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Post archiviati nella categoria 'Fumetti'

17/12/2010

Fascista anch’io? No, Scilipoti, tu no.

di Antonio Sofi, alle 20:48

In un certo senso oggi era facile apparecchiare la “moviola” per AgorĂ  – con gli sbrocchi di Russa e Di Pietro ad Annozero (e ovviamente prima abbiamo mandato in onda 2 minuti di sintesi di La Russa e dello studente balconato e con ammirevole self control Luca Cafagna) e Scilipoti a Un giorno da pecora: troppa grazia. Ma forse qualcuno apprezzerĂ  ugualmente qualche chicca (la chiosa di Casini, l’inizio scilipotiano con Pasquale l’amico immaginario, il dibattito a Annozero sulla mamma di).

Guarda il video su Facebook

Prima clip. Passa qualche minuto dalla minaccia di La Russa di andarsene dallo studio e lo scontro del ministro con lo studente, e Di Pietro reagisce: “Se volete sapere cosa è il fascismo, il fascismo è La Russa”. Sul finale replica La Russa e quindi la chiosa (anche se temporalmente precedente) di Casini (“Avete capito perchè facciamo il terzo polo?”).
Seconda clip. Scilipoti a “Un giorno da pecora”, trasmissione radiofonica condotta da Claudio Sabelli Fioretti e Giorgio Lauro. Video giĂ  culto, inizia con un amico immaginario evocato dal deputato ex-Idv (e il riferimento alla Coca Cola era in riferimento a un precedente contributo di Berlusconi mandato in onda) e finisce con un crescendo identitario alla terza persona: “E’ un comico Scilipoti, in Parlamento faceva il comico. Questo è il clown Scilipoti”. Poi il riferimento a quelli di Annozero “che puntano la telecamera in faccia ad una signora di 90 anni”.
Terza clip. Ad Annozero la clip incriminata: annunciata dall’ironia di Santoro e con dibattito in uscita.
(per la moviola di AgorĂ )

Bonus comic (via Makkox @Il Post)

Figlio zero

13/12/2010

Io, per voi

di Antonio Sofi, alle 12:51

Toh, come passa il tempo. Scrivo di nuovo, alla vigilia di un giorno campale (o tombale) per Berlusconi, che domani chiederĂ  la fiducia al suo governo ai due rami del Parlamento. C’è poco da dire sul discorso di questa mattina al Senato. Un discorso interlocutorio, rialzato e sonnolento, buono solo per far passare il tempo e lanciare qualche amo agli indecisi (per esempio Paolo Guzzanti, unico esponente del Partito Liberale, autore del libro Mignottocrazia e grande nemico di Berlusconi – almeno fino alle aperture di questi giorni): il resto è gioco sotto la linea di galleggiamento.

Io, per voi di Makkox per Il Post

Ne approfitto intanto per segnalare questa vigna di Makkox, che non c’è altro da dire – e segnalare allo stesso tempo l’imperdibile blog del nostro su Il Post, che robe così (e non lo dico solo per vecchia amicizia; e dico questa qualitĂ  e questa quantitĂ ), di commento politico disegnato, non si vedevano da secoli in Italia.

09/06/2010

Canemucco 2. Di rosso quantobbĂ sta e mezzanino

di Antonio Sofi, alle 13:21

Il Canemucco, dopo la sbornia emozionante dell’esordio, bobfossianamente continua con un secondo numero di fantasmagorico e fantasmatico show a forma di fumetto (e viceversa).

E’ buffo come ogni numero stia uscendo con una sua personalitĂ  – addirittura un suo colore dominante.
Il bello (non c’è brutto, mica ci deve essere per forza anche un brutto) delle cose fatte a mano, dei pezzi unici: non vengono mai tutti uguali, si ribellano alle formule azzeccate e alle ricette troppo precise e puntigline – impazziscono come maionese passata al frullatore, quand’è orfana del ritmo speziato qb e della frusta affettuosa.

Copertina del secondo numero del Canemucco

Il primo numero era una vasca translucida, con l’acqua di un blu ciano e profondo: un’animĂ lia circense di purpesse e aragoste, insetti scavanti e gabbiani distratti, cani pneumatici e armadilli di coscienza, bestie umane e morente cafarnao.

Questo secondo, fin dalla storia di Marco, è piĂą rosso e sanguigno: è passione e carnazza, tradimento bullo e svanimenti fetali (o con la “c”), vecchi arzilli e invasòr- con il contrappunto a mezzanino del blu lentissimo e carrellato di QuasiMai (che con Recchioni, Escorial e Armentaro sono i “nuovi” della banda).

Nelle migliori edicole e fumetterie (ma se sei culo di piombo come noi puoi acquistarlo dal sito a prezzo ridotto e ti arriva a casa senza spese di spedizione, oppure abbonarti comodamente per tutti i sei numeri della prima stagione).

29/05/2010

Sesso, bugie e videomucchi. Intervista a Catalano (e Makkox e HM e altri).

di Antonio Sofi, alle 11:41

Per il sito del Canemucco (ne ho scritto paterno su Webgol qualche settimana fa – però se vuoi sapere cosa è, clicca qui) ci stiamo divertendo a produrre dei videini di interviste agli autori.

L’ultima in ordine di tempo – ma anche come pretesto per segnalar le altre: c’è quella a Makkox in persona che spiega le storie e gli spiegoni, quella doppia a Roberto Recchioni e Laura Scarpa e quella suppelletta a Hotel Messico e Manlio3 – è un’intervista a Guido Catalano, amatissimo poeta e anch’esso autore canemucco. Risciacquando il tramonto sull’Arno ci son poesie interrotte e proprio perchĂ© tali d’amòr, e il senso dell’invasiòn dei personaggi indigesti, una partita a scopone con Dio e il Cocciantone (di cui è tutta la colpa di tutto).

L’albetto mensile (che ha una storia lunga di Makkox, e poi eterogenei penne e pennelli a completare lo show, e che forse, il primo numero, ancora per qualche giorno trovate in edicola) è anche acquistabile direttamente dal sito e senza spese di spedizioni – come abbonamento o singolo numero.

15/05/2010

Mattotti, Jullien e proprio quel mentre che a molti sfugge

di Enrico Bianda, alle 11:43

L’altro giorno sono andato a casa di Lorenzo Mattotti. A casa o nello studio non ho capito. Potrebbe essere tutte e due le cose, o solo una delle due. Comunque lui ci passa molto tempo. E’ accanto al Marais, a Parigi. Bella zona.

Lorenzo Mattotti è poliedrico narratore col pennello, cresciuto artisticamente in Italia negli anni 70-80. Viene da una generazione di disegnatori e fumettisti leggendaria, che non è il caso di ripercorrere qui.
A differenza di molti altri, però, Mattotti ha sempre avuto una vocazione al disegno che travalica la dimensione del fumetto. Il suo disegno ha sempre faticato a stare dentro una pagina. Oppure dalle pagine aveva la tendenza a esplodere in cielo. Un vulcano di colore, anche quando era in b/n tendeva a fare dei neri un mare e dei bianchi un cielo – con tutte le sfumature del caso.

Lorenzo Mattotti, foto di Enrico Bianda
Lorenzo Mattotti, foto di Enrico Bianda

Disegno cinetico quello di Mattotti la cui pittura, coltivata a lungo in segreto, è ora esplosa in grandi formati che ricordano il Matisse di mezzo: quello dei rossi a squarciagola, dei blu profondi. Il passaggio dalla pagina alla tela grande è continuo, tant’è che Mattotti appoggia alle pareti i grandi quadri che guardano tutti verso il muro, e sui tavoli da lavoro appaiono e spariscono piccole figure, bozzetti e scene provino per cartoni, fumetti, illustrazioni e altro ancora.

Abbiamo parlato di molto, e poco di disegno, in fondo: di Lou Reed e di quanto possa essere disorientante il suo umorale stato d’animo, di musica certo, di immaginazione e di quaderni, di Parigi e di Italia, di gallerie e di altri artisti, di modelli e di editoria.

Tavolo di lavoro di Lorenzo Mattotti, foto di Enrico Bianda
Tavolo di lavoro di Lorenzo Mattotti, foto di Enrico Bianda

A me è servito per fare il punto su una cosa che mi accompagna fin da quando ero bambino. Ho ricordi intimi e segreti che restano ancorati al gesto del disegno. Al significato profondo del ritrarre qualcuno, del fissare un volto su di un foglio, traducendo in fissità quello che è trasformazione, perchè un volto lo si disegna nel tempo.
Può passare un’ora, due, più giorni a disegnare la figura di un uomo. E lui si trasforma, invecchia, perfino muore, mentre tu disegni. E’ forse questo un modo per dare forma alle trasformazioni silenziose di cui parla Francois Jullien in una lunga intervista che gli ho fatto qualche settimana fa (e che andrà in onda a giugno sulla Rete 2 della Rsi)

Personaggio singolare, quanto meno, Francois Jullien, incontrato presso il suo Institut de la pensĂ©e contemporaine, che ha fondato all’UniversitĂ© Paris VII, dove insegna.

Partito idealmente dalla Grecia, dalla filosofia classica, ha viaggiato fisicamente e filosoficamente in Cina e in Oriente a partire dagli anni ’70 – alla ricerca di quelle che lui chiama feconditĂ  dell’incontro tra i due sistemi di pensiero: lavorando sugli scarti tra i due per riuscire a pensare l’impensato.

Un frammento dalla conversazione a proposito – segnalando, tra l’altro, il recente, non ancora tradotto, Le Pont des singes (esce per GalilĂ©e), che porta come sottotitolo FĂ©conditĂ© culturelle face Ă  l’identitĂ© nationale. Una risposta dura al dibattito promosso dal Governo Sarkozy appunto sull’identitĂ  nazionale.

ASCOLTA un pezzo dell’intervista a Jullien, che andrĂ  in onda integrale sul sito della Rtsi ai primi di giugno

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Ne ha scritto in un bel librino intitolato proprio così, Le trasformazioni silenziose. Una lettura entusiasmante. Indaga, Jullien, su quei piccolissimi spostamenti dell’animo che fanno sì, ad esempio, che a un certo punto una coppia di innamorati deflagri. D’improvviso, pare a noi. Invece no. I segni, a saperli cogliere, c’erano da tempo: frugavano, scalfivano, consumavano. E’ che noi non sappiano dare un senso al mentre, alla trasformazione. Vediamo il prima e il poi, in mezzo il casino, ma il durante?

Pensavo a questo, mentre guardavo i disegni di Mattotti: la pazienza, la dote nel tratto. Va a finire che il disegno è proprio quando sta – coglie – proprio quel mentre che a molti sfugge.

29/04/2010

Canemucco, il turbinìo pop e arcitaliano di uno show a fumetti

di Antonio Sofi, alle 23:47

E’ stato avvistato nelle (migliori, come si dice) edicole, e quindi la furba strategia di marketing 2.0 consistente nello scriverne il meno possibile sui propri blog (condivisa anche da Marco Makkox Dambrosio, ‘o diretur, di cui mi onoro di essere amico e complice da anni ormai e cui vanno tutti gli applausi e pure qualcosa in piĂą), va a farsi benedire.

La copertina del primo numero del Canemucco
La copertina del primo numero del Canemucco

Ma l’uscita nelle edicole del Canemucco (per chi s’è portato per tempo ‘sta criatura nel grembo dei progetti che-sarebbe-bello-ma-chissĂ -se-vanno-in-porto e poi l’ha coccolata, con pazienza e abbondanti risvegli notturni, nella culla di quelli che ora-ci-sono-poche-scuse-e-si-devono-fa) deve essere simile, come mi scriveva Valeria Wallyci proprio oggi (una forza della natura, una delle “mamme” insieme a Santa, e ovviamente Laura Scarpa e i tipi della Coniglio Editore) al primo giorno di scuola del pupo: un cumulo poco ponderato di emozioni contrastanti che alla fine ti vien da dire in giro a tutti. C’è orgoglio, soddisfazione, un po’ di timore, contentezza nel vedere che, toh!, con quel grembiulino copertina carta opaca e vellutata sta proprio bene – in mezzo alla cartaccia degli albetti che c’è. Occhi un po’ lucidi. Poi passa, ma oggi è così.

Il canemucco avvistato e fotograto in edicola, accocchiato tra gli altri albetti
Il canemucco avvistato e fotograto in edicola, accocchiato tra gli altri albetti

C’è molto da dire su un fumetto che vuole essere anche un piccolo show (e sicuramente diremo al Comicon di Napoli il primo maggio, presso lo stand della Coniglio editore). Ma prima che parli l’albetto, voglio dire la qualitĂ  che Marco ha voluto per la carta e per i colori e per la bustina e l’impacchettamento e per tutti dettagli analogici (e gli devo dare tutta la ragione del mondo); le sue storie lunghe, che sono un turbinìo arcitaliano di maschi e di femmine, di buoni e di malamente, fiction pop che fanno scintille di rimandi a ogni pagina, s’accocolano nel sud e che devo trattenere la tastiera per non esagerare a ogni battuta; gli amici che hanno scritto e disegnato meraviglie e meraviglie scriveranno e disegneranno nei prossimi numeri; il sito che insieme a Facebook – e come anche l’altro luogo gemello e fratello e sperimentale che abbiamo aperto poco piĂą di un anno fa: Coreingrapho – è informazione, comunitĂ  ma anche palestra di feedback e generatore di specchi (come ben dice Makkox in una intervista disegnata al Post); e soprattutto le centinaia di persone che nelle ultime settimane hanno sottoscritto quasi a scatola chiusa l’abbonamento ai primi sei numeri, dando forza e credibilitĂ  al progetto.

Magari a paccheri, ma credo che ‘sto guaglione crescerĂ  bene e farĂ  un po’ parlare di sè.

17/01/2010

L’ah-ha dell’ebook, degli errori e dell’anima di ANIMAls.

di Antonio Sofi, alle 16:58

E’ in edicola l’ottavo numero di ANIMAls. C’è in apertura, dopo la posta, un Vivès a colori, con una serie di vignette finalmente commestibili e il coautorato di Alexis De Raphelis. Poi uno Scòzzari alle prese con i tarocchi, tra cui un papa con gli occhi rossi, una suorina con svastica oculare, una giustizia freak, l’eremita che veglia sulla cittĂ  e la morte che è senz’orbita e asettica: senza visione. Segnalo pure un bel viaggio in Italia di Alessandro Tota, le foto sfumate di guerra di Robert Marnika, un Bacilieri che quando va di microvignette spacca, 4 pagine di Mannelli, poi Bruno e A Geng. Di seguito il mio pezzo per la rubrica “Avatar Mundi”, scritto agli inizi di dicembre dopo aver giocato per qualche giorno con il Kindle appena arrivato, e visto che l’argomento non è passato di moda, anzi.

AH-HA!

di Antonio Sofi

«I libri non spariranno mai perché non si può rinunciare all’odore della carta». Se stai facendo sìssì con la testa non leggere il prossimo virgolettato, che come il primo è opera di Duccio Battistrada e che di fatto laserizza la parte più facilona del recente dibattito “carta sì carta no” (non si parla di tressette ma di ebook): «Del resto anche i profumi ci sono da sempre perché alla gente piace leggerli». Già. Bella trama questo Chanel n° 5. Ora capisco cosa ci trovava Arthur Miller in quella.

In tempi in cui il cambiamento è una gigantesca onda che ci passa tecnologica sopra la testa farci coraggio sniffando la colla psicotropa della rilegatura non aiuterĂ  molto. NĂ© ci renderĂ  meno ridicoli, tutti bagnati. Rubo al mio amico Michele una battuta, qualcuno all’epoca delle prime buffe carrozze motorizzate l’avrĂ  di certo pronunciata: «Andare in automobile? Ma io amo l’odore della merda di cavallo!». Oggi, che effetto fa?

L’afrore della cellulosa. Ma ha davvero senso vagheggiare l’olfatto che fu – dei cinque sensi il più friabile, emotivo, imbroglione: la gonnella dei nostri ricordi? Jeff Bezos, capo di Amazon e produttore di quel Kindle che sta stracciando i mercati di tutto il mondo, è intervenuto sull’argomento: «Abbiamo fatto delle ricerche. L’odore dei libri è un misto di colla, muffa e inchiostro. Non credo che nessuno di noi possa dire di amare la muffa o la colla. Più semplicemente associamo questi odori, che di per sé non ci dicono niente, ad anni di lettura». Tra 50 anni inventeranno l’Air Book, con le lettere fatte di particelle di idrogeno, da nebulizzare – e i nostri figli si lamenteranno su quanto era buono l’odore della plastica e dello schermo retroilluminato.

E non è solo questione di olfatto. Il fronte di resistenza prevede anche l’argomento «Mi piace sentire la consistenza della carta tra le dita». Un po’ meno numerosi, i tattofili: forse memori di pagine taglienti che incidono carne e polpastrelli – invece che cuore e ricordo. E c’è anche chi evoca la capacità che hanno i libri cartacei di riempire lo spazio fisico degli scaffali. Un punto a loro favore: vedo già le fila di povere librerie HENSVIK abbandonate sull’autostrada.

Svicolo dai dettagli tecnologici. Svicolo dalla considerazione che il libro è più il suo contenuto che il suo contenitore. Aggiungo la questione degli errori. Ne scrive Anthony Gottlieb su Intelligent Life Magazine. Gottlieb dice che gli errori sono ineliminabili, in ogni tipo di comunicazione. Tutto è zuppo di errori. Ops, zeppo. Ma quelli cartacei sono più perniciosi. Siamo ancora figli dell’idea che se una cosa è nero su bianco è vera. Verificata. (Ecco anche perché gli errata corrige non se li fila nessuno: perché destabilizzano – come da bimbi sentire i propri genitori ammettere di aver sbagliato). Aggiungi pure questo alle colpe di Gutemberg.

Il problema degli errori riguarda quotidiani e riviste (ricerche hanno dimostrato che almeno la metà delle pagine hanno un errore di qualche tipo: dai refusi agli sfondoni concettuali). E riguarda i libri. Ora. Se gli ebook sfondano, una ipotesi al vaglio è che le varie versioni rivedute e corrette di un testo verranno via via automaticamente sostituite. Tecnicamente non è un problema. Ma senza gli errori degli altri – senza poter fare ah-ha puntando il dito come fa l’amichetto di Bart Simpson quando qualcuno inciampa – quand’è che diventeremo adulti? Ah-ha!

11/01/2010

I siti so’ piezz’e Core

di Antonio Sofi, alle 00:15

La vignetta di Makkox per il genetliaco di Coreingrapho
La vignetta di Makkox per il genetliaco di Coreingrapho

Il nove gennaio dello scorso anno insieme a Marco Dambrosio e altri amici abbiamo aperto Coreingrapho, che è un sito di fumetti un po’ particolare: scrollante, sperimentale, agonista.

Tra i “figlioletti” web cui sono piĂą o meno colluso, Core è quello cui sono piĂą affezionato.

Su Coreingrapho ho pubblicato un pezzo che prova a fare il punto sul giro di boa: tra le altre cose 25 autori, piĂą di 100 fumetti pubblicati, 3700 commenti – che poi son la parte per molti versi piĂą bella.

21/12/2009

All’anima di ANIMAls /7. Pensa a Facebook il giorno di Natale

di Antonio Sofi, alle 10:44

La copertina (di Gipi) dell'ultimo numero di Animals
La copertina (di Gipi) dell'ultimo numero di Animals
Ho saltato la recensione di un numero, nemmeno ricordo perchĂ©. Ma riprendo a tener traccia con questo dicembrino – e parlo ovviamente dell’ultimo numero di ANIMAls in edicola, rivista eccetera eccetera curata con indefesso amor da Laura Scarpa e i tipi di Coniglio Editore.

Nel numero 7 animalesco, dal sapore vagamente natalizio, c’è la vox populi e i risultati del questionario sui lettori: tre pagine di dati su anagrafica e desideri (sarebbe un bel titolo di rubrica) di chi legge la rivista. Subito dopo (dopo un retrospettiva sui disegni di Fellini) una lunga storia del fumettaro piĂą votato e apprezzato secondo il questionario stesso: Gipi. Sette pagine di una storia acquarellata verde alogena e notturna, disegnata bene e intitolata 2012 (peraltro seguita da una intervista a lui di persona personalmente su uno spettacolo teatrale ipreso dal suo “S.”). Poi c’è Blutch e Fabio Visintin con due storie di Natale. E poi il secondo tra i fumettari preferiti dai lettori: Makkox, con una storia intitolata “Doni”, una storia di ricordi e cene natalizie, di padri e di fratelli, di soldi e di tradizioni: una storia arcitaliana dallo sguardo basso e bimbo – pur se cresciuto. Poi c’è Trondheim, c’è una bella intervisa a Istvan Banyai, spettacolare copertinista del New Yorker, c’è Bacilieri e Mannelli, c’è Toffolo con Magnus e Pino Creanza. Poi il solito Vives.

Il Babbo Natale/Godzilla di Fabio Visentin
Il Babbo Natale/Godzilla di Fabio Visintin

Questo è invece il bellissimo Godzilla Natale di Fabio Visintin che è pure su Tumblr e che sta ad illustrar la rubrichetta mia, “Avatar Mundi”. Questo numero scrivo del Natale in salsa consumistica e della scomparsa delle ciaramelle, delle cartoline di auguri secolarizzate e del presepe brandizzato Hello Kitty. Ma un pensiero, ad un certo punto, voglio che anche qui risuoni, una intuizione, una orribile visione: “Questo sarĂ  di fatto il primo Natale massicciamente 2.0. Pensa a Facebook il giorno di Natale. L’inferno. Roba da far rimpiangere gli sms degli anni scorsi, quelli standardizzati e senza firma mandati da numeri sconosciuti all’intera rubrica compreso te – quelli che ti interroghi sulla qualitĂ  delle tue conoscenze”

29/10/2009

Lucca Comics & Games. Dagli spadoni ai bit.

di Antonio Sofi, alle 12:28

Manifesto di Lucca ComicsDa oggi giovedì 29 ottobre fino al 1 novembre si terrĂ  a Lucca il mega appuntamento dedicato ai Comics – e da qualche anno anche ai Games: Lucca Comics & Games, appunto.

Programma (ricchissimo), città (spettacolare). Come scrivevo anche su Core: «Una enorme bolla ludico-narratica che invade le mura della città toscana, fumettari d’antan e giocatori digitali che camminano sui bastioni, frotte di cosplayer e cavalieri con spadoni di plastica che smettono di pestarsi solo quando va via il sole (non ci son le notturne)».

Sarò sicuramente questo pomeriggio a Palazzo Ducale, alle 17.30, ad un incontro di Comics Talk, una serie curata da Matteo Stefanelli, dal titolo “Crossmedia = CrossComics: verso un nuovo fumetto? Ambienti digitali e nuove piattaforme. Scenari dal fumetto del futuro” – a raccontare il fumetto che naviga digitale e che ho potuto osservare in questi anni, dal progetto Bit Comics all’attuale Coreingrapho. Modera una vecchia conoscenza, Antonio Dini. E ci saranno Gianfranco Cordara, Roberto Recchioni, Antonio Sofi, Andrea Artusi.

Nei prossimi giorni farò probabilmente alla presentazione del libro di Makkox e all’aperitivo di ANIMAls, il pomeriggio di venerdì. Fatevi vedere, nel caso.

18/10/2009

All’anima di ANIMAls /5. Come galleggiare.

di Antonio Sofi, alle 16:15

La copertina (firmata Mannelli) del 5 numero di ANIMAls in edicolaCome ormai d’abitudine, segnalo qui il nuovo numero di ANIMAls (qui il blog ufficiale) – bello e acquattato nelle edicole da qualche settimana ormai (esce stabilmente ogni inizio di mese, come s’usa per i mensili educati bene). La copertina (qui accanto) è firmata da quel mostro di Mannelli. Un gran bel numero. All’interno c’è un Gipi che altri no ma lui puote; un Bacilieri notevole, con fotogrammi deserti di una Milano agostana, che risuonano di silenzio accaldato; una intervista a Federico Baccomo, aka il Duchesne di “Studio Illegale”, accompagnato da un suo racconto inedito.

C’è un fumetto di una autrice cinese, Rain e di Japhet Miagotar, fumettaro africano; c’è il solito Bastien Vives che a me – me ne farò ormai una ragione – non riesce a scaldarmi (anche se un po’, Turlut, m’ha smosso). Poi c’è una storia di un uomo senza testa, una bella idea di Gregory Panaccione che mi ha appassionato per qualche pagina per poi deludermi molto nel finale; le solite meravigliose pagine di Novecento, con una corrispondenza di guerra del 1937; c’è Jason, Pino Creanza, le strip di Vinci, Pettinato e Canottiere, le rubriche di Luigi Bernardi e Francesca Sibani (e vabbè, anche la mia: che mi diverte moltissimo scrivere, ma che qui dico solo per completezza).

Tratto da Epifanie del giovine assassino, di Makkox

Poi. A ‘sto giro c’è anche una storia-storia di Makkox (Marco Dambrosio): Epifanie del giovine assassino. Una cosa da lustrarsi gli occhi, che a me ha mosso il co-cor – e non solo per affetto e amicizia nei confronti sua. Sono le atmosfere di formazione che a lui s’accocchiano piĂą morbide: la fanciullezza pensosa, quel guscio traslucido di timidezza e curiositĂ  che ti tiene sempre lontano dalle cose, quell’attrazione ipnotica che ti fa stare sempre un secondo piĂą avanti e un secondo piĂą indietro di ciò che intorno accade. Sfalsato. In attesa.

“Le sento. Cicale. Quel suono è fitto. E’ come le chips di polistirolo: imballa lo spazio. Se mancasse di botto mi sentirei galleggiare nel vuoto”.

05/10/2009

Coreingrapho, non-rivista a fumetti premiata per miglior grafica

di Antonio Sofi, alle 19:32

Lo scorso anno alla Blogfest di Riva del Garda mi era capitato la (a dire il vero piacevole) incombenza di dover salire sul palco a ritirare – per conto di terzi amici e assenti – due Macchianera Blog Awards: il premio per “Miglior post 2008” (vinto da Diego Bianchi) e “Miglior blog a fumetti” (vinto da Marco Dambrosio). Quest’anno, causa precedenti impegni, non sono riuscito ad essere presente alla festa di tre giorni organizzata da Gianluca Neri patron di Macchianera (che è anche molto altro oltre i Blog Awards: un mix di incontri, barcamp tematici e sano cazzeggio).

LEGGI: l’articolo del Corriere.it con la lista delle categorie e di tutti i premi vinti

Il blog award vinto da Coreingrapho (grazie a Susan per l'amorevole custodia)
Il Macchianera Blog Award vinto da Coreingrapho (grazie a Susan per l'amorevole custodia)

Quest’anno, tra i blog candidati, nella categoria “Blog con miglior grafica”, insieme a signori blog, c’era però anche uno dei miei “figlioletti” web: l’amatissimo Coreingrapho, non-rivista a fumetti (come ci piace chiamarla) che ha debuttato nel gennaio del 2009 da una idea di Marco Dambrosio, mia e di Flaviano Armentaro e che in appena dieci mesi ha visto finora piĂą di 70 tra fumetti scrollanti, strip e tavole con il coinvolgimento di piĂą di 20 eterogenei e straordinari autori.

Autori che hanno provato a giocare con il lato narrativo e digitale del fumetto, con storie spesso intime e personali, sempre con il piacere di giocare con i limiti e le potenzialitĂ  del fumetto ai tempi di internet (per esempio, appunto, con tavole che non ricalcano la pagina cartacea ma scrollano verso il basso allo scrollar di rotellina di mouse).

Sono quindi molto contento del premio, che nel merito va per il 99,9% al Marco Dambrosio di cui sopra, che ha pensato e disegnato la struttura grafica del sito (fosse stato per me l’avrei cambiato mille volte, lo ammetto). E sono contento perchĂ© mi sembra anche un bel segno per un progetto fatto di gente che ama il fumetto in tutte le sue forme, e in questo senso va a tutti quelli che hanno avuto voglia di partecipare in questi mesi con fumetti, testi, sceneggiature, commenti, pacche sulle spalle, consigli e critiche (non so nemmeno quante migliaia di commenti abbiamo nel database). E ovviamente a chi ha votato. Altre riflessioni suall’insight di Coreingrapho. Intanto, qui, grazie :)

16/09/2009

All’anima di ANIMAls /4

di Antonio Sofi, alle 16:45

E’ da qualche settimana in edicola il quarto numero di ANIMAls, e ormai ho preso il ritmo e il piacere di darne segnalazione qui.

La cover del quarto numero di ANIMAls
La cover del quarto numero di ANIMAls

Devo dire che Laura Scarpa e gli altri stanno facendo un ottimo lavoro: c’è una nuova grafica per lo spazio della Posta, con camei di Scòzzari e aumentata di una pagina (giusto: è fondamentale per riviste di questo tipo – penso all’amatissimo spazio di Totem Comic, curato da Massimiliano Bruno e per un periodo Monica Cardona, che era una specie di blog ante-litteram e valeva da solo il prezzo della rivista), continuano le 5 pagine 5 di Gipi e l’amor fou per Bastien Vives (piano piano mi convinco, eh – ma bella l’impaginazione delle pagine di moleskine disegnate), poi ci sono i fumetti di Emile Bravo, Gregory Panaccione, Lewis Trondheim, Davide Toffolo e Paolo Bacilieri, i soliti gioielli iperrealisti di Mannelli, otto pagine di Marco Makkox Dambrosio (c’è bisogno che aggiunga aggettivi? lui ci ha fatto un fumetto), un racconto inedito di mr. Paolo Nori con disegni di Marco Petrella, qualche strip d’autore (deliziose quelle di Lorena Canottiere, sul baby-talk, potremmo dire).

Poi, l’intervista piĂą azzeccata dei primi 4 numeri (per me, ovviamente). A quello che considero (per fortuna non unico) il piĂą grande fotografo italiano di tutti i tempi: Gianni Berengo Gardin. Una sua mostra antologica, ormai un po’ di tempo fa, mi ha fatto per la prima volta capire la magia narrativa che può nascondersi tra le pieghe di luce di una foto – prima la fotografia mi aveva sempre annoiato, limite mio. Una fotografia, quella di Gardin, che è spesso nel non-fotografato. PerchĂ© i grandi fotografi questo hanno di speciale – se ne fottono del recinto dell’inquadratura, che è conventio ad excludendum solo per chi non sa: nelle mani di uno come Berengo Gardin diventa in un attimo maggioranza assoluta, convergenza parallela, un intero pentapartito di opportunitĂ . (Per dire, di quando ne scrissi nel 2004, di uno splendido libro su Cinisello Balsamo – dico Cinisello Balsamo: che tutti sono bravi a scattar belle foto a New York).

C’è un libro-intervista, di Silvana Turzio, che prenderò. Nello specifico dell’intervista, ho apprezzato molto il passaggio sul paratesto, e sull’ombra umana anche nelle foto delle cose, delle case – a partire da un libro meraviglioso, del ’77 “Dentro le case”, e questo di seguito:

Il bello della fotografia è che ogni situazione è diversa dalle altre, e quindi è un piacere, un divertimento, una ricerca di un qualcosa che sia specifico della persona e di quella situazione. Delle volte si passa in un luogo dove si sente che potrebbe venire una bella fotografia, però non è il momento. Poi si aspetta, basta che ci sia un’ombra, un colombo, una cosa che fa sì che la fotografia scatti improvvisamente.

[Ps.: per chi ha voglia e domani è a Roma, segnalo un evento Animals alla galleria Tricromia in via di Panico 35. Dalle ore 20, dovrebbero esserci alcuni tra autori e facitori di Animals, più chiacchiere e aperitivo. Se riesco faccio un salto anche io]

08/08/2009

All’anima di ANIMAls /3

di Antonio Sofi, alle 12:57

La cover del terzo numero di ANIMAls
La cover del terzo numero di ANIMAls

E’ da qualche settimana in edicola il terzo numero di ANIMAls (che copre luglio e agosto: e in alcune edicole ahimè è giĂ  finito). Pieno zuppo di cose: ci son 5 pagine 5 di Gipi e l’autista dei pullman Pisa-Livorno (frammenti rimasti fuori da LMVDM), una galleria inaspettata e sorprendente (piena di link) sui diari di viaggio, Toffolo ritrattista degli utenti dei social network, Vives (che a me proprio non prende il cor, caggiafĂ ), un racconto inedito di Tiziano Scarpa illustrato dall’immenso accentatissimo Scòzzari (wow), e poi Bacilieri, David B., Trondheim, Visintin, Benfatto, le strip di Lorena Canottiere e Makkox ecc.

Tra le tante cose, segnalo anche una bella intervista ad uno scrittore da queste parti molto amato, Roberto Alajmo, che Enrico intervistò qualche anno fa per la Rtsi e qui su Webgol pubblicammo un piccolo esilarante estratto in cui la viva voce dell’autore di pirsona pirsonalmente descrive il mitologico bazaar di via Brunetto Latini (anch’esso pieno zeppo di cose). Lo metto qui sotto, basta cliccare per ascoltare direttamente.

Roberto Alajmo e il bazaar di via Brunetto Latini (estratto da Alessandria, a cura di Enrico Bianda)

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Scarica l’mp3 (600 kb ca., 2,46 minuti), oppure clicca sulla freccia per ascoltare

27/07/2009

Per favore non mordermi sul collo /4. Zora la vampira.

di Enrico Bianda, alle 09:58

[«Ovunque vedo denti aguzzi dietro labbra pallide. Nei romanzi, nelle serie Tv, al cinema, nella politica, tra le pagine dei quotidiani. Ne provo a mettere insieme i segni che trovo, e la fascinazione antica»: Enrico Bianda danza intorno a vampiri e dintorni, un vecchio tema che continua a rimanere incistato dentro la modernità. Leggi il prologo sul Nachzeherer che non tramonta, la 2a puntata sulle coppie di vampiri che infestano le trattorie fritto mare, la terza sui sogni divoranti delle escort. as]

Estate 1996, una spiaggia. E’ pomeriggio. Tale Marco racconta di un’educazione cultural sentimentale. Anni ’80, Milano, tutto sembra ruotare attorno ad un personaggio della galassia fumettistica porno italiana. Il personaggio si chiama Zora la vampira.

Zora la Vampira
Zora la Vampira

Io e Bob, allora giovane studente di giurisprudenza a Milano, ascoltiamo rapiti. All’epoca il porno rapiva, e l’idea di trovare Zora in un angolino di un’edicola, nella sua busta slabbrata di plastica polverosa, diventa una missione.

Il problema è che siamo in Sardegna. Non che all’epoca fosse un’isola depornizzata, ma il paese è piccolo, la gente mormora e scartiamo subito l’ipotesi delle edicole della nostra zona. Poche, dal mattino sempre le stesse facce, mezze birre nel caldo, qualche calippo di sfuggita, impossibile mettersi a trafficare tra le riviste nascoste. C’erano, si capisce, ma non per noi.

Copertina di Vampirella, da Wikipedia

Rimane l’unica città della zona, Nuoro. Che è anche la città di Bob. Quindi tocca a me. La ricerca si fa difficile. I vecchi fumetti porno ormai non vendono più, o vendono poco. Il che si traduce in orribili pacchi sorpresa a 1500 lire, sempre nella loro busta di plastica rossa-rosa o blu, polverosa, che contiene fumetti a caso: Cronaca Vera, Horror, Il camionista, e altre chicche. Trovare Zora la vampira ormai è un miraggio. Resta solo un’ultima edicola, zona giardinetti, pericolosissima. Il tutto avviene in apnea. Deglutisco, simulo svizzera freddezza alpina, mi lancio in apnea con un velocissimo

– avetepercasoilfumettozoralavampira?

e mentre mi preparo ad una risposta armata dell’edicolante, mi sembra di cogliere il brillìo della roncola affilata tra i peli del mantello del mamuthone, il ghigno degli occhi di sangue dietro la maschera di legno nero, la frusta dell’issohadore pronta a sfregiarmi e l’esilio perpetuo sul supramonte.

– No, quello no. Ma abbiamo Vampirella, che è sempre un fumetto, o anche qualcosa con questo nome tra i Dvd qui dietro, aspetti che cerco…

Che delusione. La voce dell’edicolante mi strappa alle mie fantasie di esilio nuragico, che in fondo preferivo a tutta questa secolarizzata esperienza.