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Post scritti nel novembre, 2009

28/11/2009

I posti dalla parte del torto? Occupati, pure quelli.

di Antonio Sofi, alle 16:42

Mi trattengo a stento dal segnalarli tutti, i video di Tolleranza Zoro. Dal 42esimo, andato in onda ieri a Parla con Me e su YouTube in una long version, non posso esimermi.

Innanzitutto perché, per chi segue la saga dei molteplici cloni zoriani (autopupazzi utili a far racconto e dialogo), i tre rappresentanti delle mozioni congressuali del PD, ormai immemori feticci, decidono di fondersi di nuovo e simbolicamente in un solo corpo – una amalgama di dalemian-bersaniana memoria, ma anche l’unitarietà poco equipotente dell’insiemistica di Anita. Peraltro l’escamotage dello sdoppiamento (triplicamento, moltiplicazione) ormai funziona molto bene, come segno distintivo e risorsa narrativa, e ovviamente rimane.

E poi perché è un bel punto fermo sull’ultima settimana di politica più o meno intorno al PD – essendo questa ormai la mattonella da cui Diego, forse anche un po’ nolente, continua a tirare a canestro. E sulle difficoltà del Partito Democratico – molto più che settimanali – di agire e reagire e interagire con chi è più stronzo, anche a dir così degli altri (il riferimento è alla dichierazione di Fini sui comportamenti razzisti).

Come il gioco della sedia che si faceva da bambini – più che il Risiko che evoca Diego, e con una nuance brechtiana – a cercar continuamente nuovi posti da cui aver estemporanea ragione si finisce a trovarli tutti occupati (pure quelli dalla parte del torto).

25/11/2009

Viande. La natura è un pianeta lontano, una stanchezza senza sforzo.

di Massimo Di Terlizzi, alle 21:32

[Viande è un racconto per immagini via (le) Ande, e quasi viandante di Massimo Di Terlizzi, amico e fotografo che un anno fa è partito per il Sud America, un viaggio on the road e con mezzi di fortuna durato 40 giorni. Questa è la quarta puntata, dedicata al verde e al rosso di una natura che si fa pianeta lontano – c’è anche la prima notturna e la seconda, fredda e bollente, la terza di persone capodanne. as]

La Puna andina, altopiano. Foto di Massimo Di Terlizzi
La Puna andina, altopiano. Foto di Massimo Di Terlizzi

L’altopiano è il luogo infinito del vento che tutto muove e che modula la luce in modi sconcertanti. Si avverte un malessere per l’altezza eccessiva che è come una stanchezza senza sforzo, una spossatezza dolce e sonnolenta – sognante. (MDT)

Parco Nazionale Pan De Azuc. Foto di Massimo Di Terlizzi
Parco Nazionale Pan De Azuc. Foto di Massimo Di Terlizzi

23/11/2009

est Berlin /2. Nessuno è davvero un altro popolo.

di Urri, alle 23:38

[Dopo i racconti ostalgici di Enrico Bianda da Lipsia, le riflessioni di Urri, berlinese dell’Est che aveva dieci anni il giorno della caduta del muro. Dopo il racconto di quel giorno, tra tg stupiti e penne improvvisamente rosse, le differenze tra Est e Ovest – a partire dal giorno dopo. In 20 anni abbiamo un po’ dimenticato le storie dalle esse minuscole – eppure dannatamente importanti – di chi lì c’era. E lì vuol dire: a portata di mano, viaggio e pensiero. E lì vuol dire: noialtri. as]

Insomma, come sono quelli dell’Est? Sono diversi da quelli dell’Ovest?
E quindi si capisce da dove uno viene? Beh, spesso sì. Un indizio facile è il dialetto, ovviamente. Si sente se uno viene dalla Sassonia o dalla Baviera. E dicono anche che quelli di Berlino Est parlano con un accento diverso da quelli di Berlino Ovest. Eppure non è questo il punto. Molti tedeschi sia dell’Est che dell’Ovest – e spesso anche quelli nati dopo il 1989 – sono convinti che ci siano differenze che vanno molto oltre.

Ein Volk, poster affisso per il ventennale. Foto di Urri
Ein Volk, poster affisso per il ventennale. Foto di Urri

Per il ventennale della caduta del muro qualcuno ha creato questo poster che cita la famosa frase delle manifestazioni dell’autunno del 1989: Wir sind ein Volk. Ma è stata aggiunta una seconda frase con la quale il senso diventa il contrario: Noi siamo un popolo. Und ihr seid ein anderes. E voi siete un altro.

Nei primi anni dopo la caduta del muro, quando mi chiedevano da dove venivo, non era mai sufficiente rispondere “da Berlino” perché seguiva automaticamente la domanda “Est o Ovest?”. Una domanda a cui ho sempre risposto senza farmi problemi, senza alcun motivo né di esserne fiera né di vergognarmene. Naturalmente con gli anni la domanda si sentiva sempre meno. E non è che se uno mi diceva “Ciao, sono di Amburgo, e tu?” mi mettevo a puntualizzare “Ciao, sono di Berlino, però di quella parte lì, che 15 anni fa si chiamava Berlino Est, e ora sta ancora all’est ma forse si direbbe nordest, se parliamo dei punti cardinali”.

Fishes in Berlin, foto di Urri
Fishes in Berlin, foto di Urri

E però. Mi è successo tante volte – sia con amici tedeschi della Germania Ovest che con stranieri, spesso italiani – di menzionare casualmente di essere nata a Berlino Est, e di sentirmi rispondere “Ma dai, davvero? Non l’avrei mai detto, pensavo fossi dell’Ovest”. E io ci rimanevo sempre un po’ così, senza sapere bene cosa rispondere. Da una parte ero contenta perché era una specie di complimento, che voleva esprimere la sensazione che non ero diversa e che sembravo una di loro. Ma dall’altra parte quella reazione mi ha sempre un po’ offesa, proprio per il retropensiero che quelli dell’Est – insomma noialtri – saremmo diversi.

Superfluo dire che se poi chiedevo “Ma dai, davvero? E come mai?” nessuno riusciva mai a darmi una spiegazione soddisfacente. E che nessuno dei miei amici dell’Est mi ha mai detto “Ma tu sembri una dell’Ovest”. Ero e sono anche una di loro. E forse qualcuno, molto più straniero di me, mi potrebbe prendere per italiana. Forse è che nessuno è davvero un altro popolo.

19/11/2009

Made in Europe

di Antonio Sofi, alle 11:07

Fino a domenica sarò, con molti amici, a Barcellona, per la prima edizione europea di Personal Democracy Forum – la prima e la più importante conferenza al mondo su comunicazione, politica, e nuovi media. Il programma è ricco e articolato (primo giorno, secondo giorno) ed è certamente un bene che si rifletta intorno al campo dell’online campaigning e dell’e-government (che da qualche anno proviamo a tracciare nel nostro piccolo con Spindoc) anche in salsa europea – senza necessariamente sempre guardare, spesso va detto in modo stolido e non propositivo, oltreoceano.

Personal Democracy Forum Europe si terrà  all'interno della Torre Abar

Leggi anche Sergio sull’argomento.

Se tutto funziona, farò minima cronaca sull’account di Twitter. Altrimenti al ritorno, con calma.

13/11/2009

Viande. Capodanno, all’altro mondo.

di Massimo Di Terlizzi, alle 13:13

[Viande ̬ un racconto per immagini via (le) Ande, e quasi viandante di Massimo Di Terlizzi, amico e fotografo, che un anno fa ̬ partito per il Sud America, un viaggio on the road e con mezzi di fortuna, durato 40 giorni. Questa ̬ la terza puntata, dedicata alle persone, in bilico tra vecchio e nuovo anno Рla prima ̬ qui e la seconda, fredda e bollente, qui. as]

Viande. L'alba a Valparaiso, il giorno di Capodanno. Foto di Massimo Di Terlizzi
Viande. L'alba a Valparaiso, il giorno di Capodanno. Foto di Massimo Di Terlizzi

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09/11/2009

Venti anni fa, Berlino Est. “Unglaubliche Ereignisse!”

di Urri, alle 12:18

[Dopo i racconti ostalgici di Enrico Bianda da Lipsia, un ricordo di Urri, berlinese che scrive uno splendido italiano e che aveva dieci anni il giorno della caduta del muro. Giorno che Fukuyama ha raccontato pomposamente come “fine della Storia”. Definizione che porta con sé un doppio fallimento: nel cono d’ombra della Storia con la “s” maiuscola che è andata avanti impassibile abbiamo un po’ dimenticato (voluto dimenticare) le storie – minuscole eppure dannatamente importanti – di chi lì c’era. E lì vuol dire: a portata di mano, viaggio e pensiero. E lì vuol dire, insomma: noi. Buona lettura. as]

Me lo ricordo bene. È il 10 novembre. In tv passano le immagini della notte precedente. Mia madre scoppia a piangere. Un pianto di gioia e commozione. La folla davanti ai checkpoint vibra di un’energia insopprimibile. Il momento in cui le guardie della frontiera aprono i cancelli. Le grida incredule, gli abbracci spontanei, i pianti sfrenati di felicità. Brividi di emozione, anche oggi. Anche vent’anni dopo.

Chissà cosa avremmo fatto se la sera del 9 novembre avessimo visto la conferenza stampa con Günter Schabowski. Abitavamo proprio vicino al checkpoint Bornholmer Straße, il primo che fu aperto. E invece non sapevamo niente dell’annuncio sulle nuove norme per i viaggi all’estero, le quali – così diceva il segretario del SED – sarebbero diventati efficaci “immediatamente”. Sofort, unverzüglich. Per farla breve: quella notte fra il 9 e il 10 novembre, quando è caduto il muro di Berlino, io dormivo.

Nel novembre 1989 ero una bambina di dieci anni, nata e cresciuta a Berlino Est. Quest’anno posso dire di aver vissuto il primo terzo dei miei anni dietro quel muro e due terzi nella Germania riunita. Finora non ho mai scritto dei miei ricordi di quei tempi passati – né in tedesco, figurarsi in italiano.

9 novembre 1989, Berlin (Ost). Bornholmer Straße. (© Andreas Schoelzel)
9 novembre 1989, Berlin (Ost). Bornholmer Straße. (© Andreas Schoelzel)

Ma ho cominciato a pensarci dopo aver letto su Webgol gli articoli sull’Ostalgie canaglia di Enrico Bianda, soprattutto la riflessione dopo l’intervista alla scrittrice tedesca Jana Hensel, nata nel 1976 a Lipsia: «Con lei ho capito davvero che cosa deve essere stato il trauma del passaggio, per una generazione che all’improvviso si è ritrovata in un mondo che non conosceva». Visto che si parla della generazione a cui appartengo dovrei forse riconoscermi in questa interpretazione. Però per me quel passaggio non è stato un trauma ma un’esperienza fantastica. L’ostalgie, la nostalgia dell’Est, non l’ho mai provata. Magari provo nostalgia per i tempi della gioventù in generale, come tutti o quasi tutti, indipendentemente da Est o Ovest.

Quella notte sono accaduti “avvenimenti incredibili” – così scriveva mia madre nella sua agenda dell’89. Una piccola agenda che fino al 9 novembre di venti anni fa era scritta con penna blu. Poi, all’improvviso, una penna rossa. E grandi lettere sottolineate. E punti esclamativi. “Unglaubliche Ereignisse!“.

06/11/2009

Viande. Vapore bollente e azzurro vibrante di freddo

di Massimo Di Terlizzi, alle 17:00

[Viande è un racconto per immagini via (le) Ande, e quasi viandante, parola viaggiante per antonomasia. Le foto sono di Massimo Di Terlizzi: un amico e un fotografo di viaggio dall’obiettivo leggero e ispirato, che sta dentro e intorno alle cose. Un anno fa è partito per il Sud America, un viaggio on the road e con mezzi di fortuna, durato 40 giorni: «Viaggiare porta sempre all’eccesso di realtà». Questa è la seconda puntata, dedicata ai freddi bollori del mare della Patagonia – la prima è qui. as]

Viande. Ghiacciaio, parco nazionale Torres del Paine, Chile. Foto di Massimo Di Terlizzi
Viande. Ghiacciaio, parco nazionale Torres del Paine. Foto di Massimo Di Terlizzi

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01/11/2009

Viande. Un viaggio fotografico in Cile e Patagonia

di Massimo Di Terlizzi, alle 16:47

[Questo non è un blog fotografico. Ma chi scrive – e il sodale Enrico Bianda a maggior ragione – da tempo anche qui pubblica di fotografia e reportage fotografici, in ambito giornalistico e non solo. Massimo Di Terlizzi è un amico, e un fotografo di viaggio che ha l’occhio leggero e ispirato di chi fa vivere le cose dentro un obiettivo, e contemporaneamente riesce a suggerire quello che ci sta oltre – dote narrativa come poche altre in questo mestiere. Poco meno di un anno fa, Massimo è partito per il Sud America, un viaggio on the road e con mezzi di fortuna, durato quasi un mese. Qui sotto, e nelle prossime settimane, una selezione in cinque puntate del suo racconto per immagini. (Viande perché è via (le) Ande, e quasi viandante, parola viaggiante per antonomasia). as]

Viande. Mezzanotte a Punta Arenas. Foto di Massimo Di Terlizzi
Viande. Mezzanotte a Punta Arenas. Foto di Massimo Di Terlizzi