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Post scritti nel febbraio, 2010

22/02/2010

Sanremo sui socialcosi. Su DNnews di oggi

di Antonio Sofi, alle 17:52

Perché Sanremo è Sanremo pure sui socialcosi”. Così recita il sottotitolo di “Sanremolo”, uno dei molti gruppi di discussione online nati intorno al festival canoro. Perché Sanremo non è solo un festival. È innanzitutto un evento mediale come pochi ne sono rimasti nell’epoca dei video (e della musica) on-demand. Televisione allo stato puro – il cui successo è stato amplificato, in questa edizione, dalla conduzione nazionalpopolare della Clerici: un pizzico di paillettes e tagliatelle, una spruzzatina di polemica e il successo è servito. La natura intrinsecamente televisiva del festival ha da sempre stimolato la nascita di gruppi d’ascolto “popolari”: gruppi di amici che si riuniscono a casa di uno di loro e commentano la diretta.

Da alcuni anni questo fenomeno si è spostato sul web. Sui social network. Con una differenza importante. Se le cose dette nei gruppi d’ascolto vecchia maniera rimangono nel privato, le cose scritte su internet possono essere lette da tutti. E tutti possono commentare e partecipare. È un fenomeno parallelo alla crescita dei social network. Migliaia di persone hanno di fatto commentato online le serate in diretta dall’Ariston con status di tutti i generi: dai vestiti alle acconciature, dalle canzoni alle scelte registiche.

Internet è di fatto diventato un enorme divano a migliaia di piazze, in cui tutti hanno potuto sedersi accanto a tutti: al vicino di blog o all’amico dell’amico di Facebook che faceva lo spiritoso e qualcuna l’azzeccava. Alla fine le canzoni diventano un pretesto per scambiarsi opinioni sul mondo. E lo show ipercommentato perde un po’ la sua sacralità. Colpa di internet. E forse anche colpa di anni di televisione in cui l’audience parla ed è parte integrante dello spettacolo: partecipa, polemizza, fa voci dal loggione, interviene, tifa. Il pubblico di “Amici”, vociante e televotante, si ibrida con la logica dell’utente dei social network, che in fondo non fa altro che rispondere a tutti quegli strumenti che si affannano ogni volta a chiedere “Cosa stai pensando?”, “Cosa stai facendo?”.

E loro, se stanno vedendo il Festival e non gli piace, lo dicono. Con un effetto domino di ritorno: perché c’è chi magari accende il computer, si incuriosisce e poi accende la televisione – un po’ per partecipare alla chiacchierata collettiva e un po’ nel timore di perdersi qualcosa di cui i colleghi parleranno l’indomani davanti alla macchinetta del caffé.

Il risultato è un vocìo continuo e rumoroso intorno all’Ariston e a chiunque passasse dal palco: forche caudine digitali e implacabili. Dall’autore Luca Bottura, la cui battuta rimbalza veloce di profilo in profilo: “Dopo 64 anni, i Savoia traditi nuovamente dalle giurie popolari” alle battute sui laghi della canzone vincitrice, che vanno da “Every lake you take”, ogni lago che hai preso (con buona pace dei doppi sensi e della canzone dei Police) ad una fan page su Facebook dal titolo “Bonifichiamo i laghi in cui Valerio Scanu ha fatto l’amore”, con più di 3000 fan che si propongono volontari.

Sanremo è infine un simbolo. Della canzone italiana, ma non solo. Un simbolo inattaccabile e inavvicinabile. Ed ecco che il web, come in casi analoghi, funziona anche come canale per manifestare pubblicamente il proprio dissenso. Per fare una pernacchia liberatoria, e dire che il re è nudo. Tra le canzoni più bersagliate, quella di Pupo, Filiberto e Canonici. Da segnalare per creatività il generatore automatico di Metilparaben, dove basta ricaricare la pagina per avere una nuova versione del testo: “Io credo nella mia mistura / e nella mia balneazione / per questo io non ho paura / di far merenda col torrone”.

[da Dnews, 22 febbraio 2010]

19/02/2010

Paese? Reale? Cronachette minime da Sanremo.

di Antonio Sofi, alle 18:50

[Non so nemmeno io come sono finito a Sanremo. Ho colto al volo l’invito di Diego, che si stava muovendo rivierasco a raccontar con la telecamera l’evento nazionalpopolare per eccellenza, e ho scelto di staccare un paio di giorni da una cosa politica cui sto lavorando da un po’ di tempo – e ogni volta mi dico di scriverne e ogni volta mi falla di farlo (lo farò presto). Ieri ho scritto e scattato un po’ di foto: un po’ accorgendomi che sempre più o meno di politica si tratta – e a prescindere dal dopofestival pd. as]

Prima fermata. L’imbarazzo.

Ore 18.24. Dopo il concerto del Piotta
Ore 18.24. Dopo il concerto del Piotta
C’è il concerto del Piotta sul tetto scoperto di un autobus promozionale, davanti a 30 spettatori attirati da lattine gratis. Finito il concerto, sopra una macchina d’epoca salgono così, a freddo, alle 18.24 di un pomeriggio tiepido, in una piazza di sanremo antistante all’Ariston, due cubiste spaesate e le note di una musica disco (foto a lato, clicca per ingrandire). Le vecchine sedute a prescindere sui muretti si trovano in un attimo e senza preavviso una doppia coppia di cosce che si dimenano a un metro di distanza. Una bimba bellissima passa col padre, le guarda per 20 secondi con gli occhioni sgranati e poi dice, a voce alta ma come parlando tra sè “che brutto!”.

Seconda fermata. L’Ariston.

Ore 19.04. Davanti al Teatro Ariston
Ore 19.04. Davanti al teatro Ariston
Se la foto accanto fosse un video, in sottofondo si sentirebbe vario continuo urlettio giovane (foto a lato, clicca per ingrandire). Proprio davanti ai poliziotti e ai carabinieri impettiti e in par condicio a guardia feroce dell’ingresso del teatro, oggetto dell’interesse urlante è Massimo Ranieri intervistato da La Vita in Diretta – la vera tritatutto del festival (“Hanno sette inviati”, sibilava un giornalista Rai, “sette”).

Terza fermata. Pizzini

Ore 19.13. Davanti al pullman di Radio Norba, esce Malika
Ore 19.13. Davanti al pullman di Radio Norba, esce Malika
Malika è ospite di Radio Norba e del pullman marchiato Sapori di Puglia. Appena esce un gruppetto di bimbine armate di pizzini l’attornia e lei s’inginiocchia gentile – nel mentre un suo accompagnatore le copre il collo con un leggero foulard (della stessa trama delle scarpe).

Quarta fermata. Nel frattempo…

Ore 19.32. Nella sede del Pd. Accanto, per equo bilancio, c'è la foto di Moro
Ore 19.32. Nella sede del Pd. Accanto, per equo bilancio, c'è la foto di Moro
Nella sede del Pd c’è il poster di una nuova promessa in concorso.

Quinta fermata. Entree.

Ore 20.25. La passerella impellicciata
Ore 20.25. La passerella impellicciata
Il pubblico pagante deve obbligatoriamente fare la passerella per entrare, tra un centinaio di popolo che cerca il vippe scrutando le pellicce di provincia e gode quando qualcuno, sbalancato dagli sguardi laterali che son vento, inciampa sulle canaline tv. Straniante.

Sesta fermata. Alla ricerca dell’alternativa.

Ore 21.30. Il principe! Il principe!
Ore 21.30. Il principe! Il principe!
Gente che s’incontra durante la ricerca di un ristorante con tv e partita della Roma (invece del festival di Sanremo: ricercaimpossibile e fantozziana – come trovare un cineforum russo durante la finale dei mondiali). È il retro dell’Ariston, dove passano gli artisti. Gran strombazzo monarchico di macchine, il principe! Il principe! Ello s’appopola e s’agita, con fascia marchiana sul braccio, quindi s’infila in macchina (foto a lato, clicca per ingrandire). Si ferma dopo 5 metri, un trio di ragazza lo ferma e lo sfida a scendere dalla macchina per una foto. Il traffico si ferma e intanto dal posto di dietro uno dei suoi detta ad una del trio, telefonino in mano, il codice per salvarlo con il televoto.

Settima fermata. Cortocircuito

Ore 23.10. Cortocircuito
Ore 23.10. Cortocircuito
Diego che pianta telecamera addosso a Blob che pianta telecamera addosso a Giletti, in uno stallo mediale (foto a lato, clicca per ingrandire).

Ottava fermata. Dolce vita.

Ore 24.10. Corona e Belen
Ore 24.10. Corona e Belen
L’uscita dal ristorante di Corona e Belen, con conseguente inferno paparazzo e salita sulla porsche attorniato dar popolo che lo istiga: “Investili tutti!” (foto a lato, clicca per ingrandire).