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22/10/2009

Ostalgie canaglia. Dai, è finita, tschüss.

di Enrico Bianda, alle 20:11

Ho visto una cosa straordinaria oggi. Un lungo documentario datato 1989, in bianco e nero girato da 12 registi appartenenti alla DEFA, operatori e giornalisti dell’audio-video che realizzavano materiali televisivi a sostegno del regime della DDR. All’indomani del famoso lunedì 9 ottobre di quell’anno – all’indomani della grande manifestazione che portò 90000 persone in corteo attraverso la città di Lipsia – questi operatori vennero mandati a filmare e a intervistare un po’ tutti i protagonisti di quella storica giornata.

La cosa straordinaria (se vogliamo grottesca con un bel po’ di senno di poi) è che questi se ne andavano in giro come degli entomologi per caso, a intervistare le persone. Operai nei cantieri, disoccupati in fila all’ufficio collocamento, giovani studenti: dentro le sezioni del partito (l’unico ammesso), le caserme, le sedi della polizia, gli uffici amministrativi, e così via. Per alcune ore, è come un flusso che slitta ai confini della storia: persone che non hanno capito che cosa è accaduto. Magari sanno che in città qualcosa è cambiato, ma di fronte alle interviste a caldo non sanno come interpretare il cambiamento. Sanno peraltro che non si possono sbilanciare più di tanto. Alcuni mantengono una rigidità da interrogatorio che mette paura.

Le candele di Lipsia. In una foto storica di archivio.
Le candele di Lipsia. In una foto storica di archivio.

In quel momento, nonostante le 90000 persone e le candele ancora accese davanti alla sede della STASI, si sentono di fronte ad un bivio. Dire la verità o recitare la manfrina che la DDR voleva sentirsi raccontare. Ancora più dissonante è la faccia del capo della polizia, che continua a scuotere la testa: si sente sotto esame, non sa che dire, ma deve parlare e mantenere un certo rigore. Quei documenti li vedranno a Berlino, la macchina della propaganda è in marcia. Ogni tanto, però, il capo della polizia viene percorso da uno spasimo che lo rende umano. Come a dire: ragazzi, dai è finita, lo sappiamo tutti.

I materiali delle interviste sono stati girati tra il 16 ottobre e il 7 novembre. Due giorni dopo il muro viene giĂą.

Jana Hensel, la ostalgie della DDR

Mi è rimasta però ancora una cosa da riprendere. Ne ho riparlato anche con Jana Hensel, autrice del romanzo Zonenkinder, l’altro giorno a Berlino. La ostalgie. Lei è porta su di se l’accusa di essere una nostalgica della DDR. Sicchè insomma ho chiesto a lei di raccontarmi un po’ che cosa ne pensasse. E lei l’ha presa da lontano. Ecco più o meno cosa mi ha raccontato:

Conoscerai il palazzo della Repubblica a Berlino, no? E’ stato appena abbattuto. Nella mia infanzia quel palazzo era il simbolo dell’oppressione e della repressione. Li dentro si tenevano le manifestazioni della SED, ed era tutto però così lontano dalla mia vita. Io non volevo averci a che fare. Per altri era un luogo ridicolo.

Ma nel momento esatto in cui questo palazzo scompare, ecco esso diviene il simbolo della mia vita. Anche se non ho avuto nulla a che fare con lui! Avviene una riunificazione retrospettiva con questa cosa, e per me è davvero difficile da spiegare.

Jana Hensel
Jana Hensel

Ora il fatto che io mi senta in qualche modo legata a questo palazzo mi proietta in una dimensione di nostalgia. Addirittura parrebbe che io desideri un ritorno alla DDR.

Ostalgie non è il desiderio di un ritorno al passato, alla dittatura, ad uno stato repressivo come era la DDR. In realtà l’ostalgie è il desiderio di ricollegarsi alla propria vita, come in un flusso che è stato in passato interrotto. E’ un tentativo, fatto con una certa consapevolezza, di ricordarsi di film, di libri, di musica. Ricordare attraverso le espressioni della cultura pop della DDR.

Ascolta un pezzetto dell’audio dell’intervista

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I tedeschi dell’EST sono stati molto criticati per questo loro tentativo di ricordare. Personalmente non ho mai potuto capire queste critiche. Nella DDR noi abbiamo vissuto, abbiamo condotto una vita che aveva anche dei tratti di normalità. Avevamo una vita quotidiana che vogliamo ricordare senza per questo immaginare un ritorno alla DDR.

Concludo, per sottolineare come questa questione del Palazzo della Repubblica sia sentita in Germania. Oggi, il quotidiano Die Welt, nella prima della cultura, pubblica un piccolo articolo molto significativo: “Koalition will sich zum Schloss-Wiederaufbau bekennen”: come a dire che la coalizione di governo appena insediatasi verrà ricordata come quella che ha ricostruito il Castello. (originariamente, prima che la DDR costruisse il suo Palazzo della Repubblica, il sito, accanto alla Humboldt Universität e all’Opera, accoglieva un importante Castello imperiale, e questo verrà ricostruito in modo filologico). Come dicono qui: Tschüss.

    ASCOLTA:

  • Sulla Rete Due della Rsi, i documentari audio, comodamente on demand. Ci sono otto puntate: metĂ  da Lipsia e metĂ  da Danzica, tutte raccolte nella pagina di Laser, con vari materiali. A cura di Enrico Bianda e Cristina Foglia.

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