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Post scritti nel gennaio, 2010

31/01/2010

Antipodio

di Antonio Sofi, alle 15:15

11 minuti e rotti senza interruzione. E’ un video antipodale, questo video di Tolleranza Zoro andato in onda giovedì in seconda serata su Rai Tre.

Antipodale perchĂ© è un termine pretenzioso da prefattore di antologiche, e a me piacciono questi termini quando ci azzeccano. Questo è un video che va in continuazione al punto opposto rispetto a qualsiasi punto dato – e precedentemente filmato. E’ una specie di oscillazione pendolare – che sballotta solca e segna pensiero polvere e tempi con telecamera di Foucault: prova provata che la terra in fondo gira sempre e solo intorno a ciò che è racconto.

46esima puntata. Prima parte

Questo video è un racconto delle primarie pugliesi del Partito Democratico. Un racconto che ha il punto di caduta nella zona di margine tra giorno e notte, tra commozione e risata, tra togliere e levare, tra vuoto e pieno (e non solo di piazze), tra Boccia e Vendola – tra il suono profondo e costante del ti-tee pasquale (immaginato, aereo: piccolissimo s’infilava nel vento e nei microfoni) della processione di Nichi che andava a votare e il roco no-luogo del Califfo in trasferta.

Questo video è un video antipodale anche perché è il video opposto rispetto a qualsiasi video di Tolleranza Zoro finora dato. Ed è insieme anche una specie di ritorno al punto di partenza.

46esima puntata. Seconda parte

E’ intanto un video in trasferta – che esplora i territori e le logiche del reportage televisivo piĂą tradizionale. E’ poi un ritorno alle origini, alle videocronache del Grande Fratello – quando dieci minuti (il limite che YouTube ancora oggi ha per i video) sembravano pochissimi. Poi Diego è stato “costretto” dai tempi televisivi a ridurre i suoi video a 5-6 minuti circa, facendo un’opera faticosa di sintesi forzata: ma utile, purificante. In fondo è sempre così: sono le costrizioni che generano – come dentifricio nel tubetto, ovvero per strizzatura – la creativitĂ . E ora, lontano per una volta dal muro giallo, sono i tempi televisivi a piegarsi come giunco, soccombendo alla forza, un po’ anche inaspettata, di racconti piĂą laschi e armoniosi.

L’immagine che ho avuto con questo video è il mantice della fisarmonica quando si riapre e prende aria nuova per suonare. Le braccia ora sono forti, e le dita hanno la tecnica giusta. Al netto dell’affetto sodale e dell’amicizia che nutro per Diego, ne vedremo delle belle.

21/01/2010

Sandwich digitale. La vita segreta dell’immagine fotografica.

di Enrico Bianda, alle 19:29

Sandwich Digitale. La vita segreta dell'immagine fotograficaFino ad oggi non mi era capitato di leggere qualcosa di convincente sull’avvento e sulla diffusione universale delle fotocamere digitali. Adesso c’è, semplicemente. Non si tratta propriamente di un saggio, ma di una raccolta di impressioni personali, e insieme tentativo di sintesi di una pratica piĂą che decennale, da parte di un fotografo che si chiama Paolo Rosselli. Ha pubblicato un libro intitolato “Sandwich Digitale. La vita segreta dell’immagine fotografica” con l’editore Quodlibet. La cosa mi ha incuriosito, per molti motivi, tra questi, ammetto, l’autorevolezza della casa editrice, che ha fatto si che partissi con il piede giusto.

Tokyo. Foto di Paolo Rosselli
Tokyo. Foto di Paolo Rosselli

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17/01/2010

L’ah-ha dell’ebook, degli errori e dell’anima di ANIMAls.

di Antonio Sofi, alle 16:58

E’ in edicola l’ottavo numero di ANIMAls. C’è in apertura, dopo la posta, un Vivès a colori, con una serie di vignette finalmente commestibili e il coautorato di Alexis De Raphelis. Poi uno Scòzzari alle prese con i tarocchi, tra cui un papa con gli occhi rossi, una suorina con svastica oculare, una giustizia freak, l’eremita che veglia sulla cittĂ  e la morte che è senz’orbita e asettica: senza visione. Segnalo pure un bel viaggio in Italia di Alessandro Tota, le foto sfumate di guerra di Robert Marnika, un Bacilieri che quando va di microvignette spacca, 4 pagine di Mannelli, poi Bruno e A Geng. Di seguito il mio pezzo per la rubrica “Avatar Mundi”, scritto agli inizi di dicembre dopo aver giocato per qualche giorno con il Kindle appena arrivato, e visto che l’argomento non è passato di moda, anzi.

AH-HA!

di Antonio Sofi

«I libri non spariranno mai perché non si può rinunciare all’odore della carta». Se stai facendo sìssì con la testa non leggere il prossimo virgolettato, che come il primo è opera di Duccio Battistrada e che di fatto laserizza la parte più facilona del recente dibattito “carta sì carta no” (non si parla di tressette ma di ebook): «Del resto anche i profumi ci sono da sempre perché alla gente piace leggerli». Già. Bella trama questo Chanel n° 5. Ora capisco cosa ci trovava Arthur Miller in quella.

In tempi in cui il cambiamento è una gigantesca onda che ci passa tecnologica sopra la testa farci coraggio sniffando la colla psicotropa della rilegatura non aiuterĂ  molto. NĂ© ci renderĂ  meno ridicoli, tutti bagnati. Rubo al mio amico Michele una battuta, qualcuno all’epoca delle prime buffe carrozze motorizzate l’avrĂ  di certo pronunciata: «Andare in automobile? Ma io amo l’odore della merda di cavallo!». Oggi, che effetto fa?

L’afrore della cellulosa. Ma ha davvero senso vagheggiare l’olfatto che fu – dei cinque sensi il più friabile, emotivo, imbroglione: la gonnella dei nostri ricordi? Jeff Bezos, capo di Amazon e produttore di quel Kindle che sta stracciando i mercati di tutto il mondo, è intervenuto sull’argomento: «Abbiamo fatto delle ricerche. L’odore dei libri è un misto di colla, muffa e inchiostro. Non credo che nessuno di noi possa dire di amare la muffa o la colla. Più semplicemente associamo questi odori, che di per sé non ci dicono niente, ad anni di lettura». Tra 50 anni inventeranno l’Air Book, con le lettere fatte di particelle di idrogeno, da nebulizzare – e i nostri figli si lamenteranno su quanto era buono l’odore della plastica e dello schermo retroilluminato.

E non è solo questione di olfatto. Il fronte di resistenza prevede anche l’argomento «Mi piace sentire la consistenza della carta tra le dita». Un po’ meno numerosi, i tattofili: forse memori di pagine taglienti che incidono carne e polpastrelli – invece che cuore e ricordo. E c’è anche chi evoca la capacità che hanno i libri cartacei di riempire lo spazio fisico degli scaffali. Un punto a loro favore: vedo già le fila di povere librerie HENSVIK abbandonate sull’autostrada.

Svicolo dai dettagli tecnologici. Svicolo dalla considerazione che il libro è più il suo contenuto che il suo contenitore. Aggiungo la questione degli errori. Ne scrive Anthony Gottlieb su Intelligent Life Magazine. Gottlieb dice che gli errori sono ineliminabili, in ogni tipo di comunicazione. Tutto è zuppo di errori. Ops, zeppo. Ma quelli cartacei sono più perniciosi. Siamo ancora figli dell’idea che se una cosa è nero su bianco è vera. Verificata. (Ecco anche perché gli errata corrige non se li fila nessuno: perché destabilizzano – come da bimbi sentire i propri genitori ammettere di aver sbagliato). Aggiungi pure questo alle colpe di Gutemberg.

Il problema degli errori riguarda quotidiani e riviste (ricerche hanno dimostrato che almeno la metà delle pagine hanno un errore di qualche tipo: dai refusi agli sfondoni concettuali). E riguarda i libri. Ora. Se gli ebook sfondano, una ipotesi al vaglio è che le varie versioni rivedute e corrette di un testo verranno via via automaticamente sostituite. Tecnicamente non è un problema. Ma senza gli errori degli altri – senza poter fare ah-ha puntando il dito come fa l’amichetto di Bart Simpson quando qualcuno inciampa – quand’è che diventeremo adulti? Ah-ha!

15/01/2010

Viande. La natura sovraesposta.

di Massimo Di Terlizzi, alle 08:49

[Viande è un racconto per immagini via (le) Ande, e quasi viandante di Massimo Di Terlizzi, amico e fotografo che un anno fa è partito per il Sud America, un viaggio on the road e con mezzi di fortuna durato 40 giorni. Questa è la sesta e ultima puntata – c’è anche la prima notturna, la seconda fredda e bollente, la terza di persone capodanne, la quarta naturale senza sforzo, la quinta di notte flessibile. Alla prossima]

Pinguino di Magellano

E’ una natura buffa, meravigliosa, eccessiva – è come fosse sovraesposta. Genera insieme tenerezza e euforia: un divertito spettacolo.

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11/01/2010

I siti so’ piezz’e Core

di Antonio Sofi, alle 00:15

La vignetta di Makkox per il genetliaco di Coreingrapho
La vignetta di Makkox per il genetliaco di Coreingrapho

Il nove gennaio dello scorso anno insieme a Marco Dambrosio e altri amici abbiamo aperto Coreingrapho, che è un sito di fumetti un po’ particolare: scrollante, sperimentale, agonista.

Tra i “figlioletti” web cui sono piĂą o meno colluso, Core è quello cui sono piĂą affezionato.

Su Coreingrapho ho pubblicato un pezzo che prova a fare il punto sul giro di boa: tra le altre cose 25 autori, piĂą di 100 fumetti pubblicati, 3700 commenti – che poi son la parte per molti versi piĂą bella.