02/06/2010
Fenomenologia del carrello delle carni
di Enrico Bianda, alle 01:01
[Sono andato a controllare, ché mi divertiva l'idea di questo pezzo lento, anzi lentissimo: risolto in due movimenti blog distanti quasi due anni. Il pezzo è di settembre 2008. Mai pubblicato. Perché a Enrico dicevo - inforcando un simbolico monocolo in punta di puntiglio - essere fallante di necessaria documentazione fotografica (sapendo bene di colpirlo nel debole di una attitudine reflex che per molto non s'è piegata a macchinette più portatili). Poi, qualche giorno fa, mi arrivano le foto - Enrico era tornato in quel ristorante di Bologna, e il cerchio foto-carnivoro si è infine chiuso. Bòn (apetìt e letùr). as]
Devi riuscirgli simpatico. All’inizio, subito. Se sei li, tra le righe, è perché ci stanno i carrelli. Poi lui, il cameriere, alto, anzi allungato, incuneato, capelli all’indietro, gel e sguardo nervoso, blocchetto in mano, scattante nei gesti; lui viene e ti chiede lo stesso che vuoi.
- (Mettendomi alla prova) Di primo prende qualcosa? Glielo chiedo ma sappia che ci vuole un po’ di tempo…
- No, pensavo a un secondo.
- (Ancora un po’ dubbioso) Hocapitomoltobene.
- (Intimorito) Ehm, gli arrosti?
- (Annuisce compiaciuto) Il carrello… Ottima scelta. Lei non è nuovo, mi pareva, conosce il postomoltobene.
- (Impetuoso, esiste solo una risposta) Da bere?
- Un bicchiere di vino rosso?
- E’ a consumo le porto la bottiglia e lei beve poi paga quanto ha bevuto.
- E una bottiglia d’acqua.
Fa per scomparire dietro una tenda di trucioli ma si ferma a metà .
- L’acqua fredda o a temperatura ambiente? E’ importante!
Resta in ascolto una frazione di secondo, con la testa protesa verso la cucina. Con la coda dell’occhio mi tiene bloccato nella decisione.
- Temperatura ambiente.
- Bene. E comunque è fresca anche lei.
Non ero nuovo, è vero. Mi ci aveva portato lo scorso anno Franco Farinelli, un professore di geografia che insegna a Bologna. “Bianda ti porto in un vero ristorante bolognese, da Bertino”. Lo avevo incontrato per una intervista – e mi aveva raccontato di quando la geografia era il sapere del mondo: da Kant (che era prima un geografo) a nomi che strepitano solo a pronunciarli, Anassimandro per esempio.
Il ristorante si rivela uno di quei posti magici fatti solo per mangiare. Il resto chissene. I tavoli sono messi un po’ a caso, ci sono tovaglie bianche spesse, tovaglioli bianchi, sedie impagliate con gambe cilindriche solide e pesanti, pareti piene di fotografie e ritagli di giornale. L’odore è pesante, di brodo arrosto lesso sugo e fritto. I camerieri danzano un po’ pesantemente tra i tavoli trascinandosi dietro due carrelli, supervisionati da un’anziana signora con gli occhi tristi, e l’abito sgargiante.
Ho scelto gli arrosti misti. Mi piace guardare il carrello, e il cameriere che traffica con coltello e cucchiaio tra le carni. Quella del carrello è una fenomenologia complessa. C’è un preludio di sottointesi e di accordi informali: di non detto e sottaciuto. C’è un rapporto strano che si instaura tra cliente e cameriere. Si parla, ci si orienta, ma non è proprio una negoziazione: i coltelli in mano ce li ha lui, e sporziona lui.
E’ una sintassi complessa che impone rispetto e passa attraverso un rapido apprendistato. Una sintassi che si fonda su un’ipotesi gastronomica spogliata della sua funzione scenografica, che non vuole piatti quadrati e bave di aceto balsamico, e nemmeno mousse tortini sformati lettini.
Il carrello è senza sovrastrutture. Risponde ad un’organizzazione del lavoro industriale, manufatto e lavoratore e consumatore. Il carrello è una fabbrica fordista in miniatura. Acciaio e carne.
Nella vasca di sugo del carrello degli arrosti sguazzano: capocollo di maiale, galantina di coniglio, arista, vitella, prosciutto di Praga arrosto, faraona. Nel sugo uniti, umidi. E poi i contorni, patate, frittelle di zucca e mele, sformato di patate e piselli e pomodori con cipolla. E sugo. Alla fine con il cucchiaio sul vassoietto.
Una delizia, pensi, guardando il cameriere fermarsi con il carrello in mezzo – tra la cucina e te.








giugno 2nd, 2010 07:40
Mi è venuta fame anche se sono le 7 del mattino…
giugno 2nd, 2010 12:36
clap clap clap
giugno 2nd, 2010 15:05
Tutto vero! Confermo. Anche i primi sono squisiti.
giugno 2nd, 2010 21:10
Ecco, ringrazio il cielo di avere già mangiato. Hai inquadrato esattamente la durezza tipica dei maestri del mangiare. Sono come quegli insegnanti severi che all’inizio non capisci, e poi scopri che sono quelli che ti hanno insegnato di più.
molto simpatici gli stati d’animo tra parentesi! attendo nuove puntate :)
giugno 7th, 2010 16:18
Bertino rimane un punto saldo, e nel post viene fuori bene :)
dicembre 24th, 2010 07:56
Ecco, ringrazio il cielo di avere giàmangiato. Hai inquadrato esattamente la durezza tipica dei maestri del mangiare. Sono come quegli insegnanti severi che all’inizio non capisci, e poi scopri che sono quelli che ti hanno insegnato di più. molto simpatici gli stati d’animo tra parentesi! attendo nuove puntate :)