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Post archiviati nella categoria '(ir)reality'

28/11/2006

Sul web (non) va in onda il bullismo

di Antonio Sofi, alle 19:34

Segnalo il mio piccolo contributo divulgativo -un po’ modificato – sul tema del bullismo e delle nuove tecnologie, uscito oggi sui quotidiani del gruppo epolis (e molto si è scritto in Rete sull’argomento, e senza temere confronti con altri media quanto a quantità e qualità – impossibile segnalarli tutti, se non con una chiave di ricerca su Technorati)

Sul web va in onda il bullismo.
Sembra essere questo, ad oggi, il risultato del dibattito sui filmati di bullismo scolastico diffusi negli ultimi giorni on line. E al pari di una fiction di prima serata, anche per la Rete s’evocano bollini rossi e censure, controlli serrati e divieti tecnologici. Tutto nasce dal caso del filmato in cui quattro studenti di una scuola di Torino maltrattano un compagno affetto da autismo (e offendono assieme a lui tutti i ragazzi Down).

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22/11/2006

Il bullismo e il senso delle proporzioni

di Antonio Sofi, alle 22:04

Alla fine l’onda (mediatica) è montata. Lenta ma inesorabile. E dopo il caso del video di bullismo dello Steiner di Torino, è bastata qualche sessione di ricerca su Google Video o You Tube per trovarne di simili: dal video del ragazzo con la pistola fasulla a minacciare il suo docente, a quello dei giornali prima lanciati poi usati per incartare la testa di un povero professore (teacher-wrap, per chi coglie la facile battuta).

Il senso delle proporzioni.
Il semplice fatto che video del genere esistano non stupisce chi conosce internet e soprattutto ha il senso delle proporzioni della sua vastità e dei suoi meccanismi, basati sulle intenzioni di ricerca e non sulle imposizioni broadcast.
Ma ha probabilmente prodotto in molti l’impressione che internet sia uno immenso ricettacolo di varie e sconsiderate pazzie.
Il bullismo va in onda su internet! – esattamente come fosse un prime time su Rai Uno.

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14/11/2006

Il “si sa ma si dice” del bullismo digitale

di Antonio Sofi, alle 18:10

bullismoQuel video, shock necessario: è il titolo del bel pezzo di Vittorio Zambardino sul caso del video del giovane ragazzo down molestato dai compagni, diffuso su Google Video (ora rimosso, e – pare – girato in una scuola di Torino). Da questa storia, ampiamente commentata in questi giorni, è vagamente emersa una sorta di condanna verso le nuove tecnologie. Come nel caso dell’associazione Vividown che ha ben denunciato la presenza del video e che per parola del suo avvocato dichiara “Chi rende disponibili immagini al pubblico su Internet deve essere in grado di controllarne il contenuto”, prendendosela di fatto con Google per il mancato controllo.

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10/11/2006

Barbara Scifo e l’ultimo squillino

di Antonio Sofi, alle 15:17

squillinoCome degna conclusione della telenovela degli squillini (per chi volesse qui tutti i post scritti sull’argomento, qui il piccolo case study che ne è uscito fuori), segnalo una mia intervista su Apogeonline a Barbara Scifo, ricercatrice dell’Università Cattolica di Milano, che ha scritto un bel saggio dal titolo “Culture mobili. Ricerche sull’adozione giovanile della telefonia cellulare“, da cui tutto partì – quantomeno quanto al mio piccolo interesse all’argomento.

Il titolo dell’intervista è «Ma il telefonino resterà un telefonino».

Pur non parlando per tutto il tempo di squillini (per carità, ma la tentazione era tanta!), nella chiacchierata emergono alcuni spunti, credo, interessanti sugli aspetti sociali dell’uso della telefonia mobile, soprattutto da parte degli adolescenti – vero banco prova, beta tester, facitori di successi e insuccessi di simili tecnologie socializzanti. Anche perché non tutto è per forza convergenza e compagnie telefoniche.

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30/10/2006

Reality show, gli stage dell’azienda tv

di Antonio Sofi, alle 22:12

Grande FratelloAncora i reality show. Ne stiamo scrivendo da un po’. Qualche settimana fa scrivevo (un po’ contestato) che in fin dei conti, i reality show sono narrazioni particolari in cui buona parte di attrattività è da attribuirsi alla possibilità di completamento partecipativo di chi guarda. Una partecipazione cognitiva che scimmiotta quella dei videogiochi. Guardare e completare è una cosa sola: fossi stato io al loro posto (in quella casa, in quell’isola, in quella situazione) mi sarei comportato in un altro modo. Avrei bestemmiato. Gridato. Mangiato con le mani. Provatoci nascosto dalle coperte, o rintuzzato facendo finta di niente, che in amore vince chi scappa. Eccetera.

Ma si può anche provare a partecipare in prima persona.

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26/10/2006

I poteri ultraterreni del conduttore di reality (e non solo)

di Antonio Sofi, alle 09:09

Leonardo, sulla sua dependance di Piste, è sinceramente preoccupato che qualcuno, nell’Isola dei Famosi, si faccia male: “Mi sembra che in quella trasmissione non ci sia più nessuno adulto e responsabile”.

“Uno dei problemi della tv italiana – scrive Leonardo – è che tendiamo a dare troppa importanza al conduttore. Veramente troppa importanza. Se azzecca una trasmissione, diventa un Papa. Ma un Papa sul serio: non solo si prende i meriti di tutta la produzione, ma gli vengono improvvisamente conferiti dei poteri ultraterreni”. Un Papa o un imperatore – con poteri da pollice verso e pollice su (e dove medici o psicologi sembrano averne di meno, di margine per agire).

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25/10/2006

Lo stile di Porta a Porta e i reality show

di Antonio Sofi, alle 17:33

Ieri sera m’è capitato per caso di dare un’occhiata alla puntata di Porta a Porta dedicata ai reality show.

Bruno Vespa, conduttore di Porta a PortaHo cancellato alcune righe in cui cercavo di argomentare perché Porta a Porta è un brutto programma. Dico in generale, nel format e nei contenuti – e usando, appunto, un gentile eufemismo. Le ho cancellate perché credo che sia del tutto self-evident. Porta a Porta, specie quando prova ad addentrarsi in argomenti ritenuti generalmente futili, diventa una sorta di acceleratore quantico di banalità. Un domino inarrestabile di luoghi comuni, che ammazzerebbe un Léon Bloy in gran forma, continuamente istigato da un Bruno Vespa che, non appena (santo sciopero!) riesce a liberarsi dalle costrizioni stilistiche dell’argomento serioso, sbraca e gigioneggia come non volesse davvero mai fare altro. Perfetto nel suo ruolo di direttore d’orchestra di suonerie polifoniche preimpostate (gli ospiti-degli-argomenti-leggeri).

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24/10/2006

Pupe e Secchioni, siamesi saprofiti

di Antonio Sofi, alle 10:43

La pupa e il secchione“Dal reality di Italia 1 è nata una nuova creatura mediatica: nessuno funziona senza l’altro”. Così inizia l’articolo di Gianluca Nicoletti su La Stampa, dall’evocativo titolo “Pupe e Secchioni, uniti come siamesi da qui all’eternità tv“. Nicoletti, che della trasmissione è stato anche affatto trascendentale esponente della giuria, scova un interessante taglio interpretativo al reality che si è concluso ieri sera, con la vittoria (meritata) della coppia Rosy-Sala.

Non già, infatti, cosa ne è stato di loro (funzione orfico-scopica? voyeurismo guardonesco? mimetismo da transfert sfigato dello spettatore medio alle prese con l’accumulo retinico di bellezze stratosferiche e intoccabili?): ma cosa ne sarà di loro, pòrelli.

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21/10/2006

Il prossimo papa sarà un blogger

di Antonio Sofi, alle 06:50

Cardinal Sean P. O'MalleyUn cardinale americano, Seàn P O’Malley, arcivescovo di Boston, apre un blog. Il pretesto è tra i più classici: un viaggio. Un viaggio a Roma, dieci giorni nello scorso settembre.

Il blog, per il cardinale Seàn, è quindi un modo per raccontare in prima persona (con tanto di copiose foto) la “meravigliosa esperienza di vivere a Roma e in Italia”. Non mancano le classiche considerazioni dell’americano in visita in Italia che riflette sulle differenze culturali tra i due paesi: in Italia si lavora meno, ci si gode più la vita, si fa una cosa chiamata “weekend”, addirittura ci si ferma per “pranzo” (tra virgolette) a mangiare. Si scoprono, però, anche cose curiose: il bancomat del Vaticano, per esempio, ha le istruzioni in latino. Altro che lingua morta! Il blog cardinalesco (che, nota curiosa, pubblica sotto il copyright dell’Arcidiocesi di Boston), dopo i primi giorni di reporting giornaliero from Italy, si è stabilizzato, nel classico calo d’entusiasmo del neo-blogger, sui ritmi di un post a settimana, il venerdì: una sorta di lungo sermone dall’evangelico titolo “Sharing Wonderful News This Week“.
Alleluja.

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19/10/2006

Reality e videogiochi, lo stesso risvolto della stessa medaglia

di Antonio Sofi, alle 09:44

Ceccherini suqalificato all'Isola dei FamosiSono in sistematico ritardo di alcune segnalazioni (me le segno qui: Giachetti e le rassegne stampa, e il giapponese servo-padrone in Barbagia), ma faccio passar avanti, per amor di tema del mese, una riflessione di Aldo Grasso, il miglior critico televisivo italiano (subito dopo, ma staccato di poco, c’è Dave).

Sui reality show, scrive Aldo Grasso sul Magazine del Corriere della Sera, in edicola oggi, in un articolo dal titolo: “La turbolenza del palinsesto”:

La stessa percezione della realtà è messa in crisi: realtà o reality? Il reality è nato per sancire il definitivo distacco della tv dal mondo dello spettacolo e il suo approdo risolutivo nel mondo della realtà. Prima per andare in tv, bisognava possedere un mestiere, aver fatto gavetta. D’un tratto, invece, è sufficiente esibire il proprio modo di vivere, fingere di essere se stessi. Il reality appare così fastidiosamente ‘vero’ che molti credono che rappresenti la ‘realtà’ e si indignano non poco per le mancate aderenze della vita televisiva alla vita vera. I dabbene si lamentano molto del reality e continuano ad invocare una tv che ci mostri la realtà. Non sanno, o non vogliono sapere, però, che nel mondo alla rovescia (quello scardinato, ritardato, incendiato dai pompieri) l’unica finestra aperta sulla realtà è solo quella dei reality. Nei quali i morti di fama (ex presentatori, ex sportivi, ex attori, ex qualcosa) sia i neofiti dell’esserci tentano disperatamente di uscire dalla ‘fascia grigia’, l’intercapedine che sta tra il mondo dei professionisti e quello dei dilettanti allo sbaraglio, tra le luci della ribalta e l’anonimato della quotidianità.

So non essere il punto di Grasso, che lo riporta per distinguo, eppure mi stupisce ogni volta la prevalenza della chiave interpretativa “produttiva”: c’è qualcuno che astutamente mette in scena dei neofiti o degli ex-qualcosa morti di fama per il popolo bue che spesso crede che sia quella la realtà. E’ il teorema de il-mio-vicino-è-popolo-bue che ha sempre inficiato gli studi sugli effetti dei mass media.

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16/10/2006

La porno pupa e il porno secchione

di Enrico Bianda, alle 23:35

Il porno è ingombro, straripante, di morte dei sentimenti.
Martin Amis

L’unico pericolo di guardare la pornografia e che potrebbe farti venire voglia di guardarne ancora.
Gore Vidal

La Pupa e il SecchioneIn questi giorni sono andato a vedere che cosa succedeva dalle parti di La pupa e il secchione. Ammetto che alimento da una vita un certo senso dell’estetica voyeurista, ed effettivamente il programma, felicemente definito da Edmondo Berselli irreality show (anche se io lo definirei iperreality show), aiuta a tener buona questa mia effervescenza.

Ho quasi sempre snobbato tutti i programmi del genere reality: se accadeva che mi fermassi era solo perché ero attratto dai rapporti che si venivano a creare tra rinchiusi. Rapporti che di disegnano nel racconto del reality seguendo le regole della seduzione de-eroticizzata della pornografia. La pupa e il secchione ripercorre fedelmente i topos della narrazione standard della pornografia, riprendendo caratteri e sublimazione delle pulsioni maschili, o machiste.

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12/10/2006

I reality show e l’autenticità da frazione di secondo

di Antonio Sofi, alle 00:01

Tutto quello che fa male ti fa bene, di Steven JohnsonÈ ormai pratica diffusa prendersela con i programmi televisivi che mettono in scena realtà (più o meno) spontanee. Una continua esibizione di volgarità che esonda anche nei talk show ai margini dei reality: come dimostrano i recenti casi di litigi mandati in onda per amore di share.

I reality sembrano essere la somma perversa di tutti i mali: istigano all’esibizionismo svergognato, indulgono in una rappresentazione stereotipata dei ruoli sociali, propongono modelli d’interazione basati sulla competitività a tutti i costi. Non solo. In linea con la tipica differenziazione dei prodotti di un’economia di mercato, i reality si sono negli anni moltiplicati a dismisura, al fine di toccare le molteplici corde di molteplici pubblici.

E dalla gente comune del primo Grande Fratello, si è passati al coinvolgimento di personaggi più o meno famosi (ovvero il piacere consolante di cogliere il vip di turno nei momenti di sbracata umanità).

Ma i reality sono davvero il prodotto più becero e diseducativo della cultura popolare?

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11/10/2006

Il ceto medio è un (ir)reality show

di Enrico Bianda, alle 14:05

Vedo una giovane donna guidare una Toyota RAV4 nel traffico, inveire gesticolando, smoccolando dal finestrino con grinta portuale, in uno sfavillio Cartier mentre alla radio l’ascolto è fisso su Laura Pausini o Michele Zarrillo.

Intanto uno stralunato autista dell’autobus fermo alla rotonda parla al telefonino con il collega sindacalista. Il Quotidiano Nazionale nelle edizioni locali appoggiato sul cruscotto ampio e nero, accanto ad una madonna immacolata che guarda e protegge. Si intrufola nel traffico la rampante cronista della TV locale, agguerrita e pronta a fare il proprio servizio su disservizi e tasse. Una figura retorica si fa strada nella sua testa e in tutti quelli che stanno intrappolati attorno alla rotonda maledetta. Un triangolo delle Bermuda urbano, da quando sono sorte implacabili al posto dei vecchi semafori hanno trasformato i viali in un libro di Jules Verne: ci vorrebbe il Nautilus per superare la barriera di macchine mormoranti.

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10/10/2006

La politica che mente sapendo di mentire

di Lorella Cedroni, alle 00:05

[Lorella Cedroni insegna, tra le altre cose, Scienza Politica alla Sapienza di Roma, e ha scritto vari saggi sul linguaggio, sulla comunicazione e sulla rappresentanza politica. Per noi è un onore ospitarla. Buona lettura. as]

I can't believe it anymore!, foto di Fabio SabatiniMenzogne, bugie, balle, chiamatele come volete, in tutte le lingue possibili e immaginabili, ma non illudetevi di poterne uscire illesi. Esse sono il motore della politica, la linfa della storia, il succo della cronaca e il cuore dell’economia. Per aver sventato una menzogna politica la folla è insorta a Budapest contro il premier socialista ungherese che avrebbe ingannato con spregiudicatezza e spudoratamente gli elettori – deridendoli, per di più.

Si sa, di bugie, fandonie, “bullshit” come direbbero gli americani con un linguaggio più forte ispirato al turpiloquio (si veda il saggio filosofico di Harry G. Frankfurt) – si nutrono le campagne elettorali dei paesi democratici, la comunicazione politica, l’informazione.

Il politico “bugiardo” – come suggeriva Hannah Arendt nel suo Verità e politica (or. 1968) – “E’ un attore per natura; dice ciò che non è perché le cose siano differenti da ciò che sono – e cioè vuole cambiare il mondo”.
Qualche volta lo fa in buona fede. Ma spesso “sa” di mentire.

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09/10/2006

(Ir)reality show. Il fascino discreto della bugia (e della verità)

di Antonio Sofi, alle 22:09

Inauguriamo oggi il nuovo tema (mensile o quasi, di solito si sfora).
Il titolo è (ir)reality show. Il fascino discreto della bugia (e della verità).

Ho in caldo uno straordinario pezzo di Lorella Cedroni sulla menzogna politica, che pubblicherò domani (e con la quale mi scuso pubblicamente per averlo posticipato di troppi giorni), qualcosina sui reality show (come rappresentazione simil-porno o sfida cognitivamente evoluta), un pezzo di Enrico alle prese il fantomatico e fin troppo evocato “ceto medio”, ecc. ecc.

E poi, come al solito (il bello di queste monografie blog), quello che viene, o quello che succede, o quello che si trova in giro, o quello che si sviluppa nei commenti, o quello che.