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	<title>Webgol, a cura di Antonio Sofi &#187; (ir)reality</title>
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	<description>Web, politica, giornalismo</description>
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		<title>Paese? Reale? Cronachette minime da Sanremo.</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Feb 2010 16:50:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Sofi</dc:creator>
				<category><![CDATA[(ir)reality]]></category>
		<category><![CDATA[Musica]]></category>
		<category><![CDATA[Televisione]]></category>

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		<description><![CDATA[[Non so nemmeno io come sono finito a Sanremo. Ho colto al volo l'invito di Diego, che si stava muovendo rivierasco a raccontar con la telecamera l'evento nazionalpopolare per eccellenza, e ho scelto di staccare un paio di giorni da una cosa politica cui sto lavorando da un po' di tempo - e ogni volta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><font size="-2">[Non so nemmeno io come sono finito a Sanremo. Ho colto al volo l'invito di <a href="http://zoro.blog.excite.it">Diego</a>, che si stava muovendo rivierasco a raccontar con la telecamera l'evento nazionalpopolare per eccellenza, e ho scelto di staccare un paio di giorni da una cosa politica cui sto lavorando da un po' di tempo - e ogni volta mi dico di scriverne e ogni volta mi falla di farlo (lo farò presto). Ieri ho scritto  e scattato un po' di foto: un po' accorgendomi che sempre più o meno di politica si tratta - e a prescindere dal dopofestival pd. as]</font></p>
<h3>Prima fermata. L&#8217;imbarazzo.</h3>
<div class="img alignnone size-thumbnail wp-image-3694" style="width:225px;">
	<a href="http://www.webgol.it/wp-content/uploads/sanrebbe_01.jpg"><img src="http://www.webgol.it/wp-content/uploads/sanrebbe_01-225x300.jpg" alt="Ore 18.24. Dopo il concerto del Piotta" width="225" height="300" /></a>
	<div>Ore 18.24. Dopo il concerto del Piotta</div>
</div>C&#8217;è il concerto del Piotta sul tetto scoperto di un autobus promozionale, davanti a 30 spettatori attirati da lattine gratis. Finito il concerto, sopra una macchina d&#8217;epoca salgono così, a freddo, alle 18.24 di un pomeriggio tiepido, in una piazza di sanremo antistante all&#8217;Ariston, due cubiste spaesate e le note di una musica disco<em> (foto a lato, clicca per ingrandire)</em>. Le vecchine sedute a prescindere sui muretti si trovano in un attimo e senza preavviso una doppia coppia di cosce che si dimenano a un metro di distanza. Una bimba bellissima passa col padre, le guarda per 20 secondi con gli occhioni sgranati e poi dice, a voce alta ma come parlando tra sè &#8220;che brutto!&#8221;.</p>
<h3>Seconda fermata. L&#8217;Ariston.</h3>
<div class="img alignnone size-thumbnail wp-image-3709" style="width:225px;">
	<a href="http://www.webgol.it/wp-content/uploads/sanrebbe_02.jpg"><img src="http://www.webgol.it/wp-content/uploads/sanrebbe_02.jpg" alt="Ore 19.04. Davanti al Teatro Ariston" width="225" height="300" /></a>
	<div>Ore 19.04. Davanti al teatro Ariston</div>
</div>Se la foto accanto fosse un video, in sottofondo si sentirebbe vario continuo urlettio giovane <em> (foto a lato, clicca per ingrandire)</em>. Proprio davanti ai poliziotti e ai carabinieri impettiti e in par condicio a guardia feroce dell&#8217;ingresso del teatro, oggetto dell&#8217;interesse urlante è Massimo Ranieri intervistato da La Vita in Diretta &#8211; la vera tritatutto del festival (&#8220;Hanno sette inviati&#8221;, sibilava un giornalista Rai, &#8220;sette&#8221;). </p>
<h3>Terza fermata. Pizzini</h3>
<div class="img alignnone size-thumbnail wp-image-3718" style="width:300px;">
	<a href="http://www.webgol.it/wp-content/uploads/sanrebbe_03.jpg"><img src="http://www.webgol.it/wp-content/uploads/sanrebbe_03.jpg" alt="Ore 19.13. Davanti al pullman di Radio Norba, esce Malika" width="300" height="225" /></a>
	<div>Ore 19.13. Davanti al pullman di Radio Norba, esce Malika</div>
</div>Malika è ospite di Radio Norba e del pullman marchiato Sapori di Puglia. Appena esce un gruppetto di bimbine armate di pizzini l&#8217;attornia e lei s&#8217;inginiocchia gentile &#8211; nel mentre un suo accompagnatore le copre il collo con un leggero foulard (della stessa trama delle scarpe). </p>
<h3>Quarta fermata. Nel frattempo&#8230; </h3>
<div class="img alignnone size-thumbnail wp-image-3717" style="width:225px;">
	<a href="http://www.webgol.it/wp-content/uploads/sanrebbe_04.jpg"><img src="http://www.webgol.it/wp-content/uploads/sanrebbe_04.jpg" alt="Ore 19.32. Nella sede del Pd. Accanto, per equo bilancio, c'è la foto di Moro" width="225" height="300" /></a>
	<div>Ore 19.32. Nella sede del Pd. Accanto, per equo bilancio, c'è la foto di Moro</div>
</div>Nella sede del Pd c&#8217;è il poster di una nuova promessa in concorso.</p>
<h3>Quinta fermata. Entree.</h3>
<div class="img alignnone size-thumbnail wp-image-3716" style="width:225px;">
	<a href="http://www.webgol.it/wp-content/uploads/sanrebbe_05.jpg"><img src="http://www.webgol.it/wp-content/uploads/sanrebbe_05.jpg" alt="Ore 20.25. La passerella impellicciata" width="225" height="300" /></a>
	<div>Ore 20.25. La passerella impellicciata</div>
</div>Il pubblico pagante deve obbligatoriamente fare la passerella per entrare, tra un centinaio di popolo che cerca il vippe scrutando le pellicce di provincia e gode quando qualcuno, sbalancato dagli sguardi laterali che son vento, inciampa sulle canaline tv. Straniante. </p>
<h3>Sesta fermata. Alla ricerca dell&#8217;alternativa.</h3>
<div class="img alignnone size-medium wp-image-3752" style="width:225px;">
	<a href="http://www.webgol.it/wp-content/uploads/sanrebbe_061.jpg"><img src="http://www.webgol.it/wp-content/uploads/sanrebbe_061-225x300.jpg" alt="Ore 21.30. Il principe! Il principe!" width="225" height="300" /></a>
	<div>Ore 21.30. Il principe! Il principe!</div>
</div>Gente che s&#8217;incontra durante la ricerca di un ristorante con tv e partita della Roma (invece del festival di Sanremo: ricercaimpossibile e fantozziana &#8211; come trovare un cineforum russo durante la finale dei mondiali). È il retro dell&#8217;Ariston, dove passano gli artisti. Gran strombazzo monarchico di macchine, il principe! Il principe! Ello s&#8217;appopola e s&#8217;agita, con fascia marchiana sul braccio, quindi s&#8217;infila in macchina <em> (foto a lato, clicca per ingrandire)</em>. Si ferma dopo 5 metri, un trio di ragazza lo ferma e lo sfida a scendere dalla macchina per una foto. Il traffico si ferma e intanto dal posto di dietro uno dei suoi detta ad una del trio, telefonino in mano, il codice per salvarlo con il televoto. </p>
<h3>Settima fermata. Cortocircuito</h3>
<div class="img alignnone size-thumbnail wp-image-3714" style="width:300px;">
	<a href="http://www.webgol.it/wp-content/uploads/sanrebbe_07.jpg"><img src="http://www.webgol.it/wp-content/uploads/sanrebbe_07.jpg" alt="Ore 23.10. Cortocircuito" width="300" height="225" /></a>
	<div>Ore 23.10. Cortocircuito</div>
</div>Diego che pianta telecamera addosso a Blob che pianta telecamera addosso a Giletti, in uno stallo mediale <em>(foto a lato, clicca per ingrandire)</em>. </p>
<h3>Ottava fermata. Dolce vita.</h3>
<div class="img alignnone size-medium wp-image-3761" style="width:225px;">
	<a href="http://www.webgol.it/wp-content/uploads/sanrebbe_081.jpg"><img src="http://www.webgol.it/wp-content/uploads/sanrebbe_081-225x300.jpg" alt="Ore 24.10. Corona e Belen" width="225" height="300" /></a>
	<div>Ore 24.10. Corona e Belen</div>
</div>L&#8217;uscita dal ristorante di Corona e Belen, con conseguente inferno paparazzo e salita sulla porsche attorniato dar popolo che lo istiga: &#8220;Investili tutti!&#8221;<em> (foto a lato, clicca per ingrandire)</em>.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Per favore non mordermi sul collo /2. Come un riccio di mar.</title>
		<link>http://www.webgol.it/2009/07/04/per-favore-non-mordermi-sul-collo-2-come-un-riccio-di-mar/</link>
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		<pubDate>Sat, 04 Jul 2009 16:53:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enrico Bianda</dc:creator>
				<category><![CDATA[(ir)reality]]></category>
		<category><![CDATA[Cibo e dintorni]]></category>

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		<description><![CDATA[[Leggi il prologo] L’Italia appare, e forse lo è davvero, felice. Anzi direi spensierata. Non lo detto io. L’ho solo pensato. A scriverlo, bene, è stato Francesco Piccolo (L&#8217;Italia spensierata). L’Italia è il paese dove allegramente, vestiti in modo colorato, un figlio ed un padre, di qualsiasi parte, con ombrellone sotto il braccio e secchiello, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><font size="-2">[Leggi il <a href="http://www.webgol.it/2009/06/30/per-favore-non-mordermi-sul-collo-prologo/">prologo</a>]</font></p>
<p>L’Italia appare, e forse lo è  davvero, felice. Anzi direi spensierata. Non lo detto io. L’ho solo pensato. A scriverlo, bene, è stato Francesco Piccolo (<a href="http://www.laterza.it/schedalibro.asp?isbn=9788842079187">L&#8217;Italia spensierata</a>). L’Italia è il paese dove allegramente, vestiti in modo colorato, un figlio ed un padre, di qualsiasi parte, con ombrellone sotto il braccio e secchiello, cappellino spavaldo, asciugamano e Gazzetta, passando accanto ad un ginepro, sferzano un colpo didattico, di ombrellone, che ferisce perennemente la pianta. Siamo così, un po’ goffi, un po’ cialtroni, un po’ furbi, un po’ sfortunati, ma spensierati.</p>
<p>Ecco, ci scorre quest’Italia davanti agli occhi e non riusciamo a distinguere la realtà dalla finzione, chi è chi e che cosa fa, quando lo fa? Così come accade nel mondo dei vampiri, che <a href="http://www.webgol.it/2009/06/30/per-favore-non-mordermi-sul-collo-prologo/">dov&#8217;è la verità</a>? </p>
<p>Questo continuo slittamento tra mondi che non corrono più paralleli, tra soglie che si sovrappongono, si è palesato una sera all’improvviso, di fronte a me, in un ristorante della costa toscana. Ottimo ristorante, grande fritto di calamari, mistico antipasto di crudi, annebbiato dall’ingresso di una compagnia di giro di replicanti. Ecco la cronaca, dai toni epici.</p>
<p>Il tavolo si compone di tre coppie, arrivano alla spicciolata, si conoscono da poco, compagnia estemporanea, dadaista. </p>
<ul>
<li>In formazione “processionarie del fusillo zucchine e gamberetti”, si siede per prima la coppia “<strong>Taranta della lucchesia</strong>”. Lei, in abito nero, maniche a sbuffo, plissettate come il sipario del Teatro di Buti (che non è un teatro di tradizione giapponese), maniche ingovernabili, che per non affondare nel sugo occorre l’intervento di un macchinista. Lui, camicia bianca Robespierre, amido Nevada, quasi Tifone Guglielmina, orologio Ostrica, dentro si sente un ticchettio lontano, ombroso.</li>
<li>Seconda coppia, &#8220;<strong>Rumba dell’Ardenza</strong>” guidata da un trombettista pirotecnico orchestra Fulgor Y su Pronipotes di Guadalajara, apertura sul petto depilato, rosso tutto, anche gli occhi, iniettati di sangue. Capelli Nero lucido, tirati indietro, consistenza del bianchetto in fricassea. Lei in canottiera Kevlar tenuta stagna, contiene a stento una sesta pompata dalla simmetria imbarazzante.</li>
<li>Terza coppia, “<strong>Faccetta nera come un riccio di mar</strong>”, guidata da Donna Assunta settant’anni fa, cofana <a href="http://www.webgol.it/2008/01/03/i-mullet-e-la-capigliatura-dissonante-yet-to-come/">mullet</a> biondo rossastro, tenuta su con la salamoia delle alici, che fa pendant con uno scampo, succhiato occhieggiando al compagno dell’amica. </li>
</ul>
<p>Sono tra noi, sono tra noi. Non ho smesso di osservarli, convinto si trattasse di una puntata di Uomini e donne, sezione “Madri coraggio”. Maria de Filippi non serviva ai tavoli, ma chiamava la tombola, da dietro il bancone del pesce fresco. Uscendo, i tre SUV parcheggiati tra i cipressi erano sicuramente i loro, mezzanotte si avvicinava, i vetri anneriti, d’impulso ho pensato a Christine, la macchina infernale, ma i cofani erano freddi, d’un freddo cadaverico.</p>
<p><em>(2, continua)</em></p>
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		<title>Photoshoppare la guerra</title>
		<link>http://www.webgol.it/2009/01/15/photoshoppare-la-guerra/</link>
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		<pubDate>Thu, 15 Jan 2009 16:45:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Sofi</dc:creator>
				<category><![CDATA[(ir)reality]]></category>
		<category><![CDATA[Fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[Giornalismi]]></category>

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		<description><![CDATA[Proprio in questi giorni discutevo di come il nome di un software di grafica (nel caso specifico &#8220;Photoshop&#8220;) sia di fatto diventato sinonimo di &#8220;fotoritocco&#8221;. Di una foto troppo bella, si dice sempre più spesso: è &#8220;photoshoppata&#8221;. Sopra la foto originale, sotto quella pubblicata su Il Giornale (via FPA e Mantellini) A monte ovviamente alligna [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Proprio in questi giorni discutevo di come il nome di un software di grafica (nel caso specifico &#8220;<em>Photoshop</em>&#8220;) sia di fatto diventato sinonimo di &#8220;fotoritocco&#8221;. Di una foto troppo bella, si dice sempre più spesso: è &#8220;photoshoppata&#8221;. </p>
<div class="img alignnone size-full wp-image-2193" style="width:359px;">
	<img src="http://www.webgol.it/wp-content/uploads/fakegiornale.jpg" alt="" width="359" height="330" />
	<div>Sopra la foto originale, sotto quella pubblicata su Il Giornale (via FPA e Mantellini)</div>
</div>
<p>A monte ovviamente alligna il concetto stesso di <em>fotoritocco</em>, operazione fino a pochi anni fa ammantata di sintomatico mistero e fuori dalla portata dei non professionisti della chimica, da relativamente poco diventato di uso comune, pienamente popolarizzato nel gergo e nella pratica al rimorchio della prepotente diffusione della fotografia digitale*. </p>
<p>Non certo per fare di questa nuova tecnica pratica culturale, però, che i fotoeditor de <strong>Il Giornale</strong> hanno pubblicato due foto chiaramente ritoccate (o &#8220;tarocche&#8221; o &#8220;photoshoppate&#8221;) delle operazioni militari a Gaza. Una il 30 dicembre 2008, l&#8217;altra il 5 gennaio di quest&#8217;anno. </p>
<p>Alle foto originali sono stati aggiunti elicotteri in volo, razzi in fase di lancio e tutto l&#8217;armamentario della iconografia (oserei dire cinematografica) della guerra spettacolo. Scrive <strong>Matteo Bergamini</strong> in una <a href="http://www.fotoinfo.net/articoli/detail.php?ID=743">lunga e dettagliata analisi</a> sul sito della Associazione Italiana Giornalisti dell&#8217;Immagine «[Il Giornale] <em>ha “arricchito” arbitrariamente le fotografie eliminando gli elementi che riteneva “di disturbo” e aggiungendo elementi estranei alla situazione reale, facendo un’opera di fotomontaggio che attiene all’illustrazione e non alla cronaca. Tutto ciò senza avere il pudore di dichiararlo e tentando di cammuffarlo con didascalie descrittive ma fuorvianti</em>». In più non è stata citata la fonte, nè la didascalia originale, né – ovviamente – vi era alcuna indicazione del fatto che la realtà fotografica era stata alterata. </p>
<p>Il tutto <a href="http://www.fotogiornalisti.eu/fpa/newsDett.asp?Id=95">è stato documentato</a> con ampie prove prima-e-dopo dalla <strong>FPA</strong> (Fotoreporter Professionisti Associati) e ripreso da molti altri (<a href="http://sdz.aiap.it/notizie/10867/IT">SocialDesigZine</a>, <a href="http://www.wittgenstein.it/2009/01/14/la-cavalcata-delle-valchirie/">Wittgenstein</a>, <a href="http://www.mantellini.it/?p=6247">Mantellini</a> e altri). </p>
<div class="img alignnone size-full wp-image-2202" style="width:300px;">
	<img src="http://www.webgol.it/wp-content/uploads/fakegiornale2.jpg" alt="" width="300" height="386" />
	<div>La foto ritoccata de Il Giornale. Da Fotoinfo</div>
</div>
<p><strong>Paolo Ferrandi</strong>, nell&#8217;annotare la scarsa cultura dell&#8217;immagine del giornalismo italiano e non certo per assolvere, <a href="http://giornalismoparma.typepad.com/paferrobyday/2009/01/ne-uccide-pi%C3%B9-photoshop.html">suggerisce l&#8217;unica scusante</a> possibile &#8220;<em>tanto mica era una foto. Era un infografico</em>&#8220;. Peccato che non fosse specificato da nessuna parte che di infografico si trattava. <strong>Gennaro Carotenuto</strong> inoltre <a href="http://www.gennarocarotenuto.it/5486-le-foto-su-gaza-di-ap-che-il-giornale-ha-manipolato/">segnala</a> che l&#8217;Ordine dei Giornalisti di Milano si occuperà del fatto – e sinceramente spero che venga una condanna chiara di queste pratiche ambigue di manipolazione delle immagini di reporting giornalistico. La fiducia di chi legge nella veridicità di cio che è pubblicato è il vero unico <em>core business</em> del giornalismo così come lo conosciamo – carta o non carta, Internet o non Internet. </p>
<p>Personalmente applaudo all&#8217;attività di <em>watch-dog</em> delle due associazioni di settore (Fotoreporter Professionisti Associati e Associazione Italiana Giornalisti dell&#8217;Immagine nel caso specifico – ignoro ne esistano altre). E&#8217; un bell&#8217;esempio di come dovrebbero funzionare le cose: le associazioni di settore fanno le pulci all&#8217;attività dei colleghi al fine di far rispettare le regole del gioco, preservando così la qualità reale e percepita del proprio campo professionale. Senza le tipiche ambiguità intrallazzanti e piene di scusanti così tipicamente italiane. </p>
]]></content:encoded>
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		<title>Famolo strano sul ballatoio. Riflessioni sull’isola del feticismo</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Dec 2008 14:21:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enrico Bianda</dc:creator>
				<category><![CDATA[(ir)reality]]></category>
		<category><![CDATA[Televisione]]></category>

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		<description><![CDATA[L’altra sera è andata in onda una puntata di Anno Zero che portava un titolo un po’ ammiccante, “Reality e politica: l’isola di Obama”, ed era in gran parte dedicata alla vittoria di Vladimir Luxuria nell’ultima edizione dell’Isola dei famosi, reality di successo che proprio quest’anno ha sfiorato i 9 milioni di spettatori nell’ultima serata, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L’altra sera è andata in onda una puntata di Anno Zero che portava un titolo un po’ ammiccante, “<strong><a href="http://www.annozero.rai.it/category/0,1067207,1067115-1081342,00.html">Reality e politica: l’isola di Obama</a></strong>”, ed era in gran parte dedicata alla vittoria di <strong>Vladimir Luxuria</strong> nell’ultima edizione dell’<em>Isola dei famosi</em>, reality di successo che proprio quest’anno ha sfiorato i 9 milioni di spettatori nell’ultima serata, quella della premiazione.</p>
<div class="img aligncenter size-full wp-image-2003" style="width:432px;">
	<img src="http://www.webgol.it/wp-content/uploads/luxuria.jpg" alt="" width="432" height="287" />
	<div>Il cast dell'Isola dei Famosi 2008</div>
</div>
<p>La puntata della trasmissione di <strong>Michele Santoro</strong> è stata, credo, molto interessante, anche perché ha svelato in parte i limiti interpretativi del fenomeno <em>reality</em>, messi in particolare rilevanza dalla presenza “eccessiva” di Luxuria – che Liberazione ha addirittura avvicinato <a href="http://www.adnkronos.com/IGN/Edicola/?id=3.0.2745692804">associato ad Obama</a>, o che – tra i tanti commenti – una come <strong>Norma Rangeri</strong>, critica televisiva del Manifesto ha giudicato «donnetta da ballatoio». </p>
<p>L’interrogativo di base della trasmissione di Santoro è stato: <em>ma è stata la televisione ad impossessarsi di Vladimir o è stata lei a prendersi la televisione</em>? In altri termini: chi ha normalizzato chi? Alla vincitrice sono andati – mi pare di aver capito – 600.000 televoti, che ne hanno decretato la vittoria tra cascate di coriandoli e lacrime scintillanti. Questi televoti rappresentano qualcosa? Un segnale, una nuova attenzione alle questioni dei diritti civili (lavoro, amore, sesso, pari opportunità,) di gay, lesbiche e transgender? </p>
<p>La cosa è andata avanti per un po’, così, su questi livelli, tra un occhione vellutato di <strong>Belen</strong> e la barba sfatta di <strong>Fabrizio Rondolino</strong> con il pile nero coi peli del gatto (per carità, va bene intellettuale, ma ‘na camicetta pulita ce l’avrà pure Rondolino, o no?) e alla fine mi sono addormentato. Ah, c’avevo un pollo alla diavola con patate arrosto che non hanno aiutato, è vero. Di seguito due piccole riflessioni.</p>
<h3>Il reality come (velleitario) strumento politico</h3>
<p>Usare un reality per condurre battaglie politiche e culturali è velleitario. Perché il televoto non è valido succedaneo del voto (o dei sondaggi scientifici) e perché luoghi come l’Isola dei famosi rappresentano dei mondi autoreferenziali, con regole e automatismi propri, inattaccabili. Un circuito chiuso che ha bisogno di <em>freaks</em>, se ne nutre, li espone e li usa, fino alla fine. </p>
<p><img src="http://www.webgol.it/wp-content/uploads/luxuria1.jpg" alt="" title="" width="432" height="357" class="alignnone size-full wp-image-2011" /></p>
<p><strong>Vladimir Luxuria</strong> è un bisogno del meccanismo televisivo, da esporre come bestia rara. E’ sicuramente vero che in tutto questo lei è riuscita a restare integra, sincera, e che in forza di questa coerenza ha vinto. Il personaggio ha una sua carica civile molto forte, nobile, necessaria. Ma dentro quel meccanismo serve altro. E lei aveva altro da offrire. Lei stessa, come trans. </p>
<ul><em>Anche Vladimir è stata nelle regole, ha investito nella necessità del reality di disporre di casi umani: le gemelle con il naso lungo, il mago con la diarrea, il playboy che si fotte la vecchia ricca, l’ex divetto del cinema con la barba intellettuale, il portiere in mobilità, l’aristocratica cicciona messa stecchetto, la bella sudamericana con lo sguardo un po’ intelligente, e così via.</em></ul>
<p>Lo sforzo del reality peraltro è quello di <em>ostentare normalità attraverso l’estremo</em>, mischiando i piani e le voci tra vip e poveri sfigati in cerca di notorietà. In tutto questo il voto a Vladimir Luxuria ha rappresentato la vittoria del <em>famolo strano</em> come sintesi del nostro bisogno, come pubblico votante. E ancora una volta occorre distinguere tra meccanismo televisivo tritasassi e personalità integra della vincitrice. Sono due piani distinti, difficilmente sovrapponibili, per questo l’ipotesi di un uso politico della televisione viene meno. In questo caso, ancora una volta, la televisione ha vinto, o stravinto.</p>
<h3>Il reality come pornografia (feticista)  dei sentimenti</h3>
<p>L’ulteriore punto che credo possa essere interessante credo sia l’idea di una televisione che <em>pornografizza</em> i sentimenti. </p>
<blockquote><p>“Il feticismo è intriso di inautenticità. Perciò anche l’onestà può diventare un feticcio, specialmente nell’epoca dell’inganno.” </p></blockquote>
<p>Riprendendo un bel saggio della psicoanalista <strong>Louise J. Kaplan</strong>,  intitolato “<a href="http://www.erickson.it/erickson/product.do;jsessionid=315937B3EFCDF44708BE77065E44D3F1?categoryId=35&#038;id=1567">Falsi Idoli. Le culture del feticismo</a>”, ci troviamo di fronte ad una strategia del feticismo – che mettendo in scena l&#8217;intimo ha una sua dimensione pornografica – ma che espone in primo luogo, sacralizzandoli, gli oggetti del desiderio. Che a loro volta assumono la forza del desiderio derivando dalla normalità/quotidianità. </p>
<p>Messi nelle condizioni di reclusione, i protagonisti dell’Isola si lasciano andare ad istinti naturali, che si traducono, ai nostri occhi, in istinti normali; vengono per così dire decontestualizzati – fuori dalla televisione, dalle pagine dei calendari, dai settimanali di gossip, dai lussuosi night estivi – per scendere nella polvere del comportamento umano.</p>
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		<title>Poco rassicurante. La Nuova Squadra in tre scene.</title>
		<link>http://www.webgol.it/2008/11/12/poco-rassicurante-la-nuova-squadra-in-tre-scene/</link>
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		<pubDate>Wed, 12 Nov 2008 11:30:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enrico Bianda</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Televisione]]></category>

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		<description><![CDATA[Scena prima, Dottor House. Rassicurazioni Ristorante luganese, Svizzera, pranzo con collega colto, musicista, pianista, amante di Chopin, sa tutto quello che è necessario sapere sul pianoforte e sui più grandi esecutori. Il ristorante si presta a piacevoli pause pranzo lontano dalla famosa mensa freak della radio per la quale lavoro. Si entra insieme, i saluti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3>Scena prima, Dottor House. Rassicurazioni</h3>
<p>Ristorante luganese, Svizzera, pranzo con collega colto, musicista, pianista, amante di Chopin, sa tutto quello che è necessario sapere sul pianoforte e sui più grandi esecutori. Il ristorante si presta a piacevoli pause pranzo lontano dalla famosa mensa <em>freak</em> della radio per la quale lavoro. </p>
<p>Si entra insieme, i saluti sono per lui che è cliente fisso a pranzo, io mi accodo ogni tanto e sto in scia. Al tavolo di fronte entrando sta un americano, vive qui da una trentina d’anni, si occupa di banche o qualcosa del genere, legge l’International Herald Tribune, con uno scarto rapido estrae da una cartella di cuoio di rarefatta bellezza una decina di DVD: terza serie <strong>Doctor House</strong>, sussurra. Il mio ego sempre colpevole si rasserena.</p>
<p><img src="http://www.webgol.it/wp-content/uploads/dottorhouse_b.jpg" alt="" title="" width="450" height="150" class="alignnone size-full wp-image-1859" /></p>
<h3>Scena seconda, Un posto al sole e non solo. Malattie</h3>
<p>Ora, è vero che sono un po’ malato di televisione, anzi, malato di <em>serial</em>, soprattutto americani, e la lista sarebbe lunga. <strong>Doctor House</strong> appunto, ma anche, in rapida successione, <strong>Nip &#038; Tuck</strong> (maledetto), <strong>Californication</strong> (troppo brevi gli episodi), <strong>Grey&#8217;s anatomy</strong>  (partecipo commosso), <strong>Dexter</strong> (amore recente, ancora da inquadrare), e poi indietro <strong>X Files</strong> (ridotto a commossa schiavitù), le prime <strong>ER</strong> e la lista potrebbe pure fermarsi qui. </p>
<p>Da ormai quasi undici anni, poi, seguo con serenità apparente anche <strong>Un posto al sole</strong>, e già ho detto, <a href="http://www.webgol.it/2007/03/12/un-posto-al-sole-feuilleton-tra-impegno-e-digestione/">sempre da queste pagine</a>, della mia devozione pre-cena al rito propiziatorio quotidiano che tanto mi rassicura. </p>
<h3>Scena terza, La Nuova Squadra. Legittimazioni</h3>
<p>Ho letto da poco che la seconda serie de <a href="http://www.lanuovasquadra.rai.it/"><strong>La Nuova Squadra</strong></a>, prodotto di magnifica fattura e così poco compreso, che segue una quasi decennale epopea de <strong>La squadra</strong>, sarebbe in crisi di ascolti. Il prodotto in questione è probabilmente uno dei rari casi di innovazione televisiva per quello che riguarda la produzione seriale in Italia. Con un’eredità pesante come la prima serie occorreva cambiare radicalmente. Ad un anno dal debutto posso tranquillamente dire che quanto va in onda il mercoledì su Rai3 in prima serata è quanto di meglio si possa trovare in giro per il genere poliziesco. Ottimi attori, storie dure e corrette, fin troppo realistiche, scritte bene, con una buona caratterizzazione dei personaggi, e una Napoli disperata e luminosa, fatta a strati, d’improvvisa luce per poi piombare nel buio di grotte e cunicoli.</p>
<p><img src="http://www.webgol.it/wp-content/uploads/nuovasquadra.jpg" alt="" title="" width="450" height="150" class="alignnone size-full wp-image-1862" /></p>
<p>E forse è proprio questa la ragione della crisi d&#8217;ascolti: poco ruvido e rassicurante cameratismo, troppo dolore, inattaccabile verosimiglianza e quel sapore di eccesso oltre i limiti. Proprio quello che normalmente amiamo nei prodotti americani, se italiano ci spaventa? Intanto, il mercoledì, so che guardare. </p>
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		<title>Se è vero non c&#8217;è gusto. Il falso d&#8217;autore di Zoro.</title>
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		<pubDate>Tue, 26 Aug 2008 17:26:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Sofi</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Blog]]></category>
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		<description><![CDATA[E alla fine arriva il post che toglie il sipario all&#8217;esperimento agostano di Diego Bianchi, di cui mi son fatto sponda consapevole e divertita in queste settimane olimpiche (uno e due). In sintesi: Zoro non è mai stato a Pechino, inviato infiltrato in Casa Italia &#8211; e i suoi resoconti dalla Cina sono stati scritti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E alla fine arriva <a href="http://zoro.blog.excite.it/permalink/508969">il post che toglie il sipario</a> all&#8217;esperimento agostano di Diego Bianchi, di cui mi son fatto sponda consapevole e divertita in queste settimane olimpiche (<a href="http://www.webgol.it/2008/08/10/zoro-tse-tung-inviato-ombra-a-pechino/">uno </a>e <a href="http://www.webgol.it/2008/08/23/zoro-argento-e-bronzo-unaltra-olimpiade-e-possibile/">due</a>). </p>
<p>In sintesi: Zoro non è mai stato a Pechino, inviato infiltrato in Casa Italia &#8211; e <a href="http://zoro.blog.excite.it/archive/category/Mia_cara_Olimpia">i suoi resoconti dalla Cina</a> sono stati scritti dall&#8217;Italia: un misto mirabile di cronaca indiretta, racconto, cesello e goliardia.<br />
Ecco <a href="http://zoro.blog.excite.it/permalink/508969">come li spiega lui</a>:</p>
<blockquote><p>Leggendo, vedendo, tifando, smanettando in rete, inventando e ricomponendo sono usciti fuori i pezzi che forse avete letto, pezzi che ho scritto cercando di seguire un solo criterio guida: l&#8217;inviato vede cose che davanti alla tv non si vedono. E&#8217; per questo che l&#8217;hanno inviato all&#8217;inviato, e queste sono le cose che dovrebbe raccontare. Pare banale, ma pochi, al dunque, sono stati i racconti di queste Olimpiadi che mi rimarranno veramente impressi e il motivo, banalmente, è che tanti di quei servizi li avrebbe potuti realizzare chiunque, seduto davanti alla tv, ne avesse avuto la voglia. E così ci ho provato.</p></blockquote>
<p>Vittorio Zambardino, in un <a href="http://zambardino.blogautore.repubblica.it/2008/08/26/il-falso-dautore-di-zorolimpico/">bel pezzo</a> che racconta dell&#8217;esperimento ai lettori di Repubblica.it, tira fuori paragoni importanti, con i ragazzi della beffa Modigliani. Io, giusto per differenziarmi, dico che hanno un sapore antico, racconti così &#8211; una lenzuolata di parole senza uno straccio di immagini più o meno in movimento. Un sapore <em>salgariano</em>, che sa di esotico e sconosciuto: un lontano che ancora tale è, nonostante il mondo piccolo e le mille luccicanti medialità. </p>
<p>Con in più la capacità di stare attaccato all&#8217;attualità, di giocare con gli stilemi del giornalismo de noantri e ravanare, grazie al Web, nelle pieghe disadorne del non raccontato, del possibile, del verosimile. Un feuilleton in salsa blog &#8211; e quasi in presa diretta. Scrive Vittorio: «<em>Fattuale come un giornalista, informale come un blogger, è riuscito a mescolare gli stili e a creare un’aura di realtà. Poi alla fine del gioco ha detto ai suoi lettori che erano polpette di maiale. E alla fine gli ha detto che era un brodetto: ha scritto tutto da Cupra Marittima, al mare. Tien an men per lui è uno stabilimento sull’Adriatico</em>».</p>
<p>E alla fine ha ragione Diego quando scrive: «<em>So perfettamente che la prima volta che qualcuno m&#8217;invierà veramente a qualche evento sportivo, il primo commento sarà: &#8220;era meglio quando t&#8217;inventavi tutto&#8221;</em>». Se è vero non c&#8217;è gusto. Applausi.</p>
<p><font size="-2">Leggi: <a href="http://zoro.blog.excite.it/archive/category/Mia_cara_Olimpia"><strong>Mia Cara Olimpia</strong></a>, tutti i resoconti dalla Cina Cuprense di Zoro</font></p>
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		<title>Zoro, argento e bronzo. Un&#8217;altra Olimpiade è possibile?</title>
		<link>http://www.webgol.it/2008/08/23/zoro-argento-e-bronzo-unaltra-olimpiade-e-possibile/</link>
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		<pubDate>Sat, 23 Aug 2008 15:36:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Sofi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Altro che la pindarica Emanuela Audisio, lo storiografico Gabriele Romagnoli, il Beppe Severgnini nazional-popolare. Niente a che vedere con le fiacche emozioni della televisiva Rai, arrivata al termine delle olimpiadi di Pechino con le borse sotto gli occhi, l&#8217;acido lattico alle ginocchia e le idee fuori tempo massimo. Ben lontano dalla calciofilia estrema dei quotidiani [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Altro che la pindarica <strong>Emanuela Audisio</strong>, lo storiografico <strong>Gabriele Romagnoli</strong>, il <strong>Beppe Severgnini</strong> nazional-popolare. Niente a che vedere con le fiacche emozioni della televisiva Rai, arrivata al termine delle olimpiadi di Pechino con le borse sotto gli occhi, l&#8217;acido lattico alle ginocchia e le idee fuori tempo massimo. Ben lontano dalla calciofilia estrema dei quotidiani sportivi, uno dei quali è riuscito a dedicare 6 pagine 6 di apertura al Trofeo Moretti, nel pieno della settimana di atletica leggera &#8211; e solo perchè non c&#8217;era nessuna medaglia da portare in campanilistico trionfo.</p>
<p>L&#8217;<a href="http://en.beijing2008.cn/">Olimpiade di Pechino</a> che finirà  domani è stata una Olimpiade narrativa &#8211; piena zuppa e agrodolce di storie di tutti i tipi. Storie possibili reali potenziali immaginate e immaginabili. Raccontate e non raccontate. La Cina. La Città Proibita. La superpotenza con gli occhi a mandorla che ha spezzato sportivamente le reni all&#8217;occidente sazio e bolso, come prova generale per altri politici ed economici agoni.<span id="more-1451"></span></p>
<div class="img " style="width:250px;">
	<img src="http://www.webgol.it/wp-content/uploads/alex-schwazer.jpg" alt="Alex Schwazer vince l'oro nella 50 km di marcia. Dietro di lui, in alto a destra, un po' sfocato, Zoro" width="250" height="353" />
	<div>Alex Schwazer vince l'oro nella 50 km di marcia. Dietro di lui, in alto a destra, un po' sfocato, Zoro</div>
</div>
<p>E tra tutti quelli che hanno provato a raccontare questa Olimpiade, a farne metafora e parabola di altro e di chiassacché, un posto d&#8217;onore spetta a <strong>Diego Bianchi</strong> alias <a href="http://zoro.blog.excite.it/">Zoro</a>, alias <a href="http://zoro.blog.excite.it/permalink/508964">Padre Powell</a>, cronista de noantri, esegeta democratico (nel senso del partito), guru <a href="http://www.facebook.com/group.php?gid=17890251780">dajista</a>, blogger atletico e dalla penna sopraffina. </p>
<p>Giunto nella Città Proibita con volo charter diretto e supersonico da Cupra Marittima, grazie ad un misterioso pass da citizen journalist, si è ben mimetizzato tra gli atleti di Casa Italia e dentro il sottobosco della carovana giornalistica italofona. E da lì riuscito a scovare <a href="http://pechino2008.excite.it/archivio/tag/Mia-cara-Olimpia">storie su storie</a>: si è <a href="http://zoro.blog.excite.it/permalink/508944">finto pingpongista</a> ed è stato schienato da <a href="http://zoro.blog.excite.it/permalink/508950">granchissime mosse di lotta</a>; ha ascoltato le formidabili teorie di geopolitica sportiva di Giancarlo detto Juan Carlos alias <a href="http://zoro.blog.excite.it/permalink/508952">Il re della mazza</a> ed è stato <a href="http://zoro.blog.excite.it/permalink/508954">quasi arrestato</a> dopo il record dei cento metri di corsa al taxi rasta e bagarino.</p>
<p>Storie che dallo sport (e della fanga della cittadella olimpica) partivano per poi travalicarne velocemente senso e confini &#8211; peraltro senza infastidire i testimoni addestrati o i cormorani di Carlo Paris. Un&#8217;altra Olimpiade è possibile (forse).</p>
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		<title>Dall&#8217;avatar di Second Life al fumetto a forma di papero</title>
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		<pubDate>Tue, 18 Dec 2007 22:58:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Sofi</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Fumetti]]></category>
		<category><![CDATA[Sbarellamenti]]></category>

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		<description><![CDATA[Pare non si possa fare a meno di una (qualche, rassicurante) maschera. Avatar o papero che sia. Bella serata dentro Unacademy, dove ho assistito ad una barconference (la nostra prima, ed è un grande inizio) sul &#8220;Futuro dei giornali&#8221; gestita a mo&#8217; di competizione dialettica (insieme ironica e serissima), con Carlo Felice Dalla Pasqua a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Pare non si possa fare a meno di una (qualche, rassicurante) maschera. Avatar o papero che sia.</p>
<p>Bella serata dentro <a href="http://www.bookcafe.net/blog/unacademy">Unacademy</a>, dove ho assistito ad una <a href="http://blogosphere.typepad.com/blog/2007/12/barconference-i.html">barconference</a> (la nostra prima, ed è un grande inizio) sul &#8220;Futuro dei giornali&#8221; gestita a mo&#8217; di competizione dialettica (insieme ironica e serissima), con <a href="http://treviso.typepad.com/">Carlo Felice Dalla Pasqua</a> a far la parte del giornalista (lui che lo è, oltre che vecchio e acuto frequentatore dei territori digitali) e <a href="http://www.gaspartorriero.it/blogger.html">Gaspar Torriero</a> a far la parte di chi si è dimesso da pubblico di massa (come da sua famosa battuta). La formula è stata assai feconda, con molti spunti interessanti (ma forse conta anche che son i miei argomenti prediletti). Complimenti ad entrambi.</p>
<p><font size="-2">[Nella foto, un momento delicato della barconference Torriero/Dalla Pasqua: spunta tra la platea un gigantesco Homer Simpson!]</font><br />
<img src="http://www.webgol.it/wp-content/uploads/carlofelice_gaspar_003.jpg" id="image1068" alt="Barconference su unacademy sul futuro dei giornali - Carlo Felice Dalla Pasqua e Gaspar Torriero, 18/12/2007" /></p>
<p><span id="more-1069"></span></p>
<p>Ma se l&#8217;avatar oramai ce l&#8217;hanno tutti, l&#8217;onore di essere un fumetto paperesco è roba di pochi eletti :)<br />
Colpa dell&#8217;amico <a href="http://www.canemucca.com/">Marco Dambrosio</a> alias Makkox che ha &#8220;registrato&#8221; con un programma di screen capture il &#8220;making of&#8221; di una vignetta &#8211; con me paperesco protagonista (che la Disney non s&#8217;adonti). Grazie Marco :)</p>
<p><font size="-2">[La <a href="http://www.youtube.com/watch?v=0zdlhDh9Y9w">vignetta disegnata</a> e registrata live da quell'inverecondo talento di <a href="http://canemucca.tumblr.com">Makkox</a>]</font><br />
<object height="355" width="425"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/0zdlhDh9Y9w&amp;rel=1"></param><param name="wmode" value="transparent"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/0zdlhDh9Y9w&amp;rel=1" type="application/x-shockwave-flash" wmode="transparent" height="355" width="425"></embed></object></p>
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		<title>Tutto è bugia fino a prova contraria. Alla fine ha ragione Martina.</title>
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		<pubDate>Wed, 05 Dec 2007 20:02:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Sofi</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Sbarellamenti]]></category>
		<category><![CDATA[Televisione]]></category>

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		<description><![CDATA[[Niente più che un divertissement, pubblicato oggi su Il Firenze e qui con qualche modifica, sulla frase della povera Martina Colombari] :) “Bugie su di me ne dicono tante. Alcune sono vere, altre no”. Si capisce dopo qualche secondo, ma merita. Questo capolavoro di involontaria ironia è opera di Martina Colombari, soubrette italiana intervistata qualche [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><font size="-2">[Niente più che un <em>divertissement</em>, pubblicato oggi su Il Firenze e qui con qualche modifica, sulla <a href="http://www.webgol.it/2007/12/02/facciamo-meta-e-meta/">frase</a> della povera Martina Colombari] :)</font></p>
<p><img src="http://www.webgol.it/wp-content/uploads/martina.thumbnail.jpg" alt="Martina Colombari" hspace="5" vspace="5" align="left"/><em>“Bugie su di me ne dicono tante. Alcune sono vere, altre no”. </em><br />
Si capisce dopo qualche secondo, ma merita.<br />
Questo capolavoro di involontaria ironia è opera di <strong>Martina Colombari</strong>, soubrette italiana intervistata qualche giorno fa a Verissimo.<br />
E&#8217; una di quelle frasi che, fosse stata pronunciata con cognizione di causa, farebbe l&#8217;invidia di qualsiasi grande battutista della storia, da <strong>Groucho Marx</strong> a <strong>Woody Allen</strong> (e la fama di un nuovo arrivato). </p>
<p>Eppure – vien da pensare, appena si smette di sorridere – forse questa frase nasconde <strong>qualcosa di più di una distrazione semantica</strong>: ed è un vero e proprio lapsus freudiano. Mi chiedo, in altre parole, se anche il solo arrivare a pensare che le bugie possano essere in parte “vere” non sia un effetto indesiderato della frequentazione di un certo circo mediatico e gossipparo &#8211; una conseguenza di quello <em>star system</em> che è tutti i giorni sulle pagine delle riviste scandalistiche e sugli schermi televisivi. </p>
<p>Fosse così, la bella Martina non avrebbe alcuna colpa per il filosofico e metafisico scivolone.<br />
La continua attenzione di certa stampa (e certi lettori) ad ogni minima sciocchezza amorosa, alle <strong>vacue provocazioni da provincial tinello</strong>, al dettaglio modaiolo; tutto questo rende in un certo senso <em>inconsistente</em> il confine percepito tra ciò che è “vero” e ciò che è “falso”. </p>
<p>Diventa tutto una brodaglia indistinta e primordiale in cui la differenza di gusto tra verità e falsità diventa inapprezzabile.<br />
Diventa mera questione di punti di vista.<br />
E&#8217; vera la relazione di tal velina con talaltro calciatore, <strong>entrambi in cerca di una spintarella alla propria calante notorietà</strong>? Dipende.<br />
E quell&#8217;abbraccio che spunta dai settimanali rosa, quell&#8217;abbraccio lì &#8211; è vero amore o effetto della prospettiva fotografica? Chissà. </p>
<p>Ma c&#8217;è addirittura di più dentro la (a questo punto geniale) intuizione della Colombari. Ovvero che<strong> tutto diventa inesorabilmente bugia</strong>. Ne dicono tante di bugie. Tutto è bugia a prescindere e comunque. Fino a prova contraria. </p>
<p>Solo che qualche bugia è davvero tale e una parte è invece una “bugia” vera. In cui insomma la verità si insinua di soppiatto nella enorme generalizzata finzione come improvvisa lingua in un bacio dato per gioco.<br />
<strong>Come un ospite inaspettato</strong>.<br />
Come una sorpresa.<br />
Va a finire che ha ragione Martina.</p>
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		<title>Facciamo metà e metà</title>
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		<pubDate>Sun, 02 Dec 2007 15:05:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Sofi</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Televisione]]></category>

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		<description><![CDATA[Bugie su di me ne dicono tante. Alcune sono vere, altre no. Martina Colombari, ieri a Verissimo Via Federico. Per la serie &#8220;una rubrichina che magari muore domani&#8221;, inauguro &#8220;La frase più bella della settimana (dal magico mondo dei tumblelog)&#8221; &#8211; più bella ovviamente a mio insidacabile parere (non c&#8217;era una lista, una volta, dei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img id="image1053" src="http://www.webgol.it/wp-content/uploads/martina.thumbnail.jpg" alt="Martina Colombari" align="right"/><br />
<font size="3"><em>Bugie su di me ne dicono tante.<br />
Alcune sono vere, altre no.</em></font></p>
<p><strong>Martina Colombari</strong>, ieri a Verissimo</p>
<p><font size="-2">Via <a href="http://rokettopanchi.kurai.eu/post/20615618">Federico</a>. Per la serie &#8220;una rubrichina che magari muore domani&#8221;, inauguro &#8220;<em>La frase più bella della settimana (dal magico mondo dei tumblelog)</em>&#8221; &#8211; più bella ovviamente a mio insidacabile parere (non c&#8217;era una lista, una volta, dei tumblelog? Hum, ma forse quella più aggiornata è la <a href="http://it.blogbabel.com/metrics/category/tumbleblog/">categoria apposita</a> di Blogbabel).</font> </p>
]]></content:encoded>
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		<title>Zoro killed the video stars</title>
		<link>http://www.webgol.it/2007/04/23/zoro-killed-the-video-star/</link>
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		<pubDate>Mon, 23 Apr 2007 19:28:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Sofi</dc:creator>
				<category><![CDATA[(ir)reality]]></category>
		<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[Televisione]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217;ultima puntata del GF7.Zoro di Diego Bianchi, 14 capolavori di rimediata espressione della postmodernità bloggante. Il popolo quando sente le parole difficili si affeziona (Ettore Petrolini) [tags]Zoro, Grande Fratello, GF7, Video, YouTube, Diego Bianchi[/tags]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;ultima <a href="http://zoro.blog.excite.it/permalink/481693">puntata</a> del <a href="http://zoro.blog.excite.it/archive/category/GrandeFratello">GF7.Zoro</a> di Diego Bianchi, 14 capolavori di rimediata espressione della postmodernità bloggante.</p>
<blockquote><p>Il popolo quando sente le parole difficili si affeziona (Ettore Petrolini)</p></blockquote>
<p><object width="425" height="350"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/iDv-EAIFUH8"></param><param name="wmode" value="transparent"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/iDv-EAIFUH8" type="application/x-shockwave-flash" wmode="transparent" width="425" height="350"></embed></object></p>
<p>[tags]Zoro, Grande Fratello, GF7, Video, YouTube, Diego Bianchi[/tags]</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
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		<title>Un posto al sole, feuilleton tra impegno e digestione</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Mar 2007 16:27:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enrico Bianda</dc:creator>
				<category><![CDATA[(ir)reality]]></category>
		<category><![CDATA[Podcast]]></category>
		<category><![CDATA[Sbarellamenti]]></category>
		<category><![CDATA[Televisione]]></category>

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		<description><![CDATA[[Finalmente sono riuscito ad incastrare al microfono Enrico Bianda, maestro radiofonico e collega di Webgol.it, e a costringerlo a tener fede ad una promessa fatta un po' di mesi fa, ai tempi di un suo divertente podcast su Lost. La promessa riguardava lo svelare la sua insana passione per "Un posto al sole", famigerata soap [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><font size="-2">[Finalmente sono riuscito ad incastrare al microfono Enrico Bianda, maestro radiofonico e collega di Webgol.it, e a costringerlo a tener fede ad una promessa fatta un po' di mesi fa, ai tempi di un suo divertente <a href="http://www.webgol.it/2006/05/09/lost-in-lost/">podcast su Lost</a>. La promessa riguardava lo svelare la sua insana passione per "Un posto al sole", famigerata soap italiana che ha insospettabili ammiratori. Qui sotto podcast e transcript. Un giorno di questi dovrò io svelare l'incredibile metodo di lavoro del Bianda. Enjoy ;) <em>as</em>]</font></p>
<p><strong>WebgolCast, a viva voce sulla varia attualità</strong>: Un posto al sole.<br />
<em><br /><a rel="enclosure" href="http://www.webgol.it/podcast/022_bianda_webgol_unpostoalsole_120307.mp3">Scarica l&#8217;mp3</a> (1,6 mega ca., 3,00 minuti), sottoscrivi <a href="http://feeds.feedburner.com/webgol">l&#8217;rss</a> (o <a target="_blank" title="webgolcast su itunes" href="http://phobos.apple.com/WebObjects/MZStore.woa/wa/viewPodcast?id=134290709&#038;s=143450">aggiungilo sul tuo itunes</a>), oppure clicca sulla freccia per ascoltare</em></p>
<p><img id="image838" src="http://www.webgol.it/wp-content/uploads/unpostoalsole.jpg" alt="Un Posto al Sole" hspace="5" vspace="5" align="left"/>Non voglio nemmeno dire che faccio outing. Anzi si: sono un devoto telespettatore di &#8220;<a href="http://www.unpostoalsole.rai.it/home.htm"><strong><a href="http://www.unpostoalsole.rai.it/home.htm">Un posto al sole</a></strong></a>&#8220;, lo seguo da 10 anni, ne conosco praticamente tutti gli sviluppi, mi sono affezionato ai personaggi, ne ho odiati altri, ho predetto alcuni sviluppi e su alcuni colpi di scena proprio non ci avevo preso (con grande scorno, l&#8217;ho riconosciuto). Ne parlo con gli amici, faccio il riassuntone ai meno assidui, comunico e commento con alcuni adepti fidati i capovolgimenti, le sorprese e le smanie dettate da personali idiosincrasie.<span id="more-839"></span></p>
<p>Questo l&#8217;orizzonte. Mi ci muovo abilmente, appartengo definitivamente allo zoccolo duro di fedeli, stessa categoria di appartenenza anagrafica, stessa provenienza quanto a professione e formazione. Vivo e agisco dentro un curriculum vitae collettivo, e, credo, deve essere la prima volta che accade. Me ne sto bello profilato in una comunità di consumi riconoscibile e targettizzata, sono utente tipo, consumatore mirato e accalappiato. Idealtipo prodotto dalle menti perverse dei creatori della soap e dai responsabili del marketing. </p>
<p>Che strano, penso. Svizzero, cresciuto in un collegio ticinese, mai alfabetizzato ai videogame, musicalmente snob, eppure totalmente avvolto in questo processo devozionale, rito preserale propedeutico al consumo prime time.</p>
<p>Ho spesso risolto questa dipendenza con un bisogno liberatorio di storie, tra l&#8217;impegno e la digestione: ma c&#8217;è altro, sicuramente altro. Cosa mi ha trasformato via Un posto al sole, in un definitivo seguace del serial e della soap napoletana? Perché stratifico la mia settimana televisiva in un millefoglie seriale che parte con <strong>Medici in prima linea</strong>, si accoccola in <strong>Lost</strong>, si inquietava tra medium e altre amenità metafisiche, si tuffa nel glamour di <strong>CSI</strong>, palpita di venerdì da <strong>Doctor House</strong> ad <strong>Huff</strong>, passando per <strong>Nip &#038; Tuck</strong> e <strong>Grey&#8217;s anatomy</strong>?</p>
<p>Mi compiaccio, o mi rifugio, in un bisogno narrativo che altrove soddisfo leggendo, libri e giornali. Ma la forma contemporanea del feuilleton narrativo in forma di telefilm, superate le iniziali sospettose prese di distanza, mi fornisce lingua sguardo polvere semantica per ricostruire il mondo che mi sta intorno.</p>
<p>Mondo denso e complesso, stratificato e sufficientemente incasinato, inestricabile in modo tale che anche, ne sono certo, lo sguardo divertito e leggero di un serial tv aiuta a decifrare: il mondo è una barzelletta di cattivo gusto, meglio guardarlo con un sopracciglio rialzato, il gusto per l&#8217;eccesso e una dose di fantastico per digerirlo meglio. </p>
<p>E come antipasto, poco prima di cena, tolte le scarpe, messa la tuta, infilate le ciabatte, &#8220;Un posto al sole&#8221; mi tonifica e mi predispone al meglio al complesso narrativo senza via d&#8217;uscita della sequenza meravigliosa del menu seriale.</p>
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		</item>
		<item>
		<title>L&#8217;intervista di Zoro e il perizoma della prof</title>
		<link>http://www.webgol.it/2007/02/14/lintervista-di-zoro-e-il-perizoma-della-prof/</link>
		<comments>http://www.webgol.it/2007/02/14/lintervista-di-zoro-e-il-perizoma-della-prof/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 14 Feb 2007 19:28:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Sofi</dc:creator>
				<category><![CDATA[(ir)reality]]></category>
		<category><![CDATA[Giornalismi]]></category>

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		<description><![CDATA[Una intervista su Vanity Fair di questa settimana (&#8220;Zoro, che fa il verso al Grande Fratello&#8221;, di Laura Pezzino) è il minimo, per Zoro/Diego Bianchi e le sue geniali videocronache del Grande Fratello. (Per inciso, Vanity Fair ha inaugurato qualche giorno fa Style.it, sito/ community dalla piacevole architettura, in coabitazione con gli altri style magazine [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://zoro.blog.excite.it/"><img id="image814" src="http://www.webgol.it/wp-content/uploads/zoro_4puntata.jpg" alt="Zoro e il Grande Fratello, 4 puntata" hspace="5" vspace="5" align="left"/></a>Una intervista su Vanity Fair di questa settimana (&#8220;Zoro, che fa il verso al Grande Fratello&#8221;, di Laura Pezzino) è il minimo, per <a href="http://zoro.blog.excite.it/">Zoro/Diego Bianchi</a> e le sue geniali <a href="http://zoro.blog.excite.it/archive/category/GrandeFratello">videocronache del Grande Fratello</a>. (Per inciso, Vanity Fair ha  inaugurato qualche giorno fa <a href="http://www.style.it">Style.it</a>, sito/ community dalla piacevole architettura, in coabitazione con gli altri <em>style magazine</em> del gruppo Conde Nast).<span id="more-813"></span></p>
<p>E&#8217; il minimo per il nostro, scrivevo, che fa il «responsabile contenuti di un sito Internet» (che poi sarebbe <a href="http://www.excite.it/">Excite</a>, ma i siti Internet, si sa, per taluni sono tutt&#8217;una brodaglia indistinta), e che non si ispira alla Gialappas ma «piuttosto a Blob di Ghezzi» (cui ha <a href="http://zoro.blog.excite.it/permalink/468373">dedicato</a> una puntata), che gioca con i pupazzi della figlia per impersonare la Marcuzzi e Liorni e gli autori del programma, e che sul settimanale ha meno spazio complessivo di <a href="http://www.style.it/cont/people-show/news/0702/1301/hugh-grant-come-playboy-sono-in-p.asp">Hugh Grant</a> (ma di poco). </p>
<p>Quel Zoro lì e i suoi video su <a href="http://www.youtube.com/user/diegobianchi">You Tube</a> li vorrei vedere al TG, per spiegare cosa si può fare con una videocamera, un software di editing video integrato nel sistema operativo di Zio Gates, un sito di video sharing, e una bella mappata di idee. </p>
<p>Al posto della storia inutile, mal raccontata e pruriginosa del perizoma della <a href="http://news.google.it/news?ie=UTF-8&#038;oe=UTF-8&#038;rls=org.mozilla%3Ait%3Aofficial&#038;client=firefox-a&#038;tab=wn&#038;q=professoressa+lecce&#038;btnG=Cerca">professoressa di Lecce</a>, sulla quale i media hanno dato tutti pessima prova di sé (come altre volte sullo stesso tema del <a href="http://www.edupodcast.it/?s=bullismo">bullismo</a>). <a href="http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/grubrica.asp?ID_blog=41&#038;ID_articolo=233&#038;ID_sezione=56&#038;sezione=">Massimo Gramellini</a> ha ragione (e dimostra come questa storia poteva essere raccontata, invece delle fotogallery sfocate): «Peggio degli arbitri di provincia se la passano solo gli insegnanti».</p>
<p>update: quoto <a href="http://www.akille.net/?p=939">Akille</a> e la sua mirabile sintesi, sempre su perizoma e dintorni.</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Questionare i video (e i blog)</title>
		<link>http://www.webgol.it/2007/01/29/questionare-i-video-e-i-blog/</link>
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		<pubDate>Mon, 29 Jan 2007 11:54:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Sofi</dc:creator>
				<category><![CDATA[(ir)reality]]></category>
		<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[Giornalismi]]></category>
		<category><![CDATA[Televisione]]></category>

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		<description><![CDATA[Un po&#8217; di segnalazioni in &#8220;diretta&#8221; e altre che mi erano rimaste sulla tastiera nei giorni scorsi Gatti docet Sulla lunga scia dell&#8217;ormai famoso reportage di Fabrizio Gatti sugli ospedali italiani, reportage in cui il giornalista dell&#8217;Espresso ha adottato con efficacia e notiziabilità (come segnalato anche all&#8217;epoca) una strategia crossmediale con video e foto, segnalo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un po&#8217; di segnalazioni in &#8220;diretta&#8221; e altre che mi erano rimaste sulla tastiera nei giorni scorsi</p>
<p><strong>Gatti docet</strong><br />
Sulla lunga scia dell&#8217;ormai famoso <a href="http://espresso.repubblica.it/go?page=http%3a%2f%2fespresso.repubblica.it%2fdettaglio%2fPoliclinico-degli-orrori%2f1468187%26ref%3dhpstr1">reportage</a> di Fabrizio Gatti sugli ospedali italiani, reportage in cui il giornalista dell&#8217;Espresso ha adottato con efficacia e notiziabilità (come <a href="http://www.webgol.it/2007/01/06/con-grazia-felina/">segnalato</a> anche all&#8217;epoca) una strategia crossmediale con video e foto, segnalo <a href="http://www.repubblica.it/2007/01/sezioni/cronaca/bolzoni-tribunale/bolzoni-tribunale/bolzoni-tribunale.html">l&#8217;inchiesta di Attilio Bolzoni</a> sul tribunale di Roma pubblicata in questi giorni su Repubblica, e arricchita on line da <a href="http://tv.repubblica.it/home_page.php?playmode=player&#038;cont_id=6447&#038;fromplayer=6447&#038;stream=video">video</a> da lui girati.<span id="more-806"></span></p>
<p><strong><br />
Intervista a Derrick De Kerckhove</strong><br />
Sempre su Repubblica Tv, intervista a <a href="http://tv.repubblica.it/home_page.php?playmode=palinsesto&#038;cont_id=4678&#038;stream=video">Derrick De Kerckhove</a>, a cura di <a href="http://zambardino.blogautore.repubblica.it/">Vittorio Zambardino</a> e presentata anche da <a href="http://www.bookcafe.net/blog/">Giuseppe Granieri</a> &#8211; all&#8217;interno di uno speciale dal titolo &#8220;<a href="http://commenti.kataweb.it/diretta/index.php?page=frameset">Viaggio nel Futuro</a>&#8221; (al momento che scrivo ancora in onda) che vede anche interventi di Bruce Sterling e del ministro Paolo Gentiloni.</p>
<p><strong>Ucraina eto Ucraina</strong><br />
E&#8217; on line anche la <a href="http://zoro.blog.excite.it/permalink/468373">seconda videocronaca</a> del Grande Fratello made by Zoro. Come al solito per <a href="http://zoro.blog.excite.it">Diego Bianchi</a> lo storico reality show è un pretesto per raccontare l&#8217;Italia che abbiamo intorno, deformata dai grandangoli delle telecamere &#8211; dall&#8217;inizio dedicato ai <em>misunderstanding</em> pseudo-intellettuali sugli effetti dei reality (cui abbiamo dedicato una <a href="http://www.webgol.it/category/irreality/">monografia</a> nei mesi scorsi), ad un straordinario finale con una pubblicità semi-dimenticata su Russia e Ucraina post caduta dell&#8217;Unione Sovietica.</p>
<p><strong>Questionare i blog</strong><br />
<a href="http://panel.swg.it/diarioaperto/"><img id="image805" src="http://www.webgol.it/wp-content/uploads/diario_aperto_logo_2.gif" alt="Diario Aperto, sondaggio on line su blog e dintorni" hspace="5" vspace="5" align="left"/></a>Infine è da qualche giorno online <a href="http://panel.swg.it/diarioaperto/">il sondaggio dedicato a blog e dintorni</a>, preparato da SWG, dall&#8217;Università di Trieste insieme a Splinder, Punto Informatico, e altri <a href="http://ricercadiarioaperto.splinder.com/post/10010885/E+noi+chi+siamo%3F">partner</a>. La metodologia è stata &#8220;aperta&#8221; alle contribuzioni di tutti, e ho accettato, per amor di gioco e di scienza, a che webgol fosse incluso nella lista dei blog &#8220;valutabili&#8221; dai questionanti. Fatene buon uso :)</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Nun gliel&#8217;ha fatta</title>
		<link>http://www.webgol.it/2007/01/19/nun-glielha-fatta/</link>
		<comments>http://www.webgol.it/2007/01/19/nun-glielha-fatta/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 19 Jan 2007 19:26:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Sofi</dc:creator>
				<category><![CDATA[(ir)reality]]></category>
		<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[Televisione]]></category>

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		<description><![CDATA[Zoro, dico. A star lontano dal Gf (Grande Fratello, ovviamente). E s&#8217;è inventato la cronaca del Gf via videocast &#8211; dopo anni di splendidi lunghissimi post verbosi, molto web 1.0. Questa qui sotto è la genesi, che spiega il tutto. Sul suo blog anche la vera e propria videocronaca. Fossi in voi non la perderei. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://zoro.blog.excite.it/permalink/467147">Zoro</a>, dico.<br />
A star lontano dal Gf (Grande Fratello, ovviamente).</p>
<p>E s&#8217;è inventato la <a href="http://zoro.blog.excite.it/permalink/467147">cronaca</a> del Gf via videocast &#8211; dopo anni di splendidi lunghissimi post verbosi, molto web 1.0.</p>
<p>Questa qui sotto è la genesi, che spiega il tutto.<br />
Sul suo blog anche la vera e propria <a href="http://zoro.blog.excite.it/permalink/467147">videocronaca</a>.<br />
Fossi in voi non la perderei. Lui lo odia, questo, ma va detto: tocca vedersi il Gf per apprezzare meglio. Applausi.</p>
<p><object width="425" height="350"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/mUUalmkV5ko"></param><param name="wmode" value="transparent"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/mUUalmkV5ko" type="application/x-shockwave-flash" wmode="transparent" width="425" height="350"></embed></object></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Sul web (non) va in onda il bullismo</title>
		<link>http://www.webgol.it/2006/11/28/sul-web-non-va-in-onda-il-bullismo/</link>
		<comments>http://www.webgol.it/2006/11/28/sul-web-non-va-in-onda-il-bullismo/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 28 Nov 2006 17:34:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Sofi</dc:creator>
				<category><![CDATA[(ir)reality]]></category>
		<category><![CDATA[Pezzi di carta]]></category>
		<category><![CDATA[Scuola e Università]]></category>
		<category><![CDATA[TecnoFobie]]></category>

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		<description><![CDATA[Segnalo il mio piccolo contributo divulgativo -un po&#8217; modificato &#8211; sul tema del bullismo e delle nuove tecnologie, uscito oggi sui quotidiani del gruppo epolis (e molto si è scritto in Rete sull&#8217;argomento, e senza temere confronti con altri media quanto a quantità e qualità &#8211; impossibile segnalarli tutti, se non con una chiave di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><font size="-2">Segnalo il mio piccolo contributo divulgativo -un po&#8217; modificato &#8211; sul tema del <a href="http://www.webgol.it/index.php?s=bullismo">bullismo e delle nuove tecnologie</a>, uscito oggi sui quotidiani del gruppo <a href="http://www.epolis.sm/">epolis</a> (e molto si è scritto in Rete sull&#8217;argomento, e senza temere confronti con altri media quanto a quantità e qualità &#8211; impossibile segnalarli tutti, se non con <a href="http://www.technorati.com/search/bullismo">una chiave di ricerca su Technorati</a>)</font></em></p>
<p><em>Sul web va in onda il bullismo.</em><br />
Sembra essere questo, ad oggi, il risultato del dibattito sui filmati di bullismo scolastico diffusi negli ultimi giorni on line. E al pari di una fiction di prima serata, anche per la Rete s’evocano bollini rossi e censure, controlli serrati e divieti tecnologici. Tutto nasce dal caso del filmato in cui quattro studenti di una scuola di Torino maltrattano un compagno affetto da autismo (e offendono assieme a lui tutti i ragazzi Down). <span id="more-756"></span></p>
<p>Dopo ripetute e inascoltate segnalazioni del blog satirico “<a href="http://giornalettismo.ilcannocchiale.it/">Giornalettismo</a>”, l’associazione “Vividown” denuncia con successo la presenza del filmato nella sezione “video divertenti” di <a href="http://video.google.it">Google Video</a>, un sito di nuova generazione in cui chiunque può pubblicare i propri filmati amatoriali.</p>
<p>Il caso scoppia sui giornali, e la stessa “Vividown ” querela Google Italia per concorso in diffamazione, sostenendo che “<em>chi rende disponibili immagini su Internet deve essere in grado di controllarne il contenuto</em>”. Come effetto automatico della querela, due rappresentanti dell’azienda americana vengono iscritti nel registro degli indagati. Il ministro Fioroni prende la palla al balzo e chiede ulteriori equiparazioni normative tra Internet nel suo complesso e media tradizionali come tv e stampa, che però hanno responsabilità definite da organizzazioni precise e ruoli giornalistici.</p>
<p>La domanda sorge spontanea: Internet è uguale agli altri media? Deve essere controllata? «<em>Ci sono frecce importanti all’arco di chi chiede controlli stretti &#8211; scrive Vittorio Zambardino su <a href="http://zambardino.blogautore.repubblica.it/2006/11/14/quel-video-shock-necessario">Kataweb</a> – tutti odiamo la violenza e non vogliamo vederla propagandata. E c’è anche la necessità di non incoraggiare l’emulazione. C’è infine il rispetto della vittima dell’abuso, garantito dalle leggi, persona ferita che non può essere ulteriormente esposta</em>». Eppure forse basterebbe un po’ di senso delle proporzioni.</p>
<p>Internet non è la televisione, e non è la stampa: è un ambiente aperto e sterminato, dove i contenuti non sono imposti dall’alto con logiche di un normale palinsesto, al contrario: i contenuti li trovi solo se li cerchi. Google Video (come You Tube, acquistato per 1,6 miliardi di dollari dalla stessa Google) raccoglie centinaia di migliaia di video prodotti dagli utenti, di cui una infinitesima percentuale sono video goliardici o violenti (spesso aspramente condannati da chi li trova e li guarda, nei commenti o nei siti personali). </p>
<p>Inutile vietare: la Rete ha in sé diversi antidoti ai veleni che ogni tanto inevitabilmente produce. Nel caso del video di Torino, la mancanza di censure ha di fatto consentito l’emersione del tema antico del bullismo dalla palude del “si sa ma non si dice” alla consapevolezza e al dialogo del “parliamone insieme”. Grazie ad un video. E proprio grazie a quel video, peraltro, è stato possibile individuare i colpevoli velocemente e senza colpo ferire. </p>
<p>«<strong>Prendersela con Internet o con Google per il bullismo</strong> &#8211; dice <a href="http://blogs.it/0100206/2006/11/24.html#a6069">Beppe Caravita</a> &#8211; <strong>è un po’ come prendersela con il termometro se la febbre è troppo alta</strong>». Meglio preoccuparsi di curare la malattia.</p>
<p>[tags]Bullismo, Google Video, Vividown, epolis[/tags]</p>
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		<title>Il bullismo e il senso delle proporzioni</title>
		<link>http://www.webgol.it/2006/11/22/il-bullismo-e-il-senso-delle-proporzioni/</link>
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		<pubDate>Wed, 22 Nov 2006 20:04:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Sofi</dc:creator>
				<category><![CDATA[(ir)reality]]></category>
		<category><![CDATA[Giornalismi]]></category>
		<category><![CDATA[TecnoFobie]]></category>

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		<description><![CDATA[Alla fine l&#8217;onda (mediatica) è montata. Lenta ma inesorabile. E dopo il caso del video di bullismo dello Steiner di Torino, è bastata qualche sessione di ricerca su Google Video o You Tube per trovarne di simili: dal video del ragazzo con la pistola fasulla a minacciare il suo docente, a quello dei giornali prima [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Alla fine l&#8217;onda (mediatica) è montata. Lenta ma inesorabile. E dopo il <a href="http://www.webgol.it/2006/11/14/il-si-sa-ma-si-dice-del-bullismo-digitale/">caso del video di bullismo dello Steiner di Torino</a>, è bastata qualche sessione di ricerca su <a href="http://video.google.com">Google Video</a> o <a href="http://www.youtube.com">You Tube</a> per trovarne di simili: dal video del ragazzo con la pistola fasulla a minacciare il suo docente, a quello dei giornali prima lanciati poi usati per incartare la testa di un povero professore (<em>teacher-wrap</em>, per chi coglie la facile battuta). </p>
<p><strong>Il senso delle proporzioni.</strong><br />
Il semplice fatto che video del genere esistano non stupisce chi conosce internet e soprattutto ha il <em>senso delle proporzioni</em> della sua vastità e dei suoi meccanismi, basati sulle intenzioni di ricerca e non sulle imposizioni broadcast.<br />
Ma ha probabilmente prodotto in molti l&#8217;impressione che internet sia uno immenso ricettacolo di varie e sconsiderate pazzie.<br />
<em>Il bullismo va in onda su internet!</em> &#8211; esattamente come fosse un prime time su Rai Uno.<span id="more-752"></span></p>
<p>E&#8217; ovvio. Qualsiasi rappresentazione della realtà comporta una qualche selezione e quindi una qualche perdita di informazione. Che su internet ve ne siano, di pazzie, nessuno lo mette in discussione. Ma il discrimine vero tra una rappresentazione corretta e una non soddisfacente sta alla fine dei conti proprio nel <em>senso delle proporzioni</em>.</p>
<p>Un senso delle proporzioni che è alimenta dalla conoscenza, e che l&#8217;ignoranza distorce. Se manca quello, si scade spesso nel sensazionalismo fine a se stesso &#8211;  e non è solo il caso dell&#8217;argomento &#8220;nuove tecnologie&#8221;. E&#8217; proprio l&#8217;impressione che le proporzioni vengano sacrificate ad un forzato sensazionalismo che spesso fa arrabbiare chi sa e legge. Gli altri, magari, non se ne accorgono &#8211; ma se possibile è ancora peggio.</p>
<p>La mia opinione sull&#8217;intreccio tra bullismo e tecnologie (in fondo non del tutto scindibili, si legga in proposito <a href="http://www.webgol.it/2006/11/14/il-si-sa-ma-si-dice-del-bullismo-digitale/#comment-15048">il bel commento di Matteo</a> sull&#8217;argomento) è che, nonostante tutto (ne <a href="http://www.webgol.it/2006/11/14/il-si-sa-ma-si-dice-del-bullismo-digitale/">scrivevo</a> in sintonia <a href="http://zambardino.blogautore.repubblica.it/2006/11/14/quel-video-shock-necessario/">con questo post di Zambardino</a>), siano serviti a far emergere il fenomeno, a darne in un modo o nell&#8217;altro pubblicità, a permettere ad una sfera pubblica allargata di prenderne consapevolezza e trovare quindi, sui media tradizionali o sulla Rete, il modo per discuterne, informarsi, farsi una idea. </p>
<p><strong>Virus e anticorpi, contemporaneamente.</strong><br />
Spesso nella logica di internet ciò che offende può anche difendere, ciò che distrugge può anche costruire.<br />
Si copia più facilmente, ma si può più facilmente scoprire chi ha copiato.<br />
Si può sbagliare, ma ancora più facilmente capire e correggere lo sbaglio.<br />
E così via.<br />
Internet ha spesso in sé, contemporaneamente, <strong>i virus e i suoi anticorpi</strong>.</p>
<p>Qualcosa del genere scrive, su <a href="http://www.lastampa.it">La Stampa</a> fresca di rinnovo grafico, <strong>Giovanna Zincone</strong>, la cui tesi il titolo ben sintetizza &#8220;<a href="http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/gEditoriali.asp?ID_blog=25&#038;ID_articolo=1962&#038;ID_sezione=&#038;sezione=">Telefonino vera arma anti-bulli</a>&#8220;. Così scrive la Zincone:</p>
<blockquote><p>
La registrazione con telefonino e la diffusione tramite web possono facilitare rilevazione e repressione. Si aggiunga che il video telefonino può essere utilizzato non solo dagli aggressori, ma anche dagli spettatori ostili alla violenza, se non dalle stesse vittime. Infine, video telefonino e web sono potenziali strumenti di diffusione del disprezzo giovanile nei confronti del bullismo. Le nuove tecnologie permettono anche di esprimere in modo corale e collettivo la sentenza del collegio giudicante più temuto: quello dei coetanei. Invitiamoli a farlo.</p></blockquote>
<p>Prima ancora, <strong>Vittorio Zambardino</strong>, dopo quel <a href="http://zambardino.blogautore.repubblica.it/2006/11/14/quel-video-shock-necessario/">primo post</a> che è <strike>forse stato il primo caso</strike> uno dei casi di un post di un blog &#8211; seppur interno &#8211; linkato come risorsa dell&#8217;apertura di repubblica.it (<strike>o sbaglio?</strike> sbagliavo, cvd), ritorna sull&#8217;argomento con &#8220;<a href="http://zambardino.blogautore.repubblica.it/2006/11/18/se-mio-fratello-mena-le-mani-su-google-video/">Se mio fratello mena le mani su Google Video</a>&#8220;, in cui ben raccoglie le critiche e le suggestioni dei precedenti commenti, ed evoca un &#8220;link&#8221; mentale con le foto &#8220;rubate&#8221; della morte del Papa &#8211; che <a href="http://www.webgol.it/2005/04/05/cio-che-hai-negli-occhi-non-basta-piu/">tanto appassionò pure me all&#8217;epoca</a>.  </p>
<p><strong>You have been you-tubed (teacher-watching)</strong><br />
Infine, perché in fondo oltre il bullismo c&#8217;è di più. In <a href="http://www.edupodcast.it/index.php/2006/11/20/web-docet-11-video-sharing-e-bullismo-digitale/">Web Docet di questa settimana</a> (inevitabilmente dedicato a questo tema) segnalo due interessanti articoli su You Tube e didattica, entrambi pubblicati su <a href="http://insidehighered.com">Inside Higher Ed</a>. Ne segnalo solo uno, che mi ha dato più da pensare (l&#8217;altro è altrettanto interessante e parla di un possibile uso didattico del video sharing). </p>
<p>E&#8217; un pezzo che racconta di professori che sono stati &#8220;youtubbati&#8221; dagli studenti: <a href="http://www.insidehighered.com/news/2006/09/06/youtube">You May Have Been YouTubed</a>. </p>
<p>E&#8217; un&#8217;analisi molto divertente, del 6 settembre scorso, che non racconta di bullismo e violenza, ma di &#8220;presa in giro&#8221; delle lezioni dei professori dei college americani. Le cui gaffe, inesattezze, noiosità venivano registrate e quindi uploadate su You Tube.<br />
<em>Primo piano professore che spiega, stacco, carrellata sulla platea che stenta a restar sveglia.<br />
</em>In genere, cose così. </p>
<p>Qualcuno si è trovato, per caso, ed ha cominciato a preoccuparsi. Una parte della classe docente è &#8220;entrata in paranoia&#8221;, scrive <strong><a href="http://www.insidehighered.com/news/2006/09/06/youtube">Scott Jaschik</a></strong> &#8211; e mi ricorda le primissime reazioni dei media alla presenza occhiuta dei blogger. </p>
<p>Due le soluzioni possibili, a pensarci e a tagliar corto.<br />
O impedire di riprendere alcunché (i professori hanno il diritto d&#8217;autore sulle proprie lezioni, ed è l&#8217;appiglio legale), oppure provare a star più attenti e fare, banalmente, <em>lezioni migliori</em>.<br />
Facile no? </p>
<p>[tags]Bullismo, You Tube, Google Video, Internet, Zambardino, Zincone, Jaschik[/tags]</p>
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		<title>Il &#8220;si sa ma si dice&#8221; del bullismo digitale</title>
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		<pubDate>Tue, 14 Nov 2006 16:10:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Sofi</dc:creator>
				<category><![CDATA[(ir)reality]]></category>
		<category><![CDATA[Scuola e Università]]></category>
		<category><![CDATA[TecnoFobie]]></category>

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		<description><![CDATA[Quel video, shock necessario: è il titolo del bel pezzo di Vittorio Zambardino sul caso del video del giovane ragazzo down molestato dai compagni, diffuso su Google Video (ora rimosso, e &#8211; pare &#8211; girato in una scuola di Torino). Da questa storia, ampiamente commentata in questi giorni, è vagamente emersa una sorta di condanna [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img id="image748" src="http://www.webgol.it/wp-content/uploads/bullismo.jpg" alt="bullismo" hspace="5" vspace="5" align="left"/><a href="http://zambardino.blogautore.repubblica.it/2006/11/14/quel-video-shock-necessario/">Quel video, shock necessario</a>: è il titolo del bel pezzo di Vittorio Zambardino sul caso del video del <a href="http://www.repubblica.it/2006/11/sezioni/cronaca/video-down/trovati-aggressori/trovati-aggressori.html">giovane ragazzo down molestato dai compagni</a>, diffuso su Google Video (ora rimosso, e &#8211; pare &#8211; <a href="http://www.repubblica.it/2006/11/sezioni/cronaca/video-down/scuola-piemontese/scuola-piemontese.html">girato in una scuola di Torino</a>). Da questa storia, ampiamente commentata in questi giorni, è vagamente emersa una sorta di condanna verso le nuove tecnologie. Come nel caso dell&#8217;associazione <a href="http://www.vividown.org/">Vividown</a> che ha ben denunciato la presenza del video e che per parola del suo avvocato <a href="http://www.repubblica.it/2006/11/sezioni/cronaca/video-down/trovati-aggressori/trovati-aggressori.html">dichiara</a> &#8220;Chi rende disponibili immagini al pubblico su Internet deve essere in grado di controllarne il contenuto&#8221;, prendendosela di fatto con Google per il mancato controllo.<span id="more-747"></span></p>
<p><em>[E potremmo aggiungere anche un'altra notizia, anch'essa recente ma passata un po' sottotraccia. <a href="http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/politica/200611articoli/14030girata.asp">La liceale di Ferrara che ha aggredito una sua compagna</a> rivale in amore davanti ad amici che riprendevano la scena con il cellulare.]</em></p>
<p>Di chi è la colpa? Del cellulare? Di Google video? Su quest&#8217;ultimo aspetto (e i due casi sono solo fino ad un certo punto comparabili) anche Zambardino si <a href="http://zambardino.blogautore.repubblica.it/2006/11/14/quel-video-shock-necessario/#more-95">pone la domanda</a>: </p>
<blockquote><p>Il video shock del ragazzo down, al di là delle intenzioni di chi lo ha realizzato e pubblicato, non è stato forse un contributo alla verità?
</p></blockquote>
<p>Alle conclusioni di Zambardino, aggiungo una piccola riflessione senza pretese. E&#8217; una tipica (umanissima?) deformazione mentale, confondere le conseguenze di un evento (o addirittura la sua mera &#8220;pubblicità&#8221;) con le cause (o l&#8217;evento stesso).<br />
E&#8217; lo spesso disastroso &#8220;si sa ma non si dice&#8221; del vecchio paese. </p>
<p>Il bullismo è piaga antica nelle scuole, e non è certo causato dalla presenza di Google, o di You Tube, o di Internet. Così come l&#8217;odiosa moda dell&#8217;<em><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Happy_slapping">Happy slapping</a></em> di matrice anglosassone (che poi, che ci sarà di &#8220;happy&#8221; non si capisce) non è nata perché ci sono i telefonini che fanno anche i video. Per risolverli basta vietare Google Video (o You Tube, o Internet stessa)? Basta vietare i cellulari in classe (come ha consigliato il ministro dell&#8217;Istruzione Francese qualche mese fa)? </p>
<p>Non credo. Possiamo ragionare sul fatto che queste opportunità tecnologiche (in certi casi, in certi contesti) abbiano alimentato alcuni fenomeni di bullismo, ma a me (e se ho capito bene anche a Zambardino) piace pensare che, comunque sia, l&#8217;effetto positivo delle nuove tecnologie (di emersione del problema, di &#8220;pubblicità&#8221; dei fenomeni negativi, di consapevolezza collettiva) sia di gran lunga maggiore. </p>
<p><font size="-2">Sull&#8217;argomento qualche altra considerazione sta in <a href="http://www.edupodcast.it/index.php/2006/11/13/web-docet-10-il-bello-il-brutto-e-il-cattivo-della-scuola-che-verra/">Web Docet di questa settimana</a>, su Edupodcast.</font></p>
<p><strong>Update, 15 nov, h. 10.10</strong> &#8211; Io la storia l&#8217;avevo seguita sui giornali. Evidentemente, e sempre più, non basta. Mancava un retroscena. Ovvero il ruolo del blog <a href="http://giornalettismo.ilcannocchiale.it/">Giornalettismo</a> che ha (con vari post e la segnalazione a Vividown) fatto emergere il caso. La maggior parte degli organi di stampa, infatti, fanno partire la storia con una segnalazione non meglio specificata a Vividown, omettendo completamente qualsiasi accenno al ruolo del blog (che in questo caso è stato anche, probabilmente, fonte di molti articoli). E infatti io l&#8217;ho scoperto in ritardo, e da <a href="http://piublog.splinder.com/post/9898124/Quando+il+blog+non+%C3%A8+soltanto+%E2%80%98giornalettismo%E2%80%99">questo post</a>). Lo aggiungo in calce, ora. Bravi. </p>
<p>[tags]Scuola, Bullismo, Google Video, Vittorio Zambardino[/tags]</p>
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		<title>Barbara Scifo e l&#8217;ultimo squillino</title>
		<link>http://www.webgol.it/2006/11/10/barbara-scifo-e-lultimo-squillino/</link>
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		<pubDate>Fri, 10 Nov 2006 13:17:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Sofi</dc:creator>
				<category><![CDATA[(ir)reality]]></category>
		<category><![CDATA[TecnoFobie]]></category>

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		<description><![CDATA[Come degna conclusione della telenovela degli squillini (per chi volesse qui tutti i post scritti sull&#8217;argomento, qui il piccolo case study che ne è uscito fuori), segnalo una mia intervista su Apogeonline a Barbara Scifo, ricercatrice dell&#8217;Università Cattolica di Milano, che ha scritto un bel saggio dal titolo &#8220;Culture mobili. Ricerche sull’adozione giovanile della telefonia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.webgol.it/images/telefono.gif" alt="squillino" hspace="5" vspace="5" align="left" border="0"/>Come degna conclusione della telenovela degli squillini (per chi volesse <a href="http://www.webgol.it/index.php?s=squillini">qui tutti i post scritti sull&#8217;argomento</a>, qui il <a href="http://www.webgol.it/2006/10/03/un-articolo-due-vite-cinque-punti-otto-squillini/">piccolo case study</a> che ne è uscito fuori), segnalo <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/2006/11/10/19/20061110191083">una mia intervista</a> su Apogeonline a <strong>Barbara Scifo</strong>, ricercatrice dell&#8217;Università Cattolica di Milano, che ha scritto un bel saggio dal titolo &#8220;<a href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2057&#038;c=TTT6X6QQQP4TT">Culture mobili. Ricerche sull’adozione giovanile della telefonia cellulare</a>&#8220;, da cui tutto partì &#8211; quantomeno quanto al mio piccolo interesse all&#8217;argomento. </p>
<p>Il titolo dell&#8217;intervista è <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/2006/11/10/19/20061110191083">«Ma il telefonino resterà un telefonino»</a>.</p>
<p>Pur non parlando per tutto il tempo di squillini (per carità, ma la tentazione era tanta!), nella chiacchierata emergono alcuni spunti, credo, interessanti sugli aspetti sociali dell&#8217;uso della telefonia mobile, soprattutto da parte degli adolescenti &#8211; vero banco prova, beta tester, facitori di successi e insuccessi di simili tecnologie socializzanti. Anche perché non tutto è per forza convergenza e compagnie telefoniche.<span id="more-746"></span></p>
<p>Ma ritornando agli squillini, recupero qui un passaggio che ho tolto dalla versione definitiva dell&#8217;intervista. Ma che allarga ancora di più lo sguardo sul fenomeno della &#8220;chiamata solo apparentemente persa&#8221; &#8211; soprattutto in riferimento alla segnalazione (da più parti fatta nei commenti ai vari post sull&#8217;argomento, in questo blog e altrove) della diffusione lenta e sottotraccia della pratica dello squillino anche in altre nazioni, oltre l&#8217;Italia. Spiega Barbara Scifo:</p>
<blockquote><p>C’è il caso di <a href="http://www.jonathandonner.com/">Jonathan Donner</a>, uno studioso che ha verificato <a href="http://www.jonathandonner.com/donner-beeping.pdf">la presenza del fenomeno degli squillini nell’Africa Sub-Sahariana</a> (pdf, 140 kb ca.). In questo caso, <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/2006/11/10/19/20061110191083">differentemente dal caso italiano</a>, è una vera e propria pratica di comunicazione legata al mondo professionale. Può voler dire, per esempio, &#8220;richiamami subito&#8221;, oppure &#8220;vienimi a prendere&#8221; oppure, come anche per gli adolescenti italiani, accogliere differenti significati prenegoziati. Il contesto culturale e sociale è molto diverso, ma il motivo principale è lo stesso che in Italia: si usano gli squillini per motivi economici, di risparmio sui costi telefonici &#8211; per fare di necessità virtù.</p></blockquote>
<p>Economia creativa, insomma &#8211; e non certo alla maniera di Tremonti e simili.</p>
<p>[tags]cellulari, telefonini, squillini, Barbara Scifo, Apogeonline, Jonathan Donner, adolescenti[/tags]</p>
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		<title>Reality show, gli stage dell&#8217;azienda tv</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Oct 2006 20:12:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Sofi</dc:creator>
				<category><![CDATA[(ir)reality]]></category>
		<category><![CDATA[Televisione]]></category>

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		<description><![CDATA[Ancora i reality show. Ne stiamo scrivendo da un po&#8217;. Qualche settimana fa scrivevo (un po&#8217; contestato) che in fin dei conti, i reality show sono narrazioni particolari in cui buona parte di attrattività è da attribuirsi alla possibilità di completamento partecipativo di chi guarda. Una partecipazione cognitiva che scimmiotta quella dei videogiochi. Guardare e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img id="image739" src="http://www.webgol.it/wp-content/uploads/grande_fratello.jpg" alt="Grande Fratello" hspace="5" vspace="5" align="left"/>Ancora i reality show. Ne stiamo scrivendo <a href="http://www.webgol.it/category/irreality/">da un po&#8217;</a>. Qualche settimana fa <a href="http://www.webgol.it/2006/10/12/i-reality-show-e-lautenticita-da-frazione-di-secondo/">scrivevo</a> (un po&#8217; contestato) che in fin dei conti, i reality show sono narrazioni particolari in cui buona parte di attrattività è da attribuirsi alla possibilità di completamento partecipativo di chi guarda. Una partecipazione cognitiva che <a href="http://www.webgol.it/2006/10/19/reality-e-videogiochi-lo-stesso-risvolto-della-stessa-medaglia/">scimmiotta quella dei videogiochi</a>. Guardare e completare è una cosa sola: fossi stato io al loro posto (in quella casa, in quell’isola, in quella situazione) mi sarei comportato in un altro modo. Avrei bestemmiato. Gridato. Mangiato con le mani. Provatoci nascosto dalle coperte, o rintuzzato facendo finta di niente, che in amore vince chi scappa. Eccetera. </p>
<p>Ma si può anche provare a partecipare in prima persona. <span id="more-738"></span><br />
Per esempio. Si stanno <a href="http://www.grandefratello.com/casting.htm">svolgendo in tutta Italia</a> le selezioni dei partecipanti della settima edizione del più famoso tra i reality, il <a href="http://www.grandefratello.com">Grande Fratello</a>. Spesso fin dalle prime luci dell’alba centinaia di ragazzi e ragazze hanno, in tutt&#8217;Italia, pazientemente atteso il proprio turno per un provino davanti ad una telecamera. Anche se la formula dei reality sembra vacillare, e per le selezioni non è più il tempo delle adunate oceaniche, o delle bottigliette d&#8217;acqua distribuite come ai concerti rock (come nota <a href="http://www.kataweb.it/articolo/1818159">Anna Lupini su Kataweb</a>, e c&#8217;è anche <a href="http://www.kataweb.it/multimedia/media/448401">un video</a> con un montaggio d&#8217;autore), per questi ragazzi il Grande Fratello è ancora una carta da giocare. </p>
<p>E forse più nella speranza che il reality sia la porta d’ingresso al luccicante “mondo dello spettacolo”, che per il premio in denaro dato al vincitore. Che, come in parte ricordava Nicoletti scrivendo della <a href="http://www.webgol.it/2006/10/24/pupe-e-secchioni-siamesi-saprofiti/">coppia di siamesi saprofiti de La Pupa e il Secchione</a>, la vera vittoria sia esserci e farsi notare &#8211; e il bello verrà dopo. Segno dei tempi. </p>
<p>Il tutto sembra molto simile a quella che potremmo chiamare <strong>“la sindrome dello stage”</strong>. Che spesso definisce il rapporto delle (nolenti) nuove generazioni con l’adultità e il mondo del lavoro. Che porta molti giovani ad accettare stage nelle aziende con l’obiettivo, più che d’imparare un mestiere, di avere una qualche forma di accesso facilitato al mondo delle professioni.<br />
Il risvolto negativo è che spesso (per fortuna non sempre) le aziende se ne approfittano. Utilizzando forza lavoro fresca e volenterosa, e a basso costo. </p>
<p>Anche il mondo dello spettacolo spesso s’approfitta dei reduci (sopravvissuti, dicono in molti) dei reality. Con il consenso degli interessati, ovviamente.<br />
Li propina in tutte le salse e in tutte le ore: è la scia bavosa del dopo-reality, con i vari talk show che provano a sfruttare, degli ex partecipanti, la flebile e caduca aura di popolarità. Per vincitori o vinti, il tempo è comunque tiranno. Nuovi reality sono sempre alle porte ed occorre battere il ferro finché è caldo. Nuovi protagonisti sono pronti a sostituire gli eroi precedenti, nella sempre più stanca e veloce passerella di matrice warholiana: quindici minuti di celebrità (o tre mesi di stage con rimborso) e poi chissà. </p>
<p><font size="-2">[Una versione ridotta di questo pezzo è stato pubblicato su <a href="http://www.ilfirenze.it">Il Firenze</a>]</font></p>
<p>[tags]Reality Show, Reality, Grande Fratello, Televisione, Stage[/tags]</p>
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		<title>I poteri ultraterreni del conduttore di reality (e non solo)</title>
		<link>http://www.webgol.it/2006/10/26/i-poteri-ultraterreni-del-conduttore-di-reality-e-non-solo/</link>
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		<pubDate>Thu, 26 Oct 2006 07:09:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Sofi</dc:creator>
				<category><![CDATA[(ir)reality]]></category>
		<category><![CDATA[Televisione]]></category>

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		<description><![CDATA[Leonardo, sulla sua dependance di Piste, è sinceramente preoccupato che qualcuno, nell&#8217;Isola dei Famosi, si faccia male: &#8220;Mi sembra che in quella trasmissione non ci sia più nessuno adulto e responsabile&#8221;. &#8220;Uno dei problemi della tv italiana &#8211; scrive Leonardo &#8211; è che tendiamo a dare troppa importanza al conduttore. Veramente troppa importanza. Se azzecca [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://leonardo.blogspot.com/">Leonardo</a>, sulla sua dependance di <a href="http://piste.blogspot.com">Piste</a>, è <a href="http://piste.blogspot.com/2006/10/sincera-preoccupazione-per-lisola-dei.html">sinceramente preoccupato che qualcuno, nell&#8217;Isola dei Famosi, si faccia male</a>: &#8220;Mi sembra che in quella trasmissione non ci sia più nessuno adulto e responsabile&#8221;. </p>
<p>&#8220;Uno dei problemi della tv italiana &#8211; <a href="http://piste.blogspot.com/2006/10/sincera-preoccupazione-per-lisola-dei.html">scrive</a> Leonardo &#8211; è che tendiamo a dare troppa importanza al conduttore. Veramente troppa importanza. Se azzecca una trasmissione, diventa un Papa. Ma un Papa sul serio: non solo si prende i meriti di tutta la produzione, ma gli vengono improvvisamente conferiti dei poteri ultraterreni&#8221;. Un Papa o un imperatore &#8211; con poteri da pollice verso e pollice su (e dove medici o psicologi sembrano averne di meno, di margine per agire).<span id="more-737"></span></p>
<p>In fondo, <a href="http://piste.blogspot.com/2006/10/sincera-preoccupazione-per-lisola-dei.html">conclude</a> Leonardo, niente di nuovo. L&#8217;Isola e la Penisola vanno a rotoli per motivi molto simili, e trifasici:</p>
<blockquote><p>Fase 1) Un personaggio diventa importante e famoso per motivi non sempre nobili e limpidi.<br />
Fase 2) In mancanza di meglio, questo personaggio diventa un punto di riferimento: gli viene conferito un potere immenso, assai eccedente le sue reali capacità.<br />
Fase 3) Il personaggio fa quel che può, quindi sbrocca. Nessuno ha più la possibilità o il coraggio per farglielo capire.</p></blockquote>
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		<title>Lo stile di Porta a Porta e i reality show</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Oct 2006 15:33:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Sofi</dc:creator>
				<category><![CDATA[(ir)reality]]></category>
		<category><![CDATA[Televisione]]></category>

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		<description><![CDATA[Ieri sera m&#8217;è capitato per caso di dare un&#8217;occhiata alla puntata di Porta a Porta dedicata ai reality show. Ho cancellato alcune righe in cui cercavo di argomentare perché Porta a Porta è un brutto programma. Dico in generale, nel format e nei contenuti &#8211; e usando, appunto, un gentile eufemismo. Le ho cancellate perché [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ieri sera m&#8217;è capitato per caso di dare un&#8217;occhiata alla puntata di <strong>Porta a Porta</strong> dedicata ai reality show. </p>
<p><img id="image736" src="http://www.webgol.it/wp-content/uploads/brunovespa.jpg" alt="Bruno Vespa, conduttore di Porta a Porta" hspace="5" vspace="5" align="left"/>Ho cancellato alcune righe in cui cercavo di argomentare <strong>perché Porta a Porta è un brutto programma</strong>. Dico in generale, nel format e nei contenuti &#8211; e usando, appunto, un gentile eufemismo. Le ho cancellate perché credo che sia del tutto <em>self-evident</em>. Porta a Porta, specie quando prova ad addentrarsi in argomenti ritenuti generalmente futili, diventa una sorta di <strong>acceleratore quantico di banalità</strong>. Un domino inarrestabile di luoghi comuni, che ammazzerebbe un Léon Bloy in gran forma, continuamente istigato da un Bruno Vespa che, non appena (santo sciopero!) riesce a liberarsi dalle costrizioni stilistiche dell&#8217;argomento serioso, sbraca e gigioneggia come non volesse davvero mai fare altro. Perfetto nel suo ruolo di direttore d&#8217;orchestra di suonerie polifoniche preimpostate (gli ospiti-degli-argomenti-leggeri). <span id="more-735"></span>I quali ospiti, dal canto loro, istintivamente interpretano con straordinaria accuratezza il ruolo imposto dal plot della puntata. Ma non ce l&#8217;ho con loro: Porta a Porta è <strong>un format ad orologeria</strong>, che riuscirebbe a massacrare anche le menti migliori (qualora ve ne fossero). Un limbo senza tempo e senza memoria, una zona del crepuscolo concettuale, in cui, come l&#8217;Inverary di una storia di Dylan Dog, ogni giornata (e ogni puntata) si ripete più o meno uguale a sé stessa. La puntata di ieri, infatti, poteva ben essere una puntata di 5 anni fa &#8211; sullo stesso argomento. </p>
<p>Sull&#8217;allestimento della rappresentazione televisivo-polifonica di Porta a Porta, <a href="http://www.tecnoetica.it/"><strong>Davide Bennato</strong></a>, che di queste cose se ne intende, ha fatto un lungo respiro per calmarsi (come me) ed ha quindi <a href="http://www.tecnoetica.it/2006/10/25/linsostenibile-leggerezza-dei-reality/">scritto una analisi</a> della struttura e dei <em>topoi</em> &#8220;narrativi&#8221; incarnati dagli ospiti del programma. </p>
<p>Trovo straordinario lo schema di Davide che <a href="http://www.tecnoetica.it/2006/10/25/linsostenibile-leggerezza-dei-reality/">riassume i ruoli interpretati</a> nel dibattito dal fulgido parterre di ospiti </p>
<p><font size="-2">Schema ruoli/ospiti/posizioni della Puntata di Porta a Porta del 24/10/06, di Davide Bennato &#8211; clicca per ingrandire</font><br />
<a href="http://www.flickr.com/photos/tecnoetica/279022982/"><img src="http://static.flickr.com/93/279022982_cdf0f107ef_m.jpg"/></a></p>
<p>Questo schema è un po&#8217; come quei quadri tridimensionali che li guardi incrociando gli occhi e dopo un po&#8217;, dallo sfondo, spunta una immagine nascosta.<br />
Questo schema è uguale. Basta guardarlo intensamente e pensare agli ospiti, e, dopo un po&#8217;, dallo sfondo, spunta il 90% delle cose dette ieri sera sui reality. Rispetto al vederlo <em>davvero</em>, un bel guadagno.</p>
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		<title>Pupe e Secchioni, siamesi saprofiti</title>
		<link>http://www.webgol.it/2006/10/24/pupe-e-secchioni-siamesi-saprofiti/</link>
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		<pubDate>Tue, 24 Oct 2006 08:43:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Sofi</dc:creator>
				<category><![CDATA[(ir)reality]]></category>
		<category><![CDATA[Televisione]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8220;Dal reality di Italia 1 è nata una nuova creatura mediatica: nessuno funziona senza l&#8217;altro&#8221;. Così inizia l&#8217;articolo di Gianluca Nicoletti su La Stampa, dall&#8217;evocativo titolo &#8220;Pupe e Secchioni, uniti come siamesi da qui all&#8217;eternità tv&#8220;. Nicoletti, che della trasmissione è stato anche affatto trascendentale esponente della giuria, scova un interessante taglio interpretativo al reality [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img id="image733" src="http://www.webgol.it/wp-content/uploads/pupe_secchioni_2.jpg" alt="La pupa e il secchione" hspace="5" vspace="5" align="left"/>&#8220;Dal reality di Italia 1 è nata una nuova creatura mediatica: nessuno funziona senza l&#8217;altro&#8221;. Così inizia l&#8217;articolo di <strong>Gianluca Nicoletti</strong> su La Stampa, dall&#8217;evocativo titolo &#8220;<a href="http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/spettacoli/200610articoli/12813girata.asp">Pupe e Secchioni, uniti come siamesi da qui all&#8217;eternità tv</a>&#8220;. Nicoletti, che della trasmissione è stato anche affatto trascendentale esponente della giuria, scova un interessante taglio interpretativo al <a href="http://www.mediaset.it/brand/italia1/la_pupa_e_il_secchione/schedaprogramma_1818.shtml">reality</a> che si è concluso ieri sera, con la vittoria (meritata) della coppia Rosy-Sala.</p>
<p>Non già, infatti, cosa ne è stato di loro (funzione <a href="http://www.webgol.it/2006/10/16/la-porno-pupa-e-il-porno-secchione/">orfico-scopica</a>? voyeurismo guardonesco? mimetismo da transfert sfigato dello spettatore medio alle prese con l&#8217;accumulo retinico di bellezze stratosferiche e intoccabili?): ma cosa ne sarà di loro, pòrelli. <span id="more-734"></span>La parte onestamente più perdibile dei reality, fin dai primi esperimenti, è il post-reality. Con la scia bavosa del riciclo degli ex-partecipanti fino ad esaurimento-immagine (una emivita sempre più breve, ormai). Con i vari programmi di intrattenimento che penosamente provano a sfruttarne la flebile e caduca aura. Tutto fa presagire che anche le pupe e i secchioni ce li troveremo in giro per talk show (già qualcosa si è visto, nell&#8217;ultimo Buona Domenica, per esempio). </p>
<p>Ma in che modo? Da inscindibili siamesi (e la scelta di nomare le pupe per nome e i secchioni per cognome &#8211; come da abitudine scolastica con i primi della classe &#8211; facilita l&#8217;ibridazione). Lo spiega con bella scrittura <a href="http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/spettacoli/200610articoli/12813girata.asp">Nicoletti</a>:</p>
<blockquote><p>Il casto connubio tra Pupe e Secchioni ha generato una nuova creatura televisiva. [...] Per adattarsi all&#8217;ambiente ognuno dei partecipanti si è fuso con il partner di cui è diventato appendice saprofita. E&#8217; derivato un essere che si presenta come il mix tra una ragazzotta dalla coscia svelta e un gasteropodo di sesso maschile. [...] Il destino prossimo di questi esiti da reality sarà lievemente differente da ciò che c&#8217;è stato prima: le pupe, vere trionfatrici in quanto immutate in ogni loro splendore e abiezione, non potranno muoversi per i dorati sentieri del successo tv se non portandosi dietro il doloroso complemento di quel fratello siamese; apporto grottesco e informe che il destino ha appiccicato loro addosso. Anche i secchioni, per lo stesso fato beffardo, saranno perennemente costretti a recitare la parte di novelli professor Unrat, ma senza nemmeno la consolazione di aver potuto libare, almeno una volta, sulle grazie del loro «Angelo azzurro»; in più per sopravvivere dovranno sempre restarci appiccicati come blatte.</p></blockquote>
<p>[tags]La Pupa e la Secchione, reality, reality show, Gianluca Nicoletti, siamesi[/tags]</p>
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		<title>Il prossimo papa sarà un blogger</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Oct 2006 04:50:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Sofi</dc:creator>
				<category><![CDATA[(ir)reality]]></category>
		<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[TecnoFobie]]></category>

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		<description><![CDATA[Un cardinale americano, Seàn P O&#8217;Malley, arcivescovo di Boston, apre un blog. Il pretesto è tra i più classici: un viaggio. Un viaggio a Roma, dieci giorni nello scorso settembre. Il blog, per il cardinale Seàn, è quindi un modo per raccontare in prima persona (con tanto di copiose foto) la &#8220;meravigliosa esperienza di vivere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img id="image731" src="http://www.webgol.it/wp-content/uploads/cardinalsean.jpg" alt="Cardinal Sean P. O'Malley" hspace="5" vspace="5" align="left"/>Un cardinale americano, <a href="http://www.cardinalseansblog.org/">Seàn P O&#8217;Malley</a>, arcivescovo di Boston, apre un blog. Il pretesto è tra i più classici: un viaggio. Un viaggio a Roma, dieci giorni nello scorso settembre. </p>
<p>Il blog, per il cardinale Seàn, è quindi un modo per raccontare in prima persona (con tanto di copiose foto) la &#8220;meravigliosa esperienza di vivere a Roma e in Italia&#8221;. Non mancano <a href="http://www.cardinalseansblog.org/?p=232">le classiche considerazioni</a> dell&#8217;americano in visita in Italia che riflette sulle differenze culturali tra i due paesi: in Italia si lavora meno, ci si gode più la vita, si fa una cosa chiamata &#8220;weekend&#8221;, addirittura ci si ferma per &#8220;pranzo&#8221; (tra virgolette) a mangiare. Si scoprono, però, anche cose curiose: il bancomat del Vaticano, per esempio, <a href="http://www.cardinalseansblog.org/?m=20060925">ha le istruzioni in latino</a>. Altro che lingua morta! Il blog cardinalesco  (che, nota curiosa, pubblica sotto il copyright dell&#8217;<a href="http://www.rcab.org/">Arcidiocesi di Boston</a>), dopo i primi giorni di reporting giornaliero from Italy, si è stabilizzato, nel classico calo d&#8217;entusiasmo del neo-blogger, sui ritmi di un post a settimana, il venerdì: una sorta di lungo sermone dall&#8217;evangelico titolo &#8220;<em>Sharing Wonderful News This Week</em>&#8220;.<br />
Alleluja. <span id="more-732"></span></p>
<p><em>[Faccio un inciso. Ecco uno di quei casi in cui la mia rete-radar di segnalazione di notizie sui blog non è riuscita ad avvertirmi per tempo. Ho infatti scoperto la notizia del cardinale blogger leggendo Panorama in edicola ieri, venerdì. Facendo un po' più di attenzione mi accorgo che ne avevano scritto sia <a href="http://punto-informatico.it/p.aspx?id=1663109">Punto Informatico</a> che <a href="http://www.blogs4biz.info/index.php/2006/09/22/il_cardinale_blogger">Blogs4biz</a>: anche se erano solo mere segnalazioni. Ma a prescindere dalle maglie larghe delle mie fonti (e della mia attenzione), un piccolo caso che potrebbe arricchire <a href="http://www.bookcafe.net/blog/blog.cfm?id=511">l'arguto disquisire</a> del buon <a href="http://www.bookcafe.net/blog">Granieri</a> sulla intrinseca complementareità di una informazione che nell'infosfera viaggia guidata dall'interesse. Io avevo perso la notizia al primo giro sul web; l'ho recuperata, un mese dopo, sulla cara vecchia carta. E ora la rilancio nel web, all'attenzione di altre piccole attenzioni, con alcuni approfondimenti. Qual è il significato di questo buffo ping pong? Aumentare la <strong>serendipity globale</strong>. Aumentare le probabilità che un singolo pezzetto di informazione arrivi proprio a quel singolo individuo che, pur non sapendolo, lo stava cercando.]</em></p>
<p>Ma ecco il (breve) approfondimento.<br />
Non che l&#8217;uso del blog religioso sia una scoperta del cardinale Seàn.<br />
Anche in Italia il fenomeno non è nuovo. Segnalo, a questo proposito, un <a href="http://www.laciviltacattolica.it/quaderni/2005/3711/articolo%20spadaro.html">bel saggio</a> di un annetto fa di <strong>Antonio Spadaro</strong> su <a href="http://www.laciviltacattolica.it">Civiltà Cattolica</a>. L&#8217;ultimo paragrafo è dedicato alla difficile domanda &#8220;<strong>C&#8217;è Dio nella blogosfera?</strong>&#8220;.</p>
<p>Ancora. Il cinque maggio scorso scrivevo un post dal titolo &#8220;<a href="http://www.webgol.it/2006/05/05/dio-ce-e-vive-nel-web/">Dio c&#8217;è e vive nel Web</a>&#8220;. Segnalavo un bell&#8217;articolo di <strong>Arianna Dagnino</strong>, che segnalava a sua volta alcuni usi religiosi delle nuove forme di comunicazione via web. Soprattutto del podcasting, velocemente ribattezzato &#8220;<strong>godcasting</strong>&#8220;: registrazioni di sermoni, dottrine religiose, orazioni, laudi e preghiere, intere messe cantate per il pigro gregge che diserta le chiese. Sull&#8217;argomento (e finisco l&#8217;approfondimento) ha scritto un bel libro la stessa Dagnino: si intitola <a href="http://www.nomads.it/jcconline/">Jesus Christ Superstar</a> ed è un breviario per net-praticanti.</p>
<p>Non è tutto, purtroppo.<br />
Perchè corrispondeva a verità quanto riportato nell&#8217;articoletto trovato ieri su Panorama.<br />
<a href="http://www.cardinalseansblog.org/?m=20060925">Post non mente</a>, l&#8217;ha proprio scritto il cardinale Seàn.<br />
E&#8217; del 25 settembre, dopo qualche giorno a Roma:</p>
<blockquote><p>I have enjoyed working on the blog, even though it takes a bit of time. I also think it’s amusing in a way because I feel like I’m on some reality television show on MTV… lol.</p></blockquote>
<p>A parte lo straordinario uso del &#8220;lol&#8221; per segnalare la battuta, il cardinale pensa che scrivere sul blog sia molto stuzzicante, <strong>un po&#8217; come partecipare ad un reality show su Mtv</strong>. </p>
<p>Anche lui.<br />
Un cardinale scrive un blog e pensa sia un reality.<br />
Non c&#8217;è proprio più speranza.<br />
Ah, dimenticavo: <em>lol</em>.</p>
<p>[tags]religione, blog, cardinale, Sean P. O&#8217;Malley, Seàn[/tags]</p>
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		<title>Reality e videogiochi, lo stesso risvolto della stessa medaglia</title>
		<link>http://www.webgol.it/2006/10/19/reality-e-videogiochi-lo-stesso-risvolto-della-stessa-medaglia/</link>
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		<pubDate>Thu, 19 Oct 2006 07:44:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Sofi</dc:creator>
				<category><![CDATA[(ir)reality]]></category>
		<category><![CDATA[TecnoFobie]]></category>
		<category><![CDATA[Televisione]]></category>

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		<description><![CDATA[Sono in sistematico ritardo di alcune segnalazioni (me le segno qui: Giachetti e le rassegne stampa, e il giapponese servo-padrone in Barbagia), ma faccio passar avanti, per amor di tema del mese, una riflessione di Aldo Grasso, il miglior critico televisivo italiano (subito dopo, ma staccato di poco, c&#8217;è Dave). Sui reality show, scrive Aldo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img id="image730" src="http://www.webgol.it/wp-content/uploads/ceccherini_isola_ritiro.jpg" alt="Ceccherini suqalificato all'Isola dei Famosi" hspace="5" vspace="5" align="left"/>Sono in sistematico ritardo di alcune segnalazioni (me le segno qui: <a href="http://www.robertogiachetti.com/">Giachetti</a> e le <a href="http://www.blogperlamargherita.com/?p=572">rassegne stampa</a>, e il giapponese servo-padrone in Barbagia), ma faccio passar avanti, per amor di <a href="http://www.webgol.it/category/irreality/">tema del mese</a>, una riflessione di <strong>Aldo Grasso</strong>, il miglior critico televisivo italiano (subito dopo, ma staccato di poco, c&#8217;è <a href="http://www.daveblog.net/">Dave</a>).</p>
<p>Sui reality show, scrive Aldo Grasso sul Magazine del Corriere della Sera, in edicola oggi, in un articolo dal titolo: &#8220;La turbolenza del palinsesto&#8221;:</p>
<blockquote><p>La stessa percezione della realtà è messa in crisi: realtà o reality? Il reality è nato per sancire il definitivo distacco della tv dal mondo dello spettacolo e il suo approdo risolutivo nel mondo della realtà. Prima per andare in tv, bisognava possedere un mestiere, aver fatto gavetta. D&#8217;un tratto, invece, è sufficiente esibire il proprio modo di vivere, fingere di essere se stessi. Il reality appare così fastidiosamente &#8216;vero&#8217; che molti credono che rappresenti la &#8216;realtà&#8217; e si indignano non poco per le mancate aderenze della vita televisiva alla vita vera. I dabbene si lamentano molto del reality e continuano ad invocare una tv che ci mostri la realtà. Non sanno, o non vogliono sapere, però, che nel mondo alla rovescia (quello scardinato, ritardato, incendiato dai pompieri) l&#8217;unica finestra aperta sulla realtà è solo quella dei reality. Nei quali i morti di fama (ex presentatori, ex sportivi, ex attori, ex qualcosa) sia i neofiti dell&#8217;esserci tentano disperatamente di uscire dalla &#8216;fascia grigia&#8217;, l&#8217;intercapedine che sta tra il mondo dei professionisti e quello dei dilettanti allo sbaraglio, tra le luci della ribalta e l&#8217;anonimato della quotidianità.</p></blockquote>
<p>So non essere il punto di Grasso, che lo riporta per distinguo, eppure mi stupisce ogni volta la prevalenza della chiave interpretativa &#8220;produttiva&#8221;: c&#8217;è qualcuno che astutamente mette in scena dei neofiti o degli ex-qualcosa morti di fama per il popolo bue che spesso crede che sia quella la realtà. E&#8217; il teorema de <strong>il-mio-vicino-è-popolo-bue</strong> che ha sempre inficiato gli studi sugli effetti dei mass media. <span id="more-728"></span>A farsi turlupinare (influenzare dalla tv, manipolare dai media) sono sempre gli altri: il mio vicino, indistinte masse beote, la fantomatica gente.<br />
O c&#8217;è qualcuno che vuole ammettere pubblicamente, con nome e cognome, di credere che i reality siano la realtà?<br />
Sarebbe una novità assoluta.</p>
<p><strong>I reality sono narrazioni.</strong><br />
Ma narrazioni particolari. Narrazioni (non uso volutamente il termine <em>fiction</em>) partecipative (quasi) come i videogiochi, e <strong>che hanno la possibilità di evocare barlumi di autenticità</strong>. Autenticità, non realtà. Uno sguardo, una bestemmia (memorabile la faccia di <a href="http://www.corriere.it/Primo_Piano/Spettacoli/2006/10_Ottobre/19/ceccherini.shtml">Ceccherini alla squalifica di ieri</a>, all&#8217;Isola dei Famosi: uno studente che riceve una nota disciplinare che lo terrà a casa per tre giorni e deve far finta di essere dispiaciuto), un sorriso; paura, attrazione trattenuta (il povero Congedo!), fastidio: tutta la ridda di emozioni che passano per un attimo dagli occhi, e presto scompaiono nella percezione che le telecamere ci sono, da qualche parte.</p>
<p>L&#8217;equazione ponderata reality-videogiochi (l&#8217;intuizione è di <strong>Steven Johnson</strong>, <a href="http://www.webgol.it/2006/10/12/i-reality-show-e-lautenticita-da-frazione-di-secondo/">nel libro di cui ho già scritto</a>) mi convince sempre di più. Proprio ieri sera partecipavo ad un <a href="http://www.radiopopolare.it/trasmissioni/microfono-aperto/">microfono aperto</a> di <a href="http://www.radiopopolare.it">Radio Popolare</a> (storico e ben condotto formato che, come la Settimana Enigmistica vanta centinaia di tentativi di imitazione, e in cui di solito gli ascoltatori hanno da insegnare agli esperti che vi partecipano &#8211; primo io, ovviamente). Si parlava di videogiochi: lo spunto era l&#8217;apertura del <a href="http://www.worldcybergames.it/">Campionato mondiale di videogames</a> a Monza. In alcuni casi la questione evocata era la stessa: realtà-irrealtà. E&#8217; una deformazione atomistica (come chiamarla?) del nostro pensiero: pensare ad un fenomeno come una monade totalizzante. <strong>Non considerando che c&#8217;è una persona dietro.</strong> E allora.<br />
Guardi i reality: sei un beota che non distingue.<br />
Giochi ai videogiochi: sei un asociale che non comunica. </p>
<p>Vai a spiegare che &#8211; ogni tanto e quando va e a patto (ovvio) che non si scada nell&#8217;addiction &#8211; si ha voglia di un intrattenimento diverso: un intrattenimento partecipativo. <strong>Una narrazione con l&#8217;alea della sorpresa.</strong> In cui, in qualche modo, come va a finire non si sa. E, in parte, lo puoi decidere. </p>
<p>Qual è, infatti, il peggior dei difetti di un reality e di un videogioco?<br />
Di un reality, che le regole non siano chiare e rispettate per tutti, che sia taroccato il televoto, che sia troppo &#8220;manipolato&#8221;. In un frase: che da qualche parte <strong>si sia già deciso chi deve vincere</strong>, come fosse un film di cui si conosce il finale.<br />
Di un videogioco, <strong>che sia troppo facile</strong> e non performante.<br />
Lo stesso risvolto della stessa medaglia.</p>
<p>[tags]reality, reality show, videogiochi, media, televisione, Aldo Grasso[/tags]</p>
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		<title>La porno pupa e il porno secchione</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Oct 2006 21:35:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enrico Bianda</dc:creator>
				<category><![CDATA[(ir)reality]]></category>
		<category><![CDATA[Televisione]]></category>

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		<description><![CDATA[Il porno è ingombro, straripante, di morte dei sentimenti. Martin Amis L’unico pericolo di guardare la pornografia e che potrebbe farti venire voglia di guardarne ancora. Gore Vidal In questi giorni sono andato a vedere che cosa succedeva dalle parti di La pupa e il secchione. Ammetto che alimento da una vita un certo senso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote>
<p><font size="-2"><em>Il porno è ingombro, straripante, di morte dei sentimenti. </em><br />
Martin Amis</font></p>
<p><font size="-2"><em>L’unico pericolo di guardare la pornografia e che potrebbe farti venire voglia di guardarne ancora.</em><br />
Gore Vidal</font></p></blockquote>
<p><img id="image726" src="http://www.webgol.it/wp-content/uploads/pupasecchione2.jpg" alt="La Pupa e il Secchione" hspace="5" vspace="5" align="left"/>In questi giorni sono andato a vedere che cosa succedeva dalle parti di <a href="http://www.mediaset.it/brand/italia1/la_pupa_e_il_secchione/schedaprogramma_1818.shtml"><strong>La pupa e il secchione</strong></a>. Ammetto che alimento da una vita un certo senso dell’estetica voyeurista, ed effettivamente il programma, felicemente definito da <strong>Edmondo Berselli</strong> <a href="http://www.repubblica.it/2006/10/sezioni/spettacoli_e_cultura/pupa-secchione/pupa-secchione/pupa-secchione.html">irreality show</a> (anche se io lo definirei iperreality show), aiuta a tener buona questa mia effervescenza. </p>
<p>Ho quasi sempre snobbato tutti i programmi del genere reality: se accadeva che mi fermassi era solo perché ero attratto dai rapporti che si venivano a creare tra rinchiusi. Rapporti che di disegnano nel racconto del reality seguendo le regole della seduzione de-eroticizzata della pornografia. La pupa e il secchione ripercorre fedelmente i topos della narrazione standard della pornografia, riprendendo caratteri e sublimazione delle pulsioni maschili, o machiste.<br />
<span id="more-719"></span><br />
Sono entrato in questo mondo sguaiato dell’irreality show, ho seguito i dialoghi surreali e l’incantamento mostrato dai secchioni che sì, saranno impreparati sessualmente e di poca esperienza, ma hanno ormoni e naturali pulsioni sessuali, che si affacciano dietro gli occhi annacquati mentre ascoltano prendendo appunti su come si rimorchia in discoteca.</p>
<p>Ho ascoltato e soprattutto visto la messa in scena dell’ignoranza, e mi è sembrata una messa in scena funzionale alla pornografizzazione del cast e dei caratteri. Il corpo della donna deve essere solo corpo affinché possa svolgere la funzione sostitutiva propria della pornografia: <strong>il secchione è il ponte tra un corpo desiderante ed un corpo desiderato</strong>. Il primo è un complesso di desiderio e capacità narrativa, nel senso che stabilisce ruoli e svolgimento del racconto della seduzione, mentre il secondo deve restare solo corpo desiderato, vero e proprio oggetto di consumo, obiettivo necessario del consumo pornografico. </p>
<p>Il tutto che si vede nella pornografia non è che una scoria del reale. L&#8217;iperrealtà della produzione pornografica, l&#8217;ipervisione in primo piano degli organi genitali, la promiscuità dello sguardo ed il fascino del dettaglio hanno per funzione la restituzione integrale del reale ma un reale che esula dall&#8217;umanità, che meccanizza l&#8217;atto sessuale. E&#8217; l&#8217;assenza spettacolare dell&#8217;amore e della tenerezza.</p>
<p>La pupa e il secchione mette mette in scena un preliminare iperreale dell’incapacità seduttiva dell’uomo, che cerca nella pornografia la realtà oltre la realtà: dare corpo alla fantasia sovrapponendosi/sostituendosi all’azione.</p>
<p>[tags]reality, reality show, la pupa e il secchione, porno, pornografia[/tags]</p>
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		<title>I reality show e l&#8217;autenticità da frazione di secondo</title>
		<link>http://www.webgol.it/2006/10/12/i-reality-show-e-lautenticita-da-frazione-di-secondo/</link>
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		<pubDate>Wed, 11 Oct 2006 22:01:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Sofi</dc:creator>
				<category><![CDATA[(ir)reality]]></category>
		<category><![CDATA[Televisione]]></category>

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		<description><![CDATA[È ormai pratica diffusa prendersela con i programmi televisivi che mettono in scena realtà (più o meno) spontanee. Una continua esibizione di volgarità che esonda anche nei talk show ai margini dei reality: come dimostrano i recenti casi di litigi mandati in onda per amore di share. I reality sembrano essere la somma perversa di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?isbn=8804551208"><img id="image721" src="http://www.webgol.it/wp-content/uploads/steven_johnson_2.jpg" alt="Tutto quello che fa male ti fa bene, di Steven Johnson" hspace="5" vspace="5" align="left" /></a>È ormai pratica diffusa prendersela con i programmi televisivi che mettono in scena realtà (più o meno) spontanee. Una continua esibizione di volgarità che esonda anche nei talk show ai margini dei reality: come dimostrano i recenti casi di litigi mandati in onda per amore di share. </p>
<p>I reality sembrano essere la somma perversa di tutti i mali: istigano all’esibizionismo svergognato, indulgono in una rappresentazione stereotipata dei ruoli sociali, propongono modelli d’interazione basati sulla competitività a tutti i costi. Non solo. In linea con la tipica differenziazione dei prodotti di un’economia di mercato, i reality si sono negli anni moltiplicati a dismisura, al fine di toccare le molteplici corde di molteplici pubblici. </p>
<p>E dalla gente comune del primo Grande Fratello, si è passati al coinvolgimento di personaggi più o meno famosi (ovvero il piacere consolante di cogliere il vip di turno nei momenti di sbracata umanità). </p>
<p>Ma i reality sono davvero il prodotto più becero e diseducativo della cultura popolare?<br />
<span id="more-720"></span><br />
Secondo <strong>Steven Johnson</strong> –  autore di un fortunato libro dal titolo “<a href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?isbn=8804551208">Tutto quello che fa male ti fa bene</a>” – anche i reality show ci rendono più intelligenti.</p>
<p>Il bello dei reality è che sono simili ai videogiochi. I reality show &#8211; spiega Johnson &#8211; forniscono l&#8217;estrema testimonianza del dominio culturale dei videogiochi in questo momento storico. Così come nei videogiochi, in un reality le dinamiche di gioco non sono mai del tutto prevedibili. C&#8217;è una parte di trama, ovviamente &#8211; ma le regole dell&#8217;interazione tra i partecipanti rispondono all&#8217;imprevedibile alea della chimica delle personalità. </p>
<p>E allora il piacere di chi guarda sta insomma nell’osservare altri esseri umani che cercano disperatamente di orientarsi in un contesto in cui non esistono strategie vincenti a priori. Ingrediente chiave, proprio il lavorio più o meno strategico volto a scandagliare le regole del sistema per trovare punti deboli e opportunità.</p>
<p>E chi guarda, poi, partecipa con monologhi interiori del tipo “<em>se fossi stato lì, mi sarei comportato in questo modo</em>”. Monologhi che diventano spesso materiale di conversazione e di discussione. In un certo senso ci costringono a riflettere sui nostri comportamenti e i nostri valori. </p>
<p>Infine. Molti reality si svolgono nelle più artificiali delle ambientazioni e spesso con svolte narrative decise dall’alto, artificiali anch’esse. Ma nonostante questo possiedono – conclude Johnson – <strong>sprazzi di autenticità emotiva</strong>, cui si deve buona parte del loro successo. Seducente è proprio l&#8217;autenticità non filtrata del linguaggio non verbale: l&#8217;occhiata rivelatrice, il breve sguardo di incredulità, uno sguardo accigliato rapidamente cancellato dal viso.</p>
<p>Una autenticità effimera, però.<br />
Che di solito svanisce velocemente nella consapevolezza che la telecamera, da qualche parte, c’è.<br />
Una autenticità da frazione di secondo. Che in fondo, però, ci basta &#8211; a confronto con le piccole grandi bugie dell&#8217;altra tv.</p>
<p><font size="-2">[Il pezzo è stato pubblicato, in forma ridotta, su <a href="http://www.ilfirenze.it">Il Firenze</a>]</font></p>
<p>[tags]reality, reality show, Steven Johnson, Tutto quello che fa male ti fa bene[/tags]</p>
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		<title>Il ceto medio è un (ir)reality show</title>
		<link>http://www.webgol.it/2006/10/11/il-ceto-medio-e-un-irreality-show/</link>
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		<pubDate>Wed, 11 Oct 2006 12:05:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enrico Bianda</dc:creator>
				<category><![CDATA[(ir)reality]]></category>
		<category><![CDATA[Giornalismi]]></category>
		<category><![CDATA[Televisione]]></category>

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		<description><![CDATA[Vedo una giovane donna guidare una Toyota RAV4 nel traffico, inveire gesticolando, smoccolando dal finestrino con grinta portuale, in uno sfavillio Cartier mentre alla radio l’ascolto è fisso su Laura Pausini o Michele Zarrillo. Intanto uno stralunato autista dell’autobus fermo alla rotonda parla al telefonino con il collega sindacalista. Il Quotidiano Nazionale nelle edizioni locali [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Vedo una giovane donna guidare una <em>Toyota RAV4</em> nel traffico, inveire gesticolando, smoccolando dal finestrino con grinta portuale, in uno sfavillio Cartier mentre alla radio l’ascolto è fisso su <strong>Laura Pausini</strong> o <strong>Michele Zarrillo</strong>.</p>
<p>Intanto uno stralunato autista dell’autobus fermo alla rotonda parla al telefonino con il collega sindacalista. Il Quotidiano Nazionale nelle edizioni locali appoggiato sul cruscotto ampio e nero, accanto ad una madonna immacolata che guarda e protegge. Si intrufola nel traffico la rampante cronista della TV locale, agguerrita e pronta a fare il proprio servizio su disservizi e tasse. Una figura retorica si fa strada nella sua testa e in tutti quelli che stanno intrappolati attorno alla rotonda maledetta. Un triangolo delle Bermuda urbano, da quando sono sorte implacabili al posto dei vecchi semafori hanno trasformato i viali in un libro di <strong>Jules Verne</strong>: ci vorrebbe il Nautilus per superare la barriera di macchine mormoranti.<br />
<span id="more-718"></span><br />
La rampante cronista approfitta di un’improvvisa fermata con apertura delle portiere, scende qualcuno tra borse della spesa e zainetti, l’Università è vicina e accanto il supermercato.<br />
Microfono teso, operatore che segue, camera accesa.<br />
- Signore?<br />
- Mi dica… Che è? Che canale siete? Italia1? <em><br />
(Tremo all’idea che all’improvviso l’autista giri la testa tipo esorcista, sbavando verde pesto dalla bocca sbarbata da poco, digrignando i denti e minacciando un ITALIAA… UNO!!)</em><br />
Non lo fa, è stanco e afflitto. E la cronista lo sa…<br />
- Stiamo conducendo un’inchiesta, posso?<br />
- Certo mi dica…<br />
- Ha letto la finanziaria? Lo sa che cosa succede ai lavoratori dipendenti come lei?<br />
- Che si deve pagare di più. Ma tocca sempre a noi, ai lavoratori, al popolo, siamo tartassati perché noi non possiamo evadere, chi ci perde è sempre il popolo…<br />
Incalza la cronista, una parola d’ordine, un assoluto contemporaneo, un <em>topos </em>giornalistico, il prezzemolo direbbe qualcuno.<br />
- <strong>Perché voi siete il ceto medio!</strong><br />
- Certo, il popolo, ceto medio…</p>
<p>Più o meno potrebbe andare così. Diciamo che non mi stupirebbe andasse così. In realtà mi è capitato di vedere una di quelle sequenze di interviste per strada, un “che cosa pensa la gente” che piace tanto ai TG nazionalpopolari in overdose da commenti.</p>
<p>In giorni di crisi profonda dei reality, dove a trionfare sembra l’unico <em>irreality </em>(o <em>surreality</em>, fate voi) capace di assemblare gnocca con cervello creando un ibrido televisivo post <strong>Cronemberg</strong>, ecco che si sono allestiti decine di confessionali. Intanto nei confessionali accorrono tutti, tabaccai evasori, autisti in grigio blu, taxisti che ancora non hanno digerito la liberalizzazione ed erano già in astinenza, professionisti, notai avvocati geometri commercialisti benzinai baristi architetti imprenditori e rappresentanti. </p>
<p>Evviva, <strong>un reality fa ascolto</strong>, non nasce da Endemol, ma funziona, nasce e vive seguendo un copione. </p>
<p>[tags]ceto medio, reality, irreality, finanziaria[/tags]</p>
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		<title>La politica che mente sapendo di mentire</title>
		<link>http://www.webgol.it/2006/10/10/la-politica-che-mente-sapendo-di-mentire/</link>
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		<pubDate>Mon, 09 Oct 2006 22:05:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lorella Cedroni</dc:creator>
				<category><![CDATA[(ir)reality]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>

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		<description><![CDATA[[Lorella Cedroni insegna, tra le altre cose, Scienza Politica alla Sapienza di Roma, e ha scritto vari saggi sul linguaggio, sulla comunicazione e sulla rappresentanza politica. Per noi è un onore ospitarla. Buona lettura. as] Menzogne, bugie, balle, chiamatele come volete, in tutte le lingue possibili e immaginabili, ma non illudetevi di poterne uscire illesi. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><font size="-2">[<em>Lorella Cedroni insegna, tra le altre cose, Scienza Politica alla Sapienza di Roma, e ha scritto <a href="http://www.unilibro.it/find_buy/result_scrittori.asp?scrittore=Cedroni+Lorella&#038;idaff=0">vari saggi</a> sul linguaggio, sulla comunicazione e sulla rappresentanza politica. Per noi è un onore ospitarla. Buona lettura. as</em>]</font></p>
<p><a href="http://www.flickr.com/photos/pape/133477386/" title="Photo Sharing"><img src="http://static.flickr.com/52/133477386_b402f73539_m.jpg" width="240" height="182" alt="I can't believe it anymore!, foto di Fabio Sabatini" hspace="5" vspace="5" align="left"/></a>Menzogne, bugie, balle, chiamatele come volete, in tutte le lingue possibili e immaginabili, ma non illudetevi di poterne uscire illesi. Esse sono il motore della politica, la linfa della storia, il succo della cronaca e il cuore dell’economia. Per aver sventato una menzogna politica la folla è insorta a Budapest contro il premier socialista ungherese che avrebbe ingannato con spregiudicatezza e spudoratamente gli elettori &#8211; deridendoli, per di più.</p>
<p>Si sa, di bugie, fandonie, “bullshit” come direbbero gli americani con un linguaggio più forte ispirato al turpiloquio (si veda <a href="http://www.bol.it/libri/scheda/ea978881700853.html">il saggio filosofico</a> di <strong>Harry G. Frankfurt</strong>) &#8211; si nutrono le campagne elettorali dei paesi democratici, la comunicazione politica, l’informazione.</p>
<p>Il politico “bugiardo” – come suggeriva <strong>Hannah Arendt</strong> nel suo <a href="http://www.bol.it/libri/scheda/ea978883391556.html">Verità e politica</a> (or. 1968) – “<em>E’ un attore per natura; dice ciò che non è perché le cose siano differenti da ciò che sono – e cioè vuole cambiare il mondo</em>”.<br />
Qualche volta lo fa in buona fede. Ma spesso “sa” di mentire.<br />
<span id="more-716"></span><br />
La menzogna politica, un <em>topos </em>classico nella storia del pensiero antico, moderno e contemporaneo, da <strong>Platone </strong>a <strong>Kant</strong>, <strong>Montaigne </strong>e <strong>Rousseau</strong>, da <strong>Sant’Agostino</strong> a <strong>Nietzsche</strong>, un fattore ineliminabile della società, insito in ogni forma di azione e di organizzazione politica; in democrazia diventa addirittura un indicatore dell’esistenza della libertà umana. Dire bugie è – per così dire – <strong>un virtuoso esercizio di libertà</strong>, se non fosse che i governanti ricorrono sempre più in maniera indiscriminata e spudorata alle menzogne per giustificare e legittimare il proprio potere, spingendo fatalmente le istituzioni democratiche verso una deriva totalitaria.</p>
<p><strong>Di verità c’è urgente bisogno in democrazia</strong>, di una verità non costruita, non artefatta, non fasulla, di una verità, insomma “verace” a portata di tutti, una “sincera” verità, come l’intercalare popolare suggerisce tautologicamente. E invano. Perchè se in un regime autoritario o totalitario di verità ce n’è una sola ed è paradossalmente congruente alla “menzogna assoluta”,  in democrazia, effetto perverso del pluralismo, di verità ce ne sono molte, le pseudoverità, e soltanto pochi hanno accesso alla verità “più vera”. Ora, se esiste una verità più vera delle altre, che sta sopra a tutte, allora queste non sono che menzogne.</p>
<p>Mi chiedo su quante e quali verità possa poggiare una democrazia, la nostra per esempio, senza che non ci si possa sentire lesi, noi ignari cittadini, nei nostri diritti, del diritto di “sapere”, di conoscere la verità sui fatti per fugare quella sensazione (o certezza?) di essere vittime di un inganno “globale, assoluto” e di ritrovarsi vis a vis con la madre di tutte le menzogne: la menzogna assoluta, appunto.</p>
<p>Entrando in libreria, mi sono imbattuta nell’illuminante saggio di <strong>Jacques Derrida</strong>, <a href="http://www.bol.it/libri/scheda/ea978887615127.html">Breve storia della menzogna</a>,  dove in quarta di copertina trovo già una plausibile risposta: “è possibile anche dire il falso senza cercare di ingannare e quindi senza mentire”.</p>
<p>Quando si è in buona fede.<br />
Quando non si mente a se stessi.<br />
Quando non ci si autoinganna.<br />
Volenti o nolenti.</p>
<p>Mi viene in mente l’episodio mitologico di Ulisse e le sirene ripreso da <strong>Kafka </strong>in uno dei suoi magistrali racconti (<em>Il silenzio delle sirene</em>) ad esemplificare un tragico esempio di autoinganno, in cui l’Autore invita il lettore ad immaginare che le sirene non abbiamo cantato e che Ulisse, in realtà, abbia fatto finta di udirle, pur essendosi “<em>accorto che le sirene tacevano e in certo qual modo abbia soltanto opposto come uno scudo a loro e agli dei la sopradescritta finzione</em>”.</p>
<p>Questo stravolgerebbe il senso della storia, perché Ulisse, da icona dell’umana sete di conoscenza, simbolo per eccellenza di una virile insoddisfazione esistenziale, diventerebbe un simulacro, un eroe sifulo, fasullo, avendo egli mentito a se stesso e ai suoi compagni. Si può mistificare la realtà ma ciò significa mettere in pericolo la propria identità e l’incolumità degli altri.</p>
<p>Dai fatti di cronaca si apprende l’accusa di violenza (poi rivelatasi infondata) rivolta da una minorenne italiana a un cittadino straniero di nazionalità marocchina; e la denuncia, da parte di un padre, di un rapimento, mai avvenuto, della propria figlia.<br />
Fino a che punto ci si può estraniare da se stessi e denunciare un falso reato, senza debordare nella patologia? <strong>Corrisponde, forse, questo a un esercizio di libertà?</strong> E ancora: si possono negare fatti storici gravi, realmente accaduti e che hanno segnato la sorte dell’umanità intera –  negazionisti compresi – per giustificare, anche a se stessi, la propria sete di potere?</p>
<p>E’ una domanda che andrebbe rivolta soprattutto ai politici, considerate le performance davvero esaltanti, da questo punto di vista, della menzogna, non etica naturalmente, di alcuni capi di Stato negli ultimi tempi. Certo. Con le parole si può fare qualsiasi cosa, come suggeriva <strong>John Austin </strong>in <a href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2057&#038;c=WHHWAQOD2UJVC">Come fare cose con le parole</a>; i ricettari non mancano e, nella cucina politica, i cuochi più bravi sono al lavoro da tempo.</p>
<p>Ma una cosa è certa: <strong>chi mente a se stesso non è mai in buona fede</strong>.<br />
Perché mentire è un atto intenzionale e chi sa di mentire sa anche che prima o poi cadrà vittima delle sue stesse “fabbricazioni”. </p>
<p>Ci si può salvare dal canto delle sirene, ma non dal loro silenzio.</p>
<p><font size="-2">(la <a href="http://www.flickr.com/photos/pape/133477386/in/pool-elezioni/">foto</a> in alto è di <a href="http://www.flickr.com/photos/pape/">Fabio Sabatini</a>)</font><br />
[tags]bugia, politica, menzogna, derrida[/tags] </p>
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		<title>(Ir)reality show. Il fascino discreto della bugia (e della veritÃ )</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Oct 2006 20:09:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Sofi</dc:creator>
				<category><![CDATA[(ir)reality]]></category>

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		<description><![CDATA[Inauguriamo oggi il nuovo tema (mensile o quasi, di solito si sfora). Il titolo è (ir)reality show. Il fascino discreto della bugia (e della verità). Ho in caldo uno straordinario pezzo di Lorella Cedroni sulla menzogna politica, che pubblicherò domani (e con la quale mi scuso pubblicamente per averlo posticipato di troppi giorni), qualcosina sui [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Inauguriamo oggi il nuovo tema (mensile o quasi, di solito si sfora).<br />
Il titolo è <a href="http://www.webgol.it/category/irreality/">(ir)reality show</a>. Il fascino discreto della bugia (e della verità).</p>
<p>Ho in caldo uno straordinario pezzo di <strong>Lorella Cedroni</strong> sulla menzogna politica, che pubblicherò domani (e con la quale mi scuso pubblicamente per averlo posticipato di troppi giorni), qualcosina sui reality show (come rappresentazione simil-porno o sfida cognitivamente evoluta), un pezzo di Enrico alle prese il fantomatico e fin troppo evocato &#8220;ceto medio&#8221;, ecc. ecc.</p>
<p>E poi, come al solito (il bello di queste monografie blog), quello che viene, o quello che succede, o quello che si trova in giro, o quello che si sviluppa nei commenti, o quello che. </p>
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