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28/04/2009

Otra Mirada /6. A land down under.

di Enza Reina, alle 09:36

clicca per ingrandireUna regione a cavallo di più stati: l’area nord orientale tra Argentina e Uruguay. Da Buenos Aires a Puert Iguazù, al confine con il Brasile, e quindi in Uruguay attraverso il Rio de la Plata. Ovvero: la Capitale, la Foresta, la Città decadente, la Località Turistica. In mezzo, le strade: di terra e d’acqua, a piedi o da dietro il finestrino del pullman. Otra mirada, un altro sguardo. Buona lettura.

A Colonia del Sacramento ci arrivo triste. E’ l’ultima tappa prima di tornare a Buenos Aires e quindi in Italia. E’ sempre così per me: la malinconia la vivo sempre in anticipo. La rumino, la predigerisco al punto che poi quando sono dentro gli addii, mi sembra già di averli vissuti.

Colonia del Sacramento è un pezzo di Caribe preso e trasportato sul Rio de la Plata. L’Unesco ci ha piantato il suo vessillo (giustamente): il suo barrio storico coloniale è quello meglio conservato in Uruguay. E’ una località turistica del tempo che fu, ideale per gli innamorati e per chi è alla ricerca di un ricordo-cadeau dal sapore cinematografico.

Rio della Plata, Colonia del Sacramento
Rio della Plata, Colonia del Sacramento

Sotto il sole, dentro l’atmosfera placida e ovattata del presto pomeriggio, mi rimane una sensazione di stordimento – un po’ come se fossi in barca. Ovunque, intorno, una distesa infinita di acqua dorata abbraccia il mio orizzonte. C’è chi si fa il bagno, lontano.

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10/04/2009

Otra Mirada /5. Per il mattino a Montevideo (e per un sorso di mate).

di Enza Reina, alle 18:23

clicca per ingrandireUna regione a cavallo di più stati: l’area nord orientale tra Argentina e Uruguay. Da Buenos Aires a Puert Iguazù, al confine con il Brasile, e quindi in Uruguay attraverso il Rio de la Plata. Ovvero: la Capitale, la Foresta, la Città decadente, la Località Turistica. In mezzo, le strade: di terra e d’acqua, a piedi o da dietro il finestrino del pullman. Otra mirada, un altro sguardo. Buona lettura.

Montevideo ha il fascino di certi cugini di secondo grado. Di quelli che vai a trovare solo se sei costretto, e solo dopo ti accorgi di quanto siano interessanti.

Insomma decido di andare in Uruguay, quasi solo perché è vicino a Buenos Aires. Ci arrivo con il traghetto: prassi comune, per raggiungere il paese.

Dal porto di Colonia del Sacramento, dove sbarco, mi aspetta ancora un’ora di bus prima di arrivare nella capitale. Sonnecchio sui sedili mentre davanti ai miei occhi scorrono i pascoli verdi della Nueva Helvecia, una zona colonizzata da pionieri d’oltralpe che sono riusciti a renderla una succursale della valle Engandina con le mucche pezzate che pascolano placide e le fattorie che vendono zoccoli di legno. L’effetto complessivo è un po’ buffo.

Plaza Independencia, Montevideo
Grattacielo a Plaza Independencia, Montevideo

All’orizzonte grattacieli e la torre Antel fatta a forma di cuneo. L’atmosfera è quella un po’ scarrettata e decadente di chi non s’affanna troppo per le umane cose. L’Uruguay è il paese più piccolo di lingua spagnola del continente: schiacciato sul mare dalla grandeur dei cugini porteños che stanno sulla sponda opposta del Rio de la Plata. Sento nell’aria più coscienza e attivismo, meno sorrisi ed un rifiuto molto urlato a modelli liberisti (Montevideo è sede del Mercosur, di fatto unica alternativa sudamericana al Wto).

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23/03/2009

Otra Mirada /4. E’ un tempio la natura

di Enza Reina, alle 19:35

clicca per ingrandireUna regione a cavallo di più stati: l’area nord orientale tra Argentina e Uruguay. Da Buenos Aires a Puert Iguazù, al confine con il Brasile, e quindi in Uruguay attraverso il Rio de la Plata. Ovvero: la Capitale, la Foresta, la Città decadente, la Località Turistica. In mezzo, le strade: di terra e d’acqua, a piedi o da dietro il finestrino del pullman. Otra mirada, un altro sguardo. Buona lettura.

Puerto Iguazù, nel nord est dell’Argentina, è infilato in un cuneo di foresta che confina con il Brasile e il Paraguay. Il caldo è soffocante, come il cielo che si condensa sulla massa verde della foresta. I vestiti ti si appiccicano addosso appena scendi dall’autobus, e per due giorni non ci sarà verso di staccarli.

Ci metto un po’ a sincronizzare il mio respiro con quello della foresta. L’aria ha un peso specifico differente, sembra essere la somma delle mille forme di vita che popolano questo posto. Le grida degli uccelli dalla testa turchese mi svegliano all’alba. Dalle porte vetrate della stanza con le zanzariere rotte vedo un albero dalle foglie che sembrano enormi cuori verdi. Tutto è fuori misura e io mi sento un po’ Alice, ma dai capelli un po’ più scuri.

La selva dei guaranì
La selva primaria dei guaranì

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16/03/2009

Otra Mirada /3. Mi Buenos Aires Querido

di Enza Reina, alle 08:46

clicca per ingrandireUna regione a cavallo di più stati: l’area nord orientale tra Argentina e Uruguay. Da Buenos Aires a Puert Iguazù, al confine con il Brasile, e quindi in Uruguay attraverso il Rio de la Plata. Ovvero: la Capitale, la Foresta, la Città decadente, la Località Turistica. In mezzo, le strade: di terra e d’acqua, a piedi o da dietro il finestrino del pullman. Otra mirada, un altro sguardo. Buona lettura.

La Boca

Sono a la Boca, uno dei quartieri più famosi di Buenos Aires. Caminito, la via più famosa del barrio raggomitolato su Riacuelo, un fiumiciattolo quasi immobile, è un patchwork di colori, lamiere ondulate e mattoni dai colori improbabili. Ci sono arrivata a piedi una domenica mattina che più luminosa non si poteva. Attraverso strade deserte e a vecchie sedi chiuse del partito justicialista, via via le avenidas ampie si restringono. Gente di fronte alle panetterie aperte: medialunas fragranti, pane e cotolette gigantesche già impanate e fritte.

Le case che danno su Caminito, nel quartiere di La Boca a Buenos Airos
Le case che danno su Caminito, nel quartiere di La Boca a Buenos Airos

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07/03/2009

Otra Mirada /2. La strada d’acqua (senza musica latina).

di Enza Reina, alle 12:45

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Per andare dall’Argentina in Uruguay c’è un traghetto. Nella stessa area del terminal degli omnibus a Retiro, Buenos Aires. Tutto, di là, diparte.

Salgo sul traghetto, e a causa della mancanza di posti in classe turistica, finisco stropicciata nella “prima classe special” nel bel mezzo di un gruppo di elegantoni argentini. Sono diretti a Punta de l’Este, la Saint Tropez del Sud America – centro nevralgico della vita estiva sulla costa nord orientale, buen ritiro di modelle e imprenditori, a tutti gli effetti enclave argentina in terra uruguayana (ma non va detto). Ci sono anche molti vip italiani, da queste parti. Almeno così dicono.

Barche sul Rio de La Plata
Barche sul Rio de La Plata

A contorno, una serie di catafalchi anglofoni affollano il duty free all’interno del traghetto facendo incetta di ammennicoli esentasse.

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05/03/2009

Otra Mirada /1. La strada rossa per Puert Iguazù

di Enza Reina, alle 12:34

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3500 km in 12 giorni. Pullman, traghetti, bus, taxi, metropolitane e gambe. Le distanze, fuori dalle ristrettezze europee diventano pura convenzione, spalmate sulle migliaia di km di un paese che dall’Equatore tocca il Polo Sud.

Per strada, c’è di tutto: famiglie, persone sole, ragazzi giovani, anziani. La mancanza di una rete ferroviaria capillare ha decretato la supremazia numerica dei mezzi su ruote che attraversano questo pezzo di Sud America tra Argentina e Uruguay. E quindi viaggiano in tanti. Anzi, viaggiano tutti.

Il terminal degli Omnibus della stazione di Retiro a Buenos Aires è un edificio su tre piani che ospita uffici e sportelli di più di cento compagnie di trasporti. Punto nevralgico, di passaggio e smistamento di una buona parte di coloro che attraversano il Sud America.

In alto i grandi schermi appesi che alternano le previsioni meteo alle domande con risposta multipla modello “Chi vuol esser miliardario”. Il flusso umano è continuo, straniante.

Gente in attesa in uno dei terminal sulla strada che da Buenos Aires porta a Puert Iguazù
Gente in attesa in uno dei terminal sulla strada che da Buenos Aires porta a Puert Iguazù

Fuori, le piazzole numerate. Almeno sessanta.

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