home

Post archiviati nella categoria 'Rumizzeide'

18/08/2009

L’Italia sottosopra. L’emergenza della normalità (e viceversa).

di Sir Squonk, alle 11:01

[Per la rumizzeide, categoria che da 5 anni accompagna con piccole chiose a margine i viaggi estivi di Paolo Rumiz, il secondo appunto di Sir Squonk sul racconto di quest'anno dell'inviato di Repubblica, in cerca dell'Italia profonda o sprofondata, che ribolle e si muove: L'italia sottosopra. Buona lettura. as]

La memoria è il fondamento della prevenzione, dice Rumiz. E immagino che abbia ragione, non previeni ciò che non conosci.

Ma con questa piccola e breve frase Rumiz, non so quanto volontariamente, dice la pochezza del suo viaggio: quel che in prima battuta sembra grande, affascinante ed epico si rivela per quel che è davvero – il vano muoversi da un vallo ad una rovina, da una frattura ad una fiumara pronunciando parole che nessuno ha voglia di sentire.

In fondo è tutto coerente, tutto torna: se uno si costruisce una baracca abusiva sull’Etna, e lí va ad abitare, e si abitua ad una qualità della vita (le strade, le fognature, i rifiuti) mille miglia lontana da quella – per dire – dei giapponesi che saltano al ritmo della Richter una volta alla settimana senza che questo turbi i loro sonni, se uno vive ed accetta di vivere così, il Big One o un suo fratello minore non è che un’altra pagina di normalità.

Business as usual, da una tragedia ad un’emergenza, ché la vita è questa e non altra.

11/08/2009

Cosa c’è sotto l’Italia? Intervista a Paolo Rumiz.

di Enrico Bianda, alle 13:35

Dagli abissi emerge a tratti, in sintonia con la sua anima triestina, carsicamente, e si espone al dialogo.

Paolo Rumiz è stato al gioco imbastito da Gianni Delli Ponti, già in passato sodale complice di incursioni rumiziane (resta intatto il ricordo di una cena di braciole e vino con il sommo maestro in quel di Arogno, sulle colline che guardano il Lago di Lugano).

La sismica è forse il pilastro fondamentale, il pilastro tellurico della conoscenza dei territori. Tutta la storia italiana è intrisa di eventi che segnano il prima e il dopo di una comunità – un po’ come l’11 settembre. Eppure oggi accade che chi ricorda eventi come questi, magari ricordando la necessità della prevenzione, è automaticamente un catastrofista, invece che lungimiranza: è un ribaltamento dei valori che si mangia un pezzo di società.

Il tutto andato in onda un paio di settimane fa, dopo la pubblicazione del prologo su Repubblica, sulle onde della Rete Due della Radio Televisione Svizzera.

Al di là delle condanne morali siamo figli di una terra che balla e io voglio sapere cosa c’è sotto: cosa c’è sotto l’Italia – un posto dove il bello e il terribile si intersecano in modo non scomponibile. Questo è un viaggio che ho fatto in parte già, su carta. Un viaggio che è impossibile da fare improvvisandolo sul terreno, giorno per giorno. E’ un viaggio che ha delle scadenze micidiali, spostamenti quotidiani e appuntamenti con persone che mi devono spiegare come il paesaggio parla, che cosa c’è dietro il paesaggio – quella valle, quella frana, quel vulcano. E’ un viaggio difficile anche perché, al di là dei presagi, il terremoto si svela solo dopo, quando è già catastrofe.

La riproponiamo, occasione ghiotta per comprendere, o scoprire, le ragioni di una scelta, di un viaggio, di un’indignazione.

  • Paolo Rumiz intervistato da Gianni Delli Ponti per la Rsi, 16′ 32”
  • Audio clip: Adobe Flash Player (version 9 or above) is required to play this audio clip. Download the latest version here. You also need to have JavaScript enabled in your browser.

    (clicca sulla freccia per ascoltare)

  • L’indice de L’Italia Sottosopra su Repubblica
  • La categoria Rumizzeide, con altri interventi su Webgol

07/08/2009

L’Italia sottosopra (e senza astri). Il sismografo delle nostre rimozioni.

di Antonella Sassone, alle 14:28

[Per la rumizzeide, categoria che da 5 anni accompagna con piccole chiose a margine i viaggi estivi di Paolo Rumiz, una sintesi virgolettata di Antonella Sassone, che da tempo segue e studia i viaggi (e l'idea di viaggio narrativo) dell'inviato di Repubblica, quest'anno in cerca dell'Italia profonda o sprofondata, che ribolle e si muove: L'italia sottosopra. Altro arriverà (forse, si spera). Buona lettura. as]

Paolo Rumiz quest’anno ci racconta dell’Italia. Nell’Italia: «Nell’Italia degli abissi, dei vulcani e degli antri dove nascono i terremoti». Un racconto di terra, acqua e fuoco, di «un pezzo di mondo dove Dio ha voluto che Bello e Terribile s’intrecciassero più a fondo che altrove».

La preparazione del viaggio ha visto coinvolti vari «Dottori del profondo»: geologi, vulcanologi, storici dei terremoti, sismologi, geofisici. Rumiz si muove con mezzi vari anche quest’anno, a cominciare dal traghetto. Ha una «carta della meraviglie» con sé, una carta geologica per l’esattezza, e per la prima volta un computer, per leggere la topografia dei luoghi per mezzo delle immagini satellitari. Ma nel suo sacco, ci sono anche come al solito libri e appunti. Non ci sono, quest’anno, invece, le splendide foto di Monika Bulaj (su Webgol una intervista di qualche anno fa).

Belice, foto d'archivio. Quest'anno non ci sono le foto di Monika Bulaj, presente negli ultimi viaggi.
Belice, foto d'archivio. Quest'anno non ci sono le foto di Monika Bulaj, presente negli ultimi viaggi.

Un viaggio nell’Italia sottosopra, e non importa se «gli italiani non sanno e quel che è peggio preferiscono non sapere», come gli dicono in tanti. Parlare di calamità naturali come i terremoti «imbarazza i politici», «rovina il gioco ai palazzinari», «inorridisce gli operatori turistici». Nella puntata del sei agosto l’organista nella chiesa di S. Giorgio a Ragusa lo ammonisce di stare attento al suo viaggio perché potrebbe fare la fine di Tina Merlin, che fece la previsione della frane del Vajont e la denunciarono per procurato allarme! «Ma sì, è tutto così chiaro.» dice Rumiz. «Niente come il mancato antisismico svela la scomparsa del futuro dalla mente degli italiani».

Insomma, la parola “pericolo” infastidisce. Una passeggera sul traghetto Napoli-Palermo gli chiede se sa cosa vuol dire la parola «disastro». E’ la «mancanza di stelle che spaventa in naviganti. Vuol dire andare senza gli astri che indicano la strada» gli spiega. E il termine «rischio»? Anch’esso ha un significato importante. Ha origine dal persiano ed indica un forte vento, il Ruzgar, tanto pericoloso da causare naufragi. «Prender il Ruzgar», per gli italiani divenne «prendere il rischio».

E la nostra penisola di rischi ne corre. E’ una terra che ribolle, che erutta, che frana. Come il sismografo indica i movimenti tellurici, così il viaggio di Rumiz promette di essere un po’ come un «sismografo delle nostre paure e delle nostre rimozioni». Figlio di terra trema, quella friulana, vuole vedere dentro la terra che trema.

06/08/2009

L’Italia sottosopra. Ciò che era, fino all’ora (dell’aperitivo).

di Sir Squonk, alle 19:05

[Per la rumizzeide, categoria che da 5 anni accompagna con piccole chiose a margine i viaggi estivi di Paolo Rumiz, un magistrale appunto del Sir che apre la serie - in lenta lavorazione o collezione estiva - di altri interventi sul racconto di quest'anno dell'inviato di Repubblica, in cerca dell'Italia profonda o sprofondata, che ribolle e si muove: L'italia sottosopra. Buona lettura. as]

Sottosopra. Quando la usiamo noi questa espressione, vogliamo dire che il bianco diventa nero, che le nostre coordinate si ribaltano e perdono significato – un ex fascista che difende i diritti civili e un ex comunista che sfratta i dropouts, cose così. Sottosopra sono due parole giustapposte che ci evocano lo sguardo un po’ smarrito e un po’ costernato delle nostre nonne vestite di nero che guardano la televisione e non si capacitano di ciò che il mondo pare essere diventato.

E invece, sottosopra può voler dire anche l’esatto contrario: può essere il ristabilimento non dell’ordine, ma di ciò che era e che dovrebbe essere. L’Italia sottosopra che Rumiz racconta è quella delle verità prima nascoste e poi dimenticate, delle cupole instabili che potrebbero cadere alla prima scossa, delle ricostruzioni delinquenziali, degli accenti rapinati e mai più restituiti fino al definitivo cambio del nome di una valle, dei documenti scomparsi o ignorati, dell’oblìo.

Per un giorno, il tempo durante il quale la copia del giornale nasce vive e muore, il sotto torna sopra, e il sopra torna sotto, l’11 gennaio riacquista senso, la Quinta di Beethoven dei sismografi è una sinfonia e non un’accozzaglia di rumori e si vede l’erba salire verso il cielo perchè la si può finalmente guardare dalla parte delle radici.

Non c’è però, purtroppo, pericolo che, come un suo interlocutore paventa, Rumiz diventi una nuova Tina Merlin: la memoria e la consapevolezza e l’indignazione durano le ore di apertura dell’edicola; poi questa chiude, ed è l’ora dell’aperitivo.

03/08/2009

L’Italia sottosopra. Il nuovo viaggio estivo di Rumiz.

di Enrico Bianda, alle 18:42

Questa volta non ero preparato. Apro Repubblica, così, facendo colazione ieri mattina, di taglio basso, vedo il naso aguzzo, tagliente in un cielo burrascoso, apocalittico, vulcanico disegnato dal solito Altan.

E’ ufficialmente estate. Rumiz è partito. Dotato della solita mappa – questa volta geologica e «dai colori magnifici: violetto per i graniti, rosso per i vulcani, grigio per i tavolieri calcarei. Mostra spinte, scavalcamenti, fratture, derive e impressionanti collisioni».

Passerà, moderno Verne, attraverso il centro della terra.

È chiaro: non ho davanti a me un viaggio nello spazio, ma nel tempo. Un nodo gigantesco. Il Grande Sommerso della coscienza nazionale, il sismografo delle nostre paure e delle nostre rimozioni, ab insidiis diaboli, ab omni malo libera nos Domine. Ma sono figlio di una terra che trema, le appartengo, e voglio vederci dentro. Entrarci, con la mia lampada di Aladino. La corriera va silenziosa in un mare di vigne, tra pale eoliche inspiegabilmente ferme nel vento e altri branchi di cani perduti.


Intanto che, da buoni groupie, ci acclimatiamo alla saga di quest’anno, alcune risorse online per seguire il Maestro

10/09/2008

Viaggio nel Polo che si scioglie

di Antonella Sassone, alle 18:17

Si è concluso da pochi giorni il reportage di viaggio “L’altra Europa” su “La Repubblica” ed ecco che Paolo Rumiz si rimette subito in viaggio.

Ieri è uscita oggi, sempre sul quotidiano “La Repubblica”, la prima puntata di un “Viaggio nel Polo che si scioglie”. Oggi la seconda puntata.

Rumiz a Cape Barrow (Alaska). Da Repubblica.it
Rumiz a Cape Barrow (Alaska). Da Repubblica.it

Dopo quello in verticale sulla frontiera orientale dell’Europa, quello di adesso è un nuovo percorso alla ricerca di un’altra frontiera. Quella dei ghiacci che arretrano sotto l’effetto della “grande febbre della Terra”.

    «Il gelo era sempre lì, pronto a richiudersi. Se il tempo peggiorava, capitava che la prima metà di settembre le baleniere ritardatarie naufragassero a poca distanza dalla riva in un’apocalittica collisione di ghiacci. Ora è tutto finito. Il mare si ricompatta sempre più tardi, in modo sempre meno prevedibile, e agli uomini della stazione scientifica polare che svernano in questo villaggio sperduto non resta che monitorare, più che una silenziosa ritirata, una fuga precipitosa. Duecento, trecento, quasi trecentocinquanta chilometri in pochi anni».

La storia, scrive Rumiz, comincia sullo Stretto di Bering, agli antipodi del nostro mondo. E’ il «Finis-terrae da cui parte il nostro viaggio ai margini del Polo che si scioglie fino al mitico Passaggio a Nordovest». Nello Stretto di Bering tutto cambia. Cambia l’ora dell’orologio, la notte diventa giorno e la data un’altra. La Russia è ad Occidente e l’America ad Oriente, mentre l’Europa si capovolge.

    «Tutto si inverte e tutto finisce: gli oceani; il nuovo e il vecchio mondo che qui sembrano navigare come incrociatori in rotta di collisione; il passaggio a Nordest e quello a Nordovest che confluiscono, simultaneamente liberi dalla banchisa».

I ghiacci si sciolgono, il Polo Nord è circumnavigabile. Tra il Canada e la Groenlandia “s’è rotto l’ultimo diaframma”. E’ qui che Rumiz si dirige. Da qualche tempo i ghiacci sono al minimo storico. Le rotte polari potrebbero far risparmiare tempo e petrolio al trasporto marittimo mondiale. I conflitti di interesse sono grandissimi.

Tim, la guida che conosce quasi a memoria i libri di London, di Konrad, di Melville, parla a Rumiz di mutamenti biblici tra gli uomini e la natura, di un clima che porterà chissà dove la Terra Madre.
Siamo in terre estreme, non ci sono strade, i collegamenti sono solo aerei, “persino la mappa si desertifica, perde la densità di nomi”.

Siamo alla fine dell’estate che alle nostre latitudini genera “dolci malinconie”, ma qui essa “squarcia l’anima d’angoscia”. Tutti scappano. Pescatori, cacciatori, turisti e tutti i migratori.

05/09/2008

Cercavo una frontiera vera. L’ultima (Altra) Europa.

di Antonio Sofi, alle 14:03

L'Altra Europa di Paolo Rumiz su Repubblica Ieri si è concluso ad Istambul il viaggio estivo di Rumiz. Ne abbiamo scritto per tutto il mese, accompagnando da lontano e da lettori le tappe del giornalista triestino: dal prologo alle mappe, dalla supercazzola slava ai boschi che passano fino al rabdomante e l’esorcista di una coppia narrativa vera e propria, ormai – composta dallo stesso Paolo Rumiz e dalla fotografa Monika Bulaj.

Ecco un passaggio/consuntivo del viaggio di Rumiz, un viaggio in verticale lungo un nuovo confine:

Faccio l’inventario delle mie cose e scopro che il contenuto del mio zaino è cambiato. C’è un equilibrio nuovo di cose date e avute. Non ho più il mio coltello, dei quadernini da disegno, la zanzariera, penne colorate, un libro sul Mar Bianco preso a Murmansk. Ho invece il rosario di legno di Aleksander, l’ex carcerato. Ho il libro sulle saghe nordiche ricevuto in dono dall’uomo di nome Lupo sulle rive dell’Onega. Una collana di Shungut. Lo stemma degli scout russi attaccatomi all’occhiello da un soldato. Una scatola di vecchie monetine di un autostoppista lituano che faceva il carpentiere.

qui ci starebbe un disegno viaggesco che Rumiz ha mandato appositamente per Webgol, grazie al tramite dell’amico Bianda, e che avevo conservato proprio per l’ultimo post – ma finché non lo trovo nel casino che c’è rimarrà questa disonorevole ammissione di colpa :)

01/09/2008

Un rabdomante e un’esorcista nell’Altra Europa

di Enrico Bianda, alle 18:20

L'Altra Europa, reportage di Paolo RumizContinua L’Altra Europa, esonda settembrino e va a finire il 4 settembre prossimo – chiudendo il cerchio narrativo aperto con il prologo del 4 agosto scorso. Sabato passato, una fotografia a centro pagina di Monika Bulaj, più grande rispetto al solito, ci guardava: si è fatta largo in quelle ore, parlandone tra di noi, un’idea. Rumiz e Bulaj (sempre più direttamente coinvolta nel racconto) come due stregoni in un’avventura picaresca – diremmo donchichottesca se non fosse per la figura allargata di Sancho Panza che proprio non corrisponde a nessuno dei due.

Viaggio in treno lungo la catena dei Carpazi, di Monica Bulaj
Viaggio in treno lungo la catena dei Carpazi, di Monica Bulaj

Due stregoni lungo una frontiera immaginata e solidissima, lacerante, tra Europa e resto del continente, guardando ad Est. Due stregoni di un tempo lontano, un rabdomante e un’esorcista.

Uno (Rumiz) cerca il fluire sotterraneo dell’acqua, cerca le sorgenti di vita che sono sorgenti di incontro e dialogo, di sorpresa e vitalità (saranno le origini carsiche, l’amore per l’acqua e per i fiumi): tant’è che cerca e trova magicamente il flusso della cittadinanza, dell’incontro amichevole.

Continua a leggere »

13/08/2008

Rumiz, la mappa distensiva e i boschi che passano

di Antonella Sassone, alle 11:17

[Si parla soprattutto a se stessi: ci si scava dentro sperando – o fingendo – di non trovare l’abisso. E così Rumiz incontra un giovane ex galeotto con il naso schiacciato. Si tormenta le nocche della mani. Sono rosse per il freddo o per la tensione e la paura. C’è uno scambio di regali detonatore di empatia e tristezza, e profonda amarezza. Un saluto tra i binari prima di passare oltre, con il ricordo presente dentro e un coltellino svizzero in meno. Una umanità passa attraverso le palline nere di un rosario, catena di trazione empatica tra sconfitte e speranze. eb]

L'Altra Europa, logo di AltanNel viaggio di quest’anno Rumiz torna ad usare molto il treno per i suoi spostamenti. Il treno concede al viaggiatore la visione del territorio che attraversa grazie al finestrino, e regala al suo interno l’unicità degli incontri. E’ un perfetto “andare stando” – come da straordinaria definizione del viaggio in spalla del babbo, a firma di Rumiz junior, da “E’ oriente“.

Nella puntata del 11 agosto 2008, il treno di Murmansk-Novorossisk procede verso Sud «felpato e soporifero», si ferma spesso e «tutto diventa sincopato, anche gli appunti sul notes».
Da quegli appunti però nasce oggi un racconto carico di quegli elementi di cui è ricca la scrittura rumizziana, i suoi reportage, la letteratura di viaggio in genere.

Continua a leggere »

12/08/2008

La supercazzola slava e i frati di viaggio

di Enrico Bianda, alle 09:31

L'Altra Europa, logo di AltanE’ probabilmente nella natura stessa della scrittura di viaggio parlare di se stessi. Ed in controluce inevitabilmente parlare degli altri, di tutti. Paolo Rumiz viaggia nell’Altra Europa e racconta in un andirivieni continuo tra quello che vede da una parte della frontiera e quello che lascia dall’altra. Incontra l’altro come ha sempre fatto in questi anni di viaggi.

Lo guarda e se ne innamora: come sabato che a casa di un Pope incontra militari delle forze speciali e mangia gorgonzola e beve Vodka: «Preti e militari, abbinamento fascista. Qui no, i tre sembrano silenziose guide alpine». Gli incontri si fanno sempre più fitti, intimi: come a dire che Rumiz ha preso le misure al viaggio, il passo è quello giusto.

La collina delle croci, Diaumantai, Lituania. Foto di as
La collina delle croci, Diaumantai, Lituania. Foto di as

Volevo parlarne fra qualche giorno, ma non mi va di aspettare: proprio perché quando si scrive di viaggi alla fine si deve parlare di quello che cambia in noi nei confronti del mondo e delle persone che vediamo e che abbiamo visto: di preti ne ho incontrati anche io in viaggio. E mi hanno offerto birretta e frittelle di mele a colazione, con la marmellata di cotogne. E pane nero e formaggio a fette la sera, anzi la notte, raccolto ad una fermata della corriera nelle campagne di Daumantai, in Lituania – la terra intorno alle croci.

Continua a leggere »

07/08/2008

L’Altra Europa su Repubblica e le mappe di Rumiz

di Antonio Sofi, alle 18:34

Prima la cosa più importante, per gli appassionati che seguono ogni giorno sulle pagine di Repubblica il viaggio estivo (è il sesto? o il settimo? ho perso il conto) di Paolo Rumiz, L’Altra Europa – viaggio verticale a cavallo del confine dell’UE.

E’ il link alle puntate pubblicate, su Repubblica: L’Altra Europa su Repubblica.it. Colpevolmente nascosto, difficilissimo da trovare – per solutori web più che abili (anche la ricerca “rumiz” dà come primo risultato un articolo del 2006, perché, a mio parere sbagliando, predilige come primo ordine quello della rilevanza). Un prodotto come quello dell’inviato triestino dovrebbe essere più valorizzato – oltre ad una migliore visibilità da home page, basterebbe la metà della ottima grafica e composizione della pagina del cartaceo.

L'Altra Europa, viaggio estivo di Rumiz. Logo di Altan
L'Altra Europa, viaggio estivo di Rumiz. Logo di Altan

Della ossessione di Rumiz per le mappe e la cartografia in genere sa bene chi lo segue da tempo. Nella puntata di oggi c’è un passaggio che mi ha continuato a risuonare in testa tutto il giorno.

Rumiz è a Murmansk, la più grande città sopra il Circolo Polare, accovacciata ai bordi di un fiordo che non ghiaccia mai, dai negozi psichedelici e dai mille strategici mari. Si reca in stazione a prenotare il biglietto per scendere giù, a rotta di collo gravitazionale verso il sud. E si rende conto delle distanze e dei tempi di percorrenza, enormi, niente è lontano meno di 30-40 ore: «Comincio a capire perché nessuno faccia questo viaggio “verticale”. Guardo la mappa e realizzo che se rovescio la Scandinavia verso il Mediterraneo facendo perno sulla Danimarca, arrivo fino oltre Tunisi»

Le mappe per Rumiz non sono una soluzione facile ai problemi contingenti di orientamento. Oggetti impolverati da tirar fuori dal cruscotto quando non si sa più che strada prendere. Le mappe sono compagni di viaggio. Che accompagnano. E spesso vengono segnate dal viaggio. (La leggenda narra di una enorme mappa cartografica usata da Rumiz per il viaggio in mare sulla eterea scia della battaglia di Lepanto, con tanto di appunti)

Sulle mappe un’altra curiosità. Quelle del nord perdono la forma quadrata e diventano trapezi isosceli – seguendo «i fusi orari che si restringono come gli spicchi di un’arancia».

04/08/2008

L’Altra Europa, il nuovo viaggio estivo di Paolo Rumiz su Repubblica

di Antonella Sassone, alle 11:26

[Noi rumizziani della prima ora, quasi groupie del narratore triestino (cosa più di avere una categoria del blog a lui dedicata? e da 4 anni: rumizzeide) quasi disperavamo. Ma, come da tradizione, la prima domenica utile nei dintorni agostani, parte il viaggio estivo di Paolo Rumiz: un viaggio "verticale" di 6000 km lungo la frontiera orientale dell'Ue (il lato sbagliato, reietto, levantino) per raccontare l'Altra Europa (ne scrive più diffusamente oltre Antonella Sassone, di fatto una esperta dei viaggi di Rumiz, oggetto anche di una sua tesi/saggio). Paolo è come sempre un po' sopra le righe nel prologo, e forse ogni anno di più - ma è un'enfasi pulita, complice e forse addirittura necessaria - nei tempi nostri silenziati e piatti come il filo delle longitudini non viaggiate. Buona lettura. as]

Comincia oggi il reportage del viaggio estivo 2008 di Paolo Rumiz su Repubblica dal titolo L’Altra Europa (ancora non online). Pagine e pagine di appunti, disegni (dello stesso Rumiz) e foto (di Monika Bulaj – leggi l’intervista su Webgol di Enrico Bianda) per un percorso di 7000 chilometri, da Nord a Sud, lungo la frontiera orientale dell’Unione Europea. Dall’Artico al Mediterraneo in un viaggio “verticale” in una Europa diversa, «con la gente e fra la gente in una strada che si è fatta da sè, di incontro in incontro».

«Un ventaglio inimmaginabile di scenari. Laghi gelati e campi di grano, freddi albori tra le foreste e notti sensuali del Sud». Un viaggio verticale che ha trascinato Rumiz «verso il basso del mappamondo quasi per forza di gravità». Lungo il quale si sono susseguiti gli incontri. «Per strada facce slave, caucasiche, turche, centroasiatiche; bionde bellezze lentigginose e femmine mediterranee dagli occhi di sfida»; e gli ebrei di cui Rumiz trova «segni impressionanti della loro presenza-assenza».

L'Altra Europa, illustrazione di Altan
L'Altra Europa, illustrazione di Altan

Dal logo – ancora una volta un disegno di Altan – si vede un Rumiz a dorso di un orso, equipaggiato con bastone e zaino (6 kg di bagaglio, tutto ciò che ha). Il viaggio si dipana a bordo di treni, in bus, in traghetto, in autostop, a piedi sulla frontiera più a Est dell’Unione Europea. Ma che Est non è. «Questo dove mi trovo è il centro. La pancia, l’anima del Continente. E quest’anima sta tutta fuori da quell’impalcatura burocratica che si chiama Unione Europea». Insomma, per Rumiz il cuore dell’Europa è la “Terra Incognita” fatta di periferie dimenticate.

Col termine “Frontiera” si indica di solito il limite al di qua del quale c’è la civiltà, e dall’altro lato la barbarie. La Frontiera rappresenta il potenziale di espansione e di risorse che determinano anche la formazione di un’identità. Cos’è la frontiera per Rumiz? Un limite, certo. Ma la barbarie e la civiltà occupano gli stessi lati nel caso della frontiera che si accinge a raccontarci.

Particolare del prologo di L'Altra Europa di Rumiz, con i suoi disegni
Particolare del prologo di L'Altra Europa di Rumiz, con i suoi disegni

«Sulla frontiera la gente mi spiazzava sempre, non confermava mai i clichè ed era sempre distante dai centri politici e amministrativi del suo paese». Ovunque «relitti delle frontiere mobili degli imperi – russo, tedesco, turco, austroungarico». Sulla sua “carta fai-da-te” Rumiz non ha annotato stati-nazione, ma «antiche regioni frontaline inghiottite dalla geopolitica». Botnia, Carelia, Livonia, Curlandia, Rutenia, Podolia. «Provate a fare questi nomi in un’agenzia di viaggio. Vi prenderanno per matti», dice Rumiz. L’invito è a rieducare l’industria del turismo, a intraprendere viaggi d’avventura, di scoperta. Scegliere le periferie, far ridivenire il viaggio leggero.

Nella puntata introduttiva di domenica su R2 di Repubblica, Rumiz ci anticipa che alla fine del viaggio non aveva nessuna voglia di tornare a casa. Perché rientrare nell’Unione Europea dà spaesamento: “a Ovest l’avventura finiva”, “a Est era meglio”. Quello di Rumiz è un viaggio longitudinale dove la lingua franca è il russo e «la gente semplice non ha mai vissuto con derisione il mio sacco sulle spalle, e la mia barba bianca è stata spesso oggetto di commosso rispetto. Non sono stato io a fare il viaggio, ma le persone che ho incontrato».

Spasiba, quindi.

28/08/2007

All’inseguimento di Annibale. L’ultima puntata del reportage di Rumiz

di Antonella Sassone, alle 14:37

Il ritorno di Annibale, di Paolo Rumiz da Repubblica. Disegno di Altan[Domenica scorsa si è concluso il viaggio di Paolo Rumiz alla ricerca delle tracce di Annibale: Il ritorno di Annibale. Antonella Sassone, che su Webgol ha scritto un post inaugurale e che ha curato una tesi sul giornalismo che viaggia del Maestro triestino, chiude il cerchio sulle 27 puntate pubblicate da Repubblica. Il reportage estivo di Rumiz (rumizzeide la chiamiamo da un po' di anni) per molti è ormai un appuntamento fisso, una lenta interpunzione delle giornate di vacanza, e ogni anno si rinnova: il viaggio mediterraneo del 2007 ha assunto le forme di una vera e propria investigazione, un nasar le orme sul terreno, ché del mito del Barca c'è rimasto molto, un incantamento persistente - ma solo a saper guardare, grattando via la polvere del tempo e delle inezie. as]

Domenica, 26 agosto 2007. La città è ancora parecchio vuota.
Il caldo renderà ancora la giornata difficile.

Trovo un’edicola e mi procuro come sempre una copia del quotidiano. La scena si ripete. Ferma sul marciapiede antistante do uno sguardo rapido alla prima pagina e poi cerco quella familiare del reportage. Di solito mi riservo la lettura per un altro momento della giornata. Ma oggi, come per la prima puntata, non resisto e leggo avidamente ferma davanti all’edicola l’ultima puntata.

Continua a leggere »

05/08/2007

Rumiz e Annibale a Gossolengo. Dove hanno marciato i soldati (e gli elefanti)

di Elisa Longeri, alle 17:31

Il ritorno di Annibale, di Paolo Rumiz da Repubblica. Disegno di Altan[Dopo l'annuncio dell'inizio del viaggio estivo di Rumiz, quest'anno sulle orme del leggendario Annibale, ecco un post della brava Elisa, che vive dove Annibale s'accampò, in un comune che ha l'elefante nello stemma. Tracce, tracce. Rumiz ci arriverà probabilmente nei prossimi giorni. A proposito, per gli inguaribili rumizziani, per leggere le puntate finora uscite la ricerca annibale + rumiz su repubblica.it - in attesa di un indice come si deve. as]

Nel mio paese non è che succeda granché.
Sessant’anni fa Gossolengo era posto da contadini, trent’anni fa c’erano ancora solo le loro vecchie case. Poi, circa quando mi ci sono trasferita io, intorno al 2000, è diventato un posto carino, vicino alla città che si allargava sempre più, ma con ancora la possibilità di avere un pezzetto di giardino. Non un paese dormitorio, per fortuna, ma un paese comodo, a un quarto d’ora da Piacenza, dove le famigliole si sono trasferite a frotte.

Eppure.
Eppure se vai a scavare nel profondo, in quei campi che la città mangia a uno a uno, trovi le memorie di un passato eroico.

Continua a leggere »

29/07/2007

Rumiz sulle tracce della leggenda di Annibale, la Grande Ombra.

di Antonella Sassone, alle 19:19

Il ritorno di Annibale, di Paolo Rumiz da Repubblica. Disegno di Altan[Come ogni anno ci mettiamo sulle tracce di un grande cercatore di tracce. Il Maestro (come con scherzosa stima lo chiamiamo ormai da anni) Paolo Rumiz, cui Webgol ha da tempo una categoria a lui solo dedicata: rumizzeide. In occasione della puntata introduttiva dell'appuntamento di quest'anno, dedicate Annibale Barca, leggendario inquieto modernissimo condottiero di 2200 anni fa, ne scrive Antonella Sassone, che sui reportage del Maestro ha scritto una ottima tesi di laurea, discussa qualche mese fa con il sottoscritto come relatore. as]

29 luglio, domenica mattina, presto. Esco in strada, l’aria è fresca. Cerco l’unica edicola aperta nei paraggi. La città è spopolata e tra qualche ora l’afa farà scappare chiunque.

Prima pagina. L’articolo di fondo, le notizie sulla politica, la cronaca e il resto. In basso a destra il sommario dell’inserto La Domenica di Repubblica e un titolo: Sulle tracce di Annibale. Viaggio alla ricerca del grande condottiero. Di Paolo Rumiz.

[Copertina del viaggio estivo di Paolo Rumiz, "Il ritorno di Annibale", per quasi tutto agosto su Repubblica. Disegno, come al solito, del grande Altan (part.)]
Il ritorno di Annibale, di Paolo Rumiz da Repubblica. Disegno di Altan (part.)

Comincia oggi, dunque, l’ormai tradizionale viaggio estivo dell’inviato di Repubblica.

[Reportage precedenti. 2006: appennini; 2005: gerusalemme; 2004: Lepanto; 2003: in fuga sulle alpi (non on line); 2002: seconda classe: 2001: tre uomini in bici]

La curiosità è troppa. Ferma in strada, fuori dall’edicola, apro il giornale direttamente alla ricerca della pagina del reportage. Per le notizie c’è tempo.

Continua a leggere »