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Post scritti nel novembre, 2010

11/11/2010

Ona Italia. Giornalismo digitale (iper)locale.

di Antonio Sofi, alle 18:53

Ona ItaliaE’ stato un piacere vero aver contribuito (ben poco: di sicuro meno di quanto avrei voluto – tutti i meriti sono da attribuirsi agli altri promotori, ovvero Pier Vittorio Buffa, Carlo Felice Dalla Pasqua, Sergio Maistrello, Vittorio Pasteris e soprattutto Mario Tedeschini Lalli) all’organizzazione di un incontro che si svolgerà il 13 novembre a partire dalle 10.00 a Roma, presso la Vetreria Sciarra, dove ha sede il Digilab dell’Università La Sapienza (via dei Volsci 122).

E‘ un incontro informale di giornalisti digitali italiani, sotto gli auspici della Online News Association, che si occuperà di giornalismo locale e iperlocale con la partecipazione di giornalisti professionisti, free lance, part time, studenti e appassionati del mezzo. C’è un programma di massima e una pagina wiki dedicata cui iscriversi. Tutti sono benvenuti: tesserati e non tesserati, professionisti e non, studenti e studiosi.

L’argomento – come dimostrano gli archivi ormai troppo lunghi di questo blog e due saggi che ho scritto negli ultimi anni: Attraverso la Rete e L’informazione nell’era dei blog – mi interessa da sempre; i tempi poi sono brulicanti di novità, prove ed errori, un aggiornamento (e un’occasione di riannodare reti e conoscenze e esperienza) è sempre utile.
Poi, se la cosa funziona, stiamo già pensando ad altre iniziative – dal festival di Perugia in poi.

05/11/2010

Chi influenza chi. Annozero, la generosità (e i turbamenti) di B.

di Antonio Sofi, alle 13:59

Annozero, ieri. Orfano delle interviste a Ruby e Nadia Macrì (saltate per diversi motivi: e tutto il contorno sembrava un assist a vuoto), Santoro si conforta con una intervista a Emilio Fede che, pungolato da Corrado Formigli, ricorda prima e non ricorda poi date e persone. Altra clip, in studio. Niccolò Ghedini, pur se influenzato, partecipa alla trasmissione apparentemente per “contagiare” Di Pietro – che si dice immune o immunizzato. Quindi si scopre un argomento simile (e un po’ scarsuccio) tra i due pidiellini sull’affaire Berlusconi (Nunzia De Girolamo e lo stesso Ghedini): B. è generoso e il suo unico difetto vero è che non dice mai di no.
Infine ecco cosa succede se Annozero non fa Annozero – ovvero non fa i collegamenti dall’esterno: lo fanno gli altri. Da In Mezzora di Lucia Annunziata della scorsa settimana, la annozerizzazione della tv. Colpisce specie considerando che la trasmissione di Annunziata era una trasmissione basata su un faccia a faccia…

Infine un giochino cinefilo, per chiudere la settimana della moviola di Agorà. Ieri Berlusconi e Fini si sono parlati per la prima volta dopo mesi, davanti all’Altare della Patria (con Berlusconi che parlava, stuzzicando un Fini immobile). In molti hanno cercato di leggere il labiale (non ci sono video chiari, riportano i cronisti le parole “maggiorenne” e “incensurata”), a me è venuto un mente una scena di un meraviglioso film del 1983. “Tu mi turbi”, di Roberto Benigni.

03/11/2010

Fermati, non mi fermo.

di Antonio Sofi, alle 19:36

La puntata di ieri di Ballarò è stata una specie di melodramma politico-televisivo – un triangolo d’amore e odio incrociato e sotterraneo tra tre protagonisti politici rappresentanti di forze insieme tra le più fluide e politicamente ambigue del momento.

C’è Italo Bocchino scamiciato e all’attacco, che sprizzava adrenalina e contentezza da tutti i finiani pori traditòr (di quella contentezza sovraeccitata e un po’ sborona che si ha quando si ha la sensazione di aver fatto una scelta un po’ controcorrente ma che a un certo punto sembra all’orizzonte prossimo ripagare con gli interessi); c’è Maurizio Lupi affannato e in difesa, con l’improbo ruolo di difendere il difficilmente difendibile; c’è Rosy Bindi sorniona, che giocava di fioretto in contrattacco.

Per Agorà ho selezionato tre clip: nella prima Maurizio Lupi s’avventura fin dentro il territorio minato della negazione dei festini di Berlusconi – scatenando brusio in studio. Nella seconda il solito diverbio sulle interruzioni del turno di parola: in questo caso con un pizzico di aggressività mascherato da rassicurazione (la mano sulla spalla, e sul braccio) da parte di Italo Bocchino nei confronti di Franco Bechis, vicedirettore di Libero – che accetta però tutto quasi senza batter ciglio (ed è un segnale forse anche questo). Nella terza, si sfiora lo psicodramma: Lupi osa una politica che soddisfi i bisogni altrui, anche qui scatenando il brusio del pubblico – e prima Rosy Bindi e poi Italo Bocchino gli consigliano inutilmente di fermarsi.

A riguardarlo mi è rimasto impresso quel triangolo trasversal-cattolico della terza clip, con Lupi impastoiato in impossibili spiegazioni e Bindi prima e Bocchino poi a consigliargli inutilmente di smettere.

Mi ha colpito molto quel “Stai già rendendo alla tua causa un grande servizio“, che vuol dire molte cose, a leggerle in controluce; e quella tripletta incrociata di “fermati-non mi fermo” che mi sembra dire molto di questa Italia.