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05/11/2010

Chi influenza chi. Annozero, la generosità (e i turbamenti) di B.

di Antonio Sofi, alle 13:59

Annozero, ieri. Orfano delle interviste a Ruby e Nadia Macrì (saltate per diversi motivi: e tutto il contorno sembrava un assist a vuoto), Santoro si conforta con una intervista a Emilio Fede che, pungolato da Corrado Formigli, ricorda prima e non ricorda poi date e persone. Altra clip, in studio. Niccolò Ghedini, pur se influenzato, partecipa alla trasmissione apparentemente per “contagiare” Di Pietro – che si dice immune o immunizzato. Quindi si scopre un argomento simile (e un po’ scarsuccio) tra i due pidiellini sull’affaire Berlusconi (Nunzia De Girolamo e lo stesso Ghedini): B. è generoso e il suo unico difetto vero è che non dice mai di no.
Infine ecco cosa succede se Annozero non fa Annozero – ovvero non fa i collegamenti dall’esterno: lo fanno gli altri. Da In Mezzora di Lucia Annunziata della scorsa settimana, la annozerizzazione della tv. Colpisce specie considerando che la trasmissione di Annunziata era una trasmissione basata su un faccia a faccia…

Infine un giochino cinefilo, per chiudere la settimana della moviola di Agorà. Ieri Berlusconi e Fini si sono parlati per la prima volta dopo mesi, davanti all’Altare della Patria (con Berlusconi che parlava, stuzzicando un Fini immobile). In molti hanno cercato di leggere il labiale (non ci sono video chiari, riportano i cronisti le parole “maggiorenne” e “incensurata”), a me è venuto un mente una scena di un meraviglioso film del 1983. “Tu mi turbi”, di Roberto Benigni.

03/11/2010

Fermati, non mi fermo.

di Antonio Sofi, alle 19:36

La puntata di ieri di Ballarò è stata una specie di melodramma politico-televisivo – un triangolo d’amore e odio incrociato e sotterraneo tra tre protagonisti politici rappresentanti di forze insieme tra le più fluide e politicamente ambigue del momento.

C’è Italo Bocchino scamiciato e all’attacco, che sprizzava adrenalina e contentezza da tutti i finiani pori traditòr (di quella contentezza sovraeccitata e un po’ sborona che si ha quando si ha la sensazione di aver fatto una scelta un po’ controcorrente ma che a un certo punto sembra all’orizzonte prossimo ripagare con gli interessi); c’è Maurizio Lupi affannato e in difesa, con l’improbo ruolo di difendere il difficilmente difendibile; c’è Rosy Bindi sorniona, che giocava di fioretto in contrattacco.

Per Agorà ho selezionato tre clip: nella prima Maurizio Lupi s’avventura fin dentro il territorio minato della negazione dei festini di Berlusconi – scatenando brusio in studio. Nella seconda il solito diverbio sulle interruzioni del turno di parola: in questo caso con un pizzico di aggressività mascherato da rassicurazione (la mano sulla spalla, e sul braccio) da parte di Italo Bocchino nei confronti di Franco Bechis, vicedirettore di Libero – che accetta però tutto quasi senza batter ciglio (ed è un segnale forse anche questo). Nella terza, si sfiora lo psicodramma: Lupi osa una politica che soddisfi i bisogni altrui, anche qui scatenando il brusio del pubblico – e prima Rosy Bindi e poi Italo Bocchino gli consigliano inutilmente di fermarsi.

A riguardarlo mi è rimasto impresso quel triangolo trasversal-cattolico della terza clip, con Lupi impastoiato in impossibili spiegazioni e Bindi prima e Bocchino poi a consigliargli inutilmente di smettere.

Mi ha colpito molto quel “Stai già rendendo alla tua causa un grande servizio“, che vuol dire molte cose, a leggerle in controluce; e quella tripletta incrociata di “fermati-non mi fermo” che mi sembra dire molto di questa Italia.

29/10/2010

La mosceria del Bunga Bunga

di Antonio Sofi, alle 13:56

Sintesi sintesi ad adesso per come la vedo io?
(Dico del Bunga Bunga di cui oggi abbiamo parlato quasi nolenti ad Agorà – ovviamente e prescindendo del tutto dal giudizio politico-etico-morale assolutamente negativo).

Repubblica & co, memori degli errori di forma gossippara prima del caso Noemi e poi di quello D’Addario, sono partiti con il freno tirato e con mille mani avanti: non intendiamo dire i nomi (ma che se sia chiaro il sacrificio visto che sono nomi che pesano) e non ci interessano i dettagli pecorecci. Il punto – emerge anche dalle ultime dichiarazioni – è l’abuso di ufficio e la ricattabilità del premier. Parliamo di questo, valutiamo il premier soprattutto su questo.

La risposta dall’altro campo sembra andare a segno. Con due palle nemmeno troppo effettate.

La prima è: ho aiutato una persona che aveva bisogno come farebbero tutte le persone di cuore. Che faresti tu, italiano medio, se ti dicessero che una tua conoscente è finita in prigione ed è sola e disperata e potessi tirarla fuori? – è l’argomentazione speciosa che s’evoca e che parla alla nostra panza familistica. Una palla alzata ieri en passant ad Acerra dal premier seduto accanto a Bertolaso a parlar di rifiuti, e chiusa oggi a Bruxelles: “Ci aveva raccontato una storia drammatica, era in difficoltà e ho fatto una telefonata per aiutarla”.
La seconda arriva per altri canali. Un esempio è il questore dell’epoca Vincenzo Indolfi, oggi intervistato su La Stampa, che conferma la telefonata ma smonta l’ipotesi dell’abuso: alla minore nessun privilegio, da Palazzo Chigi si raccomandavano solo che venisse trattata bene.

Rimarrebbe solo la questione di Mubarak, che oggi ha aperto i giornali e si è trovato in dote una nipote in più – ma è roba buona per le barzellette di Pierino.

E ora? A voler insistere (e come si fa onestamente a non?) ci sono due possibilità. O si insiste sull’abuso di potere (che rischia di essere oggettivamente debole), o si ritorna sul pecoreccio del rituale africano (che rischia di riproporre lo stucchevole gioco delle parti moralisti vs bon vivant già visto nei casi precedenti). Due colpi mosci, se son solo questi.

21/10/2010

Question time. La politica che domanda, risponde, chiude le porta

di Antonio Sofi, alle 17:09

Certe volte, la politica, è costretta a rispondere. Tre momenti in video.

    1. Question time all’italiana.
    Tutti i mercoledì Rai Parlamento trasmette il Question time in diretta dalla Camera. Si tratta di domande dei parlamentari rivolte agli esponenti del governo su problematiche concrete: interventi strutturati e classici in cui raramente ci sono imprevisti e risposte a caldo. C’è sempre l’intermediazione del presidente della camera o secondi in grado.
    2. Question time all’inglese. Milliband e Cameron.
    Qui siamo nella camera dei Comuni a Londra dove si svolge il primo question time tra il Primo Ministro David Cameron e il neo leader dei laburisti inglesi, Ed Milliband. Lo spazio di azione è un “ring” con i due schieramenti disposti frontalmente e i due esponenti che si confrontano. C’è più improvvisazione e sfida retorica, con partecipazione quasi da tifoseria calcistica dei parlamentari inglesi.
    3. Quando la politica non risponde (e non apre nemmeno le porte).
    Exit di Ilaria D’Amico su La7 manda un lungo servizio sulla ricostruzione aquilana. Vengono mandate in onda dei filmati girati dai partecipanti in cui il consiglio regionale abruzzese non apre le porte. Ed ecco quello che accade.

[per la moviola di Agorà]

20/10/2010

Cose che non succedono. Confessioni, storie, case.

di Antonio Sofi, alle 12:30

Certe volte in Tv non succedono cose: da Di Pietro che non si alza dalla sedia trattenuto da una mano preoccupata (e Sallusti che non confessa robe di Tangentopoli, che, guarda un po’, sono tornati d’attualità) a Berlusconi che – dice Maria Luisa Todini a Ballarò – avrebbe detto a Palazzo Grazioli, riferendosi alla famosa casa di Antigua evocata da Report: “Ho questa casa ad Antigua e non ci sono mai stato!”.

Tre momenti dalla tv di ieri.

  • 1. Ballarò, i fatti non confessati. Di Pietro e Sallusti si scontrano sul documento dell’avviso di garanzia (ops, sul mandato di comparizione) rivolto a Berlusconi nel 1994 e uscito non si sa come dal palazzo di giustizia;
  • 2. Saviano e le storie non raccontate. Roberto Saviano prima in collegamento al Tg di Enrico Mentana e poi in telefonica da Giovanni Floris a Ballarò parla dei problemi del programma “Vieni via con me”, che dovrebbe comunque andare in onda l’otto novembre
  • 3. Berlusconi, Antigua e le case non abitate. Il 4% degli italiani dice che il caso di Antigua gli ha fatto vedere i bei posti in cui Berlusconi vive; Maria Luisa Todini dice di ricordare Berlusconi dire a Palazzo Grazioli che “nella casa di Antigua non ci sono mai stato”.

[Per la moviola di oggi su Agorà]

16/10/2010

Anno Zero. Quattro libertà alla moviola.

di Antonio Sofi, alle 11:20

Per lo spazio “moviola” di Agorà, trasmissione mattutina condotta da Andrea Vianello dal lunedì al venerdì su Rai Tre (spazio che cerca di raccontare la tv del giorno – o dei giorni – prima: e attraverso di essa un po’ della politica che ci capita intorno) quattro momenti dalla puntata di giovedì della trasmissione di Michele Santoro – molto attesa e molto vista.

    1) Libertà di scrivere. L’appello al voto, anzi alla lettera (ma senza precise indicazioni di come fare – il che ha generato varie spontanee iniziative dal basso, anche su Facebook);
    2) Libertà di leadership. Bersani paga l’essere l’unico big del parterre ospiti (Formigoni ha deciso di vestire un profilo modesto da amministratore, evitando di vestire i panni del leader nazionale). In collegamento da Faenza con le cassintegrate dell’Omsa viene “messo in mezzo” come interlocutore “istituzionale” e di governo…
    3) Libertà di domanda. Le sovrastrutture di Porro e Zurlo, che fanno diventare pazzo Santoro, e lo spazio in cui non chiedere che non c’è (e sempre Bersani messo in mezzo…)
    4) Libertà di canzone. Il finale canterino con Gaber. C’è un piedino di Bersani che cede al ritmo e Formigoni che completa la sua serata da “uomo di sinistra” cantando senza remore “Libertà è partecipazione”.

06/10/2010

Tra i due litiganti, il terzo incomodo gode

di Antonio Sofi, alle 15:05

Quattro clip che raccontano di come il litigio in tv paga – ma spesso per chi si introfula, silenzia gli altri, bussa alla porta del vicino di casa.

    1. Urso e Bondi a Otto e Mezzo: iniziano con toni pacati ma subito aumentano i volumi dello scontro. Concita De Gregorio evidenzia come questi litigi siano il segnale del tramonto del governo. La serata finisce con Urso che dice di preferire Cacciari a Bondi, e Bondi che dice di non volere più andare in trasmissioni con Urso.
    2. Il modello del litigio si travasa anche tra i cittadini. In un servizio di Ballarò si litiga sulla cetrioletta e la magistratura.
    3. Flavia Perina e Michela Brambilla sul governo. Matteo Renzi chiama in causa il ministro e Floris lo redarguisce.
    4. Porta a Porta ha una esclusiva. Il terzo incomodo in questo caso è il vicino di casa di Tulliani a Montecarlo. Le telecamere entrano “immobiliaristicamente” dentro la casa di Torta, che fa vedere il suo appartamento…

Dalla tv di ieri (Otto e mezzo, Ballarò, Porta a Porta) per la moviola di Agorà.

05/10/2010

Il riso abbonda nella bocca dei politici

di Antonio Sofi, alle 11:12

Il percorso della moviola di oggi ̬ intorno a tre (tipi di) politiche risate Рin mezzo a crisi, alluvioni e frane, di vario tipo e genere.

    1. Risata trotesca. Daria Bignardi inaugura la nuova stagione delle Invasioni Barbariche intervistando Renzo Bossi, 22 anni e 10.000 al mese, consigliere regionale lombardo. Uno dei più presi in giro degli ultimi mesi, il Trota sembra essere pienamente a suo agio nel vestito “parodistico” costruito intorno a lui – e trova narcisistico piacere nell’essere, per esempio, bersaglio di scherzo telefonico da Rds (per dire delle ambizioni);
    2. Risata satirica. Oggi nasce il partito non-partito di Futuro e Libertà, Fini insieme a Berlusconi è l’argomento dell’ormai classico monologo di Luciana Littizzetto a Che Tempo Che Fa;
    3. Risata pagliaccesca. “Non so cosa fa un deputato. Votatemi e poi ve lo dico” – queste le parole di un candidato dello stato di San Paolo in Brasile. Si chiama Tiririca, è un pagliaccio – un pagliaccio vero – ed è stato eletto con un milione e 100 mila voti.
    (Dalla moviola della politica, 5 ottobre 2010)

03/10/2010

Ma quale fiducia? La politica alla moviola

di Antonio Sofi, alle 11:57

Da qualche giorno, ad Agorà, nuova trasmissione della mattina di Rai Tre, stiamo giocando con la politica in tv (o con la tv della politica). La scorsa settimana il combinato disposto della richiesta della fiducia in aula da parte del governo Berlusconi e le varie dirette televisive hanno dato ciccia – come per esempio nel video qui sotto – per pillole comunicative…

    1. Lo strano triangolo controllati/controllori tra Berlusconi, Fini, Di Pietro.
    2. Il primo applauso, alle missioni all’estero, dopo ben 8 minuti di silenzio (dopo saranno innumerevoli).
    3. La risata incontrollabile. All’affermazione sul completamento della autostrada Salerno-Reggio Calabria, la Camera esplode in una risata spontanea e inaspettata (specie in un momento formale come questo – che avrebbe potuto più facilmente “chiamare” i fischi). Berlusconi accusa il colpo (anche Calderoli, lì dietro, a stento trattiene le risate) e si rifugia dietro la classica accusa ai governi della sinistra.
    4. L’amore/odio tra Casini e Berlusconi…

01/10/2010

Non è successo niente

di Antonio Sofi, alle 09:18

Se avete dormito tutta l’estate, basta questo per capire che non è successo niente. Cambiato niente.

10/09/2010

Ieri, Pomigliano, domani

di Antonio Sofi, alle 02:44

E’ passato qualche tempo, dal referendum di Pomigliano. Più di due mesi.
Un’eternità  per i meccanismi tritatutto dell’informazione (e della memoria di noi poracci). Che dimenticano in fretta – archiviano le cose, i fatti, le persone come i messaggi di posta elettronica, spesso senza averli nemmeno letti.

Prima parte

Diego era andato a Pomigliano, a giugno. E andare a Pomigliano era un po’ come andare a L’Aquila: “Finchè non vedi e non parli almeno cinque minuti con chi le macerie se le porta sulle spalle tutti i giorni, anche e soprattutto quando nessuna telecamera li riprende, l’idea che quel dramma sia così tanto dramma oggettivamente non ti sfiora“. A Pomigliano non c’era il Pd, per esempio: imbarazzato dalla difficoltà di prendere una posizione univoca e chiara – spazi politici però lasciati agli altri, forse a nessuno.

Dopo un congruo numero di settimane, comunque e finalmente, Diego ha messo le mani sul girato, e ha pubblicato su YouTube due video per la seconda puntata dell’edizione estiva di Tolleranza Zoro. Quella che io avrei chiamato summer edition ma Diego c’ha una idiosincrasia patologica per le parole inglesi. Quella “senza commenti nè copione, senza musiche o effetti speciali” – l’altro doppio esperimento era sulla manifestazione degli aquilani (quelli con gi scontri) a Roma, tra fallimenti e conseguenze di una politica che non c’è.

Seconda parte

Questi nuovi video sono appunto sul giorno del referendum: prima parte e seconda parte. E dicono “di Pomigliano e referendum, di Fiat e Fiom, di sì e no, di poveri in guerra e in cassa integrazione, di fabbrica, catena e fatica, sulle facce di chi entra, sulle facce di chi esce, sulle facce di chi lotta“.

Sono video importanti, secondo me. Che per uno strano effetto di rifrangenza di una attenzione mediale che troppo rapidamente si distrae e dimentica, sembrano girati ieri. Che ricordano di fatti così tanto mal digeriti, che infatti si ripropongono – e sembrano girati domani.

06/09/2010

Mentana, la mononotizia e la fine del Tg

di Antonio Sofi, alle 22:56

Terremoto tg: l’ingresso in campo di un nuovo concorrente altamente competitivo, come il TgLa7 di Enrico Mentana, cambia gli equilibri nell’informazione tv“, così scrive Aldo Grasso oggi sul Corriere, facendo una media degli ascolti della prima settimana.

Nella sua prima settimana, la testata giornalistica Telecom ha raggiunto almeno cinque risultati. Il primo consiste nel dato puramente numerico di spettatori: un dato che è andato aumentando nel corso della settimana, con un picco (giovedì) di quasi 1.700.000 spettatori (8,38% di share), e una media di 1.500.000 spettatori (7,61% di share). Se si considera che nel settembre dell’anno scorso la media era ferma al 2,33%, si comprende la soddisfazione della rete.

Soddisfazione aumentata certamente oggi, a guardare i dati auditel del telegiornale di ieri: con il traino della diretta integrale del discorso di Gianfranco Fini da Mirabello, ha superato – “per la prima volta” ha detto lo stesso conduttore ringraziando all’inizio dell’edizione del giorno dopo – la doppia cifra (10%).

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Il dato è significativo anche per un altro motivo. Mentana sta facendo un ottimo tg. Il Tg di ieri, invece, quello del record, era un non-Tg. Mentana infatti ha di fatto parlato solo di Fini e Mirabello – senza dare nessun’altra notizia. Tutto verticale sul discorso di Fini. Non avevo mai visto una cosa così. Ma i dati Auditel lo hanno premiato.

Mentana ha fatto una cosa da fuoriclasse. Ha sentito odor di ascolti come uno squalo sente il sangue, si è messo in scia dell’attenzione confluita intorno al discorso di Fini e ha deciso di giocarsi la credibilità ottenuta dal suo telegiornale nella prima settimana tra pubblico e addetti ai lavori per “piegare” il format classico del telegiornale in un vero e proprio talk show – allestito a pochi secondi dalla fine dell’evento.

Mentana ha diretto un tg mononotizia. Non c’erano titoli o altre news. C’era invece – oltre il prolugamento del dibattito con i finiani a Mirabello, Travaglio e Feltri – un collegamento in diretta con Casini quasi in ciabatte sotto casa, dichiarazioni di Bersani e Di Pietro girate durante il discorso e un paio di servizi di sintesi montati al volo.

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La stranezza del telegiornale post-Mirabello di Mentana è la rottura del rito (spesso vuoto, per carità) del telegiornale. Un Tg in cui c’è un solo argomento non è più un Tg: è approfondimento, è talk show appunto, è altro. Il punto semmai è: quanto si può stravolgere un Tg prima che non sia più un Tg?

Un telegiornale è tradizionalmente una selezione di fatti notiziabili e significativi per una comunità.
Se il bisogno informativo legato al telegiornale è quello di dare una priorità delle notizie, permettendo alle persone di sincronizzare l’agenda privata con quella pubblica, un Tg come quello diretto da Mentana dopo il discorso di Fini, questo bisogno lo soddisfa solo in parte – perché non racconta niente del resto del mondo. Non mette in ordine il mondo, ma si focalizza su un solo aspetto.

Certo: potrebbe anche essere che non ce ne sia più bisogno – di questo bisogno. Le notizie sono nell’aria (sul web?) e le persone sono sempre più autonome nel organizzare la propria agenda di priorità.
E’ l’inizio della fine dei Tg?

05/09/2010

Facebook, i pubblici invisibili e l’iscrizione “personalizzata”

di Antonio Sofi, alle 01:11

Non mi stupisce il pulsante “stalking” (come lo hanno già battezzato) che pare Facebook stia sperimentando (su Mashable altri dettagli tecnici).

Nella idea zuckerberiana del tutto laica e post-moderna riguardo quei vecchi arnesi concettuali chiamati privacy e dintorni, tutto torna. Al di là del nome, sapere tutto ciò che riguarda (o meglio: fa in tempo reale) una persona online è un bisogno informativo cogente del web sociale – che l’architettura di un social network come Facebook alimenta come demone compulsivo.

Facebook subscribe

La funzione non dovrebbe prevedere la possibilità di iscriversi a chi non è già amico, e nemmeno di tracciare commenti e like. Ma il punto è che tutto questo lo si può fare (più o meno) manualmente, seppur con difficoltà e perdita di tempo e informazioni: Facebook non fa altro che prenderne atto e istituzionalizzare questo bisogno più o meno indotto.

You’ve stopped pretending that Facebook is anything more noble than a way to spy on your new crush, ex-boyfriend, high school frenemy, or Lloyd Blankfein-obsessed co-worker. And now, so has Facebook. (New York Magazine)

La cosa, se confermata, ha molti aspetti discutibili. Però forse non è del tutto negativa. Intanto perché, automatizzandolo, potrebbe togliere all’esercizio investigativo fatto-in-casa parte della sua natura ossessiva. E poi perché potrebbe produrre un nuovo equilibrio basato su una maggiore attenzione ai segnali mollichini che si lasciano in giro e alla consapevolezza dei pubblici invisibili (e silenziosi) della Rete – oggi spesso poco presente.

29/08/2010

In giro per il mondo cane. Sei puntate trovarobate dal tour di Patton.

di Antonio Sofi, alle 23:57

Mondo Cane di Mike Patton è un disco a modo suo spettacolare, a lunga conservazione. Fatto di cover di canzoni che – come ha scritto Enrico su Webgol qualche settimana fa – non hanno bisogno di niente, sono buone così com’erano: semplici, stralunate, lineari, aggrappate a una idea speranzosa del futuro che forse poi la musica leggera ha un po’ perso. E che una voce aliena come quella di Mike Patton ripropone come se venisse da un altro mondo. Un mondo cane, appunto – daltonico ma amico.

Riprendo le fila di questo disco per segnalare vecchia maniera le sei Рaltrettanto spettacolari e sui generis Рpuntate di reportage scritte da Enrico Gabrielli, bravissimo polistrumentista di milioni di gruppi italiani e non, che ̬ stato in giro per il mondo con il tour del disco, concluso da poco.

Le puntate sono pubblicate (e archiviate in modo non del tutto facile da trovare) sul sito di Trovarobato, etichetta indipendente e da queste parti amatissima e amica.

La sesta e ultima puntata, per dirne una, è esilarante: Patton e gli altri sono in Israele, ed Enrico pare avere un problema di passaporto…

“E’ un gran casino, come ti dicevo, però forse una soluzione si trova”. La ragazza comincia, in inglese, a spiegarmi quale potrebbe essere lo sgamo. E’ visibilmente in imbarazzo. Traduco in italiano: “Non avendo più il tuo passaporto, siamo arrivati a questo compromesso: ne abbiamo fatto fare uno dall’autorità Israeliana valido solo per 3 giorni, il tempo utile perchè tu possa uscire da Tel-Aviv. In questo caso tu ti chiami Efraim Gavriel perchè qua si dà il nome ebraico, soprattutto a fini burocratici.” Mi passa un passaporto: c’è la mia faccia, i timbri statali, la mia data di nascita, il mio numero, il sesso e a fianco tutto ritradotto in ebraico. Come fosse il passaporto di una mia vita parallela. Mi vien da ridere, ma cerco di non farlo sul muso di questa specie di agente segreto. “Il problema per domani, per quando partirai per Londra,” continua “è che serve un timbro dalla comunità Ebraico Ortodossa per rendere tutto realmente valido. Sono vecchie stupide leggi, ma purtroppo qua è così. In sostanza ti devi fingere ebreo e devi assolutamente circonciderti. E devi farlo domattina.”

In Russia, per esempio, c’è un club dalla pistola troppo dura.

Ci si aspettava un auditorium invece è un club tipo Velvet di Rimini. L’ingresso posteriore sembra quello di una palestra di Boxe o di Tana delle Tigri. E’ tutto fatiscente, tutto un pò unto, un pò cetriolo, un pò pesce marcio, bocche sporche, brillantini sulle scale, sottili strisce di fumo. E questa gente ha una durezza e una morte nel cuore per cui è inutile infierire con del sarcasmo scemo. La pistola che serve per i colpi in scena di “Che notte” è troppo dura per Mike e per gli altri della band. Il ragazzo enorme che fa da assistente alla produzione ci riesce come niente fosse, come fosse una cerbottana lancia piselli.
La cosa inquietante è che ci sono riuscito anch’io; ma l’ho provata in gran segreto.

Mentre in Italia, a Milano, c’è l’incontro con il sindaco, accompagnato nientepopodimenochè da Red Ronnie…

Poi vedo Red Ronnie vecchio; ed è proprio lui! Red Ronnie vecchio, che scopro essere alle dipendenze del comune per svolgere attività culturali. Nick the Nightfly presenta Mondo Cane davanti alla platea. Ringrazia il sidaco che fortemente ha voluto la manifestazione e che è presente in sala. Compatti, sincronizzati, come ad un segnale convenuto tutti quanti e me compreso, fischiamo e urliamo insulti. Dura poco ma è uno scroscio sentito di merda. E mi sento di voler bene a questo luogo e a questa gente, troppo spesso fumosa ma qualche volta partecipativa e sincera. Al sindaco dobbiamo un check compreso tra le 16 e le 19 (siamo in 24 sul palco) e un limite di decibel ridicolo. In camerino ha anche chiesto a Mike un gentile autografo sul disco. Mike ha risposto: “Sì ma poi lo ascolti dopo, vero?”

Insomma uno sguardo buffo dietro le quinte – stralunato e divertente come il progetto.
C’è anche la terza puntata in Polonia, la seconda in Italia e un prologo.
Bravò.

UPDATE. Mi segnala il buon Evaristo nei commenti il video dell’incontro fra Mike Patton e Letizia Moratti, unica testimonianza video direttamente dal canale YouTube del comune di Milano “molto più surreale di quanto ci si potrebbe aspettare. Emozionante”.

27/07/2010

L’onda video di Italia Wave

di Antonio Sofi, alle 14:28

Stiamo completando di mettere online su youtube gli ultimi video girati e montati a Italia Wave (insieme ai bravissimi componenti della squadretta eclettica e multimediale che abbiamo messo su: Cristiana, Matteo, Antonio). In tutto saranno una ventina, tutti disponibili sul canale youtube di Italia Wave.

Ho già segnalato il racconto, emozionante, del migrante Sayed raccontato da Laura Boldrini durante un incontro in Fortezza Vecchia, sede di Cult Wave – sezione musical/culturale del festival di Livorno.

Mi fa piacere segnalare anche, per esempio, il video dell’incontro del 22 luglio 2010 con Giancarlo Caselli per la presentazione del libro “Di sana e robusta costituzione” – in cui il procuratore capo della Procura di Torino legge alcuni passaggi del libro (e discorsi di Calamandrei) con in sottofondo l’accompagnamento al pianoforte di Boosta (e accanto, dal punto di vista sonoro: i tuuuu insistente delle macchine motori delle navi del porto di Livorno, e i gabbiani che passano in alto).

Ma abbiamo anche raccontato la musica, per esempio il concerto notturno di Brunori, iniziato alle una di notte in una Fortezza che via via si riempie degli spettatori del Main Stage appena concluso in cerca di altra musica, fresco e qualcosa da bere. Brunori parla della sua “azienda” musicale, tra target eterogenei, marketing d’impresa e management all’italica (che trova sempre il modo di fregare i poveri risparmiatori) (e riproducendo la stanchezza post concerto e la luce e il cuore che c’era, senza filtri)

Oppure un video corale di una bella iniziativa trasversale agli eventi, Facedraw – con un bell’esercito di disegnatori e illustratori (Diavù, AlePOP, Massimo Giacon, Alberto Corradi, Ale Giorgini, Alberto Ponticelli tra gli altri, introdotti da Luca Valtorta, direttore di Repubblica XL) a disegnare live un racconto su Elvis…

Tra gli altri video, tutti disponibili su YouTube: il concerto di Mannarino e quello dei My Awesome Mixtape al Psycho Stage; l’intervista a Boosta e Michele Dalai sulla nuova casa editrice e quella a Toldo, Flutti e Prasic sul progetto Intercampus; l’intervista “solo” a Giancarlo Caselli e quella a Roberto Calabrò, autore di un bel libro sugli anni ’80 alla ricerca di vent’anni prima.

Lunga vita insomma al festival di Italia Wave. A parte la musica e il personale divertimento (per esempio nella mitologica ormai redazione web), c’è cuore, persone, contenuti, qualità, allegria – che abbiamo voluto raccontare e portare dentro i nostri video in modo visibile grazie a escamotage creativi che hanno coinvolto anche i partecipanti agli eventi (la ormai famosa lavagnetta più gessetti colorati). E Livorno poi: una città spettacolare, incredibile, libeccia e motorinata, accogliente e indifferente allo stesso tempo: salata e libera, non so dirla meglio…