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Post archiviati nella categoria 'Città'

04/09/2006

Genius loci (Firenze e Roma)

di Antonio Sofi, alle 22:20

Firenze
Per i non fiorentini (come me) che però (come me) ancora stupiscono di alcune fiorentinissime bizze, un mirabile pezzo di Giovanna (al secolo blog: visscontessa) uscito qualche giorno fa sul quotidiano Il Firenze, da poco sulle strade del capoluogo toscano. Ne riporto l’inizio e la fine.

Se le caratteristiche di ogni popolo sono spesso determinate dall’atteggiamento del medesimo assunto nel corso del suo difficile percorso nella storia, la caratteristica dei fiorentini è proprio quella di aver attraversato la storia senza essersi mai trovati in grosse difficoltà. Sarà per questo che i fiorentini, solo marginalmente sfiorati dalle sventure toccate ad altre civiltà, hanno potuto sviluppare quel senso dell’umorismo che sempre in bilico tra la sfrontatezza e l’irriverenza, viene facilmente scambiato per cinismo.

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06/07/2006

La sfilata di Firenze dopo Italia-Germania

di Antonio Sofi, alle 21:41

Clicca per vedere il video.

Qualità scarsa, filmato fatto con telefonino la notte del 4 Luglio – quasi unicamente per provare da postante YouTube.

Ma anche utile (nell’attesa di inaugurare un nuovo tema estivo, forse domani) al fine di documentare che a Firenze, città dimenticata dai collegamenti tv la notte vittoriosa contro la Germania a scapito di servizi in diretta anche dalla Piazza Centrale di Pescasseroli, abitata da tifoseria da sempre tacciata di campanilismo gigliato, inderogabile anche alla Nazionale (che infatti è stata lontana dall’Artemio Franchi per molti anni), anche qui, dicevo e mi sono incartato, s’è fatto una divertente allegra sfilata, con i turisti ai bordi delle strade che scattavano foto con la stessa identica espressione di quando sfilano i figuranti in costume storico.

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27/06/2006

La città digitale è una rete sociale

di Antonio Sofi, alle 11:18

Webgol, con ogni probabilità, non verrà aggiornato fino alla fine di questa settimana (ho anche programmato, con la pubblicazione posticipata, un raccontino per giovedì, per chiudere il tema TecnoFobie che ci ha accompagnato per un bel po’ di settimane – ma ignoro se il meccanismo funzioni).

Avevo alcune segnalazioni sul groppone, casomai a qualcuno difetti roba da leggere (non succede mai). Me li tengo (sono link freddi, risorsa impagabile per il blogger con scarsità di tempo), tranne uno, chè merita lettura.

Da queste parti ci siamo spesso occupati di città: città perfette, città su fiumi, città non-luoghi, città in emergenza e emergenti, città viaggiate e città vissute. La città è il centro di gravità permanente attorno a cui fermenta la modernità, brulicano esistenze, si sperimentano modi attraverso cui declinare la qualità della vita di ognuno di noi. Su Apogeonline, Sergio Maistrello, scrive un gran bel pezzo dal titolo “Internet, la città, le reti sociali“, che fossi un amministratore cittadino leggerei con molta attenzione. Perchè l’innovazione vera è sempre cosa che riguarda i bisogni delle persone – anche di comunicare meglio tra loro.

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19/04/2006

La città perfetta esiste

di Enrico Bianda, alle 09:35

Urville
Urville
La città perfetta esiste. E’ uscita dalla mente di un giovane autistico. Alla città ha dato un nome quasi mitologico: Urville.
Le immagini si trovano ormai quasi ovunque sul web (qui il sito ufficiale).
Pochi fogli di carta bianca, un tratto preciso, che agli appassionati potrà rimandare ai lavori di Tullio Pericoli dedicati alla Grande Mela, i due profili di Manhattan esposti un anno fa in qualche galleria italiana.
La cosa che colpisce nei disegni di Urville, è che si tratta di una città che si colloca esattamente dentro l’estetica post moderna delle nostre città immaginate.
Convivono disegno urbanistico imperiale con grandi boulevard e immaginifici palazzi in vetro dalle forme futuristiche, che ricorderanno Herzog, Ghery, o altri nomi dell’empireo degli architetti.

Immaginavo una città fantastica, dalle soluzioni architettoniche ed urbanistiche rivoluzionarie. Invece la città di Urville è una città moderna e accogliente, luminosa e ampia, con un bel respiro, e con un senso, nemmeno molto nascosto, di cittadinanza molto bello.
La città di Urville è abitata da uomini che la percorrono. E’ piena di persone, di cittadini, che animano strade, palazzi, teatri, viali e parchi con fontane.

A volo d’uccello quello che colpisce sono le piccole presenze che riempiono la città perfetta.

15/11/2005

Polli in batteria

di Enrico Bianda, alle 09:53

Alcune – poche – riflessioni su quanto accade a Parigi.

I moti di Parigi ci inducono a recuperare categorie che credevamo dimenticate. Ci rimandano al ’68, al maggio dei film, degli scontri e della fantasia celebrata e problematizzata – Bertolucci e Garrel, ieri e oggi, in una dissolvenza incrociata, i ricordi dei seminari di Gilles Deleuze, ricordati da Gnoli su Repubblica, proprio nei giorni in cui Derive e Approdi manda in libreria, a 10 anni dalla tragica scomparsa del maestro francese un dvd che ne ripercorre le tappe, gli interrogativi, l’eredità. O al nostro ‘77, più politico e meno utopico, e poi all’Argentina di qualche anno fa con le pentole battute nelle strade, e a tanto altro, e finiscono per ripercorrere e azzerare quello che sappiamo sulle nostre città, e mostrano una miopia rara nell’esercizio del potere repressivo, che annulla una tradizione di confronto e integrazione che avevano fatto della Francia un laboratorio cui guardare con ammirazione.
In questo caso, però, non credo che richiamare in causa il Maggio sia opportuno.

Intanto les banlieues restano luoghi alterati di vivibilità e confronto, luoghi forti di disagio, dove la dissoluzione dei legami comunitari si traduce in rinnovate fratellanze del disordine, all’interno delle quali probabilmente si esercita l’equivoco del diritto alle forme della comunicazione urbana.
Questa storia dei moti delle città, delle periferie, mi pare che si apra ad una serie di argomenti sui quali ci siamo spesso soffermati. E le discussioni che proprio in questi giorni animano più di una tavola mi spingono ad allargare la riflessione e a provare a lanciare qualche sassolino nello stagno, per vedere che cosa succede.

Confermo che la questione della sintonia tra moti banlieusard e ’68 parigino non tiene.

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27/07/2005

Urbanistica negoziata

di Luca Zaniol, alle 14:57

Il sasso, piccolo piccolo, gettato nel proverbiale stagno, ha fatto rimbalzare una serie di appunti (su una proposta di legge di riforma urbanistica) dalle parti di un architetto che ci legge.
Si chiama Luca Zaniol, ed è quello che io chiamo un architetto umanista.
Mi ricorderò sempre di una frase che mi disse lui, tanti anni fa (a me, figlio di architetto): “una casa deve semplicemente essere costruita attorno ad un uomo. E non deve accadere che un uomo si trovi a dover entrare in uno spazio che non è pensato per accoglierlo.” Sembra semplice, vero? Aggiungendo poco dopo che “le case, spesso, non sembrano progettate per essere riempite e vissute.”
Oggi Luca Zaniol disegna case pensando a tutte queste cose. Lo so. E spesso ci ritroviamo a discutere di questi argomenti. Lo ringrazio; e aspettando altre sue preziose indicazioni, qui sotto le sue prime riflessioni. eb

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19/07/2005

Il grande tuffo

di Enrico Bianda, alle 15:20

[Rathauscafe by idogu]
Rathauscafe by idoguQueste giornate calde, questa domenica in particolare, con la luce forte, l’aria calda e le cicale che non ero più abituato a sentire, anche i treni passano più lentamente, lungo la ferrovia che corre a fianco il fiume.

Guardo i vagoni arrivare da dietro la curva, poco prima dello sferragliare si sente un’elettricità nell’aria, quasi uno schizzo d’acqua lontano, e sono i cavi elettrici che si agitano all’arrivo del treno. Se poi è un merci, passa lentamente senza fermarsi mai, solo vagoni scuri e corrono verso la città, oppure si perdono in su, risalendo il Valdarno.

Appena sotto la stazione si intravede una scaletta, nascosta tra i rami di alberi che salgono dal fiume. Un accesso pressoché inviolabile, salvo armarsi di machete e provare a sfidare quella parte di selvaggio che si riprende le rive dei nostri fiumi.
Sotto, appena ai piedi della piccola scala in ferro arrugginita, un po’ traballante, scorre l’Arno. O almeno quello che rimane del fiume in questi caldi mesi estivi. Tutto sommato è un fiume che se la cava ancora bene. Scorre piano, marrone, di un cupo antico e immobile, non lascia che si veda il fondo, e fa bene. Ma almeno qualcosa scorre, una parvenza d’acqua, una vicina rapida mi rassicura sulla presenza liquida. Altrove, riali, torrenti, fiumi o rigagnoli si asciugano, inesorabilmente. Li trovi nascosti e secchi tra le foglie, in un gorgo verde rigoglioso, traccia delusa dell’acqua.

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10/07/2005

Nonluoghi e resilienza (una gran bella parola)

di Antonio Sofi, alle 19:26

londonmap.gifGabriele Romagnoli su Repubblica di oggi, in un lungo pezzo dal titolo “La nostra paura quotidiana” accenna al fatto che i nonluoghi, sui quali scrivevo nei giorni scorsi, sono i posti nel quale la paura del terrorismo alberga. Ovviamente concordo (forte dei distinguo già fatti) e cito:

Le sedi in cui il nuovo terrore si è depositato sono principalmente i non luoghi, gli spazi dove non si vive, si transita: gli aeroporti, i mezzi di trasporto, i locali pubblici. La guerra convenzionale ti viene a colpire dove sei, bombarda le abitazioni, entra a fucile spianato “casa per casa”. Questo terrorismo (questa guerra non convenzionale) ti colpisce dove passi. La minaccia ti segue, ti accompagna. In questo modo la paura, letteralmente, ti paralizza. Induce a non muoverti per sentirti al sicuro. […] La valenza stessa dei non luoghi muta.

Non muoversi per sentirsi al sicuro.
Se ti muovi spesso troverai metrò, grattacieli che solleticano le nuvole e attirano gli aerei, stazioni affollate che ti connettono ad altrove.
Attaccare i nonluoghi è cercare di minare le fondamenta della modernità.
E minare le fondamenta della modernità non passa (è questa l’intuizione delle nuove forme del terrorismo) attraverso la distruzione di monumenti famosi, pregni di storia, ormai simboli invecchiati e statici, buoni al massimo per cartoline e fotografie di prammatica; e nemmeno attraverso il tentativo (equiparabile) di attentare alla vita di personaggi famosi, autorità, leader nazionali.

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08/07/2005

Sotto casa

di Antonio Sofi, alle 20:08

londonmap.gif Nei commenti al post in cui azzardavo una riflessione sull’attentato di Londra e sui nonluoghi come simbolo e insieme tallone d’achille delle città moderne, mi ritrovo quattro opinioni diverse. Pur non avendo alcuna propensione al sono-d’accordo-con-tutti, sono d’accordo con tutti. Qualcosa di sensato – una percentuale di validità ermeneutica – ci può essere nell’idea dei nonluoghi, ma solo una percentuale, appunto; affascinante come tutte le spiegazioni semplici, che appaiono non fare una piega, quando la piega è invece nel fatto che tutto è invece dannatamente complesso, irriducibile ad una spiegazione lineare (e rassicurante). Riprendo quei primi quattro commenti, ringraziando chi ha reagito alla mia provocazione.

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08/07/2005

La prima, il punto debole, la seconda cosa

di Antonio Sofi, alle 12:26

londonmap.gifAppena ho saputo degli attentati alla metropolitana di Londra (quando ancora si parlava di sovraccarichi energetici: mi chiedo, visto che con informazioni insufficienti è azzardata qualsiasi spiegazione, e visto che non è la prima volta in casi simili, se sia ingenuità, scaramanzia o tentativo di insabbiamento, nel caso in cui la cosa si risolva con pochi danni), la prima cosa che ho pensato è stata che si trattava, quantomeno in teoria, di un ennesimo nonluogo.
Una metropolitana: dopo i grattacieli a New York, e la stazione a Madrid.

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06/07/2005

Giù le mani

di Raffaele Palumbo, alle 09:04

[Con saggia – e inevitabile – lentezza, un primo piccolo grande rimbalzo; mi riferisco alla legge sulla riforma urbanistica, ora al senato: quella che non si sa se è una bufala, un rischio vero, una esagerazione, una innocua prassi fatta legge. E’ di Raffaele Palumbo, caro amico e diretùr di Controradio, storica attivissima radio toscana. Il pezzo è uscito il 6 Luglio per la rubrica “Senza Filtro”, sull’Unità – Firenze. Grazie. as]

E’ stata approvata alla Camera – nel silenzio più assoluto – la riforma urbanistica firmata dal forzista Maurizio Lupi, che di fatto permetterà ai proprietari fondiari di scrivere i nuovi piani regolatori.
Come è possibile? Semplice: i Comuni dovranno contrattare i piani regolatori e le varianti con tutti i soggetti economici interessati, dai costruttori ai proprietari.

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04/07/2005

Le mani sulla città

di Enrico Bianda, alle 11:38

Allora. E’ passata sotto generale silenzio, e anche io ho dovuto lasciar passare qualche giorno, chiedendo in giro tra amici e parenti se ne avessero sentito parlare. E’ una nuova proposta di riforma. A me pare grave, parecchio, sarà una mia mania, un’ossessione, come mi dice un’ amica, con le periferie e le città e su queste pagine abbiamo avuto modo di parlarne spesso.
Di che cosa si tratta (e scusate il tema a freddo quando tutti vi aspettavate qualcosa di fresco e lieve, come l’estate che ci ha agguantato).

Alla Camera dei Deputati, qualche giorno fa, esattamente il 28 giugno, è stata presentata una proposta di riforma urbanistica che in sostanza porta i poteri immobiliari a ridisegnare il complesso dell’impianto urbanistico delle nostre città (lo so, già lo facevano, e vedremo come, ma almeno avevamo i piani regolatori a calmare l’impeto speculativo).

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07/03/2005

La città è un blog politico

di Santa Di Pierro, alle 21:13

[Per chiudere il tema Polis, che ci ha accompagnato per alcuni mesi, una stimolante riflessione di una cara amica di Webgol, putroppo non provvista di blog e quindi non linkabile (ma non è detto che sia un difetto). Un punto di vista esterno e appassionato; a modo suo sincretico. Presto il nuovo tema, poco ponzato e molto rischioso. as]

Bambini Rom, foto di Enrico BiandaLa città è stata da sempre l’epifania della simbologia del potere politico: i palazzi dei più ricchi, le chiese dei potenti, le strade delle industrie. Ma anche: le piazze del popolo, i mercati, le strade di periferia. Tutta la polis è politica.
Originalidad es volver a la origen – diceva Antoni Gaudì. Originalità vuol dire tornare all’origine. Muovendosi dunque dal punto d’origine della politica – polis, città, politica – è possibile che venga elaborato, in modo embrionale e originale l’idea di un partito politico partendo proprio dalla percezione dello spazio urbano?
Una storia locale, una di quelle storie che sta ai margini della validità restituita dalle scienze sociali, sembra confermare questa ipotesi.

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04/03/2005

Una montagna attraverso una cruna d’ago

di Gianni Delli Ponti, alle 20:06

“Sono un geografo”, disse il vecchio signore.
“Che cos’è un geografo?”
“E’ un sapiente che sa dove si trovano i mari, i fiumi, le città, le montagne e i deserti”.
“E’ molto bello il vostro pianeta. Ci sono degli oceani?”
“Non lo posso sapere”, disse il geografo.
“Ah! (il piccolo principe fu deluso) E delle montagne?” .
“Non lo posso sapere”, disse il geografo.
“E delle città e dei fiumi e dei deserti?”
“Neppure lo posso sapere”, disse il geografo.

“Ma siete un geografo!”
“Esatto”, disse il geografo, “ma non sono un esploratore”.

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02/03/2005

I guard rail della convivenza

di Gianni Delli Ponti, alle 20:32

[In (quasi) chiusura del tema Polis, con piacere ospitiamo due pezzi, uno oggi e uno domani, originariamente scritti per la radio in forma di introduzione – e qui usati in forma di domanda aperta, suggestione senza risposte -, di Gianni Delli Ponti, maestro radiofonico in forza alla Radio Svizzera. Lo accompagna una foto e quindi un header composto da una splendida foto di emmegi, miracolosamente in tema. (as)]

[foto di emmegi]
Segnale Rosso, foto di EmmegiVi siete mai chiesti cosa potrebbe accadere se, una mattina uscendo di casa, scoprissimo che nottetempo è stata eliminata tutta, dico tutta, la segnaletica stradale?

Niente più semafori, stop, divieti di sosta, divieti di transito, divieti di sorpasso; niente piu limiti di velocità, indicazioni delle localita, niente strisce pedonali; niente più cartelli che indicano fondi scivolosi, curve pericolose, caduta massi. Niente guard rail, niente polizia, niente sanzioni.

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