Conobbi a Milano tanti anni fa un certo commendator Gallassi, dal quale ho capito tanto del music business. Il suo stile e il suo modo di trattare le cose furono per me illuminanti, e lo voglio qui ricordare per voi affinchè il suo stile di vita vi serva da lezione in questi tempi di mediocrità.
Il Gallassi era un tipo speciale, facilmente identificabile: girava in impermeabile nero, ombrello nero, cappello nero trecentosessantacinque giorni l’anno. Portava un paio di occhiali rotondi con il bordo d’oro, il commendatore, e i baffetti sottili gli davano un’aria seria e indispettita che si addiceva al suo mestiere fatto di praticità ma anche di un certo estro artistico. Gallassi era, infatti, un editore musicale.
L’editore musicale di una volta era un colosso, un Sonny Rollins dell’estro. Oggi quel personaggio è per lo più colui che tutela i tuoi diritti sulle composizioni in cambio di una fetta di essi: per lui la parola tutela è uguale ad aver svolto il proprio lavoro. Ma la differenza fra un autore e un editore è, il più delle volte, semplice e palese: se tu, autore o compositore che sia, fai circolare (la composizione che hai composto) mangi (o almeno speri) anche se comunque sarà l’editore a riscuotere per primo, mentre se tu la musica non la fai girare, lui, certamente!, non riscuoterà neanche una lira, d’accordo!, ma come te ne avrà altri mille e tu, in compenso, morirai di fame.
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