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05/09/2010

Facebook, i pubblici invisibili e l’iscrizione “personalizzata”

di Antonio Sofi, alle 01:11

Non mi stupisce il pulsante “stalking” (come lo hanno già battezzato) che pare Facebook stia sperimentando (su Mashable altri dettagli tecnici).

Nella idea zuckerberiana del tutto laica e post-moderna riguardo quei vecchi arnesi concettuali chiamati privacy e dintorni, tutto torna. Al di là del nome, sapere tutto ciò che riguarda (o meglio: fa in tempo reale) una persona online è un bisogno informativo cogente del web sociale – che l’architettura di un social network come Facebook alimenta come demone compulsivo.

Facebook subscribe

La funzione non dovrebbe prevedere la possibilità di iscriversi a chi non è già amico, e nemmeno di tracciare commenti e like. Ma il punto è che tutto questo lo si può fare (più o meno) manualmente, seppur con difficoltà e perdita di tempo e informazioni: Facebook non fa altro che prenderne atto e istituzionalizzare questo bisogno più o meno indotto.

You’ve stopped pretending that Facebook is anything more noble than a way to spy on your new crush, ex-boyfriend, high school frenemy, or Lloyd Blankfein-obsessed co-worker. And now, so has Facebook. (New York Magazine)

La cosa, se confermata, ha molti aspetti discutibili. Però forse non è del tutto negativa. Intanto perché, automatizzandolo, potrebbe togliere all’esercizio investigativo fatto-in-casa parte della sua natura ossessiva. E poi perché potrebbe produrre un nuovo equilibrio basato su una maggiore attenzione ai segnali mollichini che si lasciano in giro e alla consapevolezza dei pubblici invisibili (e silenziosi) della Rete – oggi spesso poco presente.


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