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12/07/2010

L’Aquila a Roma. Fallimenti e conseguenze di una politica che non c’√®.

di Antonio Sofi, alle 17:10

Una delegazione di migliaia di cittadini aquilani ha manifestato il 7 luglio a Roma chiedendo di avviare la ricostruzione del centro storico, e di mantenere la promessa di sospensione e/o rateizzazione del pagamento delle tasse come forma di aiuto, già applicato in altri casi simili, per un territorio che (ovviamente ed è un eufemismo) fatica a riprendere la sua vita normale: dal punto di vista sociale, culturale e anche economico.

Una manifestazione che aveva anche – come molte altre: segno cupo di tempi in cui la spirale del silenzio diventa un buco nero che annichilisce molta informazione possibile – il comprensibile obiettivo di farsi vedere. Di far vedere la rabbia e la disillusione di chi √® stato, in questi mesi, raccontato in un certo modo (“tutto va bene”, “tutto √® a posto”) e non riconoscendosi in questo racconto eterodiretto prova a raccontarsi da solo.

Retornemo. Prima parte.

A raccontarsi da solo, o a farsi raccontare, certo.
In molti in questi mesi hanno raccontato l’Aquila – un flusso di contenuti che ha quasi completamente bypassato (√® un dato di fatto) gli ostacoli dei media di massa: la televisione in primo luogo.

Molto ha trovato la strada del web, grazie a videomaker aquilani e video di catartica ironia (come quelli di Francesco Paolucci e Luca Cococcetta); ci sono stati libri e ebook (anche noi, nel nostro piccolo); qualcosa è diventato musica e qualcosa cinema (Draquila di Guzzanti, ma anche Comando e Controllo di Puliafito, che ancora non ho visto ma di cui mi hanno detto un gran bene).

In tv a dire il vero qualcosa √® andato, seppure in versione ridotta: un video lungo di Diego Bianchi che sul web √® in versione lunga e integrale (prima parte e seconda parte: in questo post raccontavo l’emozione di vederlo proiettato all’interno di un tendone stracolmo in piazza Duomo a L’Aquila).

Anche lo scorso 7 luglio erano in molti a documentare con telecamere e macchine fotografiche un pomeriggio che √® diventato notizia per scontri e feriti. C’√® anche un Tolleranza Zoro unplugged e estivo: senza muro giallo o commento, senza musica o montaggio aggressivo, con un filo cronologico quasi intoccato. Un racconto che √® anche di suoni e voci, di clangore e sirene, di tric-trac e chitarre – con la base ritmica dei passi dei manifestanti e dei clic a mitraglia degli otturatori.

Retornemo. Seconda parte.

Guardandoli uno dopo l’altro ho pensato che sono quasi due “film” distinti, che uno √® causa e effetto dell’altro. Che il secondo inizia laddove fallisce il primo e che visti cos√¨ sono una chiave di lettura che racconta del fallimento della politica – e dell’ineluttabilit√† del processo degenerativo di questo fallimento quando la politica non riesce a farsi mediazione.

Nel primo video infatti c’√® la politica. Evocata, pi√Ļ che altro. C’√® il tentativo dei manifestanti di incontrare, in qualche modo, le autorit√†. C’√® una gestione dell’evento da parte delle autorit√† stesse quantomeno discutibile. C’√® la ricerca di un luogo dove manifestare tra strettoie e impalcature che i gonfaloni devono simbolicamente chinarsi. C’√® una politica miraggia e fantasmatica, che √® sempre nella piazza accanto o in quella negata e prescritta – che quando si presenta lo fa in assetto da guerriglia urbana. C’√® una rabbia che monta per chi decide rimanendo lontano – i cui spruzzi arrivano anche all’opposizione, specie quando parla alle telecamere invece che a chi sta l√¨, per esempio al microfono del camioncino (come alla fine fa, buon per lui, Bersani). C’√® insomma e comunque un fallimento della politica.

Ci√≤ che accade nel secondo video √® appunto la diretta e inevitabile (non importa se non strettamente cronologica) conseguenza di questo fallimento – che nasce ovviamente molto prima del 7 luglio. Gli scontri, i tafferugli, la contrapposizione sono il segno di un sistema politico che non sa pi√Ļ stare in mezzo al conflitto, e anzi rinnegandolo lo alimenta – diventando muro contro muro, scudo contro braccia, testa contro manganello. Che non sa leggere nemmeno le esigenze pratiche e organizzative di una manifestazione pacifica, che voleva solo un luogo e un interlocutore da cui e con cui parlare.

Un fallimento che √® conseguenza di una assenza della politica, pi√Ļ che di una sua malevola e violenta presenza (che pure c’√® ovviamente). Una politica che non c’√® e non si trova, che si chiama ad alta voce e spesso non risponde, che non si sa pi√Ļ dove sta di casa: in quale piazza, in quale palazzo, dietro quale porta chiusa. Dovrebbe essere musica per le orecchie di chi vuole ascoltare.


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  • Un commento al post “L’Aquila a Roma. Fallimenti e conseguenze di una politica che non c’√®.”

    1. Ieri, Pomigliano, domani
      settembre 10th, 2010 02:44
      1

      […] Dopo un congruo numero di settimane, comunque e finalmente, Diego ha deciso di mettere le mani sul girato, e ha pubblicato su YouTube due video per la seconda puntata dell’edizione estiva di Tolleranza Zoro. Quella che io avrei chiamato summer edition ma Diego c’ha una idiosincrasia patologica per le parole inglesi. Quella “senza commenti n√® copione, senza musiche o effetti speciali” – l’altra era sulla manifestazione degli aquilani a Roma, tra fallimenti e conseguenze di una politica che non c’√®. […]

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