30/09/2003
Buonanotte ai sognatori
di Antonio Sofi, alle 12:21
The Dreamers (scheda e sito ufficiale), di Bernardo Bertolucci, è stato presentato fuori concorso alla 60° mostra del cinema di Venezia. Il film, che uscirà nelle sale il dieci ottobre, ha fatto registrare pareri discordi, che si sono posizionati piuttosto pigramente all’interno di una curva gaussiana classica, tra gli estremi del sontuoso capolavoro e dell’emerita schifezza.
Un film costruito e comunicato per far parlare di se’: il maggio francese, il ritorno nella Parigi di Ultimo Tango, triangoli amorosi e ricordi, il mitico sessantotto. Mitico o mitologico. Leonardo, con qualche ottima ragione, ha, per esempio, sostenuto che il ’68 ci ha strasfracellato i coglioni: è seguito dibattito. Ma anche perchè è un film di un grande regista, geniale, disarmante, forse antipatico. In attesa di vedere il film nelle sale, un pezzo in tre parti (Rossellini Redux, Notizie dai fronti, Cinema del presente) di Enrico Bianda che ricostruisce la carriera ed il pensiero del regista parmense attraverso le suggestioni di The Dreamers.
Continua domani e dopodomani, segue una chiacchierata con la stampa svoltasi a Fiesole il 7 luglio, in occasione della consegna del Premio Fiesole e di una retrospettiva a lui dedicata (qui un mp3 con uno stralcio di intervista).
The Dreamers: buonanotte ai sognatori?

Bellocchio radiofonico.
Francia, 1916, prima guerra mondiale. Al colonnello Dax (Kirk Douglas) viene ordinata dai suoi superiori, la conquista del “Formicaio”, l’avamposto chiave della difesa tedesca schierato davanti alla trincea del suo reggimento. La missione è quasi impossibile, i suoi uomini sono pochi, in pessime condizioni, ed il numero delle vittime stimate è estremamente elevato. Il puro assurdo. Stanley Kubrick con il suo primo film di guerra, abbracciando il genere come avrebbe fatto anche in seguito, affronta la guerra consapevole del suo fascino, della sua assurda bellezza. Una guerra senza nemico, combattuta all’interno di un solo esercito in una sola nazione. I soldati si ritrovano davanti a nemici che avevano i loro medesimi volti, così il nemico, di cui tanto si parla (“pronto ad uccidere altri tedeschi?“) e per il quale ci si prodiga mirando a sconfiggerlo, non appare una sola volta in tutto il film, in una “guerra che pare astratta” Quello che conta, per Kubrick, non è solo l’antimilitarismo del racconto, dove non ci sono eroismi possibili, ma solo la paura, e la rassegnazione di una morte da percentuale, ma conta anche il meccanismo della guerra, il gioco, da svelare nella sua assurda fascinazione che può solo produrre morte.
Anche solo per un
Venerdì primo novembre, anno duemiladue, giorno festivo, Roma.
Rossellini, Pasolini, Fellini a Roma. Visconti a Milano. Rosi, Martone e Lattuada a Napoli. Amelio e Calopresti a Torino. E altre città raccontate dal cinema italiano negli anni, dal neorealismo alla fine degli anni sessanta. La città rivestiva un ruolo centrale nel racconto della trasformazione sociale del paese tra conflitto e sviluppo incontrollato. La città della violenza, della povertà, protagonista dei sogni di un paese che cambiava. La dimensione urbana segno della modernità che stentava a trovare una sua dimensione. 
“Io ti ammazzerei con le mie mani”, a parlare è il capo della squadra omicidi di un’Italia livida e surreale, ammuffita, raccontata in
Lo sguardo corre virato in blu elettrico sulle rovine dolenti di Ground Zero. Si sofferma su quanto resta in piedi della struttura in cemento armato delle Twin Towers. Totem megalitico su di una collina degli stivali post nucleare. E’ una sequenza di un film magnifico di Spike Lee,
Shhhhhnnnn. Fabbricare, fabbricare, fabbricare, preferisco il rumore del mare, recita una poesia di Dino Campana, che poi è finita delicatamente a fare da titolo ad un film di Mimmo Calopresti. Abituati come siamo al Digital Sound o al Dolby Surround di qualche anno fa, che ancora oggi abita i salotti di qualche patito, non percepiamo se non malamente il suono sporco, analogico, della presa diretta con microfoni d’annata… Come faceva il protagonista del film di Wim Wenders in 


