<?xml version="1.0" encoding="ISO-8859-1"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Webgol, a cura di Antonio Sofi &#187; Fotografia</title>
	<atom:link href="http://www.webgol.it/category/fotografia/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.webgol.it</link>
	<description>Web, politica, giornalismo</description>
	<lastBuildDate>Fri, 30 Jul 2010 11:27:45 +0000</lastBuildDate>
	<generator>http://wordpress.org/?v=2.8.6</generator>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
			<item>
		<title>Storie di oro e di fango. Un ebook a un anno e un mese dal terremoto</title>
		<link>http://www.webgol.it/2010/05/04/storie-di-oro-e-di-fango-un-ebook-gratuito-a-un-anno-e-un-mese-dal-terremoto/</link>
		<comments>http://www.webgol.it/2010/05/04/storie-di-oro-e-di-fango-un-ebook-gratuito-a-un-anno-e-un-mese-dal-terremoto/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 04 May 2010 08:09:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Sofi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Città]]></category>
		<category><![CDATA[Fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Memoria]]></category>
		<category><![CDATA[Webgol Edizioni]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.webgol.it/?p=3839</guid>
		<description><![CDATA[Sono stato la prima volta a L&#8217;Aquila solo qualche settimana fa, a poco più di un anno da quella notte &#8211; da quelle 3.32 am. Tra le chiese mozzicate e le impalcature che solleticano i muri, in mezzo a un nero profondo, ho visto un popolo intero scivolare dentro a un tendone bianco, in mezzo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sono stato la prima volta a L&#8217;Aquila solo qualche settimana fa, a poco più di un anno da quella notte &#8211; da quelle 3.32 am. Tra le chiese mozzicate e le impalcature che solleticano i muri, in mezzo a un nero profondo, ho visto un popolo intero scivolare dentro a un tendone bianco, in mezzo al centro ferito dell&#8217;Abruzzo. Gente dei &#8220;comitati&#8221;, delle carriole che escono la domenica a raccattare cocci e delle assemblee che non stanno mai nei tempi: un popolo intero che respirava e pensava e reagiva all&#8217;unisono. Quella sera proiettavano un documentario di Diego Bianchi (<a href="http://www.youtube.com/watch?v=YQ0D-NpZQPs">parte 1</a> e <a href="http://www.youtube.com/watch?v=o46Z42FFZFo">parte 2</a>) e presentavano una canzone collettiva in dialetto cantata da più di 40 artisti aquilani, <a href="http://www.recomenzadoma.it/">Domà</a> (spettacolare parodia di quella di Jovanotti &#038; Friends imposta dall&#8217;alto delle stelle gentili). Non c&#8217;era niente da ridere, eppure anche quello è stato. Ci si è guardati insieme dentro, e allo specchio. In quel tendone bianco al centro scuro di Piazza Duomo c&#8217;è uno striscione che recita: &#8220;<em>Riprendiamoci la città</em>&#8220;.<br />
Glielo auguro di cuore. </p>
<h3>Storie d&#8217;oro e di fango. Valeria Gentile tra l&#8217;Abruzzo e il Vaticano</h3>
<p><a href="http://webgolnetwork.com/download-storiedioroedifango.html"><img src="http://www.webgol.it/wp-content/uploads/ValeriaGentile_StorieOro_pi.jpg" alt="" title="" width="200" height="309" class="alignleft size-full wp-image-3841" /></a>Questo ebook (<a href="http://webgolnetwork.com/download-storiedioroedifango.html">scaricabile in pdf, 16 mega</a>), della giovane reporter <a href="http://valeriagentile.com/">Valeria Gentile</a> è il nostro piccolo piccolissimo faro retrospettivo su quel popolo e quei fatti (insieme ai molti che lo stanno facendo meglio e con merito in queste settimane). Su un territorio rotto da un terremoto violentissimo e infido, abbracciato nei momenti della condoglianza e poi un po&#8217; dimenticato, perché spesso si dimenticano le cose che fanno male e perché raccontata all&#8217;esterno come cosa risolta o in via di: quindi con doppia colpa. E&#8217; un racconto <em>militante</em> e fotografico, che si svolge un mese dopo il terremoto, alla ricerca tortuosa e comparativa della fede&#8230;</p>
<p><strong>SCARICA</strong>: <a href="http://webgolnetwork.com/download-storiedioroedifango.html">Storie d&#8217;oro e di fango (pdf, 16 mega ca)</a></p>
<p><em>SFOGLIA e ingrandisci cliccando sul flash qui in basso</em></p>
<div><object style="width:450px;height:348px" ><param name="movie" value="http://static.issuu.com/webembed/viewers/style1/v1/IssuuViewer.swf?mode=embed&amp;layout=http%3A%2F%2Fskin.issuu.com%2Fv%2Flight%2Flayout.xml&amp;showFlipBtn=true&amp;documentId=100504004344-b49a49fb77834c87ad1e17ef09f9320d&amp;docName=orofango&amp;username=webgolnetwork&amp;loadingInfoText=Storie%20d'oro%20e%20di%20fango&amp;et=1272935182529&amp;er=9" /><param name="allowfullscreen" value="true"/><param name="menu" value="false"/><embed src="http://static.issuu.com/webembed/viewers/style1/v1/IssuuViewer.swf" type="application/x-shockwave-flash" allowfullscreen="true" menu="false" style="width:450px;height:348px" flashvars="mode=embed&amp;layout=http%3A%2F%2Fskin.issuu.com%2Fv%2Flight%2Flayout.xml&amp;showFlipBtn=true&amp;documentId=100504004344-b49a49fb77834c87ad1e17ef09f9320d&amp;docName=orofango&amp;username=webgolnetwork&amp;loadingInfoText=Storie%20d'oro%20e%20di%20fango&amp;et=1272935182529&amp;er=9" /></object></div>
<h3>L&#8217;introduzione</h3>
<p>Di seguito la mia perdibile introduzione </p>
<blockquote><p>
Dopo mesi che volevo, alla fine il tempo giusto per pubblicare questo ebook è arrivato: esattamente un anno dopo i fatti che racconta e fotografa: un anno e un mese dopo il terremoto che ha scosso L’Aquila e molte coscienze, lasciando ancora oggi detriti e perplessità. </p>
<p>Perché più o meno un mese dopo il terremoto Valeria Gentile è andata a Roma e a L’Aquila, inviata da nessuno se non dalla sua curiosità. Da una domanda motore di azione: dove si trova la fede, quando accadono cose del genere? Tra gli ori dello Stato Pontificio o tra il fango delle tendopoli? </p>
<p>Domanda oziosa? Forse. Ma Valeria è armata (oltre che di tastiera e macchina fotografica) di un punto di vista forte e “militante”, esibito alla luce del sole e delle critiche come un tatuaggio: c’è una spiritualità vera, modellata dal dolore e dallo sconcerto, e una sua pantomima, che non riesce a entrare in contatto con le cose terribili che accadono &#8211; e diventa inevitabilmente predica. </p>
<p>Zigzagando tra il Vaticano e l’Abruzzo, le pagine che seguono precedono (e in fondo annunciano: ma di sbieco, come contemporaneamente in avanscoperta e in incognito) la visita contestata di Papa Ratzinger in Abruzzo. Un anno fa, appunto.</p>
<p>“Storie di oro e di fango” racconta di settimane imbambolate, in cui il dolore allo zenith non produce ombre. In cui le contrapposizioni si fanno nette e le storie hanno un ruggito profondo e senza compromessi, con ancora dentro l’eco della terra che smotta. </p>
<p>In cui tutto è doppio, messo a paragone, passato impietosamente a confronto. Le persone sono volti o sono maschere. I silenzi sono quelli delle case distrutte o di uno Stato sussiegoso &#8211; incastonato nel bel mezzo della capitale d’Italia.<br />
Tutto è doppio, riflesso nel suo opposto: le risate, le parole, le risposte, i dolori.</p>
<p>Ho deciso di pubblicare questo ebook senza troppo metterci le mani – foto e testi così come sono stati pubblicati da Valeria sul suo blog dedicato al reportage giornalistico, “<a href="http://igrandireportages.blogspot.com/">Altri Occh</a>i” (vincitrice anche di una edizione di <a href="http://www.bloglab.it/">Bloglab</a>, esperimento didattico ideato insieme a Stefano Epifani che ha vissuto due divertenti stagioni). </p>
<p>Ho conosciuto Valeria da studentessa: curiosa, velocissima, con gli occhi che sembrano obiettivi fotografici e la sensazione che niente resterà impunito delle cose che dici, degli sbagli che fai. </p>
<p>Valeria vuole fare la vecchia reporter alla nuova maniera. Con un approccio crossmediale che usa i nuovi media per innovare un format antico (e meraviglioso): quello grazie al quale si raccontano cose mai o mal raccontate. (E in questo approccio mi prendo un piccolissimo merito, insieme al socio di blog e di quegli anni formativi: Enrico Bianda).</p>
<p>Questo ebook digitale e gratuito (in formato “libresco” che merita e cui dona) è insomma un omaggio alla bravura e alla volontà di Valeria Gentile, e alla possibilità che il web ha dato a persone come lei. </p>
<p>Buona lettura.<br />
Antonio Sofi</p></blockquote>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.webgol.it/2010/05/04/storie-di-oro-e-di-fango-un-ebook-gratuito-a-un-anno-e-un-mese-dal-terremoto/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>4</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Sandwich digitale. La vita segreta dell’immagine fotografica.</title>
		<link>http://www.webgol.it/2010/01/21/sandwich-digitale-la-vita-segreta-dellimmagine-fotografica/</link>
		<comments>http://www.webgol.it/2010/01/21/sandwich-digitale-la-vita-segreta-dellimmagine-fotografica/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 21 Jan 2010 17:29:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enrico Bianda</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.webgol.it/?p=3612</guid>
		<description><![CDATA[Fino ad oggi non mi era capitato di leggere qualcosa di convincente sull’avvento e sulla diffusione universale delle fotocamere digitali. Adesso c’è, semplicemente. Non si tratta propriamente di un saggio, ma di una raccolta di impressioni personali, e insieme tentativo di sintesi di una pratica più che decennale, da parte di un fotografo che si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.webgol.it/wp-content/uploads/sandwichdigitale_3.jpg" alt="Sandwich Digitale. La vita segreta dell'immagine fotografica" title="" class="alignleft size-full wp-image-3649" />Fino ad oggi non mi era capitato di leggere qualcosa di convincente sull’avvento e sulla diffusione universale delle fotocamere digitali. Adesso c’è, semplicemente. Non si tratta propriamente di un saggio, ma di una raccolta di impressioni personali, e insieme tentativo di sintesi di una pratica più che decennale, da parte di un fotografo che si chiama <a href="http://www.paolorosselli.com/">Paolo Rosselli</a>. Ha pubblicato un libro intitolato &#8220;<a href="http://www.quodlibet.it/schedap.php?id=1880">Sandwich Digitale. La vita segreta dell&#8217;immagine fotografica</a>&#8221; con l’editore Quodlibet. La cosa mi ha incuriosito, per molti motivi, tra questi, ammetto, l’autorevolezza della casa editrice, che ha fatto si che partissi con il piede giusto.</p>
<div class="img " style="width:450px;">
	<a href="http://www.paolorosselli.com/index.php?/projects/tokyo/2/"><img src="http://www.paolorosselli.com/files/gimgs/4_dsc4131021l.jpg" alt="Tokyo. Foto di Paolo Rosselli" width="450" height="323" /></a>
	<div>Tokyo. Foto di Paolo Rosselli</div>
</div><br />
<span id="more-3612"></span><br />
A questo punto devo però fare una premessa. Ho spesso scritto, e con me Antonio, di <a href="http://www.webgol.it/category/fotografia/">fotografia</a>. Ed in più di un’occasione ho sottolineato quanto tenga alla forma analogica del fotografare: un po’ per piacere un po’ per pigrizia, ammetto. La mia macchina non ha le batterie, si basa solo su quello che decido io, tempi e apertura del diaframma, due ottiche, 50 e 35 mm, pellicola a colori, solo diapositive, 400 ASA. Fine. Faccio tutto, ovunque, con qualsiasi condizione di luce. Inoltre sono quasi invisibile. In realtà non ho mai avuto bisogno del digitale, non ne sento l’esigenza. Fotografo, faccio sviluppare e poi seleziono gli scatti che mi piacciono e mando a stampare su CIBACHROME nell’ultimo laboratorio italiano che fa questi lavori. C’è tutto: la tensione dello scatto, l’attesa, la selezione e poi di nuovo l’attesa. Alla fine ho in mano ogni volta una trentina di fogli lucidi, metallici quasi, con le mie immagini a colori che non hanno (al momento) nessun confronto. </p>
<div class="img " style="width:450px;">
	<a href="http://www.paolorosselli.com/index.php?/projects/mexico-city/"><img src="http://www.paolorosselli.com/files/gimgs/6_dsc4861.jpg" alt="Mexico City, foto di Paolo Rosselli" width="450" height="323" /></a>
	<div>Mexico City, foto di Paolo Rosselli</div>
</div>
<p>Eppure leggendo Paolo Rosselli mi sono accorto che in primo luogo ponevo le cose nella prospettiva sbagliata. Mi domandavo cioè se io avessi bisogno del digitale, senza capire forse che era la realtà ad averne bisogno per essere fotografata. Mi spiego: la realtà che ci poniamo di riprodurre (anche se questo termine forse non è corretto), ha bisogno di uno strumento molto duttile e manipolabile per essere fotografata. Le nostre città in modo particolare, ne hanno bisogno, con i loro strati, con la loro infinita profondità, con la stratificazione dei piani e il moltiplicarsi delle prospettive e delle relazioni. La fotografia digitale, sia professionale che amatoriale, offre la possibilità di intervenire su tutti questi piani, realizzando cioè sull’immagine, o nell’immagine, quella densità di piani e strutture che si rendono oggi necessari. In altre parole l’analogico è oggi inadeguato per raccontare il superamento dell’estetica ottocentesca (oggetto in primo piano e sfondo) che caratterizza il paesaggio contemporaneo.</p>
<p><font size="-2"><em>["Guardare il mondo guardare il mirino...", uno stralcio dell'intervista a Paolo Rosselli per Rsi]</em></font></p>
<p>Nel testo di Rosselli ci sono molte altre occasioni di riflessione. Tra queste la nota dolente della necessità di archiviazione e gestione delle immagini digitali che tanto mi spaventa. O meglio che trovo inutile al fine dell’eventuale riutilizzo. Sono ancora tenacemente attaccato ad un’idea artistica della fotografia. E trovo fantastico riuscire a riprodurre su grande formato un mio scatto. Certo è che se utilizzassi il digitale, la fotografia della città si arricchirebbe di una serie di interventi capaci di immettere nell’immagine quella pluralità di stratificazioni che lo sguardo analogico mi preclude. Vedremo. </p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.webgol.it/2010/01/21/sandwich-digitale-la-vita-segreta-dellimmagine-fotografica/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>4</slash:comments>
<enclosure url="http://webgolnetwork.com/audio/Paolo%20Rosselli.MP3" length="2391249" type="audio/mpeg" />
		</item>
		<item>
		<title>Viande. La natura sovraesposta.</title>
		<link>http://www.webgol.it/2010/01/15/viande-la-natura-sovraesposta/</link>
		<comments>http://www.webgol.it/2010/01/15/viande-la-natura-sovraesposta/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 15 Jan 2010 06:49:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massimo Di Terlizzi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fotografia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.webgol.it/?p=3591</guid>
		<description><![CDATA[[Viande è un racconto per immagini via (le) Ande, e quasi viandante di Massimo Di Terlizzi, amico e fotografo che un anno fa è partito per il Sud America, un viaggio on the road e con mezzi di fortuna durato 40 giorni. Questa è la sesta e ultima puntata - c'è anche la prima notturna, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><font size="-2"><img src="http://www.webgol.it/wp-content/uploads/viande2.jpg" alt="" title="" width="150" height="100" class="alignleft size-full wp-image-3344" />[<em>Viande</em> è un racconto per immagini via (le) Ande, e quasi viandante di Massimo Di Terlizzi, amico e fotografo che un anno fa è partito per il Sud America, un viaggio <em>on the road</em> e con mezzi di fortuna durato 40 giorni. Questa è la <strong>sesta e ultima puntata</strong> - c'è anche la prima <a href="http://www.webgol.it/2009/11/01/viande-un-viaggio-fotografico-in-cile-e-patagonia/">notturna</a>, la seconda <a href="http://www.webgol.it/2009/11/06/viande-vapore-bollente-e-azzurro-vibrante-di-freddo/">fredda e bollente</a>, la terza di <a href="http://www.webgol.it/2009/11/13/viande-capodanno-allaltro-mondo/">persone capodanne</a>, la quarta <a href="http://www.webgol.it/2009/11/25/viande-la-natura-e-un-pianeta-lontano-una-stanchezza-senza-sforzo/">naturale senza sforzo</a>, la quinta di <a href="http://www.webgol.it/2009/12/07/viande-i-frutti-del-cactus-e-la-notte-flessibile/">notte flessibile</a>. Alla prossima]</font></p>
<p><a href="http://www.flickr.com/photos/webgol/4268527823/" title="Pinguino di Magellano by Webgol, on Flickr"><img src="http://farm5.static.flickr.com/4002/4268527823_7703e6ebbc.jpg" width="334" height="500" alt="Pinguino di Magellano" /></a></p>
<blockquote><p>E&#8217; una natura buffa, meravigliosa, eccessiva &#8211; è come fosse sovraesposta. Genera insieme tenerezza e euforia: un divertito spettacolo.</p></blockquote>
<p><span id="more-3591"></span></p>
<p><a href="http://www.flickr.com/photos/webgol/4268527697/" title="Horses by Webgol, on Flickr"><img src="http://farm5.static.flickr.com/4004/4268527697_c61b3e9fcc.jpg" width="335" height="500" alt="Horses" /></a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.webgol.it/2010/01/15/viande-la-natura-sovraesposta/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Viande. I frutti del cactus e la notte flessibile</title>
		<link>http://www.webgol.it/2009/12/07/viande-i-frutti-del-cactus-e-la-notte-flessibile/</link>
		<comments>http://www.webgol.it/2009/12/07/viande-i-frutti-del-cactus-e-la-notte-flessibile/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 07 Dec 2009 07:59:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massimo Di Terlizzi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fotografia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.webgol.it/?p=3520</guid>
		<description><![CDATA[[Viande è un racconto per immagini via (le) Ande, e quasi viandante di Massimo Di Terlizzi, amico e fotografo che un anno fa è partito per il Sud America, un viaggio on the road e con mezzi di fortuna durato 40 giorni. Questa è la quinta puntata - c'è anche la prima notturna, la seconda, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><font size="-2"><img src="http://www.webgol.it/wp-content/uploads/viande2.jpg" alt="" title="" width="150" height="100" class="alignleft size-full wp-image-3344" />[<em>Viande</em> è un racconto per immagini via (le) Ande, e quasi viandante di Massimo Di Terlizzi, amico e fotografo che un anno fa è partito per il Sud America, un viaggio <em>on the road</em> e con mezzi di fortuna durato 40 giorni. Questa è la quinta puntata - c'è anche <a href="http://www.webgol.it/2009/11/01/viande-un-viaggio-fotografico-in-cile-e-patagonia/">la prima notturna</a>, la seconda, <a href="http://www.webgol.it/2009/11/06/viande-vapore-bollente-e-azzurro-vibrante-di-freddo/">fredda e bollente</a>, la terza di <a href="http://www.webgol.it/2009/11/13/viande-capodanno-allaltro-mondo/">persone capodanne</a>, la quarta <a href="http://www.webgol.it/2009/11/25/viande-la-natura-e-un-pianeta-lontano-una-stanchezza-senza-sforzo/">naturale senza sforzo</a>. as]</font></p>
<div class="img " style="width:335px;">
	<a href="http://www.flickr.com/photos/webgol/4163557293/" title="Frutto del Cactus, foto di Massimo Di Terlizzi"><img src="http://farm3.static.flickr.com/2659/4163557293_e2a0237982.jpg" alt="Frutto del Cactus, foto di Massimo Di Terlizzi" width="335" height="500" /></a>
	<div>Frutto del Cactus, foto di Massimo Di Terlizzi</div>
</div>
<blockquote><p>Viene raccolto la mattina prima dell&#8217;alba quando le spine sono piu morbide. Quando la notte le ha rese flessibili (di giorno invece, oltre una certa ora, pare sia impossibile raccoglierlo). Dentro è gelatinoso, ha semi come il kiwi, l&#8217;odore dell&#8217;aloe e viene servito con una spolverata di zucchero a velo.</p></blockquote>
<p><span id="more-3520"></span></p>
<div class="img " style="width:335px;">
	<a href="http://www.flickr.com/photos/webgol/4164317416/" title="S Pedro de Atacama, Chile. Foto di Massimo Di Terlizzi"><img src="http://farm3.static.flickr.com/2579/4164317416_3339af5dac.jpg" alt="S Pedro de Atacama, Chile. Foto di Massimo Di Terlizzi. 2000 metri, non piove quasi mai - di copertura non c'è bisogno" width="335" height="500" /></a>
	<div>S Pedro de Atacama, Chile. Foto di Massimo Di Terlizzi. 2000 metri, freddo anche d'estate, non piove quasi mai - e di copertura non c'è bisogno</div>
</div>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.webgol.it/2009/12/07/viande-i-frutti-del-cactus-e-la-notte-flessibile/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Viande. La natura è un pianeta lontano, una stanchezza senza sforzo.</title>
		<link>http://www.webgol.it/2009/11/25/viande-la-natura-e-un-pianeta-lontano-una-stanchezza-senza-sforzo/</link>
		<comments>http://www.webgol.it/2009/11/25/viande-la-natura-e-un-pianeta-lontano-una-stanchezza-senza-sforzo/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 25 Nov 2009 19:32:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massimo Di Terlizzi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fotografia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.webgol.it/?p=3440</guid>
		<description><![CDATA[[Viande è un racconto per immagini via (le) Ande, e quasi viandante di Massimo Di Terlizzi, amico e fotografo che un anno fa è partito per il Sud America, un viaggio on the road e con mezzi di fortuna durato 40 giorni. Questa è la quarta puntata, dedicata al verde e al rosso di una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><font size="-2"><img src="http://www.webgol.it/wp-content/uploads/viande2.jpg" alt="" title="" width="150" height="100" class="alignleft size-full wp-image-3344" />[<em>Viande</em> è un racconto per immagini via (le) Ande, e quasi viandante di Massimo Di Terlizzi, amico e fotografo che un anno fa è partito per il Sud America, un viaggio <em>on the road</em> e con mezzi di fortuna durato 40 giorni. Questa è la quarta puntata, dedicata al verde e al rosso di una natura che si fa pianeta lontano - c'è anche <a href="http://www.webgol.it/2009/11/01/viande-un-viaggio-fotografico-in-cile-e-patagonia/">la prima notturna</a> e la seconda, <a href="http://www.webgol.it/2009/11/06/viande-vapore-bollente-e-azzurro-vibrante-di-freddo/">fredda e bollente</a>, la terza di <a href="http://www.webgol.it/2009/11/13/viande-capodanno-allaltro-mondo/">persone capodanne</a>. as]</font></p>
<div class="img " style="width:450px;">
	<a href="http://www.flickr.com/photos/webgol/4133975884/" title="La Puna Andina, altopiano. Foto di Massimo Di Terlizzi"><img src="http://farm3.static.flickr.com/2757/4133975884_12e764741b.jpg" alt="La Puna andina, altopiano. Foto di Massimo Di Terlizzi" width="450" height="301" /></a>
	<div>La Puna andina, altopiano. Foto di Massimo Di Terlizzi</div>
</div>
<blockquote><p>L&#8217;altopiano è il luogo infinito del vento che tutto muove e che modula la luce in modi sconcertanti. Si avverte un malessere per l&#8217;altezza eccessiva che è come una stanchezza senza sforzo, una spossatezza dolce e sonnolenta – sognante. (MDT)</p></blockquote>
<div class="img " style="width:450px;">
	<a href="http://www.flickr.com/photos/webgol/4133982524/" title="Parco Nazionale Pan De Azuc. Foto di Massimo Di Terlizzi"><img src="http://farm3.static.flickr.com/2724/4133982524_96261d1c1d.jpg" alt="Parco Nazionale Pan De Azuc. Foto di Massimo Di Terlizzi" width="450" height="301" /></a>
	<div>Parco Nazionale Pan De Azuc. Foto di Massimo Di Terlizzi</div>
</div>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.webgol.it/2009/11/25/viande-la-natura-e-un-pianeta-lontano-una-stanchezza-senza-sforzo/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>3</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Viande. Capodanno, all&#8217;altro mondo.</title>
		<link>http://www.webgol.it/2009/11/13/viande-capodanno-allaltro-mondo/</link>
		<comments>http://www.webgol.it/2009/11/13/viande-capodanno-allaltro-mondo/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 13 Nov 2009 11:13:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massimo Di Terlizzi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fotografia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.webgol.it/?p=3386</guid>
		<description><![CDATA[[Viande è un racconto per immagini via (le) Ande, e quasi viandante di Massimo Di Terlizzi, amico e fotografo, che un anno fa è partito per il Sud America, un viaggio on the road e con mezzi di fortuna, durato 40 giorni. Questa è la terza puntata, dedicata alle persone, in bilico tra vecchio e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><font size="-2"><img src="http://www.webgol.it/wp-content/uploads/viande2.jpg" alt="" title="" width="150" height="100" class="alignleft size-full wp-image-3344" />[<em>Viande</em> è un racconto per immagini via (le) Ande, e quasi viandante di Massimo Di Terlizzi, amico e fotografo, che un anno fa è partito per il Sud America, un viaggio <em>on the road</em> e con mezzi di fortuna, durato 40 giorni. Questa è la terza puntata, dedicata alle persone, in bilico tra vecchio e nuovo anno - la prima è <a href="http://www.webgol.it/2009/11/01/viande-un-viaggio-fotografico-in-cile-e-patagonia/">qui</a> e la seconda, fredda e bollente, <a href="http://www.webgol.it/2009/11/06/viande-vapore-bollente-e-azzurro-vibrante-di-freddo/">qui</a>. as]</font></p>
<div class="img " style="width:450px;">
	<a href="http://www.flickr.com/photos/webgol/4100629362/" title="Viande. L'alba a Valparaiso, il giorno di Capodanno. Foto di Massimo Di Terlizzi"><img src="http://farm3.static.flickr.com/2637/4100629362_ef47a3d77a.jpg" alt="Viande. L'alba a Valparaiso, il giorno di Capodanno. Foto di Massimo Di Terlizzi" width="450" height="301" /></a>
	<div>Viande. L'alba a Valparaiso, il giorno di Capodanno. Foto di Massimo Di Terlizzi</div>
</div><span id="more-3386"></span></p>
<div class="img " style="width:335px;">
	<a href="http://www.flickr.com/photos/webgol/4099871865/" title="Viande. Old man waiting for new year, Valparaiso. Foto di Massimo Di Terlizzi"><img src="http://farm3.static.flickr.com/2471/4099871865_7d8df051e3.jpg" alt="Viande. Old man waiting for new year, Valparaiso. Foto di Massimo Di Terlizzi" width="335" height="500" /></a>
	<div>Viande. Old man waiting for new year, Valparaiso. Foto di Massimo Di Terlizzi</div>
</div>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.webgol.it/2009/11/13/viande-capodanno-allaltro-mondo/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Viande. Vapore bollente e azzurro vibrante di freddo</title>
		<link>http://www.webgol.it/2009/11/06/viande-vapore-bollente-e-azzurro-vibrante-di-freddo/</link>
		<comments>http://www.webgol.it/2009/11/06/viande-vapore-bollente-e-azzurro-vibrante-di-freddo/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 06 Nov 2009 15:00:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massimo Di Terlizzi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fotografia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.webgol.it/?p=3350</guid>
		<description><![CDATA[[Viande è un racconto per immagini via (le) Ande, e quasi viandante, parola viaggiante per antonomasia. Le foto sono di Massimo Di Terlizzi: un amico e un fotografo di viaggio dall'obiettivo leggero e ispirato, che sta dentro e intorno alle cose. Un anno fa è partito per il Sud America, un viaggio on the road [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><font size="-2"><img src="http://www.webgol.it/wp-content/uploads/viande2.jpg" alt="" title="" width="150" height="100" class="alignleft size-full wp-image-3344" />[<em>Viande</em> è un racconto per immagini via (le) Ande, e quasi viandante, parola viaggiante per antonomasia. Le foto sono di Massimo Di Terlizzi: un amico e un fotografo di viaggio dall'obiettivo leggero e ispirato, che sta dentro e intorno alle cose. Un anno fa è partito per il Sud America, un viaggio <em>on the road</em> e con mezzi di fortuna, durato 40 giorni: «Viaggiare porta sempre all’eccesso di realtà». Questa è la seconda puntata, dedicata ai freddi bollori del mare della Patagonia - la prima è <a href="http://www.webgol.it/2009/11/01/viande-un-viaggio-fotografico-in-cile-e-patagonia/">qui</a>. as]</font></p>
<div class="img " style="width:334px;">
	<a href="http://www.flickr.com/photos/webgol/4080688656/" title="Viande. Ghiacciaio, parco nazionale Torres del Paine. Foto di Massimo Di Terlizzi"><img src="http://farm3.static.flickr.com/2600/4080688656_631eea8712.jpg" alt="Viande. Ghiacciaio, parco nazionale Torres del Paine, Chile. Foto di Massimo Di Terlizzi" width="334" height="500" /></a>
	<div>Viande. Ghiacciaio, parco nazionale Torres del Paine. Foto di Massimo Di Terlizzi</div>
</div>
<p><span id="more-3350"></span><br />
<div class="img " style="width:334px;">
	<a href="http://www.flickr.com/photos/webgol/4079929461/" title="Viande. Geyser, El Tatio. Foto di Massimo Di Terlizzi"><img src="http://farm3.static.flickr.com/2611/4079929461_f67ff324dd.jpg" alt="Viande. Geyser de El Tatio, Chile. Foto di Massimo Di Terlizzi" width="334" height="500" /></a>
	<div>Viande. Geyser de El Tatio. Foto di Massimo Di Terlizzi</div>
</div>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.webgol.it/2009/11/06/viande-vapore-bollente-e-azzurro-vibrante-di-freddo/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Viande. Un viaggio fotografico in Cile e Patagonia</title>
		<link>http://www.webgol.it/2009/11/01/viande-un-viaggio-fotografico-in-cile-e-patagonia/</link>
		<comments>http://www.webgol.it/2009/11/01/viande-un-viaggio-fotografico-in-cile-e-patagonia/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 01 Nov 2009 14:47:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massimo Di Terlizzi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fotografia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.webgol.it/?p=3206</guid>
		<description><![CDATA[[Questo non è un blog fotografico. Ma chi scrive - e il sodale Enrico Bianda a maggior ragione - da tempo anche qui pubblica di fotografia e reportage fotografici, in ambito giornalistico e non solo. Massimo Di Terlizzi è un amico, e un fotografo di viaggio che ha l'occhio leggero e ispirato di chi fa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><font size="-2"><img src="http://www.webgol.it/wp-content/uploads/viande2.jpg" alt="" title="" width="150" height="100" class="alignleft size-full wp-image-3344" />[Questo non è un blog fotografico. Ma chi scrive - e il sodale Enrico Bianda a maggior ragione - da tempo anche qui pubblica di fotografia e reportage fotografici, in ambito giornalistico e non solo. Massimo Di Terlizzi è un amico, e un fotografo di viaggio che ha l'occhio leggero e ispirato di chi fa vivere le cose dentro un obiettivo, e contemporaneamente riesce a suggerire quello che ci sta oltre - dote narrativa come poche altre in questo mestiere. Poco meno di un anno fa, Massimo è partito per il Sud America, un viaggio on the road e con mezzi di fortuna, durato quasi un mese. Qui sotto, e nelle prossime settimane, una selezione in cinque puntate del suo racconto per immagini. (Viande perché è via (le) Ande, e quasi viandante, parola viaggiante per antonomasia). as]</font></p>
<div class="img " style="width:450px;">
	<a href="http://www.flickr.com/photos/webgol/4063691701/" title="Viande. Mezzanotte a Punta Arenas by Webgol, on Flickr"><img src="http://farm3.static.flickr.com/2526/4063691701_cc9aa978e7.jpg" alt="Viande. Mezzanotte a Punta Arenas. Foto di Massimo Di Terlizzi" width="450" height="301" /></a>
	<div>Viande. Mezzanotte a Punta Arenas. Foto di Massimo Di Terlizzi</div>
</div>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.webgol.it/2009/11/01/viande-un-viaggio-fotografico-in-cile-e-patagonia/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>4</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Scrittura con luce, che prevede. Cinque film sui fotografi italiani.</title>
		<link>http://www.webgol.it/2009/09/19/scrittura-con-luce-che-prevede-cinque-film-sui-fotografi-italiani/</link>
		<comments>http://www.webgol.it/2009/09/19/scrittura-con-luce-che-prevede-cinque-film-sui-fotografi-italiani/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 19 Sep 2009 09:33:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enrico Bianda</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fotografia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.webgol.it/?p=3170</guid>
		<description><![CDATA[E va bene. Visto e considerato che Antonio mi solletica con le parole dedicate a Berengo Gardin, colgo l’occasione per segnalare una fantastica iniziativa di un pugno di coraggiosi autori. Cinque dico cinque notevolissimi documentari dedicati ai cinque grandi della fotografia italiana. Si intitola semplicemente Fotografia Italiana.
Qui sotto, il video-trailer di presentazione.

Nell’ordine, senza voler fare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E va bene. Visto e considerato che Antonio mi solletica con <a href="http://www.webgol.it/2009/09/16/allanima-di-animals-4/">le parole dedicate a Berengo Gardin</a>, colgo l’occasione per segnalare una fantastica iniziativa di un pugno di coraggiosi autori. Cinque dico cinque notevolissimi documentari dedicati ai cinque grandi della fotografia italiana. Si intitola semplicemente <a href="http://www.giart.tv/visioni_d_arte.html">Fotografia Italiana</a>.<br />
Qui sotto, il video-trailer di presentazione.</p>
<p><object width="460" height="290"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/st9TZ732pNM&#038;hl=it&#038;fs=1&#038;"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/st9TZ732pNM&#038;hl=it&#038;fs=1&#038;" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="460" height="290"></embed></object></p>
<p>Nell’ordine, senza voler fare classifiche, ne sono protagonisti il <em>nostro</em> Gianni Berengo Gardin, Gabriele Basilico, Ferdinando Scianna, Franco Fontana e Mimmo Jodice. Insomma a ben vedere ci sono tutti, quelli storici. Portatori di estetiche non sovrapponibili, amanti di luoghi e momenti diversi, fotografi che hanno percorso strade diverse, usato strumenti distinti. Li si vede in queste belle storie scritte e condotte da Alice Maxìa e dirette da Giampiero D&#8217;Angeli, raccontarsi seduti ad un tavolo, scorrere le immagini di una vita, camminare incontro alla luce, tra le ombre e il movimento – farsi insomma narrazione sul filo della memoria. Arte e storia della fotografia.</p>
<p>Per chi ama la fotografia è semplicemente meraviglioso vedere Jodice aggirarsi per gli scavi romani di Ercolano, alla ricerca di un cono di luce giusto, con in mano una delle sue Hasselblad. Oppure osservare il reticolo che spezzetta l’immagine in un banco ottico prima dello scatto di Gabriele Basilico.</p>
<p>I documentari durano<a href="http://www.giart.tv/dvd_shop.html"> tutti e cinque quasi un’ora</a>, molto ben girati, avvicinano lo spettatore e l’appassionato al cuore della pratica fotografica dei protagonisti. E’ un’indagine intima nelle scelte e nelle motivazioni, un raro esempio di documentazione su un patrimonio umano straordinario che in Italia, come spesso accade, viene naturalmente sottovalutato. </p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.webgol.it/2009/09/19/scrittura-con-luce-che-prevede-cinque-film-sui-fotografi-italiani/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>All&#8217;anima di ANIMAls /4</title>
		<link>http://www.webgol.it/2009/09/16/allanima-di-animals-4/</link>
		<comments>http://www.webgol.it/2009/09/16/allanima-di-animals-4/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 16 Sep 2009 14:45:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Sofi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[Fumetti]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.webgol.it/?p=3151</guid>
		<description><![CDATA[E&#8217; da qualche settimana in edicola il quarto numero di ANIMAls, e ormai ho preso il ritmo e il piacere di darne segnalazione qui. 

	
	La cover del quarto numero di ANIMAls 

Devo dire che Laura Scarpa e gli altri stanno facendo un ottimo lavoro: c&#8217;è una nuova grafica per lo spazio della Posta, con camei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; da qualche settimana in edicola il quarto numero di <a href="http://animals-theblog.blogspot.com/">ANIMAls</a>, e ormai ho preso il ritmo e il piacere di darne segnalazione qui. </p>
<div class="img " style="width:238px;">
	<a href="http://animals-theblog.blogspot.com/"><img src="http://www.webgol.it/wp-content/uploads/animals_04.jpg" alt="La cover del quarto numero di ANIMAls " width="238" height="320" /></a>
	<div>La cover del quarto numero di ANIMAls </div>
</div>
<p>Devo dire che Laura Scarpa e gli altri stanno facendo un ottimo lavoro: c&#8217;è una nuova grafica per lo spazio della Posta, con camei di Scòzzari e aumentata di una pagina (giusto: è fondamentale per riviste di questo tipo – penso all&#8217;amatissimo spazio di Totem Comic, curato da Massimiliano Bruno e per un periodo Monica Cardona, che era una specie di blog ante-litteram e valeva da solo il prezzo della rivista), continuano le 5 pagine 5 di Gipi e l&#8217;amor fou per Bastien Vives (piano piano mi convinco, eh – ma bella l&#8217;impaginazione delle pagine di moleskine disegnate), poi ci sono i fumetti di Emile Bravo, Gregory Panaccione, Lewis Trondheim, Davide Toffolo e Paolo Bacilieri, i soliti gioielli iperrealisti di Mannelli, otto pagine di Marco <a href="http://coreingrapho.com">Makkox</a> Dambrosio (c&#8217;è bisogno che aggiunga aggettivi? lui ci ha fatto un <a href="http://www.canemucca.com/?p=210">fumetto</a>), un racconto inedito di mr. <a href="http://www.paolonori.it">Paolo Nori</a> con disegni di Marco Petrella, qualche strip d&#8217;autore (deliziose quelle di Lorena Canottiere, sul baby-talk, potremmo dire).</p>
<p><a href="http://www.brunomondadori.com/scheda_opera.php?ID=3428"><img src="http://www.webgol.it/wp-content/uploads/gardin_mondadori-196x300.jpg" alt="" title="" width="196" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-3157" /></a>Poi, l&#8217;intervista più azzeccata dei primi 4 numeri (per me, ovviamente). A quello che considero (per fortuna non unico) il più grande fotografo italiano di tutti i tempi: Gianni Berengo Gardin. Una sua mostra antologica, ormai un po&#8217; di tempo fa, mi ha fatto per la prima volta capire la magia narrativa che può nascondersi tra le pieghe di luce di una foto – prima la fotografia mi aveva sempre annoiato, limite mio. Una fotografia, quella di Gardin, che è spesso nel non-fotografato. Perché i grandi fotografi questo hanno di speciale – se ne fottono del recinto dell&#8217;inquadratura, che è <em>conventio ad excludendum</em> solo per chi non sa: nelle mani di uno come Berengo Gardin diventa in un attimo maggioranza assoluta, convergenza parallela, un intero pentapartito di opportunità. (Per dire, di <a href="http://www.webgol.it/2004/05/20/il-bello-di-cinisello/">quando ne scrissi nel 2004</a>, di uno splendido libro su Cinisello Balsamo &#8211; dico Cinisello Balsamo: che tutti sono bravi a scattar belle foto a New York). </p>
<p>C&#8217;è un <a href="http://www.brunomondadori.com/scheda_opera.php?ID=3428">libro-intervista</a>, di Silvana Turzio, che prenderò. Nello specifico dell&#8217;intervista, ho apprezzato molto il passaggio sul paratesto, e sull&#8217;ombra umana anche nelle foto delle cose, delle case – a partire da un libro meraviglioso, del &#8216;77 &#8220;Dentro le case&#8221;, e questo di seguito:</p>
<blockquote><p>Il bello della fotografia è che ogni situazione è diversa dalle altre, e quindi è un piacere, un divertimento, una ricerca di un qualcosa che sia specifico della persona e di quella situazione. Delle volte si passa in un luogo dove si sente che potrebbe venire una bella fotografia, però non è il momento. Poi si aspetta, basta che ci sia un&#8217;ombra, un colombo, una cosa che fa sì che la fotografia scatti improvvisamente. </p></blockquote>
<p><em>[Ps.: per chi ha voglia e domani è a Roma, segnalo <a href="http://www.facebook.com/home.php?ref=logo#/event.php?eid=131221683636&#038;index=1">un evento Animals alla galleria Tricromia</a> in via di Panico 35. Dalle ore 20, dovrebbero esserci alcuni tra autori e facitori di Animals, più chiacchiere e aperitivo. Se riesco faccio un salto anche io]</em></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.webgol.it/2009/09/16/allanima-di-animals-4/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>2</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Per favore non mordermi sul collo V. Il gonzo della politica.</title>
		<link>http://www.webgol.it/2009/08/21/per-favore-non-mordermi-sul-collo-v-il-gonzo-della-politica/</link>
		<comments>http://www.webgol.it/2009/08/21/per-favore-non-mordermi-sul-collo-v-il-gonzo-della-politica/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 21 Aug 2009 10:57:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enrico Bianda</dc:creator>
				<category><![CDATA[Corpi]]></category>
		<category><![CDATA[Fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.webgol.it/?p=3105</guid>
		<description><![CDATA[[«Ovunque vedo denti aguzzi dietro labbra pallide. Nei romanzi, nelle serie Tv, al cinema, nella politica, tra le pagine dei quotidiani. Ne provo a mettere insieme i segni che trovo, e la fascinazione antica»: Enrico Bianda danza intorno a vampiri e dintorni, un vecchio tema che continua a rimanere incistato dentro la modernità. Leggi il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.webgol.it/index.php?s=Per+favore+non+mordermi+sul+collo"><img src="http://www.webgol.it/wp-content/uploads/collo_logo.jpg" alt="" title="" width="100" height="88" class="alignleft size-full wp-image-2945" /></a><font size="-2">[«Ovunque vedo denti aguzzi dietro labbra pallide. Nei romanzi, nelle serie Tv, al cinema, nella politica, tra le pagine dei quotidiani. Ne provo a mettere insieme i segni che trovo, e la fascinazione antica»: Enrico Bianda danza intorno a vampiri e dintorni, un vecchio tema che continua a rimanere incistato dentro la modernità. Leggi il prologo sul <a href="http://www.webgol.it/2009/06/30/per-favore-non-mordermi-sul-collo-prologo/">Nachzeherer che non tramonta</a>, la 2a puntata sulle <a href="http://www.webgol.it/2009/07/04/per-favore-non-mordermi-sul-collo-2-come-un-riccio-di-mar/">coppie di vampiri che infestano le trattorie</a> fritto mare, la terza sui <a href="http://www.webgol.it/2009/07/15/per-favore-non-mordermi-sul-collo-3-la-manutenzione-di-un-dolore-artificiale/">sogni divoranti delle escort</a>, la quarta su <a href="http://www.webgol.it/2009/07/27/per-favore-non-mordermi-sul-collo-4-zora-la-vampira">Zora la vampira</a>. as]</font> </p>
<p>Continuano a pubblicare quella fotografia sgranata della D’Addario, di cui <a href="http://www.webgol.it/2009/07/15/per-favore-non-mordermi-sul-collo-3-la-manutenzione-di-un-dolore-artificiale/">già ho scritto</a>. Il sentimento permane, con l’aggiunta di qualche dettaglio. Restano quegli occhi segnati dal nero, tragici. Anche se di tragico tutta questa storia non ha nulla. Salvo il destino di chi in questo paese ci vive. </p>
<p>Ma restiamo ai nostri temi. Le chiacchiere da porno-salotto, o porno-piscina, o ancora da porno-colazione, post coitali, post surreali, rimandano in modo macchiettistico, senza una briciola di umorismo, per l’appunto, alle chiacchiere senza senso ai margini di un set porno, mentre qualcuno si trastulla per mantenere un’erezione &#8211; come nel bellissimo Boogie Nights. Una chiacchiera qui – oggi mi hai fatto male; una chiacchiera lì – non venire in fretta la prossima volta.</p>
<blockquote><p>“<em>Del resto la mancanza di senso dell’umorismo, universale e istituzionalizzata, è la linfa vitale del porno</em>” – Mertin Amis, Uno sporco lavoro.</p></blockquote>
<p><strong>Gore Vidal</strong> diceva che la cosa peggiore del porno è che potrebbe piacerti. Lo guardi con l’ansia che possa rapirti: in un misto di curiosità e  bramosia. Una sorta di vampirismo delle emozioni: vampirizzati i consumatori finali e quelli che il porno lo fanno: uno sporco lavoro come scrive <strong>Martin Amis</strong> in un suo reportage pubblicato qualche anno fa in un libro di <strong>Stefano De Luigi</strong> intitolato <a href="http://www.contrastobooks.com/cultura/LibriDettaglio.asp?idlib=1139">Pornoland</a>. </p>
<div class="img alignnone size-full wp-image-3110" style="width:400px;">
	<img src="http://www.webgol.it/wp-content/uploads/pornoland3.jpg" alt="Pornoland, di Stefano De Luigi" width="400" height="400" />
	<div>Pornoland, di Stefano De Luigi</div>
</div>
<ul>
	<a href="http://gallery.panorama.it/gallery/fotografia_pornoland_reportage_fotografico_nel_mondo_dellhar/27209_pornoland_reportage_fotografico_nel_mondo_dellhard.html">Una galleria di &#8220;Pornoland&#8221; su Panorama</a>
</ul>
<p>Il gonzo della politica allora, o gonzo politik, dove nulla è scritto, dove tutti fanno tutto, senza copione, senza montaggio.<br />
E’ definitivamente la pornografizzazione della realtà e della politica: il non senso, o il super senso.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.webgol.it/2009/08/21/per-favore-non-mordermi-sul-collo-v-il-gonzo-della-politica/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Lo &#8220;scatta e scappa&#8221; del fotografo disintermediato</title>
		<link>http://www.webgol.it/2009/05/20/lo-scatta-e-scappa-del-fotografo-disintermediato/</link>
		<comments>http://www.webgol.it/2009/05/20/lo-scatta-e-scappa-del-fotografo-disintermediato/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 20 May 2009 21:55:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Sofi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.webgol.it/?p=2737</guid>
		<description><![CDATA[Dura la vita del fotogiornalista ai tempi del digitale. Assediato dalla moltitudine scattante di amateur dotati di reflex e teleobiettivi, in competizione con le migliaia di scatti che inondano i social network e taggano l’universo intero – con i fotografati che invece di stare fermi in posa sempre più spesso tirano fuori una compatta dalla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dura la vita del fotogiornalista ai tempi del digitale. Assediato dalla moltitudine scattante di amateur dotati di reflex e teleobiettivi, in competizione con le migliaia di scatti che inondano i social network e taggano l’universo intero – con i fotografati che invece di stare fermi in posa sempre più spesso tirano fuori una compatta dalla borsa e diventano fotografi a loro volta. La fotografia si è “popolarizzata”, come è accaduto negli ultimi anni a molte altre tecniche e arti: c’è poco da lamentarsi in tal senso. Ma se poi anche le istituzioni remano contro, il povero fotografo rischia la depressione professionale. </p>
<div class="img alignnone size-full wp-image-2741" style="width:450px;">
	<a href="http://lens.blogs.nytimes.com/2009/05/17/on-assignment-a-photo-op-more-like-a-photo-hop/"><img src="http://www.webgol.it/wp-content/uploads/lens.jpg" alt="Uno screenshot del video girato dai fotografi alla Casa Bianca (da Lens)" width="450" height="449" /></a>
	<div>Uno screenshot del video girato dai fotografi alla Casa Bianca (da Lens)</div>
</div>
<p>Per esempio. Sapete quanto tempo è concesso ai fotografi ufficialmente accreditati alla Casa Bianca per scattare una foto a <strong>Barack Obama</strong> in riunione ufficiale con altri capi di stato? Una ventina di secondi, più o meno. Bisogna scattare al volo, e sperare che la foto sia venuta bene: non è concessa una seconda chance. A raccontare impietosamente l’andazzo, grazie anche al supporto di una telecamera nascosta, <strong>Stephen Crowley</strong> su <a href="http://lens.blogs.nytimes.com/2009/05/17/on-assignment-a-photo-op-more-like-a-photo-hop/">Lens</a>, il blog di “visual journalism” del New York Times: «<em>Aspettiamo tutti fuori dallo studio ovale, anche per un’ora. Quando la riunione sta per finire, partiamo di corsa: abbiamo giusto il tempo di fare un paio di scatti e poi defluire velocemente dalla stanza</em>». </p>
<p>Ogni tanto c’è il contentino di una battuta pietosa del presidente all&#8217;indirizzo dei fotografi velocisti: «<em>Spero che almeno una di queste sia venuta bene</em>». E il bello è che non è la prima volta che lo staff di Obama si scontra con chi di mestiere racconta per immagini. La prima gaffe risale al primo giorno di lavoro del 44° presidente degli Usa. È il fotografo dello staff a scattare le prime foto, tradizionalmente concesse ai fotografi delle agenzie come gesto di buon vicinato mediatico. Ed ecco che infatti e foto fatte in casa vengono prontamente rispedite al mittente dalle agenzie stesse, con tanto di motivazione piccata: «<em>Non vorrete mica raccontare tutto da soli? O fate entrare i nostri fotografi o nisba</em>».</p>
<div class="img alignnone size-full wp-image-2742" style="width:450px;">
	<img src="http://www.webgol.it/wp-content/uploads/obamafirst1.jpg" alt="Una delle prime foto di Obama alla Casa Bianca, scattate dal fotografo 'di casa'" width="450" height="301" />
	<div>Una delle prime foto di Obama alla Casa Bianca, scattate dal fotografo 'di casa'</div>
</div>
<p>Secondo il giornalista <strong>Mario Tedeschini Lalli</strong> che è stato tra i primi a <a href="http://mariotedeschini.blog.kataweb.it/giornalismodaltri/2009/01/23/immagini-ufficiali-e-immagini-giornalistiche-prima-gaffe-di-obama/">commentare il caso</a> è tutta una questione di inesperienza: «Obama e il suo staff sono notoriamente all’avanguardia nell’uso degli strumenti di comunicazione web. Cioè sono all’avanguardia nella comunicazione disintermediata — quella che fa a meno dell’Associated Press, come del New York Times. Evidentemente è meno a suo agio con la comunicazione mediata da professionisti».  L’equilibrio è difficile: se le foto sono scattate internamente, rischiano di essere troppo propagandistiche – senza mai uno sguardo esterno che possa mettere le cose in prospettiva. Se i fotografi sono lasciati liberi e freschi, troveranno di certo la smorfia che fa da sola la didascalia, e mette in secondo piano la notizia. L’equilibrio trovato finora è lo “scatta e scappa” che racconta il New York Times. Chissà se reggerà. </p>
<p><font size="-2"><em>[Una versione ridotta di questo pezzo è stata pubblicata oggi su <a href="http://www.dnews.eu">Dnews</a>]</em></font></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.webgol.it/2009/05/20/lo-scatta-e-scappa-del-fotografo-disintermediato/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Otra Mirada /5. Per il mattino a Montevideo (e per un sorso di mate).</title>
		<link>http://www.webgol.it/2009/04/10/otra-mirada-5-per-il-mattino-a-montevideo-e-per-un-sorso-di-mate/</link>
		<comments>http://www.webgol.it/2009/04/10/otra-mirada-5-per-il-mattino-a-montevideo-e-per-un-sorso-di-mate/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 10 Apr 2009 17:23:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enza Reina</dc:creator>
				<category><![CDATA[Città]]></category>
		<category><![CDATA[Fotografia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.webgol.it/?p=2645</guid>
		<description><![CDATA[Una regione a cavallo di più stati: l&#8217;area nord orientale tra Argentina e Uruguay. Da Buenos Aires a Puert Iguazù, al confine con il Brasile, e quindi in Uruguay attraverso il Rio de la Plata. Ovvero: la Capitale, la Foresta, la Città decadente, la Località Turistica. In mezzo, le strade: di terra e d&#8217;acqua, a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.webgol.it/wp-content/uploads/rio-de-la-plataweb.jpg"><img src="http://www.webgol.it/wp-content/uploads/rio-de-la-plataweb_piccola2.jpg" alt="clicca per ingrandire" class="alignleft size-full wp-image-2465" /></a><font size="-2">Una regione a cavallo di più stati: l&#8217;area nord orientale tra Argentina e Uruguay. Da Buenos Aires a Puert Iguazù, al confine con il Brasile, e quindi in Uruguay attraverso il Rio de la Plata. Ovvero: la Capitale, la Foresta, la Città decadente, la Località Turistica. In mezzo, le strade: di terra e d&#8217;acqua, a piedi o da dietro il finestrino del pullman. <em>Otra mirada</em>, un altro sguardo. Buona lettura.</font></p>
<p>Montevideo ha il fascino di certi cugini di secondo grado. Di quelli che vai a trovare solo se sei costretto, e solo dopo ti accorgi di quanto siano interessanti.</p>
<p>Insomma decido di andare in Uruguay, quasi solo perché è vicino a <a href="http://www.webgol.it/2009/03/16/otra-mirada-3-mi-buenos-aires-querido/">Buenos Aires</a>. Ci arrivo con il traghetto: prassi comune, per raggiungere il paese. </p>
<p>Dal porto di Colonia del Sacramento, dove sbarco, mi aspetta ancora un’ora di bus prima di arrivare nella capitale. Sonnecchio sui sedili mentre davanti ai miei occhi scorrono i pascoli verdi della Nueva Helvecia, una zona colonizzata da pionieri d’oltralpe che sono riusciti a renderla una succursale della valle Engandina con le mucche pezzate che pascolano placide e le fattorie che vendono zoccoli di legno. L&#8217;effetto complessivo è un po&#8217; buffo.</p>
<div class="img " style="width:450px;">
	<a href="http://www.flickr.com/photos/14004315@N03/3393913304/" title="Plaza Independencia, Montevideo"><img src="http://farm4.static.flickr.com/3443/3393913304_abe634e515.jpg" alt="Plaza Independencia, Montevideo" width="450" height="338" /></a>
	<div>Grattacielo a Plaza Independencia, Montevideo</div>
</div>
<p>All’orizzonte grattacieli e la torre Antel fatta a forma di cuneo. L’atmosfera è quella un po’ scarrettata e decadente di chi non s&#8217;affanna troppo per le umane cose. L&#8217;Uruguay è il paese più piccolo di lingua spagnola del continente: schiacciato sul mare dalla grandeur dei cugini <em>porteños</em> che stanno sulla sponda opposta del Rio de la Plata. Sento nell&#8217;aria più coscienza e attivismo, meno sorrisi ed un rifiuto molto urlato a modelli liberisti (Montevideo è sede del <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Mercosur">Mercosur</a>, di fatto unica alternativa sudamericana al Wto).<span id="more-2645"></span></p>
<p>Al <a href="http://www.montevideo.gub.uy/fotografia/">Centro Municipal de Fotografìa</a> posso vedere l’archivio fotografico digitale di un secolo di immagini del paese. Quando ci arrivo è chiuso ma il ragazzo che ci lavora mi fa entrare lo stesso. Esco da lì con una pubblicazione, oggi distribuita gratuitamente, che raccoglie e identifica tutti i luoghi della città che sono stati utilizzati per la detenzione e la repressione durante i venti anni di dittatura. Nella vetrina di una piccola esposizione all’aperto, c’è la foto di Alvarez attillato in una ridicola uniforme al fianco di una parete con le immagini di giovani scomparsi.</p>
<div class="img " style="width:450px;">
	<a href="http://www.flickr.com/photos/14004315@N03/3418608229/" title="El General y ellos di La Rejna, su Flickr"><img src="http://farm4.static.flickr.com/3335/3418608229_bcd9044be4.jpg" alt="El General y ellos. Installazione di Juan Angel Urruzola" width="450" height="338" /></a>
	<div>El General y ellos. Installazione di Juan Angel Urruzola</div>
</div>
<p>Dormo in una pensione di quarta categoria. La notte sento televisioni accese ad alto volume, gente che scende su e giù per le scale. Dal finestrino del bagno vedo i tetti di una parte di città e sento il vento. Però al mattino la signora con un vestito azzurro prepara colazioni che ti fanno perdonare qualsiasi inconveniente notturno. Pago con banconote grandi come un fazzoletto, con tre zeri dopo le decine, ed esco. </p>
<p>Il centro di Montevideo è un misto di art decò e stile neoclassico insieme a grattacieli sporchi e logori. Avenida 18 de Julio è una lunga strada commerciale come mille al mondo. L’immondizia, però, passano a raccoglierla, la sera, tra le macchine e le luci, alcuni ragazzini su un carretto trainato da un cavallo, prima che i topi che sbuchino fuori infilandosi nei sacchi. </p>
<div class="img " style="width:450px;">
	<a href="http://www.flickr.com/photos/14004315@N03/3412280551/" title="Avenida 18 de Julio by night di La Rejna, su Flickr"><img src="http://farm4.static.flickr.com/3336/3412280551_eef1e37fd2.jpg" alt="Avenida 18 de Julio by night " width="450" height="339" /></a>
	<div>Avenida 18 de Julio by night </div>
</div>
<p>Montevideo, al tramonto, vive lungo la sua rambla sul lungofiume, che sembra un mare. Scendono da macchine un po’ scassate: ragazzi, anziani, famiglie con bimbi piccoli. Tirano fuori seggiolini pieghevoli oppure si siedono direttamente per terra. Srotolano le lenze di lunghe canne da pesca e mentre si preparano il pastone di yerba per il mate guardano il sole che vira in arancio il cielo. I ragazzi sugli scogli giocano buttandosi in acqua e fanno a gara a chi gonfia di più il petto.  </p>
<div class="img " style="width:450px;">
	<a href="http://www.flickr.com/photos/14004315@N03/3423951726/" title="Rambla di Montevideo al tramonto"><img src="http://farm4.static.flickr.com/3554/3423951726_d2e57cd89e.jpg" alt="Rambla di Montevideo al tramonto" width="450" height="284" /></a>
	<div>Rambla di Montevideo al tramonto</div>
</div>
<p>A Montevideo il mate non è semplicemente una bevanda. E&#8217; un simbolo trasversale d&#8217;appartenenza, che supera barriere di classe e professione. Hanno tutti in mano il termos di acqua calda e la coppetta di yerba mate. Un pomeriggio, alla stazione di Tres Cruces dopo aver fissato insistentemente una coppia di ragazzi che, in attesa di fare un biglietto, si passavano la loro zucca scavata ripiena di liquido verde e bollente, uno dei due si è avvicinato chiedendomi se volevo assaggiare.</p>
<p><font size="-2">(continua&#8230; leggi anche la <a href="http://www.webgol.it/2009/03/05/otra-mirada-1-la-strada-rossa-per-puert-iguazu/">prima</a>, la <a href="http://www.webgol.it/2009/03/07/otra-mirada-2-la-strada-dacqua-senza-musica-latina/">seconda</a>, la <a href="http://www.webgol.it/2009/03/16/otra-mirada-3-mi-buenos-aires-querido/">terza</a> e la <a href="http://www.webgol.it/2009/03/23/otra-mirada-4-e-un-tempio-la-natura/">quarta</a> puntata)</font></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.webgol.it/2009/04/10/otra-mirada-5-per-il-mattino-a-montevideo-e-per-un-sorso-di-mate/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>4</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Ondavè, diario scomodo dall’India (VIII parte). Mangiare bere sognare</title>
		<link>http://www.webgol.it/2009/03/26/ondave-diario-scomodo-dallindia-viii-parte-mangiare-bere-sognare/</link>
		<comments>http://www.webgol.it/2009/03/26/ondave-diario-scomodo-dallindia-viii-parte-mangiare-bere-sognare/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 26 Mar 2009 09:41:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enrico Bianda</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cibo e dintorni]]></category>
		<category><![CDATA[Fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[Luoghi]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.webgol.it/?p=2579</guid>
		<description><![CDATA[Siamo scesi dall’aereo da poche ore, frastornati camminiamo lungo una via di cui non sappiamo nulla, polvere, vacche, smog, luce accecante, traffico, clacson, i primi tuk tuk, la frenesia dei rickshaw, la facce, gli occhi con lo sguardo nero di domande e indifferenza. Siamo a Delhi, avvolti in una sensazione inedita, di scoperta, di angoscia, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Siamo scesi dall’aereo da poche ore, frastornati camminiamo lungo una via di cui non sappiamo nulla, polvere, vacche, smog, luce accecante, traffico, clacson, i primi <em>tuk tuk</em>, la frenesia dei <em>rickshaw</em>, la facce, gli occhi con lo sguardo nero di domande e indifferenza. Siamo a Delhi, avvolti in una sensazione inedita, di scoperta, di angoscia, di incertezza, di curiosità e di insofferenza: vorremmo essere ovunque e sapere già, conoscere.</p>
<p>Titu guida un’ape, il taxi tipico di tutto il sud est asiatico. Titu è silenzioso e pieno di riguardo. Titu è sikh, porta un turbante e lo sguardo è severo. Ci colpisce e ci convince. Partiamo in cinque, veloci nel traffico, con gli autobus vicini, che ci sfiorano, curve e rettilinei. Titu spiega tutto e racconta, e come prima cosa, vuole portarci al tempio sikh di Delhi, la sua casa.</p>
<div class="img " style="width:450px;">
	<a href="http://www.flickr.com/photos/webgol/3387292192/" title="Sikh Temple by Webgol, on Flickr"><img src="http://farm4.static.flickr.com/3424/3387292192_efce8ce35d.jpg" alt="Sikh Temple" width="450" height="338" /></a>
	<div>Le cucine di un tempio Sikh a Delhi, foto di Manuela Ladu</div>
</div>
<p>Il primo impatto con il cibo, con la cucina indiana avviene proprio qui, tra queste costruzioni, dove una folla febbrile si muove scalza e ornata di turbanti o semplici fazzoletti a coprire il capo. Lunghi capelli mai tagliati e corpi in acqua, parlano e si lasciano andare alle offerte. Nel tempio le <em>tablas</em> e alcuni armonium suonano: anche questo è il primo impatto con la musica di qui. </p>
<p>Ci porta a visitare la cucina del tempio. Il primo impatto con l’India e le sue moltitudini avviene in questa grande cucina, dove immensi calderoni in ferro battuto, neri di fuliggine e fumanti, cuociono il cibo per centinaio, migliaia di pellegrini sikh, di membri della comunità, in visita e locali. Vengono, mangiano disciplinatamente, seduti a terra, in fila, e poi si alzano e se ne vanno. A turno c’è chi si occupa di servire, distribuire, e lavare. Pulire e rifornire, offrire soprattutto. Chiunque può sedersi qui e mangiare un piatto di riso, verdure al curry e nan, il pane senza lievito di questa terra. </p>
<div class="img " style="width:450px;">
	<a href="http://www.flickr.com/photos/webgol/3387292398/" title="Sikh Temple by Webgol, on Flickr"><img src="http://farm4.static.flickr.com/3645/3387292398_67773b2080.jpg" alt="Sikh Temple" width="450" height="338" /></a>
	<div>La cucina di un tempio Sikh a Delhi. Si cucina e si mangia senza tregua. Foto di Manuela Ladu</div>
</div>
<p>Intanto alcuni cuochi si muovono tra i grandi immensi pentoloni che fumano di verdure gialle: peperoni e patate, e poi il riso e altre pietanze. </p>
<p>Cucinano senza tregua, tutto il giorno. Poco più in la alcune decine di donne impastano la farina con l’acqua e stendono la pasta sulla roccia: preparano il pane per tutti, una catena di montaggio comunitaria, felice, sostenibile. </p>
<p>Parte qui il desiderio di cibo buono che mi accompagnerà tutto il viaggio, con il naso nei padelloni dei fritti per strada, sognando cavolo e cipolle fritti nella pastella dei <em>pakora</em>, pani con le erbe e il burro, riso, salse, montone, pollo, tandoori. Nascerà qui, in questa cucina chiassosa e sorridente, l’illusione della dimensione comunitaria dell’India: forse i sikh sono così, fraterni e solidali. Altrove regna l’indifferenza, alleviata dalla speranza di una vita migliore, dopo la morte.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.webgol.it/2009/03/26/ondave-diario-scomodo-dallindia-viii-parte-mangiare-bere-sognare/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Otra Mirada /3. Mi Buenos Aires Querido</title>
		<link>http://www.webgol.it/2009/03/16/otra-mirada-3-mi-buenos-aires-querido/</link>
		<comments>http://www.webgol.it/2009/03/16/otra-mirada-3-mi-buenos-aires-querido/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 16 Mar 2009 07:46:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enza Reina</dc:creator>
				<category><![CDATA[Città]]></category>
		<category><![CDATA[Fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[Luoghi]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.webgol.it/?p=2528</guid>
		<description><![CDATA[Una regione a cavallo di più stati: l&#8217;area nord orientale tra Argentina e Uruguay. Da Buenos Aires a Puert Iguazù, al confine con il Brasile, e quindi in Uruguay attraverso il Rio de la Plata. Ovvero: la Capitale, la Foresta, la Città decadente, la Località Turistica. In mezzo, le strade: di terra e d&#8217;acqua, a piedi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.webgol.it/wp-content/uploads/rio-de-la-plataweb.jpg"><img src="http://www.webgol.it/wp-content/uploads/rio-de-la-plataweb_piccola2.jpg" alt="clicca per ingrandire" title="" class="alignleft size-full wp-image-2465" /></a><font size="-2">Una regione a cavallo di più stati: l&#8217;area nord orientale tra Argentina e Uruguay. Da Buenos Aires a Puert Iguazù, al confine con il Brasile, e quindi in Uruguay attraverso il Rio de la Plata. Ovvero: la Capitale, la Foresta, la Città decadente, la Località Turistica. In mezzo, le strade: di terra e d&#8217;acqua, a piedi o da dietro il finestrino del pullman. <em>Otra mirada</em>, un altro sguardo. Buona lettura.</font></p>
<h3>La Boca</h3>
<p>Sono a la <em>Boca</em>, uno dei quartieri più famosi di Buenos Aires. Caminito, la via più famosa del <em>barrio</em> raggomitolato su <em>Riacuelo</em>, un fiumiciattolo quasi immobile, è un patchwork di colori, lamiere ondulate e mattoni dai colori improbabili. Ci sono arrivata a piedi una domenica mattina che più luminosa non si poteva. Attraverso strade deserte e a vecchie sedi chiuse del partito <em>justicialista</em>, via via le <em>avenidas</em> ampie si restringono. Gente di fronte alle panetterie aperte: <em>medialunas</em> fragranti, pane e cotolette gigantesche già impanate e fritte. </p>
<div class="img " style="width:375px;">
	<a href="http://www.flickr.com/photos/14004315@N03/3343113938/" title="Le case che danno su Caminito, nel quartiere di La Boca a Buenos Airos"><img src="http://farm4.static.flickr.com/3342/3343113938_491846313b.jpg" alt="Le case che danno su Caminito, nel quartiere di La Boca a Buenos Airos" width="375" height="500" /></a>
	<div>Le case che danno su Caminito, nel quartiere di La Boca a Buenos Airos</div>
</div><span id="more-2528"></span></p>
<h3>La Bombonera</h3>
<p>Zigzagando, arrivo di fronte alla <em>Bombonera</em>, lo stadio del Boca Juniors, un giocattolone blu e giallo, tanto verde intorno e strade scalcinate. La sensazione è quella di trovarsi di colpo sopra un enorme carro carnevalesco di cartapesta con i pupazzi giganti dei giocatori affacciati ai balconi e l’amarcord di Dieghito ben presente nell’aria. </p>
<p>Bambini giocano a calcio in campetti di cemento. Intorno ballerini, artisti da strada, un centro culturale simile ad un teatrino che racconta la storia del quartiere fondato in buona parte dagli immigrati italiani impiegati negli stabilimenti di conservazione della carne di manzo e che dipingevano le baracche in lamiera con i colori che avanzavano alle chiatte sul fiume. </p>
<div class="img " style="width:450px;">
	<a href="http://www.flickr.com/photos/14004315@N03/3343098466/" title="Bambini giocano vicino allo stadio del Boca Juniors"><img src="http://farm4.static.flickr.com/3644/3343098466_aa740a078f.jpg" alt="Bambini giocano vicino allo stadio del Boca Juniors" width="450" height="262" /></a>
	<div>Bambini giocano vicino allo stadio del Boca Juniors</div>
</div>
<p>Una fila di taxi nella prima strada agibile, aspetta i turisti. A Buenos Aires imparo velocemente a spostarmi in taxi. La metropolitana è comoda e funzionale, ma non copre tutte le zone della città. Faccio attenzione ad avere sempre ben aperta davanti al naso una cartina stradale e fingo di seguire il percorso con un dito: il tassametro rimane basso, i tragitti brevi e ogni tanto ci scappa pure lo sconto. </p>
<h3>Plaza de Mayo</h3>
<p>Quando arrivo a Plaza de Mayo il cielo è coperto e c’è una pioggia insistente e calda. </p>
<p>Plaza de Mayo è divisa in due parti: da un lato la <em>Casa Rosada</em> con la bandiera bianca e azzurra enorme che sventola incessantemente, poi, superato il giardino di fronte, la visuale sul resto della piazza viene interrotta da una serie di barricate mobili già posizionate ai lati della strada e velocemente pronte all’uso. La Libertà, in punta alla piramide che celebra la Rivoluzione del Maggio 1810, guarda con aria impotente tutto quel ferro che violenta il suo  spazio. </p>
<div class="img " style="width:450px;">
	<a href="http://www.flickr.com/photos/14004315@N03/3343050096/" title="Plaza de Mayo, con le barricate mobili intorno"><img src="http://farm4.static.flickr.com/3579/3343050096_fe9b647a87.jpg" alt="Plaza de Mayo, con le barricate mobili intorno" width="450" height="338" /></a>
	<div>Plaza de Mayo, con le barricate mobili intorno</div>
</div>
<h3>San Telmo</h3>
<p>San Telmo è uno dei <em>barrios</em> più attraenti e ricchi di storia della città, simbolo dell’orgoglio porteño che da lì ha preso le mosse verso l’indipendenza. Le vie sono acciottolate e l’edilizia non si è sviluppata molto verso l’alto. Il cuore di San Telmo è il suo mercato, la Feria domenicale dove una lunga teoria di banchi e banchetti si snoda per chilometri lungo tutta la Defensa. </p>
<p>Lo spirito <em>tanguero</em> lo respiri nell’aria, anche se  spesso è sapientemente costruito ad uso e consumo dei turisti. Però non puoi farne a meno, soprattutto se hai fatto pure un corso e qualche <em>ochos</em> e qualche <em>salida crusada</em> alla fine hai imparato a farle. Sento la voce di Gardel uscire struggente dai negozi di dischi o di dai registratori portatili dei ballerini sotto le Galerias Pacifico, le donne sono proprio quelle che mi immaginavo dagli occhi neri fumosi e le scapole da uccellino. Sorridono, invitano i passanti a ballare, a volte vanno loro incontro con grazia. </p>
<p><a href="http://www.flickr.com/photos/14004315@N03/3343098812/" title="Ochos di La Rejna, su Flickr"><img src="http://farm4.static.flickr.com/3565/3343098812_5c59d9fdb6.jpg" width="440" height="500" alt="Ochos" /></a></p>
<p>(continua&#8230; leggi anche la <a href="http://www.webgol.it/2009/03/05/otra-mirada-1-la-strada-rossa-per-puert-iguazu/">prima</a> e la <a href="http://www.webgol.it/2009/03/07/otra-mirada-2-la-strada-dacqua-senza-musica-latina/">seconda</a> puntata)</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.webgol.it/2009/03/16/otra-mirada-3-mi-buenos-aires-querido/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>2</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Ondavè, diario scomodo dall’India (VII parte). La città brucia</title>
		<link>http://www.webgol.it/2009/03/12/ondave-diario-scomodo-dallindia-vii-parte-la-citta-brucia/</link>
		<comments>http://www.webgol.it/2009/03/12/ondave-diario-scomodo-dallindia-vii-parte-la-citta-brucia/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 12 Mar 2009 14:23:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enrico Bianda</dc:creator>
				<category><![CDATA[Città]]></category>
		<category><![CDATA[Fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[Luoghi]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.webgol.it/?p=2515</guid>
		<description><![CDATA[“Mahaprasthan… The beginning of what wich never was… Il mahaprasthan è l’inizio di un processo ma anche la fine di qualcosa. E’ ‘il grande viaggio’.  La fine che coincide con la partenza. Anche la cremazione di un corpo è mahaprasthan.” (Giuseppe Cederna, Il grande viaggio)

Varanasi. Lentamente, cullati dallo sciabordio dei remi che incontrano la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p><em>“Mahaprasthan… The beginning of what wich never was… Il mahaprasthan è l’inizio di un processo ma anche la fine di qualcosa. E’ ‘il grande viaggio’.  La fine che coincide con la partenza. Anche la cremazione di un corpo è mahaprasthan.” (Giuseppe Cederna, Il grande viaggio)</em>
</p></blockquote>
<p>Varanasi. Lentamente, cullati dallo sciabordio dei remi che incontrano la resistenza dell’acqua attraversiamo il lontano echeggiare degli armonium. Nasce nello sfavillio di migliaia di lampadine e girandole infuocate la cantilena salmodiante cui si aggiungono le tablas e la voce. Seguiamo la corrente lungo questa città messa a fuoco. Sulle rive, lungo i Gath, si accendono da ore i roghi per i morti. Si riconoscono tra le fiamme, deposti su pire perfettamente calibrate nel peso, i corpi rigidi avvolti in poveri sudari ormai carbonizzati.</p>
<div class="img " style="width:450px;">
	<a href="http://www.flickr.com/photos/webgol/3346942616/" title="River ceremony in Varanasi. Photo by Manuela Ladu"><img src="http://farm4.static.flickr.com/3559/3346942616_46bed423c4.jpg" alt="River ceremony in Varanasi. Photo by Manuela Ladu" width="450" height="253" /></a>
	<div>River ceremony in Varanasi. Photo by Manuela Ladu</div>
</div>
<p>Nel rosso del fuoco da lontano si indovinano solo i piedi , immobili, innaturalmente attaccati a gambe magre. Bruciano i corpi dei morti. Brucia tutta la città.</p>
<p>Attracchiamo lontano da riva, ad un’imbarcazione a due piani. Le luci, la musica e le centinaia di persone trasformano i Gaht di Varanasi in un circo devoto al sole che se ne va. Un circo stancamente festoso, in contrasto con il rumore crepitante delle decine di roghi che avvolgono i morti portati qui per mettere fine alla trasmigrazione delle anime. Morire a Varanasi, sulle rive del Ganga,  è per sempre.</p>
<div class="img " style="width:450px;">
	<a href="http://www.flickr.com/photos/webgol/3346090267/" title="Apocalypse in Varanasi. Photo by Manuela Ladu"><img src="http://farm4.static.flickr.com/3572/3346090267_f5a2b46a10.jpg" alt="Apocalypse in Varanasi. Photo by Manuela Ladu" width="450" height="253" /></a>
	<div>Apocalypse in Varanasi. Photo by Manuela Ladu</div>
</div>
<p>Alba. L’aria umida, con tonalità di pastello, rosa, celeste chiaro, verde acqua. Osservo rapito un’operazione umile, dolente. Si raccolgono le ceneri dei roghi della notte. Ossa, terra, carboni, resti di sahari, ghirlande di fiori arancioni, vasi di terracotta: tutto riunito, raccolto in cesti di palma da operai seminudi. Sono l’ultima ruota del carro di questa industria della morte che anima i vicoli dietro l’Harischandra Ghat, il Ghatcrematorio. I cesti vengono  immersi in acqua, ricolmi di umili resti. </p>
<p>Tutto viene sciolto nel Ganga, che li accoglie nella sua lenta putrefazione. Fiume di morti, di escrementi, di batteri, di liquami. Fiume sacro e purulento, come una lunga, inguaribile ferita.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.webgol.it/2009/03/12/ondave-diario-scomodo-dallindia-vii-parte-la-citta-brucia/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Ondavè, diario scomodo dall’India (VI parte). Le quattro Indie</title>
		<link>http://www.webgol.it/2009/03/02/ondave-diario-scomodo-dallindia-vi-parte-le-quattro-indie/</link>
		<comments>http://www.webgol.it/2009/03/02/ondave-diario-scomodo-dallindia-vi-parte-le-quattro-indie/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 02 Mar 2009 12:18:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enrico Bianda</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[Luoghi]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.webgol.it/?p=2414</guid>
		<description><![CDATA[Le persone che incontro da qualche tempo si dividono in diverse categorie, che vorrei provare ora riepilogare, più per ordine mentale mio che per altro.
1. Il Survivor Intanto c’è naturalmente chi è tornato dall’India, e si affretta a raccontarti l’India che ha visto lui, che più che poter essere condivisa, va battagliata. La sua – [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Le persone che incontro da qualche tempo si dividono in diverse categorie, che vorrei provare ora riepilogare, più per ordine mentale mio che per altro.</p>
<p><strong>1. Il Survivor</strong> Intanto c’è naturalmente chi è tornato dall’India, e si affretta a raccontarti l’India che ha visto lui, che più che poter essere condivisa, va battagliata. La sua – di India – è di certo diversa dalla tua: più eccentrica, radicale, estrema, straziante, sporca, violenta, pericolosa, povera. Una gara a chi ha dormito negli alberghi più scalcinati, con più scarafaggi, urla, sporcizia, acqua fredda e lenzuola insanguinate. Lui è un sopravvissuto, un segnato, un eletto, un vaccinato, un eroe, un missing in action salvato dalla morte. </p>
<p><strong>2. Il Mai-Tornato</strong> C’è poi chi non è mai tornato. Nel senso che dentro di lui è rimasto laggiù, la sua anima gentile ha messo le radici lungo la riva del Gange, ha trovato la pace e se può ogni anno torna a visitare una regione diversa, a piedi, in Tuk Tuk, in Rickshaw, in treno, in cammello, in bicicletta. Insomma la vita non è più la stessa e l’India è il paradiso, la quiete, la salvezza, l’orientamento e la bussola insieme, perdersi e ritrovarsi continuamente cercando se stessi.</p>
<div class="img " style="width:450px;">
	<a href="http://www.flickr.com/photos/webgol/3321797041/" title="Varanasi by Webgol, on Flickr"><img src="http://farm4.static.flickr.com/3538/3321797041_a89cb22094.jpg" alt="Varanasi" width="450" height="253" /></a>
	<div>Varanasi, foto di Manuela Ladu</div>
</div>
<p><strong>3. Il Virtuale</strong> Incontro spesso anche chi non è mai partito, ma in realtà è già laggiù da tempo, anela partire e perdersi, legge e ascolta <em>sitar</em> elettrici, mangia in ristoranti etnici, beve lassi mango e vorrebbe tanto lasciarsi andare alla serenità <em>ayurvedica</em>, tra verdi palme e scorrer di fiumi meditativi. Affrontano il lungo percorso della cucina macrobiotica e si sperimentano nella riflessologia, ipotizzano check up con medici ayurveda, e vorrebbero tanto lavarsi i denti con il dentifricio Vicco.</p>
<p><strong>4. L&#8217;Amuchino</strong> C’è chi non vorrebbe mai esser partito, nonostante tutto è andato, un po’ Brancaleone un po’ Mister Bean, armato come fosse un corso di sopravvivenza con bidéportatile in neoprene nero (esiste). Hanno il terrore di essersi presi la malaria ceppo <em>Plasmorium Falciparum</em>, sono partiti con 7 flaconcini da viaggio di Amuchina che usavano per ingerire massicce dosi di Malarone.</p>
<p><font size="-2">Leggi anche: <a href="http://www.webgol.it/2009/01/27/ondave-diario-scomodo-dallindia/">prima</a>, <a href="http://www.webgol.it/2009/01/30/ondave-seconda-parte-diario-scomodo-dallindia/">seconda</a>, <a href="http://www.webgol.it/2009/02/01/ondave-terza-parte-diario-scomodo-dallindia/">terza</a>, <a href="http://www.webgol.it/2009/02/05/ondave-quarta-parte-diario-scomodo-dallindia/">quarta</a> parte e guarda <a href="http://www.webgol.it/2009/02/05/webgol-live-ondave-in-diretta/">l&#8217;intervista live</a>, e <a href="http://www.webgol.it/2009/02/13/ondave-quinta-parte-diario-scomodo-dallindia/">quinta parte</a></font></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.webgol.it/2009/03/02/ondave-diario-scomodo-dallindia-vi-parte-le-quattro-indie/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>2</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Photoshoppare la guerra</title>
		<link>http://www.webgol.it/2009/01/15/photoshoppare-la-guerra/</link>
		<comments>http://www.webgol.it/2009/01/15/photoshoppare-la-guerra/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 15 Jan 2009 16:45:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Sofi</dc:creator>
				<category><![CDATA[(ir)reality]]></category>
		<category><![CDATA[Fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[Giornalismi]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.webgol.it/?p=2192</guid>
		<description><![CDATA[Proprio in questi giorni discutevo di come il nome di un software di grafica (nel caso specifico &#8220;Photoshop&#8220;) sia di fatto diventato sinonimo di &#8220;fotoritocco&#8221;. Di una foto troppo bella, si dice sempre più spesso: è &#8220;photoshoppata&#8221;. 

	
	Sopra la foto originale, sotto quella pubblicata su Il Giornale (via FPA e Mantellini)

A monte ovviamente alligna il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Proprio in questi giorni discutevo di come il nome di un software di grafica (nel caso specifico &#8220;<em>Photoshop</em>&#8220;) sia di fatto diventato sinonimo di &#8220;fotoritocco&#8221;. Di una foto troppo bella, si dice sempre più spesso: è &#8220;photoshoppata&#8221;. </p>
<div class="img alignnone size-full wp-image-2193" style="width:359px;">
	<img src="http://www.webgol.it/wp-content/uploads/fakegiornale.jpg" alt="" width="359" height="330" />
	<div>Sopra la foto originale, sotto quella pubblicata su Il Giornale (via FPA e Mantellini)</div>
</div>
<p>A monte ovviamente alligna il concetto stesso di <em>fotoritocco</em>, operazione fino a pochi anni fa ammantata di sintomatico mistero e fuori dalla portata dei non professionisti della chimica, da relativamente poco diventato di uso comune, pienamente popolarizzato nel gergo e nella pratica al rimorchio della prepotente diffusione della fotografia digitale*. </p>
<p>Non certo per fare di questa nuova tecnica pratica culturale, però, che i fotoeditor de <strong>Il Giornale</strong> hanno pubblicato due foto chiaramente ritoccate (o &#8220;tarocche&#8221; o &#8220;photoshoppate&#8221;) delle operazioni militari a Gaza. Una il 30 dicembre 2008, l&#8217;altra il 5 gennaio di quest&#8217;anno. </p>
<p>Alle foto originali sono stati aggiunti elicotteri in volo, razzi in fase di lancio e tutto l&#8217;armamentario della iconografia (oserei dire cinematografica) della guerra spettacolo. Scrive <strong>Matteo Bergamini</strong> in una <a href="http://www.fotoinfo.net/articoli/detail.php?ID=743">lunga e dettagliata analisi</a> sul sito della Associazione Italiana Giornalisti dell&#8217;Immagine «[Il Giornale] <em>ha “arricchito” arbitrariamente le fotografie eliminando gli elementi che riteneva “di disturbo” e aggiungendo elementi estranei alla situazione reale, facendo un’opera di fotomontaggio che attiene all’illustrazione e non alla cronaca. Tutto ciò senza avere il pudore di dichiararlo e tentando di cammuffarlo con didascalie descrittive ma fuorvianti</em>». In più non è stata citata la fonte, nè la didascalia originale, né – ovviamente – vi era alcuna indicazione del fatto che la realtà fotografica era stata alterata. </p>
<p>Il tutto <a href="http://www.fotogiornalisti.eu/fpa/newsDett.asp?Id=95">è stato documentato</a> con ampie prove prima-e-dopo dalla <strong>FPA</strong> (Fotoreporter Professionisti Associati) e ripreso da molti altri (<a href="http://sdz.aiap.it/notizie/10867/IT">SocialDesigZine</a>, <a href="http://www.wittgenstein.it/2009/01/14/la-cavalcata-delle-valchirie/">Wittgenstein</a>, <a href="http://www.mantellini.it/?p=6247">Mantellini</a> e altri). </p>
<div class="img alignnone size-full wp-image-2202" style="width:300px;">
	<img src="http://www.webgol.it/wp-content/uploads/fakegiornale2.jpg" alt="" width="300" height="386" />
	<div>La foto ritoccata de Il Giornale. Da Fotoinfo</div>
</div>
<p><strong>Paolo Ferrandi</strong>, nell&#8217;annotare la scarsa cultura dell&#8217;immagine del giornalismo italiano e non certo per assolvere, <a href="http://giornalismoparma.typepad.com/paferrobyday/2009/01/ne-uccide-pi%C3%B9-photoshop.html">suggerisce l&#8217;unica scusante</a> possibile &#8220;<em>tanto mica era una foto. Era un infografico</em>&#8220;. Peccato che non fosse specificato da nessuna parte che di infografico si trattava. <strong>Gennaro Carotenuto</strong> inoltre <a href="http://www.gennarocarotenuto.it/5486-le-foto-su-gaza-di-ap-che-il-giornale-ha-manipolato/">segnala</a> che l&#8217;Ordine dei Giornalisti di Milano si occuperà del fatto – e sinceramente spero che venga una condanna chiara di queste pratiche ambigue di manipolazione delle immagini di reporting giornalistico. La fiducia di chi legge nella veridicità di cio che è pubblicato è il vero unico <em>core business</em> del giornalismo così come lo conosciamo – carta o non carta, Internet o non Internet. </p>
<p>Personalmente applaudo all&#8217;attività di <em>watch-dog</em> delle due associazioni di settore (Fotoreporter Professionisti Associati e Associazione Italiana Giornalisti dell&#8217;Immagine nel caso specifico – ignoro ne esistano altre). E&#8217; un bell&#8217;esempio di come dovrebbero funzionare le cose: le associazioni di settore fanno le pulci all&#8217;attività dei colleghi al fine di far rispettare le regole del gioco, preservando così la qualità reale e percepita del proprio campo professionale. Senza le tipiche ambiguità intrallazzanti e piene di scusanti così tipicamente italiane. </p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.webgol.it/2009/01/15/photoshoppare-la-guerra/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>8</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>La bellezza che manca III. Il disordine dei confini.</title>
		<link>http://www.webgol.it/2008/08/15/la-bellezza-che-manca-iii-il-disordine-dei-confini/</link>
		<comments>http://www.webgol.it/2008/08/15/la-bellezza-che-manca-iii-il-disordine-dei-confini/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 15 Aug 2008 10:15:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enrico Bianda</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[Luoghi]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.webgol.it/?p=1413</guid>
		<description><![CDATA[In questi giorni di guerre caucasiche, scossi dalla vicinanza e prevedibilità di un conflitto che covava chissà da quanto, vale davvero la pena di leggere con attenzione quanto scrive Paolo Rumiz nel suo
L&#8217;Altra Europa, che proprio tra quei confini si muove.
La sottotraccia di ogni puntata ci racconta dell’inutilità dei confini, o della loro inconsistenza e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In questi giorni di guerre caucasiche, scossi dalla vicinanza e prevedibilità di un conflitto che covava chissà da quanto, vale davvero la pena di leggere con attenzione quanto scrive <strong>Paolo Rumiz</strong> nel suo<br />
<a href="http://www.repubblica.it/indici/speciale/altri/2008rumiz/index.htm">L&#8217;Altra Europa</a>, che proprio tra quei confini si muove.</p>
<p>La sottotraccia di ogni puntata ci racconta dell’<strong>inutilità dei confini</strong>, o della loro inconsistenza e superamento. L’antropologo <strong>Marino Niola</strong>, in questi giorni impegnato in alcuni saggetti dedicati ai nuovi miti che potete leggere su Repubblica ogni lunedì e di cui <a href="http://www.webgol.it/2008/08/05/la-bellezza-che-manca-i-lipod-di-ghirri/">abbiamo già scritto</a>, sollecitava un annetto fa una riflessione sullo <em>slittamento delle soglie</em>.<span id="more-1413"></span></p>
<p>Al proposito riprendo un bel passaggio da un saggio di <strong>Bruno Accarino</strong> intitolato <a href="http://www.manifestolibri.it/vedi_indice.php?id=455">Confini in disordine</a>:</p>
<ul>
<p>«<em>La fine dei territori o, addirittura e definitivamente, della geografia, in virtù dell’integrazione finanziaria globale; il tramonto della sovranità; la rinascita dell’impero, e con una morfologia vieppiù decentrata e deterritorializzata; la porosità delle frontiere, e non solo nei casi di inarrestabili ondate migratorie; il quotidiano trascendimento delle comunità politiche ad opera di poste in gioco che non  possono più essere gestite dagli Stati-nazione; l’impallidire di quelle linee di demarcazione ad avvallare le quali, distinguendo tra interno ed esterno, tra affari interni ed affari esteri, era protesa la sovranità; l’abbattimento di ogni semantica costruita attorno al binomio centro/periferia; la crisi di ogni confine e il moltiplicarsi degli sconfinamenti; la deregolamentazione dello spazio</em>».</ul>
<div class="img alignnone size-full wp-image-1418" style="width:450px;">
	<img src="http://www.webgol.it/wp-content/uploads/schwarzesmeer.jpg" alt="" width="450" height="450" />
	<div>Schwarzes Meer, di Vanessa Winship</div>
</div>
<p>Sempre al confine tra confini, in anticipo sul viaggio rumizziano che là finirà, in bilico sulle soglie di una bellezza che manca perchè sta al di là di uno spazio (s)confinato di un&#8217;Europa altra &#8211; segnalo le fotografie di una fotografa che si chiama <strong><a href="http://www.vanessawinship.com/">Vanessa Winship</a></strong>, che ha pubblicato lo scorso anno un fantastico volume fotografico intitolato <em><a href="http://www.amazon.de/Schwarzes-Meer-Vanessa-Winship/dp/393654395X">Schwarzes Meer</a></em> (Mare dreiviertel Verlag 2007). </p>
<p>E&#8217; un viaggio di immagini in bianco e nero che dalla Georgia arriva in Russia, toccando tutte le nazioni che si bagnano su Mar Nero: Turchia, Bulgaria, Romania e Ucraina. Queste fotografie mostrano la vicinanza di facce, di sguardi, di atmosfere e di storie che fanno del Mar Nero un’unica grande narrazione.</p>
<p>VEDI: il sito di <a href="http://www.vanessawinship.com/">Vanessa Winship</a><br />
LEGGI anche: la <a href="http://www.webgol.it/2008/08/05/la-bellezza-che-manca-i-lipod-di-ghirri/">prima</a> e la <a href="http://www.webgol.it/2008/08/09/la-bellezza-che-manca-ii-il-giardino-dellanima/">seconda</a> puntata</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.webgol.it/2008/08/15/la-bellezza-che-manca-iii-il-disordine-dei-confini/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>La bellezza che manca II. Il giardino dell’anima</title>
		<link>http://www.webgol.it/2008/08/09/la-bellezza-che-manca-ii-il-giardino-dellanima/</link>
		<comments>http://www.webgol.it/2008/08/09/la-bellezza-che-manca-ii-il-giardino-dellanima/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 09 Aug 2008 08:05:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enrico Bianda</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[Luoghi]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.webgol.it/?p=1341</guid>
		<description><![CDATA[D’estate l’aria rarefatta schiaccia tutti i colori in un lieve crepitio di rami e foglie, e fili d’erba alta mossi dal vento. Mi piace molto il rumore dei passi nell’erba secca dell’estate, le graminacee che sollevano al passo i semi sopra la terra arsa, le spaccature tra i sassi bianchi bollenti. Se poi tutto capita [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>D’estate l’aria rarefatta schiaccia tutti i colori in un lieve crepitio di rami e foglie, e fili d’erba alta mossi dal vento. Mi piace molto il rumore dei passi nell’erba secca dell’estate, le graminacee che sollevano al passo i semi sopra la terra arsa, le spaccature tra i sassi bianchi bollenti. Se poi tutto capita tra luglio ed agosto naturalmente le cicale ti riversano addosso qul loro canto insistente che riverbera nel vento caldo e secco.</p>
<div class="img " style="width:450px;">
	<img src="http://www.webgol.it/wp-content/uploads/spoerri.jpg" alt="Installazione di Daniel Spoerri a Seggiano" width="450" height="337" />
	<div>Installazione di Daniel Spoerri a Seggiano</div>
</div>
<p>A Seggiano, versante grossetano dell’Amiata, un pezzo di Toscana tra Siena e Grosseto, appunto, c’è un <a href="http://www.danielspoerri.org/sprachwahl.htm">magnifico giardino</a> nato dalla follia benevola e generosa di un artista, <strong><a href="http://www.danielspoerri.org/">Daniel Spoerri</a></strong>. In questo giardino, che in realtà è un parco di alcuni ettari, in parte coltivati ad oliveto, in parte lasciati a bosco selvaggio, i parte pascolo ed infine giardino. Una vasta area dove da una decina d’anni Spoerri, magnifico scultore artista e scultore pazzo, dissemina le sue opere stravaganti, in ferro roccia cemento oggetti sassi rete bronzo tutto insieme a raccontare di un mondo interiore fatto di personaggi stralunati ibridi molestatori del buon senso.</p>
<p>Insieme ai suoi lavori, si trovano poi quelli lasciati dai suoi amici collaboratori che negli anni sono passati da quella terra o che si sono affacciati al suo ristorante in Germania. Tra questi anche delle vere star come <strong>Jean Tinguely</strong> o <strong>Arman</strong>. Come in una spensierata caccia al tesoro ci si aggira per ore tra i campi e le colline alla ricerca di sculture ed interventi lasciati nella natura che si muove attorno alle opere, vivendo ed integrando lentamente quanto lasciato dall’uomo. La natura che si anima e si muove, ad abbracciare l’uomo.</p>
<p><font size=”-2“>VEDI: il sito di <a href="http://www.danielspoerri.org/">Daniel Spoerri</a><br />
LEGGI anche: la <a href="http://www.webgol.it/2008/08/05/la-bellezza-che-manca-i-lipod-di-ghirri/">prima puntata</a></font></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.webgol.it/2008/08/09/la-bellezza-che-manca-ii-il-giardino-dellanima/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>La bellezza che manca I. L&#8217;iPod di Ghirri.</title>
		<link>http://www.webgol.it/2008/08/05/la-bellezza-che-manca-i-lipod-di-ghirri/</link>
		<comments>http://www.webgol.it/2008/08/05/la-bellezza-che-manca-i-lipod-di-ghirri/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 05 Aug 2008 10:26:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enrico Bianda</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[Giornalismi]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.webgol.it/?p=1332</guid>
		<description><![CDATA[[Ritorna tra le pagine di Webgol, l'amico e sodale Enrico Bianda - dopo mesi di corteggiamenti e vili ricatti. Come sempre è un piacere: Webgol è nato e vissuto nei primi anni dalla spinta propulsiva delle nostre colazioni di cazzeggio prima del lavoro. Ho chiesto ad Enrico una rubrica estiva, con una indicazione invero piuttosto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><font size="-2">[Ritorna tra le pagine di Webgol, l'amico e sodale Enrico Bianda - dopo mesi di corteggiamenti e vili ricatti. Come sempre è un piacere: Webgol è nato e vissuto nei primi anni dalla spinta propulsiva delle nostre colazioni di cazzeggio prima del lavoro. Ho chiesto ad Enrico una rubrica estiva, con una indicazione invero piuttosto costringente: "scrivi quello che vuoi". Questo post andava in realtà qualche giorno fa, il ritardo è colpa mia. as]</font></p>
<p>Mi dice scrivi, se puoi. Questa estate. Posso faccio io, e scrivo. Poi mi chiedo di che cosa? Domanda da estendere a molti: di che cosa scrivi, se puoi? Di tutto, se posso. Certo. Di troppo, pure. L&#8217;ambizione, mia, sarebbe quella di scrivere di immagini, di immagini belle e di contesti, di cornici estese che ci facciano sentire sempre a casa. E sentire bene.</p>
<div class="img " style="width:450px;">
	<img src="http://www.webgol.it/wp-content/uploads/ghirri.jpg" alt="Foto di Luigi Ghirri" width="450" height="304" />
	<div>Foto di Luigi Ghirri</div>
</div>
<h3>Miti sempre più contemporanei</h3>
<p>In questi giorni sto leggendo sempre con attenzione la pagina dei miti contemporanei su Repubblica. La prima puntata era dedicata ad iPod e Youtube. Mi sembrava una bella idea, non del tutto originale ma certo non era colpa di <strong>Marino Niola</strong>, ottimo antropologo che rimpiange l&#8217;antropologia quando era solo antropologia. Né urbana né del cibo, figuriamoci delle immagini o del paesaggio. </p>
<p>Chi ha negli anni seguito questo blog lo sa: dopo <strong>Roland Barthes</strong>, di miti contemporanei hanno scritto in molti. Ne scriveva bene e &#8220;con piglio speculativo&#8221; (mi cito), per esempio, <a href="http://www.webgol.it/2004/12/30/la-double-penetration/">Le nouvel observateur quasi quattro anni fa</a>. Raccogliendo splendide monografie su <a href="http://www.webgol.it/2006/03/03/biandacast-i-miti-doggi-e-di-ieri/">miti contemporanei </a>senza l&#8217;ipocrisia del quotidiano romano. Tra i miti i francesi ci mettevano anche la pornografia, la <a href="http://www.webgol.it/2004/12/30/la-double-penetration/">doppia penetrazione</a> ed il preservativo. E altro ancora. </p>
<p>C&#8217;è chi ha sfottuto Niola per il linguaggio (per esempio le Vespe sul Sole 24 Ore di due domeniche fa): scrive di oggetti di tutti i giorni, che ci fanno anche “sentire bene&#8221;, come l&#8217;iPod, e ne scrive con il taglio che è suo. Lui scava nella storia dei comportamenti e delle parole. Cerca di capire perchè un oggetto si chiama in un modo e prova anche a mettere in relazione il nome con l&#8217;uso che se ne fa. Non è colpa sua: deve riempire molte battute, una pagina intera. Va a finire che meglio Baricco e i barbari. Cioè che tornino, ma non a colonizzare le pagine di un quotidiano.</p>
<h3>La bellezza che manca</h3>
<p>Perchè per esempio non parlare di luoghi e mancanze di bellezza? Perchè non andare a cercare belle cose e frasi immobili nelle emozioni di molti?</p>
<p>Immagini. Scrivere di immagini. C&#8217;è per esempio <strong><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Luigi_Ghirri">Ghirri Luigi </a></strong>(detto così come al militare): fotografo inclassificabile, esteta della sospensione temporale, dei colori pastello dati dagli anni 70 direttamente sulle stampe. </p>
<p>Ricordo persistentemente le immagini del lido di Ravenna, mai più ritrovate se non in una mostra non ricordo più dove. Adesso finalmente un libro raccoglie le meraviglie di questo enorme straordinario fotografo italiano che ha dato voce con la sua macchina fotografica, alla rarefazione dell&#8217;aria che viviamo nelle province e nel camminare (<a href="http://www.contrastobooks.com/cultura/LibriDettaglio.asp?idlib=1474">Bello qui, non è vero?</a> Fotografie di Luigi Ghirri, Contrasto 2008). Ghirri scattava anche da dietro un pannello di vetro smerigliato di una fermata di autobus. Un corpo appoggiato al vetro visto di spalle con una giacca rossa segnava l&#8217;attesa nel grigiore di una giornata qualunque. Lui lo faceva e ci raccontava di luoghi e cornici di abitudine.</p>
<p>Bastava poco: invece che andare a cercare qualche bravo antropologo alle prese con temi impossibili. Basta mettere una immagine di un fotografo alla Ghirri. Lasciarle parlare. Lui si saprebbe sintetizzare bene il movimento. Lasciarle interpretare da chi guarda.<br />
In silenzio. O con l&#8217;iPod alle orecchie.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.webgol.it/2008/08/05/la-bellezza-che-manca-i-lipod-di-ghirri/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>2</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Il tank moment di Dukakis e Thatcher, quello (rischiato) da Obama</title>
		<link>http://www.webgol.it/2008/02/27/il-tank-moment-di-dukakis-e-thatcher-quello-rischiato-da-obama/</link>
		<comments>http://www.webgol.it/2008/02/27/il-tank-moment-di-dukakis-e-thatcher-quello-rischiato-da-obama/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 27 Feb 2008 19:02:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Sofi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[Fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.webgol.it/2008/02/27/il-tank-moment-di-dukakis-e-thatcher-quello-rischiato-da-obama/</guid>
		<description><![CDATA[Metto insieme alcune foto di copricapi politici (e vi evito la famosa bandana di Berlusconi). Nelle campagne americane c&#8217;è il terrore dei cappelli, o delle foto con i cappelli: non c&#8217;è niente di meno autorevole e presidential di un candidato con un cappello buffo.
Forse tutto è nato con la foto qui sotto. Il tank moment [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Metto insieme alcune foto di copricapi politici (e vi evito la famosa <a href="http://images.google.com/images?um=1&amp;hl=en&amp;client=firefox-a&amp;rls=org.mozilla%3Ait%3Aofficial&amp;q=bandana+berlusconi&amp;btnG=Search+Images">bandana di Berlusconi</a>). Nelle campagne americane c&#8217;è il terrore dei cappelli, o delle foto con i cappelli: non c&#8217;è niente di meno autorevole e <em>presidential</em> di un candidato con un cappello buffo.</p>
<p>Forse tutto è nato con la foto qui sotto. Il <em>tank moment</em> di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Michael_Dukakis"><strong>Michael Dukakis</strong></a> durante le presidenziali del 1988 come nomination democratica. Più che un virile &#8220;Commander-in-chief&#8221; (comandante in capo delle forze armate), a causa dell&#8217;elmetto di varie misure più largo, sembrava più &#8220;Paperino-va-alla-guerra&#8221; (<a href="http://www.digitaljournalist.org/issue0309/lm10.html">un&#8217;altra foto</a> di quell&#8217;oggettivamente esilarante set fotografico).</p>
<div class="img " style="width:400px;">
	<img src="http://www.webgol.it/wp-content/uploads/dukakis_tank_2.jpg" alt="Il tank moment di Michael Dukakis, nomination democratica alle presidenziali del 1988" width="400" height="307" />
	<div>Il tank moment di Dukakis, nomination democratica alle presidenziali 1988</div>
</div><span id="more-1142"></span></p>
<p>E dire che era stato avvertito da un&#8217;altra foto non proprio esaltante, un altro <em>tank moment</em> di nientepopodimenochè <strong>Margaret Thatcher </strong>due anni prima. Qui sotto l&#8217;impietosa foto con occhialoni della lady di ferro. Che però, e significativamente, anche dopo sempre lady-di-ferro rimase.<br /><div class="img " style="width:460px;">
	<img src="http://www.webgol.it/wp-content/uploads/thatchertank.jpg" alt="Margaret Thatcher in sella ad un tank nel 1986" width="460" height="300" />
	<div>Margaret Thatcher in sella ad un tank nel 1986</div>
</div>
<p>Da allora in poi si è capito che se non sei Rambo a star sulla torretta di un carrarmato ci fai la figura dell&#8217;impiegato in gita premio. Eppure i copricapi talvolta occorre metterli. Per arrivare ad oggi, la nuova storia di cappelli &amp; politica parte da una foto pubblicata da <a href="http://www.drudgereport.com/flashoa.htm"><strong>Drudge Report</strong></a> (sì, il sito che parlò di <strong>Monica Lewinski</strong> prima dei giornali tradizionali che stavano verificando bla-bla), che raffigura <strong>Barack Obama</strong> con il turbante (in viaggio in Kenya, vestito con il costume tradizionale somalo). Qui sotto le copertine dei due tabloid di New York, il <strong>New York Post</strong> e il <strong>Daily News</strong></p>
<div class="img " style="width:400px;">
	<a href="http://www.spindoc.it/2008/02/27/voci-e-rumors-elettorali-a-chi-turba-il-turbante-di-obama/"><img src="http://www.webgol.it/wp-content/uploads/obamaturbante_nypdn_piccolo.jpg" alt="La foto di Obama con il turbante sulle copertine del New York Post e del Daily News" width="400" height="258" /></a>
	<div>La foto di Obama con il turbante sulle copertine dei tabloid</div>
</div>
<p>Ne scrive <a href="http://www.paferrobyday.net/"><strong>Paolo Ferrandi</strong></a> su <a href="http://www.spindoc.it/2008/02/27/voci-e-rumors-elettorali-a-chi-turba-il-turbante-di-obama/">Spindoc</a>, perchè il turbante ha turbato; scatenando un gioco di <em>spin</em> in parte divertente, in parte emblematico per capire come difficilmente si può cambiare il destino politico della propria immagine comunicata (ovviamente parlo di <strong>Hillary Clinton</strong>, la quale &#8211; come <a href="http://www.spindoc.it/2008/02/27/voci-e-rumors-elettorali-a-chi-turba-il-turbante-di-obama/">scrive</a> Paolo &#8211; non riesce a fuggire l&#8217;ombra da regina cattiva che si porta dietro da anni; Obama ne è uscito invece bene).  La verità è talvolta banale banale: si è quello che si è &#8211; e in un ecosistema aperto, trasparente e brulicante di vita che trova il suo centro pulsante su Internet questo è sempre più dannatamente vero.</p>
<p>LINK: <a href="http://www.spindoc.it/2008/02/27/voci-e-rumors-elettorali-a-chi-turba-il-turbante-di-obama/">Voci e rumors elettorali. A chi turba il turbante di Obama. </a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.webgol.it/2008/02/27/il-tank-moment-di-dukakis-e-thatcher-quello-rischiato-da-obama/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Gli header di Webgol.it e la fotografia (di un luogo comune)</title>
		<link>http://www.webgol.it/2007/12/01/gli-header-di-webgolit-e-la-fotografia-di-un-luogo-comune/</link>
		<comments>http://www.webgol.it/2007/12/01/gli-header-di-webgolit-e-la-fotografia-di-un-luogo-comune/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 01 Dec 2007 12:21:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Sofi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[Fotografia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.webgol.it/2007/12/01/gli-header-di-webgolit-e-la-fotografia-di-un-luogo-comune/</guid>
		<description><![CDATA[L&#8217;header (la testata) di Webgol.it, fin dall&#8217;inizio, è stata dedicata a vetrina (più o meno) artistica.
Ogni tanto ce n&#8217;è una nuova &#8211; di foto, immagine, vignetta: ed è un modo per cambiare aria al blog.
Un po&#8217; come disporre diversamente i mobili di casa: ti sembra per un po&#8217; di stare in un posto nuovo. 
Ma [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;header (la testata) di Webgol.it, fin dall&#8217;inizio, è stata dedicata a <a href="http://www.webgol.it/headerart/">vetrina (più o meno) artistica</a>.<br />
Ogni tanto ce n&#8217;è una nuova &#8211; di foto, immagine, vignetta: ed è un modo per cambiare aria al blog.<br />
Un po&#8217; come disporre diversamente i mobili di casa: ti sembra per un po&#8217; di stare in un posto nuovo. </p>
<p>Ma è anche talvolta l&#8217;opportunità di presentare il lavoro di gente in gamba. Come l&#8217;ultima in ordine di tempo: <strong>Roberta Ragona</strong>, alias <a href="http://blog.tostoini.it/">Tostoini</a> &#8211; il cui <a href="http://www.flickr.com/photos/webgol/1541616178/in/set-72157600028187751/">header autunnale</a> m&#8217;è piaciuto tenere qualche mese.</p>
<blockquote><p>Nel corso di (quasi ormai) 5 anni, abbiamo cambiato qualcosa come <a href="http://www.webgol.it/headerart/">130 header</a> (o forse più). Alcuni sono su <a href="http://www.flickr.com/photos/webgol/sets/72157600028187751/detail/">un set apposito di Flickr</a>, altri (quelli con il template precedente) in una <a href="http://www.webgol.it/headerart.html">sezione</a> di questo blog.
</p></blockquote>
<p>Oggi: cambio! E ne approfitto per metter su una foto di un fotografo giovanissimo e molto in gamba che si chiama <a href="http://www.robertoboccaccino.it"><strong>Roberto Boccaccino</strong></a> (che ha il sito &#8220;flash &#038; sfondo nero&#8221; marchio di fabbrica dei fotografi e collabora come fotoreporter per l&#8217;agenzia Grazia Neri). Tra le foto che mi ha mandato ne ho scelto due (non tutte si adattano a star in orizzontale in un header, pur se belle). </p>
<p>Questa che vede qui sopra (o <a href="http://www.flickr.com/photos/webgol/2077998048/">qui</a> se è già cambiata) è la prima (un&#8217;altra <a href="http://www.robertoboccaccino.it/Sito/people.html">versione</a> della stessa scena è questa qui sotto, meno <em>headerizzabile</em>)</p>
<p>[Foto di <a href="http://www.robertoboccaccino.it/Sito/people.html">Roberto Boccaccino</a>]<br />
<img id="image1052" src="http://www.webgol.it/wp-content/uploads/boccaccinojapan.jpg" alt="Notre-dame, Paris, Japan" /></p>
<p>E&#8217; una foto che ha una bellezza d&#8217;altri tempi. </p>
<blockquote><p>E&#8217; una foto &#8211; mi scrive Roberto &#8211; che ho scattato a Parigi, di fronte a Notre-dame. Erano tutti giapponesi, vestiti uguali e si stavano fotografando a vicenda. Dopo aver passato qualche  minuto a nutrire un certo <em>risentimento fotografico</em> nei confronti di quegli omini neri che stavano ovunque nell&#8217;inquadratura, ho deciso in quell&#8217;occasione (e successivamente anche in altre) di sfruttarli come soggetto.</p></blockquote>
<p>Come dire? La fotografia di un luogo comune.<br />
<em>Tra qualche giorno (settimana?) si mette l&#8217;altra :)</em></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.webgol.it/2007/12/01/gli-header-di-webgolit-e-la-fotografia-di-un-luogo-comune/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>12</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Lampredotto reloaded. Un fotoracconto dalle strade di Firenze</title>
		<link>http://www.webgol.it/2007/06/04/lampredotto-reloaded-un-fotoracconto-dalle-strade-di-firenze/</link>
		<comments>http://www.webgol.it/2007/06/04/lampredotto-reloaded-un-fotoracconto-dalle-strade-di-firenze/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 04 Jun 2007 20:29:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Sofi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cibo e dintorni]]></category>
		<category><![CDATA[Fotografia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.webgol.it/2007/06/04/lampredotto-reloaded-un-fotoracconto-dalle-strade-di-firenze/</guid>
		<description><![CDATA[Torna il lampredotto su questo blog (dovrei quasi farci una categoria). E&#8217; come un vecchio amico, questo cibo di strada fiorentino.
Chi non lo hai mai assaggiato paga pegno, da queste parti (ma è pure vero che io ho un amore incontrollabile per qualsiasi cosa sia venduta in un baracchino di strada). Il lampredotto è una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Torna il <a href="http://www.webgol.it/index.php?s=lampredotto">lampredotto</a> su questo blog (dovrei quasi farci una categoria). E&#8217; come un vecchio amico, questo cibo di strada fiorentino.</p>
<p>Chi non lo hai mai assaggiato paga pegno, da queste parti (ma è pure vero che io ho un amore incontrollabile per qualsiasi cosa sia venduta in un baracchino di strada). Il lampredotto è una trippa. E questo fa scappare la metà delle persone. La metà che rimane però è una metà fortunata. Perché il lampredotto è una trippa morbida, una trippa ruminante, scura e odorosa, frastagliata come scandinavo fiordo, che s&#8217;usa spezzettare lessa nel pane bagnato e ricoprire di salsa verde dalla segretissima ricetta. Così si mangia a Firenze.</p>
<p><a href="http://s-puntidivista.blogspot.com/2007/06/trippai-fiorentini-il-lampredotto.html"><img src="http://farm1.static.flickr.com/233/525059697_fdd5152ce0_m.jpg" alt="Lampredotto, foto di Valeria" /></a></p>
<p>Il lampredotto è un vecchio amico perché fu protagonista del <a href="http://www.webgol.it/2003/10/08/il-tuffo-del-lampredotto/">post</a> (forse) più commentato all&#8217;epoca in cui questo blog stava ancora alle prime armi, e su <a href="http://webgol.splinder.com/1065648379#718909">splinder</a> (correva l&#8217;anno 2003).<span id="more-913"></span></p>
<p>Ne <a href="http://s-puntidivista.blogspot.com/2007/06/trippai-fiorentini-il-lampredotto.html">riscrive</a> e fotografa Valeria di <a href="http://s-puntidivista.blogspot.com/">S-punti di vista</a>, blog locale fiorentino.<br />
(che partecipa, insieme ad altri bravissimi studenti, a <a href="http://www.bloglab.it">Bloglab</a>, una creatura che sta riuscendo a mettere <em>letteralmente </em>in Rete talenti e competenze degni di nota. Se non lo seguite, Bloglab, fate male, come con il lampredotto).</p>
<p>Quella di Valeria è una fotostoria di alcuni barroccini di lampredottai in giro per il centro di Firenze. Intervistati e fotografati.<br />
Uno dei due, quello di Via dei Cimatori, è il migliore di Firenze, a mio immodesto parere. Si accetta dibattito.<br />
<a href="http://s-puntidivista.blogspot.com/2007/06/trippai-fiorentini-il-lampredotto.html"><br />
<img src="http://farm1.static.flickr.com/206/524963567_fa320cb970_m.jpg" alt="Lampredotto, foto di Valeria" /></a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.webgol.it/2007/06/04/lampredotto-reloaded-un-fotoracconto-dalle-strade-di-firenze/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>39</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Barcamp a Matera</title>
		<link>http://www.webgol.it/2007/05/12/barcamp-a-matera/</link>
		<comments>http://www.webgol.it/2007/05/12/barcamp-a-matera/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 12 May 2007 09:55:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Sofi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[Fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[Incontri]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.webgol.it/2007/05/12/barcamp-a-matera/</guid>
		<description><![CDATA[Sono riuscito a postare tutte le mie foto scattate al MateraCamp (na faticaccia). Ne aggiungo altre anche qui nel post &#8211; oltre a quelle di ieri, messe al volo durante la mattina. Ne approfitto per ringraziare Giovanni Calia, che si è fatto un mazzo così, ospitale e generoso. 
Altre foto stanno su flickr con il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sono riuscito a postare <a href="http://www.flickr.com/photos/webgol/sets/72157600206398697/">tutte le mie foto</a> scattate al <a href="http://barcamp.org/BarCampMatera">MateraCamp</a> (na faticaccia). Ne aggiungo altre anche qui nel post &#8211; oltre a quelle di ieri, messe al volo durante la mattina. Ne approfitto per ringraziare <a href="http://www.estrablog.net/wp/">Giovanni Calia</a>, che si è fatto un mazzo così, ospitale e generoso. </p>
<p>Altre foto stanno su flickr con il tag <a href="http://www.flickr.com/photos/webgol/tags/barcampmatera/">barcampmatera</a>, altri post su <a href="http://it.blogbabel.com/search/entries/barcampmatera/">Blogbabel</a>.</p>
<p>La prima foto appena arrivato, intorno a noi <s>la gola del Cavesano</s> il Sasso Caveoso e il Sasso Barisano: sono rimasto a bocca aperta per 20 minuti circa.<br />
<a href="http://www.flickr.com/photos/webgol/sets/72157600206398697/" title="Photo Sharing"><img src="http://farm1.static.flickr.com/218/494599907_46bf025094_m.jpg" width="240" height="180" alt="Matera Camp" /></a></p>
<p>Sole cocente, mattina, sembra estate: meglio sotto i salvifici ombrelloni<br />
<a href="http://www.flickr.com/photos/webgol/sets/72157600206398697/" title="Photo Sharing"><img src="http://farm1.static.flickr.com/203/494572168_f39ff9d398_m.jpg" width="240" height="181" alt="MateraCamp" /></a><br />
 <span id="more-897"></span><br />
Una delle sessioni mattutine (<a href="http://succedeacatepol.splinder.com/">Catepol</a> e il multitasking)<br />
<a href="http://www.flickr.com/photos/webgol/sets/72157600206398697/" title="Photo Sharing"><img src="http://farm1.static.flickr.com/228/496685945_7f356a45ed_m.jpg" width="240" height="180" alt="Catepol" /></a></p>
<p>Dopo il lauto pranzo offerto dalla <a href="http://www.lacompagniadelcavatappi.it/">Compagnia del Cavatappi</a>, ci vuole un espressino freddo, una diavoleria lucana erogata da questo macchinario-hack di granita (ne ho bevuto una quantita x, di poco inferiore alle quantità di caffè che bevo in una settimana; ad un certo punto sono partiti i giri di espressino, e giravano blogger con i vassoi pieni a divulgarne le virtù)<br />
<a href="http://www.flickr.com/photos/webgol/sets/72157600206398697/" title="Photo Sharing"><img src="http://farm1.static.flickr.com/196/496679945_9d038dc7e9_m.jpg" width="240" height="180" alt="La macchina dell'espressino freddo!" /></a></p>
<p>Una delle sessioni pomeridiane, sempre dentro: parla <a href="http://zoro.blog.excite.it/">Zoro</a><br />
<a href="http://www.flickr.com/photos/webgol/sets/72157600206398697/" title="Photo Sharing"><img src="http://farm1.static.flickr.com/229/496617684_c84c196a5d_m.jpg" width="240" height="180" alt="Diego Bianchi" /></a></p>
<p>Quindi va via il sole e ci si sposta all&#8217;esterno: continuano le presentazioni tra venticello e prosecchino<br />
<a href="http://www.flickr.com/photos/webgol/sets/72157600206398697/" title="Photo Sharing"><img src="http://farm1.static.flickr.com/231/496685418_97544b34e8_m.jpg" width="180" height="240" alt="sessione nel terrazzino 2" /></a></p>
<p>E per finire una gita tra i sassi. Quello che ho capito io è che Matera è così bella che Gibson non è riuscito a rovinarla.<br />
<a href="http://www.flickr.com/photos/webgol/sets/72157600206398697/" title="Photo Sharing"><img src="http://farm1.static.flickr.com/201/496764277_42e69d722f_m.jpg" width="240" height="180" alt="I sassi e i barcamper" /></a></p>
<p><em>[Nonostante il lungo viaggio per arrivare (ma addolcito dai panini e dalla compagnia di <a href="http://blog.stefanoepifani.it/">Stefano</a> e Franca), un BarCamp fantastico: allegro e ritemprante. Come scrive <a href="http://www.suzukimaruti.it/2007/05/13/scene-di-matera/">Suz</a> e come scrivono per ogni disco i giornalisti musicali: un Barcamp caleidoscopico e seminale, da cui forse nascerà qualcosa, anche solo un piccolo network. Come spesso s'è visto in Rete basta un attimo, il fumettistico biz di uno sguardo o di un incontro o un esempio riuscito e felice (la forza dell'esempio!).]</p>
<p>[tags]barcampmatera, Matera, Barcamp[/tags]</em></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.webgol.it/2007/05/12/barcamp-a-matera/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>34</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Mamuthones. Sangue, sudore e campane.</title>
		<link>http://www.webgol.it/2006/07/31/mamuthones-sangue-sudore-e-campane/</link>
		<comments>http://www.webgol.it/2006/07/31/mamuthones-sangue-sudore-e-campane/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 31 Jul 2006 05:25:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enrico Bianda</dc:creator>
				<category><![CDATA[Bestie]]></category>
		<category><![CDATA[Fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[Luoghi]]></category>
		<category><![CDATA[Tempo (perso?)]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.webgol.it/2006/07/30/mamuthones-sangue-sudore-e-campane/</guid>
		<description><![CDATA[[foto di Enrico Bianda]
La fatica risuona di campane percosse da un osso di pecora. Con salti mossi e ordinati, a coppie in un corteo spaventoso, fatto di maschere e occhi scuri, pelo di montone e gesti autoritari. I mamuthones si muovono all’unisono, saltano insieme, diretti con orgoglio da un issokadore che si muove attraverso le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>[foto di Enrico Bianda]<br />
<a href="http://www.flickr.com/photos/webgol/196083890/" title="Photo Sharing"><img src="http://static.flickr.com/69/196083890_364279b142_m.jpg" width="240" height="185" alt="mamuthones" hspace="5" vspace="5" align="left"/></a>La fatica risuona di campane percosse da un osso di pecora. Con salti mossi e ordinati, a coppie in un corteo spaventoso, fatto di maschere e occhi scuri, pelo di montone e gesti autoritari. I <em>mamuthones </em>si muovono all’unisono, saltano insieme, diretti con orgoglio da un <em>issokadore </em>che si muove attraverso le bestie-uomo con circospezione, come un domatore, attento a non distrarsi mostrandosi al contempo coraggioso.<br />
Sono usciti verso le 3 del pomeriggio, dopo la vestizione, chiusi nelle stanze della vecchia casa padronale nel centro del paese. Dal cortile si leva il fumo del fuoco pubblico. Uno dei tanti che da ieri sera illumina le strade di Mamoiada.<br />
<span id="more-682"></span><br />
E’ un rito che precede il carnevale. Ma non credo si possa dire che appartenga al carnevale. E’ il 17 gennaio. San Antonio, da sempre forse, è la sera dei <em>mamuthones</em>. Dovrebbe essere l’unica notte, preceduta dai fuochi che restano accesi, in enormi falò, dalla sera prima, mangiando fave e lardo e bevendo vino rosso.</p>
<p>“Un bicchiere di vino?”<br />
E’ passato da poco mezzogiorno, e non me la sento di dire di no. E’ il primo bicchiere, forse di molti. La cantina è umida e densa, come il cannonau che bevo da un piccolo bicchiere di plastica bianca. Rimane impressa l’ombra del vino sulle pareti del bicchiere. Un vino forte, saranno 14 o 15 gradi. Il pomeriggio si annuncia nella luce grigia di una bella giornata invernale. Ci spostiamo dalla cantina ad un cortile. Veniamo accolti da un profumo intenso, di fuoco e vapore. E’ il gas del forno da campo. Acceso sotto una pentola ampia piena d’acqua che bolle. La guarda un uomo alto, dalle mani macchiate di sangue. Un sorriso beffardo e allegro chiuso da due baffi grigi da attore romantico. Occhi azzurri e cappello di lana da marinaio. Si abbassa e prende dall’acqua una sacca grigia, morbida che fugge dalle mani. Un pallone peloso, una sacca di tessuto naturale.<br />
“E’ lo stomaco della pecora…”<br />
“Ah!”</p>
<p><a href="http://www.flickr.com/photos/webgol/196083892/" title="Photo Sharing"><img src="http://static.flickr.com/67/196083892_8498514845_m.jpg" width="240" height="166" alt="mamuthones" hspace="5" vspace="5" align="left" /></a>E’ pronto. Mi avvicino al fuoco e guardo mentre con le mani il cuoco prova la resistenza dello stomaco. Della pecora.<br />
Con un coltello a serramanico apre. Un’apertura da cui sgorga un liquido rosso scuro. Sangue. Il mio primo sanguinaccio.<br />
Sgorga a fiotti in un catino di plastica.<br />
Sangue cotto nello stomaco della pecora. Condito con timo e menta, cipolla e formaggio. E pane <em>carasau </em>sbriciolato. Tutto dentro la sacca. Per chi come noi è abituato al lampredotto quello è il meno. Il sangue va mangiato in fretta. Liquido rosso caldo fumante speziato. Non pensavo restasse così liquido: lo mangio bagnando il pane, che mi cola le mani le dita i polsi la giacca.<br />
Entra un gruppo guidato da un giovane del posto. Sono tre registi americani. Los Angeles. Girano un documentario.<br />
“What’s this?”, chiede lei, chiusa in un elegante piumino verde, occhiali da sole, capelli lunghi e occhi mediorientali.<br />
“Blood”, le risponde con una risata l’altro.</p>
<p>Rito e appartenenza. Credenza e rispetto. Rigore e trasporto. E’ tutto questo che sale, si alimenta di fronte ad un fuoco fatto di ceppi e radici di terra. Lapilli e cenere che volano nel cortile, un sorso alla grappa ed una fiammata violenta e improvvisa che riscalda come una risata.<br />
Suona un organetto diatonico, un ballo una canzone da ballare. Intanto le pelli di montone arrivano portate dagli uomini, con le campane e le maschere. Ognuno la sua, nera, di legno di pero, con la bocca aperta che forse è il muso della pecora.</p>
<p><em>In un garage appena fuori la casa un cadavere scuoiato, la testa in un gancio e il sangue rappreso a terra.</em></p>
<p>La processione di giovani e anziani che si annunciano nel cortile con un fischio, un accenno appena. Passano con un sorriso verso il fuoco e l’organetto. La vestizione si avvicina. La tensione si percepisce nell’attesa di un ritardatario. E i ragazzini, i bambini, che imparano a vestirsi. Usciranno per primi loro, tre quattro anni appena bardati con pelliccia e campane.<br />
Uomo e donna, bestia e domatore, selvaggio e addomesticato. Il dualismo attraversa il costume, nella maschera che svela solo occhi appuntiti, nel fazzoletto che chiude il cappello, nella pelliccia nera pesante, nelle campane, tante, strette attorno al corpo, con cinghie che strappano il respiro. Sulla schiena, pesanti, per saltare e rendere un suono omogeneo, un colpo di frusta, all’unisono, in un corteo attraverso il paese, nel pomeriggio che va nella sera fredda.</p>
<p><a href="http://www.flickr.com/photos/webgol/196086012/" title="Photo Sharing"><img src="http://static.flickr.com/72/196086012_6488444624_m.jpg" width="240" height="159" alt="mamuthones" hspace="5" vspace="5" align="left"/></a>Sedici fuochi nelle strade di Mamoiada. La gente, i dolci e i mamuthones stremati, via la maschera, il sudore sotto il cappello. Fino a sera, fino al buio illuminato dalla scintille dei fuochi alimentati dal sughero.<br />
Si finirà dove si era partiti, attorno al fuoco con un ultimo strappo alla fatica, guidati da un <em>issokadore </em>determinato a sfiancare le bestie. Lui è l’uomo. Guida e dirige i <em>mamuthones </em>in una danza ritmata nel salto, senza musica, solo colpi martellanti di campane.<br />
Campane. Campane. Campane.</p>
<p>(per vedere le altre foto: <a href="http://www.flickr.com/photos/webgol/tags/mamuthones/">flickr/mamuthones</a>)</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.webgol.it/2006/07/31/mamuthones-sangue-sudore-e-campane/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>10</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Che foto mettiamo oggi?</title>
		<link>http://www.webgol.it/2006/05/07/che-foto-mettiamo-oggi/</link>
		<comments>http://www.webgol.it/2006/05/07/che-foto-mettiamo-oggi/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 07 May 2006 18:25:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Sofi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[Fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[Giornalismi]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.webgol.it/2006/05/07/che-foto-mettiamo-oggi/</guid>
		<description><![CDATA[Non è facile, lo capisco. Trovare una foto da associare ad un pezzo sui blog. E in generale su internet, chè di meno fotografabile della Rete c&#8217;è solo la nebbia quella fitta.
Va molto la tastiera, o un monitor illuminato, o un essere umano di spalle pensoso davanti ad una tastiera, o ad un monitor, o [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img align="left" alt="ansablogger.jpg" id="image612" title="ansablogger.jpg" src="http://www.webgol.it/wp-content/uploads/ansablogger.thumbnail.jpg" />Non è facile, lo capisco. Trovare una foto da associare ad un pezzo sui blog. E in generale su internet, chè di meno fotografabile della Rete c&#8217;è solo la nebbia quella fitta.<br />
Va molto la tastiera, o un monitor illuminato, o un essere umano di spalle pensoso davanti ad una tastiera, o ad un monitor, o ad entrambi, spesso con una penna tra le mani, o una sorta di internet point (spesso con computer dell&#8217;anteguerra) piena di persone ipnotizzate da ciò che vedono. Quell&#8217;internet point, poi, diventa ogni anno più vecchio (o siamo noi che andiamo avanti, non mi è chiaro questo passaggio).<br />
Ogni tanto, poi, c&#8217;è anche il tentativo di percorrere strade inconsuete, in cui si sperimenta altra libertà associativa.<br />
Come in questo caso, una breve sulla previsione che in Cina ci saranno, alla fine del 2006, <a target="_blank" href="http://www.ansa.it/main/notizie/awnplus/internet/news/2006-05-06_1063180.html">60 milioni di blog</a>, data dall&#8217;Ansa: la foto mostra giovani preti cattolici con gli occhi a mandorla di cui uno fotografa con una macchina digitale.<br />
Un riferimento al <a target="_blank" href="http://www.webgol.it/2006/05/05/dio-ce-e-vive-nel-web/">religious blogging</a>?</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.webgol.it/2006/05/07/che-foto-mettiamo-oggi/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>E-lettori</title>
		<link>http://www.webgol.it/2006/02/20/e-lettori/</link>
		<comments>http://www.webgol.it/2006/02/20/e-lettori/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 20 Feb 2006 08:20:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Sofi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Sport]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.webgol.it/?p=547</guid>
		<description><![CDATA[L&#8217;apertura ai citizen photographer è realtà ampiamente sperimentata nei giornali on line anglosassoni &#8211; con sezioni permanenti che seguono passo passo, e dal basso, le notizie del giorno più fotografabili. 
In Italia si arranca e si sperimenta.
Quado capita. Nel ghetto dell&#8217;emergenza, o di eventi straordinari.
Morte del papa, per esempio, un po&#8217; le olimpiadi.
[A proposito delle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;apertura ai <i>citizen photographer</i> è realtà ampiamente sperimentata nei giornali on line anglosassoni &#8211; con sezioni permanenti che seguono passo passo, e dal basso, le notizie del giorno più fotografabili. </p>
<p>In Italia si arranca e si sperimenta.<br />
Quado capita. Nel ghetto dell&#8217;emergenza, o di eventi straordinari.<br />
Morte del papa, per esempio, un po&#8217; le olimpiadi.</p>
<p>[<i>A proposito delle olimpiadi, <a href="http://www.lastampa.it">La Stampa</a>, quotidiano di Torino, dedica una sezione "le vostre foto olimpiche" nella <a href="http://www.lastampa.it/torino2006">sezione speciale dedicata alle olimpiadi</a>. Nella quale ci sono anche <a href="http://www.006.blog.lastampa.it/">i blog di alcuni volontari</a> - in collaborazione con <a href="http://006live.mediaki.it/">006.it</a>. Uno sguardo al retroscena olimpico, molte foto, pochi post.</i>]</p>
<p>L&#8217;idea era nell&#8217;aria, insomma.<br />
Eccola applicata alla campagne elettorali.<br />
<span id="more-547"></span><br />
Grazie alla segnalazione di <a href="http://www.webgol.it/archives/000987.html">Stella</a> nei commenti, scopro che il <a title="Corriere della Sera" href="http://www.corriere.it">Corriere della Sera</a> ha aperto una sezione dedicata alla copertura dal basso della campagna elettorale.<br />
Si chiama <strong><a title="Le foto degli e-lettori" href="http://fotoe-lettori.corriere.it/cgi-bin/sn_photogallery/index.chm">le foto degli e-lettori</a></strong>.</p>
<p>Quattro le categorie: affissioni-pubblicità, comizi-personaggi, come cambia la città, elaborazioni fotografiche. Ancora semi-vuote, peccato.<br />
Ricerche possibili: per data, soggetto e autore.<br />
La prima non funziona, la seconda sì, la terza figuriamoci ed è pure l&#8217;opzione più incomprensibile &#8211; se sono foto mandate da singoli lettori che senso ha?<br />
In generale ecco un caso in cui le logiche di ricerca e di navigazione della folksonomy potevano potevano aiutare molto.</p>
<p>Secondo me si può fare meglio.<br />
Su flickr c&#8217;è poco e non organizzato.<br />
Ho aperto un gruppo, e l&#8217;ho, banalmente, chiamato <a href="http://www.flickr.com/groups/elezioni/">elezioni</a>. Per manifesti elettorali, foto di incontri e comizi, elettori e quant&#8217;altro di fotografabile produrrà l&#8217;ultimo mese e mezzo di campagna.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.webgol.it/2006/02/20/e-lettori/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>2</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>La neve, il tempo, le foto on line</title>
		<link>http://www.webgol.it/2006/01/03/la-neve-il-tempo-le-foto-on-line/</link>
		<comments>http://www.webgol.it/2006/01/03/la-neve-il-tempo-le-foto-on-line/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 03 Jan 2006 12:56:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Sofi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[Giornalismi]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.webgol.it/?p=530</guid>
		<description><![CDATA[[Neptune,  originally uploaded by Ben Hammersley]

Torno dalla neve vera, e mi accorgo di essermi perso una nevicata di quelle che a Firenze, dove per la verità il freddo di per sè non è mai timido, capitano una volta ogni tanto. Da 20 anni, dicono.
Non per ritornare sulla questione delle risorse fotografiche on line, su [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><font size="-2">[<a href="http://www.flickr.com/photos/hammersley/78650470/">Neptune</a>,  originally uploaded by <a href="http://www.flickr.com/people/hammersley/">Ben Hammersley</a>]</font><br />
<a title="photo sharing" href="http://www.flickr.com/photos/hammersley/78650470/"><img vspace="5" hspace="5" align="left" src="http://static.flickr.com/38/78650470_dce7285dc5_m.jpg" /></a><br />
Torno dalla neve vera, e mi accorgo di essermi perso una nevicata di quelle che a Firenze, dove per la verità il freddo di per sè non è mai timido, capitano una volta ogni tanto. Da 20 anni, dicono.</p>
<p>Non per ritornare sulla questione delle risorse fotografiche on line, <a href="http://www.webgol.it/archives/000947.html">su cui ho scritto qualche giorno fa</a> (in realtà facendolo), ma anche la nevicata fiorentina è un caso di <strong>emergenza notiziabile</strong> (<a href="http://www.webgol.it/images/blogemergenza.pdf">qui</a> e <a href="http://www.webgol.it/archives/000936.html">qui</a>, per sapere cosa intendo con questa definizione). Emergenza (per fortuna blanda come qualche fiocco di neve) che, data la presenza di nuove tecnologie di pubblicazione on line, più di altre occorrenze &#8220;giornalistiche&#8221;, rimette in gioco e in discussione alcuni processi informativi consolidati. Specie per quanto riguarda le foto.</p>
<p>In questo caso, infatti, avevo voglia di vedere qualche foto di Firenze sotto la neve. Ho fatto una veloce ricerca nei giornali on line, nelle fotogallery professionali, e ho trovato ben poco &#8211; non so se per mia incapacità. Non dubito che quotidiani nazionali, e soprattutto quelli locali, abbiano pubblicato bellissime foto sul piccolo grande evento di cronaca bianca.<br />
Il giorno stesso, o il giorno dopo.<br />
Ma cosa ne rimane on line una settimana dopo?<br />
<span id="more-530"></span><br />
Una bella foto dell&#8217;ansa (<a href="http://www.lastampa.it/redazione/cmssezioni/cronache/200512images/firenze_neve01.jpg">qui</a> pubblicata da La Stampa), e una fotogallery di &#8220;foto inviate dai lettori&#8221; (e non è un caso) da parte dellla testata &#8220;<a href="http://www.meteogiornale.it/reportages/read.php?id=1400&amp;chapter=1">Meteo Giornale</a>&#8220;.</p>
<p>D&#8217;accordo: non è una gran notizia, ma la tanto proclamata svolta multimediale pare essere, nel tempo, scioglievole come la neve sulle strade fiorentine. Altro che con la carta (o con le parole: qualche articolo on line rimane), è con le foto che ci si potrebbe incartare il pesce il giorno dopo.</p>
<p>Se mi sposto, invece, su un altro campo da gioco (ma sarà poi <em>così</em> diverso?), i risultati cambiano.</p>
<p>Non saranno professionali, non saranno tecnicamente perfette, non saranno validate da tesserini o fatture, ma ho avuto molta più soddisfazione, permanendo in me la voglia di vedere Firenze imbiancata, quando mi sono rivolto alla produzione fotografica proveniente dal basso, da singoli-noi muniti di digitale, sul solito <a href="http://www.flickr.com">flickr</a> (uno per tutti).</p>
<p>Per esempio.<br />
<a href="http://www.benhammersley.com/">Ben Hammersley</a>, brillante tecnologo, inglese doc con tanto di kilt ma residente nei dintorni del capoluogo toscano, ha fatto quello che avrei fatto io fossi stato a Firenze: è uscito di notte e ha <a href="http://www.flickr.com/photos/hammersley/sets/1683741/">fotografato la nevicata</a>.</p>
<p>Firenze, di notte tarda o di mattina presto, è tutta un&#8217;altra città: si espande soffice nello spazio liberato dai turisti, si rassetta le vesti stropicciate da troppi sguardi da cartolina, si sincronizza sui vuoti in un respiro armonico, lento. La neve poi aiuta questo sospiro di sollievo: come una macchina del tempo riporta gli antichi monumenti ad un&#8217;età indefinita. L&#8217;intuizione di Ben era quella giusta, e la sua foto presa in prestito qui sopra lo dimostra &#8211; una foto ovattata, in cui, se ci si concentra un po&#8217;, è possibile sentire il silenzio della pietra.</p>
<p><a href="http://www.flickr.com/photos/search/tags:firenze%2Csnow/tagmode:all/"><img vspace="5" hspace="5" border="0" align="right" alt="florence+snow su flickr" src="http://www.webgol.it/images/florencesnow.jpg" /></a>Oltre Hammersley, però, su Flickr, ci sono centinaia di foto, più o meno belle, sulla neve di Firenze.<br />
Basta cercare sui tag (per esempio con una ricerca <a href="http://www.flickr.com/photos/search/tags:firenze%2Csnow/tagmode:all/">firenze+snow</a> o <a href="http://www.flickr.com/photos/search/tags:florence%2Csnow/tagmode:all/">florence+snow</a>), e ce n&#8217;è per tutti i gusti.<br />
Per tutti i gusti non è un modo di dire: c&#8217;è il monumento famoso e la strada sconosciuta, c&#8217;è il centro e la periferia, c&#8217;è lo sguardo del turista e quello del residente, in un allargamento concentrico del fotografabile generato dalla compresenza di molti occhi e del digitale.</p>
<p>Queste foto, scattate da centinaia di persone, pubblicate spesso con una licenza creative commons, organizzate grazie a quel <em>miglior disordine possibile</em> (devo questa splendida definizione a <a href="http://www.sergiomaistrello">Sergio</a>) garantito dalla folksonomy sono una testimonianza dal basso che risponde in modo inedito, parziale eppur soddisfacente, ad una (pur piccola) domanda informativa.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.webgol.it/2006/01/03/la-neve-il-tempo-le-foto-on-line/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Nell’ora delle ombre schiacciate. Intervista a Monika Bulaj.</title>
		<link>http://www.webgol.it/2005/08/29/nellora-delle-ombre-schiacciate-intervista-a-monika-bulaj/</link>
		<comments>http://www.webgol.it/2005/08/29/nellora-delle-ombre-schiacciate-intervista-a-monika-bulaj/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 29 Aug 2005 15:50:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enrico Bianda</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[Rumizzeide]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.webgol.it/?p=476</guid>
		<description><![CDATA[[Chiudiamo il mese di webgol dedicato al reportage di Paolo Rumiz "La Gerusalemme perduta" con una intervista di Enrico - in esclusiva -  a Monika Bulaj, che ha firmato il bellissimo reportage fotografico del viaggio. as]
Foto © Monika Bulaj
Le ore privilegiate sono quelle del mattino presto, e della sera che scende.
Si fotografa con le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><font size="-2">[Chiudiamo il <a href="http://www.webgol.it/archives/cat_rumizzeide.html">mese di webgol dedicato</a> al reportage di Paolo Rumiz "<a href="http://www.repubblica.it/2005/h/sezioni/spettacoli_e_cultura/rumizgerus/rumizegerus0/rumizegerus0.html">La Gerusalemme perduta</a>" con una intervista di Enrico - in esclusiva -  a <b>Monika Bulaj</b>, che ha firmato il bellissimo reportage fotografico del viaggio. as]</font></p>
<p><font size="-2">Foto © Monika Bulaj</font><br />
<img alt="Foto e copyright di Monika Bulaj" src="http://www.webgol.it/images/bulaj_antiochia_2.jpg" border="1" hspace="5" vspace="5" align="left" />Le ore privilegiate sono quelle del mattino presto, e della sera che scende.<br />
Si fotografa con le ombre lunghe, con la luce espressiva, che anima le pieghe della vita. Vuol dire svegliarsi presto ed essere a fotografare nelle prime ore del giorno.<br />
Scrivere lo si può fare quasi sempre. Basta essere pazienti e saper aspettare, ma soprattutto – e questo <b>Paolo Rumiz</b> lo sa fare meglio di chiunque altro, me lo dice <b>Monika Bulaj</b>, che ho raggiunto al telefono appena rientrata dall’Albania, dove era andata a fotografare una comunità islamica – bisogna saper cogliere il meglio dalle persone. Tutti possono raccontare qualcosa di interessante.<br />
Bisogna saperlo ascoltare.</p>
<p><b>Monika Bulaj</b> ha viaggiato con Rumiz.<br />
Anche lei si è fatta i suoi 7000 chilometri verso Gerusalemme, attraverso l’universo perduto dei cristiani d’Oriente.<br />
E’ una fotografa polacca che da anni lavora nel corpo delle fedi. Si sono conosciuti qualche anno fa, su invito del direttore dell’Istituto polacco di Roma. Lei una fotografa e l’intuizione che tra i due vi fossero dei punti di contatto. A Rumiz chiesero di intervistare Monika.<br />
<span id="more-476"></span><br />
Questo attraverso i riti e i luoghi del cristianesimo è stato il loro primo viaggio insieme, la complicità doveva nascere, gli sguardi si dovevano unire, il racconto doveva passare ancora attraverso la loro capacità di sintesi. Ma soprattutto i ritmi, loro, i primi a doversi avvicinare. E le diverse esigenze.</p>
<p align="right"><img src="http://www.blogblog.com/tictac/quotes.gif"><i>Io vengo da un lavoro solitario. Luce, luoghi, eventi. <b>E’ un lavoro che si costruisce viaggiando da soli</b>. Così ho sempre fatto. Quello fotografico è un lavoro poco pianificabile. Mentre per un giornalista, un viaggio così complesso come quello che ci ha portato a Gerusalemme non poteva non essere perfettamente pianificato. Ci devono essere delle persone che ti aspettano. Anche l’approccio alla realtà è diverso. Io posso permettermi di selezionare con calma. Anche una volta rientrata. Mentre per Rumiz la selezione avviene sul posto. E’ come un cacciatore, ha la velocità di un cacciatore, che riesce a cogliere le cose che gli interessano al volo.</i></p>
<p>Aveva un po’ di paura, prima di partire: abituata alle avventure solitarie, l’incognita di due personalità che dovevano coesistere, e soprattutto bilanciare le loro priorità, le mettevano un po’ di ansia.<br />
Ma è bastato poco, fin dalle prime tappe, una volta arrivati al centro della Turchia, si sono accorti di avere un passo simile. </p>
<p align="right"><img src="http://www.blogblog.com/tictac/quotes.gif"><i>In Turchia si è creata una situazione di <b>grandissima simbiosi</b>. Le esigenze di Paolo non erano più un ostacolo per me. Piuttosto un’opportunità ulteriore di approfondimento e di ricerca. L’alba e il tramonto per noi fotografi sono i momenti sacri. Le ore calde del giorno, quelle che schiacciano le ombre delle persone, sono diventate un modo per raccontare qualcosa di diverso, un approccio forse meno estetico, e più orientato alla vita. Gli incontri con Paolo avvenivano in interno. In ore per me difficili. Eppure scattavo. Così come per Paolo: i miei momenti sacri divenivano appuntamenti importanti anche per lui.</i></p>
<p>Ascoltare porta ad annullarsi nell’altro. Monika racconta che vedere Rumiz lavorare è una gioia. L’incontro con <i>l’altro da noi</i> è al centro del suo lavoro. </p>
<p align="right"><img src="http://www.blogblog.com/tictac/quotes.gif"><i>Paolo ha un’enorme sensibilità fotografica e giornalistica. Mentre la mia è più un sensibilità estetica. Sono due sguardi diversi che in questo viaggio hanno trovato una sintesi, un equilibrio cristallino. <b>Lui mi ha spinto a cercare i simboli dei luoghi</b>, e gli elementi dello spostamento, frammenti che raccontassero il nostro viaggio, che dessero la dimensione del viaggio. Ai temi della bellezza e del sacro, ho cominciato ad accostare anche i temi dello spostamento e del divenire. In questo modo il lavoro, pur essendo davvero molto complesso, diviene sicuramente più completo, permette di vedere le cose con un senso profondo, che lasci trasparire la dimensione del dialogo.</i></p>
<p><img alt="Foto e copyright Monika Bulaj" src="http://www.webgol.it/images/bulaj_turchia.jpg" width="170" height="116" border="1" hspace="5" vspace="5" align="left" /><b>Monika Bulaj</b> con questo lavoro, difficile e faticoso, ha aggiunto un capitolo al suo personale viaggio dedicato al sacro, soprattutto nelle zone periferiche del mondo.<br />
Un lavoro che dura da 18 anni, trascorsi alla ricerca dei piccoli microcosmi della fede, dove si rivelano le contaminazioni, dove le religioni si incontrano dando vita ai <b>segni vivi della fede</b>.<br />
Quello che cerca è quel momento in cui le religioni si uniscono inconsapevolmente.<br />
Quasi senza accorgersene. </p>
<p align="right"><img src="http://www.blogblog.com/tictac/quotes.gif"><i>Ho sempre viaggiato nei luoghi della periferia per eccellenza, attraverso gli arcipelaghi immensi delle sette ortodosse, come nel Caucaso, in luoghi dove le fedi hanno i loro sopravvissuti. Di riflesso il mio è anche un lavoro sui monoteismi, in Oriente, in Turchia, in luoghi dove l’esperienza corporea è fortissima, e dove sia possibile individuare le similitudini <b>nei corpi delle fedi</b>. Mi accorgo che in fondo il mio, pur non essendo un lavoro di devozione, è un lavoro contro la laicizzazione forzata. Io cerco i luoghi dove si trovano le radici, le sorgenti pure dei monoteismi, luoghi ed esperienze che non sono amate dall’ortodossia, come ad esempio il sufismo.</i></p>
<p>L’immagine che ha chiuso il viaggio verso Gerusalemme credo abbia la forza dell’intero viaggio, e della stessa esperienza umana che questo ha rappresentato, e che in fondo la dimensione della devozione arcaica e trascendentale richiede all’uomo.<br />
Un novizio che non riesce ad entrare in un monastero in Siria. Una storia di sofferenza e devozione incredibile che si racconta in una sforzo di passione e sofferenza che sta tutto in quello stringersi ai piedi di una croce, di fronte ad un muro segnato dal tempo. </p>
<p><font size="-2">[Monika Bulaj fotografa con due Leica M6 che montano due ottiche rispettivamente da 21 e 35 mm]</font></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.webgol.it/2005/08/29/nellora-delle-ombre-schiacciate-intervista-a-monika-bulaj/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>5</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Corpografie [III]</title>
		<link>http://www.webgol.it/2005/04/15/corpografie-iii/</link>
		<comments>http://www.webgol.it/2005/04/15/corpografie-iii/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 15 Apr 2005 17:10:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca Mazzucato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Corpi]]></category>
		<category><![CDATA[Fotografia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.webgol.it/?p=413</guid>
		<description><![CDATA[[Corpografie precedenti: donna/amante, nel buio/s'annulla]
Corpo in viaggio.
Di che colore è un paese? No seriamente, di che colore è? Può essere grigio o anche arancione, può avere colori di Provenza, pesanti sfumature del Tirolo. In viaggio. Assaggio di treni che puzzano, di stantuffi, di vesti rosate da bambine perbene, di pacchi appoggiati da saltare a piedi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><font size="-2">[Corpografie precedenti: <a href="http://www.webgol.it/archives/000693.html">donna/amante</a>, <a href="http://www.webgol.it/archives/000700.html">nel buio/s'annulla</a>]</font></p>
<p><b>Corpo in viaggio.</b><br />
Di che colore è un paese? No seriamente, di che colore è? Può essere grigio o anche arancione, può avere colori di Provenza, pesanti sfumature del Tirolo. In viaggio. Assaggio di treni che puzzano, di stantuffi, di vesti rosate da bambine perbene, di pacchi appoggiati da saltare a piedi pari. Corpo rannicchiato. Tu accanto. Tu sdraiato approfitti di assenze non previste. Crediti, premi, mi sfiori, non voglio, di che colore, avanti, gingilli con cui masturbarsi i nervi, i tuoi libri, i tuoi oggetti, anche la tua mano, mi tocca ma piano, mi tocca come non voglio, con perbenismo, da grande Kermesse, con autismo da Convention, nel letto improvvisato di un vagone con i buchi, la carrozza del menefreghismo.<br />
<span id="more-413"></span><br />
Quando viaggio è il mio corpo stesso, lo diventa, sfreccia insieme all’insipienza di parole che rappresentano un amore che non sappiamo più inventare. Non è l’arrivo che mi preme, ma la rotaia stridente e il campo stracciato dal sole, il bambino che stringe le gambe al peccato mal detto del suo mondo disfatto (si vede, si sente, lo accarezzo), il finestrino bagnato, il borbottio incessante dei nuovi arrivati, per fortuna i nostri corpi salvati da sguardi estranei, da consolazione. Io gioco. Per una necessità che mi ruba il tempo e si dà forma e si sforma ogni volta, si porta contorta quando tutto sembra non essere sembiante, quando l’arena è cangiante. Mi tocchi, ancora, la tua mano sempre più sola, niente risposta, niente ripresa, soltanto gioco e attesa. Gioco nel giocare, apro le pagine per restarci, accordo lo strumento per l’inizio, un suono di liuto, i capelli che splenderanno per altri, i seni sotto la camicia che ad altri regaleranno il succo. Il corpo in viaggio riprende il suo vantaggio.</p>
<p align="center"><a href="http://www.flickr.com/photos/webgol/9493034/"><img alt="Diott(r)ica: Do throw glances out of the window, di Antonio Sofi" src="http://www.webgol.it/images/fromatrainpiccola.jpg" width="200" height="150" border="1" /></a><br /><font size="-2"><i><a href="http://www.flickr.com/groups/dioptric/">Diott(r)ica</a></i>: Do throw glances out of the window<br />foto di A. Sofi</font></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.webgol.it/2005/04/15/corpografie-iii/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>3</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Corpografie [II]</title>
		<link>http://www.webgol.it/2005/04/09/corpografie-ii/</link>
		<comments>http://www.webgol.it/2005/04/09/corpografie-ii/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 09 Apr 2005 07:00:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca Mazzucato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Corpi]]></category>
		<category><![CDATA[Fotografia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.webgol.it/?p=409</guid>
		<description><![CDATA[[Corpografie precedenti: donna/amante]
Corpi nel buio.
Barcollanti, ancorati alla terra, corpi nel buio vi muovete al sicuro, vi stringete le mani siete corpi antropomorfi, corpi del domani, corpi senza identità conosciute, corpi nel buio preferite angiporti ad antiche volute a cattedrali barocche, corpi con nocche rovinate da pugni malpresi, corpi ripresi a morsi lasciati andare i segni, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><font size="-2">[Corpografie precedenti: <a href="http://www.webgol.it/archives/000693.html">donna/amante</a>]</font></p>
<p><b>Corpi nel buio.</b><br />
Barcollanti, ancorati alla terra, corpi nel buio vi muovete al sicuro, vi stringete le mani siete corpi antropomorfi, corpi del domani, corpi senza identità conosciute, corpi nel buio preferite angiporti ad antiche volute a cattedrali barocche, corpi con nocche rovinate da pugni malpresi, corpi ripresi a morsi lasciati andare i segni, lenite le tumefazioni, corpi di metalliche esibizioni anche falliche anche a pezzi che irritano, a lame che infliggono qualcosa simile a punizioni, corpi nel buio dall’apparenza ladroni, briganti dalla speranza impaziente, corpi nel buio a scovare i brillanti dal niente.</p>
<p align="center"><a href="http://www.flickr.com/photos/webgol/8859906/"><img alt="Diott(r)ica: La chanson des vieux amants, di Antonio Sofi" src="http://www.webgol.it/images/amantipiccola.jpg" width="113" height="150" border="1" /></a><br /><font size="-2"><i><a href="http://www.flickr.com/groups/dioptric/">Diott(r)ica</a></i>: La chanson des vieux amants, <br />foto di A. Sofi</font></p>
<p><span id="more-409"></span><br />
<b>Corpo che si annulla.</b><br />
Il desiderio acuto, lo cancello, lo sputo. Il corpo si annulla ma prima si trastulla, ritorna nel baule delle cose dell’infanzia, quattro lacrime d’ordinanza, e poi la solita stravaganza di avvertire gli amici su cosa fare in caso di evento irreparabile, in caso di dolore irreversibile, in caso di funerale. Corpo che si annulla, non esce non si lava la mano diventa schiava di una bottiglia e un vecchio sogno resuscitato al bisogno, non suonate a quel maledetto campanello, lancio una scarpa, saltello, andate via, lasciatemi morire e così sia, morire a quella ipocrisia della merce fasulla che mi vende ogni mattina, che mi sistema sotto la pensilina, morire all’idiozia di chi dice che un amore finito si può dimenticare e invece lascia ferite destinate a durare. Quando la musica finisce si spengono le luci, ma dai ma davvero, è da natale che mi porto dietro una sola lampadina, quando salterà sarà buio totale. Mi taglio i capelli senza una forma, una testa rotonda che circonda uno specchio, mi ferisco ad un dito, perfetto, la bottiglia, tranquilla che nessuno la piglia, ancora lacrime d’ordinanza, poi tutte le possibili scelte irreversibili, immarcescibili e definitive. Intanto la televisione. Accesa senza rumore, nervosa senza calore, la mano scivola fra le gambe a cercare se almeno un po’ è possibile da trovare.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.webgol.it/2005/04/09/corpografie-ii/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>2</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Il buio, una guardia svizzera, un flash inaspettato</title>
		<link>http://www.webgol.it/2005/04/08/il-buio-una-guardia-svizzera-un-flash-inaspettato/</link>
		<comments>http://www.webgol.it/2005/04/08/il-buio-una-guardia-svizzera-un-flash-inaspettato/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 08 Apr 2005 08:51:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Sofi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Corpi]]></category>
		<category><![CDATA[Fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[Giornalismi]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.webgol.it/?p=408</guid>
		<description><![CDATA[Ancora sulla morte del papa, e sulle foto.
Un evento così speciale, una partecipazione così massiccia (come è anche in casi di crisi, di emergenza, o di impatto trasversale sulla vita delle persone) genera
inevitabilmente flussi di informazione diffusa.
Che altri direbbero rumore.
Che in altri tempi sarebbe rimasto chiacchiera da bar, e che ora, grazie ad alcune convergenze [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.repubblica.it/2003/e/gallerie/esteri/rofoto/esterne061834140604183438_big.jpg"><img alt="foto di lettore su repubblica.it" src="http://www.webgol.it/images/papabasilica.jpg" width="134" height="100" border="0" hspace="5" vspace="5" align="left"></a>Ancora sulla morte del papa, e sulle foto.<br />
Un evento così speciale, una partecipazione così massiccia (come è anche in casi di crisi, di emergenza, o di impatto trasversale sulla vita delle persone) genera<br />
inevitabilmente <i>flussi di informazione diffusa</i>.<br />
Che altri direbbero <i>rumore</i>.<br />
Che in altri tempi sarebbe rimasto chiacchiera da bar, e che ora, grazie ad alcune <i>convergenze</i> tecnologiche (internet, ovviamente, ma anche la popolarizzazione delle tecniche fotografiche) <i>emerge</i>, in qualche modo, come <i>informazione</i>. Perchè si fa pubblica, e trova accoglienza (se ne accorge anche <a href="http://www.comesifaunblog.it/?p=309">Sergio</a>) nelle home page di siti quali <a href="http://www.repubblica.it">La Repubblica</a> e <a href="http://www.corriere.it">Il Corriere</a> (ma anche per esempio <a href="http://www.db.avvenire.it/avvenire/index.jsp">L&#8217;Avvenire</a>). I quali, per esempio, pubblicano gallerie di foto mandate dai lettori.<br />
<span id="more-408"></span><br />
Prendiamo le foto quindi.<br />
La facilità d’uso delle nuove macchine digitali, il prezzo relativamente basso nonchè l’azzeramento dei classici costi “produttivi” (rullino, stampa) e &#8220;cognitivi&#8221; (tempo di latenza, una certa scarsità del supporto) tipici delle “vecchie” camere analogiche, ha una prima macroscopica conseguenza.<br />
Porta a scattare di più, più frequentemente, in modo più continuo e quotidiano.<br />
Quando poi la fotocamera si integra con un bene di uso continuo come il cellulare, l&#8217;atto del fotografare perde quasi del tutto quello <i>stato di separazione dal quotidiano</i> che aveva prima. Quando si fotografava solo (ci avete mai fatto caso sfogliando vecchi album?) viaggi, compleanni, foto in costume sulla spiaggia, eventi particolarissimi. Oggi si fotografa di più, e quindi si racconta di più. La popolarizzazione delle tecniche fotografiche genera <i>un ampliamento del potere di segnalazione</i> del reale, e quindi <i>un allargamento del raccontabile, del fotografato</i>. </p>
<p>La fotografia amatoriale entra in una certa <i>competizione</i> con il fotogiornalismo professionale. Ancora, forse, non dal punto di vista economico, ma di certo da quello <i>cognitivo</i>.<br />
Nella galleria di foto on line dei lettori c&#8217;è di tutto. Vecchie foto del papa vivo, scannerizzate; foto di questi giorni, scattate da tutti i punti di vista. Ecco un piccolo segnale dell&#8217;<i>allargamento del campo giornalistico</i> del quale da tempo andiamo cianciando (e non certo solo io o io per primo, ma altri prima e molto più autorevolmente di me). </p>
<p>Se nei primissimi giorni entrambe le gallerie on line dei due maggiori siti d&#8217;informazione italiani (che amorevolmente si copiano in questa <i>apertura</i>) cadevano in quella che io chiamo &#8220;sindrome da popolo della rete&#8221;, e pubblicavano le foto dei lettori rigorosamente anonime, da ieri molte foto sono accompagnate da nome e cognome e, in alcuni casi, da un breve commento del fotografo.</p>
<p>Concorrenza cognitiva, scrivevo.<br />
Perchè le foto comunicano a prescindere dal fatto che siano pagate o meno; e a prescindere dal fatto che siano professionali possono diventare <i>centri di gravità</i> intorno a cui vortica il senso di un evento e si dispongono i ricordi personali. </p>
<p>Nella galleria dei lettori di Repubblica, ho appunto trovato <a href="http://www.repubblica.it/2003/e/gallerie/esteri/rofoto/esterne061834140604183438_big.jpg">una foto</a> incredibile, scattata appunto <a href="http://www.webgol.it/archives/000698.html">all&#8217;interno della basilica</a>, una foto fortunosa, forse sbagliata, una foto che parla, che non si dimentica. Il papa morto, nel buio del catafalco: accanto una guardia svizzera e un flash inaspettato, rubato ad un volto sorpreso.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.webgol.it/2005/04/08/il-buio-una-guardia-svizzera-un-flash-inaspettato/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>10</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Ciò che hai negli occhi non basta più</title>
		<link>http://www.webgol.it/2005/04/05/cio-che-hai-negli-occhi-non-basta-piu/</link>
		<comments>http://www.webgol.it/2005/04/05/cio-che-hai-negli-occhi-non-basta-piu/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 05 Apr 2005 14:17:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Sofi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Corpi]]></category>
		<category><![CDATA[Fotografia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.webgol.it/?p=407</guid>
		<description><![CDATA[C&#8217;è una immagine, tra le tante di questi giorni, che non riesco a togliermi dalla testa.
Che si è insediata da qualche parte nel mio cervello e da quella piccola trincea mnemonica fa a mitragliate per ottenere la mia attenzione.
Una immagine tra le tante, di questi giorni che hanno segnato la morte di Giovanni Paolo II. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.corriere.it/Primo_Piano/Cronache/2005/04_Aprile/05/papa_foto.shtml"><img alt="foto al papa con il telefonino, fonte: corriere.it" src="http://www.webgol.it/images/telefoninipapa2.jpg" width="130" height="101" border="0" hspace="5" vspace="5" align="left"></a>C&#8217;è una immagine, tra le tante di questi giorni, che non riesco a togliermi dalla testa.<br />
Che si è insediata da qualche parte nel mio cervello e da quella piccola trincea mnemonica fa a mitragliate per ottenere la mia attenzione.<br />
Una immagine tra le tante, di questi giorni che hanno segnato la morte di <b>Giovanni Paolo II</b>. Una immagine &#8211; ma forse sarebbe meglio dire molte immagini: diverse eppure simili.<br />
Di persone che <i>scattano foto al corpo morto del papa</i>.</p>
<p>Alcune foto sono sinceramente stranianti.<br />
Decine e decine di <a href="http://www.corriere.it/gallery/noads/2005/04_Aprile/processione/1/7.jpg">mani alzate</a>, sguardo fisso al display a cristalli liquidi, telefonino o digitale in pugno al passaggio del catafalco portato a spalla dai sediari. Decine e decine di mani alzate.<br />
<span id="more-407"></span><br />
Alzare le mani, esistono gesti che hanno più significati?<br />
Una, due, tre, quattro dita, il pugno serrato: mi arrendo, sono felice, ho vinto, saluto, protesto, devo andare in bagno, voglio parlare, abbraccio tutti. Le mani alzate: ferme, che si muovono, da destra a sinistra, da sopra a sotto, mani che roteano, che si muovono nell&#8217;aria, si stringono a vicenda. <b>Che scattano foto.</b></p>
<p><a href="http://www.repubblica.it/2003/e/gallerie/esteri/papaltare/ap60441680404214541_big.jpg"><img alt="foto al papa con il telefonino, fonte: repubblica.it" src="http://www.webgol.it/images/telefoninopapa3.jpg" border="0" hspace="5" vspace="5" align="right"></a>Ma c&#8217;è dell&#8217;altro.<br />
Ci sono <a href="http://www.corriere.it/Primo_Piano/Cronache/2005/04_Aprile/05/papa_foto.shtml">foto</a> che si riferiscono <a href="http://www.corriere.it/gallery/noads/2005/04_Aprile/processione/1/7.jpg">al passaggio</a> della salma in P.za San pietro, portato a spalla dai sedieri dalla sala Clementina fino all&#8217;interno della basilica per consentire il saluto dei fedeli. E ci sono foto che invece <a href="http://www.repubblica.it/2003/e/gallerie/esteri/papaltare/ap60441680404214541_big.jpg">si riferiscono</a> all&#8217;interno della basilica, dove il corpo del papa è disposto sulla scala regia come morto frangiflutto all&#8217;incessante fluire dei fedeli, che, indirizzati e pungolati incessantemente da inservienti vaticani, si dividono in duplice estuario. E lì dentro, ai fedeli (almeno per quanto riportato sui giornali) è fatto esplicito divieto di fermarsi, inginocchiarsi, e, appunto, <i>far foto alla salma</i>. </p>
<p>Ebbene, per quel poco che ho potuto vedere dalle dirette che mostravano l&#8217;interno della basilica, ho visto pochi esimersi dall&#8217;imbracciare furtivamente il telefonino o la macchina digitale per scattare velocemente.<br />
<b>Nonostante il divieto</b>, nonostante il contesto, c&#8217;era molta gente che scattava foto.<br />
Come per rubare un pezzo di quel corpo, lacerarne la carne e riportarne un brandello &#8211; <i>un&#8217;istinto antropofagico sublimato in pixel colorati</i>.</p>
<p>***</p>
<p>Mentre scrivo queste parole, trovo un bel pezzo di <b>Mauro Covacich</b> sul Corriere, intitolato <a href="http://www.corriere.it/Primo_Piano/Cronache/2005/04_Aprile/05/papa_foto.shtml">Un rito antico. Con i videofonini</a>.<br />
Il pezzo è breve e denso, il titolo è quantomeno ambiguo (un rito antico scattar con i videofonini?). Ne riporto un pezzo. </p>
<blockquote><p>Ecce homo, dice il corpo del Papa che passa. Non è la metafora, non è il simbolo della carne: è la carne stessa, materia di cui anche tu sei fatto, è l’ostensione sacra della più propria delle nostre esperienze, la morte. Ma tu che non sei morto, tu che non sei finto, tu che sei nell’attimo forse più vivo della tua vita, alla visione di quella che Heidegger chiamava l’esperienza costitutiva dell’Essere-nel-mondo frapponi il tuo cellulare. Tu, testimone oculare dell’Evento, non puoi fare altro che inquadrare bene, creare una nuova cartella e salvare con nome.</p></blockquote>
<p><i>Ciò che hai negli occhi non basta più</i>, <a href="http://www.corriere.it/Primo_Piano/Cronache/2005/04_Aprile/05/papa_foto.shtml">scrive</a> Covacich, il quale quindi argomenta e spiega:</p>
<blockquote><p>Eppure&#8230; eppure devi scattare, devi fotografare e poi inviare, in una parola condividere questa occasione unica, eccezionale in ogni senso, per poterla vivere davvero come solo tua. [...] l’inevitabile contraddizione di un’epoca che sente, sente con le più sofisticate terminazioni nervose, solo quando traduce in immagine la propria emozione, solo quando è capace di rendere il fuoco rovente del reale nei riverberi videotrasmessi di ciò che brucia.</p></blockquote>
<p>Non mi basta, però.<br />
Perchè non è solo una questione di <i>cristallizzazione di una emozione</i>, di &#8220;un&#8217;epoca che sente&#8221; attraverso le immagini, per usare le parole di Covacich &#8211; ma di <b>&#8220;un&#8217;epoca che ricorda&#8221; attraverso le immagini</b>. </p>
<p>Mi aiuta <b>Susan Sontag</b>. Nel suo  <a href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=569&amp;isbn=8804518049">Davanti al dolore degli altri</a> scrive che <i>le fotografie oggettivizzano: trasformano un evento o una persona in qualcosa che può essere posseduto.</i> </p>
<p>Che sia forse quell&#8217;istinto <i>antrofotofago</i> che ho visto come un lampo negli occhi delle persone che rubavano immagini sgranate di un corpo morto?<br />
Forse.<br />
Sta di fatto che se è possesso non è epidermico sentire &#8211; <b>è memoria</b>.</p>
<p>La fotografia, anche prima dell&#8217;avvento del digitale, ha sempre avuto un potere peculiare, che non ha perso nell&#8217;orgia multimediale dei giorni nostri.<br />
Scrive sempre Sontag in <i>Davanti al dolore degli altri</i>:</p>
<blockquote><p> L&#8217;incessante susseguirsi delle immagini (televisione, streaming video, film) domina il nostro ambiente, ma quando si tratta di ricordare la fotografia è più incisiva. La memoria ricorre al fermo-immagine; la sua unità di base è l&#8217;immagine singola. In un&#8217;epoca di sovraccarico di informazioni, le fotografie forniscono un modo rapido per apprendere e una forma compatta per memorizzare. Una fotografia è simile a una citazione, a una massima o a un proverbio.</p></blockquote>
<p>Che male c&#8217;è a voler ricordare, dunque? Come se rispondesse, la Sontag, <a href="http://www.unita.it/index.asp?SEZIONE_COD=ARKINT&amp;TOPIC_TIPO=I&amp;TOPIC_ID=26407">in una intervista</a> di quasi due anni fa:</p>
<blockquote><p>Se uno vuole ricordare, allora ha bisogno dell’immagine; se uno invece vuole capire, allora ha bisogno della parola, della scrittura.</p></blockquote>
<p>Ora quelle mani alzate, non so più cosa siano.<br />
Cosa sia quella prepotenza dello scatto lesto e truffaldino finchè non ti scoprono.<br />
Non so più se scattar foto al papa morto sia un segno di estrema sintomatica maleducazione, o di estremo amore.<br />
Segno dei tempi irrispettosi, digitali che vogliono solo ricordare.<br />
O commiserevoli, ancora analogici, che vogliono capire &#8211; attraverso un&#8217;immagine che <i>si è fatta grammatica</i> perchè così diffusa e quotidiana. </p>
<p>Cosa sia quel ricordo lacerato, esatto, sbranato, quello sguardo decentrato sui display, forse non so più, non capisco &#8211; <i>non mi piace</i>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.webgol.it/2005/04/05/cio-che-hai-negli-occhi-non-basta-piu/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>17</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Corpografie (I)</title>
		<link>http://www.webgol.it/2005/03/31/corpografie-i/</link>
		<comments>http://www.webgol.it/2005/03/31/corpografie-i/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 31 Mar 2005 08:23:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca Mazzucato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Corpi]]></category>
		<category><![CDATA[Fotografia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.webgol.it/?p=403</guid>
		<description><![CDATA[[Iniziamo un piccolo gioco corpografico con Francesca Mazzucato, che credo davvero non abbia bisogno di alcuna presentazione - e che, tra le altre mille cose, cura un bel blog proprio sui corpi. Corpografie sono brevi ritratti sensuali, tipologie di corpi sussurrati. Accompagnati da miei scatti, della serie Diott(r)ica, perchè il desiderio è sfalsato, e le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><font size="-2">[Iniziamo un piccolo gioco <i>corpografico</i> con <b>Francesca Mazzucato</b>, che credo davvero non abbia bisogno di alcuna presentazione - e che, tra le altre mille cose, cura un <a href="http://narrazioni.blog.excite.it/">bel blog</a> proprio sui corpi. <i>Corpografie</i> sono brevi ritratti sensuali, tipologie di corpi sussurrati. Accompagnati da miei scatti, della serie <i><a href="http://www.flickr.com/groups/dioptric/">Diott(r)ica</a></i>, perchè il desiderio è sfalsato, e le cose desiderate sono doppie, e una è sempre sfocata. as]</font></p>
<p><b>Corpo di donna</b>.<br />
Fluttuante sinuoso, dobbiamo parlare, lasciati toccare, l&#8217;ho fatto per te, vestito lanciato, seno scoperto, capezzolo appuntito cibo intrecciato alle gambe, alla pelle, profumo di magnolia, incensi, una storia dei sensi nelle mani che toccano emozioni che bloccano, polpose sorelle di frutta attentamente pelata le cosce, e poi la lingua che si avvicina alle mie, che lentamente sale e segue l&#8217;Antica Strada del Sale, corpo di donna corpo di esploratrice i peli mordicchiati alla radice e intanto io l&#8217;aspetto, l&#8217;aspetto e la blocco, il piacere un rintocco, ritardare lo sblocco.</p>
<p align="center"><a href="http://www.flickr.com/photos/webgol/7962028/"><img alt="Diott(r)ica: donna sotto la doccia, di Antonio Sofi" src="http://www.webgol.it/images/livpiccola.jpg" border="1"></a><br /><font size="-2"><i>Diott(r)ica</i>: donna sotto la doccia, foto di A. Sofi</font></p>
<p><span id="more-403"></span><br />
<b>Corpo di amante.</b><br />
Vergognosamente distante in questo momento in parte ti sento, ti guardo mi pento, mi allargo, ci pensa la mano, agisce il pensiero, sei vero, son vera. Le tue mani parlano argomenti lontani, ma le sento le mani ci passo attraverso, pensiero perverso succhiare, il pollice, l&#8217;indice e anche l&#8217;anulare, corpo di amante stretto forte fra le luci della morte del giorno e le insegne contorte e la speranza del ritorno, le tue gambe strette, le mie agganciate, corpo di amante fra le risate lo sfregamento, il desiderio che sale di nuovo, la mancanza di tempo, il tormento.</p>
<p><font size="-2"><i>(continua&#8230;)</i></font></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.webgol.it/2005/03/31/corpografie-i/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>13</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Firmare la città</title>
		<link>http://www.webgol.it/2005/01/29/firmare-la-citta/</link>
		<comments>http://www.webgol.it/2005/01/29/firmare-la-citta/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 29 Jan 2005 18:25:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Sofi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Città]]></category>
		<category><![CDATA[Fotografia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.webgol.it/?p=368</guid>
		<description><![CDATA[Su D la Repubblica delle Donne, per la rubrica &#8220;Portfolio&#8221;, una serie di scatti di Peter Sutherland tratti da una raccolta dal titolo  Autograf. New York City Graffiti Writers.
Ogni ritratto di writers è accompagnato dalla sua &#8220;tag&#8221; e da una storia. (qui una galleria di immagini &#8211; figurati se li mettono, i link alle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.powerhousebooks.com/titles/made.html"><img alt="From autograf di Peter Sutherland" src="http://www.webgol.it/images/autograf.jpg" width="143" height="100" border="0" hspace="5" vspace="5" align="left"></a>Su <b><a href="http://www.dweb.repubblica.it/dweb/index.jsp">D la Repubblica delle Donne</a></b>, per la rubrica &#8220;Portfolio&#8221;, una serie di scatti di <b>Peter Sutherland</b> tratti da una raccolta dal titolo <b><a href="http://www.powerhousebooks.com/gallery/autograf.html"> Autograf. New York City Graffiti Writers</a></b>.<br />
Ogni ritratto di writers è accompagnato dalla sua &#8220;tag&#8221; e da una storia. (<a href="http://www.powerhousebooks.com/titles/insideautograf.html">qui una galleria di immagini</a> &#8211; figurati se li mettono, i link alle gallerie on line, negli articoli cartacei.)</p>
<p>A commento delle foto un testo di <b>Gianluigi Ricuperati</b>.<br />
Ne cito un pezzo (grassetto mio).<br />
<span id="more-368"></span></p>
<blockquote><p>[...] i graffiti, principalmente, sono tracce espressive del passaggio di un corpo in un luogo urbano. Se non fossero espressive sarebbero semplici tracce, come le impronte sulle pozzanghere o i chewingum incrostati sull&#8217;asfalto. Ma appaiono come segni grafici, e mutano il paesaggio, e danno un ritmo colorato all&#8217;esperienza dell&#8217;occhio in movimento da un finestrino del treno o dal volante di un&#8217;automobile. Non esiste <i>tag</i> che non voglia essere soprattutto<b> testimonianza codificata di un fatto inequivocabile</b>: un corpo anonimo è stato qui e ha disegnato il territorio</p></blockquote>
<p><a href="http://www.webgol.it/archives/000562.html"><img src="http://www.webgol.it/images/56-(2)piccolo.jpg" width="150" height="120" border="0" vspace="5" hspace="5" align="right"></a><b>Tracce espressive</b>, testimonianze di un fatto inequivocabile, attraverso cui, spesso ricostruire, o leggere in controluce, la storia di una generazione, o di un <b>pensiero condiviso</b>, o di un luogo e delle persone che lo hanno animato. </p>
<p>Come nel caso (mi è venuto subito da connetter le due cose) del parco di un <b>quartiere di Chicago</b> raccontati mirabilmente dall&#8217;amico e antropologo <b>Massimo Bressan</b> da queste parti a settembre dello scorso anno (<a href="http://www.webgol.it/archives/000552.html">Hyde Park after dark I</a> e <a href="http://www.webgol.it/archives/000562.html">Hyde Park after dark II</a>).</p>
<p>Leggo ancora nell&#8217;articolo che accompagna i ritratti di <b>Sutherland</b>:</p>
<blockquote><p>Ma la prima cosa bella che si può fare per i graffiti, il modo più rispettoso e comprensivo di averci a che fare, è smettere di credere che siano soprattutto opere d&#8217;arte. </p></blockquote>
<p>E infatti, chi se ne frega. Preferisco leggere (scoprire, immaginare, raccontarmi, inventare) le storie che raccontano.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.webgol.it/2005/01/29/firmare-la-citta/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>2</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Henri Cartier-Bresson, il principe leggero della storia</title>
		<link>http://www.webgol.it/2004/08/07/henri-cartier-bresson-il-principe-leggero-della-storia/</link>
		<comments>http://www.webgol.it/2004/08/07/henri-cartier-bresson-il-principe-leggero-della-storia/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 07 Aug 2004 00:01:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enrico Bianda</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fotografia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.webgol.it/?p=285</guid>
		<description><![CDATA[Me ne sono reso conto in uno di quei momenti in cui resto incantato a lungo sulle cose. Un istante di vita, magari due bambini che si abbracciano con quell&#8217;aria un po&#8217; carbonara, di chi la sa lunga, oppure un gruppo di anziani, che chiacchiera animatamente e penso che in fin dei conti sono alla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img alt="cartier bresson" src="http://www.webgol.it/op/images/cartier.jpg" border="0" vspace="5" hspace="5" align="left">Me ne sono reso conto in uno di quei momenti in cui resto incantato a lungo sulle cose. Un istante di vita, magari due bambini che si abbracciano con quell&#8217;aria un po&#8217; carbonara, di chi la sa lunga, oppure un gruppo di anziani, che chiacchiera animatamente e penso che in fin dei conti sono alla fine della vita, e guarda un po&#8217; sono ancora li che si infervorano per qualcosa&#8230; Come se alla fine la vita e la storia si ritagliasse solo su profili di contemporaneità.</p>
<p>A me capita spesso insomma di restare a lungo a guardare le cose, non percependone bene i confini, sprofondando lo sguardo nelle cose e negli uomini, guardando oltre, dimenticando lo sguardo appoggiato ai corpi e alle parole che animano le conversazioni. Non me ne accorgo e resto li, imbambolato, e finisce che in realtà non capisco ne gli oggetti ne tanto meno il contesto. E&#8217; solo un incanto leggero, infantile, da cui vengo strappato a forza da chi mi sta vicino e scuote la testa: &#8220;come un bambino&#8221; è di solito la cosa più gentile che mi viene rivolta. &#8220;Svegliati e fatti i cazzi tuoi&#8221; quando non sono in confidenza.<br />
<span id="more-285"></span><br />
Guardo senza cogliere, osservo senza penetrare nelle cose, le trapasso, sbatto contro quello che c&#8217;è oltre senza riuscire ad arrivare a fondo agli oggetti e alle persone che stanno tra me e l&#8217;oltre.</p>
<p>L&#8217;altro giorno invece è morto uno che le cose le fissava in uno sguardo veloce, semplice e completo. Era lo sguardo del 900, come hanno detto in molti. Ma in un modo speciale. Insomma alla fine il secolo appena passato è stato raccontato per immagini da molti, da <b>Robert Capa</b> a <b>Werner Bischof</b> passando per <b>Salgado</b> e altri ancora. Ma loro, magnifici tutti, toccano oggetti, corpi e situazioni precise, riconducibili in qualche modo ad un&#8217;estetica riconoscibile. Che so, Capa è la guerra, Salgano è il lavoro, la terra.</p>
<p><b>Henry Cartier-Bresson</b> era il 900, fatto di vie deserte di Parigi, di muri di Berlino come campo giochi, di panchine e frati, di baci e treni, di pittori e scrittori, di fiumi e caffè. Cartier-Bresson leggeva in controluce l&#8217;Occidente delle nostre città, ha interpretato come nessun altro semplicemente quello che ci stava intorno, senza incanto alcuno, ma con uno sguardo veloce e preciso, senza mai nessuna retorica, anzi, al contrario, con ironia e leggerezza quasi divertita. Se ne stava &#8211; mi immagino &#8211; in mezzo ad una strada, vestito di chiaro, con la sua Leica a tracolla, proteso a guardare una coppia di amanti su una panchina, così, pudicamente e sfrontatamente insieme, un po&#8217; come un principe leggero, un <b>Jacques Tati</b> della fotografia.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.webgol.it/2004/08/07/henri-cartier-bresson-il-principe-leggero-della-storia/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>5</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>I nostri cani neri</title>
		<link>http://www.webgol.it/2004/06/02/i-nostri-cani-neri/</link>
		<comments>http://www.webgol.it/2004/06/02/i-nostri-cani-neri/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 02 Jun 2004 19:29:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dante Trojan</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fotografia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.webgol.it/?p=237</guid>
		<description><![CDATA[[Come usa dirsi in questi casi, riceviamo e pubblichiamo con piacere una riflessione (stimolata da questo post di Enrico sull'in-vedibile delle torture) di Dante Trojan, medico psichiatra in quel di Ginevra e amico storico di webgol. Tra l'altro, sull'argomento, al più presto una piccola-grande sorpresa. as]
Davanti all’orrore delle fotografie di torture nelle prigioni irachene c’è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><font size="-2">[Come usa dirsi in questi casi, riceviamo e pubblichiamo con piacere una riflessione (stimolata da <a href="http://www.webgol.it/archives/000443.html">questo post</a> di Enrico sull'in-vedibile delle torture) di <b>Dante Trojan</b>, medico psichiatra in quel di Ginevra e amico storico di webgol. Tra l'altro, sull'argomento, al più presto una piccola-grande sorpresa. as]</font></p>
<p><img alt="La copertina di Black Dogs di Ian McEwan" src="http://www.webgol.it/images/blackdogs.jpg" width="90" height="136" border="0" hspace="5" vspace="5" align="left">Davanti all’orrore delle fotografie di torture nelle prigioni irachene c’è chi si chiede perché. Perché fotografare l’orrore, oppure perché l’orrore esiste? O ancora perché scattare tali istantanee?<br />
La questione è complessa, bisognerebbe prima di tutto porre il quesito fondamentale: che cosa spinge l’uomo (<i>homo sapiens sapiens</i>) a commettere tali atrocità. Nessuna risposta esauriente è possibile, e prima di cercarne qualche possibile traccia bisogna riporre i sentimenti in un angolino per riacquistare un briciolo di logica e non essere sopraffatti dalle emozioni.<br />
<span id="more-237"></span><br />
Quelle immagini non sono una novità. Ogni guerra produce simile atrocità, come pure la società civile in tempo di pace quando non riconosce più i limiti costituenti; quando insomma tutto è concesso in nome della libertà individuale. Quelle foto, però, riscuotono grande successo. Qual è la frontiera tra la realtà da esse rappresentata e la fantasia delle pellicole violente che inondano la nostra percezione ventiquattr’ore su ventiquattro? Il confine diventa sempre più effimero. Quei militari americani hanno scattato quelle fotografie per immortalare (memorizzare e dunque rendere reale) dei momenti di piacere (perverso). Ma perché tutti noi le guardiamo con tanta avidità? Perché continuiamo a guardare inorriditi davanti a quello spettacolo?<br />
Quasi che la realtà che non ci piace, quella nera, atroce, fatta di morte e violenza (quella parte di noi che potremo chiamare “i nostri cani neri” per ricordare <i>Ian McEwan</i>) e che ci rifiutiamo di vedere davanti ai nostri occhi quotidianamente, non esista fintanto che non venga rappresentata. Poi esiste e ciò rende quasi affascinanti quelle oscenità. Le guardiamo perché in un certo senso ciò ci rassicura o ci dà piacere.</p>
<p>E’ l’assenza di pensiero a generare tali atrocità, ad essere la quintessenza di quella violenza. <b>Bion</b>, un importante psicanalista inglese, sosteneva che il pensiero é l’attività più difficile e complicata per l’uomo. Possiamo immaginare la nostra neocorteccia come un passo evolutivo troppo grande: un rischio di disequilibrio con le strutture più arcaiche capaci di generare le peggiori barbarie.<br />
E’ forse utopico immaginare un mondo senza guerre, conflitti e torture. Ciò non ci impedisce di continuare a sperare per una realtà diversa. Non limitiamoci dunque ad inorridire periodicamente davanti ad episodi singoli, ma cerchiamo costantemente di trovare soluzioni dinamiche per evitarli.<br />
Anche in un mondo governato dai principi del consumo ininterrotto dobbiamo permetterci il lusso di pensare. Perchè tale é divenuto, quasi non fosse più necessario per vivere. In fondo perché sprecare il tempo a pensare quando lo si può trascorrere a consumare? Pensare rappresenta al contrario l’unica via d’uscita. Solo in questo modo riusciremo ad invertire la rotta e ritornare sulla via dell’evoluzione lasciando quella dell’involuzione sulla quale il nostro mondo sembra essersi immesso.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.webgol.it/2004/06/02/i-nostri-cani-neri/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>7</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Calcinculo</title>
		<link>http://www.webgol.it/2004/05/26/calcinculo/</link>
		<comments>http://www.webgol.it/2004/05/26/calcinculo/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 26 May 2004 22:50:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Sofi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[Luoghi]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.webgol.it/?p=231</guid>
		<description><![CDATA[Semi-strangolato da scadenze non più procrastinabili (che bella parola, procrastinare), costretto a tener fuori a spintoni, con rudi modi da buttafuori cognitivo, la calca dei mille post che vorrei scrivere, metto un paio di veloci fotine con storia minima, per mia personale consolazione. 
Il calcinculo è più che un gioco, più che puro divertimento, è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img alt="Calcinculo, Parco delle Cascine, Firenze, Maggio 2004 - foto di as" src="http://www.webgol.it/images/calcinculo001piccolo.jpg" width="200" height="270" border="0" hspace="5" vspace="5" align="left">Semi-strangolato da scadenze non più procrastinabili (che bella parola, procrastinare), costretto a tener fuori a spintoni, con rudi modi da buttafuori cognitivo, la calca dei mille post che vorrei scrivere, metto un paio di veloci fotine con storia minima, per mia personale consolazione. </p>
<p>Il<i> calcinculo</i> è più che un gioco, più che puro divertimento, è un volo targato speranza. Se poi c&#8217;è qualcuno che non conosce il <i>calcinculo</i> (foto 1), per punizione una settimana senza <i>playstation </i>, uscire fuori di casa e tour intensivo alle fiere di paese, compresa quella del tortello. Chè lì il calcinculo c&#8217;è di certo. Il calcinculo non è mica una ruota panoramica, che stai lì e ti guardi intorno; il calcinculo è sfida inane, azione a vuoto, gioco di squadra, grandi battute di cranio, e tintinnar di rotule nel riacchiapparsi al volo. Nel calcinculo bisogna volare in alto spinti da quello dietro di te e prendere al volo uno straccino pesto che penzola dall&#8217;alto (spesso, chissà diavolo perchè, attaccato ad un Super Santos giallo).<br />
Se chiappi lo straccino, un giro gratis.<br />
<span id="more-231"></span><br />
Il trucco è metter bene i piedi per lanciare il seggiolino davanti. Almeno così sembra a vederli da giù. Io, da quando son piccolo, sogno di acchiappare lo straccino. Non ci sono mai riuscito, però, all&#8217;epoca. Ero troppo piccolo, sia io che i miei amichetti, e i giri li passavamo a voltolare a mezz&#8217;aria, a sfiancarci con scalciate di gambine smunte guardando dal basso i ragazzi più grandi svolacchiare nell&#8217;empireo degli straccini. Acchiapparli ogni volta. Il peggio era quando lo facevano ai primi giri (spesso in virtù di una rincorsa da terra al limite del mio personale regolamento mentale): i giri dopo erano una noia infinita, senza nemmeno la speranza. </p>
<p><img alt="Calcinculo, Parco delle Cascine, Firenze, Maggio 2004 - foto di as" src="http://www.webgol.it/images/calcinculo006medio.jpg" border="0" hspace="5" vspace="5" align="right">L&#8217;altro giorno ci ho riprovato, dopo forse 15 anni che non ci salivo. Ora son grande, mi son detto, ci riuscirò. Ci sono andato vicino, un giro che ero solo; ho sfiorato lo straccino con la punta delle dita: mi è parso morbidissimo, come seta raffinata, sedere di fanciulla, sogno che rimane. Non ho potuto fare altro che sfiorarlo. Le ditine fantozziane mi si erano rincartocciate dall&#8217;emozione. Il giro dopo è arrivata la marmaglia che staziona dalle parti del Parco delle Cascine. Invidiosa, credo, del mio sfioramento. Due loschi figuri (foto 2) l&#8217;hanno preso al primo giro, lo straccino, grazie ad una tecnica perfetta eppure buzzurra, senza poesia.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.webgol.it/2004/05/26/calcinculo/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>28</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Il bello di Cinisello</title>
		<link>http://www.webgol.it/2004/05/20/il-bello-di-cinisello/</link>
		<comments>http://www.webgol.it/2004/05/20/il-bello-di-cinisello/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 20 May 2004 17:48:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Sofi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[Luoghi]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.webgol.it/?p=227</guid>
		<description><![CDATA[Scrive Effe nei commenti al racconto di tt su Milano: &#8220;Suggestivo e vi[si]vo, as usual. Ma provi a farlo con Rozzano, se ci riesce.&#8221; 
Non conosco Rozzano, ma è come dire una delle mille città della provincia satellite che orbita intorno alle grandi città, e spesso stenta ad avere una identità autonoma. Ma davvero non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img alt="Cinisello Balsamo, 12 racconti di Gianni Berengo Gardin" src="http://www.webgol.it/images/cinisellobalsamo2.jpg" width="235" height="208" border="0" hspace="5" vspace="5" align="left">Scrive <a href="http://herzog.splinder.it/">Effe </a>nei commenti al <a href="http://www.webgol.it/archives/000422.html">racconto di tt</a> su Milano: &#8220;<i>Suggestivo e vi[si]vo, as usual. Ma provi a farlo con Rozzano, se ci riesce</i>.&#8221; </p>
<p>Non conosco Rozzano, ma è come dire una delle mille città della provincia satellite che orbita intorno alle grandi città, e spesso stenta ad avere una identità autonoma. Ma davvero non si può raccontare la provincia, il piccolo, l&#8217;apparentemente insignificante e anonimo, le periferie più o meno dormitori degli imperi urbani? Forse Effe ha ragione, forse è solo complicato farlo. </p>
<p>Rozzano. Chissà che città è. Chissà se è raccontabile, chissà se è fotografabile (a parte che tutto lo è, a patto di trovarne l&#8217;anima). Rozzano mi ha fatto venire in mente un libro fotografico che, durante le mie incursioni <i>fotofaghe </i>nelle librerie, riprendo quasi sempre in mano per riguardare. E&#8217; un libro d&#8217;immagini del mio fotografo italiano preferito. il mio fotografo italiano preferito si chiama <b>Gianni Berengo Gardin</b> ed è un signore distratto che non si separa mai dalla sua macchina fotografica, s&#8217;invisibilizza infrattandosi nelle cose, e scatta sempre nel momento in cui le cose accadono &#8211; o i suoi scatti fanno accadere le cose (mai capito bene come funziona, essendo io fotografo disperatamente dilettante).<br />
<span id="more-227"></span><br />
Insomma <b>Rozzano </b>non lo so, ma con <b>Cinisello Balsamo </b>si può fare eccome. Il libro di cui parlo è infatti <b><a href="http://www.hfdistribuzione.it/libro.asp?Codice=03SLV088">Cinisello Balsamo</a> &#8211; 12 racconti di Gianni Berengo Gardin</b>. 12 temi tra i più banali che potete pensare (sport, giovani, città, costumi, cultura, verde, ecc.), e quasi 200 foto. Su Cinisello Balsamo, mica su Venezia.<br />
Ricordo bene quando lo presi in mano la prima volta. Leggendo i temi e l&#8217;enfatica quarta di copertina mi dissi, convinto: è una marchetta pinguamente prezzolata di un grande fotografo. E invece è un capolavoro. Una meraviglia. Vedeste che fior fior di matrimoni, che belle ballerine, che parchetti, che luce eccezionale che c&#8217;è, al tramonto, a Cinisello. </p>
<p><font size="-2"><br />
<blockquote>Molti fotografi pensano che per fare delle foto interessanti bisogna andare in paesi lontani da casa. Invece, anche svoltato l’angolo di casa, ci sono cose interessanti da fotografare, di cose che è giusto fotografare e documentare.<br />
<i>(Berengo Gardin parlando di Cinisello &#8211; da un&#8217;intervista a <a href="http://www.photographers.it/articoli/gardin.htm">photographers.it</a>)</i></p></blockquote>
<p></font></p>
<p>Il bello sta più vicino di quanto spesso immaginiamo. Dietro casa.<br />
<b>Robert Capa</b> diceva che <i>se le tue foto non sono abbastanza buone vuol dire che non sei andato abbastanza vicino</i> &#8211; e forse, chissà, intendeva girare l&#8217;angolo.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.webgol.it/2004/05/20/il-bello-di-cinisello/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>9</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>
