;idea corsara. Percorrere 7480 chilometri, come la Transiberiana dagli Urali a Vladivostok. Una distanza leggendaria, un gomitolo lungo come l&#8217;Asia da srotolare dentro la Penisola.</i>» Quasi alla fine del tortuoso viaggio nell&#8217;intestino dell&#8217;Italia profonda, percorso quasi sempre rifuggendo i moderni eurostar e privilegiando i lenti regionali, dopo aver obliterato 76 biglietti, preso 58 convogli, viaggiato per 210 ore incluse le attese in stazione, si svela l&#8217;identità del misterioso compagno di viaggio: <b>Marco Paolini</b>, focoso appassionato di treni d&#8217;epoca, <a href="http://www.repubblica.it/online/seconda_classe/quattordici/quattordici/quattordici.html">quelli a carbone</a>.<br />
Lo scorso anno, il Maestro è in fuga sulle alpi (purtroppo Repubblica non l&#8217;ha messo on line), dalla Slovenia alla Liguria: tremila chilometri attraverso sei nazioni, a piedi, in treno, in bici, in automobile.</p>
<p>Quest&#8217;anno, in barca, appunto &#8211; da Venezia a Lepanto.<br />
Rumiz è uomo di terra e di montagne, uomo di acque dolci e fiumi balcanici &#8211; strugge vederlo su una barca nell&#8217;Adriatico consultare una immensa mappa piena di annotazioni e indicazioni. Eppure, dopo un inizio ingolfato dalle troppe cose da dire e da capire, trova velocemente le misure.<br />
Scrive ieri <i>(il grassetto è mio)</i>.</p>
<blockquote><p><font size="-2">Chissà perchè in mare un comandante è più comandante che in terra. La barca è totalitaria, una monarchia assoluta. [...] La barca s&#8217;impenna verso il cielo color piombo, vola come un surf in cima all&#8217;onda lunga, combina beccheggio e rollio, plana nel successivo avvallamento. Lo scirocco è a trenta nodi. Chissà forse il mare stesso è un monarca. Al contrario della montagna non offre punti di sosta o di riferimento, non lascia ripari, rifugi. Il mare è una superficie e basta, non sai mai cosa ci sia di soto: secche o abissi insondabili, trenta o mille metri d&#8217;acqua. <b>Il mare ti mangia, ti ingloba, ti assorbe. La montagna ti espelle, ti fa cadere, ti rifiuta</b>.</p></blockquote>
<p></font></p>
<p>Oggi, beata ignoranza (la mia), scopro cosa significano le due cose che mangio ogni mattina. Beatissima ignoranza, magnavo senza sapere. Chissà se ora me le godrò di più. Ricordando che nel &#8217;91, vicino al fronte, i serbi di Knin gli offrirono caffè turco, Rumiz scrive, con prosa densa e illuminante:</p>
<p><img alt="cappuccino" src="http://www.webgol.it/images/cappuccino.jpg" border="0" hspace="5" vspace="5" align="right"><br />
<blockquote><font size="-2">Era strano sentirsi offrire «caffè turco» in posti dove il musulmano era sempre stato l&#8217;avversario.  Poi capii. L&#8217;usanza era, ed è tuttora, esibita dalle bellicose popolazioni locali come un trofeo. Accadde anche a Vienna a fine Seicento, quando gli Ottomani sconfitti fuggirono dalla città assediata e i cattolici trovarono nell&#8217;accampamento montagne di grani verdi. Era caffè da tostare. La negra bevanda degli infedeli, subito adottata, fu tagliata con virginale latte alpestre, e la mistura, più adatta al palato cristiano, fu esorcizzata col nome «Kapuziner», in onore del frate cappuccino Marco d&#8217;Aviano, che aveva organizzato la difesa di Vienna. Anni dopo qualcuno avrebbe esorcizzato pure la Mezzaluna, la luna crescente, inventando il «Croissant».</p></blockquote>
<p></font></p>
<p>Insomma.<br />
Il prossimo anno manca davvero solo il monopattino.<br />
Maestro, per quanto mi riguarda, sono pure disposto a spingere sulle salite.</p>
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		<title>Una rondine per ogni bossolo</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Apr 2004 11:04:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Sofi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Luoghi]]></category>
		<category><![CDATA[Rumizzeide]]></category>

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		<description><![CDATA[Arriviamo a Vukovar di notte. L&#8217;aria è fresca, nonostante la primavera inoltrata, poche la macchine in giro, le luci dei lampioni rompono a fatica lo scuro denso delle ombre. Fiutiamo l&#8217;aria friccicorina in cerca dell&#8217;hotel Danubio, l&#8217;unico degno di tal nome in tutta Vukovar. Rumiz e Altan ne avevano scritto e disegnato nel loro splendido [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.webgol.it/photowebgol"><img alt="Chiatta sul Danubio, Vukovar, Croazia, foto di Antonio Sofi, Aprile 2003 - clicca per andare alla galleria fotografica" src="http://www.webgol.it/images/vukovar09piccolo.jpg" border="0" hspace="5" vspace="5" align="left"></a>Arriviamo a Vukovar di notte. L&#8217;aria è fresca, nonostante la primavera inoltrata, poche la macchine in giro, le luci dei lampioni rompono a fatica lo scuro denso delle ombre. Fiutiamo l&#8217;aria friccicorina in cerca dell&#8217;hotel Danubio, l&#8217;unico degno di tal nome in tutta Vukovar. Rumiz e Altan ne avevano scritto e disegnato nel loro splendido <a href="http://www.repubblica.it/online/tre_uomini_in_bici/tappa05/tappa05/tappa05.html">Tre uomini in bicicletta</a>, e ci pare di poterlo trovare, in quel buio, odorandone le tracce narrative. Dopo un po&#8217; di giri nel vuoto di una segnaletica inesistente, ci risolviamo a chiedere. L&#8217;Hotel Danubio è uno dei pochi palazzi che danno sul fiume che è rimasto in piedi per tutta la guerra che ha squassato questi luoghi, in fondo pochi anni fa. Entriamo dentro, l&#8217;ansia della ricerca si trasforma in fame. Ci sediamo al ristorante dell&#8217;albergo e ordiniamo da un anziano cameriere con giacca rossa, lisa, dello stesso colore del velluto antico degli interni, una cofanata di <i>cevapcici</i>, salsiccine di carne cipollata. La radio trasmette canzoni croate, intorno a noi un gruppo di ragazzi bevono birra, in un&#8217;allegria poco spensierata, diffidente, che non rompe mai in contentezza, come un cavallo abituato solo a trottare.<br />
Il Danubio, là fuori, a due passi, gorgoglia lento, silenzioso, pacifico.<br />
Una liquida ninna nanna.<br />
<span id="more-201"></span><br />
Vukovar è una città devastata.<br />
Assediata per mesi nel 1991, lasciata sola, rasa al suolo, è come un pugile finito lungo giù per terra che nessuna voglia ha di rialzarsi. I muri dei palazzi portano ancora, visibili come cicatrici non rimarginate, i segni delle mitragliate. Per terra, dovunque, i fiori delle granate, con petali di schegge tutt&#8217;intorno. E&#8217; vivamente sconsigliato andare dentro i palazzi distrutti, per pericolo che siano ancora minati. Vukovar è in Croazia, di là dal fiume è già Serbia, si vedono le casematte delle guardie di confine, tra la vegetazione. Prima della guerra, a Yugoslavia unita, si andava da una parte all&#8217;altra del fiume a bersi una birra. Il fiume unisce, il fiume divide. Ora, a Vukovar, il Danubio è pacioso e spento, navigabile ma non navigato: da qualche parte lì in mezzo, passa il confine. Alcuni pescano, perchè almeno i pesci non hanno passaporto.<br />
Le rondini, intanto, è pur sempre primavera, abitano uno per uno i buchi nei muri mitragliati.<br />
&#8220;<i>Una rondine per ogni bossolo, che rivincita della vita!</i>”. (P. Rumiz) </p>
<p><u><b>Sintestesie</b></u><br />
- <b>Suoni</b><br />
Rumori e voci dal mercato di Vukovar: <a href="http://www.webgol.it/images/mercatovukovar.mp3">Mercato di vukovar</a> (mp3 &#8211; 360 kb circa) <font size="-2">[oppure <a href="http://www.webgol.it/soundblox.html">soundblox</a>]</font><br />
- <b>Foto</b><br />
<a href="http://www.webgol.it/photowebgol/archives/000333.html">Otto foto</a> acquose e forate di Vukovar, su <a href="http://www.webgol.it/photowebgol/">Photowebgol &gt;&gt;</a><br />
- <b>Reportage radiofonico</b><br />
Danubio, di Enrico Bianda per <a href="http://www.rtsi.ch">Rtsi</a> (durata: 20 minuti, mi rendo conto che sono un tempo enorme per gli standard blogger, ma lo consiglio davvero vivamente)<br />
<a href="http://real.sri.ch/ramgen/rsi/vod/Rete2/Laser/laser_danubio_1.rm">Introduzione</a> | <a href="http://real.sri.ch/ramgen/rsi/vod/Rete2/Laser/laser_danubio_2.rm">Prima parte</a> | <a href="http://real.sri.ch/ramgen/rsi/vod/Rete2/Laser/laser_danubio_3.rm">seconda parte</a><br />
- <b>Narrativa/fumetti</b><br />
<a href="http://www.repubblica.it/online/tre_uomini_in_bici/tre_uomini_in_bici.htm">Tre uomini in bici</a>, di Paolo Rumiz e Tullio F. Altan: “<i>Il Danubio va, lento, regolare; uno ci si tuffa da una chiatta arrugginita, nuota controcorrente e pare fermo, col fiume che gli scorre sotto come un tappeto mobile.</i>”<br />
- <b>Radio </b><br />
Speciale di Radio 24 su Vukovar, storia e filmati: <a href="//www.radio24.ilsole24ore.com/speciali1/speciale_vukovar191101.htm">speciale vukovar</a></p>
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