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Post archiviati nella categoria 'Giornalismi'

22/02/2010

Sanremo sui socialcosi. Su DNnews di oggi

di Antonio Sofi, alle 17:52

Perché Sanremo è Sanremo pure sui socialcosi”. Così recita il sottotitolo di “Sanremolo”, uno dei molti gruppi di discussione online nati intorno al festival canoro. Perché Sanremo non è solo un festival. È innanzitutto un evento mediale come pochi ne sono rimasti nell’epoca dei video (e della musica) on-demand. Televisione allo stato puro – il cui successo è stato amplificato, in questa edizione, dalla conduzione nazionalpopolare della Clerici: un pizzico di paillettes e tagliatelle, una spruzzatina di polemica e il successo è servito. La natura intrinsecamente televisiva del festival ha da sempre stimolato la nascita di gruppi d’ascolto “popolari”: gruppi di amici che si riuniscono a casa di uno di loro e commentano la diretta.

Da alcuni anni questo fenomeno si è spostato sul web. Sui social network. Con una differenza importante. Se le cose dette nei gruppi d’ascolto vecchia maniera rimangono nel privato, le cose scritte su internet possono essere lette da tutti. E tutti possono commentare e partecipare. È un fenomeno parallelo alla crescita dei social network. Migliaia di persone hanno di fatto commentato online le serate in diretta dall’Ariston con status di tutti i generi: dai vestiti alle acconciature, dalle canzoni alle scelte registiche.

Internet è di fatto diventato un enorme divano a migliaia di piazze, in cui tutti hanno potuto sedersi accanto a tutti: al vicino di blog o all’amico dell’amico di Facebook che faceva lo spiritoso e qualcuna l’azzeccava. Alla fine le canzoni diventano un pretesto per scambiarsi opinioni sul mondo. E lo show ipercommentato perde un po’ la sua sacralità. Colpa di internet. E forse anche colpa di anni di televisione in cui l’audience parla ed è parte integrante dello spettacolo: partecipa, polemizza, fa voci dal loggione, interviene, tifa. Il pubblico di “Amici”, vociante e televotante, si ibrida con la logica dell’utente dei social network, che in fondo non fa altro che rispondere a tutti quegli strumenti che si affannano ogni volta a chiedere “Cosa stai pensando?”, “Cosa stai facendo?”.

E loro, se stanno vedendo il Festival e non gli piace, lo dicono. Con un effetto domino di ritorno: perché c’è chi magari accende il computer, si incuriosisce e poi accende la televisione – un po’ per partecipare alla chiacchierata collettiva e un po’ nel timore di perdersi qualcosa di cui i colleghi parleranno l’indomani davanti alla macchinetta del caffé.

Il risultato è un vocìo continuo e rumoroso intorno all’Ariston e a chiunque passasse dal palco: forche caudine digitali e implacabili. Dall’autore Luca Bottura, la cui battuta rimbalza veloce di profilo in profilo: “Dopo 64 anni, i Savoia traditi nuovamente dalle giurie popolari” alle battute sui laghi della canzone vincitrice, che vanno da “Every lake you take”, ogni lago che hai preso (con buona pace dei doppi sensi e della canzone dei Police) ad una fan page su Facebook dal titolo “Bonifichiamo i laghi in cui Valerio Scanu ha fatto l’amore”, con più di 3000 fan che si propongono volontari.

Sanremo è infine un simbolo. Della canzone italiana, ma non solo. Un simbolo inattaccabile e inavvicinabile. Ed ecco che il web, come in casi analoghi, funziona anche come canale per manifestare pubblicamente il proprio dissenso. Per fare una pernacchia liberatoria, e dire che il re è nudo. Tra le canzoni più bersagliate, quella di Pupo, Filiberto e Canonici. Da segnalare per creatività il generatore automatico di Metilparaben, dove basta ricaricare la pagina per avere una nuova versione del testo: “Io credo nella mia mistura / e nella mia balneazione / per questo io non ho paura / di far merenda col torrone”.

[da Dnews, 22 febbraio 2010]

21/12/2009

All’anima di ANIMAls /7. Pensa a Facebook il giorno di Natale

di Antonio Sofi, alle 10:44

La copertina (di Gipi) dell'ultimo numero di Animals
La copertina (di Gipi) dell'ultimo numero di Animals
Ho saltato la recensione di un numero, nemmeno ricordo perché. Ma riprendo a tener traccia con questo dicembrino – e parlo ovviamente dell’ultimo numero di ANIMAls in edicola, rivista eccetera eccetera curata con indefesso amor da Laura Scarpa e i tipi di Coniglio Editore.

Nel numero 7 animalesco, dal sapore vagamente natalizio, c’è la vox populi e i risultati del questionario sui lettori: tre pagine di dati su anagrafica e desideri (sarebbe un bel titolo di rubrica) di chi legge la rivista. Subito dopo (dopo un retrospettiva sui disegni di Fellini) una lunga storia del fumettaro più votato e apprezzato secondo il questionario stesso: Gipi. Sette pagine di una storia acquarellata verde alogena e notturna, disegnata bene e intitolata 2012 (peraltro seguita da una intervista a lui di persona personalmente su uno spettacolo teatrale ipreso dal suo “S.”). Poi c’è Blutch e Fabio Visintin con due storie di Natale. E poi il secondo tra i fumettari preferiti dai lettori: Makkox, con una storia intitolata “Doni”, una storia di ricordi e cene natalizie, di padri e di fratelli, di soldi e di tradizioni: una storia arcitaliana dallo sguardo basso e bimbo – pur se cresciuto. Poi c’è Trondheim, c’è una bella intervisa a Istvan Banyai, spettacolare copertinista del New Yorker, c’è Bacilieri e Mannelli, c’è Toffolo con Magnus e Pino Creanza. Poi il solito Vives.

Il Babbo Natale/Godzilla di Fabio Visentin
Il Babbo Natale/Godzilla di Fabio Visintin

Questo è invece il bellissimo Godzilla Natale di Fabio Visintin che è pure su Tumblr e che sta ad illustrar la rubrichetta mia, “Avatar Mundi”. Questo numero scrivo del Natale in salsa consumistica e della scomparsa delle ciaramelle, delle cartoline di auguri secolarizzate e del presepe brandizzato Hello Kitty. Ma un pensiero, ad un certo punto, voglio che anche qui risuoni, una intuizione, una orribile visione: “Questo sarà di fatto il primo Natale massicciamente 2.0. Pensa a Facebook il giorno di Natale. L’inferno. Roba da far rimpiangere gli sms degli anni scorsi, quelli standardizzati e senza firma mandati da numeri sconosciuti all’intera rubrica compreso te – quelli che ti interroghi sulla qualità delle tue conoscenze”

19/10/2009

Venice Sessions. Il futuro dei media (ma meglio puntare al viceversa)

di Antonio Sofi, alle 11:46

Martedì (ovvero domani) sarò a Venezia a seguire con piacere i lavori di Venice Sessions su un tema a me molto caro: Il futuro dei media nell’era digitale.
(E, giusto per accennare al titolo, ho sempre trovato affascinante parlare anche del viceversa: i media del futuro; di come gli strumenti, i luoghi, le tecnologie, le stesse relazioni che si stabiliscono dentro la rete sociale, creino nuove opportunità, anche giornalistiche, per raccontare le cose).

Il programma completo dovrebbe essere qui: da Martin Sorrell a David Weinberger (ma da quello che so ci dovrebbero essere più ospiti). Il tutto al Future Center (che non so dove sia) della città  più struggente che c’è (che è Venezia appunto, nessun problema nemmeno ad esser banali). Proverò a far cenno delle cose che si dicono, magari su Twitter.

La copertina di Ne approfitto, visto il tema, di segnalare (e come spesso accade per le mie cose, non l’ho fatto prima senza bene sapere perché), un lavoro uscito poco meno di un anno fa, scritto a sei mani, con interventi di Carlo Sorrentino, Enrico Bianda e miei (Antonio Sofi). Il titolo è “Attraverso la Rete. Dal giornalismo monomediale al giornalismo crossmediale“, edito (e molto ben curato) dai tipi di Rai-Eri per la collana di studi massmediologici “Zone”. Il (macro)tema è sempre quello: come sta cambiando la professione giornalistica dentro (e appunto attraverso) la rete.

Con un focus – sia teorico che empirico – sulla professionalità  giornalistica e i cambiamenti più o meno strutturali delle redazioni giornalistiche che si affacciano su internet (con alcuni modelli abbozzati dei casi italiani). Lo segnalo perché – con i miei tempi biblici – sto lavorando ad una versione pdf delle parti da me scritte, da scaricare: un anno di vita, da queste parti, vale per dieci, ma qualcosa di interessante credo ci sia, per gli appassionati.

05/04/2009

Webgol Live. Giornalismi a Perugia

di Antonio Sofi, alle 09:52

Verso le 11.30 (sempre se tutto funziona) diretta di Webgol Live con ospite Sergio Maistrello. Sempre se tutto funziona (l’avevo già detto?) proveremo a chiacchierare sui vari giornalismi e sul Festival di Perugia – che oggi si conclude con un MediaCamp (e proveremo a sentire qualche amico che sta là).

Update delle 13.45. Una diretta disastratissima dal punto di vista tecnico, con continui down di connessione. Anche una bella scusa: le parti migliori, i contenuti più entusiasmanti e innovativi, le battute più esilaranti, sono state fatte quando non ce ne accorgevamo ma non eravamo più in diretta. Sul resto – su ciò che è andato più o meno in onda – se riesco, proverrò a produrre un podcast nelle prossime ore. Intanto ringrazio, oltre Sergio che si è definito ostaggio del mio server, gli ospiti che abbiamo sentito al telefono: Carlo Felice Dalla Pasqua (giornalista del Gazzettino), Valeria Gentile (una dei 200 volontari provenienti da tutto il mondo) che ci ha passato il suo collega Ferdinando Piccolo, Massimo Mantellini che era appena arrivato a Perugia per il Mediacamp e poco ovviamente sapeva, Arianna Ciccone, sorridente organizzatrice di tutto l’ambaradam (che ha detto che il prossimo anno proverà ad innovare anche il format, immettendo più logiche web).

31/03/2009

Giornalismo e (o è?) Internet. Il festival internazionale a Perugia.

di Antonio Sofi, alle 21:13

Da domani a venerdì (ma la manifestazione si conclude domenica con un barcamp) sarò a Perugia per il Festival Internazionale del Giornalismo. Il programma è ricchissimo. Mercoledì alle 18.00 parteciperò insieme ad Antonella Beccaria, Paul Bradshaw e Mario Tedeschini Lalli ad un incontro intitolato “Internet è partecipazione“. Sottotitolo: Twitter, Facebook & C.: quali strumenti usare per favorire il dialogo con il lettore? . Sempre sul tema giornalismo e (o è con l’accento) Internet, giovedì alle 19:30 c’è un incontro informale tra giornalisti online, con ospite Erik Ulken.
Se passi da quelle parti, fa’ pure un cenno che facciamo due chiacchiere :)

10/03/2009

Mandami un sms o comprami un giornale

di Antonio Sofi, alle 12:21

La crisi complice e per molti versi ispiratrice, è in corso un bel dibattito sull’evoluzione del giornalismo lungo la direttrice carta—>web. Una discussione non per forza lineare, con anse e svolazzi tra ritorno al giornalismo di qualità, pubblicità che prima c’era e ora non basta più, e miraggi di micropagamenti per risolvere il paradosso del gratuito sul Web che Walter Isaacson nell’ultimo numero di Internazionale dedicato all’argomento semplifica così e vagli a dire di no:

Il risultato è che viviamo in un mondo in cui le compagnie telefoniche fanno pagare ai ragazzi anche 20 centesimi per mandare un sms, ma sembra impossibile far pagare a qualcuno 10 centesimi per leggere un giornale o un articolo.

Dico l’apodittica mia: il futuro del giornalismo (o più verosimilmente di un certo giornalismo di qualità) sarà nell’efficacia dei sistemi di micropagamento, cioè allorché riusciremo a trasferire soldini – anche pochi, pochissimi, quindi senza intermediari troppo esosi – in modo più facile, intuitivo e sicuro di come è adesso.

(Magari proveremo a parlarne al Festival del Giornalismo che si terrà dal 1 al 5 aprile a Perugia, con un ricchissimo programma. Io sarò lì sicuramente mercoledì e giovedì, con un paio di appuntamenti su questi argomenti, varie ed eventuali – insieme a Mario Tedeschini Lalli, Paul Bradshaw, e altri giornalisti e esperti.)

20/01/2009

Archeoinformazione o fantatelevisione?

di Enrico Bianda, alle 11:36

Se, con il posticipo di calcio e qualche film di successo, Sky proponesse una prima serata con Fiorello il gioco sarebbe fatto. Del resto, stiamo vivendo una fase di trapasso in cui il pubblico sta mandando precisi segnali di una trasformazione delle proprie abitudini, pronto ad abbracciare le nuove piattaforme se attratto da un contenuto capace di mobilitarlo. E fra i due poli della tv generalista gratuita e della tv a pagamento si aprirebbe una vasta area di conquista. Piacevolmente occupata da Fiorello. [...] Oggi è fantatelevisione, domani non più.

Così scrive su Il Corriere Aldo Grasso, che affronta il tema, mai sopito diremmo, della tv generalista. Che apparentemente mostra i lividi di due decennio di consumo e arroganza, e che invece nei gusti e nei consumi del pubblico resta lì, a dirci che i bisogni alle volte sono più lenti dell’evoluzione dei media, e che forse c’è ancora bisogno di fare buona televisione generalista, e soprattutto buona informazione su un canale generalista. Fantatelevisione? Forse.

Comunque uno scossone in giorni in cui si torna a parlare del ritorno di Riotta al Corriere, al posto di Mieli. Archeoinformazione? Forse.

Siamo messi bene, insomma.

15/01/2009

Photoshoppare la guerra

di Antonio Sofi, alle 17:45

Proprio in questi giorni discutevo di come il nome di un software di grafica (nel caso specifico “Photoshop“) sia di fatto diventato sinonimo di “fotoritocco”. Di una foto troppo bella, si dice sempre più spesso: è “photoshoppata”.

Sopra la foto originale, sotto quella pubblicata su Il Giornale (via FPA e Mantellini)

A monte ovviamente alligna il concetto stesso di fotoritocco, operazione fino a pochi anni fa ammantata di sintomatico mistero e fuori dalla portata dei non professionisti della chimica, da relativamente poco diventato di uso comune, pienamente popolarizzato nel gergo e nella pratica al rimorchio della prepotente diffusione della fotografia digitale*.

Non certo per fare di questa nuova tecnica pratica culturale, però, che i fotoeditor de Il Giornale hanno pubblicato due foto chiaramente ritoccate (o “tarocche” o “photoshoppate”) delle operazioni militari a Gaza. Una il 30 dicembre 2008, l’altra il 5 gennaio di quest’anno.

Alle foto originali sono stati aggiunti elicotteri in volo, razzi in fase di lancio e tutto l’armamentario della iconografia (oserei dire cinematografica) della guerra spettacolo. Scrive Matteo Bergamini in una lunga e dettagliata analisi sul sito della Associazione Italiana Giornalisti dell’Immagine «[Il Giornale] ha “arricchito” arbitrariamente le fotografie eliminando gli elementi che riteneva “di disturbo” e aggiungendo elementi estranei alla situazione reale, facendo un’opera di fotomontaggio che attiene all’illustrazione e non alla cronaca. Tutto ciò senza avere il pudore di dichiararlo e tentando di cammuffarlo con didascalie descrittive ma fuorvianti». In più non è stata citata la fonte, nè la didascalia originale, né – ovviamente – vi era alcuna indicazione del fatto che la realtà fotografica era stata alterata.

Il tutto è stato documentato con ampie prove prima-e-dopo dalla FPA (Fotoreporter Professionisti Associati) e ripreso da molti altri (SocialDesigZine, Wittgenstein, Mantellini e altri).

La foto ritoccata de Il Giornale. Da Fotoinfo

Paolo Ferrandi, nell’annotare la scarsa cultura dell’immagine del giornalismo italiano e non certo per assolvere, suggerisce l’unica scusante possibile “tanto mica era una foto. Era un infografico“. Peccato che non fosse specificato da nessuna parte che di infografico si trattava. Gennaro Carotenuto inoltre segnala che l’Ordine dei Giornalisti di Milano si occuperà del fatto – e sinceramente spero che venga una condanna chiara di queste pratiche ambigue di manipolazione delle immagini di reporting giornalistico. La fiducia di chi legge nella veridicità di cio che è pubblicato è il vero unico core business del giornalismo così come lo conosciamo – carta o non carta, Internet o non Internet.

Personalmente applaudo all’attività di watch-dog delle due associazioni di settore (Fotoreporter Professionisti Associati e Associazione Italiana Giornalisti dell’Immagine nel caso specifico – ignoro ne esistano altre). E’ un bell’esempio di come dovrebbero funzionare le cose: le associazioni di settore fanno le pulci all’attività dei colleghi al fine di far rispettare le regole del gioco, preservando così la qualità reale e percepita del proprio campo professionale. Senza le tipiche ambiguità intrallazzanti e piene di scusanti così tipicamente italiane.

12/12/2008

Fiume di notizie

di Antonio Sofi, alle 12:01

Rischio piena per il Tevere, a causa delle forti piogge dei giorni scorsi. Problema analogo, ma in parte già rientrato, per l’Arno. Due grandi città, una eventualità che è tragica e che è notizia. Provo a vedere da qui come la raccontano le varie risorse online. [Nota bene: post in aggiornamento. Ultimo aggiornamento h. 1.30 del 13/12]

Hard news

La miglior risorsa per la diretta testuale e l’aggiornamento è Repubblica Roma, curata (leggo ora l’agiunta) da Danilo Fastelli.

  • [h. 1.30 del 13/12] E’ una piena Godot, che mai arriva e quasi attesa. Repubblica riporta la dichiarazione del sindaco di Roma: “Possiamo stare tranquilli”. Ci si è giocato forse troppo, con la paura della piena: tra media e politica. Ma ovviamente meglio così (che non sia arrivata ovviamente).
  • [h. 19.56] L’arrivo della piena arriverà intorno all’una di notte e andrà avanti fino alle prime luci dell’alba – è l’annuncio di Alemanno.
  • [h. 14.00] L’arrivo della piena è ora previsto per le 20.00 (prima si diceva mezzogiorno)

Corriere Roma

Ore 20.15. Il link alla “diretta” in hp del Corriere si è trasformato in un link ai “video”. E il player video, dopo aver mandato per pochi secondi l’intervista al consumatore natalizio che niente c’entrava con il Tevere, è diventato un monocolo fisso con fischio lancinante. Che sarà successo?

Ore 19.45: ritorna la diretta “dall’isola Tiberina, Ponte Milvio e Castel Sant’Angelo”. Per visualizzarla, essendo impossibile il deep link, dall’home page. E’ in effetti una “diretta” strana, se posso dire, ad un certo punto (alle 20.03 per essere precisi) è andata in onda all’improvviso una intervista sui regali di Natale, dopo alcuni secondi interrotta.

Ore 17.00: alle 15.30 la diretta è andata off line, e mi dicono non si è più ripresa. Ora che scrivo non è più nemmeno linkata dalla home page. Che non fosse vera diretta, come dicono alcuni che hanno visto “ripartire” il nastro? Problemi tecnici di trasmissione? Buio incombente? Di sicuro giornalisticamente mi sembra di poter dire che una diretta avrebbe ancora senso, visto che la piena è attesa per le 20.00, e che la realizzazione – aldilà dei dubbi che solo riporto e non posso confermare con i miei occhi – era molto efficace e mi sembra apprezzata.

Uno screenshot della diretta dal Tevere via webcam, Ore 14.30 - Corriere.it

Ore 14.00. Ora c’è (lo scrivevo qualche ora fa nei pensierini più giù come risorsa attivabile) una diretta webcam (è in realtà una vera e propria diretta tv – anche se c’è chi ha annotato delle incongruenze: “a me pare di rivedere un filmato in loop”)

Uno screenshot della diretta di Corriere.it. Ore 15.00 ca, Un barcone viene disincagliato.

Repubblica Roma

Concordo con Massimo Russo. Gran bel lavoro stanno facendo a Repubblica Roma nel “coprire” il rischio esondazione del Tevere a Roma. Ottime davvero le mappe, la diretta e l’apparato crossmediale a supporto.

Mappa del Tevere con zone a rischio (e video) - Repubblica Roma
Mappa del centro di Roma con le zone a rischio. Repubblica Roma

Update: il buon lavoro talvolta diventa un boomerang, a pochi minuti alle 12.00 – primo orario annunciato della piena – il sito è down. Dopo qualche minuto ritorna su, ma evidentemente molto rallentato dagli accessi.

Informazione diffusa

Le informazioni ai tempi dei social network viaggiano anche in maniera orizzontale. Validati dalle relazioni e dalle testimonianze personali.

    Su friendfeed

  • ROMA /6 (inizio 19.45 ca): “Arrivata a casa. Lungotevere completamente bloccato da metà in poi, ma in realtà il casino lo faceva più tutta la mareaaa di gente che guardava giù il tevere.” (link)
  • ROMA /5 (inizio 17.50 ca) “minchia, ma stanno sgombrando le persone nel mio municipio?”(link)
  • ROMA /4 (inizio 17.00 ca) – “Allora: ponte vittorio emanuele funziona, è pieno di curiosi che fotografano, la cosa impressionante è che per strada il 40% delle vetture che circolano sono della polizia/vigili del fuoco/ambulanze, tutti a sirene spiegate…” (link)
  • ROMA /3 – Fiume di notizie, discussione relativa a questo post
  • ROMA /2 (inizio 13.00 ca) – “Bollettino Sott’acqua: Chiudono piazzale flaminio?”; “ponte milvio è completamente coperto dall’acqua, mai visto una cosa simile in vita mia” (link)
  • ROMA (inizio 12.00 ca) – “Tutto regolare. Piazza Bologna è asciutta (si fa per dire). Almeno fino a stamattina.” (link)

    Su Facebook

    Alcuni status trovati (li metto anonimi, il più aggiornato in alto, visto che alcuni profili non sono pubblici, se qualcuno vuole attribuzione scriva nei commenti :)

  • si tiene saldamente alla zattera. (gc)
  • quando c’era Veltroni la grandine si trasformava in pop corn. (ec)
  • ha appena fatto avanti e indietro sui ponti di Roma e vorrebbe dirlo a chi gli ha detto che erano chiusi. (rl)
  • fa le foto al tevere (dal divano di casa così il sindaco è tranquillo). (fs)
  • “benedice il rischio d’esondazione, che ha incredibilmente sgombrato il GRA.” (am)
  • ..già 2 contrattempi x il lungo viaggio sottomarino roma-napoli. (ag)
  • si attrezza per la navigazione. (pa)
  • lo tsunami romano blocca PonteMilvio. (ls)
  • pensa che forse si stia un po’ esagerando… e che sarà mai.. un po’ d’acqua! (ags)
  • sta facendo i tonnetti a traina su Via Colombo.. (ba)
  • infreddolito dopo una mattinata sotto l’acqua. (ct)
  • torna a casa attraversando il ponte prima che scompaia nelle acque. (as)
  • va a vedere il Tevere straripare. (gs)
  • che scena! Centinaia di persone con fotocamere in attesa che il tevere straripi :-S. (dr)
  • è molto preoccupato per i lucchetti di Moccia a Ponte Milvio. Affogheranno? (mbg)
  • esondo ma non mollo. (ba)

Foto Roma su Flickr

Foto del Tevere di Felicia Ciupi su Flickr
Ponte Milvio con stadio Olimpico. Foto di Zef67 su Flickr
Isola Tiberina under water, foto di Grizabel su flickr
Isola Tiberina sotto l\'acqua. Foto di Giorgio Clementi su Flickr
  • Altre foto su flickr con tag: tavere

Video Roma su YouTube

- Panoramica da Ponte Milvio. L’autore Fabior71 scrive: “L’altezza del fiume è di 13,20 metri, alle ore 13:30 del 12 dicembre 2008″

Foto Firenze su Flickr

Ponte Vecchio visto da Ponte alla Vittoria. Ieri a Firenze. Foto di Nina Camic su Flickr

Commenti e discussioni

Alberto Mucignat scrive nei commenti dell’utilità dell’informazione che circola:

mi pare che, a parte la webcam [...], siano tutti dei tentativi senza un capo ne coda per riuscire a dare informazioni durante un’emergenza. Anche perché il problema vero è che molti romani come noi al momento stanno cercando di capire 2 cose: 1. posso andare a lavorare? 2. che percorso posso/devo fare?

C’è comunque una differenza tra “dare informazioni” e “messa in forma” delle stesse (la cosiddetta copertura giornalistica). Mi sembra ci sia, in questa occorrenza, un problema di chiarezza delle informazioni alla fonte, incrociato con una notevole confusione del rapporto comunicativo tra le mille autorità preposte e i media. La domanda alla fine è proprio questa: se questo tipo di copertura giornalistica online, ben organizzata, sia alla fine dei conti una risorsa e una utilità per il cittadino, coinvolto o non coinvolto negli eventi.

Alberto aggiunge altre interessanti considerazioni nei commenti, ne riporto un pezzo:

La cosa triste è che appunto la protezione civile e le unità di crisi sanno (o dovrebbero sapere) benissimo quali sono le esigenze e i bisogni, senza però riuscire a dare mai un servizio informativo efficace. Per fare un esempio, al momento i siti del comune di roma e della protezione civile non danno per niente informazioni utili, se non dei banali bollettini che non aiutano a capire esattamente cosa succede attorno a noi e se possiamo muoverci, quali sono i percorsi più affidabili, queli sono i mezzi che al momento funzionano meglio, etc. E non esiste un sito che dia lo stato del traffico “right now” in maniera puntuale ed efficace. almeno, io non l’ho trovato.

Pensierini (più o meno) finali

  • IN TEMPO REALE. Ad aprire il sito in mattinata ho sentito l’esigenza di lettore, cercavo e mi aspettavo una risorsa più live: tipo una diretta che mi facesse vedere in tempo reale, e con i miei occhi, quello che stava succedendo – il livello del Tevere nei punti critici. Non necessariamente con regia, non necessariamente “professionale”, non necessariamente televisiva: anche una webcam ben direzionata. E’ un bisogno giornalisticamente sensato e tecnicamente soddisfacibile, con un po’ di ingegno. L’unica diretta della giornata è stata quella messa in piedi da Corriere.it – ma saltellante e spesso down, e con qualche dubbio circa il fatto fosse davvero in tempo reale. Una occasione persa, a mio parere.
  • UN FORMAT EMERGENTE. Forse il passo successivo (ma è questione più generale dell’architettura delle informazioni, e non solo di questo caso) è pensare prima, e abitare giornalisticamente poi, un format che sia pienamente e consapevolmente a “dossier”. Un format “emergente”, buono per occasioni di emergenza diffusa e che sappia far “emergere” – appunto e giocando sui doppi sensi di questa parola – i contenuti molteplici e differenziati che provengono da più fonti e soggetti. Un formato che abbia la forza di accogliere rapidissimi aggiornamenti, incasellandoli nello slot giornalistico giusto, riconoscibile ed soddisfacente. Sia per il lettore che vuole la storia, e la notizia, e il contesto, sia per il lettore che vuole informazioni più stringenti e precise, e farsi una idea sensata per prendere decisioni operative (”quando uscire di casa”, “che strada prendere”, ecc.). Un format emergente che sia risorsa one-click dove trovare tutto e ben organizzato.

11/12/2008

Cambio d’abito (e non solo) di Apogeonline

di Antonio Sofi, alle 10:50

A minuti, se tutto va bene, Apogeonline.com cambia d’abito. Nuovo template e nuovo cms, ma anche nuova architettura e in parte nuovi obiettivi. Per l’occasione – ma senza nemmeno troppo programmarlo – abbiamo pensato ad una diretta via Mogulus, una sorta di Quinta di Copertina speciale, online prima qui e poi sul nuovo sito. E proveremo a parlarne, insieme a chi ha voglia di darci le prime e seconde impressioni e insieme a Sergio Maistrello, che lo coordina e l’ha pensato.

Ah, c’è anche un evento apposito su Facebook, in qualche modo ci sdoppieremo anche lì.

Update del giorno dopo: Grazie a tutti, è stata una diretta molto divertente (almeno per me, ma leggo con piacere non solo per me) e popolata. Era un modo per festeggiare, e mettere a frutto il capzioso piacere – che è innanzitutto mio e nostro, ma evidentemente non esclusivo – di “fare le pulci” ai siti nuovi per cercare inesorabili e inevitabili errori e bug. La lista dei miglior debugger l’ho persa, ma questo mi permette, appunto, di ringraziare tutti senza dimenticarne nessuno. Qualcos’altro ci inventeremo prossimamente :)

  • PODCAST E INTERVISTA (a Sergio Maistrello): Un nuovo abito per Apogeonline
  • Apogenline cambia profondamente, dopo nove anni di tocchi e ritocchi progressivi. Cambia il motore tecnologico (ora “monta” un cms open source di blogging molto diffuso: Wordpress), la veste grafica (più centralità ai contenuti, e grafica semplificata negli elementi e nei colori), e in parte l’approccio alla Rete, grazie a una maggiore attenzione ai social network, e a “mandare fuori” i lettori proponendo loro contenuti e link interessanti. In più feed completi, anche di singole rubriche, maggiore multimedialità ed elasticità per provare ad inventarsi nuovi modi di stare nella Rete. Di questo e – inevitabilmente zoomando all’indietro e allargando lo sguardo – di giornalismo online parliamo appunto con Sergio Maistrello, giornalista e coordinatore dl 2006 di Apogeonline.

30/09/2008

Uno Yeti di nome Elvis. Cronache dall’Himalaya.

di Antonio Sofi, alle 13:08

Grazie a Massimo, mi accorgo – disattento come sono – dell’ultima avventura di un blogger che seguo da tempo, Lorenzo Campani: The highest blog, il blog più alto del mondo. Il titolo è una consapevole paraculata: “Questo è il post più alto del mondo, ovvero la cosa più inutile dopo gli otto anni di presidenza di George Bush”, scrive Lorenzo domenica da quota 6200 metri in diretta dalla catena montuosa dell’Himalaya, nel Tibet, dove a 8.201 metri c’è un punto che fora il confine tra cielo e terra, e che sulle carte è indicato come “Cho Oyu”.

Incontro con un yak al campo base cinee (Cho Oyu, Tibet, Himalaya)
Incontro con un yak al campo base cinee (Cho Oyu, Tibet, Himalaya)

Il blog più alto del mondo è un pretesto per raccontare, senza i patemi della notiziabilità giornalistica a tutti i costi, una spedizione tutta emiliana chiamata “Cho Oyu 2008” e condotta nel rispetto di una logica di decrescita non competitiva (che forse piacerebbe a Sergio), «al di fuori di una logica del risultato ad ogni costo e con il minor sforzo, ma vissuta in modo vero e schietto. [...] in controtendenza con un’ottica sempre più commerciale, cercheremo nel modo in cui tenteremo di vivere questa esperienza, più che nel risultato alpinistico-sportivo, l’obbiettivo coerente con il nostro ideale di montagna».

Incuriosito dalle intenzioni, dalle cronache multimediali e dall’esperimento tecnologico (subnotebook leggerissimo, celle solari per l’elettricità, telefono satellitare), contatto Lorenzo – fulminato due anni fa sulla via del Tibet – via mail e ne esce una doppia su Dnews di ieri. Secondo me niente male (merito anche di Diletta che l’ha ben messa in pagina).

Breve premessa per i complottisti, per quelli che non siamo mai stati sulla Luna ma era tutta una messinscena, per quelli che Elvis è ancora vivo e fa il pensionato a Miami: qui siamo davvero a 6.200 metri. Lo può testimoniare lo yeti che guarda incantato il mio computer. Stare a 6.200 metri in Tibet a scrivere, e voi qualche attimo dopo a leggere, è una di quelle cose che per me è più o meno paragonabile, come stupore provato, al teletrasporto del capitano Kirk.

Scalatore blogger: blog dall'Himalaya, Dnews, 29/09/08 - clicca per scaricare il pdf
Scalatore blogger: blog dall'Himalaya, Dnews, 29/09/08 - clicca per scaricare il pdf

24/09/2008

IL mensile dal nome difficile da cercare su Internet e l’Obama narrativo

di Antonio Sofi, alle 12:46

Ho cercato un po’ in giro, ma non mi sembra che in molti abbiano parlato del nuovo magazine mensile del Sole 24 Ore. Chissà forse è colpa anche del nome complicatissimo da cercare su Internet: IL (Intelligence in Lifestyle).

Il primo numero a me è piaciuto: si legge con piacere, ha pagine ben costruite, con belle fotografie (straordinarie per esempio quelle del reportage di Marco Beck Peccoz, quel biliardino sulla piattaforma…) e rubriche che funzionano (”Luoghi non paralleli” per esempio). Con le storie e gli incontri più o meno tradizionali messi a sandwich tra due pancarrè global (Report e Agenda).

Parte della copertina di IL, il mensile del Sole 24 Ore
Parte della copertina di IL, il mensile del Sole 24 Ore

Il direttore Walter Mariotti lo presenta così: «Proprio come il lettore del Sole, anche il lettore di IL appartiene a un’élite. Di spirito e pensiero, però, prima ancora che di censo e frequentazioni».

La parola “élite” – simpatica il giusto – deve essere però nell’aria.

Se ne fa riferimento diretto, infatti, in un dialogo immaginario che in questi giorni sta facendo il giro del web, e in cui c’entra anche il copertinato di IL del mese. Ovvero quello tra Josiah Bartlet (indimentato protagonista della serie West Wing, interpretato da Martin Sheen) e Barack Obama: «And by the way, if you do nothing else, take that word back. Elite is a good word, it means well above average. I’d ask them what their problem is with excellence». (Nella traduzione del buon Bordone: «E comunque, se non altro, si riprenda quella parola. Élite è una bella parola, significa ben sopra la media. Io gli chiederei perché ce l’hanno tanto con l’eccellenza. Già che c’è, rivoglio indietro la parola “patriota”»).

Jed Bartlet vs Barack Obama. Lo racconta lo sceneggiatore di West Wing
Jed Bartlet vs Barack Obama. Lo racconta lo sceneggiatore di West Wing

Sulla efficacia “politica” dei consigli indiretti di Sorkin avrei dei dubbi. Ma il dialogo è formidabile. Ne scrive più estesamente Marta su Spindoc: Obama, Aaron Sorkin e il presidente di West Wing

19/09/2008

Leonardo, ospite a Qdc: «Il blog è come fare costruzioni di fiammiferi»

di Antonio Sofi, alle 14:12

Con Sergio (Maistrello) abbiamo pensato di rimetterci a giocare con il format di Quinta di Copertina, dopo quasi due anni e 245 puntate più o meno quotidiane. Fermo restando e immutata l’ambizione iniziale: quella di raccontare e approfondire (forse un po’ scompaginare) l’agenda tecnologica e i mille discorsi sulle culture digitali.

Oltre la rassegna stampa, anche una intervista/chiacchierata con un ospite, che possa aiutarci a decifrare il tema della settimana – o indicare una piccola strada. E’ tutto in super-beta – come si dice – ma meglio iniziare che speculare sulla carta. L’ospite della prima puntata è Leonardo, con lui abbiamo chiacchierato di premi e scrittura amatoriale, blog giornalistici e le cronache digitali ante-litteram dal G8 di Genova.

Un grazie va anche a Luca Di Ciaccio per strumentazione e disponibilità di location.

Ovviamente qualsiasi suggerimento e feedback è santo e benedetto :)

LINK: La blogfest e i blogger (più o meno) amatoriali
MP3: mp3, 9,45 mega ca.
FEED: feed Qdc.

10/09/2008

Viaggio nel Polo che si scioglie

di Antonella Sassone, alle 18:17

Si è concluso da pochi giorni il reportage di viaggio “L’altra Europa” su “La Repubblica” ed ecco che Paolo Rumiz si rimette subito in viaggio.

Ieri è uscita oggi, sempre sul quotidiano “La Repubblica”, la prima puntata di un “Viaggio nel Polo che si scioglie”. Oggi la seconda puntata.

Rumiz a Cape Barrow (Alaska). Da Repubblica.it
Rumiz a Cape Barrow (Alaska). Da Repubblica.it

Dopo quello in verticale sulla frontiera orientale dell’Europa, quello di adesso è un nuovo percorso alla ricerca di un’altra frontiera. Quella dei ghiacci che arretrano sotto l’effetto della “grande febbre della Terra”.

    «Il gelo era sempre lì, pronto a richiudersi. Se il tempo peggiorava, capitava che la prima metà di settembre le baleniere ritardatarie naufragassero a poca distanza dalla riva in un’apocalittica collisione di ghiacci. Ora è tutto finito. Il mare si ricompatta sempre più tardi, in modo sempre meno prevedibile, e agli uomini della stazione scientifica polare che svernano in questo villaggio sperduto non resta che monitorare, più che una silenziosa ritirata, una fuga precipitosa. Duecento, trecento, quasi trecentocinquanta chilometri in pochi anni».

La storia, scrive Rumiz, comincia sullo Stretto di Bering, agli antipodi del nostro mondo. E’ il «Finis-terrae da cui parte il nostro viaggio ai margini del Polo che si scioglie fino al mitico Passaggio a Nordovest». Nello Stretto di Bering tutto cambia. Cambia l’ora dell’orologio, la notte diventa giorno e la data un’altra. La Russia è ad Occidente e l’America ad Oriente, mentre l’Europa si capovolge.

    «Tutto si inverte e tutto finisce: gli oceani; il nuovo e il vecchio mondo che qui sembrano navigare come incrociatori in rotta di collisione; il passaggio a Nordest e quello a Nordovest che confluiscono, simultaneamente liberi dalla banchisa».

I ghiacci si sciolgono, il Polo Nord è circumnavigabile. Tra il Canada e la Groenlandia “s’è rotto l’ultimo diaframma”. E’ qui che Rumiz si dirige. Da qualche tempo i ghiacci sono al minimo storico. Le rotte polari potrebbero far risparmiare tempo e petrolio al trasporto marittimo mondiale. I conflitti di interesse sono grandissimi.

Tim, la guida che conosce quasi a memoria i libri di London, di Konrad, di Melville, parla a Rumiz di mutamenti biblici tra gli uomini e la natura, di un clima che porterà chissà dove la Terra Madre.
Siamo in terre estreme, non ci sono strade, i collegamenti sono solo aerei, “persino la mappa si desertifica, perde la densità di nomi”.

Siamo alla fine dell’estate che alle nostre latitudini genera “dolci malinconie”, ma qui essa “squarcia l’anima d’angoscia”. Tutti scappano. Pescatori, cacciatori, turisti e tutti i migratori.

03/09/2008

Google Chrome, datemi un browser e vi solleverò il mondo

di Antonio Sofi, alle 14:21

Ieri Google ha rilasciato una versione beta (ma frutto di anni di lavoro) di un nuovo browser: il nome è Chrome. E’ (a detta dei creatori e dei primi che l’hanno provato) leggero, veloce e sicuro ed è scaricabile da questo indirizzo (per ora solo per utenti Windows).

L’annuncio, una volta lasciato cadere nel Web, ha acquistato velocemente forza centrifuga e di rimbalzo in rimbalzo è arrivato velocemente sui siti di tutto il mondo, fin nelle periferie degli imperi digitali.

Quando Google si muove è come un gigante che si stiracchia: provoca movimenti tellurici e maremoti con semplici sbadigli – figuriamoci con annunci di questo tipo. La Grande G inoltre è in possesso anche delle chiavi giuste per entrare dalla porta principale sui media: telegiornali e quotidiani di tutto il mondo ne hanno dato ampia notizia (nella concitazione della cosa anche con qualche strafalcione ed esagerazione).

Qualche esempio dell’impatto dell’annuncio di Chrome sul Web italiano e internazionale.

  • Cerca Chrome su blogbabel (67 pagine) / wikio / memesphere / technorati (it, 912 post)
  • Cerca Chrome su Technorati internazionale (115,408 risultati): e forse sì, ci sarà qualche post che parla del cromo-cromo (il metallo duro, lucido, color grigio acciaio) ma son sicuro sono un piccola percentuale.
  • DNews, pagina dedicata a Chrome
    DNews, pagina dedicata a Chrome

    Ieri ho scritto, su Chrome, un pezzo divulgativo per DNews, scaricabile dal sito. Come chiosa laterale ho scelto di scrivere del fumetto di Scott Mc Cloud, che i tipi di Google hanno usato per raccontare al mondo le potenzialità del progetto Chrome – invece di affidarsi ad un freddo e tecnico comunicato stampa. Una scelta azzeccata. Il fumetto di Scott Mc Cloud consta di ben 38 pagine in cui, con estrema semplicità e chiarezza, vengono illustrate caratteristiche, funzioni e potenzialità del browser di Google. Il fumettista americano, molto conosciuto anche per il saggio “Capire il fumetto. L’arte invisibile“, ha scelto di mettere in scena, disegnati nel web comic, i protagonisti che stanno dietro il progetto – gli ingegneri e gli sviluppatori di Google. Segnalo anche le riflessioni di Federico Fasce, che scrive: «La semplicità del fumetto di Google, invece, riduce a icona ogni personaggio e ogni elemento grafico, in modo da farci concentrare sul vero obiettivo del discorso: il concept.».

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