home

Post archiviati nella categoria 'Corpi'

18/04/2005

Corpus non datur, ovvero del corpo assente

di Lorella Cedroni, alle 08:48

[È davvero un enorme piacere pubblicare questo pezzo di Lorella Cedroni, che mi onora da tempo della sua amicizia e dei suoi consigli. Lorella Cedroni insegna Scienza Politica all’Università La Sapienza di Roma e si occupa, tra le altre mille cose, di comunicazione politica e tematiche di genere. as]

Corpus non datur.
C’è un grande assente in questo dibattito sul referendum che riguarda la legge 40 sulla fecondazione assistita: il corpo. Per l’esattezza: il corpo della donna.
Si parla di embrioni, di materia vivente (o inerte), di esseri umani, di persone, individui, soggetti, ma non si parla di corpi.
Tra fede e ragione, etica e diritto, vita e morte, il corpo è obliterato. Tertium non datur.

E non è per caso che si tratti proprio del corpo della donna.
Il suo corpo quando non mercificato o non corrispondente a quell’immagine stereotipata della donna volitiva e sensuale, da vedere e da godere, sempre giovane e carina, tutta sesso, casa e chiesa, allora non esiste.

In questo dibattito il corpo della donna è diventato tabù, ridotto a contenitore da riempire, una machina allegorica e barocca, in cui innestare materia vivente per generare vita.
Questa obliterazione è aberrante.

Continua a leggere »

15/04/2005

Corpografie [III]

di Francesca Mazzucato, alle 18:10

[Corpografie precedenti: donna/amante, nel buio/s’annulla]

Corpo in viaggio.
Di che colore è un paese? No seriamente, di che colore è? Può essere grigio o anche arancione, può avere colori di Provenza, pesanti sfumature del Tirolo. In viaggio. Assaggio di treni che puzzano, di stantuffi, di vesti rosate da bambine perbene, di pacchi appoggiati da saltare a piedi pari. Corpo rannicchiato. Tu accanto. Tu sdraiato approfitti di assenze non previste. Crediti, premi, mi sfiori, non voglio, di che colore, avanti, gingilli con cui masturbarsi i nervi, i tuoi libri, i tuoi oggetti, anche la tua mano, mi tocca ma piano, mi tocca come non voglio, con perbenismo, da grande Kermesse, con autismo da Convention, nel letto improvvisato di un vagone con i buchi, la carrozza del menefreghismo.

Continua a leggere »

14/04/2005

Corpi Estranei IV – Tempo da perdere

di Enrico Bianda, alle 16:00

Le fratte me le ricordo. Le fratte ci sono ancora in realtà, ma non le frequento più. Non che prima le frequentassi, ma la strada era diversa, la città era diversa, e avevamo più tempo da perdere.

Le fratte erano molte cose, un cancello chiuso, di ferro, molto alto che nascondeva un giardino inselvatichito. Una curva di una stradina ombrosa di campagna, dove il vento portava le foglie a morire definitivamente. Una siepe di bossolo infestata da pidocchi neri lungo il mare in Versilia, piantata chissà come tra l’asfalto grosso misto a pietrisco ed una striscia di terra secca e crepata dal sole. Il cortile di un palazzo eppena fuori il centro della città, terra smossa e sassi, uno stenditoio in acciaio e filo di plastica slentato. Una curva di un quartiere residenziale, appena sotto una collina, dove si parcheggia facilmente e tra un preservativo usato ed una siringa da insulina svolazza appesantita una pagina di carta patinata.

Continua a leggere »

13/04/2005

Bello dentro

di Gianni Cossu, alle 09:34

[Hung, photo by Kren]
hung, by kren– Ho inghiottito lo specchio, dottore. No, non scherzo. Non sente che voce stridola? Tutto per colpa di quello stupido starnito. E’ fastidioso e anche la u s’inceppa, ogni tanto. Proprio la vocale che uso di più, maledizione.
– Non dica sciocchezze. Cosa c’è, mi dica, una tonsillite? Apra la bocca… oh cazzo, ma che ha fatto?
– Mi guardavo a fondo dottore, oltre l’esteriorità del mio corpo. Sono un po’ narciso.
– Devo mandarla al piano di sopra, mi dispiace, dal mio collega, al tredicesimo piano.
– Sì, ma prima mi estragga questa roba dalla gola o mi metto a ololare come un lopo, come in lapo… vabbè ha capito.
– E’ più urgente che lei vada su. Venga l’accompagno.

Continua a leggere »

11/04/2005

Corpi Estranei III – Tra le foglie, nelle fratte

di Enrico Bianda, alle 10:25

Ho ritrovato in questi giorni una pagina di Alias di qualche mese fa, che avevo lasciato da parte; e una recensione di Emanuele Trevi, un critico che scrive benissimo e che leggo sempre, alle prese con un volume dedicato alla storia della fotografia pornografica a cura di Ando Gilardi. Mi aveva molto colpito, per l’incipit, che portava il lettore a svolazzare in luoghi che conosco bene, che tutti credo conoscano bene.

Una panoramica sensibile e intima nei luoghi della memoria, lungo le autostrade, da bambini per fare pipì, oppure lungo i sentieri appena fuori la città, per le colline, in zone d’ombra, accanto a cancelli chiusi per sempre, sotto le foglie bagnate. Ci avvicinavamo, un po’ vagamente, e gettavamo uno sguardo in basso, per cogliere anche solo un frammento di pagina…

Ma lascio a Trevi, ringraziandolo, il piacere dello svelamento.

Continua a leggere »

09/04/2005

Corpografie [II]

di Francesca Mazzucato, alle 08:00

[Corpografie precedenti: donna/amante]

Corpi nel buio.
Barcollanti, ancorati alla terra, corpi nel buio vi muovete al sicuro, vi stringete le mani siete corpi antropomorfi, corpi del domani, corpi senza identità conosciute, corpi nel buio preferite angiporti ad antiche volute a cattedrali barocche, corpi con nocche rovinate da pugni malpresi, corpi ripresi a morsi lasciati andare i segni, lenite le tumefazioni, corpi di metalliche esibizioni anche falliche anche a pezzi che irritano, a lame che infliggono qualcosa simile a punizioni, corpi nel buio dall’apparenza ladroni, briganti dalla speranza impaziente, corpi nel buio a scovare i brillanti dal niente.

Diott(r)ica: La chanson des vieux amants, di Antonio Sofi
Diott(r)ica: La chanson des vieux amants,
foto di A. Sofi

Continua a leggere »

08/04/2005

Il buio, una guardia svizzera, un flash inaspettato

di Antonio Sofi, alle 09:51

foto di lettore su repubblica.itAncora sulla morte del papa, e sulle foto.
Un evento così speciale, una partecipazione così massiccia (come è anche in casi di crisi, di emergenza, o di impatto trasversale sulla vita delle persone) genera
inevitabilmente flussi di informazione diffusa.
Che altri direbbero rumore.
Che in altri tempi sarebbe rimasto chiacchiera da bar, e che ora, grazie ad alcune convergenze tecnologiche (internet, ovviamente, ma anche la popolarizzazione delle tecniche fotografiche) emerge, in qualche modo, come informazione. Perchè si fa pubblica, e trova accoglienza (se ne accorge anche Sergio) nelle home page di siti quali La Repubblica e Il Corriere (ma anche per esempio L’Avvenire). I quali, per esempio, pubblicano gallerie di foto mandate dai lettori.

Continua a leggere »

05/04/2005

Ciò che hai negli occhi non basta più

di Antonio Sofi, alle 15:17

foto al papa con il telefonino, fonte: corriere.itC’è una immagine, tra le tante di questi giorni, che non riesco a togliermi dalla testa.
Che si è insediata da qualche parte nel mio cervello e da quella piccola trincea mnemonica fa a mitragliate per ottenere la mia attenzione.
Una immagine tra le tante, di questi giorni che hanno segnato la morte di Giovanni Paolo II. Una immagine – ma forse sarebbe meglio dire molte immagini: diverse eppure simili.
Di persone che scattano foto al corpo morto del papa.

Alcune foto sono sinceramente stranianti.
Decine e decine di mani alzate, sguardo fisso al display a cristalli liquidi, telefonino o digitale in pugno al passaggio del catafalco portato a spalla dai sediari. Decine e decine di mani alzate.

Continua a leggere »

01/04/2005

Sì, questo è il mio corpo

di Antonio Sofi, alle 13:41

Via Lipperatura, trovo un eccezionale pezzo di Giuseppe Genna su Carmilla on line dal titolo Questo è il mio corpo?, in cui il miserabile scrittore affronta un “tema metafisico, che è fisico: il dono del corpo, e l’esito di questo dono”, mettendo in relazione Wojtyla, Terry Schiavo, e Ranieri di Monaco.

Per Genna il punto di crisi (che affetta la Chiesa, e non il Papa) è la progressiva incomprensione del metafisico.
La metafisica, continua Genna più avanti, non ha nulla a che fare con la commozione (ovvero con la religione, un muoversi verso e insieme), nè con l’emozione (che pertiene, seguendo l’intuizione di Genna, alla sfera politica, ad un sussulto di fragile cittadinanza):

Continua a leggere »

01/04/2005

Il corpo morente del Papa

di Antonio Sofi, alle 11:32

Questa mattina, su Rai Uno, ascolto basito parole di questo tenore: che Dio sta togliendo al Papa i suoi doni in un percorso di purificazione, ecco perchè soffre così tanto.
Interpretazioni bizzarre, specie per un Papa che ha fatto della sofferenza una dolce arma di evangelizzazione; la verità è che la morte è l’ultimo vero tabù, un fantasma che terrorizza, che la religione riesce ormai ad esorcizzare a stento.

Intanto che tremo al pensiero dei coccodrilli già scritti, ripenso ad un bellissimo documentario visto nei giorni scorsi, putroppo con poca attenzione.
Ma una scena la ricordo bene.
C’era il Papa ancora in forze, davanti ad una folla plaudente. Si avvicina al microfono e comincia a far versi come un cantante rock al sound check. Va avanti per un po’, la folla in delirio.
Alla fine prende il microfono e dice qualcosa del genere: “That’s a carismathic approach!“, giocando ovviamente con i due significati – fortemente secolarizzato uno, fortemente teologico l’altro – del concetto di carisma.
La migliore immagine che io (cattolico non praticante, laico non praticante) possa trattenere di questo straordinario Papa sincretico, moderno, morente.

Altro, mi dispiace Mariano, hai ragione, ma proprio non so.

31/03/2005

Corpografie (I)

di Francesca Mazzucato, alle 09:23

[Iniziamo un piccolo gioco corpografico con Francesca Mazzucato, che credo davvero non abbia bisogno di alcuna presentazione Рe che, tra le altre mille cose, cura un bel blog proprio sui corpi. Corpografie sono brevi ritratti sensuali, tipologie di corpi sussurrati. Accompagnati da miei scatti, della serie Diott(r)ica, perch̬ il desiderio ̬ sfalsato, e le cose desiderate sono doppie, e una ̬ sempre sfocata. as]

Corpo di donna.
Fluttuante sinuoso, dobbiamo parlare, lasciati toccare, l’ho fatto per te, vestito lanciato, seno scoperto, capezzolo appuntito cibo intrecciato alle gambe, alla pelle, profumo di magnolia, incensi, una storia dei sensi nelle mani che toccano emozioni che bloccano, polpose sorelle di frutta attentamente pelata le cosce, e poi la lingua che si avvicina alle mie, che lentamente sale e segue l’Antica Strada del Sale, corpo di donna corpo di esploratrice i peli mordicchiati alla radice e intanto io l’aspetto, l’aspetto e la blocco, il piacere un rintocco, ritardare lo sblocco.

Diott(r)ica: donna sotto la doccia, di Antonio Sofi
Diott(r)ica: donna sotto la doccia, foto di A. Sofi

Continua a leggere »

30/03/2005

Un macello insostenibile

di Enrico Bianda, alle 12:24

macello di ivano ferrari - einaudiRaramente mi è capitato di leggere un testo, di qualsiasi genere, che risultasse ai miei occhi quasi insostenibile.
Qualche tempo fa, una raccolta di poesie ha avuto questo effetto. Il titolo: Macello, l’autore: Ivano Ferrari (ne abbiamo scritto proprio su queste pagine tra i commenti qualche settimana fa), edito da Einaudi.
Un reportage poetico, o meglio un reportage in forma di poesia, che ci porta dentro un macello, ce lo mostra e ce lo fa vivere in modo inaudito.

Finalmente ce l’ho fatta, ho raggiunto Ferrari al telefono, abbiamo fatto una veloce chiaccherata radiofonica sulla sua poesia e su questo lavoro.

Continua a leggere »

29/03/2005

Ibrido naturale e ibrido sociale

di Enrico Bianda, alle 10:47

Porte automatiche che si aprono solo con un badge aziendale, la mucca pazza o l’AIDS, tecnologie ergonomiche, kit tecnologici, fibre mutanti e giacconi multitasking, simulatori vocali e decoder universali, la casa intelligente e il digitale terrestre.

nokia closeup, di antonio sofiLa tecnologia modifica la percezione dello spazio e del tempo, ma senza non avrebbe molto senso vivere. Non perché necessaria, ma perché irrinunciabile. Non mi lamento, ma una chiacchierata recente con Massimiano Bucchi, sociologo della salute, mi ha aperto, se non spalancato all’improvviso scenari alla Ballard o alla Cronenberg. Non mi spingo alla fantascienza sfrenata e storicizzata, ma almeno un Douglas Adams potrebbe aiutarci. La nostra vita sarebbe animata e abitata in pianta stabile da ibridi. Anzi.
L’ibrido si è insediato in noi e tra di noi, nelle nostre case e per le nostre strade, nell’uso quotidiano della tecnologia e nella costruzione continua di senso e appartenenza.

Continua a leggere »

21/03/2005

Il corpo animato dell’ospedale

di Mariano Grifeo Cardona di Cani, alle 16:02

[Riceviamo un pezzo dall’adorato Mariano, che così giustifica il non uso del siciliano “mi dispiace di non avere usato la mia lingua matri. ma così sinne uscì dalla mia testa e così la scrissi: in taliano”. Le foto, invece, purtroppo, sono mie. as]

Scaffolding, foto di asDi notte, ronfa come un asmatico che respira male e russa.

Si sentono fiati e si vedono sbuffi. Perchè esiste un sistema arterioso fatto di larghi tubi d’acciaio che corrono nei sotterranei, e lungo i tetti. Aria, refrigerazione, ossigeno, riscaldamento, puzze e scarichi.
Un ospedale è un corpo animato, assai complesso.

Quando sei vecchio – come me – speri che quel corpo sappia accoglierti nel migliore dei modi, rimetterti in sesto e lasciarti uscire di nuovo. Dentro di te, però, corre in sottofondo il basso continuo del tuo inconscio, al quale lasci il compito ingrato di riflettere sul fatto che tu – da quel corpo – potresti anche non uscirne più. Restarci intrappolato, conoscerne viscere e sistema nervso, centrale e periferico. Per settimane e mesi. O altrimenti per sempre.

Continua a leggere »

19/03/2005

Corpi Estranei II – «L’origine du monde»

di Enrico Bianda, alle 23:50

anatomie_de_lenfer02.jpgC’è il viso iconizzato di Rocco Siffredi che scruta da in mezzo alle gambe di una ragazza quanto di più intimo vi possa essere.
Guarda, con occhio indagatore, sul set di un nuovo film di Catherine Breillat, che sempre con Siffredi girò Romance – il film del primo sdoganamento?
Si intitola, apprendo, Anatomie de l’enfer, nuova variazione sui fantasmi di Rocco e forse anche nostri: «una donna che paga un uomo per farsi guardare dove non è guardabile».

Continua a leggere »