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Post archiviati nella categoria 'Giornalismi'

10/08/2008

Zoro Tse Tung, inviato ombra a Pechino

di Antonio Sofi, alle 18:27

Questo fatto che si dice che Internet ̬ un media personale, Diego Bianchi deve averlo preso alla lettera. E tra video, dirette blog e blitz garibaldini su tv e stampa nazionale si sta trasformando in un one man media Рaltro che band.

Zoro Tse Tung, cronache da Pechino

Ora, il nostro, indomito, sta a Pechino, inviato ombra tra i mille inviati della spedizione giornalistica al seguito delle Olimpiadi di Pechino, i giochi in salsa agrodolce. Tra uno smog che non è come a Cupra Marittima e non si vede il sol dell’avvenire, e il tentativo di far diventare la grande muraglia una piazza da struscio, in ritardo sulla prima medaglia tricolore.

A parte la terrificante (ma necessaria vista la dimenticanza ufficiale) immagine di Zoro trasfigurato nel compagno Mao, racconti tutti da leggere – giù a testa bassa nella fanga cinese.

07/08/2008

L’Altra Europa su Repubblica e le mappe di Rumiz

di Antonio Sofi, alle 18:34

Prima la cosa più importante, per gli appassionati che seguono ogni giorno sulle pagine di Repubblica il viaggio estivo (è il sesto? o il settimo? ho perso il conto) di Paolo Rumiz, L’Altra Europa – viaggio verticale a cavallo del confine dell’UE.

E’ il link alle puntate pubblicate, su Repubblica: L’Altra Europa su Repubblica.it. Colpevolmente nascosto, difficilissimo da trovare – per solutori web più che abili (anche la ricerca “rumiz” dà come primo risultato un articolo del 2006, perché, a mio parere sbagliando, predilige come primo ordine quello della rilevanza). Un prodotto come quello dell’inviato triestino dovrebbe essere più valorizzato – oltre ad una migliore visibilità da home page, basterebbe la metà della ottima grafica e composizione della pagina del cartaceo.

L'Altra Europa, viaggio estivo di Rumiz. Logo di Altan
L'Altra Europa, viaggio estivo di Rumiz. Logo di Altan

Della ossessione di Rumiz per le mappe e la cartografia in genere sa bene chi lo segue da tempo. Nella puntata di oggi c’è un passaggio che mi ha continuato a risuonare in testa tutto il giorno.

Rumiz è a Murmansk, la più grande città sopra il Circolo Polare, accovacciata ai bordi di un fiordo che non ghiaccia mai, dai negozi psichedelici e dai mille strategici mari. Si reca in stazione a prenotare il biglietto per scendere giù, a rotta di collo gravitazionale verso il sud. E si rende conto delle distanze e dei tempi di percorrenza, enormi, niente è lontano meno di 30-40 ore: «Comincio a capire perché nessuno faccia questo viaggio “verticale”. Guardo la mappa e realizzo che se rovescio la Scandinavia verso il Mediterraneo facendo perno sulla Danimarca, arrivo fino oltre Tunisi»

Le mappe per Rumiz non sono una soluzione facile ai problemi contingenti di orientamento. Oggetti impolverati da tirar fuori dal cruscotto quando non si sa più che strada prendere. Le mappe sono compagni di viaggio. Che accompagnano. E spesso vengono segnate dal viaggio. (La leggenda narra di una enorme mappa cartografica usata da Rumiz per il viaggio in mare sulla eterea scia della battaglia di Lepanto, con tanto di appunti)

Sulle mappe un’altra curiosità. Quelle del nord perdono la forma quadrata e diventano trapezi isosceli – seguendo «i fusi orari che si restringono come gli spicchi di un’arancia».

05/08/2008

La bellezza che manca I. L’iPod di Ghirri.

di Enrico Bianda, alle 11:26

[Ritorna tra le pagine di Webgol, l’amico e sodale Enrico Bianda – dopo mesi di corteggiamenti e vili ricatti. Come sempre è un piacere: Webgol è nato e vissuto nei primi anni dalla spinta propulsiva delle nostre colazioni di cazzeggio prima del lavoro. Ho chiesto ad Enrico una rubrica estiva, con una indicazione invero piuttosto costringente: “scrivi quello che vuoi”. Questo post andava in realtà qualche giorno fa, il ritardo è colpa mia. as]

Mi dice scrivi, se puoi. Questa estate. Posso faccio io, e scrivo. Poi mi chiedo di che cosa? Domanda da estendere a molti: di che cosa scrivi, se puoi? Di tutto, se posso. Certo. Di troppo, pure. L’ambizione, mia, sarebbe quella di scrivere di immagini, di immagini belle e di contesti, di cornici estese che ci facciano sentire sempre a casa. E sentire bene.

Foto di Luigi Ghirri
Foto di Luigi Ghirri

Miti sempre più contemporanei

In questi giorni sto leggendo sempre con attenzione la pagina dei miti contemporanei su Repubblica. La prima puntata era dedicata ad iPod e Youtube. Mi sembrava una bella idea, non del tutto originale ma certo non era colpa di Marino Niola, ottimo antropologo che rimpiange l’antropologia quando era solo antropologia. Né urbana né del cibo, figuriamoci delle immagini o del paesaggio.

Chi ha negli anni seguito questo blog lo sa: dopo Roland Barthes, di miti contemporanei hanno scritto in molti. Ne scriveva bene e “con piglio speculativo” (mi cito), per esempio, Le nouvel observateur quasi quattro anni fa. Raccogliendo splendide monografie su miti contemporanei senza l’ipocrisia del quotidiano romano. Tra i miti i francesi ci mettevano anche la pornografia, la doppia penetrazione ed il preservativo. E altro ancora.

C’è chi ha sfottuto Niola per il linguaggio (per esempio le Vespe sul Sole 24 Ore di due domeniche fa): scrive di oggetti di tutti i giorni, che ci fanno anche “sentire bene”, come l’iPod, e ne scrive con il taglio che è suo. Lui scava nella storia dei comportamenti e delle parole. Cerca di capire perchè un oggetto si chiama in un modo e prova anche a mettere in relazione il nome con l’uso che se ne fa. Non è colpa sua: deve riempire molte battute, una pagina intera. Va a finire che meglio Baricco e i barbari. Cioè che tornino, ma non a colonizzare le pagine di un quotidiano.

La bellezza che manca

Perchè per esempio non parlare di luoghi e mancanze di bellezza? Perchè non andare a cercare belle cose e frasi immobili nelle emozioni di molti?

Immagini. Scrivere di immagini. C’è per esempio Ghirri Luigi (detto così come al militare): fotografo inclassificabile, esteta della sospensione temporale, dei colori pastello dati dagli anni 70 direttamente sulle stampe.

Ricordo persistentemente le immagini del lido di Ravenna, mai più ritrovate se non in una mostra non ricordo più dove. Adesso finalmente un libro raccoglie le meraviglie di questo enorme straordinario fotografo italiano che ha dato voce con la sua macchina fotografica, alla rarefazione dell’aria che viviamo nelle province e nel camminare (Bello qui, non è vero? Fotografie di Luigi Ghirri, Contrasto 2008). Ghirri scattava anche da dietro un pannello di vetro smerigliato di una fermata di autobus. Un corpo appoggiato al vetro visto di spalle con una giacca rossa segnava l’attesa nel grigiore di una giornata qualunque. Lui lo faceva e ci raccontava di luoghi e cornici di abitudine.

Bastava poco: invece che andare a cercare qualche bravo antropologo alle prese con temi impossibili. Basta mettere una immagine di un fotografo alla Ghirri. Lasciarle parlare. Lui si saprebbe sintetizzare bene il movimento. Lasciarle interpretare da chi guarda.
In silenzio. O con l’iPod alle orecchie.

04/08/2008

L’Altra Europa, il nuovo viaggio estivo di Paolo Rumiz su Repubblica

di Antonella Sassone, alle 11:26

[Noi rumizziani della prima ora, quasi groupie del narratore triestino (cosa più di avere una categoria del blog a lui dedicata? e da 4 anni: rumizzeide) quasi disperavamo. Ma, come da tradizione, la prima domenica utile nei dintorni agostani, parte il viaggio estivo di Paolo Rumiz: un viaggio “verticale” di 6000 km lungo la frontiera orientale dell’Ue (il lato sbagliato, reietto, levantino) per raccontare l’Altra Europa (ne scrive più diffusamente oltre Antonella Sassone, di fatto una esperta dei viaggi di Rumiz, oggetto anche di una sua tesi/saggio). Paolo è come sempre un po’ sopra le righe nel prologo, e forse ogni anno di più – ma è un’enfasi pulita, complice e forse addirittura necessaria – nei tempi nostri silenziati e piatti come il filo delle longitudini non viaggiate. Buona lettura. as]

Comincia oggi il reportage del viaggio estivo 2008 di Paolo Rumiz su Repubblica dal titolo L’Altra Europa (ancora non online). Pagine e pagine di appunti, disegni (dello stesso Rumiz) e foto (di Monika Bulaj – leggi l’intervista su Webgol di Enrico Bianda) per un percorso di 7000 chilometri, da Nord a Sud, lungo la frontiera orientale dell’Unione Europea. Dall’Artico al Mediterraneo in un viaggio “verticale” in una Europa diversa, «con la gente e fra la gente in una strada che si è fatta da sè, di incontro in incontro».

«Un ventaglio inimmaginabile di scenari. Laghi gelati e campi di grano, freddi albori tra le foreste e notti sensuali del Sud». Un viaggio verticale che ha trascinato Rumiz «verso il basso del mappamondo quasi per forza di gravità». Lungo il quale si sono susseguiti gli incontri. «Per strada facce slave, caucasiche, turche, centroasiatiche; bionde bellezze lentigginose e femmine mediterranee dagli occhi di sfida»; e gli ebrei di cui Rumiz trova «segni impressionanti della loro presenza-assenza».

L'Altra Europa, illustrazione di Altan
L'Altra Europa, illustrazione di Altan

Dal logo – ancora una volta un disegno di Altan – si vede un Rumiz a dorso di un orso, equipaggiato con bastone e zaino (6 kg di bagaglio, tutto ciò che ha). Il viaggio si dipana a bordo di treni, in bus, in traghetto, in autostop, a piedi sulla frontiera più a Est dell’Unione Europea. Ma che Est non è. «Questo dove mi trovo è il centro. La pancia, l’anima del Continente. E quest’anima sta tutta fuori da quell’impalcatura burocratica che si chiama Unione Europea». Insomma, per Rumiz il cuore dell’Europa è la “Terra Incognita” fatta di periferie dimenticate.

Col termine “Frontiera” si indica di solito il limite al di qua del quale c’è la civiltà, e dall’altro lato la barbarie. La Frontiera rappresenta il potenziale di espansione e di risorse che determinano anche la formazione di un’identità. Cos’è la frontiera per Rumiz? Un limite, certo. Ma la barbarie e la civiltà occupano gli stessi lati nel caso della frontiera che si accinge a raccontarci.

Particolare del prologo di L'Altra Europa di Rumiz, con i suoi disegni
Particolare del prologo di L'Altra Europa di Rumiz, con i suoi disegni

«Sulla frontiera la gente mi spiazzava sempre, non confermava mai i clichè ed era sempre distante dai centri politici e amministrativi del suo paese». Ovunque «relitti delle frontiere mobili degli imperi – russo, tedesco, turco, austroungarico». Sulla sua “carta fai-da-te” Rumiz non ha annotato stati-nazione, ma «antiche regioni frontaline inghiottite dalla geopolitica». Botnia, Carelia, Livonia, Curlandia, Rutenia, Podolia. «Provate a fare questi nomi in un’agenzia di viaggio. Vi prenderanno per matti», dice Rumiz. L’invito è a rieducare l’industria del turismo, a intraprendere viaggi d’avventura, di scoperta. Scegliere le periferie, far ridivenire il viaggio leggero.

Nella puntata introduttiva di domenica su R2 di Repubblica, Rumiz ci anticipa che alla fine del viaggio non aveva nessuna voglia di tornare a casa. Perché rientrare nell’Unione Europea dà spaesamento: “a Ovest l’avventura finiva”, “a Est era meglio”. Quello di Rumiz è un viaggio longitudinale dove la lingua franca è il russo e «la gente semplice non ha mai vissuto con derisione il mio sacco sulle spalle, e la mia barba bianca è stata spesso oggetto di commosso rispetto. Non sono stato io a fare il viaggio, ma le persone che ho incontrato».

Spasiba, quindi.

02/08/2008

L’homophilia ci rende stupidi. Ammesso non lo fossimo già.

di Antonio Sofi, alle 15:30

Ha iniziato le danze del dagli-a-internet Nicholas Carr qualche settimana fa su Atlantic.com (uno dei magazine più goduriosi del globo terracqueo). Il titolo era oggettivamente paraculo (“Is Google Making Us Stupid“), il contenuto no.

Ehi, cosa diavolo mi sta succedendo?

Al contrario di altri oziosi bastiancontrari digitali, di moda in questi ultimi tempi rinculanti, Carr veste i panni di super-utente della Rete e si domanda, del tutto legittimamente: «ehi, un attimo, cosa sta cambiando nel MIO modo di leggere il mondo? Di pensare, di informarmi, di relazionarmi con gli altri?».

E ancora (traduco e semplifico io): «Sono più di dieci anni ormai che io passo un sacco di tempo online: navigo, uso i motori di ricerca, uso la Rete in maniera evoluta e intensiva. In che modo questo mi sta cambiando – o mi ha già cambiato?».

Illustrazione di Guy Billot, da The Atlantic
Illustrazione di Guy Billot. Fonte: http://www.theatlantic.com/doc/200807/google

Le domande sono più che legittime. Le possibilità di fraintendimento altissime (vedi reazioni in ritardo, in pieno esprit d’escalier, dei media tradizionali via Mantellini – ma vedi anche le semplificazioni di molta blogosfera). Le risposte mai meno che sistemiche (giocoforza) e complicatissime.

Repubblica.it commenta l'articolo di Carr
Repubblica.it commenta l'articolo di Carr. Via http://www.mantellini.it

La verità è che tendiamo a sovrastimare l’influenza dei media a breve termine e a sottostimarla a lungo termine. E questo vale anche per Internet, ammesso e non concesso sia un media comparabile agli altri finora dominanti.

Prova a leggere un libro e contiamo dopo quanti secondi vuoi cliccare qualcosa

Carr fa un esempio semplice semplice. Leggere un libro. Dall’inizio alla fine. Senza distrarsi. Per Carr (ma mi ci metto anche io) ormai una esperienza quasi frustrante: “Non riesco a concentrarmi per più di due o tre pagine. Se insisto inizio a stare sulle spine, perdo il filo e mi guardo intorno in cerca di qualcos’altro da fare” più o meno contemporamente o nel frattempo.

I’m not thinking the way I used to think. I can feel it most strongly when I’m reading. Immersing myself in a book or a lengthy article used to be easy. My mind would get caught up in the narrative or the turns of the argument, and I’d spend hours strolling through long stretches of prose. That’s rarely the case anymore. Now my concentration often starts to drift after two or three pages. I get fidgety, lose the thread, begin looking for something else to do. I feel as if I’m always dragging my wayward brain back to the text. The deep reading that used to come naturally has become a struggle.

Ma poi Carr va oltre. Infoscando ancora di più le tinte di un futuro in cui, in una sorta di passaggio di testimone tra media sempre più onnivori, arriveremo a delegare ad altri o ad altro la nostra capacità di capire e interpretare il mondo che ci circonda – rendendo di fatto la nostra limitata intelligenza una intelligenza potentissima ma artificiale.

L’homophilia (no non è quello che pensate voi)

Il punto di Carr popolarizza altre e più sostanziose discussioni (che in parte lo stesso Carr cita) sugli effetti cognitivi e sociali di 15 anni digitali – non tutte peraltro così pessimistiche. E ad un certo punto quindi incontra il fiumiciattolo della discussione sulla cosiddetta homophily, un concetto coniato più di 50 anni fa da una coppia storica, i Gianni e Pinotto della sociologia dei media, Lazarsfeld e Merton. Il concetto, inizialmente usato per spiegare alcune dinamiche dei processi amicali (la tendenza a diventare amici di persone che sono o la pensano come te), è stato esteso a tutti i possibili network sociali e a tutte le possibili relazioni – al grido di “Similarity breeds connection” (leggi il saggio “Birds of a Feather: Homophily in Social Networks“).

Insomma il senso è chiaro: se ci pensi ti rendi conto che tutti quelli che conosci e frequenti la pensano più o meno come te? Ebbene sei anche tu un po’ “homophiliaco”.

Da qui, il passaggio all’homophilia all’interno dei network digitali è una breccia di Porta Pia dopo il passaggio dei bersaglieri. Il concetto arriva tra le mani di uno che la testolina e i link sa come farli girare, quel Ethan Zuckerman fondatore di Global Voices, che a sua volta tira su dalle tenebre della Rete un bel pezzo (di due anni fa) di Nat Thorkington, Homophily in Social Software.

L’homophily ci rende stupidi?

E’ davvero bravo a sintetizzare tutto questo po’ po’ di roba Andrea Dambrosio oggi su D La Repubblica delle Donne, con un pezzo il cui titolo è una citazione di quello di Carr (“Se l’homophily ci rende stupidi”) e il cui sommario recita

«Credevamo che Internet ci rendesse liberi di conoscere praticamente tutto. Salvo scoprire che ricadiamo sempre nello stesso tranello: scegliamo quello che ci piace perché ci somiglia».

Se l'homophily ci rende stupidi, D La Repubblica delle Donne, 2 Agosto 2008
Se l'homophily ci rende stupidi, D La Repubblica delle Donne, 2 Agosto 2008

Chi si somiglia si piglia, anche online? La più straordinaria forza della Rete (che è esattamente quella di metterti a portata di mano e di mouse persone che hanno interessi e passioni a te affini, senza curarsi di tempi e spazi differenti, di distanze e fusi orari) può diventare anche la sua più ambigua debolezza?
Non abbiamo nemmeno fatto un passo fuori dalla casa di Mamma Tv, che ci voleva audience indifferenziata e poltroniera, e già non va più bene – tutta questa libertà di sceglierci in piena autonomia i compagni di strada (fonti, contenuti, persone, strumenti)?

Dambrosio intervista sull’argomento Giuseppe Granieri, Giovanni Boccia Artieri e il sottoscritto. Provo a sintetizzare (e prendo pezzetti di virgolettati). Se pure c’è una tendenza digitale all’homophilia (e abbiamo tutti molti dubbi), i network digitali mantengono comunque la possibilità dell’esposizione al nuovo, e all’alterità. A quella serendipity, che è di fatto il contrario dell’homophilia: la capacità di fare scoperte fortunate e non attese, grazie a orecchie aperte e mente preparata.

Online peraltro partecipiamo a diverse comunità che non sono monolitiche, e mai completamente autosufficienti e chiuse a stimoli esterni. Il web sociale è pensato per lasciare porte aperte alle sorprese. Basta un link e pof!sei subito da un’altra parte, in un altro mondo.
(Pof! non c’è nell’articolo)

Per finire. Cesare Pavese già sapeva.

Da Il mestiere di vivere di Cesare Pavese, citazione che oggi girava per i tumblr italiani (via revep)

«Leggendo non cerchiamo idee nuove, ma pensieri già da noi pensati, che acquistano sulla pagina un suggello di conferma. Ci colpiscono degli altri le parole che risuonano in una zona già nostra – che già viviamo – e facendola vibrare ci permettono di cogliere nuovi spunti dentro di noi».

16/04/2008

La politica che sta online. Dai sondaggi ai commenti.

di Antonio Sofi, alle 01:26

Gli editoriali migliori li ho letti online

C’è altro da aggiungere al titolo? Ho letto molti giornali ieri, e ho trovato mera cronachetta insipida. Aspettiamo anche domani, quando le migliori penne avranno avuto agio di affilare idee e parole. Ma intanto le cose migliori continuo a leggerle in Rete, e spuntano ad ogni aggiornar di reader. Come sempre più spesso mi accade. Riflessioni più profonde, più libere, più emozionanti, più veloci di quelle che mi capita di leggere da qualsiasi altra parte. Forse, semplicemente, più “vere”: meno irrigidite da formati tradizionali, da monte battute, vecchi e nuovi poteri da non scontentare o indistinti e malmostosi pubblici. Quel genere di cose che trovano lo spiraglio umanissimo e personale per far capoccella dentro le mono-opinioni del framing mainstream.

Giornata di spostamento, però: e molto mi sarò perso. Segnalo però alcuni “editoriali” memorabili – del tutto a prescindere dal fatto che ne condivida ogni moto di pensiero:

  • Enrico Sola, “L’opportunità del male – riflessioni post-elettorali stranamente serene(di cui solo il provocatorio finale continuo a rimasticare dubbioso, come una pastiglia medicinale di cui non mi convince il sapore e non vorrei fosse velenosa; mentre trovo straordinariamente efficace l’analisi del berlusconismo di ritorno, ché la solita interpretazione scalfariana del venditore, ancora in auge in certi giri, si è dimostrata straordinariamente inadatta a spiegare il Berlusconi di oggi)
  • Leonardo, “Forse Dio è malato. Te e i tuoi sfondi verde vomito
  • Settore, “Piangina Arcobaleno(il mio pundit di riferimento su interismi vari e tecniche di maratona per dilettanti, scrive della più incredibile disfatta dopo quella di “Napoletone”: quella della Sinistra e l’Arcobaleno, harakiri da milioni di voti persi, con le parole del Leonardo di cui sopra “quello che è successo a sinistra ha le dimensioni di un suicidio rituale di massa”)
  • Diego Bianchi alias Zoro, “Ventresca molle” (diretta emotivissima dell’opinionista politico più geniale ed originale ad oggi presente in Italia. Esagero? No.)

Altri ne troverò, questi sono quelli che fanno comunque parte delle fonti che seguo – e li aggiungerò qui in calce (oppure segnalatemeli su antonio.sofi gmail.com).

Exit Poll e Instant Poll

Intanto ringrazio SWG tutta per la straordinaria ospitalità durante la due giorni elettorale – forse il momento più tensivo in assoluto per un istituto di sondaggi e ricerca sociale. Eppure non sono mai mancati dati, attenzioni, spiegazioni. E la diretta tv dal Sole 24 Ore gestita da Luca De Biase è stata molto divertente. (altre risorse qui)

L’instant poll pensato da Maurizio Pessato e Roberto Weber ed effettuato in collaborazione con Libero.it porta con sé una metodologia nuova e di certo affinabile; ma anche l’idea molto interessante che Internet può essere luogo di raccolta (più veloce, più estesa, più affidabile in casi di dati “personali”) delle opinioni politiche e delle intenzioni di voto. Quello di quest’anno è stato condotto esclusivamente online, e poi “aggiustato” offline quanto alla composizione del campione. E i dati hanno tenuto, seppur sottostimando come tutti la performance del PdL (ma i primi exit poll di Piepoli, forti di una forchettona di 7 punti, davano addirittura come possibile una vittoria del PD!).

Enrico Milic mi manda una analisi comparativa del risultato della rilevazione (il grafico originario sta in questo post).

Analisi comparativa dell’instant poll SWG/Libero
Analisi comparativa dell’instant poll SWG/Libero

Soggetto realizzatore: SWG Srl-Trieste con Libero.it
Committente e acquirente: Osservatorio elettorale SWG
Data di esecuzione: 13 – 14 aprile 2008
Tipo di rilevazione: sondaggio online CAWI su un campione di 63000 soggetti maggiorenni residenti su tutto il territorio nazionale

Riporto anche parte del commento di Roberto Weber: «[…] L’errore sulle singole forze politiche resta complessivamente all’interno delle forchette scelte, salvo per il PdL e in misura non rilevantissima per la Sinistra. La scelta di far coincidere il punto più alto della forchetta per l’aggregato Pdl-Lega, con quello che registravamo è stata dettata dal fatto che rispetto alla notte prima e ai dati raccolti alle 11 si osservava un progressivo restringimento del gap (si era passati dal 44,8 al 43 e dal 37,5 al 38,9). […] Restano a nostro avviso cose buone legate alla gran parte dei dati: sinistra bassa, Idv puntuale, Lega alta, Pd preciso, minori in linea. Sufficienti per leggere le tendenze, insufficienti per una stima precisa».

Resta, a mio parere, la bontà della scelta di investire su una metodologia online. Che forse può ben essere utilizzata per finalità più estese e politicamente multiformi. Sono gli exit poll in generale che andrebbero ripensati: ora come ora, con le prime proiezioni distanti qualche ora dalla chiusura dei seggi, sono forse diventati solo un vizio di bulimia giornalistica.

10/04/2008

Vincere le elezioni. Zona Cesarini e supplementari.

di Antonio Sofi, alle 20:09

DNews[Pubblico qui una riflessione che mi ha pubblicato ieri DNews. Il tema, quello dell’astensionismo – e non da ieri – mi sembra quello più sottovalutato in assoluto in questa campagna da tutti i principali attori della sfera politica; come se antipolitica e grillismo fossero fenomeni di un’altra società (solo da pochissimo sono entrati tutti in fibrillazione). Io ho come impressione che qualche sorpresa ci sarà. Domani qualche altra riflessione – con dati – su Spindoc; oggi segnalo anche un bizzarro pezzo di Sartori sul Corriere della Sera]

Vincere le elezioni all’ultimo minuto. In zona Cesarini, dice il gergo calcistico. Con l’ultimo colpo di reni della volata ciclistica. Per il rotto della cuffia – detto di origine medievale che indica il cavarsela a malapena. Ma nelle attuali campagne elettorali modernissime e computerizzate, in cui il minimo tremar di elettorato è tracciato da mille sismografi sondaggistici, c’è ancora margine per le sorprese – per il risultato inaspettato?

Pare di sì, c’è chi lo sostiene flussi elettorali alla mano. E’ possibile. All’ultimo minuto si può fare; l’Italia si può rialzare – per citare gli ormai consunti slogan delle due principali coalizioni. Ed ecco che gli ultimi giorni diventano, se possibile, più frenetici ed enfatici. Con il volume delle dichiarazioni alzato di una tacca e i movimenti dei candidati accelerati – come nei vecchi film in bianco e nero. Tutti che rovistano alla ricerca del coniglio da estrarre dal cilindro: tra fucili imbracciati e schede più o meno tarocche, fino ad arrivare ai dibattiti televisivi negati. Una ricerca che potrebbe sfumare in un nulla di fatto. Ed eternare questa del 2008 come una campagna elettorale troppo breve – che non ha fatto nemmeno in tempo a partire ed è quasi subito riuscita ad annoiare.

Ma chissà. Qualcosa potrebbe ancora accadere, all’ultimo momento. Qualcosa di decisivo. Il punto è infatti che negli ultimi giorni una fetta dell’elettorato (c’è chi addirittura stima un terzo dell’elettorato; comunque abbastanza grande da poter decidere competizioni giocate voto su voto) prende due importanti decisioni.

La prima decisione è se andare a votare oppure no. O per esempio andare a mare (i politici all’approssimarsi della data delle elezioni diventano anche esperti meteorologi: il bel tempo abbassa l’affluenza, alla faccia del dovere civico). L’elemento dell’astensionismo volontario – disaffezione alimentata in questi mesi dal fenomeno del grillismo e dell’antipolitica e ovviamente non solo relativa agli ultimi giorni – rischia di giocare un ruolo importante in queste elezioni. Mobilitazione è quindi la parola d’ordine. Tutto pur di portare i propri alle urne.

La seconda decisione che taluni fanno all’ultimo momento è per chi votare. I famosi indecisi cronici. Più ricercati del Barbiere di Siviglia. Ovviamente non si tratta di profondi cambiamenti ideologici: un sostenitore di Veltroni difficilmente si sveglierà domenica 13 aprile convinto di votare la coalizione capitanata da Berlusconi. E viceversa. Ma l’offerta politica italiana, nonostante gli sforzi di semplificazione, è abbastanza ricca da permettere articolate strategie di posizionamento – e c’è chi potrebbe dare voti utili, o d’area. Più a destra, a sinistra, al centro: spostando più in là asticelle e sbarramenti.

Gli ultimi giorni di campagna elettorale sono insomma spesso frustranti come l’ultima mezz’ora di un lungo viaggio. L’elettore non ne può più, i media non sanno cosa dire di nuovo, e i politici vivono in una illusione prospettica, un miraggio umanissimo generato dalle aspettative: tutti si sentono vincitori. Poi alla fine, ovviamente, a vincere è uno solo.

Almeno si spera. Perché domenica potrebbe succedere una ulteriore cosa. Per mille versi spaventevole. Che nessuno vinca. Che si vada ai supplementari. Speriamo di no.

03/04/2008

Editoria digitale a Pula

di Antonio Sofi, alle 06:59

Oggi e venerdì 4 aprile sarò in Sardegna, invitato a partecipare ad un seminario organizzato da Sardegna Ricerche presso l’Auditorium del Parco Tecnologico di Pula (Cagliari). Il tema dell’incontro è a me molto caro: l’editoria digitale (“un seminario su tendenze, modelli e format emergenti nel mercato dell’editoria digitale”).

Io proverò ad accennare problemi e risorse della cd crossmedialità nell’ecosistema informativo. Altri interessanti interventi e relatori in programma: tra gli altri Luca De Biase, Antonio Tombolini (un giovincello! gli canteremo dal palco “tanti auguri a te!” in sardo stretto) e Daniele Minotti.

Locandina del seminario “Editoria Digitale”, Sardegna Ricerche, Pula (CA), 4 aprile 2008

Qui il pdf con il programma della giornata.

03/03/2008

Nano-nano. Chi ha paura delle nanotecnologie?

di Antonio Sofi, alle 01:20

Nano-nano era il saluto dell’extraterrestre Robin Williams nel telefilm Mork & Mindy (se non vi sovviene, c’è un bel sito devoted to, pieno di qualsiasi cosa). Ma potrebbe anche essere un modo simpatico per riferirsi alle nanotecnologie (vedi la voce introduttiva di Wikipedia – ah, se sei Leonardo Domenici passa pure oltre). Una scienza applicata in formato micrometrico, adattivo e altamente malleabile che segnerà, secondo molti, le più significative introduzioni tecnologiche dei prossimi anni. Sì: l’ho presa alla lontana, ma chiudo velocissimamente lo zoom fino ad arrivare ad un video che illustra le possibili applicazioni future di questa tecnologia, opera del Nokia Research Center in collaborazione con Cambridge Nanoscience Center.


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13/02/2008

Un grave problema connesso con le notizie è che nessuno sa esattamente cosa siano*

di Antonio Sofi, alle 23:29

E mentre da questa parte dell’oceano si aprono siti per la campagna elettorale (ormai) in corso, e dall’altra parte dell’oceano Obama is winning (e al di là dello slogan c’è poco in comune tra questi due eventi), questa sera mi sono preso una pausa dalla politica e, memore ancora di alcune sessioni ascoltate a State of the Net, mi sono dedicato all’ultimo numero di Problemi dell’informazione, storica rivista trimestrale su giornalismo e dintorni diretta da Angelo Agostini.

In questo numero PdI ospita anche un mio intervento su giornalismo e innovazione – che sostanzialmente riprende questo paper (scaricabile in pdf) presentato a giugno dello scorso anno a Prato, al convegno Communicate Innovation.

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28/01/2008

Aggiornamenti (e dire che ci son giorni che non accade nulla)

di Antonio Sofi, alle 16:17

In poche ore (da questo post) son successe un paio di cose, importanti e ne tengo traccia (con un post, prima avevo semplicemente fatto un update).

Segnalo il post di Paul in cui spiega perché proprio questa mattina ha tolto la serie da flickr e dal blog. E’ una sua scelta, comprensibile – data anche dalla caciara turbinosa che in pochi giorni lo ha investito (è un esempio incredibile della viralità e della potenza del web quando il contenuto è interessante: ieri vedevo aumentare a suon di migliaia il contatore del suo flickr ad ogni reload). Sono sicuro però solo temporaneamente e in attesa che le cose si chiariscano e sedimentino un po’.

E segnalo il bel post di Marco Pratellesi che si scusa (e con stile) a nome del Corriere.it.

Rinnovo la sensazione e insieme la speranza con cui (prima di sapere tutto questo) ho chiuso il pezzo su Apogeo: che questo caso (in fondo piccolo, innocuo e da non sopravvalutare ulteriormente) e la buona disposizione di tutti possa servire a trovare il modo di evitare situazioni del genere in futuro. A mettersi d’accordo e attivare canali di comunicazione di un qualche tipo (che uno dei problemi, qui, è stata la difficoltà di comunicare – e può accadere anche in tempi interconnessi e tecnologici come i nostri).

Può essere insomma l’opportunità – che tutti dovremmo cogliere IMHO – per discutere insieme su migliorare la comunicazione/collaborazione in casi analoghi (da tutte le parti).

(update 29/01: ho fatto la prova io stesso e mi rendo conto solo ora di avere dei problemi con i commenti da ieri, mangiati dall’antispam. non so perchè ma provo a risolvere. vedo che non funziona bene nemmeno il feed dei commenti, uhm. tips via email, thanks)

28/01/2008

Se un link diventa una questione di fiducia

di Antonio Sofi, alle 10:20

E’ il titolo della riflessione che mi pubblica oggi Apogeonline.

E’ il tentativo di andare oltre le critiche e capire perchè ci si scalda tanto per le questioni di link (dato, non dato, esatto, concesso).

Il punto, e al di là di questioni eminentemente legali, è che ovviamente un link non è mai solo un link – ma sempre più il segno distintivo (comunicativo e non) di quella gigantesca “comunità di pratiche interconnesse” che è ormai diventata Internet.

E inoltre, visto che chi è senza “peccati di attribuzione” scagli la prima pietra, può ben essere l’opportunità di ripensare insieme le “regole d’ingaggio” comunicativo nella citazione dei contenuti.

Affinché non si perda fiducia reciproca, né la possibilità di continuare a fluidificare le mille conversazioni che fanno il bello della Rete. :)

25/01/2008

“La faccenda mi offre più di uno sputo di riflessione”

di Antonio Sofi, alle 11:00

Massimo Bucchi, oggi, sul Venerdì di Repubblica.

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23/01/2008

Leggere nella mente e la crisi double-face di Yahoo.

di Antonio Sofi, alle 17:13

Riporto anche qui sotto la puntata odierna di Quinta di Copertina, perché

a) male non m’è venuta;
b) mi permette di fare un paio di segnalazioni ipertestuali che mi son rimaste in punta di mouse.

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22/01/2008

Mastella, l’anomalia italiana e Porta a Porta.

di Antonio Sofi, alle 11:17

Ieri sera, prima di addomentarmi, ho visto qualche scambio di battute a Porta a Porta, tra un offeso Clemente Mastella che lascia il governo e alcuni (poco pungenti) direttori di giornali e opinionisti. Non l’avessi mai fatto! Mastella sorbito di notte è come l’arancia di cui diceva la saggezza popolare: ti si pianta sullo stomaco durante il sonno, difficile a digerirsi.

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