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15/05/2010

Mattotti, Jullien e proprio quel mentre che a molti sfugge

di Enrico Bianda, alle 11:43

L’altro giorno sono andato a casa di Lorenzo Mattotti. A casa o nello studio non ho capito. Potrebbe essere tutte e due le cose, o solo una delle due. Comunque lui ci passa molto tempo. E’ accanto al Marais, a Parigi. Bella zona.

Lorenzo Mattotti è poliedrico narratore col pennello, cresciuto artisticamente in Italia negli anni 70-80. Viene da una generazione di disegnatori e fumettisti leggendaria, che non è il caso di ripercorrere qui.
A differenza di molti altri, però, Mattotti ha sempre avuto una vocazione al disegno che travalica la dimensione del fumetto. Il suo disegno ha sempre faticato a stare dentro una pagina. Oppure dalle pagine aveva la tendenza a esplodere in cielo. Un vulcano di colore, anche quando era in b/n tendeva a fare dei neri un mare e dei bianchi un cielo – con tutte le sfumature del caso.

Lorenzo Mattotti, foto di Enrico Bianda
Lorenzo Mattotti, foto di Enrico Bianda

Disegno cinetico quello di Mattotti la cui pittura, coltivata a lungo in segreto, è ora esplosa in grandi formati che ricordano il Matisse di mezzo: quello dei rossi a squarciagola, dei blu profondi. Il passaggio dalla pagina alla tela grande è continuo, tant’è che Mattotti appoggia alle pareti i grandi quadri che guardano tutti verso il muro, e sui tavoli da lavoro appaiono e spariscono piccole figure, bozzetti e scene provino per cartoni, fumetti, illustrazioni e altro ancora.

Abbiamo parlato di molto, e poco di disegno, in fondo: di Lou Reed e di quanto possa essere disorientante il suo umorale stato d’animo, di musica certo, di immaginazione e di quaderni, di Parigi e di Italia, di gallerie e di altri artisti, di modelli e di editoria.

Tavolo di lavoro di Lorenzo Mattotti, foto di Enrico Bianda
Tavolo di lavoro di Lorenzo Mattotti, foto di Enrico Bianda

A me è servito per fare il punto su una cosa che mi accompagna fin da quando ero bambino. Ho ricordi intimi e segreti che restano ancorati al gesto del disegno. Al significato profondo del ritrarre qualcuno, del fissare un volto su di un foglio, traducendo in fissità quello che è trasformazione, perchè un volto lo si disegna nel tempo.
Può passare un’ora, due, più giorni a disegnare la figura di un uomo. E lui si trasforma, invecchia, perfino muore, mentre tu disegni. E’ forse questo un modo per dare forma alle trasformazioni silenziose di cui parla Francois Jullien in una lunga intervista che gli ho fatto qualche settimana fa (e che andrà in onda a giugno sulla Rete 2 della Rsi)

Personaggio singolare, quanto meno, Francois Jullien, incontrato presso il suo Institut de la pensĂ©e contemporaine, che ha fondato all’UniversitĂ© Paris VII, dove insegna.

Partito idealmente dalla Grecia, dalla filosofia classica, ha viaggiato fisicamente e filosoficamente in Cina e in Oriente a partire dagli anni ’70 – alla ricerca di quelle che lui chiama feconditĂ  dell’incontro tra i due sistemi di pensiero: lavorando sugli scarti tra i due per riuscire a pensare l’impensato.

Un frammento dalla conversazione a proposito – segnalando, tra l’altro, il recente, non ancora tradotto, Le Pont des singes (esce per GalilĂ©e), che porta come sottotitolo FĂ©conditĂ© culturelle face Ă  l’identitĂ© nationale. Una risposta dura al dibattito promosso dal Governo Sarkozy appunto sull’identitĂ  nazionale.

ASCOLTA un pezzo dell’intervista a Jullien, che andrĂ  in onda integrale sul sito della Rtsi ai primi di giugno

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Ne ha scritto in un bel librino intitolato proprio così, Le trasformazioni silenziose. Una lettura entusiasmante. Indaga, Jullien, su quei piccolissimi spostamenti dell’animo che fanno sì, ad esempio, che a un certo punto una coppia di innamorati deflagri. D’improvviso, pare a noi. Invece no. I segni, a saperli cogliere, c’erano da tempo: frugavano, scalfivano, consumavano. E’ che noi non sappiano dare un senso al mentre, alla trasformazione. Vediamo il prima e il poi, in mezzo il casino, ma il durante?

Pensavo a questo, mentre guardavo i disegni di Mattotti: la pazienza, la dote nel tratto. Va a finire che il disegno è proprio quando sta – coglie – proprio quel mentre che a molti sfugge.


  • Un infinito che resta in bilico sul nulla
  • Gastro di corsa. Macbestie
  • Otto, e il cielo stellato
  • Davanti al dolore degli altri

  • 4 Commenti al post “Mattotti, Jullien e proprio quel mentre che a molti sfugge”

    1. valerio fiandra
      maggio 15th, 2010 12:02
      1

      Mattotti, chissà se lo ama ricordare, ha una liason, anzi: ha avuto una liason con Trieste. Città dove certe trasformazioni silenziose hanno la presa di una carta moschicida la cui prerogativa è di non uccidere mai del tutto chi vi si impiglia.

      Aspetto con curiositĂ  l’intervista a Jullien.

      Grato se me la vorrai anticipare un poco, o almeno ricordare prima che passi sul video.

      Grazie, saluti al Sofi, Valerio

    2. enrico
      maggio 15th, 2010 13:10
      2

      tra poco un frammento dall’intervista, che, ahimĂ©, è solo audio. come tutte quelle che faccio.
      Mattotti anche lui sarĂ  presto disponibile podcast su http://www.retedue.rsi.ch con una lunga intervista.
      ad ogni modo avrò cura di segnalare la messa in onda di Jullien, e comunque resterà disponibile in podcast a lungo.
      saluti certi al sofi,
      grazie a te

    3. Riccardo Osti
      maggio 27th, 2010 22:30
      3

      A chi non ha avuto al fortuna di vederlo, consiglio di recuperare in DVD l’impressionante film d’animazione “Peur(s) Du Noir”, dove Mattotti fornisce un contributo di grande maestria.

    4. Un infinito che resta in bilico sul nulla
      giugno 11th, 2010 10:15
      4

      […] – direbbe Mattotti, anzi dice (e rubo alla chiacchierata che abbiamo avuto – e che in questo post ho un po’ raccontato – un minuto di riflessione sul […]

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