Questa mattina, dopo una serata di ghignate gentili per lo scherzo ben riuscito, a me e ad Enrico è bastato guardarsi un attimo negli occhi per capire che avevamo pensato la stessa identica cosa. Ci trovavamo infatti di fronte ad un esempio magistrale di “tecnica del trappolone femminile“, tra l’altro di gruppo. La tecnica del trappolone femminile consiste in questo, ma tutti gli uomini avranno già capito all’istante. Di fronte ad un atteggiamento dissonante e ambiguo dell’uomo, la donna, con atavica saggezza, si predispone in modalità di vigile attesa, come placida tigre di fronte ad indifeso pasto. La donna sorride, apparentemente serena, rassicurante; l’uomo, che di solito percepisce meno di un millesimo di quello che gli accade intorno quando c’è una donna nei paraggi, non lo sa, ma è già in trappola. La donna si siede comoda, accavalla le gambe, incrocia le braccia, comincia a ticchettare sul tavolo con le dita della mano, con controllato nervosismo, e ti lascia fare, conciliante. Intelligentemente aspetta di studiare la situazione prima di sferrare il colpo, non come la maggior parte degli omuncoli che attaccano a testa bassa, senza, di solito, capire nemmeno come si chiamano. Vigile attesa, occhi che diventano fessure luminosissime, i sensi allertati, pronti a cogliere la minima sfumatura. Il trappolone sta appunto nel farti credere che tutto va bene, che vediamo cosa sai fare, che ma certo che mi fa piacere, che ma dai racconta, che dimmi, dimmi pure, che davvero mi interessa.
Poi, quando l’uomo pensa di essere al sicuro, e si lascia andare, trac!, ti arriva una bella roncolata sul capino che ti schianta lungo giù per terra.
La tecnica del trappolone femminile è, d’altronde, praticamente infallibile, e l’unica contromisura convalidata dalla millenaria pratica di sopravvivenza del maschio è la decorosa fuga.
Di fronte ad una donna che incrocia le braccia e si siede davanti a te, ricorda: scappa, senza guardarti indietro, prima che sia troppo tardi.
(Gli antichi dicevano: commodus discessus, ovvero la dignitosa fuga che in caso di pericolo o forza maggiore è da considerarsi la scelta ottimale, altro che reagire)
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