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10/05/2005

Stasera devo andare a danza

di Monica Catalano, alle 08:56

[Il 16 agosto dell’anno scorso, il tema era sport: Monica scrisse un post sulla sua storia personale di giovane ginnasta ispirata da Nadia Comaneci, l’atleta dei tutti dieci. In tutti questi mesi, il post, seppur disperso negli archivi, ha continuato a ricevere commenti, di ragazze provenienti da google, che raccontavano la loro storia. Ho chiesto a Monica se le andava di rimettere insieme in qualche modo queste piccole grandi storie, e questo è il risultato. Grazie a lei. as]

Da ieri sera mi fa male una caviglia, improvvisamente, come spesso mi accade da tempo. Credo che capiti a chi ha usato e riusato i propri tendini. Tendo, rilasso, stendo, tiro, piego alla ricerca della forma perfetta di un piede, di un braccio, di una gamba, di una figura.

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16/08/2004

Diventare una ginnasta

di Monica Catalano, alle 16:07

Nadia ComaneciEro una bambina piuttosto timida e poco portata per lo sport.
I vari tentativi di mia madre di portarmi a nuoto, a danza o in qualche palestra si risolvevano in pianti dirotti e promesse di non metterci mai più piede. Per un motivo o per l’altro quei distacchi avevano per me il significato dell’abbandono in un mondo freddo e severo in cui proprio non volevo stare.

Questo fino all’estate del 1976. Ci furono i giochi olimpici di Montreal e io li guardai seduta sul tappeto del salotto.
Per la prima volta vidi una cosa che si chiamava “ginnastica artistica” e ne fui folgorata. Nadia Comaneci divenne il mio mito, comincia a ritagliare dai giornali tutte le sue immagini e me le appesi sopra il letto. Ogni tanto provavo qualche posizione, statica per lo più. Mi piaceva quella dimostrazione di grazia e forza insieme, quei muscoli tesi fino ad arcuare le gambe e quel faccino grazioso e impassibile.

Decisi che in qualche modo l’avrei fatto anche io.

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