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Post archiviati nella categoria 'Politica'

03/10/2010

Ma quale fiducia? La politica alla moviola

di Antonio Sofi, alle 11:57

Da qualche giorno, ad Agorà, nuova trasmissione della mattina di Rai Tre, stiamo giocando con la politica in tv (o con la tv della politica). La scorsa settimana il combinato disposto della richiesta della fiducia in aula da parte del governo Berlusconi e le varie dirette televisive hanno dato ciccia – come per esempio nel video qui sotto – per pillole comunicative…

    1. Lo strano triangolo controllati/controllori tra Berlusconi, Fini, Di Pietro.
    2. Il primo applauso, alle missioni all’estero, dopo ben 8 minuti di silenzio (dopo saranno innumerevoli).
    3. La risata incontrollabile. All’affermazione sul completamento della autostrada Salerno-Reggio Calabria, la Camera esplode in una risata spontanea e inaspettata (specie in un momento formale come questo – che avrebbe potuto più facilmente “chiamare” i fischi). Berlusconi accusa il colpo (anche Calderoli, lì dietro, a stento trattiene le risate) e si rifugia dietro la classica accusa ai governi della sinistra.
    4. L’amore/odio tra Casini e Berlusconi…

01/10/2010

Non è successo niente

di Antonio Sofi, alle 09:18

Se avete dormito tutta l’estate, basta questo per capire che non è successo niente. Cambiato niente.

10/09/2010

Ieri, Pomigliano, domani

di Antonio Sofi, alle 02:44

E’ passato qualche tempo, dal referendum di Pomigliano. Più di due mesi.
Un’eternità  per i meccanismi tritatutto dell’informazione (e della memoria di noi poracci). Che dimenticano in fretta – archiviano le cose, i fatti, le persone come i messaggi di posta elettronica, spesso senza averli nemmeno letti.

Prima parte

Diego era andato a Pomigliano, a giugno. E andare a Pomigliano era un po’ come andare a L’Aquila: “Finchè non vedi e non parli almeno cinque minuti con chi le macerie se le porta sulle spalle tutti i giorni, anche e soprattutto quando nessuna telecamera li riprende, l’idea che quel dramma sia così tanto dramma oggettivamente non ti sfiora“. A Pomigliano non c’era il Pd, per esempio: imbarazzato dalla difficoltà di prendere una posizione univoca e chiara – spazi politici però lasciati agli altri, forse a nessuno.

Dopo un congruo numero di settimane, comunque e finalmente, Diego ha messo le mani sul girato, e ha pubblicato su YouTube due video per la seconda puntata dell’edizione estiva di Tolleranza Zoro. Quella che io avrei chiamato summer edition ma Diego c’ha una idiosincrasia patologica per le parole inglesi. Quella “senza commenti nè copione, senza musiche o effetti speciali” – l’altro doppio esperimento era sulla manifestazione degli aquilani (quelli con gi scontri) a Roma, tra fallimenti e conseguenze di una politica che non c’è.

Seconda parte

Questi nuovi video sono appunto sul giorno del referendum: prima parte e seconda parte. E dicono “di Pomigliano e referendum, di Fiat e Fiom, di sì e no, di poveri in guerra e in cassa integrazione, di fabbrica, catena e fatica, sulle facce di chi entra, sulle facce di chi esce, sulle facce di chi lotta“.

Sono video importanti, secondo me. Che per uno strano effetto di rifrangenza di una attenzione mediale che troppo rapidamente si distrae e dimentica, sembrano girati ieri. Che ricordano di fatti così tanto mal digeriti, che infatti si ripropongono – e sembrano girati domani.

15/07/2010

Eyjafjallajökull. Eruzioni di buona politica

di Antonio Sofi, alle 14:41

Si chiamano come il vulcano islandese che qualche mese fa ha bloccato – con un semplice naturalissimo sbuffo annoiato – mezza Europa, regalando insieme una marea di disagi e un bagno di umiltà alle improcrastinabili frenesie della società di oggidì. Sono gli stati generali delle Fabbriche di Nichi (Vendola, ovviamente) e si terranno a Bari da venerdì 16 a domenica 18 presso il villaggio turistico Baia San Giorgio: tutte le informazioni nella pagina apposita.

LEGGI il programma completo dei tre giorni.

Mi hanno invitato sabato mattina, insieme a Dino Amenduni e Stefano Cristante, a curare un seminario dal (bello ma complicato) titolo “Aggiornamento di Stato. La politica ai tempi dello “user generated content”. L’idea è di riflettere intorno ai pregi e ai difetti dell’impatto (anch’esso eruttivo) dei social network nella politica italiana (io, un po’ di mesi fa, ne parlavo come di un “salto dello squalo” dei blog).

Riflettere del modo in cui un pezzetto di politica (soprattutto locale) sta provando a comunicare e raccontarsi attraverso i media digitali, aprendosi così a nuovi publici e riattivando territori negli anni lasciati sempre più disabitati. Parleremo dei successi di coinvolgimento e partecipazione, nonché di completezza della informazione sull’azione politica (anche in momenti di amministrazione e bypassando un sistema dei media sempre più trincerato dentro le sue regole anguste di notiziabilità classica). E anche dei rischi (che da un po’ di tempo sto notando) di una sorta di appiattimento sul presente politico, di monodimensionalità temporale legata all’aggiornamento continuo e al meccanismo di social network costruiti sull’idea di “status” e “cosa stai facendo”. Una logica che può lasciare scoperta la costruzione di una identità politica più articolata e densa: un racconto di più ampio respiro che tenga insieme anche il futuro e la memoria/rintracciabilità delle cose fatte.

Mappa delle Fabbriche di Nichi

Poi sono molto curioso di vedere (anzi: sentire) da vicino l’atmosfera del “movimento” delle Fabbriche – che ho seguito fin dall’inizio e che continua a sembrarmi un esperimento politico unico e forse un po’ sottovalutato, che racconta di energie esplosive, di vivacità generazionale, di potenzialità creative esibite in barba alla cupezza della crisi e dei tagli: un mix esplosivo di idee e fiducia, visione e centralità del territorio con i media digitali a fare da facilitatori e punto di incontro.

Proverò a dirne, poi, se ce la faccio.

12/07/2010

L’Aquila a Roma. Fallimenti e conseguenze di una politica che non c’è.

di Antonio Sofi, alle 17:10

Una delegazione di migliaia di cittadini aquilani ha manifestato il 7 luglio a Roma chiedendo di avviare la ricostruzione del centro storico, e di mantenere la promessa di sospensione e/o rateizzazione del pagamento delle tasse come forma di aiuto, già applicato in altri casi simili, per un territorio che (ovviamente ed è un eufemismo) fatica a riprendere la sua vita normale: dal punto di vista sociale, culturale e anche economico.

Una manifestazione che aveva anche – come molte altre: segno cupo di tempi in cui la spirale del silenzio diventa un buco nero che annichilisce molta informazione possibile – il comprensibile obiettivo di farsi vedere. Di far vedere la rabbia e la disillusione di chi è stato, in questi mesi, raccontato in un certo modo (“tutto va bene”, “tutto è a posto”) e non riconoscendosi in questo racconto eterodiretto prova a raccontarsi da solo.

Retornemo. Prima parte.

A raccontarsi da solo, o a farsi raccontare, certo.
In molti in questi mesi hanno raccontato l’Aquila – un flusso di contenuti che ha quasi completamente bypassato (è un dato di fatto) gli ostacoli dei media di massa: la televisione in primo luogo.

Molto ha trovato la strada del web, grazie a videomaker aquilani e video di catartica ironia (come quelli di Francesco Paolucci e Luca Cococcetta); ci sono stati libri e ebook (anche noi, nel nostro piccolo); qualcosa è diventato musica e qualcosa cinema (Draquila di Guzzanti, ma anche Comando e Controllo di Puliafito, che ancora non ho visto ma di cui mi hanno detto un gran bene).

In tv a dire il vero qualcosa è andato, seppure in versione ridotta: un video lungo di Diego Bianchi che sul web è in versione lunga e integrale (prima parte e seconda parte: in questo post raccontavo l’emozione di vederlo proiettato all’interno di un tendone stracolmo in piazza Duomo a L’Aquila).

Anche lo scorso 7 luglio erano in molti a documentare con telecamere e macchine fotografiche un pomeriggio che è diventato notizia per scontri e feriti. C’è anche un Tolleranza Zoro unplugged e estivo: senza muro giallo o commento, senza musica o montaggio aggressivo, con un filo cronologico quasi intoccato. Un racconto che è anche di suoni e voci, di clangore e sirene, di tric-trac e chitarre – con la base ritmica dei passi dei manifestanti e dei clic a mitraglia degli otturatori.

Retornemo. Seconda parte.

Guardandoli uno dopo l’altro ho pensato che sono quasi due “film” distinti, che uno è causa e effetto dell’altro. Che il secondo inizia laddove fallisce il primo e che visti così sono una chiave di lettura che racconta del fallimento della politica – e dell’ineluttabilità del processo degenerativo di questo fallimento quando la politica non riesce a farsi mediazione.

Nel primo video infatti c’è la politica. Evocata, più che altro. C’è il tentativo dei manifestanti di incontrare, in qualche modo, le autorità. C’è una gestione dell’evento da parte delle autorità stesse quantomeno discutibile. C’è la ricerca di un luogo dove manifestare tra strettoie e impalcature che i gonfaloni devono simbolicamente chinarsi. C’è una politica miraggia e fantasmatica, che è sempre nella piazza accanto o in quella negata e prescritta – che quando si presenta lo fa in assetto da guerriglia urbana. C’è una rabbia che monta per chi decide rimanendo lontano – i cui spruzzi arrivano anche all’opposizione, specie quando parla alle telecamere invece che a chi sta lì, per esempio al microfono del camioncino (come alla fine fa, buon per lui, Bersani). C’è insomma e comunque un fallimento della politica.

Ciò che accade nel secondo video è appunto la diretta e inevitabile (non importa se non strettamente cronologica) conseguenza di questo fallimento – che nasce ovviamente molto prima del 7 luglio. Gli scontri, i tafferugli, la contrapposizione sono il segno di un sistema politico che non sa più stare in mezzo al conflitto, e anzi rinnegandolo lo alimenta – diventando muro contro muro, scudo contro braccia, testa contro manganello. Che non sa leggere nemmeno le esigenze pratiche e organizzative di una manifestazione pacifica, che voleva solo un luogo e un interlocutore da cui e con cui parlare.

Un fallimento che è conseguenza di una assenza della politica, più che di una sua malevola e violenta presenza (che pure c’è ovviamente). Una politica che non c’è e non si trova, che si chiama ad alta voce e spesso non risponde, che non si sa più dove sta di casa: in quale piazza, in quale palazzo, dietro quale porta chiusa. Dovrebbe essere musica per le orecchie di chi vuole ascoltare.

25/06/2010

Internet better life? Il 28 e il 29 a Firenze

di Antonio Sofi, alle 13:32

Lunedì e martedì prossimo sarò ospite di ToscanaLab. La seconda edizione si svolgerà il 28 e il 29 giugno presso la Gipsoteca dell’Istituto d’arte di Porta Romana, a Firenze, ha un ricco programma (primo e secondo giorno) e ha come tema “Internet Better Life”, ovvero: “come internet e il web 2.0 contribuiscono a migliorare la vita degli individui, veicolando in modo diverso e più ricco la conoscenza, modificando le relazioni tra le persone e trasformando di fatto l’azione sociale, con un approccio allargato e partecipativo”.

Toscana Lab

Oltre all’intervento di lunedì in plenaria – su una idea di politica integrata, che fa e farà sempre più fatica a distinguere tra on e off line – martedì mattina mi farà piacere moderare il workshop su politica, pubblica amministrazione e giornalismo: con gli interventi qualificati di Sergio Maistrello, Ernesto Belisario, Livia Iacolare, Dino Amenduni e Antonella Napolitano. Da quello che ho avuto modo di sapere in anticipo, credo che usciranno fuori cose molto interessanti: tra iperlocalità e territorio, trasparenza dei dati e delle passioni politiche, dentro una Europa sincronizzata e un approfondimento grassroots.

Per chi non proverò a farne sintesi postuma – qui sotto qualche riga di presentazione.

La domanda di partenza è quale sia il modo migliore (più etico, più democratico, più efficace) di usare le nuove tecnologie in politica: quale comunicazione, quale informazione, quale relazione con i cittadini/elettori. Internet sta certamente cambiando il modo di fare politica. La rende più aperta, trasparente e partecipata (forse anche un po’ più populistica). Oggi fare politica senza Internet è come uscire di casa senza pantaloni: non si va lontano, la gente ti ride dietro e comunque tutti notano la mancanza. Ma la questione è soprattutto in che modo la Rete riesce a cambiare le regole del gioco politico: le strategie del confronto elettorale, le logiche del racconto giornalistico, le priorità dell’agenda pubblica – per finire all’azione di governo, alla pubblica amministrazione e a un confronto/interazione continuo con i cittadini che sul web non può più interrompersi il giorno dopo del voto.

UPDATE del 30 giugno: alcune considerazioni/idee emerse dal workshop – con materiali e presentazioni

31/01/2010

Antipodio

di Antonio Sofi, alle 15:15

11 minuti e rotti senza interruzione. E’ un video antipodale, questo video di Tolleranza Zoro andato in onda giovedì in seconda serata su Rai Tre.

Antipodale perché è un termine pretenzioso da prefattore di antologiche, e a me piacciono questi termini quando ci azzeccano. Questo è un video che va in continuazione al punto opposto rispetto a qualsiasi punto dato – e precedentemente filmato. E’ una specie di oscillazione pendolare – che sballotta solca e segna pensiero polvere e tempi con telecamera di Foucault: prova provata che la terra in fondo gira sempre e solo intorno a ciò che è racconto.

46esima puntata. Prima parte

Questo video è un racconto delle primarie pugliesi del Partito Democratico. Un racconto che ha il punto di caduta nella zona di margine tra giorno e notte, tra commozione e risata, tra togliere e levare, tra vuoto e pieno (e non solo di piazze), tra Boccia e Vendola – tra il suono profondo e costante del ti-tee pasquale (immaginato, aereo: piccolissimo s’infilava nel vento e nei microfoni) della processione di Nichi che andava a votare e il roco no-luogo del Califfo in trasferta.

Questo video è un video antipodale anche perché è il video opposto rispetto a qualsiasi video di Tolleranza Zoro finora dato. Ed è insieme anche una specie di ritorno al punto di partenza.

46esima puntata. Seconda parte

E’ intanto un video in trasferta – che esplora i territori e le logiche del reportage televisivo più tradizionale. E’ poi un ritorno alle origini, alle videocronache del Grande Fratello – quando dieci minuti (il limite che YouTube ancora oggi ha per i video) sembravano pochissimi. Poi Diego è stato “costretto” dai tempi televisivi a ridurre i suoi video a 5-6 minuti circa, facendo un’opera faticosa di sintesi forzata: ma utile, purificante. In fondo è sempre così: sono le costrizioni che generano – come dentifricio nel tubetto, ovvero per strizzatura – la creatività. E ora, lontano per una volta dal muro giallo, sono i tempi televisivi a piegarsi come giunco, soccombendo alla forza, un po’ anche inaspettata, di racconti più laschi e armoniosi.

L’immagine che ho avuto con questo video è il mantice della fisarmonica quando si riapre e prende aria nuova per suonare. Le braccia ora sono forti, e le dita hanno la tecnica giusta. Al netto dell’affetto sodale e dell’amicizia che nutro per Diego, ne vedremo delle belle.

28/11/2009

I posti dalla parte del torto? Occupati, pure quelli.

di Antonio Sofi, alle 16:42

Mi trattengo a stento dal segnalarli tutti, i video di Tolleranza Zoro. Dal 42esimo, andato in onda ieri a Parla con Me e su YouTube in una long version, non posso esimermi.

Innanzitutto perché, per chi segue la saga dei molteplici cloni zoriani (autopupazzi utili a far racconto e dialogo), i tre rappresentanti delle mozioni congressuali del PD, ormai immemori feticci, decidono di fondersi di nuovo e simbolicamente in un solo corpo – una amalgama di dalemian-bersaniana memoria, ma anche l’unitarietà poco equipotente dell’insiemistica di Anita. Peraltro l’escamotage dello sdoppiamento (triplicamento, moltiplicazione) ormai funziona molto bene, come segno distintivo e risorsa narrativa, e ovviamente rimane.

E poi perché è un bel punto fermo sull’ultima settimana di politica più o meno intorno al PD – essendo questa ormai la mattonella da cui Diego, forse anche un po’ nolente, continua a tirare a canestro. E sulle difficoltà del Partito Democratico – molto più che settimanali – di agire e reagire e interagire con chi è più stronzo, anche a dir così degli altri (il riferimento è alla dichierazione di Fini sui comportamenti razzisti).

Come il gioco della sedia che si faceva da bambini – più che il Risiko che evoca Diego, e con una nuance brechtiana – a cercar continuamente nuovi posti da cui aver estemporanea ragione si finisce a trovarli tutti occupati (pure quelli dalla parte del torto).

19/11/2009

Made in Europe

di Antonio Sofi, alle 11:07

Fino a domenica sarò, con molti amici, a Barcellona, per la prima edizione europea di Personal Democracy Forum – la prima e la più importante conferenza al mondo su comunicazione, politica, e nuovi media. Il programma è ricco e articolato (primo giorno, secondo giorno) ed è certamente un bene che si rifletta intorno al campo dell’online campaigning e dell’e-government (che da qualche anno proviamo a tracciare nel nostro piccolo con Spindoc) anche in salsa europea – senza necessariamente sempre guardare, spesso va detto in modo stolido e non propositivo, oltreoceano.

Personal Democracy Forum Europe si terrà  all'interno della Torre Abar

Leggi anche Sergio sull’argomento.

Se tutto funziona, farò minima cronaca sull’account di Twitter. Altrimenti al ritorno, con calma.

16/10/2009

Un killeraggio vero, anzi “Verissimo”

di Antonio Sofi, alle 11:41

[Era una nota su Facebook, poi ho pensato di metterla anche qua, più o meno uguale]

“Alle sue stravaganze siamo ormai abituati”.
“E’ impaziente, non riesce a stare fermo, avanti e indietro”.
“Ci regala un’altra stranezza”.

Il testo che accompagna il servizio sul giudice Raimondo Mesiano, il giudice che ha condannato Mediaset ad un risarcimento milionario alla Cir di De Benedetti – servizio andato in onda su Mattino Cinque, programma di approfondimento di Canale 5 – andrebbe trascritto completamente, parola per parola: per quanto è incredibile.

[Ne scrive anche Luca («Non è più un paese civile. Ok?»), Gilioli («Si chiama, semplicemente, linciaggio»), Guia («È la lucignolizzazione collettiva: nessuno si senta escluso») e immagino altri via via seguiranno)

La tecnica è quella classica di tutta la comunicazione di stampo berlusconiano, dal nome “Forza Italia” al materiale propagandistico “Una Storia Italiana”, così simile ad un femminile da edicola. Si chiama criptomnesia. E’ quando, per far scivolare meglio un messaggio, lo ungi di qualcosa di familiare, riconoscibile e riconosciuto, rassicurante.

“Passeggia l’uomo Raimondo Mesiano per le strade milanesi”
“Due sole volte si sofferma, una al semaforo, l’altra a pochi metri dal passaggio pedonale, per accendere l’ennesima sigaretta del mattino”

Il servizio andato in onda e firmato Annalisa Spinoso, è un killeraggio vero – anzi “Verissimo”. Lo stile è infatti esattamente quello lì, del rotocalco televisivo: la voce melliflua che fa telecronaca delle immagini, la musica alta di sottofondo, il testo che insinua e strizza l’occhio di continuo, le inquadrature “paparazzate” (dietro la grata, dal barbiere – come se lui si nascondesse). Il sottotesto è chiaro, sarebbe chiaro anche al di là del testo (disgustoso): è uomo da gossip, nasconde qualcosa. E’ degno di un servizio così.

“Guardatelo, seduto su una panchina: camicia, pantalone blu, mocassino bianco e calzino turchese – di quelli che in tribunale non è proprio il caso di sfoggiare”

[Update del 18/10/2009, ore 15.00. Da Massimo, un aggiornamento sulle modalità attraverso cui si è risposto (ci si è opposti) a questo video, con campagne folkloristiche (di chi parla anche Achille), dalla logica trita e inerziale, che hanno lo stesso retropensiero televisivo: semplificante e alla ricerca dell’audience. La mia opinione, che Massimo riporta anche di là è che quando si ha ragione marcia, come in questo caso, bisogna essere seri e inappuntabili e batter cassa.]

15/10/2009

Una domanda pacata firmata Pattuja

di Antonio Sofi, alle 21:27

Avevo qui scritto del numero uno di Pattuja, monopagina dajista in formato A4 (in quel caso diffuso a manella tra i fritti alla Festa di Genova). Poi c’è stato un secondo numero volante, sempre allestito dalla Fondazione Daje in nome quasi collettivo, in cui ci si interrogava – diciamo così – di quanto fosse arduo trovare nella realtà tracce degli evocatissimi simpatizzanti Pd.

Ora, giusto per dire (che spesso qui non tengo traccia delle cose che faccio altrove) che è uscito il pdf del terzo numero di Pattuja, a ‘sto giro quasi monografico su Binetti e dintorni. In un dichiarato omaggio alla logica dei ciclostile, è tutto compresso in un pdf di nemmeno 800 kb, pronto ad essere – alla bisogna diffusiva – stampato da qualsiasi stampante.

Il terzo numero di Pattuja, pdf da scaricare

ALL’INTERNO: Il leader del futuro, La metafa di Pigi, Il Dajetwit, 10 motivi per cui Binetti sta nel Pd (thanx Zabajone), i titoli della Fondaje tutta, le vigne di Makkox e Artefatti.

Ah! Sta anche felice e bello acquattato su Virus, la satira virale de L’Unità, che ha tante altre belle cosine da leggere e vedere, e che consiglio (qui giù il logo di Bobo Artefatti, ma poi ci sono la Fornario, Salis, i FaceCool, OON e i suoi Parla come magni, i video di Metilparaben, ecc. ecc.).

01/10/2009

Anti-italiani? Prrr!

di Antonio Sofi, alle 08:50

Riparte Parla con Me, riparte Tolleranza Zoro – serie di videini di e con Diego Bianchi ospitati dalla trasmissione di Dandini & company. Questa qui sotto è la puntata numero 35, online di circa un minuto e mezzo più lunga rispetto lla versione andata in onda – per chi non l’avesse vista e per chi non c’era.

15/09/2009

Sistema Italia (ovvero: oddìo dobbiamo andare in onda, dove diavolo s’è cacciata la scenografia?)

di Antonio Sofi, alle 16:28

Come nella settimana enigmistica, trova la differenza tra i due cartelli del cantiere di Onna – quello delle casette di legno. Ne stanno scrivendo, in modo molto documentato Lorenzo C (che lo ha segnalato per primo, se non sbaglio), Biccio, Gilioli. E riprende la notizia persino Rai News, con un titolo che recita: “Berlusconi consegna le case realizzate coi fondi della Croce Rossa”.

Il cantiere di Onna. Lo stesso cartello prima e dopo l'estate
Il cantiere di Onna. Lo stesso cartello prima e dopo l'estate

Per i pigri che non amano seguire i link, ecco l’ottima sintesi di Biccio (sul post con tutti i link del caso):

Le due immagini che vedete qui sopra sono state realizzate all’ingresso del cantiere di Onna in due momenti distinti. La prima a Luglio, durante i lavori, e la seconda a Settembre di quest’anno, quando (e si può notare), la Presidenza del Consiglio dei Ministri ha ben pensato di mettere un cappellino sopra ad un opera finanziata dalla Croce Rossa per 5,2 milioni di Euro e progettata e realizzata dalla Provincia Autonoma di Trento, nonostante le documentate resistenze della Protezione Civile che aveva escluso Onna dal piano di costruzione delle case di legno (vedi comunicato sul sito della Protezione Civile).

E’ certamente una “vittoria del Sistema Italia“, come dichiara Bertolaso amareggiato dai distinguo e dal fatto che un po’ i trentini se la son presa (poi il presidente della provincia Dellai ha smorzato le polemiche). Io, che non voglio amareggiare nessuno, non dubito che stasera Vespa e Berlusconi (nella puntata di Porta a Porta che ha provocato lo slittamento della prima puntata di Ballarò, e non avrà nemmeno la concorrenza di Matrix appiedato da un inconveniente tecnico dell’ultimissima ora: il nuovo studio non era allestito, né la scenografia realizzata) spiegheranno per filo e per segno la storia del “Sistema Italia” e delle case che stanno per essere consegnate. Ci mancherebbe.

11/09/2009

Dopolavoro (non ferroviario ma genovese e democratico)

di Antonio Sofi, alle 19:59

E’ bellissima Genova – una città che un po’ si nasconde, camuffa la sua bellezza, s’infratta tra le cose e le case, come la sua architettura carruggia. Da quel poco (ahimè) che ho avuto modo di vedere in quasi due settimane che ho messo lì le tende – a dare una mano a Diego Bianchi per il Dopolavoro Democratico, una specie di dopocena festaliero con dibattito, video e chiacchiera che ha avuto un certo apprezzamento anche come trasmissione tv (ma non doveva esserlo, all’inizio), e che si è svolto appunto a margine della Festa Democratica nazionale – c’è una parte antica di Genova che è una specie di pentola a pressione di persone ed etnie, di odori in combutta e sguardi d’intesa. Un micromondo dal cuore deandreiano (facile ma sorprende sia proprio così: speziato, struggente) che potrebbe esplodere in ogni secondo, e proprio per questo in perfetto equilibrio.

Uno dei momenti più attesi: l'ingresso in scena con lettura di Noi
Uno dei momenti più attesi: l'ingresso in scena con lettura di Noi

Sul sito della Fondazione Daje, per chi avesse curiosità, c’è una pagina apposita dedicata al Dopolavoro Democratico – con (più o meno) tutto dentro: tutte le 16 puntate in video (con ospiti da Sergio Cofferati a Michele Romano della friggitoria dei frisceu di Sampierdarena, da Debora Serracchiani a Francesca opinionista con il cappello bianco, da Enrico Mentana e Walter Veltroni a Valentina camallo che contestava sbattendo il cappello da operaia sul palco), le foto delle serate, i dovuti e sentiti ringraziamenti, oltre che il link ad un fogliaccio dajista che abbiamo ivi diffuso e si chiama Pattuja: Dopolavoro Democratico

21/08/2009

Per favore non mordermi sul collo V. Il gonzo della politica.

di Enrico Bianda, alle 12:57

[«Ovunque vedo denti aguzzi dietro labbra pallide. Nei romanzi, nelle serie Tv, al cinema, nella politica, tra le pagine dei quotidiani. Ne provo a mettere insieme i segni che trovo, e la fascinazione antica»: Enrico Bianda danza intorno a vampiri e dintorni, un vecchio tema che continua a rimanere incistato dentro la modernità. Leggi il prologo sul Nachzeherer che non tramonta, la 2a puntata sulle coppie di vampiri che infestano le trattorie fritto mare, la terza sui sogni divoranti delle escort, la quarta su Zora la vampira. as]

Continuano a pubblicare quella fotografia sgranata della D’Addario, di cui già ho scritto. Il sentimento permane, con l’aggiunta di qualche dettaglio. Restano quegli occhi segnati dal nero, tragici. Anche se di tragico tutta questa storia non ha nulla. Salvo il destino di chi in questo paese ci vive.

Ma restiamo ai nostri temi. Le chiacchiere da porno-salotto, o porno-piscina, o ancora da porno-colazione, post coitali, post surreali, rimandano in modo macchiettistico, senza una briciola di umorismo, per l’appunto, alle chiacchiere senza senso ai margini di un set porno, mentre qualcuno si trastulla per mantenere un’erezione – come nel bellissimo Boogie Nights. Una chiacchiera qui – oggi mi hai fatto male; una chiacchiera lì – non venire in fretta la prossima volta.

“Del resto la mancanza di senso dell’umorismo, universale e istituzionalizzata, è la linfa vitale del porno” – Mertin Amis, Uno sporco lavoro.

Gore Vidal diceva che la cosa peggiore del porno è che potrebbe piacerti. Lo guardi con l’ansia che possa rapirti: in un misto di curiosità e bramosia. Una sorta di vampirismo delle emozioni: vampirizzati i consumatori finali e quelli che il porno lo fanno: uno sporco lavoro come scrive Martin Amis in un suo reportage pubblicato qualche anno fa in un libro di Stefano De Luigi intitolato Pornoland.

Pornoland, di Stefano De Luigi
Pornoland, di Stefano De Luigi

Il gonzo della politica allora, o gonzo politik, dove nulla è scritto, dove tutti fanno tutto, senza copione, senza montaggio.
E’ definitivamente la pornografizzazione della realtà e della politica: il non senso, o il super senso.