home

Leggi gli aggiornamenti in home page

21/10/2009

Ostalgie canaglia. Kinderzone: nessuna colpa, nessuna gloria.

di Enrico Bianda, alle 14:26

In questi giorni di lavoro, mentre provo a ricostruire la Lipsia degli anni 80, fino a pochi mesi prima della Friedliche Revolution, e la guardo perdersi in questi venti anni, annebbiarsi in una guazza immobiliarista, di frenetico rinnovo e distruzione, mi è stato abbastanza difficile mettere a fuoco davvero il passato, ma soprattutto il passaggio.

Che cosa è successo alle persone che davvero da un giorno all’altro hanno visto i supermercati riempirsi di tutto quello che a Ovest si poteva comprare? In questa città nel 1989 non c’erano telefoni, privati intendo. Non c’erano le linee telefoniche. Mi hanno mostrato, con un certo orgoglio direi, che cosa usavano per comunicare tra amici e conoscenti. Cartoline mandate per posta.

“Domani passo da te alle 2”.
“Ceniamo insieme mercoledì?”.
“All’emporio questa settimana arriva il bagnoschiuma Vidal”.

Oppure fuori dalla porta di casa si lasciava una blocchetto di carta, chi passava lasciava un messaggio.
O direttamente si suonava alla porta.

Steffen Schleienmacher. Photo by Enrico Bianda
Steffen Schleienmacher. Photo by Enrico Bianda

Allo stesso tempo Lipsia era una cittĂ  aperta. Proprio come la pensiamo noi una cittĂ  aperta. Per molti motivi, alcuni oscuri, qui si poteva andare alla Gewandhaus, la principale sala da concerto della cittĂ , tra le piĂą celebri sale di tutta Europa (oggi ne dirige l’orchestra Riccardo Chailly, in passato Kurt Masur), e si assisteva ad un programma che prevedeva musiche di Stockhausen, Holliger, Nono. Quanto di meno istituzionale si potesse immaginare. Altro che marce e inni di regime.

Ne ho parlato diffusamente l’altro giorno con un compositore contemporaneo, Steffen Schleienmacher, che a Lipsia è arrivato nel 1980 per studiare al conservatorio. Ha conosciuto la cultura di questa cittĂ  e le libertĂ  che qui si potevano sperimentare. Poche confrontate a quelle occidentali certo, ma preziose in una cittĂ  che – come mi ha detto una donna – era “nera e odorava di torba”.

    (Mi ricorda l’odore dei cetrioli e dei calzini nelle campagne lituane, di un vecchio viaggio webgolliano di qualche anno fa: questo è il link, con tutti i materiali sbalestrati dai passaggi in troppe piattaforme)

Tutto questo per dire che poi, alla fine, ieri sono andato a Berlino. Dove ho incontrato una giovane scrittrice, Jana Hensel. Con lei ho capito davvero che cosa deve essere stato il trauma del passaggio, per una generazione (la sua: classe 1976), che all’improvviso si è ritrovata in un mondo che non conosceva. Che parlava una lingua diversa. Senza aver fatto a tempo ad essere davvero una cittadina dell’Est. Nessuna colpa in un paese di colpevoli. Nessuna gloria in un paese di eroi.

Qui sotto un momento dell’intervista con Jana, in tedesco, ancora non montato. Clicca per ascoltare

Audio clip: Adobe Flash Player (version 9 or above) is required to play this audio clip. Download the latest version here. You also need to have JavaScript enabled in your browser.

Una generazione a metà, ibrida, i kinderzone, come li ha chiamati lei. Una zona nella quale loro, ma in fondo tutti i cittadini dell’est, continuano a vivere. La DDR è sicuramente scomparsa dalle strade, negli arredi, nei sapori, negli odori, ma resta sempre viva dentro le persone, come un’ombra, una paura, un’incomprensione, una colpa.

    ASCOLTA:

  • Sulla Rete Due della Rsi, i documentari audio – fino a venerdì, alle 9.00 in diretta, e poi anche comodamente on demand. Ci sono giĂ  le prime sei puntate audio: tre da Lipsia e tre da Danzica, tutte raccolte nella pagina di Laser, con vari materiali. A cura di Enrico Bianda e Cristina Foglia.

  • Venti anni fa, Berlino Est. “Unglaubliche Ereignisse!”
  • Bozze di sceneggiature al femminile
  • Ostalgie, ostalgie canaglia
  • Bestie

  • 4 Commenti al post “Ostalgie canaglia. Kinderzone: nessuna colpa, nessuna gloria.”

    1. ldi
      ottobre 21st, 2009 15:59
      1

      Sai che ho fatto l’Erasmus a Lipsia? Ed ero alla manifestazione “Gegen den krieg” (Iraq) che arrivò davanti all’ambasciata americana, preludio di quella a Berlino? Ho visto Goodbye Lenin proprio lì: piĂą Ostalgie di così…E’ davvero una cittĂ  fantastica, complessa, legatissima a Dresda e Erfurt.

      ldi

    2. Hamlet
      ottobre 23rd, 2009 16:21
      2

      interessante il fatto della mancanza dei tel privati a Lipsia (anche se ciò è un po’ in contraddizione con quanto scritto qui http://en.wikipedia.org/wiki/East_Germany#Telecommunications dove c’è scritto che c’erano 3,6 milioni di telefoni nella Germania dell’Est). Dove si può approfondire?

    3. Venti anni fa, Berlino Est. “Unglaubliche Ereignisse!”
      novembre 9th, 2009 12:18
      3

      […] dopo aver letto su Webgol gli articoli sull’Ostalgie canaglia di Enrico Bianda, soprattutto la riflessione dopo l’intervista alla scrittrice tedesca Jana Hensel, nata nel 1976 a Lipsia: «Con lei ho capito davvero che cosa deve essere stato il trauma del […]

    4. enrico
      novembre 17th, 2009 11:59
      4

      PEER hAMLET: non saprei dove approfondire. a me il fatto è stato riferito da tre diverse persone che a Lipsia sul finire degli anni 80 vivevano.
      effettivamente stride un poco con l’immaginario “sicuritario” della STASI che controllava tutti i telefoni. può darsi che la cosa fosse caratteristica dele cittĂ  di provincia. ho potuto vedere di persona in documenti video d’epoca che effettivamente nei condomini, ai piedi delle scale o sulla porta d’ingresso, si trovavano iblocchetti per le annotazioni a matita.

    Lascia un commento