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Post scritti nel gennaio, 2011

30/01/2011

Wikileaks e la trasparenza. Ovvero la politica che deve dir grazie ad Assange

di Antonio Sofi, alle 16:58

Julian Assange, in copertina sul TimeLo scorso 27 gennaio si è svolto a Roma una iniziativa dal titolo “Sette interrogativi su WikiLeaks. Una iniziativa di studio“, promossa da UniversitĂ  Roma Tre, IULM-Mediascapes, Premio Ilaria Alpi, Fondazione Ugo Bordoni, Isimm – per quel poco che ahimè sono riuscito a seguire molto interessante. A questa pagina il programma completo, le sette domande aperte e la relazione introduttiva di Menduni. Di seguito una bozza del mio intervento – ho rimesso insieme un po’ di cose che ho scritto nell’ultimo periodo…

Qualche giorno prima della fine dello scorso anno ci è capitato di giocare con ospiti, politici e cittadini collegati via web su chi fosse l’uomo politico dell’anno – un “gioco” televisivo che abbiamo messo in piedi ad Agorà su Rai Tre per chiudere simbolicamente l’anno politico con una specie di vincitore. Tra i candidati c’era l’onnipresente e onnipotente Berlusconi, Il poetico Vendola, l’unica donna Camusso, l’esterofilo Marchionne, il giovane Renzi, l’impegnato Saviano, i giovani intesi come molteplicità in marcia e in protesta, Fini lo sconfitto in zona cesarini, il re dei peoni Scilipoti. E poi Assange, appunto, misterioso australiano fondatore di Wikileaks, sito soffione di intermediazione giornalistica. Nella votazione in studio ha vinto Berlusconi, ca va sans dire. Io, pur potendo con il mio voto modificare l’esito finale, ho votato convintamente Assange: ed ecco perché mi fa piacere poter spiegare qui perché.

Una premessa: è pre (o post-) giornalismo

In molti hanno interpretato la creazione di Assange come fosse un quotidiano cartaceo, o un quotidiano online – con tanto di redazione, direttore responsabile (Assange appunto), pagine, aperture, editoriali ecc. Quello che Wikileaks fa, quasi come mission “aziendale”, è spostare sulla scena pubblica (e on line) un’operazione tipica del retroscena del giornalismo tradizionale: la ricerca delle fonti e la raccolta delle informazioni. Wikileaks è una modalitĂ  evoluta della disintermediazione giornalistica operata inizialmente dalla blogosfera e dal primo citizen journalism e irrorata dalla reticolaritĂ  dei social network: fa sì a meno degli articolati meccanismi tradizionali di previa validazione delle informazioni ma nello stesso tempo ne ha bisogno ex-post – prevedendo per esempio l’appoggio e la collaborazione con strutture giornalistiche classiche (vedi El Pais, Le Monde, ecc.), che forniscono la sintesi e la gerarchia delle informazioni necessari alla costruzione dell’agenda. Quando si dice – e si è detto – che Wikileaks ha fallito perchĂ© non ha dato notizie, quindi, si dice insieme una cosa forse vera e una cosa sicuramente falsa: la cosa sicuramente falsa è che il successo di Wikileaks dipenda dagli scoop che riesce a fornire (e in passato peraltro lo ha fatto). Il successo di Wikileaks è invece nell’aver messo sotto gli occhi di tutti informazioni che prima erano sotto gli occhi di pochi: aver reso trasparenti le stanze del potere con annnessi dispacci (da quanto non si sentiva in giro la parola “dispaccio”? roba che richiama grammofoni e poste pneumatiche). Ovvero, un successo per molti versi di una sorta di pre-giornalismo o post-giornalismo – un cambiamento di sistema, quasi delle regole del gioco.

Una mediasfera trasparente

Il punto più interessante, a mio giudizio, è proprio l’impatto che ha Wikileaks all’interno del sistema politico – del modo di concepire l’architettura delle già intricate relazioni (anche comunicative) tra politica, media e cittadini.
Dice: “Dittatura è quando il governo controlla il popolo, democrazia è quando il popolo controlla il governo”. Quindi ha fatto bene Assange a pubblicare quei documenti riservati – a prescindere dal fatto che dicessero cose risapute o banali? Il “popolo”, i cittadini devono poter vedere tutto ciò che concerne chi governa, o chi governa ha il diritto di tenere qualcosa nascosto per il bene dei cittadini stessi? Il punto è proprio questa benedetta trasparenza. La logica del web e delle tecnologie connettive ha messo in discussione i tradizionali separè che delimitano il pubblico e il privato degli affari di Stato – così come hanno sbrecciato la porta delle camerette di tutti noi, che stiamo sui social network con una simbolica webcam puntata in diretta sui cavoli nostri. Sotto lo scossone di una mediasfera che è insomma come quegli stracci supermoderni che s’infilano negli angoli e non lasciano sporco e inesplorato nemmeno un anfratto, la democrazia si è riscoperta essere una roba fragile. Dittatura è quando il governo se ne frega di quel che scopre il popolo, democrazia esattamente il contrario.

Wikileaks

Tutti controllano tutti, è una democrazia più forte

Però c’è un però. Al contrario di un passato in cui le guerre e i totalitarismi hanno rotto violentemente questa roba fragile in mille pezzettini acuminati, la fragilitĂ  che nasce dai milioni di occhi che controllano e dalle milioni di bocche che divulgano è invece un elemento di rinnovata robustezza del sistema. La democrazia 2.0 è robusta proprio perchĂ© fragile. Resiste bene proprio perchĂ© si vedono perfettamente i meccanismi interni e le linee di rottura – dove potrebbe essere infranta. PerchĂ© è trasparente, appunto. Un panopticon in fibra ottica, policentrico e con i muri di cristallo: dove tutti controllano tutti.
La trasparenza è a ben pensarci una buffa cosa, ontologicamente tremolante. Perché se una cosa è trasparente vuol dire che ci si può vedere attraverso: la trasparenza è un apostrofo traslucido tra il dentro e il fuori. Non si può guardare direttamente, la trasparenza: è sempre il mezzo e mai il fine dello sguardo (e del controllo). Forse anche per questo non è amata dalla politica egotica di questi tempi, che ama più i riflettori puntati sul palazzo che riflettere ciò che sta altrove. Dittatura è quando il governo non riflette, appunto.
La trasparenza è infine un’arma a doppio taglio: una lama è paura (che si vedano cose che non si dovrebbero vedere), una lama è fiducia (che non c’è nulla da temere a far vedere le cose che non si dovrebbero vedere). Però non può essere mai completa, assoluta: c’è sempre qualcosa in mezzo, per quanto lindo sia. La trasparenza assoluta è solo se non c’è niente in mezzo, ma se non c’è niente in mezzo non c’è la trasparenza: ovvero qualcosa che deve trasparire (e infatti è l’assenza il vero contrario della trasparenza). Traspare solo ciò che c’è. Ecco perché a Wikileaks, la politica, dovrebbe dire grazie.

11/01/2011

Fatti male, comunista in cachemire e fascista fallito! La politica che delegittima

di Antonio Sofi, alle 19:56

Gli “eccessi” della politica: le mille salse della delegittimazione, condita di toni che si alzano, epiteti fantasiosi e mancato riconoscimento degli avversari. Dal cachemire ai giudici passando per odi geografici, retributivi e traditori (e privilegiando i casi di cronaca recente – e non quelli più famosi: la politica che eccede è quella che abbiamo anche ora).

Di seguito, i dettagli.

1. Giudici di sinistra! Berlusconi contro la magistratura

In attesa del pronunciamento della consulta sul legittimo impedimento, non poteva mancare uno dei cavalli di battaglia di Silvio Berlusconi – che si ripete con poche varianti da anni. A Matrix, Berlusconi parla di giustizia come “grave patologia della nostra democrazia” e di una sovranitĂ  non appartiene piĂą al popolo, ma “ai giudici di sinistra”. Berlusconi al telefono invece (è la puntata in cui rivolge alla Bindi un “è piĂą bella che intelligente”) parla della consulta: “Non è organo di garanzia ma organo politico, composto da giudici eletti da Presidenti della Repubblica di sinistra”. Da Matrix del 21/12/2010 e Porta a Porta del 7/10/2009

2. Comunista! La politica rotocalco, e il pink-tank di Signorini.

La politica rotocalco del direttore di Chi e di Tv Sorrisi e Canzoni Alfonso Signorini – scrive Ceccarelli su Repubblica – per delegittimare l’avversario politico e al contrario del “metodo Boffo” punta sul gossip “soft” e maligno. L’intervista di Signorini al premier ha come pretesto una vacanza di D’Alema a Saint Moritz, e i capi indossati (e la strategia funziona: D’Alema infatti smentisce di indossare sciarpa di cachemire e giustifica la provenienza e il costo delle scarpe indossate – Decathlon, 29 euro) e arriva a Beppe Grillo e Santoro. Da Kalispera del 5/01/2011.

3. Guadagni troppo! Cremaschi, Vendola e i superstipendi

Le differenze tra ricchi e poveri dividono la societĂ . La politica c’entra, vista come parte di una casta milionaria e inciuciona che “magna” alle spalle dei cittadini. I superstipendi sono oggetto dell’accesa lite tra Cremaschi e Giannino sui salari dei lavoratori in comparazione con la retribuzione degli amministratori delegati. PiĂą recentemente, intervistato da Fabio Fazio in occasione dell’uscita del libro “Un’Italia migliore”, Nichi Vendola parla di Fiat e Marchionne: “Si può chiedere a operai a 1200 euro di mettersi sulle spalle la crisi e salvare gli squali? Marchionne non è una icona della modernitĂ : lui guadagna 450 volte piĂą dell’operaio quando Valletta guadagnava 20 volte più”. Da L’ultima parola del 1/05/2010 e da Che tempo che fa del 9/01/2011.

4. Sei giovane e fallito! Adinolfi, Sallusti e i trentenni che non hanno casa

C’è anche la contrapposizione (e la reciproca delegittimazione) tra generazioni: i padri che accusano i figli di essere bamboccioni e i figli che accusano i padri di non cedere il passo e non favorire il ricambio. C’è una generazione precaria, che non ha lavoro stabile e che probabilmente non avrà pensione – e che fatica a uscire di casa. Emblematica la discussione tra Adinolfi e Sallusti nella puntata di Exit dal titolo “L’Italia non è un paese per giovani”: “Un uomo di 37 anni che non riesce a farsi una famiglia e pagare l’affitto ha un problema lui, è un fallito”. Da Exit del 1/12/2010

5. Sei un traditore! Berlusconi e Ciarrapico sui traditori del mandato.

Il tradimento del “mandato” elettorale è stato uno degli argomenti piĂą usati negli ultimi tempi per delegittimare l’avversario politico. Al centro di queste accuse spesso Fini, prima durante e dopo la fuoriuscita (e/o la cacciata) dal Pdl e la (mancata) sfiducia al governo del 13 dicembre scorso. Berlusconi in un messaggio sul sito: “Chi non starĂ  con noi fino a fine legislatura, si assumerĂ  la responsabilitĂ  di aver tradito gli elettori e sarĂ  segnato per tutta la vita dal marchio del tradimento e della slealtà”. Ciarrapico durante la prima fiducia al governo (30 settembre 2010), ha portato l’accusa ad emblematici estremi, con una affermazione dal sapore antisemita che ha molto fatto discutere: “Spero che facciano un loro partito e che abbiano ordinato le kippah: chi ha tradito una volta tradirĂ  ancora”.

6. Hai un brutto carattere! Feltri, il Giornale e gli eccessi giornalistici.

I toni si alzano anche tra giornali e giornalisti – dalla politica al giornalismo politico il confine è labile e la polemica va sul personale. Feltri intervistato da Marino Bartoletti a CortinaIncontra così giudica, a “freddo”, il carattere di Belpietro e Sallusti, una volta colleghi e sodali di “berlusconismo”: “Sallusti ha aspetti del carattere meno facili da digerire, mentre Belpietro ha piĂą rispetto per l’interlocutore. Tra i due sceglierei Belpietro, per una questione caratteriale”. In interviste successive Feltri si è detto stupito degli attacchi del direttore del Giornale, accusandolo di “ingratitudine”. Da “In Onda” del 8/01/2011.

7. Fatti male! Radio Padania, Vendola e gli eccessi federal-secessionisti

C’è anche una contrapposizione che nasce dalle spinte federal-secessioniste della Lega – e che in alcuni contesti percepiti come “protetti” (come in feste popolari o appunto nella radio di partito) sfocia in dichiarazioni molto discutibili. ChissĂ  se c’è però solo l’anti-sudismo in questa telefonata andata in onda su Radio Padania alla fine dell’anno, in cui Marco Pinti, ventiseienne consigliere provinciale della Lega a Varese, commenta tra le risate dei conduttori l’aggressione di un gruppo di militanti Pdl a casa di Nichi Vendola: “Peccato che non si sia fatto danni permanenti”.

8. Fascista! La Russa, Di Pietro e gli eccessi storico-ideologici

Al contrario del refrain “comunista!”, abbondantemente usato dal premier Berlusconi, l’accusa di “fascista” sembrava passata di moda – non più usata dalla sinistra contro gli avversari: troppo banale? Non per Di Pietro che dà più volte del fascista al ministro La Russa, per non aver lasciato parlare un rappresentante degli studenti in balconata: “Se vi chiedete cosa è il fascismo, il fascismo è La Russa”. Il ministro della Difesa risponde di non considerarlo un insulto, rievocando Montanelli, i partigiani, chi la pensa in maniera diversa.

Per la moviolĂ  di AgorĂ , andato in onda il 10/01/2011.