home

Post scritti nel agosto, 2010

29/08/2010

In giro per il mondo cane. Sei puntate trovarobate dal tour di Patton.

di Antonio Sofi, alle 23:57

Mondo Cane di Mike Patton è un disco a modo suo spettacolare, a lunga conservazione. Fatto di cover di canzoni che – come ha scritto Enrico su Webgol qualche settimana fa – non hanno bisogno di niente, sono buone così com’erano: semplici, stralunate, lineari, aggrappate a una idea speranzosa del futuro che forse poi la musica leggera ha un po’ perso. E che una voce aliena come quella di Mike Patton ripropone come se venisse da un altro mondo. Un mondo cane, appunto – daltonico ma amico.

Riprendo le fila di questo disco per segnalare vecchia maniera le sei – altrettanto spettacolari e sui generis – puntate di reportage scritte da Enrico Gabrielli, bravissimo polistrumentista di milioni di gruppi italiani e non, che è stato in giro per il mondo con il tour del disco, concluso da poco.

Le puntate sono pubblicate (e archiviate in modo non del tutto facile da trovare) sul sito di Trovarobato, etichetta indipendente e da queste parti amatissima e amica.

La sesta e ultima puntata, per dirne una, è esilarante: Patton e gli altri sono in Israele, ed Enrico pare avere un problema di passaporto…

“E’ un gran casino, come ti dicevo, però forse una soluzione si trova”. La ragazza comincia, in inglese, a spiegarmi quale potrebbe essere lo sgamo. E’ visibilmente in imbarazzo. Traduco in italiano: “Non avendo piĂą il tuo passaporto, siamo arrivati a questo compromesso: ne abbiamo fatto fare uno dall’autoritĂ  Israeliana valido solo per 3 giorni, il tempo utile perchè tu possa uscire da Tel-Aviv. In questo caso tu ti chiami Efraim Gavriel perchè qua si dĂ  il nome ebraico, soprattutto a fini burocratici.” Mi passa un passaporto: c’è la mia faccia, i timbri statali, la mia data di nascita, il mio numero, il sesso e a fianco tutto ritradotto in ebraico. Come fosse il passaporto di una mia vita parallela. Mi vien da ridere, ma cerco di non farlo sul muso di questa specie di agente segreto. “Il problema per domani, per quando partirai per Londra,” continua “è che serve un timbro dalla comunitĂ  Ebraico Ortodossa per rendere tutto realmente valido. Sono vecchie stupide leggi, ma purtroppo qua è così. In sostanza ti devi fingere ebreo e devi assolutamente circonciderti. E devi farlo domattina.”

In Russia, per esempio, c’è un club dalla pistola troppo dura.

Ci si aspettava un auditorium invece è un club tipo Velvet di Rimini. L’ingresso posteriore sembra quello di una palestra di Boxe o di Tana delle Tigri. E’ tutto fatiscente, tutto un pò unto, un pò cetriolo, un pò pesce marcio, bocche sporche, brillantini sulle scale, sottili strisce di fumo. E questa gente ha una durezza e una morte nel cuore per cui è inutile infierire con del sarcasmo scemo. La pistola che serve per i colpi in scena di “Che notte” è troppo dura per Mike e per gli altri della band. Il ragazzo enorme che fa da assistente alla produzione ci riesce come niente fosse, come fosse una cerbottana lancia piselli.
La cosa inquietante è che ci sono riuscito anch’io; ma l’ho provata in gran segreto.

Mentre in Italia, a Milano, c’è l’incontro con il sindaco, accompagnato nientepopodimenochè da Red Ronnie…

Poi vedo Red Ronnie vecchio; ed è proprio lui! Red Ronnie vecchio, che scopro essere alle dipendenze del comune per svolgere attivitĂ  culturali. Nick the Nightfly presenta Mondo Cane davanti alla platea. Ringrazia il sidaco che fortemente ha voluto la manifestazione e che è presente in sala. Compatti, sincronizzati, come ad un segnale convenuto tutti quanti e me compreso, fischiamo e urliamo insulti. Dura poco ma è uno scroscio sentito di merda. E mi sento di voler bene a questo luogo e a questa gente, troppo spesso fumosa ma qualche volta partecipativa e sincera. Al sindaco dobbiamo un check compreso tra le 16 e le 19 (siamo in 24 sul palco) e un limite di decibel ridicolo. In camerino ha anche chiesto a Mike un gentile autografo sul disco. Mike ha risposto: “Sì ma poi lo ascolti dopo, vero?”

Insomma uno sguardo buffo dietro le quinte – stralunato e divertente come il progetto.
C’è anche la terza puntata in Polonia, la seconda in Italia e un prologo.
Bravò.

UPDATE. Mi segnala il buon Evaristo nei commenti il video dell’incontro fra Mike Patton e Letizia Moratti, unica testimonianza video direttamente dal canale YouTube del comune di Milano “molto piĂą surreale di quanto ci si potrebbe aspettare. Emozionante”.

06/08/2010

Camicie Rosse contro i baciamani. Rumiz sulle orme di Garibaldi.

di Antonella Sassone, alle 23:17

[I tanti anni che seguiamo Rumiz d’estate – come dimostra una categoria apposita del blog: Rumizzeide – non impediscono, ogni volta, un piccolo moto di sorpresa all’inizio del viaggio estivo del narratore triestino. PerchĂ© lui gigioneggia, fino all’ultimo sembra scartare di lato, ogni estate sembra essere l’ultima in compagnia dei suoi viaggi in profonditĂ  – del suo “andare stando”, come da sua famosa citazione (del figlio a cavacecio). Quest’anno le orme che Rumiz segue naso a terra sono quelle lasciate da Garibaldi, per raccontare come al solito il presente dell’Italia attraverso il suo passato. Ce ne inizia a dire Antonella Sassone, che altre volte negli scorsi anni abbiamo ospitato, e che ha dedicato a Rumiz una bella tesi di specialistica, qualche anno fa. (E altre novitĂ  rumizziane sono in cantiere). Buona lettura. as]

E ci siamo anche quest’anno. E’ cominciato domenica 1 agosto il nuovo viaggio di Paolo Rumiz sulle pagine di Repubblica, “Camicie rosse”. Un viaggio garibaldino.

Disegno di Mannelli per il reportage di RumizGià il 3 maggio scorso – sempre sulle pagine di Repubblica – il nostro si era messo sulle tracce dell’impresa dei Mille. Il 5 maggio ricorrevano i centocinquant’anni dell’inizio della spedizione dei volontari al seguito dell’Eroe dei due Mondi. Salpate da Quarto le “Camicie rosse” scrissero, segnarono e sognarono da quello scoglio la storia dell’Italia. Paolo Rumiz un secolo e mezzo dopo ripercorre strade garibaldine, nello zaino un pacco di racconti scritti dai protagonisti e scelti da Eva Cecchinato, storica specialista del mito garibaldino.

E’ un ritorno ai luoghi di Garibaldi per ripartire da essi in un’Italia che ora è una “nazione che va a pezzi così, in silenzio”. Un viaggio parallelo come Rumiz ama fare. E una provocazione. “Provocare è l’essenza del garibaldinismo” dice uno dei protagonisti della puntata del 6 agosto. In un paese dove nessuno guarda in alto (“gli italiani non guardano il cielo, vivono rasoterra“), dove si è una nazione solo nei difetti, Lui – Garibaldi – torna. Richiamato alle armi in un’Italia lacerata.

Non sono le celebrazioni che a Rumiz interessano, non la retorica delle ricorrenze. Di Garibaldi, uomo antiretorico, cerca la fierezza che c’è ancora nell’aria. Prova “crampi di nostalgia per l’energia vitale di un mondo perduto”; scorge via via “l’amarezza per gli ideali traditi”. C’è una guerra in Italia oggi che non è tra Nord e Sud e nemmeno tra Destra e Sinistra. E’ uno scontro tra gli evasori e gli onesti – come gli dice qualcuno in uno degli incontri nella prima puntata: “I furbi per vincere sono disposti a tutto. Anche a spaccare il Paese”.

Ma allora ecco che ha un senso questo viaggio. Bisogna cercare ciò che unisce il Paese – se qualcosa lo unisce. Farsi trasportare dalla musica di una banda garibaldina a Mugnano. Cercare l’Italia che era giovane e bella, che ha fatto il Risorgimento con giovani sotto i trent’anni. Indossare una camicia rossa cucita su misura. Incontrare i nuovi garibaldini grazie a un gioco di rimandi, casi e coincidenze. Scoprire che ce ne sono e che sono “felici di esistere per qualcuno” e chiedersi, nella seconda puntata: “Non capisco se sono io a reclutare loro o loro a reclutare me”. Il viaggio si è impossessato del suo viaggiatore.

Dunque si parte. Camicia rossa (“rosso esplicito, che non mente, che grida vendetta”) e bandierone (“bello grande, di tre metri per due. Per il gusto del controcorrente”, fatta su misura nella terza puntata) alla ricerca di Garibaldi lontano dalle piazze e dai monumenti: dentro una “topografia corsara, disseminata nella provincia”. Chi gli ha cucito la camicia racconta di sua nonna che cucì la camicia ad uno dei Mille: “Con Garibaldi è così. Pezzi di storia dappertutto”.

Il racconto di questo viaggio antiretorico si insinua nelle pieghe della storia di ieri e di oggi. Di scritti di Garibaldi se ne trovano pochi. Sbuca qualche manoscritto e qualche lettera. Perche? PerchĂ© Garibaldi era durissimo – scrive Rumiz. PerchĂ© Garibaldi odiava i baciamani, i voltagabbana, i conformisti. Secondo Garibaldi a furia di genuflessioni si diventa gobbi, e invece “l’uomo libero deve guardare al cielo”. E’ un paese per camicie rosse, il nostro, ora?

[I disegni sono di Riccardo Mannelli, che debutta quest’anno nell’illustrazione del viaggio di Rumiz. Il logo è come da tradizione di Altan]