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10/07/2011

Agorà e dintorni. Tv vecchia o nuova, arricchita o alla moviola, digital-popolare

di Antonio Sofi, alle 10:45

In occasione del convegno organizzato dal Corecom Lazio lo scorso 6 luglio, voluto dal bravo Francesco Soro e intitolato Vecchia Tv vs. Nuova Tv, ho buttato giù alcuni appunti/promemoria che ripropongo qui in forma di bozzolone (più bozzolo che bozza) – per provare a contrastare una specie di maledizione alla memoria corta tipica di una società ipermediatizzata (la migliore scusa che ho trovato per non dire che mi dimentico le cose) e perchè più seriamente qualcosa durante le quasi 190 puntate di Agorà (da settembre a giugno, ogni mattina) abbiamo provato a sperimentare. Nella pagina degli atti (doverosamente multimediali) del convegno ci sono interviste ai presenti e interventi più interessanti e strutturati (segnalo tra tutti quello di Alberto Marinelli).

Nuova tv vs. vecchia tv? Sempre più tv “enriched”

Nuova tv vs. vecchia tv è una contrapposizione che, se intesa come tubo catodico & palinsesto unidirezionale vs. tecnologie digitali orizzontali e on demand, perde sempre più di valore effettivo: si assottigliano le differenze, non sono ormai più da tempo due sport diversi e probabilmente nemmeno più due diversi campi da gioco.

Per esempio la rete si nutre fortemente della tv cosiddetta tradizionale o generalista, quest’ultima è spesso il luogo centrale (la piazza, l’agorà appunto) dei cittadini digitali – dove si incontrano e fanno cose. Ecco alcuni tipici momenti di incontro/scontro:

    Il commento in diretta su Twitter, Facebook o Friendfeed – che trasforma di fatto la visione solitaria della tv in una lunghissima poltrona digitale o se vogliamo in un gigantesco gruppo d’ascolto (che una volta si riunivano giusto in occasione di eventi importanti come il Festival di Sanremo e ora invece lo fanno spesso se non ogni sera, da eventi speciali come Vieni via con me o Tutti in piedi alle puntate settimanali di Annozero, Ballarò, Exit ecc.);
    La condivisione del giorno dei pezzi più emblematici sui social network. La maggior parte dei video condivisi sono (emblematico anche questo, direi) video politici, provenienti da talk politici, contenenti dichiarazioni improvvide, gaffe, litigi, uscite di scena ecc. che alimentano discussioni donanda ulteriore tempo di vita ai programmi televisivi;
    La parodia a là politics busting, in cui si stravolgono o remixano format, linguaggi, momenti e/o la creazione di prodotti video che trovano canali di diffusione dentro i social network (e spesso trovano la via d’ingresso per la tv: dai trailer “fasulli” per il processo Ruby e Pisapia ai video della Sora Cesira alle web-series anche nostrane)
    La tv come archivio informativo e repertorio probatorio per alimentare le conversazioni, e “ancorare” la memoria personale a momenti storici e condivisi, costruendo così giudizi su fatti e persone
    e così via…

Per certi versi insomma mi sembra di notare, negli ultimi tempi, una rinnovata centralità politico-sociale della televisione generalista – fenomeno in parte attribuibile all’attenzione, presenza e rilancio delle persone dentro i media digitali. Persone che, seppur non rinnegando la libertà di decidere autonomamente gli arzigogolati e crossmediali percorsi dei propri consumi informativi (e indietro non si torna su questo punto), si ritrovano spesso ad ambire luoghi comuni e condivisi a una audience più ampia di se stessi. Ovviamente non vale di default per tutta la televisione generalista, ma (credo) ci siamo capiti.

Lo studio di Agorà con Andrea Vianello. Sul widescreen una webopinionista espone da casa il cartello 'ora parliamo noi'
Lo studio di Agorà con Andrea Vianello e gli ospiti. Sul widescreen una webopinionista espone da casa il cartello 'ora parliamo noi'

D’altra parte, la tv tradizionale sempre più si apre (o dovrebbe farlo) a questi sommovimenti, includendo nei suoi format linguaggi, idee, trovate creative, contenuti e, perchè no, personaggi. Non più in una logica di contrapposizione ma di arricchimento: non più nuova tv contro vecchia tv ma una tv “enriched”, arricchita, dalle dinamiche social – che sta nei palinsesti dei canali televisivi ma, per esempio e oltre al già detto, sta anche sui social network dopo la messa in onda per chi la vuole rivedere con calma o a pezzetti…

La moviola di Agorà, digital-popolare

Proprio a questo proposito, nella convinzione che la tv oggi sia un flusso che entra e esce dalla tv e si alimenta all’interno dei media circostanti e connessi, una delle cose che abbiamo provato a sperimentare quest’anno ad Agorà è lo spazio del “Moviolone” – che curo e che è nato con l’idea di attualizzare (anche con logiche digitali) un classico della televisione nazional-popolare.

Il moviolone infatti prova a fare in tv quello che noi in quanto utenti dei social network facciamo ogni giorno online: segnalare e commentare i video più interessanti del giorno prima. Nel corso dei mesi il campo da gioco si è allargato e abbiamo finito per non fare distinzioni rispetto alla fonte del video: non solo tv ma anche web. L’importante era il significato politico, giornalistico e comunicativo del video: quanto riuscisse a “raccontare la politica al cittadino” (come da mission del programma) attraverso la sottolineatura comunicativa di momenti significativi e quanto fosse funzionale al dibattito in studio (che spesso si rinfocolava al lancio di video più o meno imbarazzanti per gli ospiti seduti, i quali dovevano giocoforza confrontarsi con prese in giro o dichiarazioni non smentibili perché televisivamente riprodotte).

Attraverso il momento del moviolone, il web è entrato dentro il talk politico di Agorà sotto forma di:

    1. Riproposizione dei video televisivi più interessanti condivisi sui social network;
    2. Attenzione ai fenomeni video “nativi” di Internet (video virali, parodie, remix, ecc.)
    3. Logica della citazione ipertestuale tipica di Internet (abbiamo segnalato senza alcuno scrupolo di concorrenza qualsiasi programma, canale e rete: Rai ovviamente, Mediaset, La7 e fonti online, dai quotidiani alle agenzie stampa multimediali fino ai singoli utenti)
    4. Ironia e alleggerimento (dall’apertura con stralci di film e commedie più o meno famosi a monologhi comici storici o recenti, ecc.)

Un mix di contenuti, modalità e fonti che appunto non ha fatto troppa differenza tra vecchia e nuova tv. Una differenza assolutamente non apprezzabile nell’uso quotidiano. Un video buono poteva venire da qualsiasi parte, in una logica di monitoraggio a 360° che comprendeva: dichiarazioni politicamente emblematiche o significative di politici; stralci o montaggi dei talk show di prima serata (con un occhio di riguardo verso la “notizia di apertura dei social network” il giorno dopo, quella che tutti avrebbero commentato ma cercando di scovare anche la “chicca” passata più inosservata); sintesi ragionata di inchieste o servizi politici, da programmi o tg; vecchie dichiarazioni d’archivio del politico di turno che attualizzate risultano imbarazzanti per il politico stesso che intanto ha cambiato idea (o è invecchiato); collezione di dichiarazioni di più politici su un singolo tema (la guerra in Libia, i ministeri al Nord, ecc.); note di colore su tic verbali e non, vestiario, comportamenti; videocronache amatoriali di citizen journalism; semi-grezzi di eventi politici pubblicati dai quotidiani online; video virali, parodie e montaggi creativi di videomaker online; ecc.

Un estratto video dal moviolone speciale dell’ultima puntata, con i tre momenti dell’anno di Agorà più votati tra redazione, facebook, blog, mail: da Sgarbi a Scilipoti a Santanchè che va via con in più il premio della critica per la migliore apparizione misteriosa, il “pulitore di vetri” – in realtà un tecnico addetto alle luci – comparso all’improvviso in collegamento da Milano)

Ancora ovviamente molto c’è da fare: ci proveremo anche nella prossima stagione. L’obiettivo è sempre quello di arricchire il programma televisivo, nei limiti di una sostanziale “irriproducibilità” televisiva delle dinamiche fluide della Rete (la domanda delle domande, cui ancora non sono riuscito a dare adeguata risposta è “Come fare a far vedere un contenuto web in tv – se questo contenuto non è un video?”) e di uno spazio tv che ha comunque le sue regole, non solo con il meglio della televisione stessa ma sempre più con il meglio della Rete.

Per approfondire
Sito web ufficiale di Agorà, profilo Facebook, Twitter (profilo + hashtag)

14/02/2011

Rock & Roll

di Enrico Bianda, alle 14:18

E’ morto come avrebbe voluto morire. O almeno è morto il giorno in cui avrebbe voluto morire. Il giorno del suo compleanno, a 53 anni. Tutti vissuti per la musica. Generosamente.

Ernesto De Pascale davanti ai suoi dischi
Ernesto De Pascale davanti ai suoi dischi

Ernest – come lo chiamavo io – De Pascale, l’avevo visto l’ultima volta un anno fa: era venuto a cena a casa, e se c’era una cosa che amava forse quanto la musica era la cucina. Gli brillavano gli occhi come ad un concerto degli Steely Dan, faceva una smorfia goduriosa, e se nel mentre lo stereo suonava qualcosa che amava, o che lo incuriosiva, beh, l’avevi conquistato.

L’ho frequentato per qualche anno, e per un periodo sono stato spesso a casa sua, di fronte ad un’immensa parete di vinili, e si ascoltava musica, bevendo un caffè, sopratutto la mattina. Lui parlava sempre, mille progetti, recensioni, presentazioni, articoli, riviste, fotografie.
Ieri un comune conoscente, mentre si vegliava il suo corpo, ha detto semplicemente che Ernesto era un professionista, come pochi ce ne sono nel mondo della musica in Italia oggi.

Per lui la musica era una missione, e sopratutto lo era aiutare e promuovere i giovani talenti, o anche coloro che forse talenti non erano, ma amavano la musica e ci volevano provare. Per loro aveva un sacro rispetto. La passione giovanile per lui non si era mai sopita, e se la scorgeva in qualcuno, anche il più scapestrato dei musicisti, lo rispettava. Era una cosa molto bella e commovente.

E poi amava alla follia incontrare musicisti: vedere la musica. E se si trattava di farsi anche un’ora di palestra a New York, che per lui non era proprio agevole, lo faceva: beh, lo faceva perchè era quello il modo di incontrare Lou Reed. E rubargli un’intervista. Negli anni ha regalato a Webgol altre storie: la nota più profonda dell’universo, un reportage da Celebration, la città perfetta, un ricordo di Ray Charles e un post doppio (prima e seconda parte) sul 1980 – a pretty wild year.

Ecco, credo che Ernesto abbia incontrato tutti, ma davvero tutti quelli che valeva la pena incontrare – e tutte le storie che valeva la pena raccontare ci ha raccontato. Grazie.

28/10/2009

Atzechi zumpappà

di Antonio Sofi, alle 02:41

Ho perso il conto. Negli ultimi cinque anni i post in cui ho scritto di Diego Bianchi fanno quasi una categoria a parte, una specie di Zoreide: dal video a Les Blog ai pdf sul Grande Fratello, dal falso d’autore delle cronache olimpiche alle quasi 40 puntate di Tolleranza Zoro.

Mi lega a lui amicizia e dajismo, e cantarne troppo le lodi non è cosa di gusto. Ma oggi Diego compie 40 anni, e un post di auguri, nella Zoreide qui dentro, su Webgol, ci sta. (il titolo incomprensibile è ovviamente un omaggio ai tipici suoi)

30/08/2009

Il listone di fine estate (mi rifiuto di usare «staycation»)

di Enrico Bianda, alle 18:57

Ora così a memoria non mi sembra che su queste pagine si sia mai fatto una cosa tipo “ho letto questo libro ve lo consiglio, ho viaggiato qui andateci, uso questo cellulare” eccetera eccetera. Ma quando hai passato tutto agosto a lavorare e qualche giorno tra un turno e l’altro l’hai trascorso a casa a fare quello che i giornali oggi chiamano «staycation» spuntano come foruncoli sul viso di un adolescente le voglie di dir finalmente qualcosa (e ogni tanto mi appoggio, da buon adolescente, ai video di YouTube).

Ho guardato spesso su Youtube il corto Hotel Chevalier, prologo al film The Darjeeling Limited, che è un cortometraggio ambientato in una stanza d’albergo in Francia, dove si consuma la fine di un amore. C’è Natalie Portman e questo basterebbe. Spassoso e tenero, perfetto. Anche per l’estate, ma andrebbe meglio d’autunno. E secondo me, che sono un ottimista, non si consuma la fine di un amore, ma al contrario, si accetta il fatto di non poter stare lontani.

Se c’è una cosa che ho capito è che l’America si capisce bene, o meglio, se si ascoltano i Wilco. E’ una band che ascolto ormai dal lontano 2001, o 2002, a partire da un album trovato per caso e ascoltato molto, intitolato Yankee Hotel Foxtrot. In Italia sono passati a suonare nel 2007 a Torino per il festival Traffic. Sono molto bravi, fanno rock con qualche venatura folk, sono completamente americani, hanno nel DNA la storia della musica popolare, non sono country, anzi, non mancano incursioni rumoristiche, dovute probabilmente a Nels Cline (chitarrista sperimentale notevole) o a Jim O’Rourke, che con loro ha suonato per due dischi. Da poco si trova in giro anche Ashes of American Flags, DVD di una lunga tournée nel cuore degli USA. Anche questo ha fatto l’estate, e con lui l’ultimo CD intitolato semplicemente WILCO.


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05/05/2009

Compleanno biodiverso

di Antonio Sofi, alle 07:20

Il compleanno ai tempi del social network diffuso – me ne sto rendendo conto – è cosa tempestosa, assai diversa dalla calma piatta del blog. Dove l’antica tradizione dei cavoli propri in pubblico si onorava però con una certa ritrosa discrezione, scrivendolo tra le quattro mura di un post da cui difficilmente sarebbe uscito (spesso era anche un test di lettura, e serviva per fare tana al lettore meno assiduo: che magari leggeva dopo dieci giorni e aveva perso l’appuntamento con gli auguri nei commenti).

In pochi anni il panorama comunicativo di questa parte abitata del web è cambiato, ci sono nuove piazze affollate e caciarone come Facebook e Friendfeed, con modalità comunicative quasi-live, linee di commenti sfalsati, e tanto di cartelloni lampeggianti che ti avvisano anche quando è il genetliaco della zia di un tuo vecchio compagno di scuola.

Ci sono mille modi biodiversi per fare gli auguri, e riceverli.
C’è insieme meno gusto, e molto molto più gusto.
Vabbè la sto facendo lunga, ma oggi compio gli anni – e volevo comunque scriverlo prima qua, nel caro vecchio blog ormai vestigia della comunicazione che fu.

(pare siano 34 ma non ricordo: andrò a controllare su Facebook sperando che menta) :)

17/09/2008

Bias-high e noise reduction. Thurston Moore e i mixtape in Ticino.

di Enrico Bianda, alle 17:00

Le più diffuse: le TDK. Quelle che a me piacevano di più: le Maxell. Erano scure, nere, pesanti. Non ho mai sopportato invece le cassette trasparenti, uscite negli anni 90, che facevano un rumore di plastichina fragile. Mentre quelle un poco più vecchie sentivi che tintinnavano le piccole viti, minuscole, e davano un senso di sicurezza e di perennità  – davano l’idea che la musica non sarebbe mai scivolata via.

Cassetta TDK
Cassetta audio TDK, via Wikipedia

Il mio primo nastro non è stato un mixtape: è stata la registrazione di Bella ‘Mbriana di Pino Daniele. Deve essere ancora nascosta da qualche parte in casa di mia madre. Dopo non mi fermai più. Ricordo ancora con un groppo allo stomaco (e al cuore) il momento in cui si aprì una discussione con mio padre (una figura molto legata ai miei mixtape). Era giunto il momento di comprare un porta cassette da viaggio: una piccola valigetta che conteneva una quindicina di nastri, raccolti in una sorta di rastrelliera di plastica nera, il tutto dentro un buccia verde con una chiusura a scatto color rame. La ricordo perfettamente perché anche lei è dentro un cassetto nella vecchia casa dove sono cresciuto.

Sono solo alcuni ricordi che scaturiscono ormai senza più controllo da quando ieri sono passato in libreria a comprare un libro di Thurston Moore, chitarrista e compositore dei Sonic Youth. Si intitola Mix Tape, lo pubblica ISBN e ha un sottotitolo che mi ha fatto venire i brividi: l’arte della cultura delle audiocassette.

Lo sfoglio e trovo decine di piccoli ricordi di personaggi bizzarri passati alla storia e ancora in piena attività nel mondo della musica. E arrivo ad una prima conclusione, radicale. Chi, negli anni ’80, pur avendone la possibilità, non ha mai fatto i nastroni, non ha mai amato la musica veramente e non la amerà mai. Punto.

Il momento della realizzazione di un nastrone (o mixtape come dice Moore) era un momento di totale creatività. Lo ricordo bene. Non arrivava a caso. Era sempre o un mercoledì pomeriggio (che non andavo a scuola) o un sabato pomeriggio. Devo dire che un nastrone nasceva prima in testa, lo elaboravo con calma a scuola, segnando con la biro sui quaderni le successioni dei brani. Giunto il momento di produrre la cassetta occorreva andare a comprare il nastro giusto (Maxell) e raccogliere i dischi, tra i miei e tra quelli di amici. Mi sedevo davanti all’impianto di casa, cuffie e pacco di vinili 33 e 45 giri. C’era da calcolare il tempo, per farci stare la selezione giusta.

Cassetta audio vista dall'interno, via Wikipedia

Poi veniva il momento della copertina. Il fratello di un mio caro amico era di qualche anno più grande di noi, invidiatissimo. Aveva già una discoteca tutta sua: dischi e cemento, intendo. Sotto casa con luci stroboscopiche e tutto quanto, compreso un poster del film Inferno di Dario Argento, e qualche inopportuna scritta inneggiante agli Emerson Lake & Palmer. Lui le copertine le faceva utilizzando i separatori colorati dei raccoglitori. Un cartoncino perfetto. Li tagliava a misura ed incollava sul dorso della cassetta un filo di pagina quadrettata: era lo spazio per il titolo del mixtape. Davanti, la vera copertina era di solito un fotografia ritagliata o addirittura un collage. Faceva dei nastri fantastici. Ne ho uno suo, ancora, che ho mandato in pensione da poco: un nastro che raccoglieva qualcosa di Laurie Anderson e di Robert Wyatt.

Lo scambio di nastri era un modo per conoscersi. Per capire chi fossimo. E per farci scoprire. Soprattutto dalle ragazze. Insomma come dice Jim O’Rourke in questo magnifico documento della memoria, i mixtape si facevano praticamente solo per le ragazze. E spesso si sbagliava. Io sbagliavo spesso. Solo ora ho capito che Godfathers e Dinosaur Jr. non erano i gruppi giusti per interessare una ragazza. O forse non lo erano in Ticino, chissà.

15/09/2008

Blogfest bagnata eccetera

di Antonio Sofi, alle 16:12

Solo per ringraziare Gianluca e Ilaria per il mazzo che si son fatti ad organizzare la Blogfest. Nonostante il tempo impietoso è andato tutto per il meglio, e con un evento spalmato su tre giorni e multiforme come questo non era per niente facile.

Blogfest
Blogfest sotto i portici

Poi è successo che due miei amici, ché bene me li scelgo, mi abbiano più o meno costretto ad andar sul palco a ritirare i loro premi, che ho riposto in un luogo consono a loro – consono ai miei amici, non ai premi che son santi come tutto ciò che viene dalle persone che votano.

Post e foto non mancano – anche se in effetti “Flickr dopo eventi simili dovrebbe essere blacklistato per legge” (cit). per il resto, sempre per dirla con Massimo, e come al solito “troppe cose assieme”.

Dopo il continua a leggere c’è un pezzullo divulgativo uscito oggi su Dnews.eu (anche scaricabile dal sito).

Prima del continua a leggere, però, un abbraccio forte ad altri due miei amici (questa volta davvero me li son scelti bene) che sabato sono convolati a giuste nozze dajiste, e che erano belli come dovrebbe esser proibito per legge: Alfredo e Mariangela.

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23/07/2008

Kinder pre-olimpica e le vittorie facili che non spaventano

di Antonio Sofi, alle 07:42

Prossimi giorni sarò a Kinder, la colonia estiva di Condor, trasmissione radiofonica di Radio Due condotta da Luca Sofri e Matteo Bordone – sotto il “Monte Rosa che incombe solenne e particolarmente innevato” e dove, dice chi sa, di notte è consigliato il maglione di lana. Qui l’intenso programmino, con tanta bella gente.

Mancano un po’ di attività agonistiche, per essere una colonia estiva che si rispetti. Dice la leggenda che lo scorso anno ci provarono, ad organizzare una partitella ma i blogger preferirono l’ozio e la ginnastica dei polpastrelli.

Kinder, la colonia estiva di Condor
Il manifesto di Kinder

Ci saranno molti amici, che mi farà davvero piacere rivedere. Forse farà un veloce salto anche Enrico Sola, maestro di politica geek (e viceversa), che mi ospiterà a Torino, insieme all’amico Giorgio Gianotto, per una tappa di avvicinamento e chiacchiera digitale. Ivi vi sarà anche, forse chissà, semi-clandestina, la prima riunione in esilio (ovvero fuori Roma) della Fondazione Daje, dopo l’atto di nascita in quel di Matera: Diego è intenzionato a sfidare qualsiasi altra fondazione, corrente, partitino, associazione, scuola di pensiero forte o debole che sia a qualsiasi sport olimpico riconosciuto – tranne il Badminton (metto il mio veto solenne da ideologo: mi sta sulle scatole). Alfredo, avvezzo alle logiche stringenti da real politik, ha concordato: “Tanto non accettano ed è 2 a 0 a tavolino”. Abituati come siamo alle sconfitte, le vittorie facili non ci spaventano.

04/05/2008

Mi sa che mi ci vuole un daje collettivo

di Antonio Sofi, alle 23:25

Nella più pura e antica tradizione blog dei cavoli propri in pubblico: oggi compio 33 anni.

(update del 7: mi sono accorto solo ora che l’orologio del blog va indietro di un’ora. Io ho pubblicato a mezzanotte del 5 maggio, e lui me l’ha pubblicato come alle 23 del 4 maggio. Il mio compleanno è il 5, era abbastanza chiaro, ma per i posteri, e sempre in onore all’antica tradizione blog, ecc. ecc. E ne approfitto per ringraziare tutti, i daje augurali più belli del mondo)

07/04/2008

Abitare gli inter/mezzi (e fare in modo che siano ricchi)

di Antonio Sofi, alle 07:40

Il convegno sull’editoria digitale? Pieno di ottimi spunti (vedi le riflessioni di Luca De Biase).

A me sono rimasti due concetti da maneggiare.

Uno: “arricchimento dell’esistente” (enriched reality?). I processi digitali come capaci da una parte di rendere più dense ed espressive le opportunità comunicative, dall’altra di far emergere molteplici domande di conoscenza nel vecchio destinatario del messaggio che destinatario non è più. E anche l’editoria deve muoversi nella direzione di una editoria enriched: dai libri digitali che ormai chiamare semplicemente ebook è quasi limitante, alle potenzialità crossmediali del giornalismo nell’interpretazione della realtà.

Due: “inter/mezzi”. Intesi come media sempre più ibridi e ibridati; come metafora generazionale di noi popolo-di-mezzo, nè-carne-nè-pesce, bloccato a metà di una frattura epocale digitale/non digitale (questo continuo cambiamento); come la necessità che all’interno di questa inesplicabile frattura, si trovi il modo di rendere coabitabile lo spazio conteso tra due forze cangianti, come nelle dune di Piscinas – inter-mezzo ventoso in cui l’ecosistema spiaggia e l’ecosistema macchia mediterranea hanno trovato il modo di tendersi la mano.

Le trasmissioni riprenderanno il prima possibile, di Tostoini
Le trasmissioni riprenderanno il prima possibile, di Tostoini

Nelle prossime due settimane, per vari e continui spostamenti, l’aggiornamento di Webgol sarà molto limitato – il poco tempo credo lo dedicherò a Spindoc alle prese con l’ultima settimana di campagna elettorale. La vignetta di cui sopra l’ho sottratta alla splendida Tostoini.

Update.

  • [9 aprile 2008]. Essere Marco Ghezzi per un pomeriggio. Al suo posto a presentare il nuovo libro di Marco Massarotto, Internet PR: Vivaio Riva, via Arena 7, Milano, a partire dalle 18.30.
  • [11 aprile 2008] Roma. Da Marco Montemagno a Sky Tg24 “Reporter diffuso“.

22/02/2008

Genetliaco babbione: cinque anni di Webgol.it

di Antonio Sofi, alle 20:36

Ho verificato. E ora non posso non segnalarlo.
In effetti, come tutti quelli di una certa età, il mio blog si è dimenticato il suo compleanno.

(che era qualche giorno fa, di cinque anni fa, e qui era tutta prateria)

Magari qualcuno vorrà fare gli auguri a ‘sto blog babbione, ché a lui basta poco per farlo contento.

(e saluto gli amici che stanno al Barcamp di Torino, dove ahimè non potrò essere domani – i quali però potrebbero pucciare in suo onore un crostone nella bagna cauda, o fare ciao-ciao con la manina)

25/12/2007

La casa di Quiff. Buon Natale a tutti i lettori di Webgol.it

di Antonio Sofi, alle 08:25

Casa (buon natale) di Cius per Webgol.it

Grazie a Cius per questa dolcissima tavola che ci ha voluto regalare dopo aver letto questo pezzo sul Natale a misura d’uomo (forse e finalmente).

La bella tavola di Fabrizio è anche una scusa per augurare un sereno e umanissimo Natale ai lettori di Webgol.it – che mi verrebbe di abbracciarli tutti (ma mi dicono che ancora, via internet, non si può).

30/07/2007

Piccole soddisfazioni

di Antonio Sofi, alle 11:29

(screenshot acchiappato oggi alle 11.17, dalla home page di Blogbabel, particolare della classifica dei primi 10 blog italiani non commerciali)

Screenshot da it.blogbabel.com, 30/07/07 ore 11.17

Giusto il pretesto per comunicare che Webgol si assenta per qualche giorno.
Se spuntano fuori post in questi giorni, è la meritoria funzione di post posticipato di wordpress, non è il blog che s’è animato di vita propria e ormai addestrato come un anti-spam scrive da solo (ma sarebbe bello).

P.s.: è ora online anche l’ultima puntata di Quinta di Copertina della stagione, che va in pausa alla puntata n° 277. Si riprende a fine agosto/primi di settembre, con qualche novità.

03/05/2007

User Generated Joke. Per solutori più che abili.

di Antonio Sofi, alle 22:25

Incroci obbligati

Da non crederci: Webgol conquista gli incroci obbligati destinati a solutori più che abili nel n. 3915 della Settimana Enigmistica.

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05/03/2007

I 4 anni di webgol.it e i blog nel campo giornalistico

di Antonio Sofi, alle 23:55

Me lo son fatto passare sotto le mani, il genetliaco del vecchio caro Webgol. Che ha compiuto qualche giorno fa ben quattro anni. Tanti, accidenti.

Ne voglio festeggiare il compleanno pubblicando in pdf con licenza creative commons un mio saggio uscito un annetto fa in “Il Campo giornalistico“, un testo collettaneo a cura di Carlo Sorrentino edito da Carocci, 2006.

Per scaricarlo
Un nuovo giornalismo s’intreccia nella Rete: l’informazione nell’era dei blog” (pdf, 321 kb)

Breve abstract
Utilizzando il concetto di campo derivato dal pensiero di Bourdieu, il mio obiettivo era cercare di capire come il fenomeno dei blog si posizionasse all’interno del campo giornalistico allargato, in termini di autonomia (risposta: sì), e eresia (risposta: sì, anche se sempre di meno). Il fenomeno dei blog, soprattutto all’inizio, si è definito come fenomeno autonomo e eretico rispetto alle logiche dell’informazione tradizionale. Grazie ad alcune caratteristiche fondanti: personalizzazione, passione, fiducia, trasparenza e capacità di aprirsi all’esterno tramite i link. E proprio queste caratteristiche hanno prodotto un allargamento del campo giornalistico, e tre ipotesi di formati giornalistici più o meno ibridi e frequentati: giornalismo diffuso (in situazioni di emergenza), giornalismo residuale, e approfondimento collaborativo. Questi allargamenti, però, non significano alcuna “fine” del giornalismo tradizionale – a maggior ragione perché non tutti i blog sono o vogliono essere giornalistici. Anzi il giornalismo ha la possibilità concreta di riprendersi quella centralità sociale e interpretativa che sembrava un po’ aver perso negli anni; laddove cresce la complessità informativa, cresce anche il bisogno di sistemi esperti che forniscano mappe orientative dotate di senso.

L’indice

1. Internet, blog e campo giornalistico
1.1. Blog e blogosfera

2. I blog tra eresia e autonomia
2.1. Da audience a network
2.2. Passion-driven journalism
2.3. Criteri di notiziabilità blog
2.4. Personalizzazione, fiducia, trasparenza

3. Tre ipotesi di lavoro: giornalismo diffuso, giornalismo residuale, approfondimento collaborativo
3.1. Giornalismo diffuso: emergenza, quando il blog diventa testimonianza
3.2. I blog come produttori di giornalismo residuale
3.3. Approfondimento collaborativo

4. Una rimediazione giornalistica

Avrei anche in animo di farne una versione riveduta e corretta (e aggiornata, alcuni passaggi risentono dell’anno trascorso), e diffonderla sempre da qui, e con licenza creative commons. Qualsiasi suggerimento, consiglio, nota a piè di pagina è ben accetto, via commenti o via mail. :)

Link: Il campo giornalistico: l’informazione nell’era dei blog