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	<title>Webgol, a cura di Antonio Sofi &#187; Cibo e dintorni</title>
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	<description>Web, politica, giornalismo</description>
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		<title>Fenomenologia del carrello delle carni</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Jun 2010 23:01:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enrico Bianda</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cibo e dintorni]]></category>

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		<description><![CDATA[[Sono andato a controllare, ché mi divertiva l'idea di questo pezzo lento, anzi lentissimo: risolto in due movimenti blog distanti quasi due anni. Il pezzo è di settembre 2008. Mai pubblicato. Perché a Enrico dicevo - inforcando un simbolico monocolo in punta di puntiglio - essere fallante di necessaria documentazione fotografica (sapendo bene di colpirlo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.webgol.it/wp-content/uploads/carrello_piccolo.jpg" alt="" title="" width="120" height="115" class="alignleft size-full wp-image-3939" /><font size="-2">[Sono andato a controllare, ché mi divertiva l'idea di questo pezzo lento, anzi lentissimo: risolto in due movimenti blog distanti quasi due anni. Il pezzo è di settembre 2008. Mai pubblicato. Perché a Enrico dicevo - inforcando un simbolico monocolo in punta di puntiglio - essere fallante di necessaria documentazione fotografica (sapendo bene di colpirlo nel debole di una attitudine reflex che per molto non s'è piegata a macchinette più portatili). Poi, qualche giorno fa, mi arrivano le foto - Enrico era tornato in quel ristorante di Bologna, e il cerchio foto-carnivoro si è infine chiuso. Bòn (apetìt e letùr). as]</font></p>
<p>Devi riuscirgli simpatico. All’inizio, subito. Se sei li, tra le righe, è perché ci stanno i carrelli. Poi lui, il cameriere, alto, anzi allungato, incuneato, capelli all’indietro, gel e sguardo nervoso, blocchetto in mano, scattante nei gesti; lui viene e ti chiede lo stesso che vuoi. </p>
<p>- <em>(Mettendomi alla prova)</em> Di primo prende qualcosa? Glielo chiedo ma sappia che ci vuole un po’ di tempo…<br />
- No, pensavo a un secondo.<br />
-<em> (Ancora un po&#8217; dubbioso) </em>Hocapitomoltobene.<br />
- <em>(Intimorito)</em> Ehm, gli arrosti?<br />
-<em> (Annuisce compiaciuto) </em>Il carrello&#8230; Ottima scelta. Lei non è nuovo, mi pareva, conosce il postomoltobene.<br />
- <em>(Impetuoso, esiste solo una risposta) </em>Da bere?<br />
- Un bicchiere di vino rosso?<br />
- E’ a consumo le porto la bottiglia e lei beve poi paga quanto ha bevuto.<br />
- E una bottiglia d’acqua. </p>
<div class="img " style="width:375px;">
	<a href="http://www.flickr.com/photos/webgol/4661653280/" title="Carrello dei bolliti. La prima apparizione. Foto di Enrico Bianda"><img src="http://farm5.static.flickr.com/4020/4661653280_c19fa9e0c9.jpg" alt="Carrello dei bolliti. La prima apparizione. Foto di Enrico Bianda" width="375" height="500" /></a>
	<div>Carrello dei bolliti. La prima apparizione. Foto di Enrico Bianda</div>
</div> </p>
<p>Fa per scomparire dietro una tenda di trucioli ma si ferma a metà. </p>
<p>- L’acqua fredda o a temperatura ambiente? E’ importante! </p>
<p>Resta in ascolto una frazione di secondo, con la testa protesa verso la cucina. Con la coda dell’occhio mi tiene bloccato nella decisione. </p>
<p>- Temperatura ambiente.<br />
- Bene. E comunque è fresca anche lei. </p>
<blockquote><p>Non ero nuovo, è vero. Mi ci aveva portato lo scorso anno Franco Farinelli, un professore di geografia che insegna a Bologna. &#8220;Bianda ti porto in un vero ristorante bolognese, da Bertino&#8221;. Lo avevo incontrato per una intervista &#8211; e mi aveva raccontato di quando la geografia era il sapere del mondo: da Kant (che era prima un geografo) a nomi che strepitano solo a pronunciarli, Anassimandro per esempio.</p></blockquote>
<p>Il ristorante si rivela uno di quei posti magici fatti solo per mangiare. Il resto chissene. I tavoli sono messi un po’ a caso, ci sono tovaglie bianche spesse, tovaglioli bianchi, sedie impagliate con gambe cilindriche solide e pesanti, pareti piene di fotografie e ritagli di giornale. L’odore è pesante, di brodo arrosto lesso sugo e fritto. I camerieri danzano un po’ pesantemente tra i tavoli trascinandosi dietro due carrelli, supervisionati da un’anziana signora con gli occhi tristi, e l&#8217;abito sgargiante. </p>
<div class="img " style="width:375px;">
	<a href="http://www.flickr.com/photos/webgol/4661653498/" title="Il carrello dei bolliti. Doppio come il tandem. Foto di Enrico Bianda"><img src="http://farm5.static.flickr.com/4034/4661653498_c81cafc2c7.jpg" alt="Il carrello dei bolliti. Doppio come il tandem. Foto di Enrico Bianda" width="375" height="500" /></a>
	<div>Il carrello dei bolliti. Doppio come il tandem. Foto di Enrico Bianda</div>
</div>
<p>Ho scelto gli arrosti misti. Mi piace guardare il carrello, e il cameriere che traffica con coltello e cucchiaio tra le carni. Quella del carrello è una fenomenologia complessa. C&#8217;è un preludio di sottointesi e di accordi informali: di non detto e sottaciuto. C&#8217;è un rapporto strano che si instaura tra cliente e cameriere. Si parla, ci si orienta, ma non è proprio una negoziazione: i coltelli in mano ce li ha lui, e sporziona lui. </p>
<p>E&#8217; una sintassi complessa che impone rispetto e passa attraverso un rapido apprendistato. Una sintassi che si fonda su un’ipotesi gastronomica spogliata della sua funzione scenografica, che non vuole piatti quadrati e bave di aceto balsamico, e nemmeno mousse tortini sformati lettini. </p>
<div class="img " style="width:375px;">
	<a href="http://www.flickr.com/photos/webgol/4661653698/" title="Il carrello dei bolliti. Il taglio. Foto di Enrico Bianda"><img src="http://farm2.static.flickr.com/1284/4661653698_610dd8978e.jpg" alt="Il carrello dei bolliti. Il taglio. Foto di Enrico Bianda" width="375" height="500" /></a>
	<div>Il carrello dei bolliti. Il taglio. Foto di Enrico Bianda</div>
</div> </p>
<p>Il carrello è senza sovrastrutture. Risponde ad un’organizzazione del lavoro industriale, manufatto e lavoratore e consumatore. Il carrello è una fabbrica fordista in miniatura. Acciaio e carne. </p>
<p>Nella vasca di sugo del carrello degli arrosti sguazzano: capocollo di maiale, galantina di coniglio, arista, vitella, prosciutto di Praga arrosto, faraona. Nel sugo uniti, umidi. E poi i contorni, patate, frittelle di zucca e mele, sformato di patate e piselli e pomodori con cipolla. E sugo. Alla fine con il cucchiaio sul vassoietto. </p>
<div class="img " style="width:375px;">
	<a href="http://www.flickr.com/photos/webgol/4661653898/" title="Il risultato finale. Foto di Enrico Bianda"><img src="http://farm2.static.flickr.com/1294/4661653898_14a50b84e0.jpg" alt="Il risultato finale. Foto di Enrico Bianda" width="375" height="500" /></a>
	<div>Il risultato finale. Foto di Enrico Bianda</div>
</div>
<p>Una delizia, pensi, guardando il cameriere fermarsi con il carrello in mezzo &#8211; tra la cucina e te.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Per favore non mordermi sul collo /2. Come un riccio di mar.</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Jul 2009 16:53:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enrico Bianda</dc:creator>
				<category><![CDATA[(ir)reality]]></category>
		<category><![CDATA[Cibo e dintorni]]></category>

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		<description><![CDATA[[Leggi il prologo] L’Italia appare, e forse lo è davvero, felice. Anzi direi spensierata. Non lo detto io. L’ho solo pensato. A scriverlo, bene, è stato Francesco Piccolo (L&#8217;Italia spensierata). L’Italia è il paese dove allegramente, vestiti in modo colorato, un figlio ed un padre, di qualsiasi parte, con ombrellone sotto il braccio e secchiello, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><font size="-2">[Leggi il <a href="http://www.webgol.it/2009/06/30/per-favore-non-mordermi-sul-collo-prologo/">prologo</a>]</font></p>
<p>L’Italia appare, e forse lo è  davvero, felice. Anzi direi spensierata. Non lo detto io. L’ho solo pensato. A scriverlo, bene, è stato Francesco Piccolo (<a href="http://www.laterza.it/schedalibro.asp?isbn=9788842079187">L&#8217;Italia spensierata</a>). L’Italia è il paese dove allegramente, vestiti in modo colorato, un figlio ed un padre, di qualsiasi parte, con ombrellone sotto il braccio e secchiello, cappellino spavaldo, asciugamano e Gazzetta, passando accanto ad un ginepro, sferzano un colpo didattico, di ombrellone, che ferisce perennemente la pianta. Siamo così, un po’ goffi, un po’ cialtroni, un po’ furbi, un po’ sfortunati, ma spensierati.</p>
<p>Ecco, ci scorre quest’Italia davanti agli occhi e non riusciamo a distinguere la realtà dalla finzione, chi è chi e che cosa fa, quando lo fa? Così come accade nel mondo dei vampiri, che <a href="http://www.webgol.it/2009/06/30/per-favore-non-mordermi-sul-collo-prologo/">dov&#8217;è la verità</a>? </p>
<p>Questo continuo slittamento tra mondi che non corrono più paralleli, tra soglie che si sovrappongono, si è palesato una sera all’improvviso, di fronte a me, in un ristorante della costa toscana. Ottimo ristorante, grande fritto di calamari, mistico antipasto di crudi, annebbiato dall’ingresso di una compagnia di giro di replicanti. Ecco la cronaca, dai toni epici.</p>
<p>Il tavolo si compone di tre coppie, arrivano alla spicciolata, si conoscono da poco, compagnia estemporanea, dadaista. </p>
<ul>
<li>In formazione “processionarie del fusillo zucchine e gamberetti”, si siede per prima la coppia “<strong>Taranta della lucchesia</strong>”. Lei, in abito nero, maniche a sbuffo, plissettate come il sipario del Teatro di Buti (che non è un teatro di tradizione giapponese), maniche ingovernabili, che per non affondare nel sugo occorre l’intervento di un macchinista. Lui, camicia bianca Robespierre, amido Nevada, quasi Tifone Guglielmina, orologio Ostrica, dentro si sente un ticchettio lontano, ombroso.</li>
<li>Seconda coppia, &#8220;<strong>Rumba dell’Ardenza</strong>” guidata da un trombettista pirotecnico orchestra Fulgor Y su Pronipotes di Guadalajara, apertura sul petto depilato, rosso tutto, anche gli occhi, iniettati di sangue. Capelli Nero lucido, tirati indietro, consistenza del bianchetto in fricassea. Lei in canottiera Kevlar tenuta stagna, contiene a stento una sesta pompata dalla simmetria imbarazzante.</li>
<li>Terza coppia, “<strong>Faccetta nera come un riccio di mar</strong>”, guidata da Donna Assunta settant’anni fa, cofana <a href="http://www.webgol.it/2008/01/03/i-mullet-e-la-capigliatura-dissonante-yet-to-come/">mullet</a> biondo rossastro, tenuta su con la salamoia delle alici, che fa pendant con uno scampo, succhiato occhieggiando al compagno dell’amica. </li>
</ul>
<p>Sono tra noi, sono tra noi. Non ho smesso di osservarli, convinto si trattasse di una puntata di Uomini e donne, sezione “Madri coraggio”. Maria de Filippi non serviva ai tavoli, ma chiamava la tombola, da dietro il bancone del pesce fresco. Uscendo, i tre SUV parcheggiati tra i cipressi erano sicuramente i loro, mezzanotte si avvicinava, i vetri anneriti, d’impulso ho pensato a Christine, la macchina infernale, ma i cofani erano freddi, d’un freddo cadaverico.</p>
<p><em>(2, continua)</em></p>
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		<title>Ondavè, diario scomodo dall’India (VIII parte). Mangiare bere sognare</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Mar 2009 09:41:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enrico Bianda</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cibo e dintorni]]></category>
		<category><![CDATA[Fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[Luoghi]]></category>

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		<description><![CDATA[Siamo scesi dall’aereo da poche ore, frastornati camminiamo lungo una via di cui non sappiamo nulla, polvere, vacche, smog, luce accecante, traffico, clacson, i primi tuk tuk, la frenesia dei rickshaw, la facce, gli occhi con lo sguardo nero di domande e indifferenza. Siamo a Delhi, avvolti in una sensazione inedita, di scoperta, di angoscia, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Siamo scesi dall’aereo da poche ore, frastornati camminiamo lungo una via di cui non sappiamo nulla, polvere, vacche, smog, luce accecante, traffico, clacson, i primi <em>tuk tuk</em>, la frenesia dei <em>rickshaw</em>, la facce, gli occhi con lo sguardo nero di domande e indifferenza. Siamo a Delhi, avvolti in una sensazione inedita, di scoperta, di angoscia, di incertezza, di curiosità e di insofferenza: vorremmo essere ovunque e sapere già, conoscere.</p>
<p>Titu guida un’ape, il taxi tipico di tutto il sud est asiatico. Titu è silenzioso e pieno di riguardo. Titu è sikh, porta un turbante e lo sguardo è severo. Ci colpisce e ci convince. Partiamo in cinque, veloci nel traffico, con gli autobus vicini, che ci sfiorano, curve e rettilinei. Titu spiega tutto e racconta, e come prima cosa, vuole portarci al tempio sikh di Delhi, la sua casa.</p>
<div class="img " style="width:450px;">
	<a href="http://www.flickr.com/photos/webgol/3387292192/" title="Sikh Temple by Webgol, on Flickr"><img src="http://farm4.static.flickr.com/3424/3387292192_efce8ce35d.jpg" alt="Sikh Temple" width="450" height="338" /></a>
	<div>Le cucine di un tempio Sikh a Delhi, foto di Manuela Ladu</div>
</div>
<p>Il primo impatto con il cibo, con la cucina indiana avviene proprio qui, tra queste costruzioni, dove una folla febbrile si muove scalza e ornata di turbanti o semplici fazzoletti a coprire il capo. Lunghi capelli mai tagliati e corpi in acqua, parlano e si lasciano andare alle offerte. Nel tempio le <em>tablas</em> e alcuni armonium suonano: anche questo è il primo impatto con la musica di qui. </p>
<p>Ci porta a visitare la cucina del tempio. Il primo impatto con l’India e le sue moltitudini avviene in questa grande cucina, dove immensi calderoni in ferro battuto, neri di fuliggine e fumanti, cuociono il cibo per centinaio, migliaia di pellegrini sikh, di membri della comunità, in visita e locali. Vengono, mangiano disciplinatamente, seduti a terra, in fila, e poi si alzano e se ne vanno. A turno c’è chi si occupa di servire, distribuire, e lavare. Pulire e rifornire, offrire soprattutto. Chiunque può sedersi qui e mangiare un piatto di riso, verdure al curry e nan, il pane senza lievito di questa terra. </p>
<div class="img " style="width:450px;">
	<a href="http://www.flickr.com/photos/webgol/3387292398/" title="Sikh Temple by Webgol, on Flickr"><img src="http://farm4.static.flickr.com/3645/3387292398_67773b2080.jpg" alt="Sikh Temple" width="450" height="338" /></a>
	<div>La cucina di un tempio Sikh a Delhi. Si cucina e si mangia senza tregua. Foto di Manuela Ladu</div>
</div>
<p>Intanto alcuni cuochi si muovono tra i grandi immensi pentoloni che fumano di verdure gialle: peperoni e patate, e poi il riso e altre pietanze. </p>
<p>Cucinano senza tregua, tutto il giorno. Poco più in la alcune decine di donne impastano la farina con l’acqua e stendono la pasta sulla roccia: preparano il pane per tutti, una catena di montaggio comunitaria, felice, sostenibile. </p>
<p>Parte qui il desiderio di cibo buono che mi accompagnerà tutto il viaggio, con il naso nei padelloni dei fritti per strada, sognando cavolo e cipolle fritti nella pastella dei <em>pakora</em>, pani con le erbe e il burro, riso, salse, montone, pollo, tandoori. Nascerà qui, in questa cucina chiassosa e sorridente, l’illusione della dimensione comunitaria dell’India: forse i sikh sono così, fraterni e solidali. Altrove regna l’indifferenza, alleviata dalla speranza di una vita migliore, dopo la morte.</p>
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		<title>Lampredotto reloaded. Un fotoracconto dalle strade di Firenze</title>
		<link>http://www.webgol.it/2007/06/04/lampredotto-reloaded-un-fotoracconto-dalle-strade-di-firenze/</link>
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		<pubDate>Mon, 04 Jun 2007 20:29:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Sofi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cibo e dintorni]]></category>
		<category><![CDATA[Fotografia]]></category>

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		<description><![CDATA[Torna il lampredotto su questo blog (dovrei quasi farci una categoria). E&#8217; come un vecchio amico, questo cibo di strada fiorentino. Chi non lo hai mai assaggiato paga pegno, da queste parti (ma è pure vero che io ho un amore incontrollabile per qualsiasi cosa sia venduta in un baracchino di strada). Il lampredotto è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Torna il <a href="http://www.webgol.it/index.php?s=lampredotto">lampredotto</a> su questo blog (dovrei quasi farci una categoria). E&#8217; come un vecchio amico, questo cibo di strada fiorentino.</p>
<p>Chi non lo hai mai assaggiato paga pegno, da queste parti (ma è pure vero che io ho un amore incontrollabile per qualsiasi cosa sia venduta in un baracchino di strada). Il lampredotto è una trippa. E questo fa scappare la metà delle persone. La metà che rimane però è una metà fortunata. Perché il lampredotto è una trippa morbida, una trippa ruminante, scura e odorosa, frastagliata come scandinavo fiordo, che s&#8217;usa spezzettare lessa nel pane bagnato e ricoprire di salsa verde dalla segretissima ricetta. Così si mangia a Firenze.</p>
<p><a href="http://s-puntidivista.blogspot.com/2007/06/trippai-fiorentini-il-lampredotto.html"><img src="http://farm1.static.flickr.com/233/525059697_fdd5152ce0_m.jpg" alt="Lampredotto, foto di Valeria" /></a></p>
<p>Il lampredotto è un vecchio amico perché fu protagonista del <a href="http://www.webgol.it/2003/10/08/il-tuffo-del-lampredotto/">post</a> (forse) più commentato all&#8217;epoca in cui questo blog stava ancora alle prime armi, e su <a href="http://webgol.splinder.com/1065648379#718909">splinder</a> (correva l&#8217;anno 2003).<span id="more-913"></span></p>
<p>Ne <a href="http://s-puntidivista.blogspot.com/2007/06/trippai-fiorentini-il-lampredotto.html">riscrive</a> e fotografa Valeria di <a href="http://s-puntidivista.blogspot.com/">S-punti di vista</a>, blog locale fiorentino.<br />
(che partecipa, insieme ad altri bravissimi studenti, a <a href="http://www.bloglab.it">Bloglab</a>, una creatura che sta riuscendo a mettere <em>letteralmente </em>in Rete talenti e competenze degni di nota. Se non lo seguite, Bloglab, fate male, come con il lampredotto).</p>
<p>Quella di Valeria è una fotostoria di alcuni barroccini di lampredottai in giro per il centro di Firenze. Intervistati e fotografati.<br />
Uno dei due, quello di Via dei Cimatori, è il migliore di Firenze, a mio immodesto parere. Si accetta dibattito.<br />
<a href="http://s-puntidivista.blogspot.com/2007/06/trippai-fiorentini-il-lampredotto.html"><br />
<img src="http://farm1.static.flickr.com/206/524963567_fa320cb970_m.jpg" alt="Lampredotto, foto di Valeria" /></a></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Wonka test, la dissonanza pubblicitaria e i biscotti nell&#8217;armadio</title>
		<link>http://www.webgol.it/2006/07/28/wonka-test-la-dissonanza-e-i-biscotti-nellarmadio/</link>
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		<pubDate>Fri, 28 Jul 2006 16:22:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Sofi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[Cibo e dintorni]]></category>
		<category><![CDATA[Tempo (perso?)]]></category>

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		<description><![CDATA[[foto di Kekule] Il WonkaTest (che deve il suo nome al personaggio creato da Rohald Dahl, e trasposto in film da Tim Burton) è un test di dissonanza pubblicitaria inventato da Luca aka Kekule, di Pastaaltonno. In fondo è solo un pretesto per una prosa acuta e divertita. Su piccole grandi illusioni che governano il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>[foto di Kekule]<a href="http://pastaaltonno.splinder.com/1150325542#8388387"><br />
<img id="image687" src="http://www.webgol.it/wp-content/uploads/gocciole2.jpg" alt="Gocciole" hspace="5" vspace="5" align="left"/></a> Il <em><a href="http://pastaaltonno.splinder.com/1152997525#8695318">WonkaTest</a></em> (che deve il suo nome al personaggio creato da Rohald Dahl, e trasposto in <a href="http://www.imdb.com/title/tt0367594/">film</a> da Tim Burton) è un test di <em>dissonanza pubblicitaria</em> inventato da Luca aka <strong>Kekule</strong>, di <a href="http://pastaaltonno.splinder.com">Pastaaltonno</a>.</p>
<p>In fondo è solo un pretesto per una prosa acuta e divertita. Su piccole grandi illusioni che governano il modo con cui compriamo le cose. E il modo con cui le cose ci vengono vendute. La domanda cui risponde è banale: che differenza di immagine c&#8217;è tra prodotto reale ed immagine di advertising? Lasciando perdere la qualità del prodotto, in questo caso davvero chi se ne frega.<br />
<span id="more-685"></span><br />
L&#8217;<a href="http://pastaaltonno.splinder.com/1152997525#8695318">ultimo episodio</a> (dai cui link a fondo pagina si può accedere ai cinque test precedenti) si occupa di <a href="http://pastaaltonno.splinder.com/1152997525#8695318">una merendina della Kinder</a>, che in fondo ne esce abbastanza bene (il sistema di votazione è spiegato nel <a href="http://pastaaltonno.splinder.com/1145288609">primo test eseguito</a>).</p>
<p>Lo sguardo &#8211; mi scrive Luca/Kekule &#8211; è quello di un bambino.</p>
<blockquote><p>&#8220;Un bambino, quando compra un alimento non vuole dar retta a giustificazioni sui materiali, sulla serialità di produzione o quant&#8217;altro. Il bambino compra quelle forme presunte, quella ipotetica quantità, quegli sbandierati ingredienti. Pretende (e giustamente diremmo!) né più né meno l&#8217;alimento che sta lì, sulla confezione, raffigurato nel suo momento migliore&#8221;.
</p></blockquote>
<p>Mi potrei avventurare in riflessioni su un fantomatico possibile &#8220;ad-watching&#8221; che solo i blog potrebero avere la credibilità per fare (e molti blog che si occupano di marketing e pubblicità, in realtà già lo fanno e piuttosto bene) &#8211; altro che media-watching.<br />
La verità è che l&#8217;ho segnalato perchè è davvero divertente. E ben scritto.</p>
<p>A dirla proprio tutta (ognuno ha i suoi biscotti nell&#8217;armadio), a me ha molto colpito il test riservato a <a href="http://pastaaltonno.splinder.com/1150325542#8388387">dei biscotti che spesso mi capita di comprare</a>. Solo ora mi sono accorto che quando mangio e distrattamente guardo la figura sulla scatola (le scatole dei biscotti sono le cose più lette al mondo, secondi solo alle etichette dei detersivi in bagno), provo un sottile senso di dissonante disagio. Dove sono quelle gocciolone di cioccolato lussereggianti? Mancano.</p>
<p>Chissà non sia venuto il momento per una pubblicità in questo diversa.<br />
In cui sul pacco ci sia una immagine più <em>consonante</em> di quello che c&#8217;è dentro.<br />
Elimini la dissonanza e quindi mangi, con un sospiro di sollievo.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Viva la gamella (abbasso il microonde)</title>
		<link>http://www.webgol.it/2006/05/16/viva-la-gamella-abbasso-il-microonde/</link>
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		<pubDate>Tue, 16 May 2006 18:50:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enrico Bianda</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cibo e dintorni]]></category>
		<category><![CDATA[Podcast]]></category>
		<category><![CDATA[TecnoFobie]]></category>

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		<description><![CDATA[- Scarica l&#8217;mp3 (665 kb ca., 2,50 minuti), sottoscrivi l&#8217;rss (o aggiungilo sul tuo itunes), oppure clicca sulla freccia per ascoltare schiscetta o vivandiera o gamella... I buoni pasto, diffusissimi soprattutto tra i dipendenti pubblici sono materia interessante che ci aiutano a comprendere una trasformazione che ci passa sotto agli occhi e tra i denti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>- <a rel="enclosure" href="http://www.webgol.it/podcast/009_bianda_webgol_vivandiera_160506.mp3">Scarica l&#8217;mp3</a> (665 kb ca., 2,50 minuti), sottoscrivi <a href="http://feeds.feedburner.com/webgol">l&#8217;rss</a> (o <a title="webgolcast su itunes" target="_blank" href="http://phobos.apple.com/WebObjects/MZStore.woa/wa/viewPodcast?id=134290709&#038;s=143450">aggiungilo sul tuo itunes</a>), oppure clicca sulla freccia per ascoltare</p>
<div class="img " style="width:128px;">
	<img src="http://www.webgol.it/wp-content/uploads/schiscetta.thumbnail.jpg" alt="schiscetta o vivandiera o gamella..." width="128" height="94" />
	<div>schiscetta o vivandiera o gamella...</div>
</div>I buoni pasto, diffusissimi soprattutto tra i dipendenti pubblici sono materia interessante che ci aiutano a comprendere una trasformazione che ci passa sotto agli occhi e tra i denti che forse nemmeno ce ne accorgiamo. Si usano per fare la spesa. E non per mangiare.<span id="more-627"></span></p>
<p>Ho l&#8217;impressione che i bar che fanno tavola calda, con i primi misti al tavolino stretto sulla tovaglietta, con i panini riscaldati al microonde, con le posate nel sacchetto di carta aperto ad una estremità, stiamo per conoscere, o abbiano già conosciuto il loro momento di massimo sviluppo: i tortellini alla panna e prosciutto, le orecchiette al pesto, le tagliatelle al ragù, il riso la radicchio e il crostone mediterraneo con le olive con la mezza minerale gassata fresca ed un caffè al bancone &#8211; sono in crisi. Non evidente, ma guardate se il vostro vicino di scrivania oggi non si è portato per caso da casa la gamella, o la vivandiera, o ancora come la chiama (anche ieri su La Stampa) Marco Belpoliti: la <em>schiscetta</em>. O ancora il baracchino, come dicono a Torino. Contenitori in plastica sigillati, che al loro aprirsi lasciano uscire i profumio di casa, della cucina nostra, dalle pentole pesanti in cui cuciniamo solo il venerdì sera o il fine settimana, dove si annidano i sapori fragranti e naturali della cottura lenta e palpitante.</p>
<p>Le penne al sugo che sgocciolano olio naturale, che era verde o giallo antico con il profumo intenso, che si lasciano inforchettare con quella deliziosa resistenza iniziale che ci parla di un tempo della cottura guardato a vista e non rimandato al microonde.</p>
<p>Da casa sempre più persone si portano il pranzo. Se poi qualcuno ha l&#8217;ardire di mettersi un microonde in ufficio ecco che i profumi indiani o cinesi invaderanno le nostre narici proletarie, allenate ai venti minuti trenta di pausa sgomitando tra i tavolini rotondi, parlando ad alta voce per farsi sentire, tra abiti scuri e cravatte, pane in cestino due fette basta, lasagne verdi dal cuore bulgaro, freddo e nervoso.</p>
<p>E mi sono tornati alla memoria i tormenti nel vedere gli operai di un cantiere vicino a casa mia quando ero piccolino: ognuno di loro aveva la sua vivandiera in alluminio, con il coperchio a pressione. Le mogli avevano spesso preparato sughi meravigliosi, da scaldare al fuoco pochi minuti per vedere crescere la fame e il desiderio.<br />
Quelle vivandiere  nascondevano piccoli paradisi alimentari. E ora tornano. Evviva.</p>
<p>[tags]gamella, vivandiera, schiscetta, baracchino, buoni pasto[/tags]</p>
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		<title>La grande abbuffata</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Jan 2006 07:54:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enrico Bianda</dc:creator>
				<category><![CDATA[Bestie]]></category>
		<category><![CDATA[Cibo e dintorni]]></category>

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		<description><![CDATA[25 dicembre 1949. Carnegie Hall. Pianoforte Bud Powell, con lui Curley Russel e Max Roach. Un trio che a sentirlo oggi sembra vecchio, suona vecchio, arriva da un salone lontano, spoglio. Appena un po’ di attenzione e invece è un suono che ti attraversa, attaccandoti su ogni parte esposta al suono. Sella di agnello. Arriva [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img alt="budpowell2.jpg" src="http://www.webgol.it/images/budpowell2.jpg" width="130" height="143" border="0" hspace="5" vspace="5">25 dicembre 1949. Carnegie Hall.<br />
Pianoforte Bud Powell, con lui Curley Russel e Max Roach. Un trio che a sentirlo oggi sembra vecchio, suona vecchio, arriva da un salone lontano, spoglio.<br />
Appena un po’ di attenzione e invece è un suono che ti attraversa, attaccandoti su ogni parte esposta al suono. </p>
<p>Sella di agnello. Arriva dall’Australia, lo passo al burro in una padella rovente, sfrigola schizzando grasso in tutta la cucina, lo ricopro di rosmarino appena colto, freddo che fuori nevica. Lascio che le costolette si rizzino nella padella, strette dal calore che asciuga appena la carne rossa e morbida. Bagno tutto con del vecchio porto, parecchio pepe e sale grosso. Va bene così. L’agnello deve cuocere un po’. Più della vitella, o del maiale. Non può restare rosso. Sa di bestia. E un po’ di stalla, se non si cuoce bene.<br />
<span id="more-531"></span><br />
Taglierini, pere cotte al burro e porto, pomodori freschi e rochefort sciolto nella panna. Tutto insieme, funziona. Giuro. In queste sere natalizie, in cui ci si scanna attorno a pezzi di bestia, bolliti, arrostiti, in fricassea, saltati, in crosta, al forno, con pancetta, al sangue o ben cotto. Davanti ad una padella bruciacchiata, resto in silenzio, mentre Bud Powell suona il piano in una notte simile, parecchi anni fa. Carnegie Hall. Natale del 1949.<br />
Da non credere. </p>
<p>Non so nemmeno per quale motivo passi tutto questo tempo in cucina davanti al piano cottura. Sciogli, struggi, monda, affetta, fai una julienne, friggi e bagna.<br />
Davanti ad un petto d’anatra un’amica ha avuto un sussulto. Non accettava di mangiarla. Io lo tenevo in mano, ancora dentro il suo cellophane, sotto vuoto, la pelle grassa su un lato, il sangue ancora liquido che bagna la carne rossissima. E’ una delle bestie che mangio in questi giorni. Siamo bestie, e ci comportiamo come tali. Come diceva Joyce Carol Oates, in un romanzo molto bello e teso. Una storia di donne, di giovani donne e di una coppia spregiudicata. </p>
<p>Siamo bestie. Mangiamo bestie, e le riconosciamo come tali. In padella, al rosmarino e con un goccio di porto. Cotto bene, all’ultimo sangue, quando saremmo tentati di metterli nel piatto, si fanno delle fette, guardando alle costolette, una fetta per osso. Si ributtano in padella, appena un momento, da una parte e dall’altra.</p>
<p>Si accompagnano bene con le patate al forno, fatte come le fa il Picchi, maestro totale di patate in forno. L’unica cosa che ho carpito è l’aglio messo con la buccia. Spicchi interi con la camicia. Le patate ve le abbiamo promesse. Noi continuiamo a mangiare. Carne.</p>
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		<title>Gastro di corsa. Macbestie</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Dec 2005 10:13:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enrico Bianda</dc:creator>
				<category><![CDATA[Bestie]]></category>
		<category><![CDATA[Cibo e dintorni]]></category>

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		<description><![CDATA[Gastro di corsa. Ovvero quando si mangia da bestie. L’autostima ne risente, parecchio, s’abbassa, s’infila dietro qualcosa che non conosci, mentre quelle patate fritte irregolari ma dalla temperatura perfetta, scientificamente determinata stanno li nel loro rosso pacchettino aperto, appena salate e sdraiate vicino ad un coagulo di salsa rossa zuccherina e asprognola, preziosa, strizzata dalla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><i>Gastro di corsa. Ovvero quando si mangia da bestie.</i></p>
<p><img alt="Gastro di corsa" src="http://www.webgol.it/images/toto2.jpg" hspace="5" vspace="5" border="0" align="right">L’autostima ne risente, parecchio, s’abbassa, s’infila dietro qualcosa che non conosci, mentre quelle patate fritte irregolari ma dalla temperatura perfetta, scientificamente determinata stanno li nel loro rosso pacchettino aperto, appena salate e sdraiate vicino ad un coagulo di salsa rossa zuccherina e asprognola, preziosa, strizzata dalla confezione in alluminio direttamente sulla tovaglietta che copre il vassoietto. </p>
<p>In piedi mentre accanto ad un tavolo alto e rotondo stringi tra le gambe la valigia e ti duole la spalla per il computer che dondola e sloga.<br />
La saliva annacqua la bocca, la vista si annebbia.<br />
Apri la confezione tiepida in cartoncino plastificato giallo senape, e la fragranza ti dilata le narici: formaggio, carne macinata compressa, pomodoro, salse, pane doppio e altre amenità difficilmente collocabili in un panino, nemmeno al concertone del primo maggio in piazza san Giovanni, culla dei panini.<br />
Per me, almeno.<br />
<span id="more-517"></span><br />
<img alt="mac.jpg" src="http://www.webgol.it/images/mac.jpg" width="100" height="101" border="0" hspace="5" align="left" />L’autostima precipita mentre addento l’hamburger che tiene, si stringe e agevola la masticata, ti finisce in un battito di papilla, se sei appena preparato nemmeno ti sporchi, giusto un po’ di fritto nelle mani. Finisci con le ultime patatine bagnate nel ketchup, un sorso alla cola annacquata dal ghiaccio, che lasci alla fine per depurare.<br />
Light.<br />
Una concessione.<br />
Ipocrita.</p>
<p>Stazione, una qualsiasi, una folata riconoscibile di fragranza Mac.<br />
Universale villaggio olfattivo, ti avvolge, e ti concedi, una, due volte l’anno quel panino veloce. </p>
<p>Stai in piedi, mangi in qualcosa come tre quattro minuti, un occhio al monitor in alto a destra, con i treni e i ritardi, i binari. </p>
<p>Una bestia, mi sento una bestiolina, niente di pericoloso, solo istinto e velocità. </p>
<p>Alimentazione e voracità fanno rima con famelico. Solo quel rimasuglio di amor proprio ti impedisce di portarti il sacchetto maleodorante direttamente in treno. Non ci sono più gli scompartimenti di una volta.<br />
L’Eurostar è come una tavola calda con il self service. Uno scivolo in alluminio dove giudicare le scelte di chi ti precede. </p>
<p>Desisto e mangio.<br />
Gambe strette e braccio anchilosato.</p>
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		<title>Gastro di corsa. La focaccia mercally</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Nov 2005 09:45:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enrico Bianda</dc:creator>
				<category><![CDATA[Bestie]]></category>
		<category><![CDATA[Cibo e dintorni]]></category>

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		<description><![CDATA[Gastro di corsa. Ovvero quando si mangia da bestie. E’ con un accento indefinibile che passa la voce dal banco alle cucine, una eco siderale si perde tra le padelle di alluminio e le friggitrici sfrigolanti: focaccia rosa! La voce non è lanciata, è fatta filtrare attraverso frequenze da cambusa, si insinuano rapide tra gli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><i>Gastro di corsa. Ovvero quando si mangia da bestie.</i></p>
<p><img alt="Gastro di corsa" src="http://www.webgol.it/images/toto2.jpg" hspace="5" vspace="5" border="0" align="right">E’ con un accento indefinibile che passa la voce dal banco alle cucine, una eco siderale si perde tra le padelle di alluminio e le friggitrici sfrigolanti: focaccia rosa! </p>
<p>La voce non è lanciata, è fatta filtrare attraverso frequenze da cambusa, si insinuano rapide tra gli addetti delle cucine, una corte dei miracoli con cui non è facile trovare un equilibrio, ma con la quale devi confrontarti ogni giorno per almeno due volte: la mattina presto per il biroldino <a href="http://www.webgol.it/archives/000848.html">di cui ho già parlato</a>, e a pranzo, dove si deve scegliere tra il doppio menù del giorno, quello popolare e quello aristocratico da dirigenza: spezzatino verdure e patate, risolto in brodo con carne, finocchi e coste lesse e patate a cubetti rosolate e farinose, e filetto di struzzo con patate fritte e salsa bernese aglio-prezzemolo-cipollina e burro.</p>
<p>Poi c’è lei, la focaccia rosa: alternativa speleologica, da missione di soccorso, da intervento di risanamento, da genieri, da tutto fuorché da affamato.<br />
<span id="more-510"></span><br />
Passano circa dieci minuti dal sibilo filtrante: volendo ci si può anche affacciare e cogliere i gesti, direi il risentimento per quella focaccia. Lattuga, formaggio emmenthal fuso preventivamente, pomodoro defibrillato, prosciutto cotto, e lei, la specifica, la delizia rosa.</p>
<p><img alt="focaccia2.jpg" src="http://www.webgol.it/images/focaccia2.jpg" border="0" hspace="5" vspace="5" align="left">L’addetto ai panini, tra un lancio di lattuga fradicia e una fetta di pomodoro grondante semini, si presta alla sbattimento <i>ketchup-mayonnaise</i>: una dose di quello ed una di quell’altra, frusta e via, si crea la salsa rosa per la focaccia rosa. </p>
<p>Non un sorriso, non un segno di affetto per questo assemblaggio postfordista. Il consumo alimentare scivoloso si presta anche a questo.<br />
Quello che sorprende nello scoperchiare la focaccia è la totale mancanza di amore in quello che si prepara. Niente si tiene, la guardo e la parola che mi viene è <i>disarticolato</i>.</p>
<p>La bestia che è in me esce allo scoperto al primo morso, la bramosia, per quanto possa fare schifo, la sindrome da <i>barroccino</i> mi dilania, addento e spruzzo, pulisco e riaddento e sbrodolo, ripulisco e sgocciolo, mi spingo in avanti, mi netto la barba, riprovo e rispruzzo, in uno sfarfallio di salviette e tovagliolini, un morso una salvietta, un morso e un’imprecazione, mi pare in un attimo di vederlo, dietro i fornelli, un sorriso dell’addetto, un ghigno, mentre attorno a me si guarda altrove. </p>
<p>Non mi pento però, mi incazzo per questa mancanza di amore: un panino deve poter essere una carezza in un momento di bisogno.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Gastro di corsa. Il biroldino.</title>
		<link>http://www.webgol.it/2005/11/10/gastro-di-corsa-il-biroldino/</link>
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		<pubDate>Thu, 10 Nov 2005 08:16:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enrico Bianda</dc:creator>
				<category><![CDATA[Bestie]]></category>
		<category><![CDATA[Cibo e dintorni]]></category>

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		<description><![CDATA[Gastro di corsa. Ovvero quando si mangia da bestie. E’ un’abitudine da cui è difficile staccarsi, è legata ad un rito primitivo, atavico ed ancestrale, si risolve in un veloce, sbrodoloso, vorace e rumoroso, quando non imbarazzante soliloquio masticativo. E non posso farne a meno, non posso, perché arriverò sempre a quel momento in cui, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><i>Gastro di corsa. Ovvero quando si mangia da bestie.</i></p>
<p><img alt="Gastro di corsa" src="http://www.webgol.it/images/toto2.jpg" hspace="5" vspace="5" border="0" align="right">E’ un’abitudine da cui è difficile staccarsi, è legata ad un rito primitivo, atavico ed ancestrale, si risolve in un veloce, sbrodoloso, vorace e rumoroso, quando non imbarazzante soliloquio masticativo. </p>
<p>E non posso farne a meno, non posso, perché arriverò sempre a quel momento in cui, per un’infinità di ragioni io ho fame, ed ho fame in quel momento, solo ora e non dopo, non quando potrò stare a tavola tranquillo e composto, non quando potrò apprezzare la pietanza delicata che si appoggerà sul mio piatto ampio, sicuro e pulito.</p>
<p>Accadrà sempre che ad un certo punto, una carrozzella, un baracchino, un furgone o un banco affacciato sul marciapiede esporranno qualcosa che risveglierà in me l’istinto di maschio cacciatore, maschio divoratore famelico, e allora la pizza rossa, l’hamburger, l’hot dog o il pollo fritto saranno un’idea sola e lacerante: prendere e mangiare subito.</p>
<p>Accade nelle strade, nelle città, sui treni  e sugli aeroplani. Quando arriva il momento del pranzo, mangio, ingollo, e me ne fotto.<br />
Qualcosa di apprezzabile ci sarà, lo so, e lo voglio provare.<br />
Voilà. </p>
<p>Poi però sollevo la testa e come un novello conte Ugolino, mi accorgo magari di essermi sbrodolato la barba di crema, di salsa al curry-yogurt, di mayonnaise e di frammenti di pomodoro sgualciti che mi sento un po’ una bestia alla mangiatoia, ingorda e vorace.</p>
<p>Ma resta il fascino del piatto rubato, fagocitato per risolvere un improvviso imbarazzo. E negli anni ho dato vita ad una raccolta di oggetti alimentari interessanti.</p>
<p><u><b>1° puntata</b></u><br />
<b>Il biroldino</b>, alias Nussstängeli, ovvero l’insostenibile leggerezza della mandorla<br />
<span id="more-505"></span><br />
<img src="http://www.webgol.it/images/biroldino.jpg" hspace="5" vspace="5" border="0" align="left">Il primo è di recente acquisizione: lo chiamiamo, io e l’amico pisano che condivide con me la mensa della gloriosa radio svizzera, il biroldino alla mandorla. </p>
<p>Un bastone lungo un venti centimetri, cilindrico e un poco appiattito, di sfoglia sbriciolona, con un filo di glassa bianca che inumidisce il corpo, rendendolo alle mie papille succulento e di oltraggiosa golosità. </p>
<p>Ora la questione che in mensa, solo al mattino, arrivano si e no cinque biroldini, o, dalla forma appunto di bastoncello, <i>nussstängeli</i> (che in una approssimativa traduzione vuole dire bastone di mandorle o nocciole). </p>
<p>Questi cinque pezzi facili (scusatemi), se li giocano in una decina di giornalisti e tecnici che escono come fantasmi spenti dal turno della notte o dell’alba. </p>
<p>Durano poco, ma hanno la stoica capacità di far finta di avanzare, anzi di <i>perdurare</i>. Essi ci sono quando entri in mensa, li guardi ma ti muovi con circospezione, in fondo sono sempre dei corpi estranei tra gli eleganti croissants. </p>
<p>Ti avvicini, ti distrai e spariscono in un istante maledetto. Insomma ci sono e non ci sono, li vedi e scompaiono. Ma se riesci ad impossessarti di loro, e risolvi l’arcano dell’inzuppo, sarai loro grato per sempre, e potrai anche aver fatto colazione abbondantemente, sarai sazio, ma al biroldino non si rinuncia, mai, per uno strano credo dionisiaco: lo sgretolamento leggero attorno all’anima di crema alla mandorle non ha, ad oggi, che pochi rivali. </p>
<p><font size="-2">Prossime puntate annunciate e/o millantate:<br />
- Focaccia rosa, o dell’inafferrabile scivolamento del pomodoro<br />
- Il pollo allo spiedo in salsa dolce (forse mostarda, forse burro e curry, forse burro di arachidi)<br />
- La mangiatoia agrochimica</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>A tavola con Montalbano</title>
		<link>http://www.webgol.it/2005/07/29/a-tavola-con-montalbano/</link>
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		<pubDate>Thu, 28 Jul 2005 23:16:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Sofi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cibo e dintorni]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>

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		<description><![CDATA[Finalmente ho trovato un po&#8217; di tempo per leggerlo, ed è stato tempo ben speso. Si tratta di un saggio di Gianfranco Marrone, che insegna semiotica all&#8217;Università di Palermo. Il saggio si intitola &#8220;Intorno alla tavola del Commissario Montalbano&#8220;, e si può scaricare in pdf dalla pagina che raccoglie alcuni tra testi e abstract di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.webgol.it/images/camilleri.jpg" border="0" alt="Andrea Camilleri" hspace="5" vspace="5" align="left">Finalmente ho trovato un po&#8217; di tempo per leggerlo, ed è stato tempo ben speso. Si tratta di un saggio di <b><a href="http://digilander.libero.it/marrone">Gianfranco Marrone</b></a>, che insegna semiotica all&#8217;Università di Palermo.</p>
<p>Il saggio si intitola &#8220;<b>Intorno alla tavola del Commissario Montalbano</b>&#8220;, e si può scaricare in pdf dalla <a href="http://digilander.libero.it/marrone/html/testi.html">pagina</a> che raccoglie alcuni tra testi e abstract di Marrone.<br />
Il saggio è una raffinata analisi semiotica dell&#8217;universo gastronomico generato nei vari media da <b>Salvo Montalbano</b>, celebre personaggio dello scrittore siciliano <b>Andrea Camilleri</b>.</p>
<p>La lettura cade a puntino. O a fagiolo. O a ciliegina (sulla torta).<br />
<span id="more-466"></span><br />
Ho appena finito di leggere <a href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2057&amp;c=JGFSOIZP1XPDR">Luna di carta</a>, l&#8217;ultimo romanzo montalbanesco. La saga del commissario di Vigàta ha l&#8217;innegabile pregio di unire la fascinazione ipnotica della serialità con la fluida qualità della scrittura, schiarita più che oscurata da quel dialetto morbido e odoroso. In <i>Luna di carta</i>, il nono romanzo con Montalbano protagonista, Salvo diventa come l&#8217;ultimo Batman di <b>Frank Miller</b>, sempre che non paia irriguardosa la similitudine: stanco, invecchiato, a combattere, prima che contro il crimine, contro il montante cinismo dell&#8217;età che avanza. Come con il Batman di Miller, il risultato è che si fa il tifo <b>due volte</b>.</p>
<p>Ma il fagiolo, o la ciliegina, è un&#8217;altra.<br />
C&#8217;è una scena gastronomica che sfiora la perfezione, in <a href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2057&amp;c=JGFSOIZP1XPDR">Luna di carta</a>. E&#8217; la scena in cui il commissario, invitato a pranzo dall&#8217;amante del <i>morto ammazzato</i>, una donna pericolosa e affascinante, scopre di condividere con lei il piacere della <i>mangiata</i> silenziosa. Mangiata (di pesce) silenziosa per modo di dire però: perchè condita da mugolii di apprezzamento e soddisfazione, dall&#8217;una e dall&#8217;altra parte; mugolii, quelli di Elena (questo se non sbaglio il nome della donna) da felino soddisfatto e appagato, che a fine pranzo ronfa e si stiracchia; e che fanno presto a trasformarsi, agli occhi di Montalbano, in mugolii sensuali.<br />
Un pezzo breve ma delizioso: in cui c&#8217;è tutta la sensualità del mangiare, e tutta la filosofia mangereccia di Camilleri: per il quale una mangiata è un atto profondamente sensuale, che chiama il silenzio come forma di concentrazione, che è carnale perchè vuole soddisfare la carne, ricerca la pienezza della pancia, la saturazione dei sensi. Non solo un far l&#8217;amore con il cibo, ma farlo <i>attraverso</i> il cibo.</p>
<p>Per Marrone il Montalbano letterario, sebbene abbia debiti mangerecci con altri famosi investigatori magnoni (Wolfe, Maigret e Carvalho) ha un rapporto con il cibo abbastanza specifico:</p>
<blockquote><p>è goloso, privo di misura e moderazione; mangia isolandosi dal mondo esterno, senza alcuna convivialità, concentrandosi sulle proprie emozioni, quasi sino a perdersi nel cibo. Per lui, il cibo è un oggetto di valore assoluto col quale congiungersi, un oggetto del desiderio, più importante dei piaceri sessuali, che deve essere conquistato a tutti i costi, anche trasgredendo quelle norme sociali moralizzatrici che impongono misure e freni agli eccessi alimentari.</p></blockquote>
<p><img alt="arancini.jpg" src="http://www.webgol.it/images/arancini.jpg" width="100" height="75" border="0" hspace="5" vspace="5" align="right"><br />
Il breve saggio di Marrone continua ricamando argutamente sul ruolo di <b>Adelina</b>, una cuoca-mamma che si contrappone inevitabilmente con la fidanzata <b>Livia</b>; sui videogiochi il cui premio sono proprio i segreti culinari della <i>cammerera</i> maestra nell&#8217;arte degli arancini siciliani; sulle differenze tra libro e serial televisivo (dove i tempi stretti non consentono troppe pause silenziose trasformando i pranzi e le cene del Commissario in continui <i>coitus interruptus</i>); sui rimandi tra fiction e realtà (con siti, come il bel <a href="http://www.vigata.org">vigata.org</a>, che rimandano ad osterie e luoghi reali; o la diatriba <i>intermediale</i> tra le città di Porto Empedocle e Ragusa: la prima luogo letterario, la seconda televisivo). </p>
<p>Insomma <a href="http://digilander.libero.it/marrone/html/testi.html">da leggere</a>.<br />
A stomaco pieno però: il rischio è il languorino (doppi sensi esclusi).</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Sono quello che divoro, e da cui mi astengo</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Apr 2005 14:09:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enrico Bianda</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cibo e dintorni]]></category>
		<category><![CDATA[Corpi]]></category>

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		<description><![CDATA[Tutto quello che fa bene al mio corpo. E poi tutto quello che fa male al mio corpo. Vorrei dirlo, scriverlo, raccontarlo, elencarlo, sussurrarlo a qualcuno che in silenzio annoti, ricordi, e conservi in un cassetto, in sottili e fitti appunti su un quadernetto, una moleskinfagia attenta e rara, fatta di attacchi compulsivi di voracità [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Tutto quello che fa bene al mio corpo.<br />
E poi tutto quello che fa male al mio corpo. </p>
<p><img alt="vol au vent" src="http://www.webgol.it/images/volauvent.jpg" width="100" height="110" border="0" hspace="5" vspace="5" align="left">Vorrei dirlo, scriverlo, raccontarlo, elencarlo, sussurrarlo a qualcuno che in silenzio annoti, ricordi, e conservi in un cassetto, in sottili e fitti appunti su un quadernetto, una <i>moleskin</i>fagia attenta e rara, fatta di attacchi compulsivi di voracità intellettuale e rigetto bulimico. </p>
<p>Annotare per ricordare quello che voglio adesso e quello di cui non potrò più fare a meno, oppure segnare con attenzione tutto quello che so che fra poco non potrò più avere e di cui il mio corpo si nutre e si è nutrito per anni.<br />
Sono quello che divoro ma sono anche quello da cui mi astengo, mi disegno all’interno dello spazio sociale che abito attraverso le smorfie all’odore pungente di bruciato catramato che esala dalla cucina della mensa che qualcuno tra queste pagine ha già incontrato.<br />
<span id="more-421"></span><br />
Ma non mi assolvo perché oggi ho mangiato dei <i>vol au vent</i> eruttanti una crema pisellosa e funghettina, e so, davvero so, che non mangerò più <i>vol au vent</i> che non siano quelli fatti da me e riempiti di quaglie cotte arrosto con la salvia e la pancetta.</p>
<p>Ma non fanno bene al mio corpo, mentre pare faccia bene al mio corpo il nuoto, in una piscina comunale svizzera, dove incontro pesci slabbrati con cuffia e occhiali, di una certa età, di molte religioni che nello spogliatoio si svelano lontano dalle bollicine dello stile libero a bracciate disordinate. </p>
<p>Ma mi fa bene, anche incontrare quell’uomo anziano che in fondo alla vasca si tocca sotto le mutande, attaccato al bordo, con occhiali da aviatore stretti che schiudono in una fessura quegli occhi che volteggiano tra le teste dei ragazzini urlanti di felicità che imparano a nuotare. </p>
<p>Non mi fa bene, e nuoto a testa bassa tra i flutti, bracciata dopo bracciata, e poi una capriola a fine vasca e via per altre quaranta oggi almeno, dai.</p>
<p>Ma mi fa bene invece il <i>birchermuesli</i> con il latte e il pappone macrobiotico e la ciliegia zuccherosa di un impossibile ed eterno rosso rossetto svagato, su, in cima al mucchio color sabbia e consistenza franata, smossa rigetto. <i>Mascé</i> l’avrebbe chiamato mio nonno che dava questo nome a ttto quelo che veniva macinato e lui mangiava voluttuosamente, e a me faceva voglia di dire che sembrava <i>masticato</i>, ruminato, digerito e rimesso in libertà.</p>
<p>Ma mi fa bene anche l’acqua della cannella, dai sapori lontani di roccia e ferro, piombo e trota, tiepida anche dopo dieci minuti di scroscio paziente con il bicchiere in mano.</p>
<p>E poi mi fa sicuramente bene il tè bianco, verde, bergamotto nero e rosso, alla frutta e al sesamo, carcadè, banana e trifoglio, timo e finocchio, salvia e frutti di bosco, lipton o twinings, bustina o seta, di carta che si strizza da se o che non si strizza mai, che lascia il bordo nero sulla tazza da tè, che mi hanno regalato a Natale le ragazze di là, nella stanza del tè, la redazione, il bollitore che annebbia l’ambiente, verde che si pulisce con l’aceto, sbianca, diluisce e rigenera la resistenza che scalda l’acqua miasma dalle 10 alle 5 di pomeriggio.</p>
<p>E’ una lista lunga estenuante, di cose alle quali mi sottopongo ogni giorno in cui voglio fare cose che mi fanno bene. Ecco, io sono tutte queste cose, mi distinguo per l’odio che provo per tutto quello che forse mi fa bene ma che non mi piace fare.</p>
<p>Il <i>moleskine</i> è pieno, lo guardo io e lo guarda il mio ipotetico compilatore che sorride. Biscotti al cioccolato e caffè senza zucchero: mi pacifico ora, equilibrio psico-gustativo.<br />
Domani forse correrò.</p>
<p><i>Ps: <b>Tommaso Pincio</b> ha scritto ieri sul Manifesto una <a href="http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/27-Aprile-2005/art97.html ">recensione</a> dell’ultimo libro di <b>Rick Moody</b>, <a href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2057&amp;c=FDXG1Z2250PQO">Il velo nero. Memoir con digressioni</a>, in uscita in Italia per Bompiani &#8211; bellissima, vorace e piena di cose belle. Questa lista di cose mi è venuta in mente leggendola. E leggerò quindi anche Moody.</i></p>
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		<title>Polis in viaggio VI &#8211; Demos da desco in foies gras</title>
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		<pubDate>Tue, 11 Jan 2005 12:54:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enrico Bianda</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cibo e dintorni]]></category>
		<category><![CDATA[Città]]></category>

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		<description><![CDATA[Brasserie Flo. Vecchio ristorante quasi dimenticato in fondo ad un quartiere che oggi ospita tante pasticcerie arabe, una strada ortofrutta e dolci alle mandorle e miele, carne di vitella e coca-cola. La sera è fredda, le strade sono sporche di verdura lasciata dai mercati del giorno. Fuori da un Boulevard alla ricerca di Flo e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img alt="Flo Brasserie in uno scatto di Patrick Delapierre" src="http://www.webgol.it/images/flobrasserie2.jpg" width="170" height="115" border="0" hspace="5" vspace="5" align="left"><b>Brasserie Flo</b>. Vecchio ristorante quasi dimenticato in fondo ad un quartiere che oggi ospita tante pasticcerie arabe, una strada ortofrutta e dolci alle mandorle e miele, carne di vitella e coca-cola. La sera è fredda, le strade sono sporche di verdura lasciata dai mercati del giorno. Fuori da un Boulevard alla ricerca di <b>Flo</b> e <b>Julien</b>, due saloni <i>art déco</i>.<br />
I sapori si congestionano, difficile ospitare in una sola bocca tutti questi strati gustativi, i liquidi forti del vino e dei liquori, la grassezza del foie e il dolce delle pere tiepide sbollentate in salsa di fichi. E’ una cucina cui non siamo abituati, mi fa pensare ad un senso di cittadinanza diffusa, di partecipazione, di <b>comunità fragrante</b> di ribes e castagne.<br />
<span id="more-362"></span><br />
Quella francese è una cucina che non riconcilia i sapori in un equivoco <b>ecumene digestivo</b>. Al contrario sfolla, confligge e ostenta contraddittorietà. E’ il suo bello. Come il vino, all’inizio apparentemente ruvido, antico e quasi polveroso, ma poco dopo allarga e prepara alle carni con i sughi antichi e trasversali, al miele e <i>Bordeaux</i>, castagne e <i>Sauternes</i>.</p>
<p>Si instaura spesso una sottile intimità con chi guida l’avventore attraverso i piatti. Di solito un tripudio dapprima cognitivo: difficile orientarsi tra i titoli dei piatti delle <i>entrées</i> e dei <i>plats</i>; poi tocca digerire l’assenza del primo, categoria gastro-cognitiva necessaria solo a patto di considerare il primo come viatico per il secondo o <i>trait d’union</i> tra l’antipasto e il secondo carne. La cucina qui non acconsente al salto: è, se vogliamo, <b>una cucina  deterministica</b>. In assenza di pasta, sublimano il primo rafforzando l’idea dell’antipasto che si nobilita nella sequenza di <i>terrines</i> o di <i>foies gras</i>, vero trionfo <i>autodafè</i>.</p>
<p>Mi sono fatto l’idea che anche nella cucina e nella tradizione del doppio artaudiano applicato alla gastronomia, la Francia (e forse <b>Parigi</b> in questo difetta rispetto alla periferia meno piegata alle necessità turistiche), applichi al cibo e al rituale della cena il principio quasi rousseauiano di <b>doxa da desco</b>: cenare <b>è condividere</b>, niente salti nè scorciatoie. Si cammina insieme, con senso comunitario nella scoperta (per noi) e nella conferma, a volte (per loro).</p>
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		<title>Il pasto &#232; finito, andate in pace.</title>
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		<pubDate>Mon, 10 Nov 2003 00:51:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Webgol</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cibo e dintorni]]></category>

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		<description><![CDATA[Tutto ci&#242; che ha un inizio deve avere una fine. No, non parlo del (purtroppo) indifendibile Matrix revolution. La frase (banalotta, ma consolante &#8211; sperando che sia una fine vera) che incornicia il terzo episodio di Matrix firmato dai fratelli Wachowski va benissimo per un pasto. Un pasto deve avere una fine precisa, scandita dai [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Tutto ci&ograve; che ha un inizio deve avere una fine. No, non parlo del (purtroppo) indifendibile <B>Matrix revolution</B>. La frase (banalotta, ma consolante &ndash; sperando che sia una fine vera) che incornicia il terzo episodio di Matrix firmato dai fratelli <B>Wachowski </B>va benissimo per un pasto. <BR>Un pasto deve avere una fine precisa, scandita dai piatti e dalle portate. Come anche questo nostro mese monografico dedicato a <B>Cibo &amp; Dintorni</B>, scandito dai post. Tra lampredotti fiorentini, racconti magnoni, cibo jazz, frutta, dolce o cioccolata, caff&egrave; o ammazzacaff&egrave;. Quest&rsquo;ultimo, poi, cos&rsquo;altro &egrave; se non il tentativo di procrastinare il pi&ugrave; possibile il momento, sempre un po&#8217; triste, in cui finisce il pasto e ci si alza dalla sedia? <BR>Allora, a mo&rsquo; di <I>ammazzacaff&egrave;</I>, un breve sintesi <I>s</I>ragionata sui post di <A href="http://webgol.splinder.it/">webgol</A> dell&rsquo;ultimo mese. <BR><BR><B>- Ricette udibile &amp; edibili <BR></B><A href="http://webgol.splinder.it/1065799545#727212">Filetto di maiale al brandy</A> con Bud Shank, il <A href="http://webgol.splinder.it/1066334512#757035">risotto DLee</A> con Art Pepper, i <A href="http://webgol.splinder.it/1067024524#797094">filetti Crazy Monk</A> con Thelonious, <A href="http://webgol.splinder.it/1068196956#864773">risotto creolo</A> con Lester Bowie. <BR><BR><B>- Proposte e teorie</B> <BR>I blog sono <A href="http://webgol.splinder.it/1065479404#708756">trattorie e a conduzione familiare</A> dove si entra e si mangia quello che c&#8217;&egrave;, le <A href="http://webgol.splinder.it/1066157128#745795">cucine dei blog</A>, tutti i blog che si occupano di cibo e il suo <A href="http://glob.blog.excite.it/permalink/37540">omologo in Glob</A>, anche <A href="http://webgol.splinder.it/1066411405#761463">i blogger magnano</A>, la <A href="http://webgol.splinder.it/1067107507#800821">dieta mediterranea</A> non abita pi&ugrave; qui. <BR><BR><B>- Tripperie</B> <BR><A href="http://webgol.splinder.it/1065651979#718909">Il tuffo del lampredotto</A> e, nei commenti, una sorta di mappa di dove mangiarlo a Firenze, la <A href="http://webgol.splinder.it/1065880800#730768">sbira genovese</A> della sig.na Silvani, <A href="http://webgol.splinder.it/1065991617#735953">il lampredotto reloaded</A> finisce in radio tra Sofri, Boroni e Cardini. <BR><BR><B>- Racconti magnoni</B> <BR><A href="http://webgol.splinder.it/1066243511#751169">L&rsquo;impronta della pianura</A>, <A href="http://webgol.splinder.it/1066918765#789834">La svizzera e Bambi in salsa operaia</A>, <A href="http://webgol.splinder.it/1067888070#844817">A bocca aperta</A> di Nicola <A href="http://giallodivino.clarence.com/">Giallodivino</A>, <A href="http://webgol.splinder.it/1066676913#774753">La minestra del nonno</A> di <A href="http://carnefresca.splinder.it/">Carnefresca</A>, <A href="http://webgol.splinder.it/1067627205#831388">Mensa sana in corpore sano</A>, <A href="http://webgol.splinder.it/1068062311#856838">La cosa pi&ugrave; buona che abbia mai cucinato</A> con Fabio Picchi guest star. <BR><BR><B>- Pasticcini</B> <BR>Le caramelle Sugus e il <A href="http://webgol.splinder.it/1066594004#769672">cioccolato Milka</A>, il cioccolato <A href="http://webgol.splinder.it/1067465900#821603">fa bene al cuore</A>, <A href="http://webgol.splinder.it/1067470284#821955">Cioccolato</A> di <A href="http://blog.virgilio.it/capecchi">Gaia Capecchi</A>, <A href="http://webgol.splinder.it/1068316713#872571">Mantra gastronomico reloaded</A> <BR><BR><B>- Companatici</B> <BR><A href="http://webgol.splinder.it/1066484486#764706">Requiem per un film mai girato</A> (in morte di Manuel Vasquez Montalban), <A href="http://webgol.splinder.it/1066591765#769509">Bont&agrave; loro</A> citano webgol, <A href="http://webgol.splinder.it/1066770423#781134">cagata-grandissima-cagata</A> diceva Ugo Tognazzi cuoco, gli uomini <A href="http://webgol.splinder.it/1066815986#782896">preferiscono le vongole</A>, Music <A href="http://webgol.splinder.it/1066850867#786295">Restaurant</A> (a cura di <A href="http://danielaamenta.splinder.it/">Daniela Amenta</A>), <A href="http://webgol.splinder.it/1067380449#816460">Giro di ronda</A> intorno al frigo <BR><BR><B>- Stuzzichini</B> (grazie a <A href="www.vigliero.com">Mit&igrave;</A>) <BR><A href="http://webgol.splinder.it/1067012217#796027">Saper cucinare</A>, <A href="http://webgol.splinder.it/1067194511#804742">diete</A>, <A href="http://webgol.splinder.it/1067600309#828862">mangiare</A>, <A href="http://webgol.splinder.it/1067808058#840226">dietofobi</A>, <A href="http://webgol.splinder.it/1067985892#851986">stranezze</A> (una tra tutte? Di Herb Shriner: <I>Mia moglie fa cose splendide cogli avanzi. Li butta via.</I>)<BR><BR><B>- Header</B> <BR>I primi di <A href="http://www.stefo.net/">Stefo</A> [Pasta <A href="http://webgol.supereva.it/pasta196.jpg">n&deg; 196</A>, pasta <A href="http://webgol.supereva.it/pasta248.jpg">n&deg; 248</A>, pasta <A href="http://webgol.supereva.it/pastalog.jpg">n&deg; 35</A>], l&rsquo;acqua che bolle <A href="http://webgol.supereva.it/incottura.jpg">in cottura,</A> le olive <A href="http://webgol.supereva.it/olive.jpg">pugliesi</A> di <A href="http://www.pproserpina.net/">Proserpina</A>, la <A href="http://webgol.supereva.it/headbilancia.jpg">bilancia</A> industriale, trovata in una ex fabbrica di cioccolato abbandonata, <A href="http://webgol.supereva.it/maiale.jpg">Maiale</A> disegno originale di <A href="http://carnefresca.splinder.it/">Carnefresca</A>, <A href="http://webgol.supereva.it/caffe3.jpg">Caff&egrave;?</A> di <A href="http://www.sergiomaistrello.it/blog/">Sergio Maistrello</A>, l&rsquo;ultima foto, perfetta per finire un tema, e per iniziarne un altro. <BR><BR>Per i prossimi giorni (chiss&agrave; quanti, vedremo come va) il tema &egrave; presto detto: <B>Memoria</B>. <BR><BR><I>Ne vedremo delle belle.<BR>Cosa hai detto? <BR>Ne vedremo delle belle. <BR>Ah. L&rsquo;avevo gi&agrave; dimenticato.</I></p>
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		<title>Mantra gastronomico reloaded</title>
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		<pubDate>Sat, 08 Nov 2003 00:19:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Sofi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#171;Abbasso i mujaheddin dell&#8217;assaggio. Noi si vuole &#8211; e si pole &#8211; mischiare i sapori, assaggiare guidati dal piacere, unire sulla forchetta il fusillo verde e la patata raschiata dal fondo della teglia.&#187; (eb)Eppure &#232; difficile non cedere, resistere resistere resistere, tener ferma la posizione caciarona e mischiarola di fronte ai depositari del verbo gastro-ali-comporta-mentale. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><I>&laquo;Abbasso i mujaheddin dell&rsquo;assaggio. Noi si vuole &ndash; e si pole &ndash; mischiare i sapori, assaggiare guidati dal piacere, unire sulla forchetta il fusillo verde e la patata raschiata dal fondo della teglia.&raquo;</I> (<A href="http://webgol.splinder.it/1068196956#864773">eb</A>)<BR>Eppure &egrave; difficile non cedere, resistere resistere resistere, tener ferma la posizione caciarona e mischiarola di fronte ai depositari del verbo <I>gastro-ali-comporta-mentale</I>. Soprattutto mentale.<br />
<span id="more-64"></span><br />
Tutto si mangia da solo. Magna la polentina, le pennette, il saraghino ma tutto da solo, accrocchiato con l&#8217;aria e niente pi&ugrave;, fallo scivolare nel palato spoglio come penitente francescano, puro come suora devota, e suggilo come fosse vino prelibato, schioccando la lingua: e nessun <I>Antonio Albanese</I> che ne disponga una pantomima come si deve. <I>Tu-tum-tu-tum</I>: come faceva quella canzoncina? Mi domando come si possa continuare a fare il <I>sommelier</I>.<BR><BR>Ma arriva il cameriere mujaheddin con tanti piccoli piatti, singoli, separati. <BR>Io: &#8211; Posso metter tutto in un piatto? <BR><B>Cm: &#8211; No! <BR></B>Io: &#8211; No?!<BR><B>Cm: &#8211; Le pennette e l&#8217;insalata! Il roast beef con la mayonnaise! Giammai!<BR></B>Io: &#8211; A me piace&#8230; <BR><B>Cm: &#8211; Non si pu&ograve;&#8230;<BR></B>Io: &#8211; &#8230;e poi sopra al mucchietto apporre delicatamente un chicchino di mais dell&#8217;insalata ch&eacute; il giallo ci sta bene, mette allegria.<BR><B>Cm: &#8211; Che orrore! Sputi! <BR></B>Io: &#8211; &#8230;e quindi tutto dentro un panino, due sottili e piccoli pezzetti di pane sconnesso, a fare un mini <I>sandwich</I> come da bambini, da guarnire all&#8217;esterno con riso arborio al pollo e funghi, nella poetica speranza che il residuo bollito acchiappi con moto amoroso la lingua di <I>mayonnaise</I> che ancora trema, in un languido bacio, come solo pu&ograve; esserlo mentre l&#8217;aereo sta cadendo e di certo si sfraceller&agrave; senza scampo alcuno, dammi l&#8217;ultimo bacio tesoro mio che gi&agrave; vedo il dente che frantuma e la laringe che inghiotte&#8230;<BR><B>Cm: &#8211; Beh se le cose stanno cos&igrave; &#8230;<BR></B>Io: &#8211; Visto? Mangiare &egrave; anche gioco e poesia&#8230; Sicuro che non vuole un morso?</p>
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		<title>Risotto creolo (Smooth Rice)</title>
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		<pubDate>Fri, 07 Nov 2003 01:00:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enrico Bianda</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cibo e dintorni]]></category>

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		<description><![CDATA[(Edibili udibili: le ricette di webgol)Mantra gastro-teleologico (intro)Assaggiare, manducare, godere, ascoltare.Imperativo categorico, farsi del bene, quando si pu&#242;. E lasciarsi andare al piacere della sovrapposizione.Fusilli segreti con il pesto, lingua salmistrata, insalata di pollo con maionese fatta in casa, pomodorini ripieni al forno, piccoli peperoni verdi in salamoia e patate al forno molto agliose e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>(<FONT size="-1">Edibili udibili: le ricette di webgol)<BR></FONT><B><BR><BR></B><B><IMG alt="Lester Bowie, nemmeno a farlo aposta vestito da cuoco!" hspace="5" src="http://webgol.supereva.it/bowie2.jpg" align="left" vspace="5" border="0">Mantra gastro-teleologico </B><I>(intro)</I><BR>Assaggiare, manducare, godere, ascoltare.<BR>Imperativo categorico, farsi del bene, quando si pu&ograve;. E lasciarsi andare al piacere della sovrapposizione.<BR>Fusilli segreti con il pesto, lingua salmistrata, insalata di pollo con maionese fatta in casa, pomodorini ripieni al forno, piccoli peperoni verdi in salamoia e patate al forno molto agliose e croccanti che gocciolano olietto benefico che pare fatto dai frati di Camaldoli.<BR>Un mantra gastronomico da ripetere che suggestiona e pacifica: si mischiano i sapori, si rompe e si sconquassa l&rsquo;ordine stabilito del gustare.<br />
Abbasso i <I>mujaheddin</I> dell&rsquo;assaggio.<br />
Noi si vuole &ndash; e si pole &ndash; mischiare i sapori, assaggiare guidati dal piacere, unire sulla forchetta il fusillo verde e la patata raschiata dal fondo della teglia.<br />
Porzione speciale per chi &egrave; stato paziente.<br />
La patata che si accompagna a tutto, la patata accondiscendente, la patata generosa, la patata di facili costumi, la patata incalzante, la patata infine ecumenica.<BR>Il riso cuoce macchiato di rosso, i peperoni si sciolgono nel brodo aggiunto lentamente e pazientemente, dal frigo occhieggiano serene alcune patate lessate il giorno prima.<br />
Che si fa? Mi avvento, le spello, le taglio a tocchetti e le immergo riconoscente nel riso che intanto arrivava a fine cottura.<br />
<span id="more-63"></span><br />
<BR><BR><B>Parte udibile</B><BR>Durante la preparazione ascoltare<B> Smooth Operator</B> nella versione della Brass Fantasy di <B>Lester Bowie</B> (<A href="http://www.ecmrecords.com/ecm/artists/454.html">disco</A> e <A href="http://www.jazzozieri.com/LesterBowie.htm">foto</A>).<BR><BR><B>Parte edibile<BR></B><I>(Ingredienti per 4 persone)</I><BR>Riso superfino arborio 350 g.<BR>Dieci patate novelle<BR>Un peperone giallo e uno rosso<BR>Tre scalogni e una cipolla rossa<BR>Zafferano, olio d&rsquo;oliva, burro, tabasco, brodo vegetale, vino bianco secco, sale e pepe nero.<I><BR><BR>Preparazione<BR>Tagliare i peperoni a fette lunghe e strette. Soffriggere la cipolla rossa ed unirla ai peperoni tagliati a fette. Aggiungere sale e pepe nero in grani o macinato. Lasciare cuocere a fuoco medio fino a quando i peperoni non si sono completamente ammorbiditi. Preparare del brodo vegetale circa &frac12; l. <BR>Tritare i tre piccoli scalogni e metterli in una pentola di rame oppure pesante con coperchio. Soffriggere lo scalogno con una noce di burro e tre cucchiai di olio d&rsquo;oliva extravergine. Una volta dorate le cipolle aggiungere il riso, far riscaldare appena e bagnare con un bicchiere di vino. Far asciugare, aggiungere quindi il brodo via via, senza far asciugare completamente. Poco prima che il riso sia completamente cotto aggiungere le patate novelle lessate e tagliate a tocchetti insieme alla peperonata precedentemente preparata. Completare la cottura. Prima di spegnere il fuoco aggiungere una bustina di zafferano, il tabasco ed una noce di burro. Lasciar mantecare 5 minuti e servire.</I></p>
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		<title>La cosa pi&#249; buona che abbia mai cucinato.</title>
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		<pubDate>Wed, 05 Nov 2003 00:22:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Sofi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cibo e dintorni]]></category>

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		<description><![CDATA[Dalle cucine a vista modello anni 50, con le pentole di rame appese ai ganci come quarti di macello, si apre una finestra di una lunga vetrata e spunta una vigorosa capoccia bianca, e un paio di baffi sarcastici, a manubrio, abituati a comandare. La vetrata d&#224; sulla sala da pranzo. In fondo alla sala [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><IMG hspace="5" src="http://www.genovagando.it/a_tavola/patata_quarantina/immagini/patabucc.jpg" align="left" vspace="5" border="0">Dalle cucine a vista modello anni 50, con le pentole di rame appese ai ganci come quarti di macello, si apre una finestra di una lunga vetrata e spunta una vigorosa capoccia bianca, e un paio di baffi sarcastici, a manubrio, abituati a comandare. La vetrata d&agrave; sulla sala da pranzo. In fondo alla sala un palco, e in mezzo delle colonne che non servono a nulla, se non, e deliberatamente, a rompere i coglioni a chi vuol guardare.<br />
Cos&igrave; capisci subito che questo non &egrave; un posto qualunque.<BR>La capoccia spunta e un fremito percorre la sala da pranzo gremita in ogni ordine di posti, come l&rsquo;<I>Artemio Franchi</I> dei bei tempi. Silenzio di posate, istantaneamente congelate a mezz&rsquo;aria, come nemmeno all&rsquo;interno del supermoviolone di Biscardi. L&rsquo;insalata di pollo dondola impiccata dalle punte delle forchette, il roast beef in salsa verde giace ferito senza speranza sui fili interrotti di lame taglienti, la polenta alla cannella fuma piano nei piatti, senza disturbare. <BR>Il tono &egrave; imperioso e svelto, come lo &egrave; solo di chi ha il sugo sul fuoco.<br />
<span id="more-62"></span><br />
<BR>&laquo;Ora vi faccio provare la cosa pi&ugrave; buona che abbia mai cucinato&raquo;, dice la capoccia che spunta. <BR>Dalla sala s&rsquo;alza un <I>ohhhhhh</I> di sorpresa, improvviso e inaspettato come un singulto o un sospiro d&rsquo;amor, come una ola da stadio, uno tsunami inarrestabile. La cosa pi&ugrave; buona. Lui. Il maestro. <B>Fabio Picchi</B>, chef, filosofo e gastronomo, <A href="http://www.coopfirenze.it/info/art_506.htm">cacciatore di sapori</A>, re del Cibreo, istituzione della cucina fiorentina. Del quale il <I>New York Times</I> ha scritto: <I>Fabio Picchi parla come un poeta e cucina come un mago</I>.<BR>La cosa pi&ugrave; buona. Per noi. Brividi di meraviglia. La platea s&rsquo;aggiusta sulle sedie, la <I>mayonnaise</I> fatta in casa trema sul tavolo, e rischia di impazzire, il budino di cioccolato budrilla lievemente, come smosso da un alito di vento. <BR><I>Attimi di suspance. <BR></I>Fabio Picchi &egrave; un grande cuoco, e come ogni grande cuoco conosce bene le regole del teatro. Tanto che ha deciso di aprirne uno, nel bel mezzo di Firenze, si chiama <I>Teatro del Sale</I>, &egrave; un circolo culturale dalle rigide regole. <I>Unica regola etica e irrinunciabile del circo-lo &egrave; la capacit&agrave; d&rsquo;ascolto.</I> <BR>Picchi si affaccia dalle cucine a vista, annuncia la cosa pi&ugrave; buona che abbia mai cucinato, con la faccia di chi ti sta dando sofisticate <I>mousse</I> di aria rifritta. <BR>E invece: patate al forno. Le pi&ugrave; buone che abbia mai mangiato.</p>
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		<title>Stranezze</title>
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		<pubDate>Tue, 04 Nov 2003 00:54:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Webgol</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cibo e dintorni]]></category>

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		<description><![CDATA[/ 4 - La prima volta che ho visto un piatto di spaghetti, pensavo fosse una versione impegnativa dello shangai. (Alessandro Bergonzoni)- Quando si mette una bistecca su un occhio nero, bisogna guarnirla con aglio e prezzemolo? (Groucho Marx)- Un bravo cuoco e&#8217; un individuo bravo abbastanza a dare alla sua zuppa un nome diverso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>/ 4<br />
- La prima volta che ho visto un piatto di spaghetti, pensavo fosse una versione impegnativa dello shangai. <B>(Alessandro Bergonzoni)</B><BR>- Quando si mette una bistecca su un occhio nero, bisogna guarnirla con aglio e prezzemolo? <B>(Groucho Marx)</B><BR>- Un bravo cuoco e&#8217; un individuo bravo abbastanza a dare alla sua zuppa un nome diverso ogni giorno. <B>(Jack Klugman)</B><BR>- Negli Stati Uniti si mangia veramente male. In certi ristoranti con il conto ti portano anche la prognosi. <B>(Antonio Ricci)</B><BR>- Come mai quando mescoli acqua e farina ottieni colla e quando aggiungi anche uova e zucchero fai un dolce? Dove va a finire la colla? <B>(Rita Rudner)</B><BR>- Mio zio ha vissuto fino a 100 anni e lo deve tutto ai funghi. Non ne ha mai mangiati. <B>(Leopold Fetchner)</B><BR>- Il formaggio con le pere e&#8217; femmina? <B>(Alessandro Bergonzoni)<BR><BR></B><I>(Fine. Altri intermezzi: <A href="http://webgol.splinder.it/1067012217#796027">saper cucinare</A>, <A href="http://webgol.splinder.it/1067194511#804742">diete</A>, <A href="http://webgol.splinder.it/1067600309#828862">mangiare</A>. Grazie a <A href="http://www.vigliero.com/">Mit&igrave;</A>) </I></p>
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		<title>A bocca aperta</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Nov 2003 00:26:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Sofi</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Racconti]]></category>

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		<description><![CDATA[(Funari non c&#8217;entra).Ecco cosa sembra Venezia. Un&#8217;incisione: rugosa, incavata, striata, linee elementari e il paradosso cromatico di contrasti netti e luci radenti. Fusi insieme nei riflessi. Venezia &#232; un polpastrello imbevuto d&#8217;acqua, e quindi languidamente raggrinzitosi. Venezia &#232; un&#8217;enorme calcografia fattasi citt&#224;: una acquaforte. Acqua. Forte. Venezia &#232; un polpastrello raggrinzito che incide acquaforti. Quando [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><I>(Funari non c&#8217;entra)</I>.<BR><IMG alt="Canal Grande, regata storica, foto di Gianni Berengo Gardin, su cui ci saranno milioni di copyright ma che oso mettere piccola piccola perch&egrave; Gardin &egrave; un genio e come tale ne va diffusa la sua arte ogni qual volta &egrave; possibile" hspace="5" src="http://webgol.supereva.it/venezia.jpg" align="left" vspace="5" border="0">Ecco cosa sembra Venezia. Un&#8217;incisione: rugosa, incavata, striata, linee elementari e il paradosso cromatico di contrasti netti e luci radenti. Fusi insieme nei riflessi. Venezia &egrave; un polpastrello imbevuto d&#8217;acqua, e quindi languidamente raggrinzitosi. Venezia &egrave; un&#8217;enorme calcografia fattasi citt&agrave;: una acquaforte. Acqua. Forte. Venezia &egrave; un polpastrello raggrinzito che incide acquaforti. Quando penso a Venezia penso alle foto di un grande fotografo che ha raccontato <A href="http://www.contrasto.it/mostre/dettaglio.asp?idm=75&amp;cat=1">Venezia</A> come pochi altri: <A href="http://www.contrasto.it/fotografi/dettaglio.asp?idf=11&amp;b=1">Gianni Berengo Gardin</A> (ne ho <A href="http://webgol.splinder.it/1054571173#283787">indegnamente scritto</A> un po&#8217; di tempo fa). Il <A href="http://www.contrasto.it/img/ven1918_img.jpg">Canal Grande</A> pieno di barche d&#8217;epoca, una enorme vasca da bagno colma di paperelle, e gli schizzi d&#8217;acqua che lambiscono le finestre dorate. <BR>Poi <A href="http://giallodivino.clarence.com/archive/039862.html">leggo</A> quel disgraziato di <B>Giallodivino</B>.<br />
<span id="more-60"></span><br />
&laquo;<I>Quando l&#8217;aereo vira, abbassa la prua, e inizia la discesa su Venezia, e hai il culo che becchi una giornata di sole, vorresti che il tempo si fermasse l&igrave;. Non per vedere la serenissima dall&#8217;alto. Che sembra un po&#8217; l&#8217;Italia in miniatura a Rimini. Ma per il colpo che ti prende quando hai sotto gli occhi, con il naso appiccicato al finestrino, la laguna. Sono 118 isole, canali, strade d&#8217;acqua che appaiono e scompaiono a seconda della marea. Si chiamano barene e quando il sole ci batte, vedi un&#8217;incisione di Dor&egrave; sotto al naso. Nei colori e nelle forme, sembra la Divina Commedia.</I>&raquo;<BR>Divina Commedia, e il girone dei golosi: o il suo contrappasso. <BR>&laquo;<I>Il ristorante &egrave; di quelli curati. Ma poi vaI a ravanare nel menu e trovi la pigrizia. Quella che ti manda in bestia. E se ordini, scopri la cialtroneria vestita d&rsquo;eleganza. Sotto un bel soffitto con travi in legno a vista, e lo spazio diviso alla maniera di Alvar Aalto, t&rsquo;arriva in tavola con il petto d&rsquo;anatra affumicato, il burro da spalmare su quattro fette di pan grattato della upim. <BR>Che c&rsquo;&egrave; di strano? Che c&rsquo;&egrave; l&rsquo;acqua nel burro. <BR>Una cosa che nemmeno nei peggiori ristoranti tunisini &agrave; l&rsquo;occidentale. Gi&agrave;, ma perch&eacute; ti ritrovi l&rsquo;acqua nel burro? Prendi uno sguattero, e lo metti a far rondelle in cucina, per ore e ore, finch&eacute; non si consuma le mani, lui stesso e ha smaltito un chilo di burro. &ldquo;Un pezzo, un culo&rdquo;, diceva Gian Maria Volont&egrave; ne La classe operaia va in Paradiso. Il poveraccio sta l&igrave; alla catena di montaggio del colesterolo e tira fuori migliaia di riccioli che andranno poi a finire belli da congelare nel freezer. E smerciati alla clientela, nei giorni e nelle settimane a venire. Imbevuti di ghiaccio, che quando poi lo porti in tavola, si squaglia, e &#8211; notoriamente &#8211; si trasforma in acqua. Ma cazzo, non lo puoi arricciare l&igrave; su due piedi il burro? No. Non puoi.</I>&raquo; <BR><BR>L&#8217;ennesimo <A href="http://giallodivino.clarence.com/archive/039862.html">capolavoro</A> del camurriosissimo Nicola &#8216;<A href="http://giallodivino.clarence.com/archive/039862.html">Giallodivino</A>&#8216;. Piedi, occhi e panza buona. Viaggiare, guardare, magnare. <BR><A href="http://giallodivino.clarence.com/archive/039862.html">Ma va letto tutto</A>, senza fiatare. <BR>Poi provare anche (ma senza risultati, te lo anticipo) a non rimanere <I>l&igrave; a bocca aperta, senza nemmeno un quotidiano da sfogliare</I>.</p>
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		<title>Mangia quanto ti pare, soltanto non inghiottire.</title>
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		<pubDate>Sun, 02 Nov 2003 00:56:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Webgol</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cibo e dintorni]]></category>

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		<description><![CDATA[Da I dietofobi di Mit&#236; Vigliero Lami &#171;Le Diete sono una delle torture pi&#249; strazianti che la societ&#224; civilizzata abbia inventato […]. In ogni caso, per gli adiposi la vita non &#232; facile; loro vivrebbero benissimo se non esistessero gli inventori delle diete, di quei periodi cio&#232; che di solito constano di sette gironi di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Da <A href="http://www.thebestraffaello.com/galateo/gal29.htm">I dietofobi</A> di <A href="http://www.vigliero.com/">Mit&igrave; Vigliero Lami</A> <BR><IMG hspace="5" src="http://www.freefunpages.com/1/diet.gif" align="left" vspace="5" border="0">&laquo;Le Diete sono una delle torture pi&ugrave; strazianti che la societ&agrave; civilizzata abbia inventato […]. In ogni caso, per gli adiposi la vita non &egrave; facile; loro vivrebbero benissimo se non esistessero gli inventori delle diete, di quei periodi cio&egrave; che di solito constano di sette gironi di fame nera che precede un aumento di quattro chili. <BR>I personaggi dello spettacolo sono specialisti in diete, e danno sempre saggi e intelligenti consigli. […] <BR>Anche l&#8217;attore gallese <B>Harry Secombe</B> suggerisce il suo metodo lapalissiano: &#8220;<I>Questo &egrave; il mio consiglio, se insisti a voler dimagrire: mangia quanto ti pare, soltanto non inghiottire.</I>&#8221; […] <BR>Una signora di mia conoscenza, invece, cos&igrave; giustifica il suo sovrappeso: &#8220;<I>Io non ingrasso perch&eacute; mangio: ingrasso perch&eacute; inghiotto tanta aria.</I>&#8221; […] <BR>Anche la mia figlioccia Anna &egrave; sempre a dieta. Quest&#8217;estate, durante un pantagruelico pranzo in campagna, mentre io fissavo sconsolata il mio piatto contenente due fette di pomodoro e una foglia di lattuga dall&#8217;espressione molto arcigna, Anna mi ha detto: &#8220;<I>Dovresti fare come me, che invece di mangiare l&#8217;antipasto, il primo e il secondo, ho preso solo i tortellini cos&igrave; mi han fatto da piatto unico.</I>&#8221; Io ho ribattuto in un tono che intendeva essere sarcastico, ma che &egrave; risultato solo isterico: &#8220;<I>S&igrave;, ho visto: per&ograve; di piatti di tortellini ne hai presi tre.</I>&#8221; E la fanciulla m&#8217;ha risposto soave: &#8220;<I>Appunto: l&#8217;antipasto, il primo e il secondo.</I>&#8221; <BR>Pure la mia amica Carlotta segue una dieta tutta sua; una sera a cena al ristorante ordin&ograve; contemporaneamente due dessert diversi. Mentre li divorava con espressione goduta, cos&igrave; rispose agli sguardi di scandalizzato rimprovero di tutti i convitati: &#8220;<I>Vabb&egrave;&#8230; per&ograve; li sto mangiando senza pane!</I>&#8220;&raquo; <BR>(<A href="http://www.vigliero.com/"><I>Mit&igrave; Vigliero Lami</I></A><I> &#8211; </I>da <A href="http://www.thebestraffaello.com/">Thebestraffaello</A>)</p>
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		<title>Mangiare</title>
		<link>http://www.webgol.it/2003/10/31/mangiare/</link>
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		<pubDate>Fri, 31 Oct 2003 22:53:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Webgol</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cibo e dintorni]]></category>

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		<description><![CDATA[Intermezzo / 3 - Non mangio mai ostriche. Il cibo mi piace morto. Non malato, n&#233; ferito. Morto. (Woody Allen)- Stasera la tavola &#232; imbandita con ogni ben di Dio. Frutta, cacciagione, vino. Ma non mi piace mangiare cos&#236;. Da solo. Vorrei la presenza di qualcuno&#8230; renderebbe tutto pi&#249; buono. L&#8217;ideale sarebbe un&#8217;orfanella che guarda [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><i>Intermezzo / 3 </i><br />- Non mangio mai ostriche. Il cibo mi piace morto. Non malato, n&eacute; ferito. Morto. <B>(Woody Allen)<BR></B>- Stasera la tavola &egrave; imbandita con ogni ben di Dio. Frutta, cacciagione, vino. Ma non mi piace mangiare cos&igrave;. Da solo. Vorrei la presenza di qualcuno&#8230; renderebbe tutto pi&ugrave; buono. L&#8217;ideale sarebbe un&#8217;orfanella che guarda da dietro i vetri, mentre cade la neve&#8230; <B>(Romano Bertola)</B> <BR>- Amare al buio, dormire al sole, mangiare in silenzio: tre sciocchezze. <B>(Ugo Ojetti)</B> <BR>- Amare significa pochi dolci. <B>(Maurizio Sangalli)</B> <BR>- Ci divertimmo moltissimo in Spagna quell&#8217;anno, viaggiando e scrivendo. Hemingway mi port&ograve; a pescare i tonni e io ne presi quattro scatolette. <B>(Woody Allen)</B><BR><BR><I>(continua e finisce prossima volta&#8230; altri intermezzi: <A href="http://webgol.splinder.it/1067012217#796027">saper cucinare</A>, <A href="http://webgol.splinder.it/1067194511#804742">diete</A></I><I> &#8211; ringraziate sempre la splendida </I><A href="http://www.vigliero.com/"><FONT color="#26a7b4"><I>Mit&igrave;</I></FONT></A><I>)</I></p>
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		<title>Mensa sana in corpore sano</title>
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		<pubDate>Thu, 30 Oct 2003 23:20:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enrico Bianda</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cibo e dintorni]]></category>

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		<description><![CDATA[Ore 11:30. Fame. La sveglia &#232; suonata alle quattro del mattino. Non &#232; suonata. E&#8217; direttamente penetrata nei gangli vitali scuotendoli ferocemente. Ma &#232; andata, insomma ci si fa anche questa volta, poi forse &#232; l&#8217;ultima mattina. Comunque alle 11:30 la fame si attorciglia e sconquassa le viscere. Decido che forse &#232; giunto il momento [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ore 11:30. Fame. <BR>La sveglia &egrave; suonata alle quattro del mattino. Non &egrave; suonata. E&rsquo; direttamente penetrata nei gangli vitali scuotendoli ferocemente. <BR>Ma &egrave; andata, insomma ci si fa anche questa volta, poi forse &egrave; l&rsquo;ultima mattina. Comunque alle 11:30 la fame si attorciglia e sconquassa le viscere. Decido che forse &egrave; giunto il momento di scendere in mensa. Lavoro in un&rsquo;azienda pubblica in Svizzera, la quale &egrave;, diciamo, normodotata: la mensa c&rsquo;&egrave;, si disegna serenamente lungo i bordi di un giardino sempre fiorito. E&rsquo; luminosa e poco affollata. Strano, mi dico da qualche anno.<br />
<span id="more-57"></span><br />
Scendo, apro la porta di vetro che mi separa dal mondo dei vivi. Grande salone, deserto, inquietante il giusto, silenzioso se non pensiamo al gracch&igrave;o di una radio a transistor che viene dalle cucine. L&rsquo;odore &egrave; quello, immagino, di una mensa qualsiasi, dove si mischiano sughi fatti con il dado e le polverine, puree di patate gialle latte-andato-a-male e caff&egrave; raffermo. E fumo. (Ah. Sul caff&egrave; ci torno). <BR>Sala deserta. Solo quattro figuri che in fondo, allineati all&rsquo;ultimo tavolo sembrano mangiare a gesti lentissimi. <BR>Entro, mi fermo e mi guardano da sotto le tazzine o i bicchieri. Fermi. Silenti. Mi guardano. Sono loro i padroni della mensa. Eppure, penso, la mensa &egrave; aperta. <BR>Ma mi guardano, non dicono nulla e hanno smesso di mangiare. Solo la radio a transistor dalla cucina continua a gracchiare. Intanto nella mensa &egrave; sceso un clima da duello al sole. Loro guardano me, e io guardo loro. Vorrei sfidarli. Urlare &ldquo;Un caff&egrave;, per favore&rdquo;. Ma mi trattengo. Mi scuso ed esco. Resto con la fame. C&rsquo;&egrave; una morale in tutto questo. <BR>Nessuno in questi giorni ha parlato delle mense. Esistono e rappresentano degli <I>interregni alimentari</I>, dove si annullano le regole di ogni dieta, dove anche ingrassare &egrave; difficile, ma &egrave; anche difficile non soffrire di terribili gastriti, laceranti rigonfiamenti addominali postprandiali. <BR>Nella mia mensa, i rumori sono attutiti, e anche il colpo secco &ndash; <I>stack stack</I> &#8211; che accompagna ogni svuotatura della porzione di caff&egrave; per la macchina sembra affievolirsi nella noia del barista. Lui fa <I>stump</I>, leggero, rilassato, in modo che poi a fine giornata il tuo caff&egrave; sar&agrave; anche quello di tutti gli altri. <BR>Loro, gli appaltatori del servizio mensa, di qualsiasi mensa, abitano una dimensione alternativa, ne sono sicuro, non si nutrono mangiando, ma guardandoci mangiare, succhiano la nostra vitalit&agrave; servendoci &ldquo;piccata al marsala con carote lesse e purea di patate&rdquo; con la stessa <I>nonchalance</I> con cui poi spolpano il cranio di quello che entrando alle 11:30 ha chiesto titubante il suo caff&egrave;.</p>
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		<title>Cioccolato</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Oct 2003 22:54:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Webgol</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Gaia CapecchiTi comincia a martellare nel cervello. Prima con un piccolo colpetto, lieve, quasi impercettibile. Poi, pi&#249; forte. Colpisce, ribatte, insiste; nello stesso punto. Il pensiero comincia a essere totalizzante. Ha invaso ogni snodo della tua materia cerebrale e non c&#8217;&#232; nient&#8217;altro, intorno. Senti qualcosa anche all&#8217;altezza del petto, che preme. Una specie d&#8217;affanno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <A href="http://blog.virgilio.it/capecchi"><B>Gaia Capecchi</B></A><BR><IMG hspace="5" src="http://webgol.supereva.it/improntacioccolato.jpg" align="left" vspace="5" border="0">Ti comincia a martellare nel cervello. Prima con un piccolo colpetto, lieve, quasi impercettibile. Poi, pi&ugrave; forte. Colpisce, ribatte, insiste; nello stesso punto. Il pensiero comincia a essere totalizzante. Ha invaso ogni snodo della tua materia cerebrale e non c&rsquo;&egrave; nient&rsquo;altro, intorno. Senti qualcosa anche all&rsquo;altezza del petto, che preme. Una specie d&rsquo;affanno lesto e incontrollabile; vorace. Allora frughi ovunque, sposti, visioni, allunghi braccia in ogni anfratto della cucina. Finch&egrave; lo vedi: eccolo. Allora furtivamente lo prendi. Ti fermi un attimo e guardi: lo scarti, quasi sempre con furia. Non ne hai ancora scoperto un lembo che gi&agrave; ne senti l&rsquo;odore, e la salivazione aumenta. Lo avvicini alla bocca e le narici si dilatano, con indecenza. Poi lo addenti, in morsi medio piccoli, e ti devi trattenere perch&eacute; vorresti riempirtene la bocca in modo osceno, ma poi sai anche che finirebbe subito e tu vuoi invece quella specie di tortura della media-lentezza.<br />
<span id="more-56"></span><br />
Lo lasci cos&igrave; a liquefarsi in bocca, lasci che t&rsquo;impasti la lingua e i denti, che diventi un tutt&rsquo;uno con la saliva e i respiri; lui si scioglie si scioglie si scioglie ancora; e scivola gi&ugrave;, gi&ugrave; lungo la gola, lento, liquido ma pastoso, inesorabile nel graffiarti un po&rsquo; ma anche cos&igrave; dolce da morirne, quasi; ti sembra anche di aver chiuso gli occhi per un istante, ma s&igrave;, s&igrave; che li hai chiusi, certo: il fuori ti disturba; infatti per un istante ne hai perso il senso &#8211; spaesata ma calda, al sicuro, superbamente drogata. Poi riapri gli occhi, senti che &egrave; appena arrivato nello stomaco ma gi&agrave; ne hai bisogno; allora, con le mani decise e con gli occhi che vagano per la stanza come a controllare l&rsquo;inopportuno arrivo di qualcuno, ne stacchi un altro pezzo: compi lo stesso, lentaffannoso ed esasperante rituale. Non importa quanto ancora ce n&rsquo;&egrave;: tu devi finirlo. Non esistono alternative. Non c&rsquo;&egrave; scampo. Continui a staccare e ingoiare. Te ne imbratti le mani, ti guardi le dita appiccicose, non pensi a nulla mentre ti fissi i polpastrelli. Alla fine, dopo un corto sospiro, ti lecchi le dita; una ad una. <BR>L&rsquo;ultimo piacere che ti resta. <BR><I>(</I><A href="http://blog.virgilio.it/capecchi"><I>Gaia Capecchi</I></A><I>)</I></p>
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		<title>Il cioccolato fa bene al cuore?</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Oct 2003 22:21:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Sofi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cibo e dintorni]]></category>

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		<description><![CDATA[La risposta &#232; si, e potremmo chiuderla qui. Il cioccolato fa bene al cuore: fidatevi e addentate il toblerone. E invece no. Qualcosa in pi&#249; va detta.Una prima cosa &#232; che una barretta di cioccolato contiene tanti polifenoli quanti un bicchiere di vino rosso. Un&#8217;altra scusa scippata di mano agli ubriaconi. Non ne ho mai [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><IMG height="190" alt="Toblerone (della Suchard - vedi foto)" hspace="5" src="http://gallery.rei.com/regularimages/519064.jpg" width="195" align="left" vspace="5" border="0">La risposta &egrave; si, e potremmo chiuderla qui. Il cioccolato fa bene al cuore: fidatevi e addentate il toblerone. E invece no. Qualcosa in pi&ugrave; va detta.<BR>Una prima cosa &egrave; che una barretta di cioccolato contiene tanti <B>polifenoli</B> quanti un bicchiere di vino rosso. <BR>Un&#8217;altra scusa scippata di mano agli ubriaconi. Non ne ho mai sentiti al bar giustificarsi chiedendo <B>un quartino di polifenoli</B>, ma non si sa mai.<BR>I polifenoli del cioccolato si chiamano <B>flavonoidi</B>. Si tratta di composti presenti anche nella frutta, nelle verdure, nel t&egrave; e nel vino rosso. I flavonoidi maggiormente rappresentati nel cioccolato sono le <B>catechine</B> e <B>epicatechine flavan-3</B> insieme a degli <B>oligomeri</B> conosciuti come <B>procianidine</B>. Questa frase l&#8217;ho scritta solo per le <B>procianidine</B>, che devono essere cosette proprio simpatiche. Questi flavonoidi (banalizzo) hanno propriet&agrave; antiossidanti, contrastano i radicali liberi e il colesterolo, inibiscono la aggregazione piastrinica, nel tempo libero spazzano pure per terra. In pratica aiutano l&#8217;organismo a difendersi da rischi cardiovascolari. <BR>Pi&ugrave; del vino. E, come il vino, non vale se vi strafogate.<BR><I>(grazie a FS per le informazioni mediche) </I></p>
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		<title>Giro di ronda (around the frigidaire)</title>
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		<pubDate>Tue, 28 Oct 2003 22:23:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Sofi</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Cibo e dintorni]]></category>

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		<description><![CDATA[C&#8217;&#232; un delizioso nuovo trick di Amazon (altri lo spiegano meglio). In due parole: &#232; possibile ricercare parole chiave all&#8217;interno dei libri. Giallodivino intravede una opportunit&#224; di vendetta: sarei curioso di sapere in quanti romanzi compare la parola strutto, giusto per fare un dispetto a Sirchia. Comida prepara tartufi al cioccolato. Pare occorra sistemarli negli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>C&#8217;&egrave; un delizioso nuovo <I><A href="http://www.amazon.com/exec/obidos/tg/browse/-/10197021/ref%3Damb%5Fcenter-1%5F30119/102-6450464-4084921">trick di Amazon</A></I> (<A href="http://inkiostro.splinder.it/1067219488#806419">altri</A> lo <A href="http://tao.splinder.it/1067019037#796592">spiegano</A> <A href="http://blogs.it/0100214/2003/10/23.html#a1591">meglio</A>). In due parole: &egrave; possibile ricercare parole chiave all&#8217;interno dei libri. <A href="http://giallodivino.clarence.com/archive/038175.html">Giallodivino</A> intravede una opportunit&agrave; di vendetta: s<I>arei curioso di sapere in quanti romanzi compare la parola <B>strutto</B>, giusto per fare un dispetto a Sirchia</I>. <BR><A href="http://www.montag.it/comida/archives/000532.html">Comida</A> prepara tartufi al cioccolato. Pare occorra sistemarli negli appositi <I>pirottini</I>. Io, che non ho idea di cosa siano, li mangerei direttamente.<BR>Waitress si divide tra <A href="http://diariodiunacameriera.splinder.it/1066771930#781260">papiri poco sensuali</A> e esperimenti di <A href="http://diariodiunacameriera.splinder.it/1067176752#803388">Artusi erotici</A>.<BR>Da <A href="http://zu.splinder.it/1067352059#813712">Zu</A> c&#8217;&egrave; pasta al tonno come torta di compleanno, da <A href="http://cibitalia.blogspot.com/2003_10_01_cibitalia_archive.html#106736269233877654">Cibitalia</A> hamburger nei biberon (con sospetto di leggenda urbana).<BR><A href="http://fuoriluogo.blogspot.com/2003_10_01_fuoriluogo_archive.html#106682022120923029">Fuoriluogo</A> e una dieta, due inviti a cena di seguito, e la quiete che manca: <I>nella quiete della propria dieta ci si accoccola fra le pieghe di un minestrone senza grassi, ci si distende fra le foglie dell&rsquo;insalata novella.<BR></I>In <A href="http://trattorieblog.splinder.it/1067366185#815152">Trattorieblog</A> sono andati in un posto <I>dove entrare a mangiare non &egrave; facile, in quanto il proprietario apre quando vuole e chiude ancora prima </I>(ci andrei anche io, le premesse sono buone, dio salvi i ristoratori burberi), questo mentre <A href="http://www.michelemarziani.org/">Michele Marziani</A> pare aver problemi ad aggiornare il blog, e speriamo li risolva al pi&ugrave; presto, e <A href="http://frittataezucchine.blog.excite.it/permalink/40854">Lulu</A> prepara salvia fritta. Categoria s<I>nack</I>. Salvia fritta? <I>Snack</I>? Patatine fritte non usa pi&ugrave;?<BR>Maccheronica (la <I>guida palatale, inservibile ma preziosa, a cura di Camilllo Langone</I> &#8211; oggi sul <A href="http://www.ilfoglio.it/">Foglio</A>) riporta una frase di Tot&ograve;: <I>Erano persone che non sapevano fare niente, tranne che mangiare. Mangiavano da professionisti.</I> <BR>Appunto. Mi dirigo verso il frigorifero. Il dovere mi chiama.</p>
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		<title>Diete</title>
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		<pubDate>Sun, 26 Oct 2003 22:57:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Webgol</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cibo e dintorni]]></category>

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		<description><![CDATA[Intermezzo / 2- Dieta Valium per dimagrire. Agisce non perch&#232; ti calmi veramente l&#8217;appetito, ma perch&#232; la maggior parte del cibo ti cade per terra&#8230; (George Miller)- Mia moglie &#232; andata da un celebre dietologo; in due mesi ha perso 300.000 lire. (Boris Makaresco)- A proposito di diete, un mio amico ha perso pi&#249; di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><i>Intermezzo / 2<BR></i>- Dieta Valium per dimagrire. Agisce non perch&egrave; ti calmi veramente l&#8217;appetito, ma perch&egrave; la maggior parte del cibo ti cade per terra&#8230; <B>(George Miller)<BR>- </B>Mia moglie &egrave; andata da un celebre dietologo; in due mesi ha perso 300.000 lire. <B>(Boris Makaresco)<BR>- </B>A proposito di diete, un mio amico ha perso pi&ugrave; di 60 Kg la settimana scorsa: sua moglie l&#8217;ha lasciato. <B>(Leopold Fetchner)</B> <BR>- Era cos&igrave; grasso che per mettersi la sciarpa usava il boomerang. <B>(Boris Makaresko)</B> <BR>- Gli obesi vivono di meno; per&ograve; mangiano di pi&ugrave;. <B>(Stanislaw Lec)<BR><BR></B><I>(continua&#8230; &#8211; intermezzo / 1 <A href="http://webgol.splinder.it/1067012217#796027">qui</A> &#8211; per il tutto ringraziate sempre la splendida <A href="http://www.vigliero.com/">Mit&igrave;</A>)</I></p>
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		<title>La dieta mediterranea non abita pi&#249; qui</title>
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		<pubDate>Sat, 25 Oct 2003 22:25:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Sofi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cibo e dintorni]]></category>

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		<description><![CDATA[Il concetto di dieta mediterranea viene coniato negli anni &#8217;50 in seguito ai risultati di uno studio svolto sulla popolazione dell&#8217;Europa meridionale (e in particolare, Creta). Lo studio dimostrava che, a dispetto di un elevato apporto di grassi, quelle popolazioni avevano una bassissima incidenza di patologie cardiovascolari, di certi tipi di cancro e una maggiore [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><I><IMG hspace="5" src="http://webgol.supereva.it/bicchierefiore.jpg" align="left" vspace="5" border="0">Il concetto di dieta mediterranea viene coniato negli anni &rsquo;50 in seguito ai risultati di uno studio svolto sulla popolazione dell&rsquo;Europa meridionale (e in particolare, Creta). Lo studio dimostrava che, a dispetto di un elevato apporto di grassi, quelle popolazioni avevano una bassissima incidenza di patologie cardiovascolari, di certi tipi di cancro e una maggiore aspettativa di vita rispetto ad altre zone d&rsquo;Europa. Le principali caratteristiche di questa dieta, riassunte nella <A href="http://www.di-me.it/sito_dieta/piramide/piramide_01.php">piramide alimentare</A>, sono: abbondanza di cibo vegetale (frutta, verdura, cereali, noci e legumi); olio di oliva come la principale fonte di grassi; pesce e pollo consumati in modeste quantit&agrave;; basso consumo di carne rossa; moderato consumo di vino, normalmente con i pasti. <BR><BR></I>Ora. Lasciamo perdere i risultati dei commenti a <A href="http://webgol.splinder.it/1066407805#761463">questo post </A>che se li leggesse un dietologo cambierebbe mestiere, irrimediabilmente sfiduciato, e andiamo per punti.<br />
<span id="more-52"></span><br />
Pu&ograve; essere utile un elenco modello test, per misurare la aderenza al regime di dieta mediterranea, italico vanto. <I><BR></I><BR>- <B>Tutti i giorni 4-5 porzioni di frutta e verdura?</B> <I>(forse non &egrave; chiaro: 4 o 5 porzioni, non mentite o vado a intervistare il vostro &#8216;fruttarolo&#8217; che di certo piange miseria)</I><BR>- <B>Olio d&rsquo;oliva (a crudo) come principale fonte di grassi?</B> <I>(ovvero, non so cosa sia il burro, e non valgono le patatine untuose del McDonalds)</I><BR>- <B>Pane e pasta tutti i giorni?</B> <I>(porzioni umane)</I><BR>- <B>Carne una volta a settimana?</B> <I>(ahahahahahah)</I><BR>- <B>Pesce due o tre volte a settimana?</B> <I>(anche il tonno in scatola, per esempio &#8211; cos&igrave; mi dicono ma non chiedetemi il perch&eacute;)<BR>- </I><B>Dolci una volta a settimana? </B><I>(ahahahahahah)</I><BR>- <B>Un bicchiere di vino o di birra durante i pasti?</B> <I>(&egrave; inutile sbronzarsi e poi giustificarsi adducendo il sacro rispetto delle tradizioni mediterranee: fuori pasto non serve a nulla)</I><BR><BR>E&#8217; lampante che per molti di noi questo regime alimentare &egrave; una chimera del luned&igrave;, o da inizio ferie: buoni propositi che evaporano dopo pochi giorni. <BR>La realt&agrave; di una alimentazione urbanizzata e moderna &egrave; fatta di molta (molta) pi&ugrave; carne, e molta (molta) meno frutta e verdura. Dolci non ne parliamo.<BR>La classica dieta mediterranea &egrave;, <B>paradossalmente in quanto figlia di un passato povero</B>, ormai percepita come troppo <I>costosa</I>, in termini di soldi, tempo e attenzione, e di certo meno <I>attraente</I> di un regime a base eminentemente carnivora.<BR>Certo, rimangono la pasta, l&#8217;olio d&#8217;oliva e il vino: per fortuna. <BR>E il tonno. Anche in scatola. Sigh. <BR><I><FONT size="-1">(grazie a F.S. per la consulenza medica</FONT></I>)</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Saper cucinare</title>
		<link>http://www.webgol.it/2003/10/24/saper-cucinare/</link>
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		<pubDate>Fri, 24 Oct 2003 22:58:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Webgol</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cibo e dintorni]]></category>

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		<description><![CDATA[Intermezzo / 1 - Una ragazza che sa cucinare trovera&#8217; sempre un uomo che sa mangiare. (Arsenio Hall)- Linda: &#8220;Ma tu ti cuoci solo cibi surgelati?&#8221;. Allen: &#8220;Cuocerli? E chi li cuoce? Io neanche li scongelo. Li succhio come se fossero ghiaccioli!&#8221;. (Woody Allen)- Se il brodo fosse stato caldo come il vino, il vino [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><i>Intermezzo / 1 <BR></i>- Una ragazza che sa cucinare trovera&#8217; sempre un uomo che sa mangiare. (<B>Arsenio Hall</B>)<BR>- Linda: &#8220;Ma tu ti cuoci solo cibi surgelati?&#8221;. Allen: &#8220;Cuocerli? E chi li cuoce? Io neanche li scongelo. Li succhio come se fossero ghiaccioli!&#8221;. (<B>Woody Allen</B>)<BR>- Se il brodo fosse stato caldo come il vino, il vino vecchio come il pollo, il pollo grasso come la cuoca, la cuoca pulita come le mie tasche, sarebbe stata una cena impagabile. (<B>Jean Porta</B>)<BR>- I piatti che mi prepara mia moglie si sciolgono in bocca. Mi piacerebbe che imparasse a scongelarli, prima. (<B>Jack Klugman</B>)<BR>- I baci non durano. Saper cucinare s&igrave;. (<B>George Meredith</B>)<BR>- Mia moglie fa cose splendide cogli avanzi. Li butta via. (<B>Herb Shriner</B>)<BR><BR><I>(continua&#8230; ho preparato altre tre puntate, ma dovete ringraziate la splendida <A href="http://www.vigliero.com/">Mit&igrave;</A>)</I></p>
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		<title>Filetti Crazy Monk</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Oct 2003 23:22:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enrico Bianda</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Edibili udibili: le ricette di webgolChe cosa diavolo mangiava Thelonious Monk? Una domanda che occorre porsi prima di descrivere questi Filetti Crazy Monk, che devono molto alla musica del pianista fool. Una corte che si rispetti, un dramma shakespeariano: il fool &#232; Monk. Entra nella sala della corte, veste una buffa tunica con in testa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><i>Edibili udibili: le ricette di webgol<BR></i><BR><IMG height="204" alt="Thelonious Monk" src="http://www.prms.org/around/spotlight/images/monk.jpg" width="174" align="left"></B>Che cosa diavolo mangiava <B>Thelonious Monk</B>? <BR>Una domanda che occorre porsi prima di descrivere questi <B>Filetti Crazy Monk</B>, che devono molto alla musica del pianista <I>fool</I>. <BR>Una corte che si rispetti, un dramma shakespeariano: il <I>fool</I> &egrave; Monk. <BR>Entra nella sala della corte, veste una buffa tunica con in testa un lungo e rigido copricapo. Si siede a tavola, insieme agli altri commensali e ordina gelato alla nocciola. Gelato alla nocciola in un dramma shakespeariano? Gelato alla nocciola in un dramma shakespeariano. Monk il<I> fool</I> vuole un gelato alla nocciola, andando contro la storia, il men&ugrave; previsto dal Re, la sua stessa vita. Come secondo, riso con salsiccia soffritta majorchina e filetti di baccal&agrave;.<BR><BR><B>Parte udibile</B><BR>Qualsiasi cosa incisa da <A href="http://thelonious-monk.com/">Thelonious Monk</A>.<br />
<span id="more-50"></span><br />
<B>Parte edibile<BR></B>Per 4 persone quattro filetti di manzo, tagliati abbastanza alti. Due mele gialle, scalogni, un bicchiere di brandy, zafferano, panna da montare e scorza di limone. Sale e pepe.<BR><BR><I>Preparare la salsa alle mele, soffriggere in olio di oliva gli scalogni (la met&agrave; in quantit&agrave; rispetto alle mele). Aggiungere le mele tagliate a tocchettini. Lasciare indorare e bagnare con un bicchiere di brandy. Lasciare evaporare. Fare cuocere fino a quando le mele non si sono completamente ammorbidite. Allungare con la panna da montare liquida. Alla fine condire con una bustina di zafferano e con un po&#8217; di scorza di limone. Nel frattempo si sono preparati i filetti alla griglia. Al sangue e ben salati e pepati. Servire i filetti ricoperti dalla salsa. Di contorno &egrave; ideale del riso rosso tailandese. </I></p>
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		<title>La Svizzera e bambi in salsa operaia</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Oct 2003 23:02:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Webgol</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cibo e dintorni]]></category>
		<category><![CDATA[Racconti]]></category>

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		<description><![CDATA[di Nicola &#8216;Giallodivino&#8216;Zurigo &#232; una citt&#224; bruttina, met&#224; Heidi, met&#224; Praga 9. Insomma tetti di ardesia, campanili a guglia e casermoni grigi da periferia realsocialista, il tutto nordicamente senza persiane. Grazioso tram stile viennese, predicatori in piazza davanti ai grandi magazzini Globus che tuonano contro gli omosessuali. Ho visto un sacco di ristoranti, pizzerie, kebabisti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <B>Nicola </B>&#8216;<A href="http://giallodivino.clarence.com/">Giallodivino</A>&#8216;<B><BR><BR></B><IMG height="298" alt="Ristorante Cooperativo, Zurigo - foto di Nicola Z." hspace="5" src="http://webgol.supereva.it/zurigopiccolo.jpg" width="200" align="left" vspace="5"><B>Zurigo</B> &egrave; una citt&agrave; bruttina, met&agrave; Heidi, met&agrave; Praga 9. <BR>Insomma tetti di ardesia, campanili a guglia e casermoni grigi da periferia realsocialista, il tutto nordicamente senza persiane. Grazioso tram stile viennese, predicatori in piazza davanti ai grandi magazzini <I>Globus</I> che tuonano contro gli omosessuali. <BR>Ho visto un sacco di ristoranti, pizzerie, kebabisti e cinesi. Ma penso che questo locale sarebbe piaciuto a <B>Manuel Vasquez</B>. <BR>E&#8217; un posto che ha fatto infrangere un tab&ugrave; rigidissimo che mi vieta di entrare in ristoranti italiani fuori dai confini patri. Al massimo &#8211; osservando rigido la norma &#8211; mi avvicino e osservo da fuori le istantanee dei rag&ugrave; <I>bolognaise</I>, dell&#8217;agnello arrosto, come accadde in Grecia. No, fatela anche voi l&#8217;eccezione. <br />La doppia porta &egrave; giustificata dal freddo che regala, gi&agrave; a ottobre, tre gradi, quando a Roma ce ne sono ventiquattro.<BR>Il locale ha una storia da raccontare. <BR>Di fronte ci sono le sedi di due sindacati, a cinquecento metri il palazzo della borsa di Zurigo. Una delle &#8220;case&#8221; del capitalismo globale, roba di titoli e futures, certo non &egrave; <B>Francoforte</B>, non &egrave; <B>Wall Street</B>, ma da queste parti i denari sanno cosa siano. E soprattutto sanno metterli al riparo sotto mattoni lussuosi e segreti.<BR>Varcate la porta doppia, e sulla sinistra scoprirete con stupore un bel ritratto di un barbuto dell&#8217;altro secolo: <B>Carlo Marx</B>. Se vagate ancora con lo sguardo, vi si parer&agrave; di fronte un altro ritratto, anzi una foto in bianco e nero, di <B>Giacomo Matteotti</B>. <I>Last but not least</I> un busto di <B>Dante Alighieri</B>. Il luogo bizzarro, ma denso di ricordi. La memoria degli uomini passati di qui ha impregnato le pareti di puzza di nazionali senza filtro, alfa e ammezzati toscani.<br />
<span id="more-49"></span><br />
<BR><BR>Si chiama <B>Ristorante Cooperativo</B>, il posto che sarebbe piaciuto a Manuel Vasquez. L&#8217;abbreviazione &egrave; secca: il <I>Cooperativo</I>.<BR>Se decidete di entrare, mangerete, pizzicando da un menu, ipertradizionale che pesca a mani basse da classici piatti della gastronomia nostrana, con l&#8217;ambizione di ricreare &#8220;un&#8217;idea platonica&#8221; di cucina italiana. Cos&igrave; almeno spiega <B>Matteo</B>, lo chef, pizzetto biondo, torinese, una vita trascorsa a met&agrave; tra agenzie di pubblicit&agrave; prima, e San Cristobal de las Casas, poi. E oggi infatti spignatta ragu, risotti e tagliatelle ai porcini, coniglio in umido, verdure ripassate; io ho mangiato fettuccine al capriolo (ribattezzato dal sottoscritto <B>Bambi in salsa operaia</B>) e un tiramis&ugrave; (<I>era una serata di bassa, mi sono tenuto</I>). Bevuto Montepulciano d&#8217;Abruzzo. A dire la verit&agrave; conta poco quello che pappate.<BR><BR>Il Cooperativo era una sorta di ostello per gli emigranti italiani che sbarcavano in Svizzera a partire dagli inizi del novecento. <BR>La prima pietra la posero giusto un secolo fa, meno un anno. Era il 1905. Una foto mostra tavolacci lunghi, sigarette, facce italiane che adesso indossano gli albanesi, ciglia unite sopra il naso, capelli lunghi, denti ingialliti, mani nodose da spaccatori di pietra. Venivano qui, dopo che sfangavano la giornata a tirare gi&ugrave; pezzi di montagna per costruire il <B>San Gottardo</B>. Bevevano (<I>ma non era obbligatorio</I>), fumavano, mangiavano a prezzi politici (<I>ancora oggi i prezzi sono sensibilmente pi&ugrave; bassi rispetto alla media di Zurigo</I>) e parlavano di politica. <BR>&laquo;Era casa loro&raquo;, spiega Matteo. Scopri pure, dopo un po&#8217; di chiacchiere, che l&#8217;italiano era un sorta di esperanto degli immigrati. Parlato da spagnoli, greci e portoghesi come lingua franca. La spiegazione pi&ugrave; banale: i nostri, erano una sorta di &#8220;aristocrazia dell&#8217;immigrazione&#8221;, pi&ugrave; vicini, pi&ugrave; antichi. E i bergamaschi, ma potevano anche essere i bresciani, facevano i capomastri nei cantieri, il tedesco era lontano da ogni desiderio d&#8217;apprendimento. Insomma nessuno mai nei cantieri avrebbe parlato tedesco, e due parole d&#8217;italiano, o qualcosa di prossimo, erano necessarie. Certo poi viene in mente <B>Albertone</B> che dice a <B>Gassman</B> nella &#8220;Grande guerra&#8221;, <I>a&ograve; parlece te co&#8217; questi che so&#8217; alpini bergamaschi, so&#8217; paesani tui</I>. Gli alpini bergamaschi erano gli austriaci, e allora si capisce tutto.<BR><BR>I due ritratti, messi uno accanto all&#8217;altro, secondo me, raccontano di storia patria e di storia della sinistra italiana, quanto un volumone di <B>Spriano</B>. In nessuna sezione del vecchio Partito Comunista Italiano avresti mai visto una foto di <B>Matteotti</B>, forse qualche eccezione in Emilia, al massimo in qualche &#8220;casa del popolo&#8221; particolarmente illuminata della Toscana. E comunque mai &#8211; ipotizzo &#8211; avresti visto un ritratto di Marx in una sede del Partito socialdemocratico, quello di <B>Nicolazzi</B> e <B>Longo</B>, per intenderci. Nello sgabuzzino di una sezione del Pci, a Roma, una volta scoprii due ritratti di <B>Breznev</B>. La foto non si poteva pi&ugrave; mostrare in societ&agrave;, ma se andavi a scartabellare nella biblioteca, rintracciavi l&#8217;opera omnia del vecchio Leonida, dono di un compagno passato a miglior vita. In Svizzera, c&#8217;era una sezione del Partito comunista italiano e anche di quello socialista, oggi, immagino siano sopravvissuti solo i Diesse. I socialisti zurighesi ci trascorrono la serata delle elezioni, a bisbocciare per i loro progressi e a preoccuparsi per la vittoria di Blocher e dell&#8217;Svp. Ma a pranzo e cena &#8211; di giorni qualsiasi &#8211; ci trovi un po&#8217; di tutto. <BR>&laquo;Il 40% della clientela arriva qui spinto da ragioni politiche e ideali &#8211; racconta Matteo &#8211; ma c&#8217;&egrave; anche un 40% di capitalisti&raquo;. E traduco io, di gente normale che magari lavora in banca, alla borsa, insomma in una qualunque azienda. Lo stabile venduto al comune di Zurigo, era di propriet&agrave; un tempo della Federazione socialista italiana in Svizzera e alle pareti oltre ai ritrattoni illustri, fanno bella mostra di s&eacute; una lunga serie di olii di un simil <B>Guttuso</B> svizzero. Un po&#8217; pi&ugrave; pecionesco, meno ricco suppongo e eleveticamente naif. Soggetti: sindacalisti, <B>Di Vittorio</B> compreso, giovani, lavoratori, bandiere, falci e martelli, tute bianche, immigrati e spaccasassi. La teoria dell&#8217;italianit&agrave; del pasto, non mi sconfinfera molto. Ma assaggiando giusto una forchettata di polpettone credo che la nostalgia, tirata su a suon di lucciconi nel fondo degli occhi, di un lavoratore pugliese venuto da queste parti a laver&agrave;, penso abbia un senso. <BR>Forse pi&ugrave; ai tempi di Pane e cioccolata che oggi. Ma il cielo basso e bigio mi fa dubitare anche di questo.<BR><I>Ristorante Cooperativo Strassburgstrasse 5 &#8211; 8004 Zurich Tel. 01.2414475 </I><BR>(<A href="http://giallodivino.clarence.com/">n.z.</A>)</p>
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		<title>Gli uomini preferiscono le vongole</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Oct 2003 22:30:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Sofi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Riprendo e interpreto dall&#8217;ottimo Cibitalia e da una ricerca della Cirm, commissionata dall&#8217;Unione Industriali Pastai Italiani (Unipi).Per il 53,8% degli italiani il miglior condimento per la pastasciutta &#232; il classico sugo al pomodoro (il 20,6% cede al ragu&#8217;). Fin qui, la cosa fila. Il miglior condimento &#232; il sugo al pomodoro. Ma.La ricetta pi&#249; buona [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Riprendo e interpreto dall&#8217;ottimo <A href="http://cibitalia.blogspot.com/2003_10_01_cibitalia_archive.html#106672741261045642">Cibitalia</A> e da una ricerca della <B>Cirm</B>, commissionata dall&#8217;<B>Unione Industriali Pastai Italiani</B> (<A href="http://www.unipi-pasta.it/">Unipi</A>).<BR>Per il <B>53,8%</B> degli italiani <B>il miglior condimento</B> per la pastasciutta &egrave; il <B>classico sugo al pomodoro</B> (il 20,6% cede al ragu&#8217;). Fin qui, la cosa fila. Il miglior condimento &egrave; il sugo al pomodoro. Ma.<BR><B>La ricetta pi&ugrave; buona</B> &egrave;, per il <B>13,2%</B> degli italiani, gli <B>spaghetti ai frutti di mare</B>. Il sugo al pomodoro scende al <B>6,8. <BR></B>Uno &egrave; migliore, l&#8217;altro &egrave; pi&ugrave; buono. Una bella differenza.<BR><I>Pomodoro : moglie = vongola : amante?</I></p>
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		<title>Music Restaurant</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Oct 2003 22:28:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Sofi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[Cibo e dintorni]]></category>
		<category><![CDATA[Musica]]></category>

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		<description><![CDATA[(dalle cucine di madame Daniela Amenta)- antipasti Glass Onion, Blue Oyster Cult- dalla parte dei primi La pappa col pomodoro (Rita Pavone), spaghetti pollo e insalatina (Fred Bongusto), carbonara e una coca cola (Spliff), Digsy&#8217;s Dinner (Oasis, via Gomitolo), Pasta al Burro (Cristina Don&#224;) e Lenticchie (Resina, via Colas)- secondi(gliano) Meatloaf, Captain Beefheart, Beef Jearky [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>(dalle <A href="http://danielaamenta.splinder.it/1066684700#775900">cucine</A> di madame <A href="http://danielaamenta.splinder.it/">Daniela Amenta</A>)<B><BR></B><IMG src="http://www.mangiarebene.com/marinate/zodiaco/luglio02/images/mese.jpg" align="left"><BR>- <B>antipasti</B> </B>Glass Onion, Blue Oyster Cult<BR><B>- dalla parte dei primi</B> La pappa col pomodoro (Rita Pavone), spaghetti pollo e insalatina (Fred Bongusto), carbonara e una coca cola (Spliff), Digsy&#8217;s Dinner (Oasis, via <A href="http://agomitolo.splinder.it/">Gomitolo</A>), Pasta al Burro (Cristina Don&agrave;) e Lenticchie (Resina, via <A href="http://tweez.blog.tiscali.it/">Colas</A>)<BR><B>- secondi<I>(gliano)</I> </B>Meatloaf, Captain Beefheart, Beef Jearky <I>(cibo matto)</I><br /><B>- secondi estremi </B>Catfood (King Crimson), Soul Food (Elvin Bishop), Dog Food (Iggy Pop e The Stooges &#8211; via <A href="http://bop.splinder.it/">Bop</A>)<BR><B>- contornatio </B>Mushroom&#8217;s patience, Smashing Pumpkins, Egg Cream (Lou Reed, via <I>Sanchez</I>), Pom Fritz (Orbital, via <A href="http://tweez.blog.tiscali.it/">Colas</A>), Mayonaise (Smashing Pumpkins) e l&#8217;Emperor Tomato Ketchup (Stereolab, via <A href="http://ilcielosutorino.splinder.it/">Ilcielosutorino</A>)<br />
<span id="more-47"></span><br />
<B>- sul finire </B>Camembert Electrique (Gong)<BR><B>- frutta e verdura </B>Peaches, Cucumber Slumber (version Bill Laswell), Apple Venus (Xtc), Strawberry fields forever, Tangerine Dream, Fragole buone buone (Luca Carboni &#8211; via <A href="http://agomitolo.splinder.it/">Gomitolo</A>), Fruitbat (met&agrave; del duo Carter the Unstoppable Sex Machine &#8211; via <A href="http://saitenereunsegreto.splinder.it/">Giulia Blasi</A>), Meat is murder (The Smiths)<BR><B>- dessertino? </B>Cake, Brown sugar, Milk and coffee, Gelaterie sconsacrate (Virginiana Miller &#8211; via <A href="http://agomitolo.splinder.it/">Gomitolo</A>), Caramel (Blur, via <A href="http://tweez.blog.tiscali.it/">Colas</A>), Pancake (Tori Amos) e Biscuit (Portishead, via <A href="http://inkiostro.splinder.it/">Inkiostro</A>), Gelati (Skiantos, via <A href="http://propilei.splinder.it/">Propilei</A>), Gelato al cioccolato (Pupo) e Cigarettes and chocolate milk (Rufus Wainwright, via <A href="http://agomitolo.splinder.it/">Gomitolo</A>)<BR><B>- post zuccheri </B>Whisky facile (Fred Buscaglione)<BR><B>- vini e beveraggi </B>Albana di togliatti (Lolli), Lilac wine (Nina Simone &#8211; via <A href="http://zaziealbinario17.blogspot.com/">Zazie</A>), Kinotto (Skiantos, via <A href="http://propilei.splinder.it/">Propilei</A>)<BR><B>- acque </B>Perrier (Graham Parker)</p>
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		<title>La minestra del nonno</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Oct 2003 23:07:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Webgol</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cibo e dintorni]]></category>
		<category><![CDATA[Racconti]]></category>

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		<description><![CDATA[di Carnefresca (per webgol) A cinque anni, i genitori sempre fuori casa per lavoro, la spedirono a vivere dal nonno, e lei port&#242; i giocattoli, i vestiti, il cappottino verde, l&#8217;orso di peluche, il vasino chicco di plastica rossa, quello a forma di gatto.In un colpo si dimentic&#242; di tutto, di avere un fratello con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <A href="http://carnefresca.splinder.it/">Carnefresca</A> <I>(per webgol)</I><BR><BR><A href="http://webgol.supereva.it/vermazz.gif"><IMG alt="Il Verme e la bambina di Carnefresca (clicca per vedere il fumetto)" hspace="5" src="http://webgol.supereva.it/vermazz2piccolo.gif" align="left" vspace="5" border="0"></A> A cinque anni, i genitori sempre fuori casa per lavoro, la spedirono a vivere dal nonno, e lei port&ograve; i giocattoli, i vestiti, il cappottino verde, l&rsquo;orso di peluche, il vasino chicco di plastica rossa, quello a forma di gatto.<BR>In un colpo si dimentic&ograve; di tutto, di avere un fratello con la tutina bianca e i pannolini sporchi, di avere un pap&agrave; che tornava a casa, e una mamma che ripiegava i panni. Si dimentic&ograve; come era la sua stanza, si dimentic&ograve; il grande pino verde dell&rsquo;orto e il gatto Paoletto che all&rsquo;ora di cena correva a mangiare il prosciutto che lei gli gettava dal balcone. Si dimentic&ograve; di tutto perch&eacute; con lei c&rsquo;era il nonno.<br />Il nonno le aveva insegnato a giocare a dama briscola poker ramino e scopa, e le faceva il solletico ogni volta che gli si arrampicava tra le braccia, come una scimmia dispettosa. <BR><BR>Il nonno in casa si occupava di tutto. <BR>Alle dodici in punto indossava un grembiule bianco, accendeva la radiolina &ldquo;<I>Nordmende</I>&rdquo; che stava sulla mensola di un camino che mai era stato acceso e cominciava a preparare il pranzo. <BR>Era il momento pi&ugrave; divertente della giornata, il momento in cui lei si aggrappava ai quei pantaloni cos&igrave; grandi e lo guardava lavare i pomodori san marzano, posarli sul tagliere e ridurli a listelli, con piccoli colpetti, per preparare il sugo.<br />
<span id="more-46"></span><br />
Lei ogni tanto gli passava la cipolla e rideva &laquo;nonno, tu piangi, stai piangendo nonno!&raquo; quando lui, con la precisione della mezzaluna e la santa pazienza della chioma d&rsquo;argento, l&rsquo;affettava a pezzettini. <BR>Poi il nonno prendeva il cucchiaio di legno ed girava la mistura. Mentre la salsa si scaldava e diventava sugo odoroso, il nonno di solito affettava il pane fresco e con una forchetta ne intingeva una fetta nel sugo. Lei era cos&igrave; golosa del pane col sugo che avrebbe voluto mangiarne un mondo, e se chiudeva gli occhi lo vedeva davvero, il mondo fatto di pane e sugo. <BR>Accanto alla cucina del nonno, dove erano appese pentole di rame grandi e luminose, forme per ciambelle e un tostacaff&egrave; a forma di tenaglia, c&rsquo;era una terrazza fiorita. Un piccolo giardino delle meraviglie, con un pergolato di rose e delle felci che tutti gli facevano i complimenti, al nonno. <BR>Il giorno del suo quinto compleanno, il nonno aveva piantato un oleandro proprio l&igrave;, in mezzo al terrazzo, tra le felci e le rose. Era cresciuto rapidamente, molto pi&ugrave; di lei, ma il nonno le aveva assicurato che lei sarebbe sempre stata pi&ugrave; grande. Di quell&rsquo;oleandro. Cinque anni pi&ugrave; grande. Per sempre.<BR><BR>Verso l&rsquo;ora di merenda, ogni giorno, lei si sedeva in terrazzo, vicino a quell&rsquo;oleandro, e cucinava al nonno un pranzetto prelibato. <BR>Una minestra. La minestra del nonno. E&rsquo; fatto provato che a questo mondo non c&rsquo;&egrave; nonno che non ne vada ghiotto. <BR><BR><B>Ingredienti:</B> <A href="http://webgol.supereva.it/vermazz.gif"><B><IMG alt="Il Verme e la bambina di Carnefresca (clicca per vedere il fumetto)" hspace="5" src="http://webgol.supereva.it/vermazzpiccolo.gif" align="right" vspace="5" border="0"></B></A><BR><I>cinque cucchiai da cucina di terriccio intorno ad una piantina di oleandro;<BR>lombrichi o millepiedi, se lombrichi ne basta uno, se millepiedi almeno tre o quattro. In genere sono reperibili sotto il vaso dei papiri o delle felci, ma a volte anche sotto quelli dei gerani. Dato che se li lasci scappano e che se scappano si nascondono, &egrave; meglio intrappolarli sotto un bicchiere;<BR>una decina di semini di belle-de-jour;<BR>foglie di felci sminuzzate;<BR>cinque corolle di bocche-di-leone;<BR>i petali di tre o quattro gerani rossi e bianchi;<BR>sassolini ad libitum; <BR>due o tre foglioline di ortiche da muro sgretolato;<BR>gusci sminuzzati di chiocciole da terriccio, meglio se senza la lumaca dentro considerato il fatto che, escluso il lombrico, trattasi di minestra vegetariana;<BR>un pezzetto di laterizio sbriciolato;<BR>un mezzo innaffiatoio di plastica gialla pieno di acqua corrente;<BR>una terrazza; <BR>un nonno. <BR></I><BR><B>Preparazione:<BR></B>Munirsi di una terrina di plastica grande quanto due palmi di mano di bambina di cinque anni, versare l&rsquo;acqua con l&rsquo;innaffiatoio di plastica e mescolare sino a che il composto presenter&agrave; un aspetto molliccio e uniforme. <BR>Raccogliere il lombrico o i millepiedi, tagliarne il corpo in pezzi di mezzo centimetro, versare nella terrina e mescolare bene. <BR>Prendere i semini della belle-de-jour e schiacciarli sul laterizio con un sasso fino a farli sgranare. Raccogliere la polverina rossa fine del laterizio e conservarla a parte. Cospargere quindi il minestrone di terriccio con i semini sminuzzati, spolverandoli con la polverina rossa appena raccolta. <BR>Versare altra acqua e mescolare per non perdere l&rsquo;uniformit&agrave;. <BR>Prendere le corolle gialle delle bocche-di-leone, smembrarle in ogni parte e spargerle insieme alle foglioline di felci sulla superficie della minestra. Sgretolare poi i gusci di chiocciole in polvere finissima stando per&ograve; attenti a conservare intatta la parte centrale avvoltolata, a fini estetici visto che le casette delle chiocciole sono cos&igrave; belle. A questo punto versare la minestra in un piatto cercando di non sporcare per terra . <BR><BR>Ornare il piatto con i petali di geranio e i sassolini, prendere le foglie di ortiche, che hanno piccole spinette, e appiccicarle sulla maglietta di lana, infilarsi fiorellini di geranio dietro le orecchie, trotterellare intorno al nonno, prenderlo per mano, mettergli il bavaglio con le mollette e guardarlo sorridere mentre mangia. <BR></A><A href="http://carnefresca.splinder.it/"><I>(carnefresca)</I></A></p>
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		<title>Cagata-grandissima-cagata</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Oct 2003 22:32:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Sofi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cibo e dintorni]]></category>
		<category><![CDATA[Cinema]]></category>

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		<description><![CDATA[Ugo Tognazzi amava cucinare. Non solo: per lui la cucina era arte, passione, ossessione. Alcuni dicevano che amasse il cibo pi&#249; del cinema, e vi dedicasse pi&#249; tempo e attenzione. Cuoco esperto e apprezzato, amava sperimentarsi in piatti e ricette di sua creazione, e spesso proponeva istrionici men&#249; ad amici e conoscenti, che li accoglievano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><B>Ugo Tognazzi</B> amava cucinare. Non solo: per lui la cucina era arte, passione, ossessione. Alcuni dicevano che amasse il cibo pi&ugrave; del cinema, e vi dedicasse pi&ugrave; tempo e attenzione. Cuoco esperto e apprezzato, amava sperimentarsi in piatti e ricette di sua creazione, e spesso proponeva istrionici men&ugrave; ad amici e conoscenti, che li accoglievano con giudizi positivi. Beh, non sempre.<BR>Cos&igrave; lo ricorda <B>Carlo Verdone</B> su Repubblica di oggi.<BR>&laquo;<B>Tognazzi</B> non &egrave; stato meno grande di <B>Sordi</B> <I>(concordo, ndr)</I> […] Ugo &egrave; stato il primo a complimentarsi con me. Mi accolse nella sua congrega dei dodici apostoli che dovevano assaggiare i suoi piatti. Terribile. Le votazioni prevedevano: ottimo, molto buono, buono, discreto, e cagata-grandissima-cagata. <B>Monicelli</B> sempre cos&igrave;. All&rsquo;inizio ero rispettoso ma poi &egrave; arrivato a cose allucinanti. Una sera c&rsquo;erano delle cotolette strane. Ci facciamo coraggio e chiediamo: balena, dice. Tutti a tirare fuori la magnesia bisurata. Lui si incazz&ograve; a morte. &Egrave; stata la penultima cena, l&rsquo;ultimo men&ugrave; fu &ldquo;ovaie di pernice in salsa di mirtillo&rdquo;: a quel punto <B>Ferreri</B> o forse <B>Benvenuti</B> insorse: stasera, Ugo, spaghetti burro e parmigiano e non rompere. Lui mand&ograve; la tavola all&rsquo;aria e offeso se ne and&ograve;. Noi ci facemmo una spaghettata.&raquo;<BR>Men&ugrave; istrionici. O meglio: a supercazzola brematurata.</p>
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		<title>Le caramelle Sugus e il cioccolato Milka</title>
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		<pubDate>Sun, 19 Oct 2003 22:34:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Sofi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cibo e dintorni]]></category>
		<category><![CDATA[Radio]]></category>

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		<description><![CDATA[Se le caramelle Sugus credo siano restate nella memoria solo degli svizzeri, il cioccolato Milka, quello della mucca lill&#224; se lo devono ricordare in molti, anche fuori dal territorio elvetico. Questo cioccolato lo producevano industrialmente in una piccola citt&#224; nella svizzera romanda, sul lago di Neuchatel. La citt&#224; si chiama per l&#8217;appunto Neuchatel, e nel [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><IMG height="174" alt="La Suchard a Neuchatel, Svizzera - foto di Enrico Bianda, Ottobre 2003" hspace="5" src="http://www.rtsi.ch/prog/images/Trasm/neuchatel_suchard-b.jpg" width="293" align="left" vspace="5" border="0"><I>Se le caramelle Sugus credo siano restate nella memoria solo degli svizzeri, il cioccolato Milka, quello della mucca lill&agrave; se lo devono ricordare in molti, anche fuori dal territorio elvetico. <BR>Questo cioccolato lo producevano industrialmente in una piccola citt&agrave; nella svizzera romanda, sul lago di Neuchatel. La citt&agrave; si chiama per l&#8217;appunto Neuchatel, e nel 1992 ha visto chiudere la fabbrica della Suchard, storica industria del cioccolato. Quel che rimane &egrave; lo scheletro dello stabilimento, una struttura arroccata lungo una collina che guarda il lago, una &#8220;bestia&#8221; silenziosa che ricorda un quadro di Escher, o qualche pagina del Castello di Kafka.<BR>e.b.</I><br />
<span id="more-44"></span><br />
Domani Luned&igrave; 20 Ottobre (<A href="http://www.rtsi.ch/prog/Rete2/welcome.cfm?scheda=1669994">alle 9.00 e alle 22.30</A>) inizia una serie di reportage radiofonici sulla radio pubblica svizzera <A href="http://www.rtsi.ch/prog/Rete2/welcome.cfm">RTSI</A>. Sono cinque storie di cinque citt&agrave; che dallo sviluppo industriale avevano tratto la loro identit&agrave;. <I>Il passaggio del millennio ha lasciato sul campo, in molti luoghi, il sogno industriale e il miraggio del lavoro.</I> &Egrave; la storia di cinque sconfitte, spesso necessarie o previste, ma che hanno portato ad una forte perdita di identit&agrave;. <BR><I>Da luned&igrave; 20 a venerd&igrave; 24 ottobre 2003 &#8211; ore 9.00 e ore 10.00 (replica della prima parte: il giorno stesso alle 22.30). <BR></I>Ascoltabile in streaming <A href="http://www.rtsi.ch/live/radioplayer_real2.cfm">qui</A>. A cura di Enrico Bianda. <BR><B>Altre puntate.</B> Marted&igrave;: Verbania, La Rhodiotoce; Mercoled&igrave;: Busto Arsizio, Il calzaturificio Borri; Gioved&igrave;: Porto Marghera, Il Petrolchimico; Venerd&igrave;: Orbassano, La Fiat</p>
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		<title>Requiem per un film mai girato</title>
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		<pubDate>Fri, 17 Oct 2003 23:24:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enrico Bianda</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cibo e dintorni]]></category>

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		<description><![CDATA[Lo scrittore e giornalista Manuel Vazquez Montalban, nato a Barcellona nel luglio del 1939, &#232; morto questa notte a Bangkok. E&#8217; stato poeta, romanziere, critico gastronomico, creatore di Pepe Carvalho, un curioso detective galiziano, amante della buona tavola. Enrico Bianda lo ricorda cos&#236;, tra cinema, cibo e letteratura.Requiem per un film mai giratoAuspicio visuale in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><I><FONT face="Verdana" size="-2">Lo scrittore e giornalista Manuel Vazquez Montalban, nato a Barcellona nel luglio del 1939, &egrave; morto questa notte a Bangkok. E&#8217; stato poeta, romanziere, critico gastronomico, creatore di Pepe Carvalho, un curioso detective galiziano, amante della buona tavola. Enrico Bianda lo ricorda cos&igrave;, tra cinema, cibo e letteratura.</FONT></I><BR><BR><B>Requiem per un film mai girato</B><BR><I>Auspicio visuale in omaggio alla morte dello scrittore Manuel Vasquez Montalban</I><BR>di <B>Enrico Bianda</B><BR><BR><IMG alt="Manuel Vasquez Montalban" hspace="5" src="http://www.arrakis.es/~trazeg/montalban.gif" align="left" vspace="5" border="0">Nelle ultime pagine di un romanzo intitolato &ldquo;<A href="http://www.feltrinelli.it/SchedaLibro?id_volume=673706">Gli uccelli di Bangkok</A>&rdquo; ho trovato, tanti anni fa, una delle scene pi&ugrave; belle mai scritte. [...]<BR>E&rsquo; una scena straziante, l&rsquo;epilogo di una vicenda <I>noir</I> vissuta in gran parte nella citt&agrave; Tailandese, e che si chiude sulla battigia di una spiaggia di Barcellona. [...]<br />Il colore di quelle pagine &egrave; il bianco, la luminosit&agrave; di un pomeriggio invernale in riva al mare, quel colore bianco che trapassa le nuvole e che ti fa strizzare gli occhi anche se non c&rsquo;&egrave; il sole. Tutto questo in una sequenza cinematografica che nella mia memoria non ha precedenti (anche se avrebbe avuto degli epigoni). Tutto finisce guardando quel cielo bianco, un doppio sguardo, quello del protagonista e quello di un uomo morente, che cerca in quel cielo &ldquo;<I>un appiglio per non cadere nel pozzo della morte</I>&rdquo;. <BR>Il punto sta proprio qui. E&rsquo; una sequenza scritta per il cinema, senza che al cinema sia mai arrivata.<BR>E&rsquo; restata li, nascosta tra le pagine, camuffata da romanzo bellissimo, quando forse era una sceneggiatura indimenticabile. E mi sono sempre domandato come mai nessuno avesse mai pensato di realizzarne un magnifico film. Ho trascorso molti anni a ripassarmi tra le mani questo libro, che oggi porta i segni dei viaggi, dei cambi improvvisi e segreti di proprietario, fino a che lo scorso anno non &egrave; tornato fortunosamente tra i miei scaffali. E riprenderlo scorrendo qualche pagina, favoriva il rinascere del vecchio interrogativo. <BR>Ma perch&eacute; nessuno ha mai fatto un film da questo romanzo?<br />
<span id="more-42"></span><br />
<BR><BR>Spesso ho immaginato chi poteva mettersi dietro alla macchina da presa.<BR>Un po&rsquo; come in quei giochi che si fanno, terminata la lettura di un romanzo, le facce e le voci si rincorrono fino a che non abbiamo composto il nostro cast formidabile. Anche &ldquo;<A href="http://www.feltrinelli.it/SchedaLibro?id_volume=673706">Gli uccelli di Bangkok</A>&rdquo; si era trasformato in un gioco segreto e privato, i volti si rincorrevano tra le pagine ad ogni rilettura: <B>Lino Ventura</B> (prima che morisse), <B>Jean Gabin</B> se non fosse morto e fosse ancora maledettamente pi&ugrave; giovane, <B>Carlo Cecchi</B>, vestito appena un po&rsquo; meglio che in <I>Morte di un matematico napoletano</I>, oppure, nei sogni pi&ugrave; perversi, una sintesi tra il <B>William Hurt</B> di <I>Brivido caldo</I> e l&rsquo;<B>Elliott Gould</B> del <I>Lungo addio</I>. <BR>Tutte queste facce si sovrapponevano sulla figura del protagonista di questo romanzo, uno strano detective iconoclasta e provocatore, che per abitudine gettava nel fuoco uno dei libri della sua biblioteca, <B>Pepe Carvalho</B>.[...]<BR>Ma il film che in molti aspettavamo non arrivava. <BR>A dire il vero qualche tentativo, goffo quando non indecente, era stato fatto, ma per la televisione. Ma nessuno dei volti che avevamo immaginato era riuscito ad impadronirsi di quel corpo massiccio, e forse anche appesantito dai piaceri della tavola che nel tempo avevamo imparato ad amare sotto la sua guida. <BR>Insaccati asturiani, vini catalani, pat&eacute;s francesi e maiali madrileni.<BR>I piatti, tra le pagine che descrivevano minuziosamente i processi della preparazione, li vedevamo, avvolti in un velo di acquolina, e speravamo di poterli un giorno riproporre, maldestramente certo, ma almeno avrebbero preso corpo. In fondo se qualcuno aveva girato un film intitolato <I>Il pranzo di Babette</I>, un trionfo gastronomico attorno ad una tavola imbarazzata (chi non ricorda le quaglie <I>au sarcofage</I>?), perch&eacute; mai non fare un film dove la cucina e il gusto per il cibo, unito ad una sana vena polemica e speculativa, avrebbero avuto un ruolo centrale? <BR>Ecco, intimamente spero che questo omaggio cinematografico, quasi un rimpianto o un auspicio, allo scrittore Manuel Vasquez Montalban, scomparso a Bangkok nella notte tra un venerd&igrave; e un sabato di ottobre, possa ripagare parte del piacere tratto dalla lettura dei suoi romanzi. [...]<BR><B>(Enrico Bianda)</B></p>
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		<title>Il risotto DLee</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Oct 2003 23:27:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enrico Bianda</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Edibili udibili: le ricette di webgolCi sono dei momenti in cui i contrasti tolgono il fiato. Nelle persone. Nelle donne. L&#8217; acciuga ha un sapore forte e penetrante. Ne basta poca per invadere i sapori altrui e rimane nel palato a titillare qualsiasi altra cosa si gusti. La rucola anche lei &#232; amara e rischiara [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><i>Edibili udibili: le ricette di webgol</i><BR><I>Ci sono dei momenti in cui i contrasti tolgono il fiato. Nelle persone. Nelle donne. <BR>L&#8217; acciuga ha un sapore forte e penetrante. Ne basta poca per invadere i sapori altrui e rimane nel palato a titillare qualsiasi altra cosa si gusti. <BR>La rucola anche lei &egrave; amara e rischiara i sapori forti delle acciughe. L&#8217;idea &egrave; quella di condensare in un piatto la dolcezza dei finocchi cotti con la tagliente ironia delle acciughe e l&#8217;amarezza della rucola. Proprio come DLee.<BR>Servire caldo e ad alto volume.</I></p>
<p><B><I><IMG height="101" alt="acciuga" hspace="0" src="http://www.milioni.com/pesci/img/fao61.jpg" width="308" align="left" border="0"></I>Parte edibile</B><BR>400 g. di riso arboreo, 6 filetti di acciuga sottolio, 2 finocchi, 1 cipolla, un mazzetto di rucola, brodo vegetale, &frac12; bicchiere di vino bianco secco, 2 cucchiai di parmigiano reggiano grattugiato, olio extravergine di oliva, sale e pepe.<br />
<span id="more-41"></span><br />
<I>Pulire la verdura, tagliare a fettine fini i finocchi. Rosolare la cipolla tritata fine con qualche cucchiaio d&#8217;olio, aggiungere i filetti di acciuga e scioglierli nel condimento a fuoco medio. <BR>Aggiungere il finocchio, e, non appena avr&agrave; preso sapore, aggiungere il riso e mescolare bene. Bagnare con il vino bianco. Una volta evaporato il vino portare il riso a cottura unendo il brodo caldo un mestolo alla volta.<BR>Poco prima che la cottura sia terminata regolare di sale e pepe, unire il formaggio grattugiato e la rucola tritata. Spegnere il fuoco e lasciare mantecare per qualche minuto.</I> <BR><BR><B>Parte udibile</B><BR><IMG alt="Art Pepper" hspace="5" src="http://webgol.supereva.it/artpep.jpg" align="right" vspace="5" border="0"><A href="http://www.fantasyjazz.com/catalog/pepper_a_cat2.html">Donna Lee</A> suonata da <A href="http://www.fantasyjazz.com/html/pepper_bio.html">Art Pepper</A> <I>(Artworks Galaxy 1979)</I> <BR><I>(in alternativa)</I><BR>Summertime cantata da <A href="http://www.vervemusicgroup.com/artist.aspx?aid=2806">Shirley Horn</A>, <A href="http://www.vervemusicgroup.com/product.aspx?pid=9846">I Remember Miles </A><I>(Verve 1998)</I><BR><I>(non basta?)</I><BR>Occorre in questo caso provare ad attraversare il cielo di traverso. Ci pu&ograve; aiutare <A href="http://www.djangobates.co.uk/">Django Bates</A> &#8211; che con un nome cos&igrave; merita una ricetta tutta sua, cui provvederemo: quiet nights, &egrave; un suo vecchio disco. Il tastierista inglese, folletto del sovraccarico simbolico in salsa jazz e superbo imperatore delle sovrapposizioni e delle destrutturazioni tematiche, ci condisce &#8211; con ricetta di frittata alla francese &#8211; una serie di standards (solitude, speak low, over the rainbow) per quintetto con voce della nordica josephine cronholm. Il disco lo trovate su screwgun records, &egrave; del 1998</p>
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		<title>Le cucine dei blog</title>
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		<pubDate>Tue, 14 Oct 2003 22:37:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Sofi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[Cibo e dintorni]]></category>

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		<description><![CDATA[Una fotografia gastronomica&#171;Per fare una fotografia non c&#8217;&#232; condizione di luce peggiore che quella in cui si mangia: ombre, riflessi, il fumo della pasta che sale verso l&#8217;obbiettivo&#187;. Parola di Stefo, il geniale curatore di un blog fotografico in cui vengono fotografati i piatti di pasta in plastica attesa di esser mangiati, presentati in una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Una fotografia gastronomica<BR></I><I><IMG alt="Ellie Harrison" src="http://www.ellieharrison.com/Images/Week%2052%20net/1598.gif" align="left">&laquo;Per fare una fotografia non c&#8217;&egrave; condizione di luce peggiore che quella in cui si mangia: ombre, riflessi, il fumo della pasta che sale verso l&#8217;obbiettivo&raquo;</I>. Parola di <A href="http://stefo.net/"><B>Stefo</B></A>, il geniale curatore di un blog fotografico in cui vengono fotografati i piatti di pasta in plastica attesa di esser mangiati, presentati in una <A href="http://www.stefo.net/full.html">deliziosa galleria da rullo mensa</A>, eternati nell&#8217;attesa perfetta. Ad oggi conta 251 piatti di pasta, tutti diversi. Un <I>pastalog</I>, lo chiama lui, che ha una regola: <I>&laquo;io mi fermer&ograve; quando manger&ograve; un piatto di pasta e mi dimenticher&ograve; di scattare una foto.&raquo; </I><BR>Non &egrave; l&#8217;unico, in realt&agrave;, ad abbinare blog (quasi) quotidiano, progetti artistici, fotografia &#8220;ossessiva&#8221;, cibo e cucina. <BR>Dei progetti di fotografia ossessiva ne avevamo gi&agrave; parlato diffusamente un bel po&#8217; di mesi fa (soprattutto <A href="http://webgol.splinder.it/1055322449#310675">qui</A> e <A href="http://webgol.splinder.it/1055713588#325898">qui</A>). C&#8217;&egrave; chi, per esempio (<A href="http://www.c71123.com/daily_photo/index.php"><B>Jonathan Keller</B></A>) tiene traccia di se stesso dal 1998, ogni giorno una foto, stessa posizione, stessa espressione, la stessa persona, tante persone. E non ride mai, <A href="http://s1.amazon.com/exec/varzea/pay/T3IGA2L6350360/102-8920218-5353708">tranne se date un contributo</A>.<br />
<span id="more-40"></span><br />
E&#8217; un pensiero ossessivo ricorrente, che in fondo si interroga sulla propria identit&agrave;, che cerca il senso delle cose attraverso la reiterazione, le somiglianze e le differenze. E che spesso prende il cibo come oggetto di attenzione. Noi siamo ci&ograve; che mangiamo (e ci&ograve; che abbiamo mangiato).<BR>C&#8217;&egrave; <A href="http://www.ellieharrison.com/eat22.htm"><B>Ellie Harrison</B></A>, per esempio, le cui regole sono<I> &laquo;</I><I>prima di mangiarlo, bisogna fotografare il cibo, <A href="http://www.ellieharrison.com/Week%2052.htm">e il cibo fotografato deve essere mangiato</A></I><I>&raquo;</I>, o, <A href="http://fotolog.net:8080/cypher/"><B>Cypher</B></A>, che immortala i pasti prima che finiscano in pancia. La sua, o almeno cos&igrave; dice.<BR><BR><I>Blog magnoni</I><BR>Niente di cos&igrave; strano che il cibo sia presente nei blog. In mezzo ai post come una merenda. Forse i blog sono <A href="http://webgol.splinder.it/1065475804#708756">una trattoria a conduzione familiare</A> , in cui la lista si compone di quello che si &egrave; trovato al mercato, la mattina. <BR>Di certo i blog hanno la facolt&agrave; di costruire, al pari di quelli che si occupano di musica <A href="http://webgol.splinder.it/1062683417#564422">o di cinema</A>, reti di relazioni del tutto simili ai classici <I>sistemi esperti</I>, di orientamento sociale, in parte utili per consigli e suggerimenti. <BR>Le <A href="http://giallodivino.clarence.com/archive/033455.html">guide enogastronomiche</A> hanno i giorni, o gli anni, contati? <BR>E&#8217; cos&igrave; strano pensarlo, se, per esempio, lo si dice anche della <A href="http://inkiostro.splinder.it/1065392676#704004">stampa musicale specializzata</A> <I>(via <A href="http://inkiostro.splinder.it/">Inkiostro</A>)</I>? Il concetto &egrave; del tutto simile. Sono preparati, informali, nessuno li paga: qualcuno mi spieghi perch&egrave; non dovrei fidarmi. Io aspetto.<BR>Non sono tanti per&ograve; i blog che si occupano in modo quasi esclusivo di cucina, cibo e dintorni. Questa &egrave; una lista parziale, che spero mi aiuterete a completare.<BR><BR><A href="http://giallodivino.clarence.com/">Giallodivino</A> (lo mettiamo qui, ma lui &egrave; <I>de pi&ugrave;</I>), la deliziosa <A href="http://www.montag.it/comida/">Comida de Mama</A>, l&#8217;eccezionale, narrativo <A href="http://diariodiunacameriera.splinder.it/">diario di una cameriera</A>, <A href="http://zu.splinder.it/">Zu</A> e la sua tavolata, <A href="http://cibitalia.blogspot.com/">Cibitalia</A>, <A href="http://fuoriluogo.blogspot.com/">Fuori Luogo</A> un blog a dieta (<A href="http://www.sonodimagrita.splinder.it/">sono dimagrita</A> c&#8217;&egrave; riuscita), le <A href="http://ricette.splinder.it/">ricette di Miss Pigot</A>, le <A href="http://zephyracooking.splinder.it/">ricette sexy di Zephyra</A>, recensioni di <A href="http://trattorieblog.splinder.it/">trattorie</A>, <A href="http://blogs.it/0100356/">Wine blog</A> (anche se &egrave; di vino), il <A href="http://www.michelemarziani.org/categories/vinoECucina/">lato cuciniero di Michele Marziani</A>, <A href="http://ristovagando.splinder.it/">Ristovagando a Roma</A>, <A href="http://frittataezucchine.blog.excite.it/">Frittata e zucchine</A>. Altri? Altro?</p>
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		<title>L&#8217;impronta della pianura</title>
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		<pubDate>Sun, 12 Oct 2003 23:13:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Webgol</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cibo e dintorni]]></category>
		<category><![CDATA[Racconti]]></category>

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		<description><![CDATA[di Nicola Giallodivino Nella grande pianura dovresti arrivarci di giorno. Soprattutto se il luogo &#8211; com&#8217;&#232; il caso del sottoscritto &#8211; t&#8217;affascina. Se ci vai di notte, e guidi lungo le stradine che corrono dritte come fusi a fianco dei filari di pioppi, intuisci che una cascina potrebbe avere le forme del grande casolare di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <B>Nicola <A href="http://giallodivino.clarence.com/">Giallodivino</A> </B><BR><BR><IMG hspace="5" src="http://webgol.supereva.it/Pioppi2.jpg" align="left" vspace="5" border="0">Nella grande pianura dovresti arrivarci di giorno. <BR>Soprattutto se il luogo &#8211; com&#8217;&egrave; il caso del sottoscritto &#8211; t&#8217;affascina. <BR>Se ci vai di notte, e guidi lungo le stradine che corrono dritte come fusi a fianco dei filari di pioppi, intuisci che una cascina potrebbe avere le forme del grande casolare di Novecento, un avvallamento nascondere un canale di scolo e irrigazione. Allora, orbo di tutto, decidi di affidarti agli odori che arrivano dal finestrino. <BR>E l&#8217;odore &egrave; quello misto di erba medica e fieno, la puzza della merda di vacca, quella di bestie macellate.<BR><BR>Una delle regole fondamentali per quando vado a cena &egrave; far cadere la scelta su locali che non facciano due cose insieme. Quindi niente ristorante-pizzeria. Niente pizzeria-trattoria, e via cos&igrave;. Fai una cosa, falla bene. Ovunque devi trovare l&#8217;odore di pappa giusta. Da queste parti odore di anguille, tortelli di zucca, di rane, lumache e cipollotti.<br />
<span id="more-39"></span><br />
A Pegognaga &#8211; bassa mantovana &#8211; terra di frisone, latte e granturco, c&#8217;&egrave; uno dei pi&ugrave; grandi macelli d&#8217;Europa. Il Po &egrave; a un tiro di schioppo, e se l&#8217;attraversi arrivi nella terra del Grana padano. Nelle stalle i nipoti dei vecchi fattori sono diventati imprenditori. Hanno studiato economia e commercio, si mettono in cooperativa e comprano le vacche. Il padrone si sveglia alle sei, &egrave; lui che spala la merda delle Frisone grosse come tori da monta. Ma &egrave; l&#8217;uomo venuto dal Punjab che le munge e si ferma l&igrave;. A portarlo allo sparo &#8211; dopo quattro anni di onorata carriera &#8211; ci pensano quelli del Maghreb. <BR><BR>Da queste parti le bestie vengono spremute fino all&#8217;ultimo. Producono il latte, e quindi il formaggio, diventano vitelloni per le bistecche e per ogni taglio possibile e immaginabile. L&#8217;invenzione italica del distretto industriale prende le misure alle religioni e taglia gli abiti da lavoro sulle forme degli immigrati. Se i Sikh curano le vacche &#8211; che per loro sono sacre &#8211; con amore e competenza, altri pi&ugrave; sfigati &#8211; &#8220;e che non hanno molta scelta&#8221; &#8211; le accoppano, le scuoiano e le infilano nelle celle frigorifere.<BR><BR>E se ci entri, il macello ha tutta l&#8217;aria di una fabbrica di microcomponenti. <BR>Lindo, pulito, asettico, tutti indossano mascherina e camici bianchi. <BR><IMG height="248" hspace="5" src="http://webgol.supereva.it/chianina.jpg" width="250" align="right" vspace="5" border="0">Il Veterinario, con la maiuscola, vigila, visita pre e post mortem la bestia. La catena di montaggio accompagna i vitelloni a testa in gi&ugrave;. Dopo un quarto d&#8217;ora dallo sparo i muscoli si muovono ancora, il vapore sale dalle carcasse, e non bisogna fare troppo gli schifiltosi quando godiamo di fronte al piatto pieno di fiorentine e filetti. La testa corre accanto al vecchio manzo, insieme alle interiora, mentre un tipo con un aspirapolvere speciale tira via il midollo dalla spina dorsale. <BR>E&#8217; la sindrome di Kreutzfeld Jacob, bellezza. <BR>Non si rischia con la pi&ugrave; grande, e ultima rimasta, industria italiana. L&#8217;agroalimentare ingrassa le Porsche, le ville, i centri commerciali grandi come un quartiere di Roma, le puttane lungo la via emilia, i ristoranti palladiani con colonne e capitelli corinzi. Mentre la gente ancora dorme, all&#8217;alba, la mucca ha gi&agrave; smosso denari sui conti, viaggiato in autostrada sotto forma di latte, e di tagli che prendono il Brennero e volano sui cargo in giro per il mondo. Al maiale &#8211; dio della pianura &#8211; vogliono innalzare statue, a Parma col prosciutto non si scherza. Il consorzio esercita poteri di lobby, si raccomanda a Cancan e al Wto passa come prodotto protetto da tutelare e coccolare. Se vai a Langhirano ti spiegano che la zampa del maiale, marchio di fabbrica del Parma, quando vola negli Stati Uniti viene tagliata via, lo richiede la legge americana. Coll&#8217;export non giochi. Il meccanismo &egrave; lo stesso delle Ferrari a Maranello, costruite secondo i desideri dei ricchi clienti arabi con optional su misura pagati a peso d&#8217;oro. <BR>Nella grande pianura i soldi vengono dalla pappa e vanno alla pappa. <BR>In zona trovi ancora &#8211; protette come banche, con i metronotte ai cancelli &#8211; le banche del parmigiano, le casseforti del prosciutto. <BR>I dan&egrave;, qui li investono anche cos&igrave;. <BR><BR>La sera per strada &#8211; a ottobre &#8211; non incontri nessuno. <BR>Fa gi&agrave; freddo. L&#8217;unico posto aperto non ci sconfinfera, ci mettiamo alla ricerca come rabdomanti di culatello. Le malattie so&#8217; robe strane. C&#8217;&egrave; chi va alla scoperta del Giulio Romano di Coreggio, io punto un posto dove spanzarmi alla grande.<BR>La bussola interiore ci porta a San Benedetto Po. Che sta sull&#8217;argine del fiume, lato sud, immagino sotto il livello dell&#8217;acqua. Gli argini &#8211; l&#8217;ho scoperto una vita fa &#8211; sono un sistema complesso che inizia a chilometri di distanza dal Po. Colline a dorso di mulo che dovrebbero garantire la sicurezza dal fiume. Puoi seguire il cartello argine, scavallare la sella e scoprire una zona golenale, camminare ancora per ore e rivivere la medesima esperienza.<BR><BR>Si chiama <I>L&#8217;impronta</I>, ed &egrave; quello che appare sull&#8217;insegna bianca e blu, all&#8217;angolo di una vecchia casa cantoniera in pietra e mattoni. <BR>Dentro &egrave; grazioso, curato, il jazz l&#8217;orecchi anche al bagno, e l&#8217;impronta della mano di una dei due titolari &#8211; lei &egrave; Marie Claire, lui Matteo &#8211; te la ritrovi anche sul menu. Diciamolo subito. Il luogo merita a priori di finire recensito in una qualche guida che affolla &#8216;sti giorni gli scaffali delle librerie. Non foss&#8217;altro, per l&#8217;impegno, la tenacia, e la temerariet&agrave; di chi, a 32 e 35 anni, ha deciso d&#8217;aprire un ristorante con le giuste pretese in una zona tosta. Da queste parti il turista non si ferma proprio, al limite transita. La clientela &egrave; ostica &#8211; abituata a pesantezze e stracotti &#8211; se ti dice bene s&#8217;affezionano venditori provvisori di collant e commessi viaggiatori. Giocatevi la vostra giovinezza sulla carta di un ristorante, nessun rimpianto dopo, ci ho provato, ma intanto qualche paura mi sa che ti resta.<BR><BR>Matteo ha fatto l&#8217;apprendistato nei templi gastronomici della zona. <I>L&#8217;Ambasciata di Quistello</I>, a due passi, per citarne uno. Marie Claire ha lavorato coi genitori in sala per un bel po&#8217;. Insieme hanno fatto il grande passo. Risistemato il locale, l&#8217;hanno aperto. Non sono sposati, solo soci.<BR><BR><IMG hspace="5" src="http://webgol.supereva.it/frog.jpg" align="right" vspace="5" border="0">Abbiamo mangiato: frittata di rane e cipolle (ottima); salame mantovano con polenta abbrustolita e gran pist&agrave; (&egrave; il lardo condito di spezie che il ministro Sirchia ci vuole togliere), bigoli al torchio con seppie, sardelle e sedano fresco, maccheroncini al torchio con sugo di faraona, salsiccia e rosmarino; totani ripieni di patate, robiola fresca, con funghi. I dolci e l&#8217;etichetta di una Barbera discreta del 2000, non li ricordo.<BR>Mangiato bene, ma possono crescere. E secondo me lo faranno.<BR>Fuori carta &#8211; quasi tutti da provare &#8211; tra l&#8217;altro trovate: tortelli di zucca al burro fuso e salvia; sorbir d&#8217;agnoli (un brodo d&#8217;agnolotti serviti come antipasto, volendo serviti col lambrusco) lumache in umido al lambrusco con fagioli borlotti, pancetta fresca e polenta abbrustolita; culatello con mostarda di pere Kaiser; code di gambero avvolte nel lardo al cognac e acini d&#8217;uva con insalatina aromatica all&#8217;aceto di lamponi; lombatine di maiale con cipolle rosse. Fateci un salto.<BR><I>L&#8217;impronta &#8211; via Gramsci 10 &#8211; tel. 0376 615843 &#8211; San Bendetto Po &#8211; Mantova.</I><BR><BR>Bonus track<BR><I>La bonus track da ascoltare &#8211; meglio se in notturna &#8211; &egrave; &#8220;I morti di Reggio Emilia&#8221; nella versione dei <A href="http://www.tupamaros.com/">Tupamaros</A>. Non &egrave; una &#8220;canzone jazz&#8221; come richiede Webgol, ma a mio modesto parere, &egrave; un lefty tester. Se la ascolti e ti commuovi sei di sinistra. Vale anche per Fischia il vento, e quella cantata in Buongiorno notte, poi &egrave; strepitosa.</I><BR><BR><A href="http://giallodivino.clarence.com/">(n.z.)</A></p>
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		<title>Il lampredotto fa bene</title>
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		<pubDate>Sun, 12 Oct 2003 22:38:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Sofi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cibo e dintorni]]></category>
		<category><![CDATA[Radio]]></category>

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		<description><![CDATA[La trasmissione va in onda su Radio Due, ogni domenica, dalle 10.00 alle 11.30, subito dopo di quella di Mario Luzzato Fegiz e subito prima di quella di Enrico Bertolino. Se fosse wrestling, sarebbe un attacco a tenaglia, di quelli che, Dan Peterson insegna, sono spesso letali.E invece &#232; radio, la trasmissione si chiama Ogni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><IMG alt="Due panini al lampredotto" hspace="5" src="http://webgol.supereva.it/lampredotto1.jpg" align="left" vspace="5" border="0">La trasmissione va in onda su <I>Radio Due</I>, ogni domenica, dalle 10.00 alle 11.30, subito dopo di quella di <A href="http://www.radio.rai.it/radio2/fegiz_files/index.cfm">Mario Luzzato Fegiz</A> e subito prima di quella di <A href="http://www.radio.rai.it/radio2/vaniglia/index.cfm">Enrico Bertolino</A>. Se fosse wrestling, sarebbe un attacco a tenaglia, di quelli che, <I>Dan Peterson</I> insegna, sono spesso letali.<BR>E invece &egrave; radio, la trasmissione si chiama <A href="http://www.radio.rai.it/radio2/maledetta/index.cfm"><B>Ogni Maledetta Domenica</B></A> (c&#8217;&egrave; anche un <A href="http://www.radio.rai.it/radio2/maledetta/blog.cfm">blog</A>) e i due conduttori, <B>Luca &ldquo;</B><A href="http://www.wittgenstein.it/"><B>Wittgenstein</B></A><B>&rdquo; Sofri</B> e <B>Michele &ldquo;</B><A href="http://www.emmebi.blogspot.com/"><B>Emmebi</B></A><B>&rdquo; Boroni</B>, si districano bene dal mortifero abbraccio e allestiscono ogni domenica una trasmissione vivace, interessante, che riesce spesso a strappare pi&ugrave; di una risata. <BR>Questa volta, dopo settimane di dominio di <A href="http://www.wittgenstein.it/">Luca Sofri</A>, il premio della miglior battuta va a <A href="http://www.emmebi.blogspot.com/">Michele Boroni</A>, con <I>Superpippo</I> che, carogna, mangia la nocciolina che un povero disgraziato sta facendo rotolare da 12 giorni <I>(lo so, non si capisce nulla, ma cos&igrave; imparate a non ascoltare il programma)</I>. <BR>Una parte della puntata di questa mattina <B>era dedicata al lampredotto</B>. Bont&agrave; loro, i due conduttori hanno preso spunto, con belle e immeritate parole delle quali li ringrazio di cuore, dal <A href="http://webgol.splinder.it/1065648379#718909">post di Webgol</A> su questa trippa scura e odorosa, vanto e delizia della cucina popolare fiorentina. <BR>Alle pubbliche manifestazioni di indifferenza di <A href="http://www.wittgenstein.it/">Luca Sofri</A> <I>(da buon toscano della costa diffidente delle cose fiorentine)</I>, &egrave; seguita una esilarante intervista a <A href="http://www.emsf.rai.it/biografie/anagrafico.asp?d=398">Franco Cardini</A>, esimio <I>lampredottologo</I>, per hobby professore ordinario di <I>Storia Medievale</I> dell&rsquo;Universit&agrave; di Firenze.<br />
<span id="more-38"></span><br />
Il professore ha fatto alcune interessanti considerazioni sul lampredotto, che vado di seguito ad elencare:<BR><BR><B>1)</B> Il termine deriva da &ldquo;<I>lampreda</I>&rdquo;, un pesce pregiato del quale il lampredotto ne ricorda vagamente la carne profumata. <B>Se la lampreda era cibo da ricchi, il lampredotto ne era il corrispettivo popolare.</B> Una scelta onomastica che, come spesso in Toscana, rivela un desiderio di mimesi e insieme nasconde un retrogusto di sano sfott&ograve;.<BR><B>2)</B> Pare vi siano, e a piede libero, loschi figuri che preferiscono il lampredotto solamente sbollentato, poco cotto. Io mi unisco a <A href="http://www.emsf.rai.it/biografie/anagrafico.asp?d=398">Cardini</A> nel condannare tale sacrilega preferenza, che di certo cela sordidi complotti o pericolosi integralismi. <B>Il lampredotto va bollito, e a lungo.</B> Tra l&rsquo;altro &egrave; anche pi&ugrave; sicuro.<BR><B>3)</B> Il lampredotto sarebbe troppo grasso, aumenterebbe il colesterolo, <B>farebbe male al corpo</B>. <BR><BR>Va bene, ma allo spirito poi chi ci pensa?<BR><B>L&rsquo;insalatina?</B></p>
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