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Post archiviati nella categoria 'Politica'

24/06/2009

La democrazia salvata dai gattini. Il web e la protesta in Iran /2.

di Antonio Sofi, alle 21:49

Continuo a provare a tener traccia del ruolo dei nuovi media nella protesta iraniana, dopo il post di una settimana fa. Il pezzo qui sotto ̬ uscito ieri su Dnews, e qui ̬ ampliato da abbondanza di link e risorse tra le tantissime Рper provare a fare minimo o inevitabilmente non esaustivo punto di riflessione e aggregazione. as

Internet sta in un certo senso rivoluzionando il modo di fare le rivoluzioni: il modus operandi di movimenti che si oppongono a regimi più o meno autoritari, o chiedono il rispetto dei diritti umani in contesti difficili in giro per il mondo (dal Pakistan all’Egitto, dal Kenia alla Colombia e così via, vedi intervista a Tempestini).

Screenshot da CitizenTube, il canale di YouTube che raccoglie (anche) i video delle manifestazioni
Screenshot da CitizenTube, il canale di YouTube che raccoglie (anche) i video delle manifestazioni

In Iran, fin da subito è stato chiaro a tutti l’importanza strategica dei nuovi media nei fatti delle ultime settimane: esiste un vero e proprio fronte telematico della protesta, che vede da una parte il governo iraniano con i suoi tentativi di censura, manipolazione e controllo dell’informazione e dall’altra i manifestanti appoggiati da buona parte degli “smanettoni” di tutto il mondo a cercare di raccontare quello che sta accadendo, con mezzi digitali e spesso di fortuna, tra proxy fight e contenuti mobili e 2.0 che se passano chissà.

L’Iran è ai primi posti mondiali per numero di blog attivi e per uso dei social network, nonostante i deficit infrastrutturali e i 23 milioni di utenti totali, ed è proprio grazie ad una internet sempre più partecipata e globalizzata che – ha scritto qualche giorno fa sul Telegraph Leyla Ferani – è stato di fatto abbattuto negli ultimi anni il muro (informativo, culturale) che separava l’Iran dal resto del mondo.

But they're all correspondets, di Wasserman. Via la room curata da Ezekiel su ff
But they're all correspondets, di Wasserman. Via la room curata da Ezekiel su ff

La Rete è stata in questi anni una vera e propria palestra di dialogo, come dimostrano i risultati di una ricerca sui flussi di informazione della blogosfera mediorientale pubblicata dall’Università di Berkman. Lo studio, nonostante le profonde differenze locali e le difficoltà ad impattare sul serio, dimostra come Internet negli anni non sia quasi mai stato un veicolo di radicalizzazione dei conflitti o di supporto del terrorismo e abbia arricchito la sfera politica locale di inedite opportunità di partecipazione democratica e di costruzione di una agenda pubblica dal basso.

This study supports some aspects of the view that the Internet can empower political movements in the region, since it provides an infrastructure for expressing minority points of view, breaking gatekeeper monopolies on public voice, lowering barriers to political mobilization (even if symbolic), and building capacity for bottom-up contributions to the public agenda.

Ma c’è di più. Perchè Internet non è solo uno strumento dell’attivismo politico, fa ormai profondamente parte della vita quotidiana del pezzo di società che lo usa. E’ un mix vincente, è la democrazia salvata dai gattini“, come da provocazione di Ethan Zuckerman, fondatore di Global Voices Online: il meccanismo sociale e tecnologico che permette alle persone di scambiarsi contenuti “frivoli” e banali (come le foto delle vacanze o dei gattini, appunto) è lo stesso che garantisce ai messaggi della protesta di diffondersi velocemente.

I explained to the assembled funders that, while Web 1.0 was invented so that theoretical physicists could publish research online, Web 2.0 was created so that people could publish cute photos of their cats. But this same cat dissemination technology has proved extremely helpful for activists, who’ve turned these tools to their own purposes. – Ethan Zuckerman

The connection between cute cats and web censorship, grafico di Ethan Zuckerman
The connection between cute cats and web censorship, grafico di Ethan Zuckerman

In questi giorni, qualsiasi contenuto provenga dall’Iran viene continuamente rilanciato da chi lo legge, in un vorticoso passaparola planetario (Bloggasm ha calcolato una media di 58 “repliche” per ogni contenuto originale).

Ma c’è anche un ennesimo motivo, e lo evoca Noam Cohen (con la sintesi di Paolo Ferrandi): “Quando blocchi Internet per fermare l’attivismo online dei cittadini impegnati politicamente (generalmente una minoranza) aspettati la rivolta anche del popolo dei gattini (generalmente la maggioranza) che non riesce più a raggiungere il suo blog pro-felini“.

 Stop Or I'll Tweet, by Daniel Kurtzman, About.com
Stop Or I'll Tweet, by Daniel Kurtzman, About.com

Il risultato è che forse oggi nessun paese può bloccare completamente la Rete, pena la riprovazione interna e esterna e al di là dei problemi tecnici (servizi di microblogging come Twitter non hanno un centro definito, in quanto tool spalmabile e remixabile su tutto il Web).

Twitter aspires to be something different from social-networking sites like Facebook or MySpace: rather than being a vast self-contained world centered on one Web site, Twitter dreams of being a tool that people can use to communicate with each other from a multitude of locations, like e-mail – Cohen

E laddove la censura non può, arriva il monitoraggio dei contenuti. Il Wall Street Journal ha denunciato l’uso da parte del governo iraniano di una tecnologia all’avanguardia, la Deep Packet Inspection (DPI), che permette di controllare nel giro di pochi millisecondi qualsiasi contenuto che passa online: dalle e-mail alle telefonate, fino alle singole attività sui social network o alle chat. La Rete quindi verrebbe tenuta aperta anche perché così sarebbe possibile tracciare e controllare le comunicazioni in entrata e in uscita dal paese.

Terribile scenario: taci Web, il governo ti ascolta. Quello che succederà nei prossimi giorni in Iran è anche un test utile per capire i margini potenziali delle nostre future libertà. Digitali e non.

17/06/2009

The revolution will not be televised (but twittered). Il web e la protesta in Iran.

di Antonio Sofi, alle 10:28

[Il titolo è ovviamente una citazione del libro di Trippi. Ma qui non dei prodromi d’obama si scrive, ma di ciò che sta accadendo in Iran: più sotto, e con qualche aggiunta, un breve pezzo introduttivo pubblicato oggi su Dnews, che certo non esaurisce l’argomento o i possibili link (sto lavorando ad un approfondimento). as]

«Twitter al momento è l’unico strumento che abbiamo per comunicare all’esterno, non toglietecelo». Messaggio in 140 caratteri firmato “Mousavi1388” (1388 è lanno corrente nel calendario persiano), profilo riconducibile al candidato Hossein Mousavi, sconfitto alle recenti contestate elezioni iraniane da Mahmoud Ahmadinejad. Negli ultimi giorni in Iran si comunica attraverso blog e social network: «Senza libera stampa – recita un altro update – ogni persona deve diventare mass media». One person = one broadcaster, questa la sintetica ed efficace formula usata dalla protesta iraniana sul web.

Un manifestante pro Mousavi aiuta un poliziotto ferito. Via Boston Big Picture
Un manifestante pro Mousavi aiuta un poliziotto ferito. Via Boston Big Picture

Ecco perchè il governo iraniano ha impedito l’accesso a molti servizi online: blog oscurati, Facebook e Twitter inaccessibili, Friendfeed bloccato (come ha comunicato il suo fondatore Bret Taylor con tanto di grafico esplicativo che svela anche l’intenso uso che gli iraniani facevano del social network, ottimo per organizzare le informazioni in velocissimi thread).

Yes, Friendfeed is blocked in Iran. Right now the papers and TV channels here are controlled by the government and our access to satellite channels is blocked too. Friendfeed and Twitter are quite vital for us now. Our main source of exchanging information and news is Friendfeed. Via Friendfeed we let everyone know that where people need help and where to go and how to help them and what to be careful about… (un commento di Selma, utente iraniana, circa l’uso di Friendfeed)

Ed ecco perchè poche ore fa il governo statunitense ha chiesto a Twitter di rimandare i lavori di manutenzione sul server previsti in queste ore, per non togliere questo canale di comunicazione alla protesta.

    Andrew Sullivan sta facendo opera meritoria di aggregazione e framing delle molteplici e polverizzate informazioni che arrivano, scremando e controllando i tweet provenienti da Tehran e dintorni in un post dal titolo evocativo: Livetweeting the revolution

Una censura telematica, quella delle autorità iraniane, che si somma alle altre segnalate nelle ultime ore, dall’istant messaging ai satelliti, dai giornali ai cellulari. Ma non è facile bloccare un web maturo come quello iraniano, dove il 70% della popolazione ha meno di 30 anni, ed è ai primi posti mondiali per numero dei blog attivi.

Where is my vote? Via Boston Big Picture
Where is my vote? Via Boston Big Picture

E’ una protesta globale e consapevole, giocata con tutte le opportunità  digitali a disposizione: un movimento biunivoco che permette ai singoli testimoni oculari di raccontare in diretta al mondo ciò che accade, e al mondo di contribuire rilanciando le notizie e i contenuti multimediali, ma anche diffondendo stratagemmi per superare i blocchi governativi. Come quello degli utenti di Twitter che da tutto il mondo cambiano il luogo di residenza, inserendo Tehran: «La polizia iraniana cerca di rintracciare le persone che usano twitter dall’Iran. In questo modo si rende la vita più difficile e si proteggono i veri utenti iraniani», spiega il ricercatore Fabio Giglietto.

    Vari i decaloghi e i consigli per azioni di protesta più o meno alla portata di chiunque, da dovunque sia connesso:

  • Nancy Scola su Techpresident: Engaging in Iran, from Miles and Miles Away, cinque mosse per far qualcosa, anche se lontani mille miglia dagli hashtag alle icone verdi
  • Cory Doctorow e la sua Cyberwar guide for Iran elections: cinque punti anche qui, per “partecipare costruttivamente alla protesta iraniana” (tradotto in italiano da Internazionale)

L’obiettivo dichiarato è non fare calare il silenzio sul movimento, che denuncia brogli elettorali. Ma il vero centro di gravità della protesta sono i nuovi media, che cercano la sponda di giornali e tv, ma per la prima volta quasi bastano a loro stessi sulla scena dell’opinione pubblica mondiale.

By giving a new generation of Iranians the right to protest, Web 2.0 has become a powerful reformist tool, because for the first time, the people of the Islamic Republic are being watched – and can communicate with – a worldwide audience. The government can no longer suppress a population which refuses to be silent. Leyla Ferani

Lo spiega splendidamente la ventunenne giornalista anglo-iraniana Leyla Ferani su The Telegraph; Facebook, Twitter, YouTube, la internet partecipata e globalizzata che conosciamo hanno di fatto abbattuto il muro virtuale tra Iran e occidente, e non sarà facile fermare questa gioventù connessa: «Nonostante gli sforzi censori del governo, grazie al Web 2.0 le persone hanno la possibilità  di poter comunicare con una audience globale». La prossima rivoluzione sarà prima su Internet.

16/06/2009

Political divide, Facebook e gli sposta-voti

di Antonio Sofi, alle 11:02

Il secondo estratto della ricerca sull’uso del web da parte dei parlamentari italiani (condotta da Stefano Epifani e pubblicata su Spindoc) è online.

Questa volta il focus è sulla tipologia di strumenti utilizzati: tra siti (tradizionali), blog (più o meno personali) e social network. Il dato emergente più significativo (la “fotografia” delle informazioni è stata scattata ad Aprile) è la velocità di diffusione dei social network come modalità di azione e interazione dei parlamentari – tra i quali la fa da padrone Facebook, ovviamente (quasi il 60% dei parlamentari attivi in Rete).

Strumenti web utilizzato dai parlamentari italiani. Via Spindoc
Strumenti web utilizzato dai parlamentari italiani. Via Spindoc

LEGGI: Political divide /2. Potè più Facebook che i siti o i blog.

Poi, sull’argomento sempreverde politica e internet, segnalo una intervista a Francesco Costa per Qdc sui risultati delle elezioni e su una campagna per le europee giocata anche sui nuovi media, e, sempre sulle elezioni, un approfondimento di Gianluca Diegoli dal titolo Nella Rete delle élite Internet non sposta voti – che su questo ragiona in modo problematico e costruttivo. Da leggere.

07/06/2009

Meglio accompagnati dal papi, che soli sul divano

di Antonio Sofi, alle 11:17

Alla proiezione mentale di noi rinchiusi in casa, sempre più depressi sul divano, senza nessuno cui tendere o tenere la pargoletta dajistica mano, abbiamo deciso di allestire in fretta e furia una daje election night dalla quale seguire i risultati insieme, vedere video, fare interviste volanti, o niente di tutto ciò e invece eccedere con i giri offerti al bar man mano che arrivano i risultati.

Se siete a Roma, questa sera, aspettiamo i risultati del voto europeo al Simposio, a San Lorenzo, per quella che abbiamo chiamato P.A.P.I. Night (per sciogliere l’acronimo vai sul sito della Fondazione Daje). Qualche video e frizzo e lazzo, visione collettiva della tv (se funziona), contest con magliette in palio per chi, novello exitpollista, azzecca i risultati.

(Quanto alla reazione alle varie percentuali del più grande partito riformista a noi affine, da non perdere gli apocalittici scenari che ha tracciato Diego: dal ritorno di Veltroni, alla rivoluzione di D’Alema).

03/06/2009

Roba de sinistra

di Antonio Sofi, alle 11:02

Dopo quasi un anno e 25 video di Tolleranza Zoro andati in onda per Parla con me (la serie era nata sul web) Diego trova un finale-cometa, dal retrogusto persistente come da etichetta vinicola, che ancora regge gli ultimi giorni di una campagna elettorale col doppio fondo – che tira fuori un coniglio al giorno. La domanda delle domande, che troverà  risposta nelle urne, gira intorno a Gino Flaminio, l’ex di Noemi, eroe per orgoglio, convinto che ci sono mondi cui non arriverà mai con le sole sue forze, cui la sinistra non sa più cosa dire.

update del 6 giugno: intervista a Diego su Quinta di Copertina, dal titolo “I video di Zoro, dal web alla tv e ritorno

26/05/2009

I tanti divide dell’internet italiano. Dalla politica alla musica indipendente.

di Antonio Sofi, alle 20:22

La ricerca Political Divide, sull’uso del web sociale da parte dei politici italiani

Spindoc ha il piacere di pubblicare (qualche giorno fa la prima puntata introduttiva) i risultati di una ricerca inedita in Italia per metodologia e obiettivi, coordinata dall’amico Stefano Epifani dell’Università  La Sapienza e appunto pubblicato insieme a qualche mia considerazione su un tema che da tempo fa parte dei miei interessi. Una ricerca che cerca di studiare come i parlamentari della attuale legislatura utilizzano gli strumenti del web sociale per mantenere un contatto diretto con i propri elettori. Un punto di partenza per ragionare sulla politica e il web, con qualche dato sottomano. La prima puntata, con relative tabelle sono su Spindoc – a giorni la seconda puntata sugli strumenti (sito, blog, social network tipo facebook).

Un grafico della ricerca Political Divide. Presenza online dei parlamentari italiani divisi per schieramento (dati rilevati ad Aprile 2009)
Un grafico della ricerca Political Divide. Presenza online dei parlamentari italiani divisi per schieramento (dati rilevati ad Aprile 2009)

Intervista ad un protagonista della musica indipendente italiana, lato musicista e produttore

Michele Orvieti dei Mariposa

Cambiando sport, ma non campo da gioco (sempre il campo delle nuove tecnologie a sfidare il campo della discografia più o meno tradizionale, e della comunicazione musicale), segnalo una intervista a Michele Orvieti, tastiere dei Mariposa e mente della etichetta indie Trovarobato. La segnalo perché penso – e non parlo da mammà con il suo scarrafone – che oggi in Italia non ci siano molti operatori professionisti della musica che abbiano le idee così chiare sui rischi e soprattutto sulle opportunità di modelli ibridi di sopravvivenza dentro un contesto complicato e arricchito dalla presenza di nuovi pubblici, nuovi strumenti più o meno social, nuove cittadinanze musicali che raccontano di nuovi rapporti tra chi fa musica e chi l’ascolta:

«Per il nostro mondo di riferimento, ovvero la musica indipendente, questo meccanismo di diffusione più o meno lecita della nostra musica (che passa anche attraverso il peer-to-peer e il download “illegale”, ndr) è comunque a nostro vantaggio, è una fantastica chiusura del cerchio. Ci permette di far girare il nostro lavoro e al contempo di concentrarci sull’attività live: alimenta un pubblico consapevole, che consapevolmente viene ai nostri concerti e che spesso alla fine decide anche di comprare l’oggetto fisico – il cd che comunque continuiamo a produrre come biglietto da visita che rimane nel tempo».

20/05/2009

Lo “scatta e scappa” del fotografo disintermediato

di Antonio Sofi, alle 23:55

Dura la vita del fotogiornalista ai tempi del digitale. Assediato dalla moltitudine scattante di amateur dotati di reflex e teleobiettivi, in competizione con le migliaia di scatti che inondano i social network e taggano l’universo intero – con i fotografati che invece di stare fermi in posa sempre più spesso tirano fuori una compatta dalla borsa e diventano fotografi a loro volta. La fotografia si è “popolarizzata”, come è accaduto negli ultimi anni a molte altre tecniche e arti: c’è poco da lamentarsi in tal senso. Ma se poi anche le istituzioni remano contro, il povero fotografo rischia la depressione professionale.

Uno screenshot del video girato dai fotografi alla Casa Bianca (da Lens)
Uno screenshot del video girato dai fotografi alla Casa Bianca (da Lens)

Per esempio. Sapete quanto tempo è concesso ai fotografi ufficialmente accreditati alla Casa Bianca per scattare una foto a Barack Obama in riunione ufficiale con altri capi di stato? Una ventina di secondi, più o meno. Bisogna scattare al volo, e sperare che la foto sia venuta bene: non è concessa una seconda chance. A raccontare impietosamente l’andazzo, grazie anche al supporto di una telecamera nascosta, Stephen Crowley su Lens, il blog di “visual journalism” del New York Times: «Aspettiamo tutti fuori dallo studio ovale, anche per un’ora. Quando la riunione sta per finire, partiamo di corsa: abbiamo giusto il tempo di fare un paio di scatti e poi defluire velocemente dalla stanza».

Ogni tanto c’è il contentino di una battuta pietosa del presidente all’indirizzo dei fotografi velocisti: «Spero che almeno una di queste sia venuta bene». E il bello è che non è la prima volta che lo staff di Obama si scontra con chi di mestiere racconta per immagini. La prima gaffe risale al primo giorno di lavoro del 44° presidente degli Usa. È il fotografo dello staff a scattare le prime foto, tradizionalmente concesse ai fotografi delle agenzie come gesto di buon vicinato mediatico. Ed ecco che infatti e foto fatte in casa vengono prontamente rispedite al mittente dalle agenzie stesse, con tanto di motivazione piccata: «Non vorrete mica raccontare tutto da soli? O fate entrare i nostri fotografi o nisba».

Una delle prime foto di Obama alla Casa Bianca, scattate dal fotografo 'di casa'
Una delle prime foto di Obama alla Casa Bianca, scattate dal fotografo 'di casa'

Secondo il giornalista Mario Tedeschini Lalli che è stato tra i primi a commentare il caso è tutta una questione di inesperienza: «Obama e il suo staff sono notoriamente all’avanguardia nell’uso degli strumenti di comunicazione web. Cioè sono all’avanguardia nella comunicazione disintermediata — quella che fa a meno dell’Associated Press, come del New York Times. Evidentemente è meno a suo agio con la comunicazione mediata da professionisti». L’equilibrio è difficile: se le foto sono scattate internamente, rischiano di essere troppo propagandistiche – senza mai uno sguardo esterno che possa mettere le cose in prospettiva. Se i fotografi sono lasciati liberi e freschi, troveranno di certo la smorfia che fa da sola la didascalia, e mette in secondo piano la notizia. L’equilibrio trovato finora è lo “scatta e scappa” che racconta il New York Times. Chissà se reggerà.

[Una versione ridotta di questo pezzo è stata pubblicata oggi su Dnews]

22/04/2009

Politics busting all’italiana. I cartelloni dell’Udc e del Pd.

di Antonio Sofi, alle 11:02

Il gioco “politico” degli ultimi giorni in Rete è stato inventato da un blogger noto come Paul The Wine Guy e letteralmente adottato da migliaia di navigatori “creativi”. E’ un generatore automatico di cartelloni dell’Udc – quelli che vedono il presidente Casini in bianco e nero accanto a diversi slogan/acronimi composti con le lettere del suo partito: Un Disegno Comune, per esempio.

Un Divorziato Cattolino (acronimo di La Vyrtuosa)
Un Divorziato Cattolino (acronimo di La Vyrtuosa)

Usando il generatore, chiunque può di fatto inventare uno slogan – e vederlo composto in digitale, in modo indistinguibile dal cartellone vero. Le opere derivate stanno facendo il giro della parte abitata del web, delle mailing list, dei social network come Facebook, dei siti internet più tradizionali che vi dedicano gallerie fotografiche. Alcuni esempi: Un Divorziato Cattolico, Una Discreta Combriccola, Un Delfino Curioso.

La stragrande maggioranza degli acronimi tarocchi sono una presa in giro degli slogan originali – mai al positivo, insomma. Sono quel tipo di “alterazione” creativa e iperbolica nei confronti di una riconosciuta autorità politica che due famosi studiosi dei nuovi media, De Kerckhove e Susca, hanno chiamato “politics busting” – sulla falsariga del movimento di ad busting che propone la parodia dei prodotti pubblicitari.

Si va dall’attività più o meno permanente di satira verso soggetti politici (ad esempio i ritratti taroccati dei politici tanto in voga durante le campagne elettorali di tutto il mondo) ad alcune azioni creative eminentemente figurative, volte a colpire il potente di turno con un messaggio sarcastico. Una reazione dal basso, e connessa: la singola persona attraverso il web si scopre (piccola, grande) comunità fluida, spesso indistinta eppur effervescente e creativa. Che con pochi click ha la possibilità di produrre contenuti multimediali che – come nel caso dei cartelloni dell’Udc – hanno il formato giusto per diffondersi velocemente attraverso i nodi della Rete (in questo caso sono immagini digitali: leggere, riproducibili, allegabili, e così via).

Fenomeno trasversale: anche i manifesti del Pd

E non è nemmeno una questione di schieramento partitico – l’iperbole parodista colpisce trasversalmente le appartenenze politiche. Come dimostra il fenomeno dei tarocchi dell’ultima campagna del Pd per le elezioni europee – che raffigura un gruppo di elettori impegnati a spinger via dallo spazio (grafico e evidentemente politico) del cartellone parole e temi come DISOCCUPAZIONE, POVERTA’, INQUINAMENTO. Il cartellone diventa metafora dell’agenda politica, e le parole le issues da espellere collettivamente.

Ma ecco che spuntano manifesti con il nome di candidati non del tutto benvoluti: COFFERATI, o BINETTI, per esempio.

Manifesto Pd con Cofferati (via Civati)
Manifesto Pd con Cofferati (via civati.splinder.com)

E poi il gioco cresce, come una palla di neve. Arrivando fino a giochi mimetici della comunicazione pubblicitaria tradizionale di prodotto (come i “Peli superflui“)…

Peli superflui, da Fondazionedaje.com
Peli superflui, da Fondazionedaje.com

… o all’invenzione della scritta che ritorna dentro lo spazio (grafico ma anche politico) del cartellone con la parola “Democristiani“. Un loop democratico.

Queste ultime due sono creazioni della Fondazione Daje di cui mi onoro ecc.

Democristiani nel Pd, via Fondazione Daje
Democristiani nel Pd, via Fondazione Daje

Insomma. Il Re è sempre più nudo sul Web. Chiunque può “decodificare” creativamente un prodotto politico facendone emergere i punti deboli. Niente si salva: dal programma alla proposta politica, dalla grafica al progetto comunicativo. La politica deve tenerne conto, e pensare sempre più a proposte a prova di sberleffo (se ci riesce).

Oppure (ma ancora più difficile da capire per la classe politica attuale) bisogna lavorare, con calma e puntando sul lungo periodo, sulla presenza – vera, attiva, credibile – in Rete, al fine di prendere il meglio da questi sberleffi. Che in fondo sono “carne da conversazione” e piccolo faro di attenzione – la merce più rara e preziosa che oggi vi sia, anche in politica.

[In versione ridotta – con qualche cambiamento, e senza l’aggiunta dell’ultima ora dei manifesti del Pd – questo pezzo è stato pubblicato su Dnews di oggi]

16/04/2009

Simposio e fanga dajista

di Antonio Sofi, alle 15:54

Questo sabato sarò a Roma per la P.P.P. (Pregasi Portare Partito o Però Porello Party, per i nostalgici di Walter), ovvero la terza Daje night festaiola e fangosa – organizzata dalla Fondazione Daje in quel di Roma, e dopo varie e multietcniche traversie, in un posticino caldo e accogliente: il Simposio a San Lorenzo (Via dei Latini, 11 angolo Via degli Ernici, 1-5 San Lorenzo, Roma).

Per chi vuole, siamo lì, più o meno dalle 21.30: ci saranno video di Tolleranza Zoro in presenza dell’autore ovviamente, spezzoni inediti e mai visti, chiacchierate politiche, il temibbile dibattito, musica a volontà.

[e se proprio avete voglia di ulteriore fanga politica e romana, il venerdì c’è un incontro organizzato dal circolo PD Casal Bruciato – San Romano a partire dalle 21. Titolo della serata: “Ritorno alla Base: le alterne vicende del rapporto tra circoli e dirigenti del Pd“. Cosette facili insomma. Ci sarà il qui scrivente, a dar la parola a Diego Bianchi appunto e Francesco Cundari.]

30/03/2009

Mo ce sta solo Berlusconi, e gli italiani. Sti stronzi.

di Antonio Sofi, alle 12:44

Prima del congresso fondativo del Popolo delle Libertà di cui molto s’è parlato (c’è anche un podcast della diretta che abbiamo fatto sabato sulla Fondazione Daje, misti annoiati da un perfetto evento mediatico senza sorprese, recintati con Diego e Paola in sala stampa alla Fiera e asserracchiati al telefono con vari ospiti), la settimana prima s’è svolto l’ultimo congresso di An prima dello scioglimento.

Messo in ombra dal congresso monolite e berluschino, il sentiment dell’ultimo congresso di An rimane nel video di Diego Bianchi, Alla destra del Padrone: «Non si sono fusi, si sono consegnati».

26/03/2009

Non è nemmeno un paese per giovani

di Antonio Sofi, alle 10:04

Nasce una nuova leadership? è un piccolo capolavoro del Dajista 313 sul sito della Fondazione Daje: una chiosa paradossale e giocosa su una certa ansia di rinnovamento che certe volte prende – come fosse un tic, o una piccola compulsione – il Pd, e la sua base tutta (noi compresi ovviamente). Que viva Bettazzoni.

23/03/2009

Daje, è primavera. Podcast e dirette.

di Antonio Sofi, alle 17:17

Sul sito della Fondazione Daje, in occasione di un sabato romano che vedeva in contro-programmazione politica l’assemblea dei circoli del Pd e l’ultimo congresso An, abbiamo messo su una diretta video (grazie a Vic e Leone per il marchingegno tecnico dello split screen) in cui abbiamo cercato di raccontare – attraverso le vive voci di chi lì stava (sempre sognato di scriverlo – cosa stava accadendo di politicamente rilevante, o di semplicemente divertente. Ho montato un podcast che dura circa un’ora, con interventi di Diego Bianchi, Stefano Tretta, Simone Conte, Flaminia Spadone, Marco Damilano, Luca Sofri, Pippo Civati, Vittorio Dell’Aiuto.

15/03/2009

Il cuore ingenuo che ci casca ancora

di Antonio Sofi, alle 12:21

No, metti caso che vi foste persi l’ultimo di Tolleranza Zoro, in giro tra tre feste otto marzo, insieme diversissime e forse uguali, tra il Pigneto etno-chic che non interloquisce e sciala voti fino alle donne tenute sul pugno di una mano senza abbozzarle da Franco Califano nel concerto organizzato dal comune di Roma (vabbè da una associazione collegata a) – dicevo, metti caso, lo pubblico anche qui. Alla fine siamo fatti uguali, e il problema è proprio quello?

09/03/2009

Buttare il bambino dei social network?

di Antonio Sofi, alle 12:46

Venerdì scorso, nel settimanale appuntamento con Quinta di Copertina, ho intervistato Giuseppe Civati, consigliere regionale del Pd e blogger che ha passato giorni di fuoco dopo le dimissioni di Walter Veltroni e prima dell’elezione di Franceschini – era finito a contrastare un fantomatico Uomo Nuovo come leader del Pd in alcuni sondaggi on line. Ne approfitto per parlare con lui, e più in generale, del rapporto tra politica e nuove tecnologie – a fronte ad una specie di neoluddismo che vorrebbe buttare il bambino dei social network insieme ai politici panni sporchi, e che viene anche da sinistra.

  • Ascolta l’intervista (mp3 (ca. 10 mega, 20 minuti)
  • Audio clip: Adobe Flash Player (version 9 or above) is required to play this audio clip. Download the latest version here. You also need to have JavaScript enabled in your browser.

Rifletto da tempo sul modo in cui l’esperienza quotidiana della vita in Rete cambia – più o meno sensibilmente – le nostre routine comunicative, il modo in cui facciamo le cose minime e personalissime o pubbliche e sociali, i pattern cognitivi attraverso cui leggiamo il mondo. Da queste nuove esperienze parte, inevitabilmente, un nuovo modo di intendere la politica e la rappresentanza politica – se pure ha senso vi sia un modo nuovo (e io penso di sì). Ho trovato molto interessante questo passaggio, che riporto qui

La cosa più importante [del confronto quotidiano attraverso i blog, ndr] sono i commenti, o comunque la necessità di presentarsi sapendo che immediatamente dopo, qualche secondo o qualche minuto, qualcuno può dire il contrario. Devi essere sempre pronto a motivare quello che dici – a scanso di equivoci, o di fraintendimenti: è anche una palestra contro l’abitudine dei politici a pontificare, o a dichiarare su qualsiasi cosa. Bisogna in un certo senso imparare ad essere più duri ma anche più accorti – uscire con una posizione netta e poi precisarla strada facendo, via via che la conversazione ti permette di chiarire meglio.

Mi piacerebbe, per la prossima puntata, sentire un politico/blogger del centro destra, e fargli più o meno le stesse domande – qualche nome da sentire, suggerimento?

03/03/2009

A che punto son le leggi di Internet

di Antonio Sofi, alle 15:36

E a proposito di leggi, ignoranza e calessi, ecco una pagina all-in-one – un filo rosso dove trovare tutto quello che non avresti mai osato chiedere sulle leggi che riguardano Internet (proposte, emendamenti, approfondimenti, link).

Una pagina per tener traccia delle leggi su Internet, su Apogeonline.com

Ottimo lavoro mai-più-senza dei tipi di Apogeo (ho sentito Sergio Maistrello e mi ha detto che è ancora in “beta” e via via verranno aggiunti altri link, risorse, approfondimenti; per chi vuole segnalare ed entrare in contatto con la redazione l’indirizzo email è apogeonline@apogeonline.com)