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02/02/2011

Il dopo Berlusconi. Da Tremonti alla Giudice, chi succederĂ  al Cavaliere?

di Antonio Sofi, alle 14:48

E se cadesse davvero – ovviamente Berlusconi? E’ un gioco (che forse troppo di fantapolitica non è) che abbiamo fatto lunedì ad AgorĂ , con un parterre tutto composto di giornalisti “destri”. Metti che cade B, appunto – ci sarĂ  davvero il diluvio o qualcuno verrĂ  fuori dall’ombra del Cavaliere e prenderĂ  in mano il centrodestra? Da Tremonti alla giovanissima Giudice, passando per l’arcinemico Fini, il fedelissimo Alfano e il jazzista Maroni, cinque clip per presentare in (meno di) un minuto i papabili successori al trono di Arcore.

1. Giulio Tremonti, il superministro

Il primo papabile è il superministro Tremonti – economista parodiatissimo che sa far di conto e non le manda a dire: tutto ciò che non ha fatto lui fa schifo ma ha estimatori eccellenti, da Bossi a Feltri allo stesso Berlusconi. Qui per provare a rendere l’idea di giovanil schiettezze, sguardo anti-opposizioni e endorsement di schiatta.

2. Angelino Alfano, l’ex giovane fedelissimo

Il secondo possibile successore è l’ex giovane e fedelissimo Angelino Alfano – nativo forzitaliota e zuckerberghiano, che è orgoglioso del capo e rifiuta l’investitura, secondo cui dopo di Berlusconi c’è solo il diluvio. Nel caso estremo, ce la farebbe ad essere lui l’uomo del dopo-B?

3. Roberto Maroni, interno blues

Il terzo papabile è il leghista soft e ministro degli Interni Roberto Maroni – che combatte la mafia sia al nord che in tv, bluesman emozionato che preferirebbe però un Golden Globe alla presidenza del Consiglio. Potrebbe prendere lui il posto di Silvio?

4. Gianfranco Fini, l’acerrimo nemico

Il terzo è il presidente della Camera Gianfranco Fini, che ha sfidato a viso aperto il premier e ha perso nella sfiducia del 14 dicembre scorso. Dopo un periodo di silenzio per ammortizzare il colpo, Fini è tornato in pista, si dice comunque di destra mentre briga per il nuovo Polo, accusa Berlusconi di voler l’impunitĂ  e non ha intenzione di dimettersi. Se cade B. può salire lui.

5. Sara Giudice, giovanissima che contesta.

La quinta e ultima è Sara Giudice, giovanissima e ancora poco conosciuta pidiellina consigliere di zona milanese assurta alla cronaca per aver iniziato una raccolta di firme contro Nicole Minetti – e il meccanismo poco meritocratico di selezione della classe dirigente. Vuole un centrodestra senza berlusconismo, può essere lei il vero successore di Berlusconi?

Per la moviola di AgorĂ , andato in onda il 31/01/2011.

30/01/2011

Wikileaks e la trasparenza. Ovvero la politica che deve dir grazie ad Assange

di Antonio Sofi, alle 16:58

Julian Assange, in copertina sul TimeLo scorso 27 gennaio si è svolto a Roma una iniziativa dal titolo “Sette interrogativi su WikiLeaks. Una iniziativa di studio“, promossa da UniversitĂ  Roma Tre, IULM-Mediascapes, Premio Ilaria Alpi, Fondazione Ugo Bordoni, Isimm – per quel poco che ahimè sono riuscito a seguire molto interessante. A questa pagina il programma completo, le sette domande aperte e la relazione introduttiva di Menduni. Di seguito una bozza del mio intervento – ho rimesso insieme un po’ di cose che ho scritto nell’ultimo periodo…

Qualche giorno prima della fine dello scorso anno ci è capitato di giocare con ospiti, politici e cittadini collegati via web su chi fosse l’uomo politico dell’anno – un “gioco” televisivo che abbiamo messo in piedi ad Agorà su Rai Tre per chiudere simbolicamente l’anno politico con una specie di vincitore. Tra i candidati c’era l’onnipresente e onnipotente Berlusconi, Il poetico Vendola, l’unica donna Camusso, l’esterofilo Marchionne, il giovane Renzi, l’impegnato Saviano, i giovani intesi come molteplicità in marcia e in protesta, Fini lo sconfitto in zona cesarini, il re dei peoni Scilipoti. E poi Assange, appunto, misterioso australiano fondatore di Wikileaks, sito soffione di intermediazione giornalistica. Nella votazione in studio ha vinto Berlusconi, ca va sans dire. Io, pur potendo con il mio voto modificare l’esito finale, ho votato convintamente Assange: ed ecco perché mi fa piacere poter spiegare qui perché.

Una premessa: è pre (o post-) giornalismo

In molti hanno interpretato la creazione di Assange come fosse un quotidiano cartaceo, o un quotidiano online – con tanto di redazione, direttore responsabile (Assange appunto), pagine, aperture, editoriali ecc. Quello che Wikileaks fa, quasi come mission “aziendale”, è spostare sulla scena pubblica (e on line) un’operazione tipica del retroscena del giornalismo tradizionale: la ricerca delle fonti e la raccolta delle informazioni. Wikileaks è una modalitĂ  evoluta della disintermediazione giornalistica operata inizialmente dalla blogosfera e dal primo citizen journalism e irrorata dalla reticolaritĂ  dei social network: fa sì a meno degli articolati meccanismi tradizionali di previa validazione delle informazioni ma nello stesso tempo ne ha bisogno ex-post – prevedendo per esempio l’appoggio e la collaborazione con strutture giornalistiche classiche (vedi El Pais, Le Monde, ecc.), che forniscono la sintesi e la gerarchia delle informazioni necessari alla costruzione dell’agenda. Quando si dice – e si è detto – che Wikileaks ha fallito perchĂ© non ha dato notizie, quindi, si dice insieme una cosa forse vera e una cosa sicuramente falsa: la cosa sicuramente falsa è che il successo di Wikileaks dipenda dagli scoop che riesce a fornire (e in passato peraltro lo ha fatto). Il successo di Wikileaks è invece nell’aver messo sotto gli occhi di tutti informazioni che prima erano sotto gli occhi di pochi: aver reso trasparenti le stanze del potere con annnessi dispacci (da quanto non si sentiva in giro la parola “dispaccio”? roba che richiama grammofoni e poste pneumatiche). Ovvero, un successo per molti versi di una sorta di pre-giornalismo o post-giornalismo – un cambiamento di sistema, quasi delle regole del gioco.

Una mediasfera trasparente

Il punto più interessante, a mio giudizio, è proprio l’impatto che ha Wikileaks all’interno del sistema politico – del modo di concepire l’architettura delle già intricate relazioni (anche comunicative) tra politica, media e cittadini.
Dice: “Dittatura è quando il governo controlla il popolo, democrazia è quando il popolo controlla il governo”. Quindi ha fatto bene Assange a pubblicare quei documenti riservati – a prescindere dal fatto che dicessero cose risapute o banali? Il “popolo”, i cittadini devono poter vedere tutto ciò che concerne chi governa, o chi governa ha il diritto di tenere qualcosa nascosto per il bene dei cittadini stessi? Il punto è proprio questa benedetta trasparenza. La logica del web e delle tecnologie connettive ha messo in discussione i tradizionali separè che delimitano il pubblico e il privato degli affari di Stato – così come hanno sbrecciato la porta delle camerette di tutti noi, che stiamo sui social network con una simbolica webcam puntata in diretta sui cavoli nostri. Sotto lo scossone di una mediasfera che è insomma come quegli stracci supermoderni che s’infilano negli angoli e non lasciano sporco e inesplorato nemmeno un anfratto, la democrazia si è riscoperta essere una roba fragile. Dittatura è quando il governo se ne frega di quel che scopre il popolo, democrazia esattamente il contrario.

Wikileaks

Tutti controllano tutti, è una democrazia più forte

Però c’è un però. Al contrario di un passato in cui le guerre e i totalitarismi hanno rotto violentemente questa roba fragile in mille pezzettini acuminati, la fragilitĂ  che nasce dai milioni di occhi che controllano e dalle milioni di bocche che divulgano è invece un elemento di rinnovata robustezza del sistema. La democrazia 2.0 è robusta proprio perchĂ© fragile. Resiste bene proprio perchĂ© si vedono perfettamente i meccanismi interni e le linee di rottura – dove potrebbe essere infranta. PerchĂ© è trasparente, appunto. Un panopticon in fibra ottica, policentrico e con i muri di cristallo: dove tutti controllano tutti.
La trasparenza è a ben pensarci una buffa cosa, ontologicamente tremolante. Perché se una cosa è trasparente vuol dire che ci si può vedere attraverso: la trasparenza è un apostrofo traslucido tra il dentro e il fuori. Non si può guardare direttamente, la trasparenza: è sempre il mezzo e mai il fine dello sguardo (e del controllo). Forse anche per questo non è amata dalla politica egotica di questi tempi, che ama più i riflettori puntati sul palazzo che riflettere ciò che sta altrove. Dittatura è quando il governo non riflette, appunto.
La trasparenza è infine un’arma a doppio taglio: una lama è paura (che si vedano cose che non si dovrebbero vedere), una lama è fiducia (che non c’è nulla da temere a far vedere le cose che non si dovrebbero vedere). Però non può essere mai completa, assoluta: c’è sempre qualcosa in mezzo, per quanto lindo sia. La trasparenza assoluta è solo se non c’è niente in mezzo, ma se non c’è niente in mezzo non c’è la trasparenza: ovvero qualcosa che deve trasparire (e infatti è l’assenza il vero contrario della trasparenza). Traspare solo ciò che c’è. Ecco perché a Wikileaks, la politica, dovrebbe dire grazie.

11/01/2011

Fatti male, comunista in cachemire e fascista fallito! La politica che delegittima

di Antonio Sofi, alle 19:56

Gli “eccessi” della politica: le mille salse della delegittimazione, condita di toni che si alzano, epiteti fantasiosi e mancato riconoscimento degli avversari. Dal cachemire ai giudici passando per odi geografici, retributivi e traditori (e privilegiando i casi di cronaca recente – e non quelli più famosi: la politica che eccede è quella che abbiamo anche ora).

Di seguito, i dettagli.

1. Giudici di sinistra! Berlusconi contro la magistratura

In attesa del pronunciamento della consulta sul legittimo impedimento, non poteva mancare uno dei cavalli di battaglia di Silvio Berlusconi – che si ripete con poche varianti da anni. A Matrix, Berlusconi parla di giustizia come “grave patologia della nostra democrazia” e di una sovranitĂ  non appartiene piĂą al popolo, ma “ai giudici di sinistra”. Berlusconi al telefono invece (è la puntata in cui rivolge alla Bindi un “è piĂą bella che intelligente”) parla della consulta: “Non è organo di garanzia ma organo politico, composto da giudici eletti da Presidenti della Repubblica di sinistra”. Da Matrix del 21/12/2010 e Porta a Porta del 7/10/2009

2. Comunista! La politica rotocalco, e il pink-tank di Signorini.

La politica rotocalco del direttore di Chi e di Tv Sorrisi e Canzoni Alfonso Signorini – scrive Ceccarelli su Repubblica – per delegittimare l’avversario politico e al contrario del “metodo Boffo” punta sul gossip “soft” e maligno. L’intervista di Signorini al premier ha come pretesto una vacanza di D’Alema a Saint Moritz, e i capi indossati (e la strategia funziona: D’Alema infatti smentisce di indossare sciarpa di cachemire e giustifica la provenienza e il costo delle scarpe indossate – Decathlon, 29 euro) e arriva a Beppe Grillo e Santoro. Da Kalispera del 5/01/2011.

3. Guadagni troppo! Cremaschi, Vendola e i superstipendi

Le differenze tra ricchi e poveri dividono la societĂ . La politica c’entra, vista come parte di una casta milionaria e inciuciona che “magna” alle spalle dei cittadini. I superstipendi sono oggetto dell’accesa lite tra Cremaschi e Giannino sui salari dei lavoratori in comparazione con la retribuzione degli amministratori delegati. PiĂą recentemente, intervistato da Fabio Fazio in occasione dell’uscita del libro “Un’Italia migliore”, Nichi Vendola parla di Fiat e Marchionne: “Si può chiedere a operai a 1200 euro di mettersi sulle spalle la crisi e salvare gli squali? Marchionne non è una icona della modernitĂ : lui guadagna 450 volte piĂą dell’operaio quando Valletta guadagnava 20 volte più”. Da L’ultima parola del 1/05/2010 e da Che tempo che fa del 9/01/2011.

4. Sei giovane e fallito! Adinolfi, Sallusti e i trentenni che non hanno casa

C’è anche la contrapposizione (e la reciproca delegittimazione) tra generazioni: i padri che accusano i figli di essere bamboccioni e i figli che accusano i padri di non cedere il passo e non favorire il ricambio. C’è una generazione precaria, che non ha lavoro stabile e che probabilmente non avrà pensione – e che fatica a uscire di casa. Emblematica la discussione tra Adinolfi e Sallusti nella puntata di Exit dal titolo “L’Italia non è un paese per giovani”: “Un uomo di 37 anni che non riesce a farsi una famiglia e pagare l’affitto ha un problema lui, è un fallito”. Da Exit del 1/12/2010

5. Sei un traditore! Berlusconi e Ciarrapico sui traditori del mandato.

Il tradimento del “mandato” elettorale è stato uno degli argomenti piĂą usati negli ultimi tempi per delegittimare l’avversario politico. Al centro di queste accuse spesso Fini, prima durante e dopo la fuoriuscita (e/o la cacciata) dal Pdl e la (mancata) sfiducia al governo del 13 dicembre scorso. Berlusconi in un messaggio sul sito: “Chi non starĂ  con noi fino a fine legislatura, si assumerĂ  la responsabilitĂ  di aver tradito gli elettori e sarĂ  segnato per tutta la vita dal marchio del tradimento e della slealtà”. Ciarrapico durante la prima fiducia al governo (30 settembre 2010), ha portato l’accusa ad emblematici estremi, con una affermazione dal sapore antisemita che ha molto fatto discutere: “Spero che facciano un loro partito e che abbiano ordinato le kippah: chi ha tradito una volta tradirĂ  ancora”.

6. Hai un brutto carattere! Feltri, il Giornale e gli eccessi giornalistici.

I toni si alzano anche tra giornali e giornalisti – dalla politica al giornalismo politico il confine è labile e la polemica va sul personale. Feltri intervistato da Marino Bartoletti a CortinaIncontra così giudica, a “freddo”, il carattere di Belpietro e Sallusti, una volta colleghi e sodali di “berlusconismo”: “Sallusti ha aspetti del carattere meno facili da digerire, mentre Belpietro ha piĂą rispetto per l’interlocutore. Tra i due sceglierei Belpietro, per una questione caratteriale”. In interviste successive Feltri si è detto stupito degli attacchi del direttore del Giornale, accusandolo di “ingratitudine”. Da “In Onda” del 8/01/2011.

7. Fatti male! Radio Padania, Vendola e gli eccessi federal-secessionisti

C’è anche una contrapposizione che nasce dalle spinte federal-secessioniste della Lega – e che in alcuni contesti percepiti come “protetti” (come in feste popolari o appunto nella radio di partito) sfocia in dichiarazioni molto discutibili. ChissĂ  se c’è però solo l’anti-sudismo in questa telefonata andata in onda su Radio Padania alla fine dell’anno, in cui Marco Pinti, ventiseienne consigliere provinciale della Lega a Varese, commenta tra le risate dei conduttori l’aggressione di un gruppo di militanti Pdl a casa di Nichi Vendola: “Peccato che non si sia fatto danni permanenti”.

8. Fascista! La Russa, Di Pietro e gli eccessi storico-ideologici

Al contrario del refrain “comunista!”, abbondantemente usato dal premier Berlusconi, l’accusa di “fascista” sembrava passata di moda – non più usata dalla sinistra contro gli avversari: troppo banale? Non per Di Pietro che dà più volte del fascista al ministro La Russa, per non aver lasciato parlare un rappresentante degli studenti in balconata: “Se vi chiedete cosa è il fascismo, il fascismo è La Russa”. Il ministro della Difesa risponde di non considerarlo un insulto, rievocando Montanelli, i partigiani, chi la pensa in maniera diversa.

Per la moviolĂ  di AgorĂ , andato in onda il 10/01/2011.

31/12/2010

Uomo politico dell’anno? L’onnipotente peone digitale che si impegna verso sud.

di Antonio Sofi, alle 03:35

Come al solito e come è giusto (in fondo qualcosa s’ha da conservare esogeno in barba alla memoria fiacca che abbiamo, nell’illusione che attraverso la sintesi listante sia davvero possibile qualcosa salvare da un presente assassino e tritapassato) finisce l’anno e si sprecano classifiche, repertori, liste, best of. (Che poi, cos’è una lista? E’ una collezione di elementi diversi la cui relazione è definita dallo scopo della lista stessa. E’ insomma una scelta arbitraria tenuta insieme con lo sputo di un obiettivo colloso e preciso). Insomma, ne faccio una anche io e la faccio utilizzando una puntata di AgorĂ , una delle ultime dell’anno in cui abbiamo giocato a nominare l’uomo (la donna, il gruppo) dell’anno della politica italiana.

Questi qui sotto sono i video di presentazione delle nomination – che ho prodotto (il settimo è un servizio di Federico Ruffo) giocando con gli archivi, dentro il limite del minuto e cercando di profilare al meglio il nominato. E’ anche un modo per riveder che razza di anno (politico) è stato – e sperar di meglio.

Nomination numero 1. Berlusconi: l’onnipotente

Un anno in cui gli son capitate cose che avrebbero spazzato via chiunque, ma non lui – che è specchio riflesso, degli italiani. Parlano di lui, di Berlusconi – ma soprattutto lui, sempre piĂą, parla molto di se stesso: discorsi che come boomerang tornano sempre addosso a chi li pronuncia, li lancia in aria. Il nostro è il miglior governo nella storia della Repubblica, sono un ospite straordinario, sono l’uomo che tutti vorrebbero sentire (detto da Nadia Macrì, in rappresentanza di tutta la sfilata di donne che hanno fatto la passarella intorno al premier, per tutto l’anno). Il politico che ha successo – dice lui – perchè è se stesso, nel bene e nel male. Appunto. Egolalico.

Nomination numero 2. Vendola: verso Sud.

Nichi Vendola, l’anno della conferma in Puglia – della conferma che è un politico ju-jitsu: piĂą gli danno contro piĂą si rafforza, raccogliendo consensi e attenzioni che spillano dalle misure colme degli avversari, degli alleati, dei cittadini annoiati dalla solita solfa. Vendola ha una doppia natura: speculare politicamente e geograficamente al mondo di Berlusconia, e insieme da molti accomunato per le due abilità comunicative (che lo stesso Berlusconi ammira). Un politico che ha il coraggio di recitare gli appellativi gay davanti a milioni di telespettatori, che va verso Sud, che grazie ad una narrazione che non vuole essere filosofica e poi lo è trapassa facile il burro del linguaggio banalizzato (anche se spesso poco capito) – senza le barzellette, che sono finite e mettono tristezza. Carismatico.

Nomination numero tre. Camusso: il lavoro è donna

Una donna che lavora, e che difende i lavoratori, da poco a capo del piĂą grande sindacato italiano – contraltare di un’altra donna a capo degli imprenditori italiani (Emma Marcegaglia). Susanna Camusso è ancora poco conosciuta, ma già si è fatta notare per navigare controcorrente: per forma (controfasica a quelle dominanti, geisha o in carriera) e per sostanza, come dimostra la risposta alla richiesta degli studenti contro la legge Gelmini di uno sciopero generale. Una donna vera, che non sembra subire il fascino del compromesso – e in quanto donna anche poco facilmente paternalistica, appunto. Roccia.

Nomination numero quattro. Marchionne, il metalmeccanico

Un uomo, un modello (non di maglione, ma di auto). La sua dichiarazione sulla competitivitĂ  della Fiat, e le polemiche intorno all’accordo di Pomigliano lo hanno messo al centro del dibattito politico – anche se lui si ritiene un “metalmeccanico” (l’interpretazione piĂą generosa nei suoi confronti è che intendesse la frase all’inglese: nel campo della metalmeccanica…) e a entrare in politica non ci pensa. Ma la politica la fa. Metallurgico.

Nomination numero cinque. Renzi: il Leopoldo

Dalla Stazione Leopolda ad Arcore (anzi un caffè a Monza), un politico under 40 che, da sindaco di Firenze, prova a influenzare la politica nazionale e non le manda a dire ai leader del suo partito – raccogliendo anche estimatrici inaspettate (Barbara Berlusconi). Rottamatore.

Nomination numero sei. Saviano: l’impegno

Dalla scrittura alla televisione senza perdere consenso e pubblico, il programma di Saviano e Fazio ha sbancato la tv italiana: monologhi, balletto, liste e benignate, l’impegno per l’Italia unita e per l’Aquila – va via o resta? Impegnato.

Nomination numero sette. Gli studenti: il futuro

In un servizio di Federico Ruffo, la manifestazione del 22 dicembre 2010 a Roma, con gli studenti pacificamente a occupare le strade e i cavalcavia di Roma – lasciando la zona rossa alla politica rinchiusa nel palazzo e raccogliendo inaspettatamente gli applausi delle auto in coda. L’immagine del cavalcavia della tangenziale e del sottopassaggio per l’autostrada (pezzi di strada qualsiasi, rappresentanti in forma di asfalto di una modernitĂ  incarognita dalle file e dalla fretta, solitaria e ingolfata) immobilizzati dagli studenti, resi per un attimo vivi e pulsanti e altro da sĂ© è una immagine che rimarrĂ , e sorridente. Battaglieri.

Nomination numero otto. Fini: lo sconfitto.

Se l’anno fosse finito al 13 dicembre, prima del voto contrario del Parlamento alla sfiducia di cui si era fatto portabandiera e principale sponsor, forse avrebbe avuto qualche chance. In fondo ha dominato per un anno il dibattito politico, trasversalmente alle speranze politiche di chi non ne poteva piĂą di Berlusconi e alle posizioni in emiciclo: da destra a sinistra passando per il centro. Un politico dalla doppia veste, istituzionale in quanto presidente della Camera e ribelle in quanto leader di Futuro e LibertĂ . Un gioco degli equivoci che per ora non ha pagato. Mister Hyde.

Nomination numero nove. Assange: il digitale

L’uomo misterioso e freddissimo venuto da lontano, l’unico straniero della lista, il fondatore di Wikileaks ha dimostrato che la politica mondiale può essere messa in ginocchio da un giornalismo grezzo e un po’ spione, che innova le pratiche tradizionali ed è alimentato da una rete di collaboratori in tutto il mondo. Assange è anche uno che alla domanda “Pensi di star cambiando il mondo” risponde, senza troppi imbarazzi, di sì. Alla faccia.

Nomination numero dieci. Scilipoti, il peone

Un personaggio – diciamo – difficile da definire, un antiberlusconiano che vota per Berlusconi (ed è decisivo per garantirgli sopravvivenza), un politico forse, un comico anche: un po’ De Vito un po’ commedia all’italiana con Alberto Sordi. L’emblema, in fondo vincente, di tutti i peones del parlamento – del peone che c’è in noi, della formica marchesiana che si incazza (e a maggior ragione se ha poche ragioni). Decisivo.

Sono curioso, ora: il tuo voto a chi andrebbe?

(Intanto e comunque ne approfitto, e auguro a chi passa di qua un felice anno nuovo!)

17/12/2010

Fascista anch’io? No, Scilipoti, tu no.

di Antonio Sofi, alle 20:48

In un certo senso oggi era facile apparecchiare la “moviola” per AgorĂ  – con gli sbrocchi di Russa e Di Pietro ad Annozero (e ovviamente prima abbiamo mandato in onda 2 minuti di sintesi di La Russa e dello studente balconato e con ammirevole self control Luca Cafagna) e Scilipoti a Un giorno da pecora: troppa grazia. Ma forse qualcuno apprezzerĂ  ugualmente qualche chicca (la chiosa di Casini, l’inizio scilipotiano con Pasquale l’amico immaginario, il dibattito a Annozero sulla mamma di).

Guarda il video su Facebook

Prima clip. Passa qualche minuto dalla minaccia di La Russa di andarsene dallo studio e lo scontro del ministro con lo studente, e Di Pietro reagisce: “Se volete sapere cosa è il fascismo, il fascismo è La Russa”. Sul finale replica La Russa e quindi la chiosa (anche se temporalmente precedente) di Casini (“Avete capito perchè facciamo il terzo polo?”).
Seconda clip. Scilipoti a “Un giorno da pecora”, trasmissione radiofonica condotta da Claudio Sabelli Fioretti e Giorgio Lauro. Video giĂ  culto, inizia con un amico immaginario evocato dal deputato ex-Idv (e il riferimento alla Coca Cola era in riferimento a un precedente contributo di Berlusconi mandato in onda) e finisce con un crescendo identitario alla terza persona: “E’ un comico Scilipoti, in Parlamento faceva il comico. Questo è il clown Scilipoti”. Poi il riferimento a quelli di Annozero “che puntano la telecamera in faccia ad una signora di 90 anni”.
Terza clip. Ad Annozero la clip incriminata: annunciata dall’ironia di Santoro e con dibattito in uscita.
(per la moviola di AgorĂ )

Bonus comic (via Makkox @Il Post)

Figlio zero

15/12/2010

Video manent. Sicuramente mi dia del lei.

di Antonio Sofi, alle 14:48

Dice che scripta manent. Mutatis mutandis – per rimanere nel latino – tra plurime smentite cartacee oggi come oggi è il video che resta. Che smentisce, apre le ante degli armadi con dentro video-scheletri, piĂą di una dichiarazione alle agenzie stampa, segna il punto difficilmente ricusabile di una dichiarazione che è prima faccia che pensiero – chĂ© la prima è piĂą difficile da cambiare.

Oggi mi è capitato, nel fermento del dopo voto di sfiducia e per Agorà, di trovare due impietosi esempi.

Il primo riguarda i finiani. Ovvero come, nei giorni precedenti al voto, tre dirigenti di Fli dicevano avrebbero votato alla camera. Una clip un po’ impietosa sulle dichiarazioni pre-voto sulla sfiducia. E quindi c’è Urso che “noi voteremo compatti, siamo uomini liberi”, Bocchino con una felpa di “Generazione Italia” che “apprezzo il gesto delle colombe ma domani voteremo come la linea del partito perchĂ© siamo gente per bene” e Fini che azzarda un “Il gruppo di Futuro e LibertĂ  certamente non si divide, e sottolineo certamente”.

Il secondo è una discussione ciclica che ieri si è ripetuta a Ballarò: quasi un cavallo di battaglia di una compagnia di giro. Protagonisti il ministro Sandro Bondi e Italo Bocchino – dopo un paio di scambi la questione diventa il “lei” che l’uno dĂ  all’altro. La stessa identica discussione l’avevano fatta, gli stessi avversari nello stesso studio, qualche settimana fa…

13/12/2010

Io, per voi

di Antonio Sofi, alle 12:51

Toh, come passa il tempo. Scrivo di nuovo, alla vigilia di un giorno campale (o tombale) per Berlusconi, che domani chiederĂ  la fiducia al suo governo ai due rami del Parlamento. C’è poco da dire sul discorso di questa mattina al Senato. Un discorso interlocutorio, rialzato e sonnolento, buono solo per far passare il tempo e lanciare qualche amo agli indecisi (per esempio Paolo Guzzanti, unico esponente del Partito Liberale, autore del libro Mignottocrazia e grande nemico di Berlusconi – almeno fino alle aperture di questi giorni): il resto è gioco sotto la linea di galleggiamento.

Io, per voi di Makkox per Il Post

Ne approfitto intanto per segnalare questa vigna di Makkox, che non c’è altro da dire – e segnalare allo stesso tempo l’imperdibile blog del nostro su Il Post, che robe così (e non lo dico solo per vecchia amicizia; e dico questa qualitĂ  e questa quantitĂ ), di commento politico disegnato, non si vedevano da secoli in Italia.

05/11/2010

Chi influenza chi. Annozero, la generositĂ  (e i turbamenti) di B.

di Antonio Sofi, alle 13:59

Annozero, ieri. Orfano delle interviste a Ruby e Nadia Macrì (saltate per diversi motivi: e tutto il contorno sembrava un assist a vuoto), Santoro si conforta con una intervista a Emilio Fede che, pungolato da Corrado Formigli, ricorda prima e non ricorda poi date e persone. Altra clip, in studio. Niccolò Ghedini, pur se influenzato, partecipa alla trasmissione apparentemente per “contagiare” Di Pietro – che si dice immune o immunizzato. Quindi si scopre un argomento simile (e un po’ scarsuccio) tra i due pidiellini sull’affaire Berlusconi (Nunzia De Girolamo e lo stesso Ghedini): B. è generoso e il suo unico difetto vero è che non dice mai di no.
Infine ecco cosa succede se Annozero non fa Annozero – ovvero non fa i collegamenti dall’esterno: lo fanno gli altri. Da In Mezzora di Lucia Annunziata della scorsa settimana, la annozerizzazione della tv. Colpisce specie considerando che la trasmissione di Annunziata era una trasmissione basata su un faccia a faccia…

Infine un giochino cinefilo, per chiudere la settimana della moviola di AgorĂ . Ieri Berlusconi e Fini si sono parlati per la prima volta dopo mesi, davanti all’Altare della Patria (con Berlusconi che parlava, stuzzicando un Fini immobile). In molti hanno cercato di leggere il labiale (non ci sono video chiari, riportano i cronisti le parole “maggiorenne” e “incensurata”), a me è venuto un mente una scena di un meraviglioso film del 1983. “Tu mi turbi”, di Roberto Benigni.

03/11/2010

Fermati, non mi fermo.

di Antonio Sofi, alle 19:36

La puntata di ieri di Ballarò è stata una specie di melodramma politico-televisivo – un triangolo d’amore e odio incrociato e sotterraneo tra tre protagonisti politici rappresentanti di forze insieme tra le piĂą fluide e politicamente ambigue del momento.

C’è Italo Bocchino scamiciato e all’attacco, che sprizzava adrenalina e contentezza da tutti i finiani pori traditòr (di quella contentezza sovraeccitata e un po’ sborona che si ha quando si ha la sensazione di aver fatto una scelta un po’ controcorrente ma che a un certo punto sembra all’orizzonte prossimo ripagare con gli interessi); c’è Maurizio Lupi affannato e in difesa, con l’improbo ruolo di difendere il difficilmente difendibile; c’è Rosy Bindi sorniona, che giocava di fioretto in contrattacco.

Per AgorĂ  ho selezionato tre clip: nella prima Maurizio Lupi s’avventura fin dentro il territorio minato della negazione dei festini di Berlusconi – scatenando brusio in studio. Nella seconda il solito diverbio sulle interruzioni del turno di parola: in questo caso con un pizzico di aggressivitĂ  mascherato da rassicurazione (la mano sulla spalla, e sul braccio) da parte di Italo Bocchino nei confronti di Franco Bechis, vicedirettore di Libero – che accetta però tutto quasi senza batter ciglio (ed è un segnale forse anche questo). Nella terza, si sfiora lo psicodramma: Lupi osa una politica che soddisfi i bisogni altrui, anche qui scatenando il brusio del pubblico – e prima Rosy Bindi e poi Italo Bocchino gli consigliano inutilmente di fermarsi.

A riguardarlo mi è rimasto impresso quel triangolo trasversal-cattolico della terza clip, con Lupi impastoiato in impossibili spiegazioni e Bindi prima e Bocchino poi a consigliargli inutilmente di smettere.

Mi ha colpito molto quel “Stai giĂ  rendendo alla tua causa un grande servizio“, che vuol dire molte cose, a leggerle in controluce; e quella tripletta incrociata di “fermati-non mi fermo” che mi sembra dire molto di questa Italia.

29/10/2010

La mosceria del Bunga Bunga

di Antonio Sofi, alle 13:56

Sintesi sintesi ad adesso per come la vedo io?
(Dico del Bunga Bunga di cui oggi abbiamo parlato quasi nolenti ad AgorĂ  – ovviamente e prescindendo del tutto dal giudizio politico-etico-morale assolutamente negativo).

Repubblica & co, memori degli errori di forma gossippara prima del caso Noemi e poi di quello D’Addario, sono partiti con il freno tirato e con mille mani avanti: non intendiamo dire i nomi (ma che se sia chiaro il sacrificio visto che sono nomi che pesano) e non ci interessano i dettagli pecorecci. Il punto – emerge anche dalle ultime dichiarazioni – è l’abuso di ufficio e la ricattabilitĂ  del premier. Parliamo di questo, valutiamo il premier soprattutto su questo.

La risposta dall’altro campo sembra andare a segno. Con due palle nemmeno troppo effettate.

La prima è: ho aiutato una persona che aveva bisogno come farebbero tutte le persone di cuore. Che faresti tu, italiano medio, se ti dicessero che una tua conoscente è finita in prigione ed è sola e disperata e potessi tirarla fuori? – è l’argomentazione speciosa che s’evoca e che parla alla nostra panza familistica. Una palla alzata ieri en passant ad Acerra dal premier seduto accanto a Bertolaso a parlar di rifiuti, e chiusa oggi a Bruxelles: “Ci aveva raccontato una storia drammatica, era in difficoltĂ  e ho fatto una telefonata per aiutarla”.
La seconda arriva per altri canali. Un esempio è il questore dell’epoca Vincenzo Indolfi, oggi intervistato su La Stampa, che conferma la telefonata ma smonta l’ipotesi dell’abuso: alla minore nessun privilegio, da Palazzo Chigi si raccomandavano solo che venisse trattata bene.

Rimarrebbe solo la questione di Mubarak, che oggi ha aperto i giornali e si è trovato in dote una nipote in piĂą – ma è roba buona per le barzellette di Pierino.

E ora? A voler insistere (e come si fa onestamente a non?) ci sono due possibilitĂ . O si insiste sull’abuso di potere (che rischia di essere oggettivamente debole), o si ritorna sul pecoreccio del rituale africano (che rischia di riproporre lo stucchevole gioco delle parti moralisti vs bon vivant giĂ  visto nei casi precedenti). Due colpi mosci, se son solo questi.

21/10/2010

Question time. La politica che domanda, risponde, chiude le porta

di Antonio Sofi, alle 17:09

Certe volte, la politica, è costretta a rispondere. Tre momenti in video.

    1. Question time all’italiana.
    Tutti i mercoledì Rai Parlamento trasmette il Question time in diretta dalla Camera. Si tratta di domande dei parlamentari rivolte agli esponenti del governo su problematiche concrete: interventi strutturati e classici in cui raramente ci sono imprevisti e risposte a caldo. C’è sempre l’intermediazione del presidente della camera o secondi in grado.
    2. Question time all’inglese. Milliband e Cameron.
    Qui siamo nella camera dei Comuni a Londra dove si svolge il primo question time tra il Primo Ministro David Cameron e il neo leader dei laburisti inglesi, Ed Milliband. Lo spazio di azione è un “ring” con i due schieramenti disposti frontalmente e i due esponenti che si confrontano. C’è piĂą improvvisazione e sfida retorica, con partecipazione quasi da tifoseria calcistica dei parlamentari inglesi.
    3. Quando la politica non risponde (e non apre nemmeno le porte).
    Exit di Ilaria D’Amico su La7 manda un lungo servizio sulla ricostruzione aquilana. Vengono mandate in onda dei filmati girati dai partecipanti in cui il consiglio regionale abruzzese non apre le porte. Ed ecco quello che accade.

[per la moviola di AgorĂ ]

20/10/2010

Cose che non succedono. Confessioni, storie, case.

di Antonio Sofi, alle 12:30

Certe volte in Tv non succedono cose: da Di Pietro che non si alza dalla sedia trattenuto da una mano preoccupata (e Sallusti che non confessa robe di Tangentopoli, che, guarda un po’, sono tornati d’attualitĂ ) a Berlusconi che – dice Maria Luisa Todini a Ballarò – avrebbe detto a Palazzo Grazioli, riferendosi alla famosa casa di Antigua evocata da Report: “Ho questa casa ad Antigua e non ci sono mai stato!”.

Tre momenti dalla tv di ieri.

  • 1. Ballarò, i fatti non confessati. Di Pietro e Sallusti si scontrano sul documento dell’avviso di garanzia (ops, sul mandato di comparizione) rivolto a Berlusconi nel 1994 e uscito non si sa come dal palazzo di giustizia;
  • 2. Saviano e le storie non raccontate. Roberto Saviano prima in collegamento al Tg di Enrico Mentana e poi in telefonica da Giovanni Floris a Ballarò parla dei problemi del programma “Vieni via con me”, che dovrebbe comunque andare in onda l’otto novembre
  • 3. Berlusconi, Antigua e le case non abitate. Il 4% degli italiani dice che il caso di Antigua gli ha fatto vedere i bei posti in cui Berlusconi vive; Maria Luisa Todini dice di ricordare Berlusconi dire a Palazzo Grazioli che “nella casa di Antigua non ci sono mai stato”.

[Per la moviola di oggi su AgorĂ ]

16/10/2010

Anno Zero. Quattro libertĂ  alla moviola.

di Antonio Sofi, alle 11:20

Per lo spazio “moviola” di AgorĂ , trasmissione mattutina condotta da Andrea Vianello dal lunedì al venerdì su Rai Tre (spazio che cerca di raccontare la tv del giorno – o dei giorni – prima: e attraverso di essa un po’ della politica che ci capita intorno) quattro momenti dalla puntata di giovedì della trasmissione di Michele Santoro – molto attesa e molto vista.

    1) LibertĂ  di scrivere. L’appello al voto, anzi alla lettera (ma senza precise indicazioni di come fare – il che ha generato varie spontanee iniziative dal basso, anche su Facebook);
    2) LibertĂ  di leadership. Bersani paga l’essere l’unico big del parterre ospiti (Formigoni ha deciso di vestire un profilo modesto da amministratore, evitando di vestire i panni del leader nazionale). In collegamento da Faenza con le cassintegrate dell’Omsa viene “messo in mezzo” come interlocutore “istituzionale” e di governo…
    3) LibertĂ  di domanda. Le sovrastrutture di Porro e Zurlo, che fanno diventare pazzo Santoro, e lo spazio in cui non chiedere che non c’è (e sempre Bersani messo in mezzo…)
    4) LibertĂ  di canzone. Il finale canterino con Gaber. C’è un piedino di Bersani che cede al ritmo e Formigoni che completa la sua serata da “uomo di sinistra” cantando senza remore “LibertĂ  è partecipazione”.

06/10/2010

Tra i due litiganti, il terzo incomodo gode

di Antonio Sofi, alle 15:05

Quattro clip che raccontano di come il litigio in tv paga – ma spesso per chi si introfula, silenzia gli altri, bussa alla porta del vicino di casa.

    1. Urso e Bondi a Otto e Mezzo: iniziano con toni pacati ma subito aumentano i volumi dello scontro. Concita De Gregorio evidenzia come questi litigi siano il segnale del tramonto del governo. La serata finisce con Urso che dice di preferire Cacciari a Bondi, e Bondi che dice di non volere piĂą andare in trasmissioni con Urso.
    2. Il modello del litigio si travasa anche tra i cittadini. In un servizio di Ballarò si litiga sulla cetrioletta e la magistratura.
    3. Flavia Perina e Michela Brambilla sul governo. Matteo Renzi chiama in causa il ministro e Floris lo redarguisce.
    4. Porta a Porta ha una esclusiva. Il terzo incomodo in questo caso è il vicino di casa di Tulliani a Montecarlo. Le telecamere entrano “immobiliaristicamente” dentro la casa di Torta, che fa vedere il suo appartamento…

Dalla tv di ieri (Otto e mezzo, Ballarò, Porta a Porta) per la moviola di Agorà.

05/10/2010

Il riso abbonda nella bocca dei politici

di Antonio Sofi, alle 11:12

Il percorso della moviola di oggi è intorno a tre (tipi di) politiche risate – in mezzo a crisi, alluvioni e frane, di vario tipo e genere.

    1. Risata trotesca. Daria Bignardi inaugura la nuova stagione delle Invasioni Barbariche intervistando Renzo Bossi, 22 anni e 10.000 al mese, consigliere regionale lombardo. Uno dei piĂą presi in giro degli ultimi mesi, il Trota sembra essere pienamente a suo agio nel vestito “parodistico” costruito intorno a lui – e trova narcisistico piacere nell’essere, per esempio, bersaglio di scherzo telefonico da Rds (per dire delle ambizioni);
    2. Risata satirica. Oggi nasce il partito non-partito di Futuro e LibertĂ , Fini insieme a Berlusconi è l’argomento dell’ormai classico monologo di Luciana Littizzetto a Che Tempo Che Fa;
    3. Risata pagliaccesca. “Non so cosa fa un deputato. Votatemi e poi ve lo dico” – queste le parole di un candidato dello stato di San Paolo in Brasile. Si chiama Tiririca, è un pagliaccio – un pagliaccio vero – ed è stato eletto con un milione e 100 mila voti.
    (Dalla moviola della politica, 5 ottobre 2010)