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Post scritti nel dicembre, 2010

31/12/2010

Uomo politico dell’anno? L’onnipotente peone digitale che si impegna verso sud.

di Antonio Sofi, alle 03:35

Come al solito e come è giusto (in fondo qualcosa s’ha da conservare esogeno in barba alla memoria fiacca che abbiamo, nell’illusione che attraverso la sintesi listante sia davvero possibile qualcosa salvare da un presente assassino e tritapassato) finisce l’anno e si sprecano classifiche, repertori, liste, best of. (Che poi, cos’è una lista? E’ una collezione di elementi diversi la cui relazione è definita dallo scopo della lista stessa. E’ insomma una scelta arbitraria tenuta insieme con lo sputo di un obiettivo colloso e preciso). Insomma, ne faccio una anche io e la faccio utilizzando una puntata di Agorà, una delle ultime dell’anno in cui abbiamo giocato a nominare l’uomo (la donna, il gruppo) dell’anno della politica italiana.

Questi qui sotto sono i video di presentazione delle nomination – che ho prodotto (il settimo è un servizio di Federico Ruffo) giocando con gli archivi, dentro il limite del minuto e cercando di profilare al meglio il nominato. E’ anche un modo per riveder che razza di anno (politico) è stato – e sperar di meglio.

Nomination numero 1. Berlusconi: l’onnipotente

Un anno in cui gli son capitate cose che avrebbero spazzato via chiunque, ma non lui – che è specchio riflesso, degli italiani. Parlano di lui, di Berlusconi – ma soprattutto lui, sempre più, parla molto di se stesso: discorsi che come boomerang tornano sempre addosso a chi li pronuncia, li lancia in aria. Il nostro è il miglior governo nella storia della Repubblica, sono un ospite straordinario, sono l’uomo che tutti vorrebbero sentire (detto da Nadia Macrì, in rappresentanza di tutta la sfilata di donne che hanno fatto la passarella intorno al premier, per tutto l’anno). Il politico che ha successo – dice lui – perchè è se stesso, nel bene e nel male. Appunto. Egolalico.

Nomination numero 2. Vendola: verso Sud.

Nichi Vendola, l’anno della conferma in Puglia – della conferma che è un politico ju-jitsu: più gli danno contro più si rafforza, raccogliendo consensi e attenzioni che spillano dalle misure colme degli avversari, degli alleati, dei cittadini annoiati dalla solita solfa. Vendola ha una doppia natura: speculare politicamente e geograficamente al mondo di Berlusconia, e insieme da molti accomunato per le due abilità comunicative (che lo stesso Berlusconi ammira). Un politico che ha il coraggio di recitare gli appellativi gay davanti a milioni di telespettatori, che va verso Sud, che grazie ad una narrazione che non vuole essere filosofica e poi lo è trapassa facile il burro del linguaggio banalizzato (anche se spesso poco capito) – senza le barzellette, che sono finite e mettono tristezza. Carismatico.

Nomination numero tre. Camusso: il lavoro è donna

Una donna che lavora, e che difende i lavoratori, da poco a capo del più grande sindacato italiano – contraltare di un’altra donna a capo degli imprenditori italiani (Emma Marcegaglia). Susanna Camusso è ancora poco conosciuta, ma già si è fatta notare per navigare controcorrente: per forma (controfasica a quelle dominanti, geisha o in carriera) e per sostanza, come dimostra la risposta alla richiesta degli studenti contro la legge Gelmini di uno sciopero generale. Una donna vera, che non sembra subire il fascino del compromesso – e in quanto donna anche poco facilmente paternalistica, appunto. Roccia.

Nomination numero quattro. Marchionne, il metalmeccanico

Un uomo, un modello (non di maglione, ma di auto). La sua dichiarazione sulla competitività della Fiat, e le polemiche intorno all’accordo di Pomigliano lo hanno messo al centro del dibattito politico – anche se lui si ritiene un “metalmeccanico” (l’interpretazione più generosa nei suoi confronti è che intendesse la frase all’inglese: nel campo della metalmeccanica…) e a entrare in politica non ci pensa. Ma la politica la fa. Metallurgico.

Nomination numero cinque. Renzi: il Leopoldo

Dalla Stazione Leopolda ad Arcore (anzi un caff̬ a Monza), un politico under 40 che, da sindaco di Firenze, prova a influenzare la politica nazionale e non le manda a dire ai leader del suo partito Рraccogliendo anche estimatrici inaspettate (Barbara Berlusconi). Rottamatore.

Nomination numero sei. Saviano: l’impegno

Dalla scrittura alla televisione senza perdere consenso e pubblico, il programma di Saviano e Fazio ha sbancato la tv italiana: monologhi, balletto, liste e benignate, l’impegno per l’Italia unita e per l’Aquila – va via o resta? Impegnato.

Nomination numero sette. Gli studenti: il futuro

In un servizio di Federico Ruffo, la manifestazione del 22 dicembre 2010 a Roma, con gli studenti pacificamente a occupare le strade e i cavalcavia di Roma – lasciando la zona rossa alla politica rinchiusa nel palazzo e raccogliendo inaspettatamente gli applausi delle auto in coda. L’immagine del cavalcavia della tangenziale e del sottopassaggio per l’autostrada (pezzi di strada qualsiasi, rappresentanti in forma di asfalto di una modernità incarognita dalle file e dalla fretta, solitaria e ingolfata) immobilizzati dagli studenti, resi per un attimo vivi e pulsanti e altro da sé è una immagine che rimarrà, e sorridente. Battaglieri.

Nomination numero otto. Fini: lo sconfitto.

Se l’anno fosse finito al 13 dicembre, prima del voto contrario del Parlamento alla sfiducia di cui si era fatto portabandiera e principale sponsor, forse avrebbe avuto qualche chance. In fondo ha dominato per un anno il dibattito politico, trasversalmente alle speranze politiche di chi non ne poteva più di Berlusconi e alle posizioni in emiciclo: da destra a sinistra passando per il centro. Un politico dalla doppia veste, istituzionale in quanto presidente della Camera e ribelle in quanto leader di Futuro e Libertà. Un gioco degli equivoci che per ora non ha pagato. Mister Hyde.

Nomination numero nove. Assange: il digitale

L’uomo misterioso e freddissimo venuto da lontano, l’unico straniero della lista, il fondatore di Wikileaks ha dimostrato che la politica mondiale può essere messa in ginocchio da un giornalismo grezzo e un po’ spione, che innova le pratiche tradizionali ed è alimentato da una rete di collaboratori in tutto il mondo. Assange è anche uno che alla domanda “Pensi di star cambiando il mondo” risponde, senza troppi imbarazzi, di sì. Alla faccia.

Nomination numero dieci. Scilipoti, il peone

Un personaggio – diciamo – difficile da definire, un antiberlusconiano che vota per Berlusconi (ed è decisivo per garantirgli sopravvivenza), un politico forse, un comico anche: un po’ De Vito un po’ commedia all’italiana con Alberto Sordi. L’emblema, in fondo vincente, di tutti i peones del parlamento – del peone che c’è in noi, della formica marchesiana che si incazza (e a maggior ragione se ha poche ragioni). Decisivo.

Sono curioso, ora: il tuo voto a chi andrebbe?

(Intanto e comunque ne approfitto, e auguro a chi passa di qua un felice anno nuovo!)

17/12/2010

Fascista anch’io? No, Scilipoti, tu no.

di Antonio Sofi, alle 20:48

In un certo senso oggi era facile apparecchiare la “moviola” per Agorà – con gli sbrocchi di Russa e Di Pietro ad Annozero (e ovviamente prima abbiamo mandato in onda 2 minuti di sintesi di La Russa e dello studente balconato e con ammirevole self control Luca Cafagna) e Scilipoti a Un giorno da pecora: troppa grazia. Ma forse qualcuno apprezzerà ugualmente qualche chicca (la chiosa di Casini, l’inizio scilipotiano con Pasquale l’amico immaginario, il dibattito a Annozero sulla mamma di).

Guarda il video su Facebook

Prima clip. Passa qualche minuto dalla minaccia di La Russa di andarsene dallo studio e lo scontro del ministro con lo studente, e Di Pietro reagisce: “Se volete sapere cosa è il fascismo, il fascismo è La Russa”. Sul finale replica La Russa e quindi la chiosa (anche se temporalmente precedente) di Casini (“Avete capito perchè facciamo il terzo polo?”).
Seconda clip. Scilipoti a “Un giorno da pecora”, trasmissione radiofonica condotta da Claudio Sabelli Fioretti e Giorgio Lauro. Video già culto, inizia con un amico immaginario evocato dal deputato ex-Idv (e il riferimento alla Coca Cola era in riferimento a un precedente contributo di Berlusconi mandato in onda) e finisce con un crescendo identitario alla terza persona: “E’ un comico Scilipoti, in Parlamento faceva il comico. Questo è il clown Scilipoti”. Poi il riferimento a quelli di Annozero “che puntano la telecamera in faccia ad una signora di 90 anni”.
Terza clip. Ad Annozero la clip incriminata: annunciata dall’ironia di Santoro e con dibattito in uscita.
(per la moviola di Agorà)

Bonus comic (via Makkox @Il Post)

Figlio zero

15/12/2010

Video manent. Sicuramente mi dia del lei.

di Antonio Sofi, alle 14:48

Dice che scripta manent. Mutatis mutandis – per rimanere nel latino – tra plurime smentite cartacee oggi come oggi è il video che resta. Che smentisce, apre le ante degli armadi con dentro video-scheletri, più di una dichiarazione alle agenzie stampa, segna il punto difficilmente ricusabile di una dichiarazione che è prima faccia che pensiero – ché la prima è più difficile da cambiare.

Oggi mi è capitato, nel fermento del dopo voto di sfiducia e per Agorà, di trovare due impietosi esempi.

Il primo riguarda i finiani. Ovvero come, nei giorni precedenti al voto, tre dirigenti di Fli dicevano avrebbero votato alla camera. Una clip un po’ impietosa sulle dichiarazioni pre-voto sulla sfiducia. E quindi c’è Urso che “noi voteremo compatti, siamo uomini liberi”, Bocchino con una felpa di “Generazione Italia” che “apprezzo il gesto delle colombe ma domani voteremo come la linea del partito perché siamo gente per bene” e Fini che azzarda un “Il gruppo di Futuro e Libertà certamente non si divide, e sottolineo certamente”.

Il secondo è una discussione ciclica che ieri si è ripetuta a Ballarò: quasi un cavallo di battaglia di una compagnia di giro. Protagonisti il ministro Sandro Bondi e Italo Bocchino – dopo un paio di scambi la questione diventa il “lei” che l’uno dà all’altro. La stessa identica discussione l’avevano fatta, gli stessi avversari nello stesso studio, qualche settimana fa…

13/12/2010

Io, per voi

di Antonio Sofi, alle 12:51

Toh, come passa il tempo. Scrivo di nuovo, alla vigilia di un giorno campale (o tombale) per Berlusconi, che domani chiederà la fiducia al suo governo ai due rami del Parlamento. C’è poco da dire sul discorso di questa mattina al Senato. Un discorso interlocutorio, rialzato e sonnolento, buono solo per far passare il tempo e lanciare qualche amo agli indecisi (per esempio Paolo Guzzanti, unico esponente del Partito Liberale, autore del libro Mignottocrazia e grande nemico di Berlusconi – almeno fino alle aperture di questi giorni): il resto è gioco sotto la linea di galleggiamento.

Io, per voi di Makkox per Il Post

Ne approfitto intanto per segnalare questa vigna di Makkox, che non c’è altro da dire – e segnalare allo stesso tempo l’imperdibile blog del nostro su Il Post, che robe così (e non lo dico solo per vecchia amicizia; e dico questa qualità e questa quantità), di commento politico disegnato, non si vedevano da secoli in Italia.