Il Natale è ormai alle porte. Ma sbaglio o non si sente poi così tanto?
E’ ormai da tempo che una delle più importanti festività cattoliche è diventata qualcosa di diverso: invasa e quasi monopolizzata da un consumismo spinto e mordace che poco lascia alla spiritualità e alla religione. È l’invenzione del Natale in salsa consumistica – per alcuni studiosi addirittura da far risalire ad Irving Berlin e alla sua “White Christmasâ€, che nel 1942 per prima raccontò non più solo una festa religiosa ma un vero e proprio evento incentrato sulla nostalgia, la famiglia, le piccole cose amate.
E anche sui regali, certo. Sotto l’albero, ovviamente. Il presente per i colleghi, il pensiero per i parenti, il gioco per figli e nipoti, al babbo cosa regalare – che ha già tutto? Lo slittamento semantico della festività natalizia è ormai quasi completo: c’è Babbo Natale che porta i regali (chiamato anche in Italia e senza ragione Santa Klaus), ci sono i mille gusti di pandori e panettoni, ci sono le decorazioni di simil-neve sui negozi e le luci intermittenti sui balconi (laddove invece non c’è quell’orrendo pupazzo di Babbo Natale appeso).
E l’immaginario natalizio è ormai così schiacciato su questi simboli “commerciali†che quando poi i soldi per consumare non ci sono o son pochi come quest’anno ecco che il Natale si allontana. Si restringe come un capo mal lavato ad essere il Natale degli ultimi giorni, delle ultime ore. Dell’ultimo momento. Che arriverà solo alla fine. Forse solo il giorno di Natale, appunto.
Lo scorso anno scrivevo di una festività che tendeva ad insinuarsi precoce anche nei mesi precedenti, anticipandosi verso novembre e ottobre – con pubblicità e decorazioni fuori stagione. La Sindrome del Natale Anticipato. La coda lunga (e retroversa) della cometa del commercio, con l’effetto (antipatico) di una sorta di Natale permanente e ormai senza più vero significato.
Quest’anno niente di tutto questo. O quantomeno meno dell’anno scorso. E’ davvero un Natale Posticipato, o è solo una impressione mia? Sarà che i portafogli vuoti si lascian poco sedurre dallo spirito del Natale commerciale. E forse sarà anche la volta buona per riscoprire un Natale diverso. Più religioso e spirituale – per chi crede. Più a misura d’uomo – per gli altri. Più normale – se questa parola non fosse ormai quasi offensiva.
[Uscito su Il Firenze di oggi, qui un po' modificato]