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03/03/2008

Nano-nano. Chi ha paura delle nanotecnologie?

di Antonio Sofi, alle 01:20

Nano-nano era il saluto dell’extraterrestre Robin Williams nel telefilm Mork & Mindy (se non vi sovviene, c’è un bel sito devoted to, pieno di qualsiasi cosa). Ma potrebbe anche essere un modo simpatico per riferirsi alle nanotecnologie (vedi la voce introduttiva di Wikipedia – ah, se sei Leonardo Domenici passa pure oltre). Una scienza applicata in formato micrometrico, adattivo e altamente malleabile che segnerà, secondo molti, le più significative introduzioni tecnologiche dei prossimi anni. Sì: l’ho presa alla lontana, ma chiudo velocissimamente lo zoom fino ad arrivare ad un video che illustra le possibili applicazioni future di questa tecnologia, opera del Nokia Research Center in collaborazione con Cambridge Nanoscience Center.


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18/02/2008

“Fosse per te venderesti online anche la carta igienica”. Metafora lo fa

di Antonio Sofi, alle 20:36

Quando, con un pugno di amici e la grande ala protettrice di Marco Ghezzi e di Apogeonline abbiamo intrapreso la piccola avventura di Metafora Ad Network ce lo siamo detti subito: niente marchette.

Gli inserzionisti – sia che si trattasse di aziende con prodotti o servizi in beta-test, o di ONG o associazioni senza scopo di lucro che hanno goduto dello spazio gratuito che Metafora offre loro – stanno nel loro spazio (per chi legge nei feed: in alto nella colonna di destra di Webgol). Nessun obbligo di scriverne, insomma.

E questa è regola aurea sulla quale non intendo transigere, e che è punto di forza della logica di Metafora – che, come sicuramente tutti voi sapete – vuole farsi tramite di una idea di altra pubblicità. Di una idea che passa attraverso una trasmissione di fiducia, tra chi legge, chi blogga e chi ha qualcosa da far conoscere.

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15/02/2008

Faccio opt-outing.

di Antonio Sofi, alle 11:15

Ne so così poco e male della questione che son dovuto andarmi a cercare la definizione su Wikipedia, mi spiace se non è quella più tecnica

The term opt-out refers to several methods by which individuals can avoid receiving unsolicited product or service information. This ability is usually associated with direct marketing campaigns.

Sta di fatto che sto sperimentando da qualche settimana le buffe perversioni di un sistema (teoricamente fatto di several methods) che dovrebbe consentirmi facilmente di disiscrivermi a mailing list associate a servizi cui ho dato l’assenso (la maggior parte), e comunicati stampa della sagra del tortello, o delle feste a Firenze (io? feste?) o altre offerte imperdibili di soggetti commerciali cui invece non mi sono mai iscritto.

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12/12/2007

Oltre il commercio c’è di più? Il Natale Posticipato, forse a misura d’uomo.

di Antonio Sofi, alle 13:13

Il Natale è ormai alle porte. Ma sbaglio o non si sente poi così tanto?

E’ ormai da tempo che una delle più importanti festività cattoliche è diventata qualcosa di diverso: invasa e quasi monopolizzata da un consumismo spinto e mordace che poco lascia alla spiritualità e alla religione. È l’invenzione del Natale in salsa consumistica – per alcuni studiosi addirittura da far risalire ad Irving Berlin e alla sua “White Christmas”, che nel 1942 per prima raccontò non più solo una festa religiosa ma un vero e proprio evento incentrato sulla nostalgia, la famiglia, le piccole cose amate.

E anche sui regali, certo. Sotto l’albero, ovviamente. Il presente per i colleghi, il pensiero per i parenti, il gioco per figli e nipoti, al babbo cosa regalare – che ha già tutto? Lo slittamento semantico della festività natalizia è ormai quasi completo: c’è Babbo Natale che porta i regali (chiamato anche in Italia e senza ragione Santa Klaus), ci sono i mille gusti di pandori e panettoni, ci sono le decorazioni di simil-neve sui negozi e le luci intermittenti sui balconi (laddove invece non c’è quell’orrendo pupazzo di Babbo Natale appeso).

E l’immaginario natalizio è ormai così schiacciato su questi simboli “commerciali” che quando poi i soldi per consumare non ci sono o son pochi come quest’anno ecco che il Natale si allontana. Si restringe come un capo mal lavato ad essere il Natale degli ultimi giorni, delle ultime ore. Dell’ultimo momento. Che arriverà solo alla fine. Forse solo il giorno di Natale, appunto.

Lo scorso anno scrivevo di una festività che tendeva ad insinuarsi precoce anche nei mesi precedenti, anticipandosi verso novembre e ottobre – con pubblicità e decorazioni fuori stagione. La Sindrome del Natale Anticipato. La coda lunga (e retroversa) della cometa del commercio, con l’effetto (antipatico) di una sorta di Natale permanente e ormai senza più vero significato.

Quest’anno niente di tutto questo. O quantomeno meno dell’anno scorso. E’ davvero un Natale Posticipato, o è solo una impressione mia? Sarà che i portafogli vuoti si lascian poco sedurre dallo spirito del Natale commerciale. E forse sarà anche la volta buona per riscoprire un Natale diverso. Più religioso e spirituale – per chi crede. Più a misura d’uomo – per gli altri. Più normale – se questa parola non fosse ormai quasi offensiva.

[Uscito su Il Firenze di oggi, qui un po’ modificato]

21/11/2007

Tra grafica e (nessuna) ideologia. Il nuovo logo del Pd.

di Antonio Sofi, alle 22:01

Nuovo logo Pd

E’ il nuovo logo del Pd, a lungo atteso e presentato oggi.
(Per vederlo meglio sul sito dell’Ulivo una brochure di presentazione con i vari possibili utilizzi).

SocialDesignZine, il mio sito di riferimento sulle cose grafiche non ne parla benissimo (è un eufemismo… ma loro stroncano chiunque per definizione, ed è questo il bello)

Mancando un contenuto ideale e simbolico (che a quanto pare non si è riusciti a trovare da qualche parte) ci si è rifugiati in angolo, disegnando una P e una D enormi, gestalticamente partite tra verde, bianco e rosso.

Ad altri invece non dispiace, invece. Io mi metto a metà del guado e faccio un distinguo. Non è per niente male, graficamente. E, per lo più (c’è da esserne contenti in un paese drammaticamente gerontofilo), è stato ideato da Nicola Storto, un grafico 25enne.

Ma, al di là della grafica piacevole, risente (come peraltro tutti i simboli post-tangentopoli, e segnalo a questo proposito un bel libro quasi esaurito dal titolo “Partiti!“) di un horror vacui ideologico che rischia di portare al nulla grafico – in cui alla fine l’unica cosa intorno a cui riconoscersi rimane il tricolore.
Che però non distingue proprio nulla, usato com’è infatti ormai da tutti i partiti (forse a parte la Lega).

Update: aggiungo una cosa, che è innovativa (e c’ho fatto caso guardando la brochure in cui sventolava una bandiera). L’abbandono della classica (e a dire il vero un po’ vetusta) forma rotonda per una forma rettangolare e indubbiamente più moderna (come quello di FI: che si diceva era stato fatto così perché stava bene in uno schermo televisivo…).

17/11/2007

Due video per far andare a votare gli elettori. Confronto tra Hillary (Usa) e Emiliano (Ita)

di Antonio Sofi, alle 16:40

In gergo si chiamano GOTV (Get Out The Vote), e sono quei video elettorali che hanno come obiettivo principale quello di far andar le persone a votare (“mobilitare l’elettorato”, si sarebbe detto una volta, e soprattutto quello più o meno acquiescente).

E’ modalità di comunicazione politica, a causa della scarsa partecipazione al voto, molto diffusa nelle varie competizioni elettorali americane (e in realtà non solo in forma di video – ma anche mailing, telemarketing ecc.). Ma si sta diffondendo anche da queste italiche parti. Nella maggior parte dei casi sono messaggi che si risolvono in un generico (e serioso) invito al senso civico. Talora (soprattutto in Italia) fanno appello all’eventuale senso di colpa per la vittoria del “nemico”. Alcune volte sono dei gioielli di ironia (perché ovviamente meno legati alle issues politiche in senso stretto).

Mi capitano sotto le mani due video, legati a due primarie democratiche molto diverse tra loro (grazie a Camillo e Wittgenstein)

Ne scrivo più diffusamente in due differenti post su SpinDoc
1) Caucasing is easy. Un divertente video Get Out The Vote di Hillary Clinton.
2) The italian way to GOTV. La passione (e le parolacce) di Michele Emiliano.

Qui di seguito, uno dopo l’altro i due video. Il primo appunto di Hillary Clinton per il caucus dello Iowa. Il secondo (risalente ad un mese fa) del sindaco di Bari Michele Emiliano in occasione delle primarie del PD (e c’è dietro lo zampino di questi signori: bravi!).

Il video GOTV della Clinton

Il video GOTV di Michele Emiliano

Inutile dire io quale preferisco, vero? :)

02/07/2007

Metafora.it assume

di Antonio Sofi, alle 20:45

Metafora.it, il network dell’altra pubblicità possibile cui tanto sono affezionato, ha deciso, tramite Apogeo che l’ha tenuta a battesimo, di assumere una persona per la promozione del progetto, l’organizzazione delle attività e la gestione degli inserzionisti.

Ma visto che non ci piacciono le cose semplici o normali queste sono le regole d’ingaggio

I nostri candidati ideali:

* hanno un blog;
* usano Flickr, del.icio.us, Technorati, Skype, gli aggregatori e ogni sorta di social software;
* hanno esperienze da raccontare in fatto di (web-)marketing e comunicazione;
* sono multipiattaforma e multitasking;
* se la cavano con la creatività multimediale;
* se il pc dice “fatal error” sanno rispondere a tono;
* sono in grado di conversare correntemente in inglese (meglio se anche in altre lingue straniere);
* ridono quando sentono quello che i telegiornali dicono a proposito di Internet.

Se ti interessa (e potrebbe essere il caso di leggere le regole di Metafora), manda l’indirizzo del tuo blog o il profilo su linkedin all’indirizzo info@metafora.it (o, se proprio non ne puoi fare a meno, il tuo cv) :)

14/03/2007

Metafora e il triangolo (meno sbilenco) della pubblicità

di Antonio Sofi, alle 23:59

Logo MetaforaNon poteva iniziare meglio l’avventura di Metafora Ad Network.
Ovviamente dal mio punto di vista, visto che ho l’onore di parteciparvi fin dall’inizio. Con due campagne, di Apogeo (gli ultimi saggi scontati) e di San Lorenzo che offre gratis posti di degustatore delle sue prelibatezze (entrambi tra gli aderenti di Metafora – il secondo chez Tombolini, al primo invece si deve la primaria scintilla di idea e i maggiori sforzi). Nonchè quella di Aiutare i Bambini, associazione no profit.

Campagne che ruotano nei banner in alto a sinistra, nella barra laterale, e che sono fiero di esibire su Webgol.it. Che pubblicità normale non ha mai cercato e che per un po’ ha sperimentato l’adsense di Google. Con la curiosità di testare una idea geniale e rivoluzionaria (la pubblicità che si aggancia al contenuto!) ma con poche soddisfazioni concrete – considerato soprattutto che il mio obiettivo non era economico. Per dirla in altre parole, la pubblicità testuale che si visualizzava automaticamente accanto ai miei post, non mi piaceva. Io non l’avrei scelta per affiancarla ai miei contenuti. Stava lì per acchiappare click: io la sopportavo e poco più.

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19/02/2007

Il teatrino di Google su You Tube

di Antonio Sofi, alle 18:40

Niente di strano. Il teatrino di Google su You Tube non è niente di strano o di losco. Nessuna nuova acquisizione o nuovo mirabolante annuncio.

E’ sì un teatrino, ma di quello con i pupazzi. Il Gmail Theater è infatti una vera e propria opera dei pupi alla siciliana, e in onda su You Tube ovviamente.

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08/02/2007

La chiacchiera è una merce rara (la vetrina meno)

di Antonio Sofi, alle 15:08

where's my feet, foto di E. BiandaFirenze, città di bottegai. Così recita uno degli adagi più diffusi che pretendono di raccontare il capoluogo toscano. Con qualche ragione, peraltro: Firenze, il commercio, ce l’ha nel DNA – dopo aver cullato per secoli democrazie e rinascimenti al suon di fiorini.

Bottegai, si dice. Proprio ora che le vecchie botteghe che un tempo animavano i centri storici stanno scomparendo – inghiottite senza scampo dalle capienti fauci di centri commerciali grossi come balene. La bottega, specie quella a conduzione familiare, è un vero e proprio contenitore di storie: un osservatorio privilegiato di scorci di città, molteplici vite, piccoli grandi cambiamenti. Storie che legano il passato al presente di una intera comunità. Il problema è che queste storie hanno spesso un sovrapprezzo – ed ecco che non se ne esce: sono in pochi a rinunciare al risparmio e alla comodità della spesa nei grandi supermercati o negli outlet di periferia.

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12/01/2007

Da cosa vuoi farti impressionare / 3

di Antonio Sofi, alle 18:05

Ultimo della serie, giuro. Dall’iPhone siamo arrivati, nei giorni scorsi, a parlare di interfacce più emotive e naturali, alternative alla cara vecchia funzionale tastiera – quale elemento di maggiore rottura (nella direzione di una spinta popolarizzante) dell’annunciato straccia-mercato multi-touch della Apple.

Ebbene, per far capire la direzione che potrebbero prendere le cose, ho trovato, via Matteo Bordone, la presentazione di una interfaccia interattiva multi-touch da parte di Jeff Han al Ted del febbraio 2006.

Sono dieci minuti impressionanti (questi sì, e davvero).
Dopo i quali ti vien voglia di prendere il mouse e lanciarlo dalla finestra.

Guarda il video su You Tube.

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11/01/2007

Da cosa vuoi farti impressionare / 2

di Antonio Sofi, alle 21:33

Altre segnalazioni, tra le tante, che si collegano a quanto scritto ieri.

Ancora un minuto!
San Tommaso, titola Mantellini. Perché mentre tutti ne parliamo più o meno a vanvera, computando attentamente le specifiche come nemmeno gli ipocondriaci i bugiardini, Antonio Dini l’ha provato per qualche minuto per Macitynet, sotto lo sguardo vigile di due addetti Apple, che mi immagino con l’occhio al cronometro. Time out, tempo scaduto, ridammi l’iPhone.

Un mela nello stagno
Federico Fasce su Apogeonline riflette su due potenziali elementi di rottura dell’iPhone.

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10/01/2007

Da cosa vuoi farti impressionare?

di Antonio Sofi, alle 20:25

Ad ognuno le sue impressioni.

iPhone della AppleC’è per esempio chi è rimesto impressionato (positivamente) dal keynote di Steve Jobs al MacWorld di ieri a San Francisco, con l’annuncio dell’ibrido iPod/cellulare/palmare chiamato iPhone (i post italiani e quelli all over the world). A dire il vero Steve Jobs ha annunciato anche l’Apple Tv, ma l’iPhone l’ha quasi del tutto cannibalizzato, anche per esempio nei resoconti dei quotidiani italiani il giorno dopo.

L’iPhone è un affare oggettivamente bello – poche chiacchiere. E’ uno di quegli oggetti che lo vedi e dici: “Deve Essere Mio”. E’ il consumismo, bellezza, con le sue seduzioni pavloviane collegate direttamente al centro salivare.

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04/01/2007

User Tested Content, ovvero l’anno delle metriche

di Antonio Sofi, alle 20:36

Metriche :)E’ l’anno delle metriche, secondo il bell’articolo di Giuseppe Granieri su Apogeonline. L’anno cioè in cui la Internet che conosciamo, da adolescente con un brutto carattere quale è non solo anagraficamente (l’intuizione è di Beppe Caravita) si farà adulta – si farà “prendere le misure” grazie a metriche ancora però in parte da inventare.

Metriche che saranno tanto più affidabili quanto riusciranno a prescindere da page views di stampo televisive, che non riescono più a rendere giustizia di un Web dinamizzato dalle mille possibilità di pubblicazione e di scrittura. Parametri del tutto nuovi, scrive Giuseppe: “affidabilità (sui singoli temi, non personale), capacità di influenza, relazioni” e chissà cosa altro diavolo ci si inventerà di meglio. I link tout court, per esempio, non stanno mica tanto bene, soli soletti e non semantici – come da dogma Google-centrico (trappola in cui secondo Giuseppe è caduta anche Technorati e chissà se si rialzerà).

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