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Post archiviati nella categoria 'Cibo e dintorni'

07/11/2003

Risotto creolo (Smooth Rice)

di Enrico Bianda, alle 02:00

(Edibili udibili: le ricette di webgol)

Lester Bowie, nemmeno a farlo aposta vestito da cuoco!Mantra gastro-teleologico (intro)
Assaggiare, manducare, godere, ascoltare.
Imperativo categorico, farsi del bene, quando si può. E lasciarsi andare al piacere della sovrapposizione.
Fusilli segreti con il pesto, lingua salmistrata, insalata di pollo con maionese fatta in casa, pomodorini ripieni al forno, piccoli peperoni verdi in salamoia e patate al forno molto agliose e croccanti che gocciolano olietto benefico che pare fatto dai frati di Camaldoli.
Un mantra gastronomico da ripetere che suggestiona e pacifica: si mischiano i sapori, si rompe e si sconquassa l’ordine stabilito del gustare.
Abbasso i mujaheddin dell’assaggio.
Noi si vuole – e si pole – mischiare i sapori, assaggiare guidati dal piacere, unire sulla forchetta il fusillo verde e la patata raschiata dal fondo della teglia.
Porzione speciale per chi è stato paziente.
La patata che si accompagna a tutto, la patata accondiscendente, la patata generosa, la patata di facili costumi, la patata incalzante, la patata infine ecumenica.
Il riso cuoce macchiato di rosso, i peperoni si sciolgono nel brodo aggiunto lentamente e pazientemente, dal frigo occhieggiano serene alcune patate lessate il giorno prima.
Che si fa? Mi avvento, le spello, le taglio a tocchetti e le immergo riconoscente nel riso che intanto arrivava a fine cottura.

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05/11/2003

La cosa più buona che abbia mai cucinato.

di Antonio Sofi, alle 01:22

Dalle cucine a vista modello anni 50, con le pentole di rame appese ai ganci come quarti di macello, si apre una finestra di una lunga vetrata e spunta una vigorosa capoccia bianca, e un paio di baffi sarcastici, a manubrio, abituati a comandare. La vetrata dà sulla sala da pranzo. In fondo alla sala un palco, e in mezzo delle colonne che non servono a nulla, se non, e deliberatamente, a rompere i coglioni a chi vuol guardare.
Così capisci subito che questo non è un posto qualunque.
La capoccia spunta e un fremito percorre la sala da pranzo gremita in ogni ordine di posti, come l’Artemio Franchi dei bei tempi. Silenzio di posate, istantaneamente congelate a mezz’aria, come nemmeno all’interno del supermoviolone di Biscardi. L’insalata di pollo dondola impiccata dalle punte delle forchette, il roast beef in salsa verde giace ferito senza speranza sui fili interrotti di lame taglienti, la polenta alla cannella fuma piano nei piatti, senza disturbare.
Il tono è imperioso e svelto, come lo è solo di chi ha il sugo sul fuoco.

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04/11/2003

Stranezze

di Webgol, alle 01:54

/ 4
– La prima volta che ho visto un piatto di spaghetti, pensavo fosse una versione impegnativa dello shangai. (Alessandro Bergonzoni)
– Quando si mette una bistecca su un occhio nero, bisogna guarnirla con aglio e prezzemolo? (Groucho Marx)
– Un bravo cuoco e’ un individuo bravo abbastanza a dare alla sua zuppa un nome diverso ogni giorno. (Jack Klugman)
– Negli Stati Uniti si mangia veramente male. In certi ristoranti con il conto ti portano anche la prognosi. (Antonio Ricci)
– Come mai quando mescoli acqua e farina ottieni colla e quando aggiungi anche uova e zucchero fai un dolce? Dove va a finire la colla? (Rita Rudner)
– Mio zio ha vissuto fino a 100 anni e lo deve tutto ai funghi. Non ne ha mai mangiati. (Leopold Fetchner)
– Il formaggio con le pere e’ femmina? (Alessandro Bergonzoni)

(Fine. Altri intermezzi: saper cucinare, diete, mangiare. Grazie a Mitì)

03/11/2003

A bocca aperta

di Antonio Sofi, alle 01:26

(Funari non c’entra).
Canal Grande, regata storica, foto di Gianni Berengo Gardin, su cui ci saranno milioni di copyright ma che oso mettere piccola piccola perchè Gardin è un genio e come tale ne va diffusa la sua arte ogni qual volta è possibileEcco cosa sembra Venezia. Un’incisione: rugosa, incavata, striata, linee elementari e il paradosso cromatico di contrasti netti e luci radenti. Fusi insieme nei riflessi. Venezia è un polpastrello imbevuto d’acqua, e quindi languidamente raggrinzitosi. Venezia è un’enorme calcografia fattasi città: una acquaforte. Acqua. Forte. Venezia è un polpastrello raggrinzito che incide acquaforti. Quando penso a Venezia penso alle foto di un grande fotografo che ha raccontato Venezia come pochi altri: Gianni Berengo Gardin (ne ho indegnamente scritto un po’ di tempo fa). Il Canal Grande pieno di barche d’epoca, una enorme vasca da bagno colma di paperelle, e gli schizzi d’acqua che lambiscono le finestre dorate.
Poi leggo quel disgraziato di Giallodivino.

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02/11/2003

Mangia quanto ti pare, soltanto non inghiottire.

di Webgol, alle 01:56

Da I dietofobi di Mitì Vigliero Lami
«Le Diete sono una delle torture più strazianti che la società civilizzata abbia inventato […]. In ogni caso, per gli adiposi la vita non è facile; loro vivrebbero benissimo se non esistessero gli inventori delle diete, di quei periodi cioè che di solito constano di sette gironi di fame nera che precede un aumento di quattro chili.
I personaggi dello spettacolo sono specialisti in diete, e danno sempre saggi e intelligenti consigli. […]
Anche l’attore gallese Harry Secombe suggerisce il suo metodo lapalissiano: “Questo è il mio consiglio, se insisti a voler dimagrire: mangia quanto ti pare, soltanto non inghiottire.” […]
Una signora di mia conoscenza, invece, così giustifica il suo sovrappeso: “Io non ingrasso perché mangio: ingrasso perché inghiotto tanta aria.” […]
Anche la mia figlioccia Anna è sempre a dieta. Quest’estate, durante un pantagruelico pranzo in campagna, mentre io fissavo sconsolata il mio piatto contenente due fette di pomodoro e una foglia di lattuga dall’espressione molto arcigna, Anna mi ha detto: “Dovresti fare come me, che invece di mangiare l’antipasto, il primo e il secondo, ho preso solo i tortellini così mi han fatto da piatto unico.” Io ho ribattuto in un tono che intendeva essere sarcastico, ma che è risultato solo isterico: “Sì, ho visto: però di piatti di tortellini ne hai presi tre.” E la fanciulla m’ha risposto soave: “Appunto: l’antipasto, il primo e il secondo.
Pure la mia amica Carlotta segue una dieta tutta sua; una sera a cena al ristorante ordinò contemporaneamente due dessert diversi. Mentre li divorava con espressione goduta, così rispose agli sguardi di scandalizzato rimprovero di tutti i convitati: “Vabbè… però li sto mangiando senza pane!“»
(Mitì Vigliero Lamida Thebestraffaello)

31/10/2003

Mangiare

di Webgol, alle 23:53

Intermezzo / 3
– Non mangio mai ostriche. Il cibo mi piace morto. Non malato, né ferito. Morto. (Woody Allen)
– Stasera la tavola è imbandita con ogni ben di Dio. Frutta, cacciagione, vino. Ma non mi piace mangiare così. Da solo. Vorrei la presenza di qualcuno… renderebbe tutto più buono. L’ideale sarebbe un’orfanella che guarda da dietro i vetri, mentre cade la neve… (Romano Bertola)
– Amare al buio, dormire al sole, mangiare in silenzio: tre sciocchezze. (Ugo Ojetti)
– Amare significa pochi dolci. (Maurizio Sangalli)
– Ci divertimmo moltissimo in Spagna quell’anno, viaggiando e scrivendo. Hemingway mi portò a pescare i tonni e io ne presi quattro scatolette. (Woody Allen)

(continua e finisce prossima volta… altri intermezzi: saper cucinare, diete – ringraziate sempre la splendida Mitì)

31/10/2003

Mensa sana in corpore sano

di Enrico Bianda, alle 00:20

Ore 11:30. Fame.
La sveglia è suonata alle quattro del mattino. Non è suonata. E’ direttamente penetrata nei gangli vitali scuotendoli ferocemente.
Ma è andata, insomma ci si fa anche questa volta, poi forse è l’ultima mattina. Comunque alle 11:30 la fame si attorciglia e sconquassa le viscere. Decido che forse è giunto il momento di scendere in mensa. Lavoro in un’azienda pubblica in Svizzera, la quale è, diciamo, normodotata: la mensa c’è, si disegna serenamente lungo i bordi di un giardino sempre fiorito. E’ luminosa e poco affollata. Strano, mi dico da qualche anno.

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29/10/2003

Cioccolato

di Webgol, alle 23:54

di Gaia Capecchi
Ti comincia a martellare nel cervello. Prima con un piccolo colpetto, lieve, quasi impercettibile. Poi, più forte. Colpisce, ribatte, insiste; nello stesso punto. Il pensiero comincia a essere totalizzante. Ha invaso ogni snodo della tua materia cerebrale e non c’è nient’altro, intorno. Senti qualcosa anche all’altezza del petto, che preme. Una specie d’affanno lesto e incontrollabile; vorace. Allora frughi ovunque, sposti, visioni, allunghi braccia in ogni anfratto della cucina. Finchè lo vedi: eccolo. Allora furtivamente lo prendi. Ti fermi un attimo e guardi: lo scarti, quasi sempre con furia. Non ne hai ancora scoperto un lembo che già ne senti l’odore, e la salivazione aumenta. Lo avvicini alla bocca e le narici si dilatano, con indecenza. Poi lo addenti, in morsi medio piccoli, e ti devi trattenere perché vorresti riempirtene la bocca in modo osceno, ma poi sai anche che finirebbe subito e tu vuoi invece quella specie di tortura della media-lentezza.

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29/10/2003

Il cioccolato fa bene al cuore?

di Antonio Sofi, alle 23:21

Toblerone (della Suchard - vedi foto)La risposta è si, e potremmo chiuderla qui. Il cioccolato fa bene al cuore: fidatevi e addentate il toblerone. E invece no. Qualcosa in più va detta.
Una prima cosa è che una barretta di cioccolato contiene tanti polifenoli quanti un bicchiere di vino rosso.
Un’altra scusa scippata di mano agli ubriaconi. Non ne ho mai sentiti al bar giustificarsi chiedendo un quartino di polifenoli, ma non si sa mai.
I polifenoli del cioccolato si chiamano flavonoidi. Si tratta di composti presenti anche nella frutta, nelle verdure, nel tè e nel vino rosso. I flavonoidi maggiormente rappresentati nel cioccolato sono le catechine e epicatechine flavan-3 insieme a degli oligomeri conosciuti come procianidine. Questa frase l’ho scritta solo per le procianidine, che devono essere cosette proprio simpatiche. Questi flavonoidi (banalizzo) hanno proprietà antiossidanti, contrastano i radicali liberi e il colesterolo, inibiscono la aggregazione piastrinica, nel tempo libero spazzano pure per terra. In pratica aiutano l’organismo a difendersi da rischi cardiovascolari.
Più del vino. E, come il vino, non vale se vi strafogate.
(grazie a FS per le informazioni mediche)

28/10/2003

Giro di ronda (around the frigidaire)

di Antonio Sofi, alle 23:23

C’è un delizioso nuovo trick di Amazon (altri lo spiegano meglio). In due parole: è possibile ricercare parole chiave all’interno dei libri. Giallodivino intravede una opportunità di vendetta: sarei curioso di sapere in quanti romanzi compare la parola strutto, giusto per fare un dispetto a Sirchia.
Comida prepara tartufi al cioccolato. Pare occorra sistemarli negli appositi pirottini. Io, che non ho idea di cosa siano, li mangerei direttamente.
Waitress si divide tra papiri poco sensuali e esperimenti di Artusi erotici.
Da Zu c’è pasta al tonno come torta di compleanno, da Cibitalia hamburger nei biberon (con sospetto di leggenda urbana).
Fuoriluogo e una dieta, due inviti a cena di seguito, e la quiete che manca: nella quiete della propria dieta ci si accoccola fra le pieghe di un minestrone senza grassi, ci si distende fra le foglie dell’insalata novella.
In Trattorieblog sono andati in un posto dove entrare a mangiare non è facile, in quanto il proprietario apre quando vuole e chiude ancora prima (ci andrei anche io, le premesse sono buone, dio salvi i ristoratori burberi), questo mentre Michele Marziani pare aver problemi ad aggiornare il blog, e speriamo li risolva al più presto, e Lulu prepara salvia fritta. Categoria snack. Salvia fritta? Snack? Patatine fritte non usa più?
Maccheronica (la guida palatale, inservibile ma preziosa, a cura di Camilllo Langone – oggi sul Foglio) riporta una frase di Totò: Erano persone che non sapevano fare niente, tranne che mangiare. Mangiavano da professionisti.
Appunto. Mi dirigo verso il frigorifero. Il dovere mi chiama.

26/10/2003

Diete

di Webgol, alle 23:57

Intermezzo / 2
– Dieta Valium per dimagrire. Agisce non perchè ti calmi veramente l’appetito, ma perchè la maggior parte del cibo ti cade per terra… (George Miller)
Mia moglie è andata da un celebre dietologo; in due mesi ha perso 300.000 lire. (Boris Makaresco)
A proposito di diete, un mio amico ha perso più di 60 Kg la settimana scorsa: sua moglie l’ha lasciato. (Leopold Fetchner)
– Era così grasso che per mettersi la sciarpa usava il boomerang. (Boris Makaresko)
– Gli obesi vivono di meno; però mangiano di più. (Stanislaw Lec)

(continua… – intermezzo / 1 qui – per il tutto ringraziate sempre la splendida Mitì)

25/10/2003

La dieta mediterranea non abita più qui

di Antonio Sofi, alle 23:25

Il concetto di dieta mediterranea viene coniato negli anni ’50 in seguito ai risultati di uno studio svolto sulla popolazione dell’Europa meridionale (e in particolare, Creta). Lo studio dimostrava che, a dispetto di un elevato apporto di grassi, quelle popolazioni avevano una bassissima incidenza di patologie cardiovascolari, di certi tipi di cancro e una maggiore aspettativa di vita rispetto ad altre zone d’Europa. Le principali caratteristiche di questa dieta, riassunte nella piramide alimentare, sono: abbondanza di cibo vegetale (frutta, verdura, cereali, noci e legumi); olio di oliva come la principale fonte di grassi; pesce e pollo consumati in modeste quantità; basso consumo di carne rossa; moderato consumo di vino, normalmente con i pasti.

Ora. Lasciamo perdere i risultati dei commenti a questo post che se li leggesse un dietologo cambierebbe mestiere, irrimediabilmente sfiduciato, e andiamo per punti.

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24/10/2003

Saper cucinare

di Webgol, alle 23:58

Intermezzo / 1
– Una ragazza che sa cucinare trovera’ sempre un uomo che sa mangiare. (Arsenio Hall)
– Linda: “Ma tu ti cuoci solo cibi surgelati?”. Allen: “Cuocerli? E chi li cuoce? Io neanche li scongelo. Li succhio come se fossero ghiaccioli!”. (Woody Allen)
– Se il brodo fosse stato caldo come il vino, il vino vecchio come il pollo, il pollo grasso come la cuoca, la cuoca pulita come le mie tasche, sarebbe stata una cena impagabile. (Jean Porta)
– I piatti che mi prepara mia moglie si sciolgono in bocca. Mi piacerebbe che imparasse a scongelarli, prima. (Jack Klugman)
– I baci non durano. Saper cucinare sì. (George Meredith)
– Mia moglie fa cose splendide cogli avanzi. Li butta via. (Herb Shriner)

(continua… ho preparato altre tre puntate, ma dovete ringraziate la splendida Mitì)

24/10/2003

Filetti Crazy Monk

di Enrico Bianda, alle 00:22

Edibili udibili: le ricette di webgol

Thelonious MonkChe cosa diavolo mangiava Thelonious Monk?
Una domanda che occorre porsi prima di descrivere questi Filetti Crazy Monk, che devono molto alla musica del pianista fool.
Una corte che si rispetti, un dramma shakespeariano: il fool è Monk.
Entra nella sala della corte, veste una buffa tunica con in testa un lungo e rigido copricapo. Si siede a tavola, insieme agli altri commensali e ordina gelato alla nocciola. Gelato alla nocciola in un dramma shakespeariano? Gelato alla nocciola in un dramma shakespeariano. Monk il fool vuole un gelato alla nocciola, andando contro la storia, il menù previsto dal Re, la sua stessa vita. Come secondo, riso con salsiccia soffritta majorchina e filetti di baccalà.

Parte udibile
Qualsiasi cosa incisa da Thelonious Monk.

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23/10/2003

La Svizzera e bambi in salsa operaia

di Webgol, alle 00:02

di Nicola Giallodivino

Ristorante Cooperativo, Zurigo - foto di Nicola Z.Zurigo è una città bruttina, metà Heidi, metà Praga 9.
Insomma tetti di ardesia, campanili a guglia e casermoni grigi da periferia realsocialista, il tutto nordicamente senza persiane. Grazioso tram stile viennese, predicatori in piazza davanti ai grandi magazzini Globus che tuonano contro gli omosessuali.
Ho visto un sacco di ristoranti, pizzerie, kebabisti e cinesi. Ma penso che questo locale sarebbe piaciuto a Manuel Vasquez.
E’ un posto che ha fatto infrangere un tabù rigidissimo che mi vieta di entrare in ristoranti italiani fuori dai confini patri. Al massimo – osservando rigido la norma – mi avvicino e osservo da fuori le istantanee dei ragù bolognaise, dell’agnello arrosto, come accadde in Grecia. No, fatela anche voi l’eccezione.
La doppia porta è giustificata dal freddo che regala, già a ottobre, tre gradi, quando a Roma ce ne sono ventiquattro.
Il locale ha una storia da raccontare.
Di fronte ci sono le sedi di due sindacati, a cinquecento metri il palazzo della borsa di Zurigo. Una delle “case” del capitalismo globale, roba di titoli e futures, certo non è Francoforte, non è Wall Street, ma da queste parti i denari sanno cosa siano. E soprattutto sanno metterli al riparo sotto mattoni lussuosi e segreti.
Varcate la porta doppia, e sulla sinistra scoprirete con stupore un bel ritratto di un barbuto dell’altro secolo: Carlo Marx. Se vagate ancora con lo sguardo, vi si parerà di fronte un altro ritratto, anzi una foto in bianco e nero, di Giacomo Matteotti. Last but not least un busto di Dante Alighieri. Il luogo bizzarro, ma denso di ricordi. La memoria degli uomini passati di qui ha impregnato le pareti di puzza di nazionali senza filtro, alfa e ammezzati toscani.

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