Al Festival del giornalismo di Perugia, la serata di sabato è stata dedicata al matrimonio che s’ha da fare tra tv e social media: Toda Tv cambia, è il titolo che abbiamo pensato – un cambiamento insieme necessario e inevitabile ma pieno di difficoltà (e di incertezze) sui modi…
La serata condotta da Andrea Vianello, ha visto tra gli ospiti (oltre al qui scrivente) Luisella Costamagna, Corrado Formigli, Gianluigi Paragone, Diego Bianchi, Francesco Soro.
Toda Tv cambia - Perugia international journalism festival
Nuove tecnologie connettive come twitter e facebook “assediano” il media più tradizionale che c’è, e la televisione diventa sempre più social: twitta in diretta, lancia sondaggi, gioca con la Rete e dalla Rete è guardata e commentata ogni giorno in diretta. Come deve cambiare la tv che parla di politica sotto la spinta di cambiamento di queste tecnologie che permettono al telespettatore di interagire in tempo reale con il programma e con gli altri telespettatori?
La cosiddetta social tv è la fine della tv, o un nuovo inizio? Per entrare in sintonia con questi nuovi modi di fruizione della televisione serve una tv più tecnica (come il governo)? Più politica? Più aperta ai contributi che provengono dalla Rete? Più convergente? Meno parlata? Con più inchieste? Ne parliamo con chi sta sperimentando in vivo – usando nuove tecnologie, nuovi metodi, nuovi format – cosa significa provare a innovare in qualche modo la cara vecchia tv.
L’amico Riccardo Staglianò mi ha chiesto di andare a parlare di politica e web e ci proverò domani all’interno dei tradizionali 15 minuti che la formula di TED democraticamente dedica a qualsiasi idea – da quelle geniali (che “valgono la pena di essere diffuse”) a quelle modeste come le mie.
Less is more, come diceva un tale.
Il sito per maggior informazioni: TedxReggioEmilia e il programma L’hashtag con cui seguire le conversazioni su Twitter: #TEDxreggioemilia
Gli amici di Bol mi hanno chiesto se volevo intervistare Federico Rampini al Salone del Libro di Torino per la presentazione del suo “Occidente Estremo” – e io ho detto sì, con piacere: Occidente estremo è un libro importante, così come la sua esperienza comparativa di inviato tra Pechino e New York (ma io credo che gli chiederò, tipo, di Scilipoti).
L’appuntamento è, per chi ha voglia di perdersi tutto il resto, sabato 14 maggio alle ore 15.00, padiglione 2 stand H126-J125.
Segnalo anche, visto che ci sono, anche questa bella iniziativa a margine di, come si dice – perfetta per bibliofili listomani.
Si possono indicare i cinque libri della vita, c’è una classifica generale e la promessa di donare 4800 libri – immagino presi dalla classificona – a 4 biblioteche scolastiche di Milano, Napoli, Palermo e Torino.
Questa è la mia lista:
La scomparsa di Majorana, di Leonardo Sciascia
Maus, di Art Spiegelman
Tutto quello che fa male ti fa bene, di Steven Johnson
Come ogni anno – e come ogni anno in ritardo (ma in anticipo per chi come me organizza il weekend un giorno prima del weekend stesso) segnalo anche qui il Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia – che ha aperto i battenti il 13 e finisce domenica.
Questo il terzo anno che partecipo, volente e felice per l’atmosfera che aleggia in tutte le strade di una citt pacificamente invasa da ospiti, giornalisti, curiosi e i bravissimi volontari, per il programma monstre che ogni anno cresce come un suffl, per il piacere di vedere Arianna Ciccone e Christopher Potter in azione modalità force tranquille – ovvero una lectio magistralis vivente di come fare a mantenere la calma nel mezzo del ciclone.
Quest’anno replichiamo la rassegna stampa un po’ cazzarona dello scorso anno con Diego Bianchi: il sabato e la domenica , con colazione appunto aggratis, c’è lettura giornali, video e facezie. Dalle 10.30 nella sala Maggiore dell’Hotel Brufani.
Poi, sabato 16 alle 22.00 all’Hotel Brufani, una serata festivaliera di Tolleranza Zoro – una edizione specialissima a met tra cineforum, talk show e seduta di autocoscienza politica, con proiezione dei video più “d’inchiesta” di questa stagione zoriana, da Lampedusa a Terzigno, da L’Aquila a Manduria (con forse qualche inedito).
Infine, last but not least, sono con piacere a parlare di giornalismo e comunicazione politica in un panel intitolato “L’informazione politica nell’era dei media sociali” con insigni amici e colleghi: Dino Amenduni, Stefano Epifani, Sam Graham-Felsen, Alessio Jacona, Micah L. Sifry. Sempre sabato 16 alle 18.00, Sala Notari dell’Hotel Brufani.
E poi c’è davvero un sacco di roba interessante: date un’occhiata al programma.
E a ripensarci in effetti Perugia, in questi giorni, è proprio così: nell’occhio del ciclone del giornalismo.
Lo scorso 27 gennaio si è svolto a Roma una iniziativa dal titolo “Sette interrogativi su WikiLeaks. Una iniziativa di studio“, promossa da Università Roma Tre, IULM-Mediascapes, Premio Ilaria Alpi, Fondazione Ugo Bordoni, Isimm – per quel poco che ahimè sono riuscito a seguire molto interessante. A questa pagina il programma completo, le sette domande aperte e la relazione introduttiva di Menduni. Di seguito una bozza del mio intervento – ho rimesso insieme un po’ di cose che ho scritto nell’ultimo periodo…
Il punto più interessante, a mio giudizio, è proprio l’impatto che ha Wikileaks all’interno del sistema politico – del modo di concepire l’architettura delle già intricate relazioni (anche comunicative) tra politica, media e cittadini.
Dice: “Dittatura è quando il governo controlla il popolo, democrazia è quando il popolo controlla il governoâ€. Quindi ha fatto bene Assange a pubblicare quei documenti riservati – a prescindere dal fatto che dicessero cose risapute o banali? Il “popoloâ€, i cittadini devono poter vedere tutto ciò che concerne chi governa, o chi governa ha il diritto di tenere qualcosa nascosto per il bene dei cittadini stessi? Il punto è proprio questa benedetta trasparenza. La logica del web e delle tecnologie connettive ha messo in discussione i tradizionali separè che delimitano il pubblico e il privato degli affari di Stato – così come hanno sbrecciato la porta delle camerette di tutti noi, che stiamo sui social network con una simbolica webcam puntata in diretta sui cavoli nostri. Sotto lo scossone di una mediasfera che è insomma come quegli stracci supermoderni che s’infilano negli angoli e non lasciano sporco e inesplorato nemmeno un anfratto, la democrazia si è riscoperta essere una roba fragile. Dittatura è quando il governo se ne frega di quel che scopre il popolo, democrazia esattamente il contrario.
Tutti controllano tutti, è una democrazia più forte
E’ stato un piacere vero aver contribuito (ben poco: di sicuro meno di quanto avrei voluto – tutti i meriti sono da attribuirsi agli altri promotori, ovvero Pier Vittorio Buffa, Carlo Felice Dalla Pasqua, Sergio Maistrello, Vittorio Pasteris e soprattutto Mario Tedeschini Lalli) all’organizzazione di un incontro che si svolgerà il 13 novembre a partire dalle 10.00 a Roma, presso la Vetreria Sciarra, dove ha sede il Digilab dell’Università La Sapienza (via dei Volsci 122).
E‘ un incontro informale di giornalisti digitali italiani, sotto gli auspici della Online News Association, che si occuperà di giornalismo locale e iperlocale con la partecipazione di giornalisti professionisti, free lance, part time, studenti e appassionati del mezzo. C’è un programma di massima e una pagina wiki dedicata cui iscriversi. Tutti sono benvenuti: tesserati e non tesserati, professionisti e non, studenti e studiosi.
L’argomento – come dimostrano gli archivi ormai troppo lunghi di questo blog e due saggi che ho scritto negli ultimi anni: Attraverso la Rete e L’informazione nell’era dei blog – mi interessa da sempre; i tempi poi sono brulicanti di novità , prove ed errori, un aggiornamento (e un’occasione di riannodare reti e conoscenze e esperienza) è sempre utile.
Poi, se la cosa funziona, stiamo già pensando ad altre iniziative – dal festival di Perugia in poi.
Si chiamano come il vulcano islandese che qualche mese fa ha bloccato – con un semplice naturalissimo sbuffo annoiato – mezza Europa, regalando insieme una marea di disagi e un bagno di umiltà alle improcrastinabili frenesie della società di oggidì. Sono gli stati generali delle Fabbriche di Nichi (Vendola, ovviamente) e si terranno a Bari da venerdì 16 a domenica 18 presso il villaggio turistico Baia San Giorgio: tutte le informazioni nella pagina apposita.
Mi hanno invitato sabato mattina, insieme a Dino Amenduni e Stefano Cristante, a curare un seminario dal (bello ma complicato) titolo “Aggiornamento di Stato. La politica ai tempi dello “user generated contentâ€. L’idea è di riflettere intorno ai pregi e ai difetti dell’impatto (anch’esso eruttivo) dei social network nella politica italiana (io, un po’ di mesi fa, ne parlavo come di un “salto dello squalo” dei blog).
Poi sono molto curioso di vedere (anzi: sentire) da vicino l’atmosfera del “movimento” delle Fabbriche – che ho seguito fin dall’inizio e che continua a sembrarmi un esperimento politico unico e forse un po’ sottovalutato, che racconta di energie esplosive, di vivacità generazionale, di potenzialità creative esibite in barba alla cupezza della crisi e dei tagli: un mix esplosivo di idee e fiducia, visione e centralità del territorio con i media digitali a fare da facilitatori e punto di incontro.
Lunedì e martedì prossimo sarò ospite di ToscanaLab. La seconda edizione si svolgerà il 28 e il 29 giugno presso la Gipsoteca dell’Istituto d’arte di Porta Romana, a Firenze, ha un ricco programma (primo e secondo giorno) e ha come tema “Internet Better Lifeâ€, ovvero: “come internet e il web 2.0 contribuiscono a migliorare la vita degli individui, veicolando in modo diverso e più ricco la conoscenza, modificando le relazioni tra le persone e trasformando di fatto l’azione sociale, con un approccio allargato e partecipativo”.
Oltre all’intervento di lunedì in plenaria – su una idea di politica integrata, che fa e farà sempre più fatica a distinguere tra on e off line – martedì mattina mi farà piacere moderare il workshop su politica, pubblica amministrazione e giornalismo: con gli interventi qualificati di Sergio Maistrello, Ernesto Belisario, Livia Iacolare, Dino Amenduni e Antonella Napolitano. Da quello che ho avuto modo di sapere in anticipo, credo che usciranno fuori cose molto interessanti: tra iperlocalità e territorio, trasparenza dei dati e delle passioni politiche, dentro una Europa sincronizzata e un approfondimento grassroots.
Per chi non proverò a farne sintesi postuma – qui sotto qualche riga di presentazione.
La domanda di partenza è quale sia il modo migliore (più etico, più democratico, più efficace) di usare le nuove tecnologie in politica: quale comunicazione, quale informazione, quale relazione con i cittadini/elettori. Internet sta certamente cambiando il modo di fare politica. La rende più aperta, trasparente e partecipata (forse anche un po’ più populistica). Oggi fare politica senza Internet è come uscire di casa senza pantaloni: non si va lontano, la gente ti ride dietro e comunque tutti notano la mancanza. Ma la questione è soprattutto in che modo la Rete riesce a cambiare le regole del gioco politico: le strategie del confronto elettorale, le logiche del racconto giornalistico, le priorità dell’agenda pubblica – per finire all’azione di governo, alla pubblica amministrazione e a un confronto/interazione continuo con i cittadini che sul web non può più interrompersi il giorno dopo del voto.
Lo scorso anno andai a Perugia un po’ diffidente. Non verso il festival in generale, che non conoscevo se non di racconto altrui – ma verso questi eventi in generale, avendone negli anni frequentati diversi dai format disparati e eterogenee ambizioni. Ebbene, niente è comparabile con quello che accade a Perugia nei 5 giorni del Festival Internazionale di Giornalismo: una città che si lascia invadere e che apre i suoi spazi e i suoi luoghi, un programma pieno zeppo che si sdoppia e si triplica con plurimi eventi ogni ora, decine e decine di giovani volontari che animano una redazione pienamente crossmediale, una propensione a ragionare della professione giornalistica che va oltre gli angusti confini della riflessione accademica e si apre alle nuove tecnologie, alle sperimentazioni, alle nuove pratiche.
Avevo promesso ad Arianna Ciccone, che è il motore instancabile e sorridente del Festival, che sarei tornato l’anno dopo per fare qualsiasi cosa: e insieme a Diego faremo a colazione, il giovedì e il venerdi mattina alle 10.30, una specie di rassegna stampa politica e dajista, con la logica partecipata e dell’ammuina e con qualche video di Diego.
Se potete, fateci un salto (al festival, al festival).
Fino a domenica sarò, con molti amici, a Barcellona, per la prima edizione europea di Personal Democracy Forum – la prima e la più importante conferenza al mondo su comunicazione, politica, e nuovi media. Il programma è ricco e articolato (primo giorno, secondo giorno) ed è certamente un bene che si rifletta intorno al campo dell’online campaigning e dell’e-government (che da qualche anno proviamo a tracciare nel nostro piccolo con Spindoc) anche in salsa europea – senza necessariamente sempre guardare, spesso va detto in modo stolido e non propositivo, oltreoceano.
Personal Democracy Forum Europe si terrà  all'interno della Torre Abar
[Era una nota su Facebook, poi ho pensato di metterla anche qua, più o meno uguale]
“Alle sue stravaganze siamo ormai abituati”.
“E’ impaziente, non riesce a stare fermo, avanti e indietro”.
“Ci regala un’altra stranezza”.
Il testo che accompagna il servizio sul giudice Raimondo Mesiano, il giudice che ha condannato Mediaset ad un risarcimento milionario alla Cir di De Benedetti – servizio andato in onda su Mattino Cinque, programma di approfondimento di Canale 5 – andrebbe trascritto completamente, parola per parola: per quanto è incredibile.
[Ne scrive anche Luca («Non è più un paese civile. Ok?»), Gilioli («Si chiama, semplicemente, linciaggio»), Guia («È la lucignolizzazione collettiva: nessuno si senta escluso») e immagino altri via via seguiranno)
La tecnica è quella classica di tutta la comunicazione di stampo berlusconiano, dal nome "Forza Italia" al materiale propagandistico "Una Storia Italiana", così simile ad un femminile da edicola. Si chiama criptomnesia. E' quando, per far scivolare meglio un messaggio, lo ungi di qualcosa di familiare, riconoscibile e riconosciuto, rassicurante.
"Passeggia l'uomo Raimondo Mesiano per le strade milanesi"
"Due sole volte si sofferma, una al semaforo, l'altra a pochi metri dal passaggio pedonale, per accendere l'ennesima sigaretta del mattino"
Il servizio andato in onda e firmato Annalisa Spinoso, è un killeraggio vero - anzi "Verissimo". Lo stile è infatti esattamente quello lì, del rotocalco televisivo: la voce melliflua che fa telecronaca delle immagini, la musica alta di sottofondo, il testo che insinua e strizza l'occhio di continuo, le inquadrature "paparazzate" (dietro la grata, dal barbiere - come se lui si nascondesse). Il sottotesto è chiaro, sarebbe chiaro anche al di là del testo (disgustoso): è uomo da gossip, nasconde qualcosa. E' degno di un servizio così.
"Guardatelo, seduto su una panchina: camicia, pantalone blu, mocassino bianco e calzino turchese - di quelli che in tribunale non è proprio il caso di sfoggiare"
[Update del 18/10/2009, ore 15.00. Da Massimo, un aggiornamento sulle modalità attraverso cui si è risposto (ci si è opposti) a questo video, con campagne folkloristiche (di chi parla anche Achille), dalla logica trita e inerziale, che hanno lo stesso retropensiero televisivo: semplificante e alla ricerca dell'audience. La mia opinione, che Massimo riporta anche di là è che quando si ha ragione marcia, come in questo caso, bisogna essere seri e inappuntabili e batter cassa.]
Alla proiezione mentale di noi rinchiusi in casa, sempre più depressi sul divano, senza nessuno cui tendere o tenere la pargoletta dajistica mano, abbiamo deciso di allestire in fretta e furia una daje election night dalla quale seguire i risultati insieme, vedere video, fare interviste volanti, o niente di tutto ciò e invece eccedere con i giri offerti al bar man mano che arrivano i risultati.
Se siete a Roma, questa sera, aspettiamo i risultati del voto europeo al Simposio, a San Lorenzo, per quella che abbiamo chiamato P.A.P.I. Night (per sciogliere l’acronimo vai sul sito della Fondazione Daje). Qualche video e frizzo e lazzo, visione collettiva della tv (se funziona), contest con magliette in palio per chi, novello exitpollista, azzecca i risultati.
(Quanto alla reazione alle varie percentuali del più grande partito riformista a noi affine, da non perdere gli apocalittici scenari che ha tracciato Diego: dal ritorno di Veltroni, alla rivoluzione di D’Alema).
Questo sabato sarò a Roma per la P.P.P. (Pregasi Portare Partito o Però Porello Party, per i nostalgici di Walter), ovvero la terza Daje night festaiola e fangosa – organizzata dalla Fondazione Daje in quel di Roma, e dopo varie e multietcniche traversie, in un posticino caldo e accogliente: il Simposio a San Lorenzo (Via dei Latini, 11 angolo Via degli Ernici, 1-5 San Lorenzo, Roma).
Per chi vuole, siamo lì, più o meno dalle 21.30: ci saranno video di Tolleranza Zoro in presenza dell’autore ovviamente, spezzoni inediti e mai visti, chiacchierate politiche, il temibbile dibattito, musica a volontà .
[e se proprio avete voglia di ulteriore fanga politica e romana, il venerdì c'è un incontro organizzato dal circolo PD Casal Bruciato - San Romano a partire dalle 21. Titolo della serata: “Ritorno alla Base: le alterne vicende del rapporto tra circoli e dirigenti del Pd“. Cosette facili insomma. Ci sarà il qui scrivente, a dar la parola a Diego Bianchi appunto e Francesco Cundari.]
Da domani a venerdì (ma la manifestazione si conclude domenica con un barcamp) sarò a Perugia per il Festival Internazionale del Giornalismo. Il programma è ricchissimo. Mercoledì alle 18.00 parteciperò insieme ad Antonella Beccaria, Paul Bradshaw e Mario Tedeschini Lalli ad un incontro intitolato “Internet è partecipazione“. Sottotitolo: Twitter, Facebook & C.: quali strumenti usare per favorire il dialogo con il lettore? . Sempre sul tema giornalismo e (o è con l’accento) Internet, giovedì alle 19:30 c’è un incontro informale tra giornalisti online, con ospite Erik Ulken.
Se passi da quelle parti, fa’ pure un cenno che facciamo due chiacchiere :)
Obama è il mio personalissimo fil rouge di questo periodo (e non solo, a dire il vero).
Lunedì e martedì scorso sono stato ospite di Giovanni (grazie a lui e al LaRiCa) e dell’Università di Urbino e abbiamo parlato anche della strategia “tripartita” e “a pendolo” che ha fatto della presenza online di Obama il motore innovativo della sua campagna.
Su Spindoc (colpevolmente abbandonato per qualche settimana causa mancanza di tempo, ahimè) ci sono 3100 battute scritte per DNews, pubblicate ieri. E’ affetto da Obamite chi evoca come il cavolo a merenda le gesta obamiane, più per cercare una disperata briciola di carisma che per innovare le prassi politiche e amministrative.
Ben viene quindi il convegno “Obama 1 mese dopo: la vittoria di Internet? Come Obama ha usato il web per vincere le elezioni” cui sono stato invitato e che si terrà domani 4 dicembre alla Camera dei Deputati a Roma (Sala delle Colonne, Via Poli 19, alle ore 17). E se possibile, mi piacerebbe partire proprio da questa malattia – piuttosto endemica anche se credo passeggera – della politica e della comunicazione politica italiana. Saranno presenti Antonio Palmieri, Responsabile Nazionale Comunicazione Elettorale e Internet Forza Italia/PDL e Paolo Gentiloni, Responsabile Nazionale Area Comunicazione PD, e ancora, oltre al qui scrivente Enrico Menduni, David Orban, Edoardo Colombo. Ulteriori informazioni e modalità di partecipazione su Codice Internet.
Un tentativo di piegare lo strumento blog ad un approfondimento tematico, senza spezzarlo (almeno non del tutto). Dal 2003, soprattutto su web, politica e giornalismo.