Le case (multimediali) degli spiriti. Rumiz alla ricerca del paese perduto

E’ quasi un rito estivo – non solo ovviamente il viaggio di Paolo Rumiz su Repubblica ma anche un post che qui lo annunci e ci ricami un po’ sù, legittimati dagli anni di fanship rumizzeide, e dei tanti post che abbiamo dedicato negli anni ai lavori del triestino adunco qui su Webgol (e addirittura di un ebook tratto da un testo accademico e firmato da Enrico Bianda sulle pratiche giornalistiche del giornalista errante: M’è dolce questo narrar).

Il viaggio di Rumiz di quest’estate si chiama Le case degli spiriti ed è un viaggio alla ricerca del paese perduto, tra ruderi, paesaggi dimenticati, luoghi abbandonati: prede del vento e della natura che se ne riappropria. 26 puntate fino a fine agosto – come appunto da tradizione. Il logo (in alto a sinistra) è come sempre disegnato da Altan, mentre i disegni all’interno son firmati da Carlo Stanga.

Illustrazione di Carlo Stanga per la prima puntata di Le Case degli Spiriti, Tratto da www.carlostanga.com

Il reportage promette assai bene.
In più, finalmente, dopo tanti anni che lo evocavamo (“Il reportage è colpevolmente nascosto sul sito di Repubblica, difficilissimo da trovare – per solutori web più che abili. Un prodotto come quello dell’inviato triestino dovrebbe essere più valorizzato – oltre ad una migliore visibilità da home page, basterebbe la metà della ottima grafica e composizione della pagina del cartaceo”) Repubblica allestisce una sezione multimediale a supporto del reportage cartaceo.

C’è un trailer video e un altro video a supporto della seconda bastianica puntata (e spero che i prossimi abbiano un po’ più di contenuti, ché tanti ce ne sarebbero e oltre la buona fattura).
C’è la mappa di Google con l’indicazione dei 26 luoghi del reportage, e c’è soprattutto la foto della mappa, bellissima: la MLP, la mappa dei luoghi perduti e da sola vale il prezzo della candela.

La mappa dei luoghi perduti, di Rumiz per Le case degli spiriti. Tratto da Repubblica.it

Sulla propensione cartografica di Rumiz abbiamo spesso scritto.
Le mappe per Rumiz non sono una soluzione facile ai problemi contingenti di orientamento, nè oggetti impolverati da tirar fuori quando proprio non si sa più che strada prendere. Sono strumenti di lavoro, feticcio transazionale per andare stando, ancòre multidimensionali per contrastare i marosi dello spaesamento temporale e spaziale che lo spostamento dalle rette vie spesso provoca. Sono atti distensivi: mostrarla equivale ad un patto.

Le mappe sono compagne di viaggio. Che accompagnano. Spesso vengono segnate dal viaggio e spesso diventano veri e propri co-protagonisti del racconto. C’è il viaggio lungo inedite direttrici verticali in L’Altra Europa e la mappa si trasformavano a seconda di lato e latitudine: quelle del nord perdono la forma quadrata e diventano trapezi isosceli – seguendo «i fusi orari che si restringono come gli spicchi di un’arancia». C’è il viaggio per mare sulla eterea scia della battaglia di Lepanto e una enorme mappa piena di appunti a margine faceva spesso capolino, incastrando come un puzzle temporale passato e presente. C’è la mappa sotterranea e invisibile del viaggio sottosopra che svela ciò che in superficie non si vede.

Perfetto esempio di ciò che la mappa è sempre: radar che mostra ciò che ad occhio nudo non si vede.

4 thoughts on “Le case (multimediali) degli spiriti. Rumiz alla ricerca del paese perduto

  1. Buongiorno,

    sono alla ricerca del titolo e dell’autore del brano musicale che fa da colonna sonora ai trailers del viaggio di Paolo Rumiz. Mi può aiutare ? Grazie.

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