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Post scritti nel maggio, 2010

29/05/2010

Sesso, bugie e videomucchi. Intervista a Catalano (e Makkox e HM e altri).

di Antonio Sofi, alle 11:41

Per il sito del Canemucco (ne ho scritto paterno su Webgol qualche settimana fa – però se vuoi sapere cosa è, clicca qui) ci stiamo divertendo a produrre dei videini di interviste agli autori.

L’ultima in ordine di tempo – ma anche come pretesto per segnalar le altre: c’è quella a Makkox in persona che spiega le storie e gli spiegoni, quella doppia a Roberto Recchioni e Laura Scarpa e quella suppelletta a Hotel Messico e Manlio3 – è un’intervista a Guido Catalano, amatissimo poeta e anch’esso autore canemucco. Risciacquando il tramonto sull’Arno ci son poesie interrotte e proprio perchĂ© tali d’amòr, e il senso dell’invasiòn dei personaggi indigesti, una partita a scopone con Dio e il Cocciantone (di cui è tutta la colpa di tutto).

L’albetto mensile (che ha una storia lunga di Makkox, e poi eterogenei penne e pennelli a completare lo show, e che forse, il primo numero, ancora per qualche giorno trovate in edicola) è anche acquistabile direttamente dal sito e senza spese di spedizioni – come abbonamento o singolo numero.

26/05/2010

John Berger e l’urgenza della vita nel disegno

di Enrico Bianda, alle 11:16

Disegnare chi è morto implica un senso di urgenza molto forte. Nell’intero corso del tempo, passato e a venire, è un momento unico: l’ultima occasione di disegnare quel che non sarĂ  mai piĂą visibile, nĂ© da te nĂ© da nessun altro – che si è manifestato un tempo e non si manifesterĂ  mai piĂą.

Ho un po’ parafrasato, ma in sostanza queste sono le parole di John Berger, critico d’arte, disegnatore e storyteller – come a lui piace definirsi. Racconta questa cosa in un libro tutto dedicato al disegno che si intitola Sul disegnare (edito dai tipi della Scheiweller). E lo fa ricordando una serie di disegni che aveva fatto ritraendo il volto del padre, morto, nella bara. C’è, nel ricordo di questo volto, l’urgenza di fermare i lineamenti in un ricordo persistente.

Il disegno – l’atto stesso del disegnare – manca di quella sfumatura macabra che avrebbe avuto invece un ritratto fotografico. A fare la differenza è il tempo trascorso. Trascorso ritraendo. Guardando intensamente la forma e la vuota espressione del viso. Berger infatti dice di aver fatto vari disegni. C’è evidentemente uno sforzo per fissare quell’immagine fissa di per se. Quel corpo è fisso, lo è per sempre. Ma ancora per poco nella sua visibilitĂ . Ecco l’urgenza, evidente, e la sfida, del riuscire a ritrarre quel viso nel tempo concesso.

Alla fine il disegno è un atto che da macabro diviene coraggioso. Sfida il tempo e il mutamento. Il tratto della matita fissa su carta i lineamenti per l’ultima volta. E’ l’ultimo istante di forma umana, ancorché svuotata di vita. Ma la vita sta nello sforzo del disegno.

Quello di Berger mi sembra un supremo gesto d’amore, commovente.

15/05/2010

Mattotti, Jullien e proprio quel mentre che a molti sfugge

di Enrico Bianda, alle 11:43

L’altro giorno sono andato a casa di Lorenzo Mattotti. A casa o nello studio non ho capito. Potrebbe essere tutte e due le cose, o solo una delle due. Comunque lui ci passa molto tempo. E’ accanto al Marais, a Parigi. Bella zona.

Lorenzo Mattotti è poliedrico narratore col pennello, cresciuto artisticamente in Italia negli anni 70-80. Viene da una generazione di disegnatori e fumettisti leggendaria, che non è il caso di ripercorrere qui.
A differenza di molti altri, però, Mattotti ha sempre avuto una vocazione al disegno che travalica la dimensione del fumetto. Il suo disegno ha sempre faticato a stare dentro una pagina. Oppure dalle pagine aveva la tendenza a esplodere in cielo. Un vulcano di colore, anche quando era in b/n tendeva a fare dei neri un mare e dei bianchi un cielo – con tutte le sfumature del caso.

Lorenzo Mattotti, foto di Enrico Bianda
Lorenzo Mattotti, foto di Enrico Bianda

Disegno cinetico quello di Mattotti la cui pittura, coltivata a lungo in segreto, è ora esplosa in grandi formati che ricordano il Matisse di mezzo: quello dei rossi a squarciagola, dei blu profondi. Il passaggio dalla pagina alla tela grande è continuo, tant’è che Mattotti appoggia alle pareti i grandi quadri che guardano tutti verso il muro, e sui tavoli da lavoro appaiono e spariscono piccole figure, bozzetti e scene provino per cartoni, fumetti, illustrazioni e altro ancora.

Abbiamo parlato di molto, e poco di disegno, in fondo: di Lou Reed e di quanto possa essere disorientante il suo umorale stato d’animo, di musica certo, di immaginazione e di quaderni, di Parigi e di Italia, di gallerie e di altri artisti, di modelli e di editoria.

Tavolo di lavoro di Lorenzo Mattotti, foto di Enrico Bianda
Tavolo di lavoro di Lorenzo Mattotti, foto di Enrico Bianda

A me è servito per fare il punto su una cosa che mi accompagna fin da quando ero bambino. Ho ricordi intimi e segreti che restano ancorati al gesto del disegno. Al significato profondo del ritrarre qualcuno, del fissare un volto su di un foglio, traducendo in fissità quello che è trasformazione, perchè un volto lo si disegna nel tempo.
Può passare un’ora, due, più giorni a disegnare la figura di un uomo. E lui si trasforma, invecchia, perfino muore, mentre tu disegni. E’ forse questo un modo per dare forma alle trasformazioni silenziose di cui parla Francois Jullien in una lunga intervista che gli ho fatto qualche settimana fa (e che andrà in onda a giugno sulla Rete 2 della Rsi)

Personaggio singolare, quanto meno, Francois Jullien, incontrato presso il suo Institut de la pensĂ©e contemporaine, che ha fondato all’UniversitĂ© Paris VII, dove insegna.

Partito idealmente dalla Grecia, dalla filosofia classica, ha viaggiato fisicamente e filosoficamente in Cina e in Oriente a partire dagli anni ’70 – alla ricerca di quelle che lui chiama feconditĂ  dell’incontro tra i due sistemi di pensiero: lavorando sugli scarti tra i due per riuscire a pensare l’impensato.

Un frammento dalla conversazione a proposito – segnalando, tra l’altro, il recente, non ancora tradotto, Le Pont des singes (esce per GalilĂ©e), che porta come sottotitolo FĂ©conditĂ© culturelle face Ă  l’identitĂ© nationale. Una risposta dura al dibattito promosso dal Governo Sarkozy appunto sull’identitĂ  nazionale.

ASCOLTA un pezzo dell’intervista a Jullien, che andrĂ  in onda integrale sul sito della Rtsi ai primi di giugno

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Ne ha scritto in un bel librino intitolato proprio così, Le trasformazioni silenziose. Una lettura entusiasmante. Indaga, Jullien, su quei piccolissimi spostamenti dell’animo che fanno sì, ad esempio, che a un certo punto una coppia di innamorati deflagri. D’improvviso, pare a noi. Invece no. I segni, a saperli cogliere, c’erano da tempo: frugavano, scalfivano, consumavano. E’ che noi non sappiano dare un senso al mentre, alla trasformazione. Vediamo il prima e il poi, in mezzo il casino, ma il durante?

Pensavo a questo, mentre guardavo i disegni di Mattotti: la pazienza, la dote nel tratto. Va a finire che il disegno è proprio quando sta – coglie – proprio quel mentre che a molti sfugge.

12/05/2010

Musica per una festa in cui non ti fanno entrare

di Enrico Bianda, alle 11:12

Musica per una festa in cui non ti fanno entrare.

Ho molto riso per questa frase apparsa sul New Yorker e citata dal ilpost.it (complimenti al bel lavoro che fanno) dentro una recensione del nuovo, intimo pare, disco di Tracey Thorn, Love and his opposite.

Certe volte riappaiono nomi che pensavi di non poter piĂą sentir pronunciare o scrivere da nessuna parte. Rimossi dalla contemporaneitĂ , per così dire. E invece zacchete ecco che si ripresentano dal nulla apparente che siamo noi – e per una volta accade perchè ci sono delle cose da dire.

(Insomma non solo come accadeva in quel buffo film “Scrivimi una canzone” dove un reduce degli ’80 stile Wham veniva riciclato in un programma di lotta tra ex divi).

Qui Tracey Thorn, ex voce del duo Everything But The Girl, pubblica un lavoro di canzoni, registrato a Berlino. La voce è sempre la sua, la vena è buona, stando a quello che si è potuto ascoltare fino ad ora.

Poi. Il risentir parlare di Tracey Thorn mi ha fatto venir voglia di andar di la in salotto e mettere sul piatto del giradischi il primo disco solista della Horn, datato 1982, solo voce e chitarra. Non un capolavoro, ma quello che non può la musica, può la nostalgia.

04/05/2010

Storie di oro e di fango. Un ebook a un anno e un mese dal terremoto

di Antonio Sofi, alle 10:09

Sono stato la prima volta a L’Aquila solo qualche settimana fa, a poco piĂą di un anno da quella notte – da quelle 3.32 am. Tra le chiese mozzicate e le impalcature che solleticano i muri, in mezzo a un nero profondo, ho visto un popolo intero scivolare dentro a un tendone bianco, in mezzo al centro ferito dell’Abruzzo. Gente dei “comitati”, delle carriole che escono la domenica a raccattare cocci e delle assemblee che non stanno mai nei tempi: un popolo intero che respirava e pensava e reagiva all’unisono. Quella sera proiettavano un documentario di Diego Bianchi (parte 1 e parte 2) e presentavano una canzone collettiva in dialetto cantata da piĂą di 40 artisti aquilani, DomĂ  (spettacolare parodia di quella di Jovanotti & Friends imposta dall’alto delle stelle gentili). Non c’era niente da ridere, eppure anche quello è stato. Ci si è guardati insieme dentro, e allo specchio. In quel tendone bianco al centro scuro di Piazza Duomo c’è uno striscione che recita: “Riprendiamoci la cittĂ “.
Glielo auguro di cuore.

Storie d’oro e di fango. Valeria Gentile tra l’Abruzzo e il Vaticano

Questo ebook (scaricabile in pdf, 16 mega), della giovane reporter Valeria Gentile è il nostro piccolo piccolissimo faro retrospettivo su quel popolo e quei fatti (insieme ai molti che lo stanno facendo meglio e con merito in queste settimane). Su un territorio rotto da un terremoto violentissimo e infido, abbracciato nei momenti della condoglianza e poi un po’ dimenticato, perchĂ© spesso si dimenticano le cose che fanno male e perchĂ© raccontata all’esterno come cosa risolta o in via di: quindi con doppia colpa. E’ un racconto militante e fotografico, che si svolge un mese dopo il terremoto, alla ricerca tortuosa e comparativa della fede…

SCARICA: Storie d’oro e di fango (pdf, 16 mega ca)

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L’introduzione

Di seguito la mia perdibile introduzione

Dopo mesi che volevo, alla fine il tempo giusto per pubblicare questo ebook è arrivato: esattamente un anno dopo i fatti che racconta e fotografa: un anno e un mese dopo il terremoto che ha scosso L’Aquila e molte coscienze, lasciando ancora oggi detriti e perplessità.

Perché più o meno un mese dopo il terremoto Valeria Gentile è andata a Roma e a L’Aquila, inviata da nessuno se non dalla sua curiosità. Da una domanda motore di azione: dove si trova la fede, quando accadono cose del genere? Tra gli ori dello Stato Pontificio o tra il fango delle tendopoli?

Domanda oziosa? Forse. Ma Valeria è armata (oltre che di tastiera e macchina fotografica) di un punto di vista forte e “militante”, esibito alla luce del sole e delle critiche come un tatuaggio: c’è una spiritualitĂ  vera, modellata dal dolore e dallo sconcerto, e una sua pantomima, che non riesce a entrare in contatto con le cose terribili che accadono – e diventa inevitabilmente predica.

Zigzagando tra il Vaticano e l’Abruzzo, le pagine che seguono precedono (e in fondo annunciano: ma di sbieco, come contemporaneamente in avanscoperta e in incognito) la visita contestata di Papa Ratzinger in Abruzzo. Un anno fa, appunto.

“Storie di oro e di fango” racconta di settimane imbambolate, in cui il dolore allo zenith non produce ombre. In cui le contrapposizioni si fanno nette e le storie hanno un ruggito profondo e senza compromessi, con ancora dentro l’eco della terra che smotta.

In cui tutto è doppio, messo a paragone, passato impietosamente a confronto. Le persone sono volti o sono maschere. I silenzi sono quelli delle case distrutte o di uno Stato sussiegoso – incastonato nel bel mezzo della capitale d’Italia.
Tutto è doppio, riflesso nel suo opposto: le risate, le parole, le risposte, i dolori.

Ho deciso di pubblicare questo ebook senza troppo metterci le mani – foto e testi così come sono stati pubblicati da Valeria sul suo blog dedicato al reportage giornalistico, “Altri Occhi” (vincitrice anche di una edizione di Bloglab, esperimento didattico ideato insieme a Stefano Epifani che ha vissuto due divertenti stagioni).

Ho conosciuto Valeria da studentessa: curiosa, velocissima, con gli occhi che sembrano obiettivi fotografici e la sensazione che niente resterĂ  impunito delle cose che dici, degli sbagli che fai.

Valeria vuole fare la vecchia reporter alla nuova maniera. Con un approccio crossmediale che usa i nuovi media per innovare un format antico (e meraviglioso): quello grazie al quale si raccontano cose mai o mal raccontate. (E in questo approccio mi prendo un piccolissimo merito, insieme al socio di blog e di quegli anni formativi: Enrico Bianda).

Questo ebook digitale e gratuito (in formato “libresco” che merita e cui dona) è insomma un omaggio alla bravura e alla volontà di Valeria Gentile, e alla possibilità che il web ha dato a persone come lei.

Buona lettura.
Antonio Sofi