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18/10/2009

All’anima di ANIMAls /5. Come galleggiare.

di Antonio Sofi, alle 16:15

La copertina (firmata Mannelli) del 5 numero di ANIMAls in edicolaCome ormai d’abitudine, segnalo qui il nuovo numero di ANIMAls (qui il blog ufficiale) – bello e acquattato nelle edicole da qualche settimana ormai (esce stabilmente ogni inizio di mese, come s’usa per i mensili educati bene). La copertina (qui accanto) è firmata da quel mostro di Mannelli. Un gran bel numero. All’interno c’è un Gipi che altri no ma lui puote; un Bacilieri notevole, con fotogrammi deserti di una Milano agostana, che risuonano di silenzio accaldato; una intervista a Federico Baccomo, aka il Duchesne di “Studio Illegale”, accompagnato da un suo racconto inedito.

C’è un fumetto di una autrice cinese, Rain e di Japhet Miagotar, fumettaro africano; c’è il solito Bastien Vives che a me – me ne farò ormai una ragione – non riesce a scaldarmi (anche se un po’, Turlut, m’ha smosso). Poi c’è una storia di un uomo senza testa, una bella idea di Gregory Panaccione che mi ha appassionato per qualche pagina per poi deludermi molto nel finale; le solite meravigliose pagine di Novecento, con una corrispondenza di guerra del 1937; c’è Jason, Pino Creanza, le strip di Vinci, Pettinato e Canottiere, le rubriche di Luigi Bernardi e Francesca Sibani (e vabbè, anche la mia: che mi diverte moltissimo scrivere, ma che qui dico solo per completezza).

Tratto da Epifanie del giovine assassino, di Makkox

Poi. A ‘sto giro c’è anche una storia-storia di Makkox (Marco Dambrosio): Epifanie del giovine assassino. Una cosa da lustrarsi gli occhi, che a me ha mosso il co-cor – e non solo per affetto e amicizia nei confronti sua. Sono le atmosfere di formazione che a lui s’accocchiano più morbide: la fanciullezza pensosa, quel guscio traslucido di timidezza e curiosità che ti tiene sempre lontano dalle cose, quell’attrazione ipnotica che ti fa stare sempre un secondo più avanti e un secondo più indietro di ciò che intorno accade. Sfalsato. In attesa.

“Le sento. Cicale. Quel suono è fitto. E’ come le chips di polistirolo: imballa lo spazio. Se mancasse di botto mi sentirei galleggiare nel vuoto”.


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